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Porta-a-Porta

Mario Monti a Porta a Porta sulle orme del Cavaliere

La combo mostra Silvio Berlusconi seduto allo scrittoio di ciliegio durante la trasmissione " Porta a Porta " mentre firma il contratto con gli italiani (S), l'8 maggio 2001, ed oggi durante la registrazione della puntata che andrà in onda questa sera su Raiuno. ANSA/DRN

La combo mostra Silvio Berlusconi seduto allo scrittoio di ciliegio durante la trasmissione "Porta a Porta" mentre firma il contratto con gli italiani, l'8 maggio 2001. ANSA/DRN

Marco Ventura

Che dire dell’inaspettato impiego governativo a tappeto delle reti tv, con dirette interminabili e incursioni in programmi che per tante ragioni si pensavano tabù per il Presidente del Consiglio Tecnico? Che dire di Mario Monti a Porta a Porta? Del collegio professorale Monti-Passera-Fornero-Grilli-e-Giarda che in una conferenza stampa a oltranza si esibiscono in un balletto di prolusioni? Porta a Porta è sì la Terza Camera informale. Ma è anche l’agone vituperato dai tempi di Berlusconi, dal contratto con gli italiani in poi. Monti poltronato a Porta a Porta di Vespa, il pungiglione morbido che con ineccepibile tempismo e indiscutibile professionalità li ha invitati, preside e professori, per illustrare “su questi schermi” agli italiani le misure appena presentate alle Camere. Continua

Politici banditi anche dai talk show delle private: cosa vedremo in tv?

Michele Santoro, conduttore di Annozero, con Marco Travaglio

Michele Santoro, conduttore di Annozero, con Marco Travaglio

La decisione dell’AgCom di estendere alle tv private il polemico regolamento Rai imposto dalla Commissione di Vigilanza ai talk show di approfondimento politico è un favore alla tv di Stato. Né Porta a PortaMatrix né Sky né Tetris.. I politici dovranno rinunciare alle telecamere o adattarsi ai minicomizi delle tribune politiche, sino alle regionali. Continua

Berlusconi a “Porta a Porta”, i quotidiani e la libertà di stampa che non c’è

Berlusconi a Porta a Porta“In Italia la libertà di stampa è a rischio”, tuonano da tempo i soliti tromboni. “Lo spostamento di Ballarò è esempio lampante di una libertà che non c’è”, rincarano ancora. Sempre loro.

Ieri, Silvio Berlusconi ha presentano a “Porta a Porta”, in diretta TV, i risultati dei frenetici lavori del suo Governo che hanno permesso di consegnare una casa ai primi dei tanti sfollati vittime del terremoto in Abruzzo di cinque mesi fa. Promettendo poi di completare l’opera entro questo Dicembre, e dare un tetto a tutti.

Ecco alcuni stralci degli articoli ed editoriali che questa mattina i quotidiani hanno dedicato alla trasmissione di ieri sera. Lasciamo a voi lettori decidere se la libertà di stampa sia in pericolo o meno. E quali sono i limiti di questa libertà. Continua

Berlusconi in tv a tutto campo: “A Veronica voglio bene. Ma ora ammetta l’errore”

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Prima una tiratina d’orecchi: “Veronica è caduta nella trappola della sinistra e della sua stampa, deve ammettere l’errore”, poi la blandisce “le ho voluto bene e le voglio ancora un mare di bene”, quindi - parlando del nipotino Alessandro - conclude con una ‘proposta’ per invecchiare insieme: “Quanto sarebbe bello fare il nonno insieme a lei…”.

Ecco il Silvio Berlusconi che si è presentato martedì 5 a Porta a Porta. Nel salotto di Bruno Vespa il Cavaliere ha affrontato subito la questione legata al divorzio con la “signora Lario”. Insomma  il Cavaliere è passato al contrattacco. Conferma di volere “un mare di bene” alla moglie, da cui esige però delle scuse per essere “caduta in errore” per esempio sul caso di Noemi Letizia. “È una menzogna”, si inalbera il premier, la storia delle relazioni con minorenni. Berlusconi “francamente” non si aspettava “questa tempesta” sulla stampa.

Quanto all’annuncio di divorzio dato dalla Lario, “alla base della reazione di mia moglie ci sono due falsità che riguardano le veline e la diciottenne”, è la ricostruzione del Cavaliere. A Ferruccio De Bortoli, il direttore del Corriere della Sera, che lo ha “bacchettato” sul fatto che un presidente del Consiglio non si deve recare alle feste di compleanno, Berlusconi ha risposto: “Non sono d’accordo su rinunciare a feste o matrimoni perché rinuncerei a essere me stesso e a stare con la gente. Nei ristoranti, poi, faccio sempre incontri con le persone che ci lavorano e ho grandissimo rispetto per le persone più umili”.

A Veronica, Berlusconi dice di volere “un mare di bene”. Ma il premier non riesce a “capacitarsi” del motivo per cui la signora Lario e’ “incorsa in questi errori”: evidentemente, “è successo qualcosa di non totalmente razionale”.
Berlusconi continua “a ritenere doveroso non parlare del fatto con mia moglie, che deve restare nel privato e che e’ stato provocato da due situazioni assolutamente false, contrarie al vero”. Poi smentisce inoltre con fermezza la “menzogna” della frequentazione di ragazze minorenni. Il premier si sofferma sul caso dell’amicizia con Noemi Letizia accusando la Repubblica di aver fatto “un titolo in cui si sottintendeva una mia frequentazione con una ragazza che compiva quel giorno 18 anni e quindi, fino a quel momento, era minorenne. E sulla questione minorenni il premier si fa netto definendola una ‘menzogna’: “Sarebbe da pazzi frequentare minorenni e poi farsi notare in pubblico in un luogo frequentatissimo e fotografatissimo se ci fosse un rapporto non pulito tra me e la ragazza”. E quanto all’ipotesi che le fotografie sulla festa di Noemi Letizia a Casoria passate al settimanale Chi possano essere ritoccate, il Cavaliere attacca: “Colpa della pervicacia delle gazzette della sinistra”.

Da Vespa si parla anche di eurocandidature e vere o presunte”veline”. “Chi è inserito in lista per le Europee” spiega Berlusconi che ha escluso di aver fatto lui le liste “non è automaticamente eletto ci sono le preferenze e bisogna essere scelti: al Pdl sono arrivate migliaia di domande, ridotte a 500 schede e sono state scelte 72 candidature e su queste si è scelto di seguire la strada indicata dal nostro congresso e cioè candidati giovani. Abbiamo in lista personalità femminili assolutamente valide e non sono d’accordo sull’uso del termine ‘veline’, che tra l’altro non sono in lista”, ha ribadito il Cavaliere.
Poi il capo del governo insiste su un punto: “Sulle donne non ho mai usato termini sgradevoli e non ho mai raccontato storielle. Le donne sono più brave a scuola e al lavoro, più rigorose e più serie”, dice rispondendo alle critiche che gli aveva indirizzato in tal senso Piero Sansonetti, direttore de L’altro (quotidiano prossimo all’uscita). E chiudendo la questione Veronica e veline controbatte all’Avvenire che aveva criticato raccomandando maggiore sobrietà: “Non perderò le simpatie dei cattolici, perchè quando tutti conosceranno la realtà non potranno che prendere atto che non c’è stata nessuna attività negativa del Pdl e che poi, nell’altro caso” sostiene “c’è stato un atto di amicizia che non aveva nulla di scandaloso”. Anzi, il premier è certo che “ci sarà un aumento della considerazione, già grande, e un miglioramento dei rapporti con il Vaticano che non ha mai avuto delle relazioni così con un governo italiano”.

Poi il premier parla dei numeri della ricostruzione in Abruzzo e sul dossier rifiuti in Campania, rimarcando che “ad Acerra il termovalorizzatore funziona benissimo”. Quanto al sisma in Abruzzo rassicura: “Nessuno dovrà pagare doppi mutui (sulle casa distrutta e su quella da ricostruire) e consegnerò le case il 29 settembre a L’Aquila. Proprio nel giorno del mio compleanno”. Quanto al G8 ha ricordato che tutto si svolgerà nella “caserma della Guardia di Finanza di Coppito a L’Aquila dove gli Usa ci hanno detto che la situazione della sicurezza è più tranquilla rispetto a La Maddalena. Abbelliremo la caserma che oggi è un po’ spartana” ha auspicato il Cavaliere “con gli oggetti del design italiano”. Quindi la crisi economica e la questione banche: “Le banche sono in una situazione su cui il Governo ha i fari accesi” ha commentato. “Credo che gli istituti bancari stiano facendo utili molto elevati perfino eccessivi, per questo devono continuare a sostenere le imprese”. Infine un affondo al segretario del Pd, Dario Franceschini: “Un mio amico mi ha detto: ‘ci va benissimo Franceschini, con una o più bugie al giorno ci leva i democratici di torno…”.

Le IMMAGINI: Il Cavaliere a Porta a Porta - Guarda la GALLERY: Berlusconi alla festa di Noemi. LEGGI ANCHE: Ma quanto paga Berlusconi, in termini di consenso, per l’affaire Veronica? - Lario-Berlusconi, i vescovi all’attacco: “Più sobrietà”

Walter e Silvio finiscono a pistolettate. Ma dopo il voto il dialogo (forse) riprenderà.

Il leader del Pd, Walter Veltroni durante la registrazione della trasmissione Porta a Porta | Ansa
La campagna elettorale, dopo essersi trascinata stancamente per oltre un mese, termina tra fuochi d’artificio, colpi bassi e qualche insulto. Teatri: i microfoni di radio e tv (stasera Silvio Berlusconi a Porta a Porta, dove ieri si è esibito Walter Veltroni), ed i luoghi cult di Roma: il leader del Pdl e Gianfranco Fini concluderanno nel pomeriggio la maratona ai piedi del Colosseo, sullo sfondo dell’Arco di Costantino. Domani, venerdì 11, Veltroni sarà invece in piazza del Popolo.

La scelta di Roma non è ovviamente casuale: nel Lazio si gioca una delle partite più complicate, specie per l’assegnazione dei seggi al Senato. Chi vince se ne accaparra 15, i perdenti se ne dividono 12: qualche migliaio di voti da una parte o dall’altra possono valere una maggioranza significativa, oppure incerta, a palazzo Madama. E non è indifferente che i terzi incomodi, Sinistra Arcobaleno e Udc, raggiungano il quorum dell’8 per cento: sottrarrebbero altri seggi agli sconfitti. In più c’è in ballo il Campidoglio, dove il centrodestra cerca di portare Francesco Rutelli al ballottaggio.

Non può dunque stupire che Berlusconi e Veltroni abbiano abbandonato il fair play per passare allo scontro frontale. È una tattica consolidata per mobilitare gli indecisi dell’ultima ora, e per sottrarre voti il primo all’Udc e alla Destra, il secondo alla Sinistra Arcobaleno. Ma con questo finale di campagna Pdl e Pd potranno, dopo le elezioni, instaurare egualmente quel dialogo sulle regole istituzionali che hanno promesso?

Quasi certamente sì: per il semplice motivo che un tavolo sulle regole fa comodo ad entrambi. Esempio: se il Pdl vince al Senato con uno scarto minimo è suo interesse concedere all’opposizione la poltrona di presidente di palazzo Madama, il quale non vota. Idem sulla legge elettorale: se la si vorrà modificare, soprattutto in caso di maggioranza traballante, stavolta è indispensabile farlo in modo bipartisan. Così come una riforma vera dei costi della politica, (tipo l’abolizione delle province) che tocchi la Costituzione. Nel 2009 ci sono le Europee e l’opinione pubblica difficilmente farà sconti.
L’agenda comprenderebbe poi altre cose, dalla nomina dei commissari europei alla politica estera. Ma soprattutto l’economia, con il rischio recessione. Questi però sono capitoli che normalmente una maggioranza si gestisce in proprio.

Dunque è probabile che il patto d’interessi tra Berlusconi e Veltroni resista a queste ultime ore di battaglia. Anche perché i due leader devono a loro volta vedersela con i rispettivi partiti e alleati. Veltroni ha il problema di superare il 35%, la soglia che divide una brillante sconfitta da una resa dei conti. Berlusconi deve guardarsi dalla Lega: benché apparentate, tra le due liste c’è concorrenza, e il Carroccio viene dato in notevole spolvero.

Per questi motivi la baruffa attuale sembrerebbe più tattica che strategica. Sempre che non finisca come tra Berlusconi e Massimo D’Alema, ai tempi della Bicamerale. E che naturalmente i sondaggi non si rivelino campati in aria: come nel 2006.

Il VIDEO servizio:

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Secondo voi, affidare la presidenza di un ramo del Parlamento all’opposizione è:

A Porta a Porta va in scena l’altra faccia di Walter, l’ex buono

Il leader del Pd, Walter Veltroni durante la registrazione della trasmissione Porta a Porta , condotta da Bruno Vespa. Sul megascreen una foto di Silvio Berlusconi | Ansa
“Basta parlare di brogli: uno che dal ’94 ad oggi parla di brogli, che ci sono solo quando perde le elezioni non può governare questo Paese. Finiamola con questa storia e iniziamo a parlare della vita delle persone”.

Così sbotta Walter Veltroni: a Porta a Porta reagisce all’ennesima provocazione di Silvio Berlusconi, che gli chiede di promettere di non fare brogli. Poi il candidato premier del Pd riprende la sua linea, come direbbe Crozza, “serenamente e pacatamente”: “Mentre lui parlava di test mentali per i magistrati, di brogli e di armature, io parlavo di riduzione delle tasse, di studi di settore, di occupazione femminile e di cure odontoiatriche per gli italiani, che hanno diritto al sorriso”.

E per marcare la differenza con quello che chiama “il mio principale avversario”, Veltroni porta a Bruno Vespa, non il famigerato contratto con gli italiani, ma il suo pacchetto di 12 disegnidi legge che presenterà al Consiglio dei ministri appena eletto a palazzo Chigi, “a cominciare da quello del primo Consiglio, sulla precarietà”. Poi Veltroni, rispondendo al nome di Stefania Prestigiacomo fatto ieri da Berlusconi che lui considera un ‘remake’, raddoppia annunciando: “Vorrei che Anna Maria Artoni e Ileana Argentin facessero parte della squadra di governo del Pd”. La prima è l’ex presidente dei giovani industriali e la seconda, disabile in carrozzella, è stata delegata all’handicap proprio con Veltroni al comune di Roma: “Per lei penserei ad sottosegretariato ad hoc presso la presidenza del Consiglio”.
Per attaccare Berlusconi, Veltroni se la prende con la Lega: “Berlusconi dovrebbe fare gli esami di democrazia alla Lega Nord che rappresenta un gigantesco problema per il centrodestra visto che avrà la golden share del futuro governo, ma lui non risponde nel merito alla mia lettera perché non può garantire all’Italia che il suo schieramento sarà contro la secessione, fa fatica a dire che la sua coalizione può rispettare l’unità nazionale”.
Il Veltroni che siede sui divanetti bianchi di Porta a Porta si sente sicuro del consenso del Nord e spiega: “È caduto un muro eretto in parte anche dal centrosinistra. Non avevamo capito l’importanza delle piccole e medie imprese per la ricchezza del paese. Per questo il Pd darà semplicità e meno burocrazia”.
Quanto al Sud, dove ritiene che “Lombardo conterà molto meno della Lega”, il segretario del Pd lancia l’allarme criminalità: “la mafia può condizionare il voto. Io ho detto che i voti dei mafiosi non li vogliono. Altri no”. Quindi, parlando di giustizia promette che non abolirà l’ergastolo e che servono pene più dure per chi sbaglia. Poi due citazioni in inglese una per ribadire l’importanza delle decisioni bipartisan quando è in gioco il bene del Paese, “right or wrong is my country” e per spiegare che lui conosce bene Berlusconi: “I know my chicken…”.
Verso la fine della trasmissione, Veltroni si scioglie e dopo aver lisciato il pelo alla sinistra chiedendo ai manager di “essere più sobri”, attacca anche il Grande Fratello : “Una volta per stare in tv bisognava saper recitare o ballare, oggi basta trovarsi sotto i riflettori di una certa casa e non solo diventi famoso ma puoi anche vincere mezzo milione di euro mentre chi ha studiato e ha un master prende duemila euro al mese”.
Infine, l’attacco a quelli che il candidato del Pd chiama gli ultimi giapponesi: “Quelli vestiti con l’armatura, gli altri vogliono scomunicare il presidente della Repubblica, quest’altro che parla di stalinismo e di brogli. Ma di che stiamo parlando? Siamo nel 2008. Dite ai giapponesi sull’isola che la guerra è finita”.

Mi seguono di più se resto o me ne vado? La nuova moda dei candidati in tv


L’ultimo? Franco Turigliatto, leader della Sinistra Critica. Dicendosi incompatibile con il leader di Forza Nuova Roberto Fiore (”Una forza politica esplicitamente e dichiaratamente neofascista e neo nazista”, ha detto il senatore anticapitalista), ha abbandonato polemicamente gli studi di Porta a Porta. E pensare, dice Bruno Vespa, che Turigliatto era stato informato della presenza di Fiore, e non aveva posto pregiudiziali.
Nel 2006 fu Silvio Berlusconi a duellare in diretta con Lucia Annunziata, nella puntata del 12 marzo di In mezz’ora. Puntata che finì prima del previsto, con il Cavaliere che si alzò, tese la mano, salutò e abbandonò lo studio: “Me ne vado. Mi ha fatto una domanda, non mi ha fatto rispondere”. Fece scuola? Diciamo che fece tendenza. E infatti tra il primo strappo del Cavaliere e l’ultimo addio di Turigliatto, in due anni, quanti altri politici hanno “messo in scena l’uscita di scena”? Parecchi, tanto che oggi sembra quasi che per onorevoli e candidati sia diventata una moda. Non difficile da praticare, del resto. E con una location facile da allestire: bastano uno studio tv, un programma di approfondimento politico e le telecamere della diretta. La scena è assicurata. L’eco mediatica pure: ci si alza da poltrone e divani, si urla “basta, me ne vado” e si lasciano di stucco conduttore, ospiti e pubblico.
Solo la scorsa settimana è toccato prima al socialista Enrico Boselli (il 6 marzo) e poi all’Udc Pierferdinando Casini. Il primo, per esprimere la sua protesta contro una campagna elettorale (a suo dire) truccata, si è alzato dal divano bianco di Bruno Vespa (ecco il FILMATO). Il secondo, due giorni dopo, ha fatto il bis della scena, abbandonando pochi secondi prima della fine, il programma di Lanfranco Pace e di Ritanna Armeni , 8 e mezzo (qui il VIDEO), dopo le ripetute insistenze dei giornalisti ospiti sull’inserimento di Mastella in lista: “Mi avete invitato per parlare del programma, invece mi ritrovo a rispondere a domande su Mastella”. E a proposito del leader dell’Udeur, come non ricordare la sua uscita di scena dallo studio caldo di AnnoZero di Santoro: era l’otto marzo 2007 e l’allora ministro della Giustizia se ne andò, in segno di protesta con una trasmissione, secondo lui, troppo faziosa.
Ma la lezione si è impressa bene nella mente dei politici, tanto da far tornare attuale il classico adagio morettiano: “Mi si nota di più se vado o se non vado?”. Giuliano Ferrara ha preferito la seconda opzione: invitato a Unomattina per confrontarsi con il leader radicale Marco Pannella sull’aborto, il 15 febbraio scorso, lasciò solo il suo avversario a inveire in diretta. “La tv è antiveritativa. Un bel mezzo per comunicare, rispettabile e fatto da persone rispettabili, tra cui io stesso fino a ieri. Ma sul ponte di Messina o sull’Ici valgono le opinioni, sulla vita umana e l’amore vale la solitaria e pubblica ricerca della verità” disse Ferrara.
Il fermo immagine, tratto questa sera dal Tg2, mostra il candidato premier per il Partito socialista, Enrico Boselli, mentre lascia il programma

Al di là della tesi del direttore del Foglio, ora tutti a chiedersi se la politica (che già non gode del favore dei cittadini) sia in rotta anche con la tv. Oppure se, in tempi di antipolitica conclamata, gli abitanti del Palazzo non cerchino il coup de théâtre, convinti di far più scalpore abbandonando il confronto tv piuttosto che restare a parlare di programmi, punti, sondaggi, cifre, candidature. L’ardua sentenza? I telespettatori-elettori la depositeranno nell’urna di aprile.

Quant’era mite Boselli. L’altra faccia del socialista per non sparire

Il candidato premier per il Partito socialista, Enrico Boselli | Ansa
“Oggi non parlo”, “Stasera me ne vado”. Oppure: “Sono pensionato e sono incazzato”. Una campagna pubblicitaria cruda, dai toni aspri, quasi sempre controcorrente. Proteste sul palco e proteste televisive, che lasciano spiazzati conduttori tv e giornalisti (l’ultimo, nell’ordine Bruno Vespa, dal quale il segretario socialista si è accomiatato in diretta giovedì 6 marzo).

E allora c’è chi si domanda: “Ma è questo il Psi di Enrico Boselli?” E poi: come mai l’uomo mite, dal tono sempre pacato ed educato, sta subendo una trasformazione simile a quella di Gianni Morandi, ridisegnato da Fiorello a VivaRadio2 come “cattivo”? Come è successo che Boselli sia diventato un politico dal linguaggio spregiudicato, simile più ad un agit-prop di lunga fede comunista che a un nipotino di Filippo Turati?
Ma no, nessun cambiamento di carattere. Nessuno strascico della (brevissima) esperienza insieme a Marco Pannella e alle battaglie radicali, durante la fondazione della Rosa nel pugno (2,6 alla Camera e 2,5 in Senato, alla scorse elezioni), ormai del resto del tutto appassita.

Semplicemente: il Psi ha fatto di necessità virtù. E dopo aver ricevuto la porta in faccia dal Partito democratico, si è visto costretto a cambiare strategia e, con lui, Boselli. Così del giovane e timidissimo bolognese, ritrovatosi a 33 anni a guidare la regione più rossa d’Italia (l’Emilia Romagna) non è rimasto così più nulla.

Anche perché il diktat di strateghi e guru della comunicazione è stato chiaro: profilo libertario e agguerrito contro i due maggiori candidati. Non è un caso che il debutto socialista del 2 marzo, avvenuto nella celeberrima Sala Sivori di Genova dove più di un secolo fa si fondò il partito dei lavoratori, ha segnato il punto di non ritorno. Boselli ha messo subito le mani avanti: “Oggi non parlo, non apro la campagna elettorale dei socialisti. Oggi è una giornata di lutto per Genova e per gli operai italiani. Per questo dedichiamo idealmente il nostro inizio a tutti gli operai morti nel porto e agli oltre cinquemila morti sul lavoro degli ultimi quattro anni”.

Da lì in avanti è stata tutta una strategia d’attacco. È partito con Veltroni: “Raccontare agli italiani che non è mai stata comunista è una bugia e anche un errore. Il nuovo non passa cancellando la storia di ciascuno di noi. Quella è la fiction televisiva, non il nuovo”. Ha continuato con Giuliano Ferrara e la sua lista “Pro life”: “Dobbiamo spiegare agli italiani che la legge 194 non ha introdotto l’ aborto in Italia ma ha combattuto e sconfitto l’ aborto clandestino”. Per concludere con gli ex-alleati radicali: “Anche io mi domando chi vincerà tra Binetti e Bonino. Per ora vince la prima e in tutta Europa ci sono diritti civili che in Italia non sono garantiti”.

Da ultimo, ha pensato anche di candidare Clemente Mastella tra le fila dei socialisti, dopo l’archiviazione della sua indagine nell’inchiesta Why Not : “gli offro di essere capolista completamente indipendente del Senato in Campania. Comprendo il suo stato d’animo, ma mi auguro che Clemente abbia la forza di combattere anche questa battaglia”.

Un crescendo degno del miglior Rossini, che ha comunque trovato il punto coreograficamente più alto nella puntata di giovedì sera di Porta a Porta.
Il fermo immagine, tratto questa sera dal Tg2, mostra il candidato premier per il Partito socialista, Enrico Boselli, mentre lascia il programma
Boselli ha lasciato di stucco tutti, Bruno Vespa compreso, abbandonando la trasmissione a telecamere accese. E, una volta detto che “questa è una campagna che si svolge con regole truccate”, ha espresso “ai telespettatori la mia protesta”, disertando quella che molti considerano “la terza Camera della politica”.

Quanto a varcare la soglia delle prime due (Montecitorio e Palazzo Madama), si vedrà. Certo è che, secondo i più autorevoli spin doctor, le uniche speranze per riuscirci, per Boselli e i socialisti, sono ormai affidate a questo tipo di intemerate.

Il VIDEO di YouTube con Boselli che lascia lo studio di Porta a Porta:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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Il video del direttore, di Giorgio Mulè
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Fuori Porta, di Bruno Vespa

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