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povertÃ

Vivono nel Mezzogiorno, sono famiglie di quattro persone con due figli, nuclei familiari con a capo un lavoratore autonomo e persone al di sotto dei 45 anni. Ecco le principali vittime della povertà secondo la fotografia scattata dall’Istat (qui il testo integrale in .pdf) e relativa al 2008: 1.126.000 famiglie, otto milioni e 78 mila gli individui poveri, di cui due milioni e 893mila (pari al 4,9 per cento dell’intera popolazione) in condizioni di povertà assoluta. Cioè ci sono quasi 5 italiani su 100 che possono essere considerati “i poveri tra i poveri” dal momento che non possono conseguire uno standard di vita minimamente accettabile).
A peggiorare sensibilmente la situazione nel Sud, dove la “povertà assoluta” ha raggiunto il 7,9%, in aumento di 2 punti percentuali rispetto allo scorso anno. Migliora, invece, la situazione delle famiglie con occupati e ritirati dal lavoro, con i dati in calo dal 3,1% del 2007 al 2% del 2008, dice il rapporto Istat, presentato questa mattina a Roma.
La percentuale di famiglie relativamente povere riferisce l’Istat, è comunque sostanzialmente stabile negli ultimi quattro anni e immutati sono i profili della famiglie povere. Il fenomeno è stabile rispetto al 2007 a causa del peggioramento osservato tra le tipologie familiari che tradizionalmente presentano un’elevata diffusione della povertà e del miglioramento della condizione delle famiglie di anziani.
Per quanto riguarda la povertà assoluta, oltre al Mezzogiorno peggiora anche la condizione delle famiglie composte da quattro membri, che hanno raggiunto una percentuale sopra la media, il 5,2%, i nuclei familiari con un componente in cerca di occupazione (14,5%), quelli con a capo un lavoratore autonomo (passano dall’1,8% al 4,5%), quelli con la persona di riferimento con meno di 45 anni (4,6%) e quelli con a capo una persona con licenza media inferiore, che superano la media attestandosi al 5,2%.
Anche il fenomeno della povertà relativa, la cui soglia, per una famiglia di due componenti, è pari alla spesa media procapite nel paese - 999,67 euro al mese nel 2008 - è rimasto sostanzialmente stabile, pur facendo registrare un aumento nelle famiglie numerose (dal 14,2% al 16,7% per quelle con quattro membri), in quelle con monogenitore (arrivate al 13,9%), in quelle con la persona di riferimento in cerca di occupazione (dal 27,5% al 33,9%) e in quelle con a capo un lavoratore autonomo (dal 7,9% all’11,2%).

Commentando i dati diffusi dall’Istat, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha rilevato come sia “opportuno sviluppare la strada aperta con la Carta Acquisti in favore di famiglie con anziani o minori indigenti. L’esperimento, che ora dovrà essere completato, impiegando le risorse residue, ha avviato un canale di comunicazione tra le istituzioni, i donatori privati e i beneficiari, così come, per la prima volta, ha consentito una prima identificazione dei soggetti bisognosi”.
Visualizza Istat povertà 2008: 8 milioni di italiani, soffre il Sud in una mappa di dimensioni maggiori

E se l’assegno ai disoccupati non è andato a buon fine, dalle parti del Pd ci riprovano con un’altra proposta choc: “Un contributo straordinario” per il 2009 di due punti sui redditi superiori ai 120mila euro, cioè “come quelli dei parlamentari”, per finanziare 500 milioni da destinare al contrasto della povertà estrema. Ecco l’idea del segretario Pd Dario Franceschini (che si tradurrà in un’iniziativa parlamentare) al termine di un incontro con le associazioni di volontariato (Caritas, Sant’Egidio, e altre) che si occupano delle povertà .
Franceschini ha ascoltato una ventina di interventi di esponenti di associazioni di volontariato che hanno riferito della drammaticità della situazione della povertà che, hanno spiegato, va colpendo i ceti e le famiglie medie dopo l’esplosione della crisi economica. Nell’intervento conclusivo, il segretario del Pd ha nuovamente criticato il governo che “nega e nasconde la crisi”, una linea, ha affermato, “poco onesta”. Ha quindi spiegato la proposta dell’assegno di disoccupazione, pensato per impedire che chi non ha diritto agli ammortizzatori sociali “se perde il lavoro passi a uno stipendio zero, piombando nella povertà estrema”.
Franceschini ha quindi lanciato la sua nuova proposta, anche per respingere l’accusa della maggioranza, che dipinge il Pd come “il partito del no”: “Mettere a disposizione, per il 2009 (si tratterebbe di un’imposta una tantum, ndr), 500 milioni di euro alle associazioni di volontariato e ai Comuni per affrontare la povertà estrema, per chi non ha cibo”. Il fondo verrebbe finanziato attraverso “un contributo straordinario di due punti di Irpef chiesto ai redditi alti” e contemporaneamente “ricominciare il contrasto all’evasione reintroducendo la tracciabilità dei pagamenti”. “Chiediamo” ha spiegato il segretario del Pd “a 150-200mila italiani (tanti sono quelli che dichiarano un reddito dai 120mila euro in su, ndr) di farsi carico di chi sta finendo nella miseria, di chi non ha neanche più il cibo, un meccanismo di solidarietà che ci sembra dovuto”. Franceschini ha anche detto come indirizzare i 500 milioni: “andrebbe rifinanziato il sostegno al Terzo settore previsto dalla legge quadro 328, nonchè il Fondo sociale per i comuni che il governo ha tagliato di 300 milioni”. Il leader democratico si è detto “consapevole” del fatto che si tratti di “una risposta parziale, in attesa di una riforma strutturale”.
La proposta del segreterio democratico viene accolta male sia da destra che da sinistra. Il segretario di Rifondazione, Paolo Ferrero la definisce “elemosina di Stato”. Mentre da Forza Italia tagliano corto: “Se questa è l’impostazione, il centrosinistra può prepararsi ad almeno altri 10 anni di opposizione”. “Il Pd chi?” il ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta ai giornalisti “non conosco nessun Pd”. Ad apprezzare la proposta invece Umberto Bossi: “Può anche andare bene” ha detto il Senatùr ai cronisti al termine della riunione delle commissioni sul federalismo fiscale. “In un momento di crisi” spiega il ministro per il Federalismo “chi ha di più è giusto che contribuisca”. Appoggio anche dal leader della Cgil, Guglielmo Epifani: “C’è bisogno di aumentare le risorse verso le classi sociali più svantaggiate. Trovo giusta la proposta e condivido la modalità d’intervento che si propone”. D’altra parte, continua Epifani, “il governo non può pensare di risolvere tutto con le social card”. La Cgil propone anche di estendere il periodo di cassa integrazione da 52 a 104 settimane.
Il VIDEO servizio:
Centro storico blindato (controllato da oltre 1000 agenti della polizia di Stato e da circa 150 vigili urbani), campane a festa, folla davanti al Campidoglio: così Roma per la visita di papa Benedetto XVI al Comune, dove è stato accolto, ai piedi della scala di Sisto IV, dal sindaco di Roma Gianni Alemanno (affiancato dalla moglie Isabella Rauti): “Un momento storico”, ha affermato Alemanno, baciando la mano al Pontefice.
“Ormai sono diventato un pò romano”, ha scherzato Benedetto XVI rivolgendosi alla gente che lo acclamava sulla piazza del Campidoglio. Vicino a lui, affacciato al balcone il sindaco Gianni Alemanno. “Vivendo a Roma da tantissimi anni” ha detto Ratzinger “ormai sono diventato un pò romano; ma più romano mi sento come vostro vescovo. Con più viva partecipazione allora, rivolgo, attraverso ciascuno di voi, il mio pensiero a tutti i “nostri” concittadini, che in un certo modo voi oggi rappresentate: alle famiglie, alle comunità e alle parrocchie, ai bambini, ai giovani e agli anziani, ai disabili e ai malati, ai volontari e agli operatori sociali, agli immigrati e ai pellegrini”.
Papa Benedetto XVI, nel suo intervento davanti alla giunta capitolina riunita in seduta straordianaria, ha espresso la speranza che “Roma continui ad essere faro di vita e di libertà , di civiltà morale e di sviluppo sostenibile, promosso nel rispetto di ogni essere umano e della sua fede religiosa”. Il Papa ha auspicato poi che la Città , di fronte al grande afflusso di immigrati e lavoratori stranieri, “saprà trovare la forza per esigere da tutti il rispetto delle regole della convivenza civile e respingere ogni forma di intolleranza e discriminazione”. Roma ha, aggiunto Benedetto XVI, ha ormai “il volto di una metropoli multietnica e multireligiosa, nella quale l’integrazione è talvolta faticosa e complessa”.
Auspicio ribadito anche dal sindaco Alemanno nel suo discorso di benvenuto al Pontefice: il Campidoglio intende “con sempre maggiore consapevolezza, prevenire e sconfiggere ogni forma di violenza che ferisce i nostri quartieri, che colpisce e umilia la dignitaà delle donne, che viola l’innocenza dei bambini, che emargina i disabili e le persone più deboli”.
“La risposta autentica ai problemi che siamo chiamati ad affrontare” ha aggiunto Alemanno “è quella di conoscere le nostre vere radici culturali e spirituali, la nostra memoria storica di romani, figli di una città universale. Roma vuole essere la città della vita, la città dell’accoglienza e della speranza: questo abbiamo scritto nell’epigrafe che tra breve scopriremo per ricordare una eccezionale giornata come l’odierna. Parole” ha continuato “gravate nel marmo, e con più forza impresse nell’animo di tutti noi, al di là delle diverse provenienze e visioni politiche, culturali e religiose”.
I recenti episodi di violenza che hanno segnato la vita della città , ha detto il Pontefice, sono “un segno di disagio profondo e la prova che se si elimina Dio e la sua legge non si realizza la felicità dell’uomo”. “Mi sia permesso, inoltre, notare che gli episodi di violenza, da tutti deplorati” ha affermato il Papa “manifestano un disagio più profondo; sono il segno - direi - di una vera povertà spirituale che affligge il cuore dell’uomo contemporaneo. La eliminazione di Dio e della sua legge, come condizione della realizzazione della felicità dell’uomo, non ha affatto raggiunto il suo obbiettivo; al contrario, priva l’uomo delle certezze spirituali e della speranza necessarie per affrontare le difficoltà e le sfide quotidiane”. “Quando, ad esempio, ad una ruota manca l’asse centrale” ha osservato Ratzinger “viene meno la sua funzione motrice. Così la morale non adempie al suo fine ultimo se non ha come perno l’ispirazione e la sottomissione a Dio, fonte e giudice di ogni bene.” “Dinanzi all’affievolimento preoccupante degli ideali umani e spirituali” ha detto ancora il Pontefice “che hanno reso Roma modello di civiltà per il mondo intero, la Chiesa, attraverso le comunità parrocchiali e le altre realtà ecclesiali, si sta impegnando in una capillare opera educativa, tesa a far riscoprire, in particolare alle nuove generazioni, quei valori perenni”.
“Questa nostra città , come del resto l’Italia e l’intera umanità ” ha detto ancora il Papa “si trova ad affrontare oggi inedite sfide culturali, sociali ed economiche, a causa delle profonde trasformazioni e dei numerosi cambiamenti sopravvenuti in questi ultimi decenni”. Quindi, ha rilevato, Benedetto XVI “Roma si è andata popolando di gente che proviene da altre nazioni e appartiene a culture e tradizioni religiose diverse, ed in conseguenza di ciò, ha ormai il volto di una Metropoli multietnica e multireligiosa, nella quale talvolta l’integrazione è faticosa e complessa”.
Benedetto XVI è il terzo Papa che arriva sul colle capitolino, il secondo che prende la parola davanti al consiglio comunale. Il primo fu Paolo VI, seguito da Giovanni Paolo II che partecipò 11 anni fa, come farà anche Ratzinger domani, a una seduta straordinaria dell’aula Giulio Cesare. Il papa arriverà in piazza del Campidoglio e verrà accolto all’entrata di Sisto IV dal sindaco Gianni Alemanno.
Piazza del Campidoglio non era piena: poche le persone che osservano il maxi-schermo. Tra gli striscioni esposti per l’occasione quelli dei campi rom: “Casilino 900 saluta il Santo Padre” e “Il gruppo degli Ercolini saluta il Papa e dice no al razzismo”. Gli Ercolini sono bambini rom del campo nomadi di Tor di Quinto che, aiutati da don Giovanni d’Ercole, hanno fondato una squadra di calcio.
C’è stato spazio anche per le proteste, durante la visita del Pontefice: “No alle ingerenze vaticane” e “Libera chiesa in libero stato”, sono le scritte che gli aderenti alla Fgci, organizzazione giovanile del Pdci, che hanno voluto “sottolineare che non si può accogliere nelle nostre istituzioni chi scomunica i medici che fanno abortire ragazzine di 9 anni stuprate e riabilita i vescovi filonazisti”, hanno detto i giovani del Pdci in una nota.
Mentre Sergio Rovasio, segretario dell’associazione Radicale Certi Diritti, e gli esponenti del partito Radicale Antonio Stango e Mario Staderini al passaggio del Pontefice a piazza Venezia gli hanno urlato “Viva il Papa Re”. Un gesto, si legge in una nota, utile a “rimarcare la totale genuflessione della classe politica al potere della teocrazia vaticana. Da due giorni su tutti i palazzi di Corso Vittorio Emanuele e Piazza venezia sono esposte bandiere vaticane, a dimostrazione che effettivamente lo Stato italiano è tornato ad essere lo Stato pontificio”.

Più povera delle altre regioni dell’Italia centrale. Sorprendente la fotografia scattata dall’Acli per il Lazio, alle prese con una crisi ancora più profonda rispetto alle regioni limitrofe. Lo attestano i dati del cosiddetto “indice Gini“, il metodo statistico più semplice messo a punto per misurare la disuguaglianza di reddito: quello del Lazio è il più alto d’Italia, 0,339 a fronte di quello nazionale che è pari a 0,332.
L’incidenza della povertà , che nel centro Italia è pari al 6,4 per cento, nel Lazio raggiunge il 7,9 per cento. Non solo. Secondo le Acli, per quanto riguarda il precariato, il 15,34 per cento del totale delle posizioni nazionali alla gestione separata vive nel Lazio e di questi precari circa il 90 per cento si concentra nella sola provincia di Roma. Non va meglio per la casa: per acquistare un appartamento di 50 metri quadrati nel centro di Roma servono in media 26 anni, mentre in Germania, a parità di reddito, ne bastano cinque. La situazione appare ancora più grave per le famiglie straniere che, nella sola provincia di Roma, sono oltre 321 mila, pari all’82,3 per cento del totale regionale.
Un altro indicatore di crisi è dato da un’indagine condotta da Unioncamere e Infocamere, secondo la quale nel 2008 il Lazio registra una diminuzione di titolari di imprese al femminile dello 0,43 per cento. Andamento che conferma la tendenza nazionale dove, a esclusione di Lombardia e Calabria, nel resto d’Italia il numero di imprese “rosa” registra un segno meno, anche se la tenuta è ancora abbastanza stabile.
E con la crisi sempre più forte, aumentano i casi in cui le famiglie romane cadono nella rete degli usurai. Lo denuncia il Codici in un rapporto presentato ieri. In base alle richieste di aiuto arrivate al centralino del numero verde antiusura della Provincia di Roma, gestito in collaborazione con l’associazione dei volontari a sostegno dei consumatori, nel 2008 il 55 per cento delle chiamate riguardava proprio le famiglie, impiegati per il 26,1 per cento, operai al 19 per cento e casalinghe per quasi l’8 per cento. Un trend di crescita che parte dal 1999 e che è arrivato “a superare le denunce fatte da liberi professionisti e commercianti”, dicono dal Codici. È il Municipio XIII, quello di Acilia e Ostia, da dove arrivano il maggior numero di chiamate (64 per cento): qui, spiegano dal Codici, l’usura è gestita direttamente dalle organizzazioni criminali. Dal rapporto, è inoltre possibile stabile la tipologia della persona che si rivolge agli usurai: maschio, età tra i 46 e i 65 anni, sposato e con un buon livello di istruzione. Segnale allarmante che e difficoltà economiche colpiscono proprio tutti.

I gesuiti hanno anticipato i guru dell’economia. Il primo allarme sul pericolo dei fondi sovrani nella crisi finanziaria mondiale è stato lanciato da La civiltà cattolica nel marzo scorso. Il quindicinale dei gesuiti ha pubblicato un dettagliato articolo di padre Luciano Larivera (approvato dalla segreteria di Stato vaticana) che auspicava nuove regole per i paesi che detengono i fondi sovrani e per quelli che ne ricevono gli investimenti. Il tema sarà ripreso dall’attesa enciclica sociale, la terza di Benedetto XVI.
Intitolata Caritas in veritate, tratterà le principali questioni del magistero sociale della Chiesa in merito allo sviluppo, la povertà , la pace, la globalizzazione, la tutela dell’ambiente, la sussidiarietà . Grande attenzione sarà riservata al governo dell’economia e, in particolare, dei mercati finanziari. Il documento è in preparazione da 1 anno e mezzo (un tempo breve se paragonato ai 3 anni di gestazione per la Centesimus annus di Giovanni Paolo II e ai 5 anni per la Populorum progressio di Paolo VI).
Attualmente il testo è nelle mani di alcuni economisti (si fanno i nomi di Stefano Zamagni ed Ettore Gotti Tedeschi) per una rilettura finale. L’uscita è prevista entro i primi mesi del 2009 ma, caso senza precedenti, è già possibile prenotarla su internet, sebbene il testo sia ancora in fase di elaborazione e di traduzione.
L’editrice cattolica americana Ignatius Press l’ha già messa in vendita online al prezzo di 14,95 dollari. Su Amazon l’enciclica può essere invece acquistata con il 25 per cento di sconto a 10,17 dollari. L’8 dicembre uscirà anche il messaggio del Papa per la Giornata della pace: “Combattere la povertà , costruire la pace”.
Mentre il Pontificio consiglio giustizia e pace ha in serbo uno studio sulla povertà nell’era della globalizzazione. Sarà il segretario di Stato Tarcisio Bertone, d’intesa con il Papa, a dirimere l’”ingorgo magisteriale” e stabilire con quale ordine saranno pubblicati i tre documenti.
- Tags: anziani, Caritas, casa, consumi, euro, famiglia, handicap, Isae, monsignore, povertà , spesa, Vittorio-Nozza
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Si allarga l’emergenza povertà in Italia, un Paese con tali squilibri sociali da ricordare il Sudamerica. Impietosa l’analisi contenuta nel Rapporto sulla povertà in Italia elaborato dalla Caritas Italiana in collaborazione con la Fondazione Zancan: “l’emergenza sociale riguarda 15 milioni di persone”, quindi non solo i 7,5 milioni di persone ufficialmente sotto la soglia della povertà , ma altrettanti che “si collocano poco sopra, e quindi sono da considerare ad alto rischio”.
Il rapporto denuncia le “profonde disuguaglianze” nel nostro Paese, dove “il quinto delle famiglie con i redditi più bassi percepisce solo il 7,0% del reddito totale” mentre “il quinto delle famiglie con il reddito più alto, percepisce il 40,8% del reddito totale”. L’Italia, quindi, si avvia a una situazione di sperequazione sociale che ricorda quella di alcuni paesi dell’America Latina.
Monsignor Vittorio Nozza, direttore della Caritas si è chiesto: “Assistiamo in questi giorni a montagne di soldi pubblici che, con il giusto accordo di tutti, corrono al capezzale della grande finanza e delle imprese in crisi per tentare di mettere in atto un salvataggio. Perchè non fare altrettanto per soccorrere chi lotta quotidianamente per sopravvivere all’indigenza e alla precarietà ?”. In Italia - dice il rapporto - sono povere le famiglie con anziani (soprattutto se non autosufficienti) ed è povero un terzo delle famiglie con tre o più figli. Avere più figli o i nonni in casa aumenta cioè il rischio di povertà , mentre in Norvegia con più figli il tasso di povertà si abbassa. Secondo i dati Istat, citati nel Rapporto Caritas-Zancan il 13% degli italiani è povero, in quanto vive con meno di 500-600 euro al mese. Il 48,9% delle famiglie povere vive al Sud. Altro punto dolente evidenziato dal rapporto la posizione rispetto agli altri Paesi Ue.
“Insieme alla Grecia e all’Ungheria” si legge nella not “siamo in Europa l’unico Paese non dotato di misure basilari di intervento” contro la povertà . “Paesi come l’Inghilterra” ha ricordato monsignor Nozza “destinano alla lotta all’esclusione sociale l’1,7 per cento del Pil, contro lo 0,1% italiano. Mentre in Europa la media è dello 0,9%”. Gli altri paesi, ha aggiunto, hanno varato “un piano che l’Italia non ha e non ha mai avuto”.
Fin qui la denuncia. Quanto alle soluzioni, il Rapporto Caritas propone: l’adozione di una misura universale di sostegno al reddito; nel mezzogiorno investire in servizi pubblici essenziali; tutelare anziani e portatori di handicap, che costituiscono una “emergenza” per molte famiglie italiane; nella crisi degli alloggi intervenire con sostegni agli affitti, garanzie ai proprietari e edilizia pubblica.
Il VIDEO servizio:
- Tags: alcol, campi-nomadi, criminalità , droga, graffiti, immigrazione, inquinamento, lavavetri, pacchetto-sicurezza, povertà , prostituzione, rom, smog, stupri, violenze
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Chi avesse bisogno della dose quotidiana di ansia da cronache cittadine non deve che scegliere. Ce n’è per tutti i gusti. Dall’allarme stupri lanciato a Milano e Bologna fino alle vittime degli incidenti stradali, dove chi è alla guida deve essere rigorosamente ubriaco, visto che i pirati della strada astemi continuano a uccidere ma non fanno più notizia. Ad ogni allarme seguono ovviamente proclami allarmati. E anche quando l’emergenza non c’è, le misure per contrastarla partono lo stesso, almeno a parole. Così, mentre gli italiani combattono contro lo stipendio troppo basso e i prezzi che corrono all’impazzata; mentre vivono nello smog delle metropoli; mentre ragazzini sballano con alcol e droga, e ragazzini ancor più piccoli subiscono violenze e abusi; mentre succede tutto questo arrivano contromisure a problemi ritenuti più impellenti: dal pugno duro contro i lavavetri ai semafori deciso dal sindaco di Firenze Leonardo Domenici fino alla lotta senza quartiere contro i writer e i graffiti in città .
Un’Italia delle emergenze, insomma. Anche se non sono tutte uguali, anche se non hanno tutte la stessa attenzione da parte di chi fa le leggi e da chi dovrebbe farle rispettare. Secondo voi qual è la vera emergenza? Partecipa al FORUM
Lavavetri
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La proposta del sindaco diessino di Firenze Leonardo Domenici di arrestare i lavavetri ai semafori ha fatto molto discutere gli amministratori locali. Tra consensi e critiche, però, sono tanti i sindaci che vorrebbero seguire l’esempio del presidente dei Comuni italiani. E Milano, con il suo assessore alla Sicurezza, è in prima linea.
Rom
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Sono circa 160mila i nomadi presenti sul territorio italiano secondo le stime del ministero dell’Interno. Divisi in diverse etnie (Rom, Rom rumeni, Sinti) e gruppi, sono localizzati in tutte le principali città italiane: come a Chiaravalle, caso record perché il rapporto tra nomadi e residenti è ormai di uno a uno. Nel giugno scorso l’emergenza Rom è esplosa a proprio a Milano e a Roma, e i sindaci e i presidenti delle Province hanno stanziato fondi per nuovi campi e strutture d’accoglienza, sempre ostacolati dalla popolazione locale. Mentre ad aprile, in provincia di Ascoli, la tragedia: un ragazzo rom ubriaco alla guida di un furgone ha investito e ucciso quattro ragazzi.
Stranieri e clandestini
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I dati della Caritas, che ogni anno stila il rapporto sull’immigrazione nel nostro Paese, parlano di una presenza di 2.670.514 stranieri in Italia. Di questi, circa cinquecentomila sarebbero clandestini o irregolari. Nel solo 2005, dice il ministero dell’Interno, a Lampedusa, in Sicilia, sono sbarcati circa 22 mila migranti. A fronte di questi numeri, i rimpatri e le espulsioni nello stesso anno (ultimo dato disponibile) sono stati 116.480. Anche se i morti, nel Canale di Sicilia, non si fermano: e tra donne e uomini attaccati alle tonnare e pescherecci che colano a picco con il loro carico di disperazione e speranza, l’emergenza è senza fine. Tanto che la Commissione Europea ha deciso di stilare un Libro Verde sull’asilo politico.
Prostituzione
![[i]4 settembre 2007[/i] - Si è svolta oggi una operazione antiprostituzione degli agenti della polizia municipale su via Salaria e via Palmiro Togliatti a Roma. Il blitz, iniziato dopo mezzogiorno, ha portato al fermo di una trentina di donne che sono state fatte salire a bordo di un autobus della polizia municipale. L'operazione ha impegnato una decina di uomini di varie squadre dei vigili urbani di Roma.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/foto-settembre/blitz-antiprostituzione/normal_blitz-antiprostituzione-07.jpg)
Crescono a dismisura le vittime della tratta della prostituzione: la stima è che sulle strade italiane lavorino circa 90mila donne sfruttate. Nell’ultimo anno, secondo Transcrime, il centro di ricerca sulla criminalità organizzata transnazionale, sarebbero state circa 36mila le donne costrette a prostituirsi. Numerose le azioni, da parte dei Comuni italiani, per cercare di arginare il fenomeno: a Padova il quartiere a luci rosse è stato militarizzato, mentre il sindaco di Genova, nei giorni scorsi, ha dichiarato guerra ai clienti delle lucciole. Ma forse, visto quanto succede a Roma (guarda la gallery) e a Milano, non sarà un percorso facile.
Writer
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I graffiti fanno parte ormai dell’arredamento urbano. Sui muri periferici ma anche sulle facciate dei palazzi nei centri cittadini, i writer hanno lasciato il segno del proprio passaggio. Ma l’invasione colorata è fronteggiata dagli amministratori. Il Comune di Milano ha speso oltre un milione di euro per cancellare le scritte a bomboletta. E meno di dieci giorni fa la polemica tra graffittari e assessori è riesplosa: fino alla richiesta del vice della Moratti. I writer,però, si organizzano e hanno già trovato nuove strade per far arrivare i loro messaggi. Anche via web
Stupri e violenze sulle donne
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A Milano, nell’ultimo anno, le denunce arrivate a carabinieri e polizia per violenze sessuali sono state 480, e se si aggiungono i dati provinciali si arriva addirittura a 799. Un dato impressionante che fa il paio con quelli delle altre città italiane: Rimini, Firenze, Prato, Bologna. Sono queste, secondo l’università di Trento, le capitali nazionali delle violenze contro le donne. Capitali che hanno visto un’escalation senza sosta: tanto che il Governo, d’intesa con i sindaci e le prefetture, ha cercato di porre un rimedio aumentando i periodi di detenzione e stringendo le maglie della legislazione. Ma intanto le denunce aumentano: negli ultimi dodici mesi la crescita è stata del 337 per cento.
Il racket delle estorsioni
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La Confindustria siciliana ha deciso: via dall’associazione chi accetta il ricatto del pizzo. Un coro di consensi e qualche voce critica dopo il caso dell’imprenditore palermitano radiato per aver pagato i clan mafiosi su un tema che spesso scompare dall’attenzione dell’opinione pubblica. Ma oltre al pugno duro ci sono vari modi di difendersi dal racket e dall’usura. nonostante il problema sia sempre grave, come dimostra il numero verde del ministero dell’Interno (l’800-999-000 che nella sua prima settimana di vita ha ricevuto oltre 21 mila chiamate). Ecco il vademecum per dire basta ai ricatti.
Droga e alcol
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Sempre più alcol e cocaina tra i giovanissimi anche se è la marjuana la sostanza più diffusa tra i liceali. A svelarlo è una ricerca dell’ Asl di Milano che ha intervistato seicento ragazzi delle scuole cittadine. Secondo lo studio, il 43 per cento del campione ha provato a fumare “erba” mentre l’87 per cento beve regolarmente alcolici. Ma aumentano anche i sequestri di droga da parte delle forze dell’ordine.
PovertÃ
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I prezzi al consumo dei generi alimentari crescono senza sosta (guarda la gallery) e le famiglie italiane non riescono ad arrivare a fine mese. Lo dice l’Istat, secondo cui l’11,1 per cento dei nuclei familiari vive sotto la soglia di poverà relativa. Sarebbero infatti quasi otto milioni i cittadini che guadagnano meno di 936,58 euro al mese a fronte di spese familiari pari a 2.461 euro.
Smog
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L’inverno 2006-2007 ha avuto un record, almeno a Milano: quello dei giorni in cui le polveri sottili hanno superato il limite consentito dalla legge di dieci microgrammi per metrocubo d’aria. Secondo l’Arpa lombardia nel solo capoluogo la soglia è stata superata ben 45 giorni ogni cento. Che, a far di calcolo, significa 150 giorni di polveri sottili alle stelle nell’arco di 365 giorni. In questi giorni i valori sono nella media, ma a leggere il rapporto dello scorso anno è chiaro che l’emergenza è destinata a ripetersi.
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