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Foto panoramica del porto Mediceo di Livorno
“Dottor Monti perchè invece di andare a Bruxelles a prendere il thè non viene con noi in porto a Livorno dalle ore 19 alle 01.30? Le possiamo offrire un caffé caldo e mostrare com’è difficile guadagnarsi poco più che 50 euro con i contratti giornalieri”. E’ l’invito rivolto al Presidente del Consiglio Mario Monti da un gruppo di 30 precari del porto di Livorno che ormai da 6 anni sono costretti a sbarcare il lunario con contratti interinali di 6 ore al giorno: assunti al mattino, licenziati la sera.
“Caro dottor Monti lei si annoierà pure ad avere il posto fisso ma io sono 45 giorni che non ho un contratto perchè il porto labronico non ha bisogno del mio lavoro”. Giuliano Giuliani, 49 anni, dal 22 dicembre non ha più un contratto neppure quello giornaliero. Dal 2006 svolge il proprio lavoro su chiamata: “Pronto, sei disponibile per il primo turno?“, spiega a Panorama.it, Giuliano- rispondo “sì“. Mollo tutto e parto” Continua
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Drammatica o ironica, dura o provocatoria. Di sicuro, più spettacolare: dal Nord al Sud d’Italia si salda e si scalda la protesta dei precari della scuola e per strappare l’attenzione non rinuncia al clamore.
Quasi a voler dire, promettere, che quello che verrà sarà un autunno caldo, difficile e lungo. A Roma docenti in mutande, in una sorta di Full Monty de Noantri, dinanzi il liceo Newton; a Milano incatenti sulla porta dell’Ufficio scolastico provinciale (l’ex Provveditorato), a Benevento sette insegnanti sul tetto dell’ex provveditorato con lo striscione: “Come gli operai dell’Innse, fino a quando non avremo risposte“.
È la protesta dei precari della scuola, anche se tengono a sottolineare che in molti, precari, lo sono diventati con i tagli e i conseguenti accorpamenti delle classi.
Contestazioni, quelle del personale scolastico, sostenute dagli studenti, pronti a una mobilitazione comune, e dai sindacati che chiedono al Governo interventi immediati e, soprattutto, risolutivi.
Precari e supplenti milanesi che aderiscono al “Coordinamento precari scuola 3 Ottobre” si sono incatenati davanti all’Ufficio scolastico provinciale per protestare contro i tagli effettuati dal ministro Gelmini. In provincia di Milano sono oltre mille i disoccupati tra insegnanti e personale Ata, ha denunciato via web il Coordinamento facendo notare ironicamente come il governo stia mantenendo le promesse: “il nuovo anno scolastico si apre con 43mila cattedre in meno in tutta Italia”.
A Torino, il sit in si è svolto davanti alla sede dell’Ufficio regionale del ministero dell’Istruzione. A manifestare un gruppo di genitori e alcuni sindacalisti. Al centro dell’iniziativa il problema delle risorse assegnate alle scuole: un taglio, secondo i sindacati della scuola Cgil, Cisl e Uil, di 1800 posti nelle graduatorie per l’insegnamento e di 600 addetti tecnico-amministrativi per l’anno scolastico 2009-2010 in Piemonte.
Clima incandescente a Napoli dove i precari sono al secondo giorno di protesta di piazza contro i tagli che in Campania si traducono in quasi 8.000 posti in meno tra docenti e personale Ata. I manifestanti hanno provato a forzare il cordone dei poliziotti all’ingresso dell’Ufficio scolastico regionale, si sono registrati momenti di tensione e una donna si è sentita male. “Dal ministero arrivano segnali di apertura anche se non ancora formali” ha rassicurato il direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Alberto Bottino.
E sempre in Campania non mollano le insegnanti che da 4 giorni protestano sul tetto dell’ufficio scolastico provinciale di Benevento. Maretdì primo settembre è salito a parlare con loro il sottosegretario al Lavoro, Pasquale Viespoli, informandole che “Governo e Regione Campania sono impegnati alla definizione di un’intesa, in tempi brevissimi”.
Fermento pure in Sicilia: occupazione degli ex provveditorati a Palermo (dove alcuni insegnanti stanno facendo lo sciopero della fame) e Catania, presidio permanente davanti all’ufficio scolastico a Messina e manifestazioni in diverse parti della regione; i precari protestano contro la riduzione delle ore formative, prevista dal ministero della Pubblica istruzione, che nell’isola mette a rischio, secondo i sindacati, 7 mila posti di lavoro.
A Roma, prendendo spunto da Full Monty, il popolare film inglese del ‘97, cinque supplenti in attesa di ricevere l’assegnazione per una cattedra si sono spogliati rimanendo in mutande davanti al liceo scientifico Newton per protestare - hanno spiegato - contro il loro stato di precarietà in quanto da anni non sono stati ancora messi in ruolo.
I sindacati della scuola invitano il Governo a non indugiare oltre. “Sono 25.000, tra docenti, ausiliari, tecnici e amministrativi i lavoratori che quest’anno non avranno più un contratto. Ora” ha dichiarato il segretario generale della Cisl scuola, Francesco Scrima “la situazione sta assumendo i connotati di una vera e propria emergenza scolastica e sociale. Chiediamo pertanto un incontro urgente con il Governo, per portare finalmente a soluzione una vertenza che altrimenti rischia di farsi esplosiva”.
Di situazione esplosiva parla anche la Gilda che annuncia “tutte le forme di protesta possibili” per contrastare la politica del Governo. “A soffrire maggiormente - osserva il coordinatore nazionale, Rino Di Meglio “è il Mezzogiorno, dove la scure del Governo si è abbattuta in maniera più drastica“.
Esprime solidarietà ai precari della scuola l’Unione degli studenti, il sindacato studentesco, auspicando che i prossimi mesi autunnali “possano vedere mobilitazioni comuni tra studenti e lavoratori della scuola per contrastare l’idea di scuola del Governo e costruire una concreta alternativa”.
Intanto per il 3 settembre la Rdb-Cub ha indetto un presidio dei precari davanti al ministero dell’Istruzione “per dire no a un futuro a scadenza”.
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Dopo il Papa, il capo dei vescovi. Le gerarchie ecclesiastiche suonano un solo spartito sui temi dell’immigrazione e della crisi economica. In linea con la dottrina sociale della Chiesa. L’assemblea generale della Cei, conferenza episcopale italiana, si è aperto con un lungo intervento del presidente il cardinale Angelo Bagnasco. (A questo link disponibile il testo integrale) Lungo e deciso nel mostrare lo scetticismo della Chiesa sulle soluzioni adottate sinora dalla politica nei confronti dei lavoratori e degli immigrati. La crisi, innanzitutto, “dalla quale non siamo affatto usciti” osserva l’arcivescovo di Genova, “sta producendo i suoi effetti sugli strati più deboli della popolazione”. Per questo è giusto “ricordare che i lavoratori non sono una futile zavorra”: il loro ”patrimonio di conoscenze e esperienze” sarà la ”base da cui ripartire”, una volta superata la crisi. E per superarla, serve un ”fisco più equo” e attenzione alla ”fascia dei precari”, che nell’ultimo decennio ha ”fornito un apporto decisivo alla riduzione della disoccupazione” e per i quali ”gli ammortizzatori previsti sono davvero modesti”. Per Bagnasco, in linea con quanto detto ieri dal Pontefice, “è inconcepibile una visione del lavoro solo mercantile, quasi fosse una qualunque merce di scambio sottoposta alla legge della domanda e dell’offerta”. Poi il capo dei vescovi riprende l’attacco al governo sul ddl sicurezza e sull’approccio all’immigrazione. “Apprezziamo le correzioni” dice, “al provvedimento, ma non ha superato tutti i punti di ambiguità”.
Le critiche di Bagnasco vanno soprattutto ai respingimenti degli irregolari in mare, definti pratica controversa che ha provocato uno “sconcerto unanime” tra le comunità ecclesiastiche: ”il valore incomprimibile di ogni vita umana e la sua dignità, i suoi diritti inalienabili” vanno riconosciuti sopra tutto. “A chi povero o perseguitato si presenta sulle nostre coste è questo il diritto da riconoscere”; ci sono poi, ma in seconda battuta, gli altri valori, e Bagnasco li elenca: “legalità, affrancamento dai trafficanti, salvaguardia del diritto di asilo, sicurezza dei cittadini, libertà di vivere dignitosamente nel proprio paese ma anche” sottolinea, “libertà di emigrare”. Al presidente della Cei e indirettamente al ministro Sacconi che ieri ha chiesto una moratoria dei licenziamenti risponde Emma Marcegaglia: ”Noi stiamo facendo tutto il possibile: i dati dimostrano che gli imprenditori italiani stanno facendo più degli altri colleghi europei”. Così interviene il presidente di Confindustria a margine dell’inaugurazione della mostra ‘Steel Life” a Milano, interviene a proposito dell’appello lanciato dal cardinale. ”Stiamo facendo la nostra parte - ha proseguito Marcegaglia - faremo il possibile, servono gli ammortizzatori sociali e la cassa integrazione in deroga: su questo fronte - ha concluso - siamo impegnati”.
Ma nella lunga prolusione il presidente della Cei non ha affrontato solo temi sociali: anche educazione e bioetica sono finite sotto la lente del successore di Ruini. ”Il mondo adulto non può gridare allo scandalo” sostiene, “esibire sorpresa di fronte alle trasgressioni più atroci che vedono protagonisti giovani e giovanissimi, e subito dopo spegnere i riflettori senza nulla correggere dei modelli che presenta ed impone ogni giorno”. ”Molti ritengono praticamente impossibile l’opera dell’educazione, vi rinunciano in partenza”, rimarca Bagnasco, che invita genitori ed insegnanti a non cedere a un ”atteggiamento di resa”, a non rinunciare in partenza al compito educativo, anche se a ”molti adulti oggi sembra un risultato già soddisfacente riuscire a trasmettere appena le regole del galateo, come a scuola le nozioni principali delle singole materie” ma “educazione non è solo istruzione”. Non è mancato il riferimento alla Bioetica, nella prolusione del porporato: “La chiesa” sostiene, ”non può tacere il rischio strisciante di eugenetica che potrebbe insinuarsi nel nostro costume a causa di interpretazioni della legge 40/2004, che forzosamente vengono avanzate sul piano della prassi come su quello giurisprudenziale”. Mentre sul tema dell’alimentazione forzata, “Non c’è contraddizione tra mettersi il grembiule per servire le situazioni più esposte alla povertà” dice il Cardinale, “e rivolgere ai Responsabili della democrazia un rispettoso invito affinché in materia di fine vita non si autorizzi la privazione dell’acqua e del nutrimento vitale a chi è in stato vegetativo. una questione di coerenza”.

In tv e sui giornali finiscono solo quando sbagliano. O si presume che l’abbiano fatto. L’ultimo caso è quello di Mariangela Gentile, giudice onorario di Bologna che ha rimesso in libertà Alexandru Loyos Isztoika, il romeno accusato successivamente dello stupro di una minorenne nel parco romano della Caffarella e quindi discolpato. Ma i 3.866 magistrati onorari, che contribuiscono a smaltire le cause che intasano gli uffici giudiziari, non ne possono più di fare le controfigure, gli stuntmen della giustizia, che servono a cottimo e senza alcuna garanzia.
Per questo hanno pronto un reclamo da inviare alla Commissione europea con la richiesta di aprire un procedimento di infrazione contro l’Italia “per violazione della normativa comunitaria del lavoro”. Il 6 maggio attueranno il primo sciopero virtuale. Le parcelle del giorno verranno devolute ai colleghi abruzzesi che a causa del terremoto hanno perso soldi e impiego: infatti il tribunale dell’Aquila (dove operano due giudici onorari e cinque viceprocuratori) ha sospeso le udienze sino al 30 novembre e i precari degli altri uffici giudiziari abruzzesi non sanno quando arriveranno i pagamenti.
Certo la somma che i magistrati onorari metteranno nel fondo non sarà da paperoni. Per ogni udienza che duri meno di 5 ore percepiscono 73 euro netti. Cifra che comprende la stesura delle motivazioni delle sentenze e lo studio degli atti. Stipendi miseri che in media consentono di racimolare un migliaio di euro al mese. Un lavoro a cottimo dove i “caporali” sono i presidenti dei tribunali che ingaggiano questi precari della giustizia causa per causa. A loro toccano i procedimenti meno ambiti senza diritto a contributi, assistenza medica (un giudice onorario perugino ha fatto il pendolare con Milano per curarsi un tumore al seno e non abbandonare l’ufficio), ferie e maternità (a Torino i colleghi hanno fatto la colletta per consentire a una puerpera di restare a casa con il neonato).
In autunno una circolare ministeriale ha eliminato la doppia indennità (prevista in taluni casi) per le toghe onorarie e loro hanno proclamato uno stato di agitazione che ha rischiato di paralizzare il sistema giudiziario. In questo caso l’Associazione nazionale magistrati (Anm) è intervenuta in loro difesa, però non tutti i colleghi di carriera, in particolare i presidenti dei tribunali, hanno perorato la loro causa. Divisione già evidenziata da recenti polemiche.
Per esempio, al congresso nazionale dell’Anm di giugno Alessandro Pepe, membro del comitato direttivo centrale, ha rimarcato i risultati dei giudici italiani di primo grado, capaci di concludere mediamente il 30-40 per cento di procedimenti in più dei colleghi spagnoli e francesi. Paola Bellone, consigliere nazionale della Federmot (Federazione nazionale magistrati onorari di tribunale), la più importante associazione di categoria con circa 2 mila iscritti, gli ha strappato le medaglie via lettera: “I dati così rappresentati non esprimono il contributo dato all’esaurimento dei medesimi procedimenti dagli onorari in servizio”. Per lei il record sbandierato dall’Anm sarebbe dopato con le cause concluse grazie ai magistrati “di serie B”.
Operosità stimolata dal cottimo e sottolineata dalla Federmot nel reclamo alla Commissione europea. Secondo i calcoli dell’associazione, i giudici onorari di tribunale (got) effettuano il 99,9 per cento delle esecuzioni immobiliari; i viceprocuratori (vpo) coprono la stessa percentuale di udienze davanti ai giudici di pace e presenziano al 98 per cento dei procedimenti dei tribunali monocratici, l’80 per cento considerando anche i collegi giudicanti.
A Treviso i got emettono il 100 per cento delle sentenze civili, ad Alessandria la metà, a Firenze il 45. Nel penale la situazione non cambia: a Perugia, nel 2008, i quattro got hanno emesso 256 sentenze ciascuno, il 57 per cento del totale. Ad Alessandria la quota sale a 65, a Biella è al 49, a Firenze al 45, Enna e Cosenza seguono con il 40. Percentuali che crescono nelle sedi distaccate dei tribunali.
“Nonostante il nostro lavoro, fino a poco tempo fa l’Anm ci ha ignorati” lamenta Paolo Valerio, presidente della Federmot. “Anzi, mentre cercavamo un dialogo venivamo accusati di derive neocorporative, come hanno scritto alcuni esponenti di Magistratura democratica (la corrente di sinistra dei giudici, ndr) su una rivista di settore”. Poi qualcosa è cambiato. “La corrente più conservatrice dell’Anm, Magistratura indipendente, ha iniziato un dialogo e ci ha concesso l’iscrizione alla loro associazione”.
Marcello Maddalena, procuratore generale di Torino (un’isola felice per i magistrati onorari), è diventato il loro difensore d’ufficio, ha incontrato il guardasigilli Angelino Alfano e ha scritto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “Non riesco a credere che lo Stato non sappia trovare i fondi per un’attività (fondamentale per un migliore funzionamento degli uffici giudiziari) che è già sottocompensata”.
Ma non tutti i suoi colleghi sarebbero d’accordo, specie a sinistra. “Qualcuno, visto che non siamo inquadrabili politicamente, teme che la stabilizzazione possa avere come conseguenza un nostro riconoscimento all’interno del Consiglio superiore della magistratura, scompaginando equilibri delicati” aggiunge Bellone. Anche perché Magistratura indipendente ha già offerto ai cottimisti di votare alle elezioni per il plenum.
Luca Palamara, presidente dell’Anm, non condivide questa lettura: “Ho partecipato recentemente all’assemblea nazionale della Federmot e posso assicurare che non c’è ostilità nei confronti degli onorari, anzi sosteniamo le loro legittime rivendicazioni in materia di tutela previdenziale”. Però Magistratura indipendente ha fatto promesse e aperture… “Una commissione dell’Anm sta affrontando la questione, quella sarà la nostra posizione ufficiale. Le altre sono opinioni dei singoli”. Got e vpo potranno completare i vostri organici? “No. Come stabilisce la Costituzione, per diventare magistrati bisogna superare un concorso. I problemi di personale si risolvono solo così, senza scorciatoie”. Con buona pace dei precari della giustizia.
LA SCHEDA: Chi sono i giudici onorari
I magistrati onorari in Italia sono 3.866 e sono stati immessi nell’ordinamento giudiziario nel 1998 in ausilio ai colleghi di carriera. Avrebbero dovuto restare in carica per non più di 5 anni, in realtà non hanno mai lasciato i tribunali e sono in attesa di una riforma. Se non ci sarà, rischiano di decadere il 31 dicembre, scadenza dell’ultima proroga al loro mandato.
Si diventa magistrati onorari attraverso un concorso per titoli (preferiti avvocati e funzionari della pubblica amministrazione) e le funzioni sono già separate.
I giudici onorari di tribunale hanno competenza in materia civile e penale in tutti i casi in cui è previsto un giudice unico. Si occupano di spaccio, immigrazione, minacce, lesioni, truffe, furti semplici e aggravati, rapine, abusi edilizi e reati ambientali, infortuni sul lavoro, responsabilità medica, diffamazione a mezzo stampa.
I viceprocuratori onorari rappresentano il pubblico ministero nei procedimenti penali davanti al giudice unico e al giudice di pace. Per quest’ultimo svolgono le indagini.

Torna l’Onda studentesca, dopo la risacca invernale. E tornano le polemiche per gli scontri durante la manifestazione di ieri a Roma: (qui le foto).
Toni forti dal ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta: “Gli studenti dell’Onda sono guerriglieri e verranno trattati come guerriglieri” dice in conferenza stampa a Palazzo Chigi, insieme al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini.
Spiega Brunetta: “Non vedo protesta nella scuola, ci sono solo azioni di guerriglia da parte dell’Onda, ma nelle votazioni degli organi di rappresentanza degli studenti questo movimento non esiste”, poi aggiunge “sono un democratico” e quindi “credo più al voto che alla guerriglia”. Dichiarazioni che sembrano fatte apposta per eccitare gli animi degli studenti in subbuglio, in vista delle prossime manifestazioni.
E non si fa attendere la risposta del Pd:”Il ministro Gelmini, che conosco come persona moderata, sa bene” dice l’ex titolare dell’Istruzione Beppe Fioroni “che ascoltare gli studenti anche quando protestano, senza mai giustificare le violenze, è un dovere. Ma additarli genericamente come guerriglieri, soffiando sul fuoco e fomentando gli animi, è un atteggiamento irresponsabile del quale il ministro Gelmini non può rendersi spettatrice passiva”. Anche l’Unione degli studenti non ci sta: un ministro della Repubblica “non dovrebbe mai permettersi di definire dei giovani che esprimono il loro pensiero come dei “guerriglieri” da trattare come tali”. “Mercoledì” afferma l’Uds “c’è stata un’aggressione di cui gli studenti sono state vittime. Quella di Brunetta è una dichiarazione degna dei peggiori regimi sudamericani, dove gli studenti sono equiparati a terroristi. Già il presidente del Consiglio in autunno aveva provato a usare metodi repressivi, invocando la polizia nelle scuole pur di reprimere la protesta, ma aveva incontrato la netta ostilità della società tutta. Chiediamo le immediate scuse e le dimissioni del ministro Brunetta. Non ci lasceremo intimidire”.
Per il momento la titolare di viale Trastevere, bersaglio delle contestazioni autunnali, si tiene fuori dalle polemiche intorno all’università e rispolvera il discorso sulle “quote” di studenti stranieri nelle aule: “Stiamo pensando all’introduzione di un tetto intorno al 30% della presenza di alunni stranieri a scuola. Non credo che ciò sia possibile a partire dal prossimo anno ma dal successivo”. “Comunque” aggiunge “sto chiedendo ai dirigenti uno sforzo per risolvere già dal prossimo anno i casi limite”. La Gelmini affronta poi anche il tema dei tagli al settore scolastico: ”Con la Finanziaria” spiega “era stato previsto un taglio di 42.000 posti. Ma sarà un numero ampiamente inferiore perché abbiamo avuto 31.000 pensionamenti e quindi significa che avremo un numero molto inferiore di tagli: 11.000 supplenti non riconfermati e poi altri 7.000 supplenti non confermati a causa dell’esubero di docenti di ruolo e della riduzione di spezzoni-orario. La somma fa al massimo 18.000 supplenti non riconfermati. E’ comunque un dato pesante, ma - ha concluso - non sono i 42.000 previsti dalla Finanziaria”.
Sul voto in condotta reintrodotto da quest’anno il ministro dice che “è stato una necessità, non una scelta” e che “il voto farà media, non solo in negativo”. Resta da vedere se e quanto la condotta peserà nelle pagelle dei “guerriglieri” di Brunetta.
Il VIDEO servizio:

“Inammissibili per materia”: per questa ragione 256 degli oltre 400 emendamenti proposti dal governo perché venissero inseriti nel decreto salva-auto sono state bocciate. Tra i provvedimenti respinti, e che ora devono trovare collocazione adeguata in un altro testo di legge, l’intero “pacchetto precari” che l’esecutivo aveva esaminato all’ultimo Consiglio dei Ministri.
La possibile “bocciatura” non preclude comunque la possibilità che il pacchetto - se tutti i parlamentari delle due commissioni sono favorevoli - possa essere “ripescato” in deroga al regolamento della Camera.
Tra le modifiche avanzate del Governo che non hanno superato il vaglio di ammissibilità e che non riusciranno ad essere messe in votazione c’é anche l’intervento sul trattamento pensionistico per i lavoratori esposti all’amianto, lo stanziamento di risorse per la distruzione delle armi chimiche, la modifica alle norme relative al servizio di noleggio con conducente, che nel recente passato ha visto la categoria protestare in piazza a Roma.
Gli emendamenti del pacchetto precari, predisposti dal Governo e dichiarati inammissibili alla Camera, invece sono undici. Riguardano: un aumento dal 10 al 20% dell’ultimo reddito percepito per la determinazione dell’indennità di disoccupazione; le modifiche all’elenco delle prestazioni di lavoro occasione di tipo accessione per consentire a coloro che percepiscono prestazioni integrative del salario di “arrotondare” fino ad un limite di 3.000 euro; il pagamento diretto da parte dell’Inps del trattamento straordinario di integrazione salariale per accelerare le procedure; l’autorizzazione all’Inps, in via sperimentale, di anticipare i trattamenti di integrazione salariale sulla base della domanda corredata dagli accordi tra le parti sociali; norme sulla presentazione delle domande per la Cig in deroga; interventi sui requisiti per l’accesso alla Cig; la concessione da parte dell’Inps di incentivi in favore dei datori di lavoro che assumano volontariamente lavoratori che stanno percependo ammortizzatori sociali o che siano stati licenziati o sospesi; modifiche alle norme per i trattamenti di cassa integrazione di mobilità; il trasferimento al ministro del lavoro delle funzioni dell’Isfol per il supporto e l’assistenza tecnica alle amministrazioni pubbliche.
La scure dell’inammissibilità si è abbattuta su molti emendamenti della Lega, a partire dalla proposta di porre un tetto agli stipendi dei manager (di 350 mila euro) e dei soggetti aventi un rapporto con lo Stato (che non avrebbe potuto superare il trattamento corrisposto ai parlamentari). Un altro emendamento, considerato inammissibile, prevedeva che gli emolumenti corrisposti a qualunque soggetto avente rapporti di lavoro con le amministrazioni statali, o con le agenzie oppure con enti pubblici economici e d enti di ricerca, nonché con i magistrati, non potesse superare il limite del trattamento corrisposto ai membri del Parlamento.

E dal governo, nella riunione del Consiglio dei ministri di questa mattina, arriva l’ok al pacchetto di norme in favore dei precari e dei lavoratori con contratti co.co.pro. Le misure, a quanto si apprende da fonti di governo, saranno inserite come emendamenti al decreto incentivi (auto, elettrodomestici) all’esame delle Commissioni della Camera.
Le misure prevedono un’indennità di disoccupazione una tantum per i co.co.pro. raddoppiata (dal 10% al 20%) e la velocizzazione delle procedure per la concessione e l’erogazione degli ammortizzatori sociali.
Come ha spiegato il ministro del Welfare Maurizio Sacconi “l’indennità di reinserimento per i collaboratori a progetto (co.co.pro) con un solo committente è innalzata al 20% di quanto percepito l’anno precedente in un intervallo che va da 1000 a circa 2600 euro”. E i tempi si accorciano: “Si passa dai 120-140 giorni che servivano per l’erogazione degli ammortizzatori sociali a 20-30 giorni”. Inoltre il ministro ha spiegato che “i lavoratori che ricevono dei sussidi potranno accettare piccoli lavori, il che non significa però che non potranno accettare un corso di formazione o un posto di lavoro congruo. Però per loro è prevista la possibilità di accettare lavori per un massimo di tre mila euro per la parte restante del 2009. In questo modo, potranno fare un’integrazione all’80% del reddito che ricevono dagli ammortizzatori sociali”.
Sulle pensioni Sacconi ha anche ribadito che “in questo momento di crisi, non vogliamo metter mano alle pensioni: non possiamo allungare l’età pensionabile” ha spiegato il ministro del Welfare “che è anche un ammortizzatore sociale”.
Nel corso della lunghissima conferenza stampa Sacconi ha anche fatto un appello ai giovani affinché accettino lavori semplici e umili: “In questa stagione” ha detto Sacconi “è bene accettare qualunque opportunità di lavoro, anche se non corrispondente agli studi fatti o alle aspettative. Nel dopo crisi” ha aggiunto il ministro ” conterà nel curriculum il fatto di essersi messi in gioco”. E ancora sui giovani è stato netto: “L’età di ingresso nel mondo del lavoro per i giovani è drammatica”. E per questo ha promesso: “Il governo guarderà con molta attenzione ai giovani attraverso un approccio all’occupabilità strutturale”. Guardando al fenomeno italiano, Sacconi ha spiegato che “ci sono giovani vecchi, perché entrano nel mondo del lavoro a 30 anni, con un titolo di studio debole, spostando tutta la loro vita in avanti. Una cosa è essere precari a 22 anni, una cosa è esserlo a 30. Sono due vite diverse”.
Rimandata invece l’approvazione del piano casa. Il Cdm ha iniziato questa mattina la discussione preliminare. E, facendo seguito alle parole pronunciate ieri sera dal premier durante la consegna dell’Oscar del Riformista come miglior politico dell’anno, è possibile che l’esecutivo guardi ad un decreto. Dell’ipotesi è tornato a parlarne proprio il Cavaliere nella riunione dell’esecutivo: avrebbe ribadito la necessità di un intervento rapido sul settore per far rimettere in moto l’edilizia e quindi il resto dell’economia.
Berlusconi ha illustrato le linee guida del piano casa in Consiglio, poi sono intervenuti tutti i ministri. In particolare il ministro Sacconi avrebbe sottolineato la “grande sofferenza” in cui il settore dell’edilizia si trova in questo momento. E lo stesso Sacconi in conferenza stampa subito dopo ha aggiunto: “Nel Cdm c’è stata una discussione molto intensa e partecipata di tutti i ministri. Stiamo lavorando ad un pacchetto molto significativo, ma vogliamo discuterlo con le Regioni. Speriamo quanto prima di vararlo e renderlo operativo”.
Discussione franca che pare abbia anche tolto i dubbi al leader del Carroccio, Umberto Bossi: “Ci siamo fatti spiegare bene”, ha spiegato il ministro per le Riforme interpellato dai cronisti a Montecitorio, salvo riservarsi di valutare il testo prima di assicurare il “sì” del suo partito, la prossima settimana in consiglio dei ministri. “Riguarda” ha aggiunto il Senatùr “solo la possibilità di allargare case già costruite per chi ha bisogno di un locale in più. Mi pare un passaggio positivo. Poi” ha concluso “non riguarda chi ha costruito case abusivamente”. Il “sì” in Cdm sul provvedimento non è però ancora scontato: “Dobbiamo controllarlo questa settimana”.
Tra gli altri provvedimenti il Cdm ha anche dato il via libera al regolamento sulla valutazione degli studenti nella scuola primaria e secondaria. Per il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, “si passa così dai giudizi ai decimali e si superano giudizi fantasiosi e poco chiari, in favore del voto”. La Gelmini ha ribadito che “con il 5 in condotta si verrà bocciati, ma prima sarà necessaria almeno una sorta di ammonizione, una nota, per arrivare all’insufficienza”. Con l’insufficienza in condotta verranno inoltre bocciati “gli studenti che non vanno ai corsi, quelli che non hanno rispetto per insegnanti e compagni e coloro che provocano danni alle strutture”.
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Via libera da Palazzo Madama al decreto della manovra economica. Il Senato ha votato la fiducia al Governo che era stata posta sul maxi-emendamento completamente sostitutivo del testo del provvedimento. I voti favorevoli (dal Pdl e dalla Lega) sono stati 170, i contrari 129 (Pd, Udc e Idv); 3 gli astenuti. Ora la manovra passa alla Camera, dove i deputati sono chiamati ad un esame in seconda lettura.
Dai ricorsi dei precari agli alla stretta sugli assegni sociali sugli immigrati fino alla modifica alle norme sulla flessibilità dei bilanci dei ministeri (rivista ora in modo meno accentuato rispetto al testo originario): sono queste alcune delle modifiche di Palazzo Madama al decreto della manovra finanziaria che, con l’approvazione del voto di fiducia, ha ottenuto il sì dell’Aula. Le novità, introdotte dopo il vivace dibattito suscitato nel Paese da alcune norme, si aggiungono alle molte misure che già avevano ottenuto il via libera dalla Camera: tra le quali la Robin tax e la social card, ma anche i tagli a scuola e sicurezza. Il via libera definitivo della Camera dovrebbe arrivare per martedì 5 agosto.
“Crediamo che in questa Finanziaria, in cui si cercheranno di ridurre gli sprechi e i privilegi, ci siano i numeri che ci consentiranno di sopportare e superare bene anche questa grave crisi”, ha commentato il premier Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi.
Il presidente del Consiglio ha aggiunto che la legge finanziaria triennale verrà fatta “con il coinvolgimento dell’intero Parlamento”. Il governo, ha sottolineato il premier, “non vuole agire in splendido isolamento così come riportano alcuni organi di stampa”. Le “basi” per la finanziaria verranno discusse “martedì nell’ultimo Consiglio dei ministri prima della pausa estiva”.
Berlusconi si è detto convinto che alla ripresa dei lavori, in autunno, il governo e il Paese non si troveranno a fronteggiare una situazione difficile: “Non credo che in autunno si debbano manifestare situazioni difficili. C’è in giro tanta voglia di fare, ho avuto anche rapporti con sindacati molto responsabili. Dobbiamo essere coscienti che c’è una inflazione in aumento per una crisi globale. Ma l’Italia ha tutte le possibilità, se tutti ci impegniamo, agendo con concretezza come hanno fatto questo governo e questa maggioranza, per guardare al futuro con ottimismo”.
Certo, ha ammesso, il governo è “molto preoccupato” per l’aumento generale dei prezzi dovuto alla crisi che attanaglia Usa, Europa e Italia. Tuttavia, ha aggiunto il presidente del Consiglio, “siamo certi che risponderemo”, anche grazie alla Finanziaria, a questa “crisi internazionale”.
Crisi superabile anche per l’Alitalia. “Ci sono i soci, il piano industriale ed i capitali”, ha detto il premier. Ovvero, tutte le condizioni per “un rilancio della nostra compagnia di bandiera”.
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