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Italiani a Strasburgo: sorprese, volti nuovi e grandi ritorni. Ecco la gallery

Barbara Matera

Guarda la GALLERY dei volti più noti che entrano all’Europarlamento

E adesso, passata “la sbronza” dei dati, dei flussi e delle analisi, è scoccata l’ora delle promozioni e delle bocciature eccellenti; dei ritorni in pista dei vecchi cavalli di razza che avevano saltato un giro; delle new entry che a suon di voti mettono a tacere gli scettici o chi pensava che la loro fosse soltanto una candidatura di bandiera.
Insomma: chi è riuscito a fare il salto verso Strasburgo? Chi salirà a bordo dell’aereo per l’Europarlamento?
Tra i 72 che occuperanno i seggi spettanti all’Italia ci sono: Ciriaco De Mita e Clemente Mastella; Barbara Matera e Debora Serracchiani; Luigi De Magistris e David Sassoli; mentre resteranno a terra il principe Emanuele Filiberto e Rosaria Capacchione.
Altri dovranno attendere il gioco delle opzioni dei candidati eletti in più circoscrizioni per sapere se riusciranno a rappresentare l’Italia nel consesso europeo, mentre per alcuni si tratterà soltanto di aspettare ancora qualche giorno, per dare modo agli eletti che decideranno di restare in Italia di formalizzare la loro scelta. Come nel caso del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, risultato primo in tutte le 5 circoscrizioni dove guidava la lista per il Popolo della libertà, per complessivi 2 milioni 706mila 791 voti di preferenza (il premier fa quindi meglio del 2004, +365 mila).
Nel Pd il primo posto è del volto del Tg1 David Sassoli che mette insieme 400.502 preferenze, ma realizza l’impresa di raccoglierle tutte in una sola circoscrizione, il Centro; la piazza d’onore (dopo il Cavaliere) va invece all’ex pm e candidato con l’Italia dei Valori Luigi De Magistris: per lui hanno votato 415.646 elettori (ma in 5 circoscrizioni).

Big alla prova
Nel Pdl, subito dopo il premier, si colloca il ministro della Difesa Ignazio La Russa, secondo nella circoscrizione Nord-Ovest con 223.428 voti. Qui gli eletti del Pdl saranno quindi, nell’ordine: Mario Mauro, 48enne indicato da Berlusconi come più ch eprobablie candidato italiano per la presidenza dell’Europarlamento; l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini; Vito Bonsignore, che si piazza tra Laura Comi (coordinatrice di FI in Lombardia, per i giovani) e Licia Ronzulli (con loro anche Barbara Matera da Lucera ha ripagato la fiducia del premier Silvio Berlusconi che aveva, non senza sucitare polemiche, scommesso sulla loro freschezza, giovinezza e competenza).
Nel Nord-Est, sempre dopo il premier, il Pdl elegge Elisabetta Gardini, Sergio Berlato, Lia Sartori e Antonio Canciani. Per Bossi invece c’è un quinto posto nella top ten generale con 334.444 preferenze, anche per lui in tutte le circoscrizioni. Antonio Di Pietro si deve accontentare di un quarto posto con 396.641 voti (5 circoscrizioni).

New entry: l’exploit friulano di Debora
Ottima la performance per la novità targata Pd Debora Serracchiani: con le sue quasi 74mila preferenze, la giovane avvocato (che El Paìs aveva ribattezzato la Obama italiana, all’indomani del suo intervento critico, scaricato migliaia di volte da YouTube, contro i leader del Pd durante un’assemblea dei circoli friulani del partito) fa tirare un sospiro di sollievo a Franceschini. La 38enne, vice capogruppo nel Consiglio provinciale di Udine, numero tre della lista Pd nella circoscrizione Italia Nord Orientale, supera nella sua regione - il Friuli - anche i voti del capolista Pdl Silvio Berlusconi (64.286). “Mi sveglio, un occhio ai dati e… in Friuli Venezia Giulia Debora batte ‘papi’ 73.910 a 64.286″ si legge sulla pagina di Facebook della candidata. Notevole il distacco, sempre su scala regionale, anche con il capolista Pd Luigi Berlinguer, fermo a 11.244 preferenze.
Il Nord premia anche il leghista Matteo Salvini (70.021) e Mario Borghezio (48.290).

Tv e sport
Seggio a Strasburgo quindi per il giornalista Sassoli, che così segue una tradizione ormai consolidata (Santoro, Gruber, Badaloni e Marrazzo insegnano). Mentre l’ex signorina buonasera Barbara Matera si piazza al secondo posto nella circoscrizione Sud subito dopo Berlusconi con oltre 130mila preferenze.

Ex sindaci
Lasciano la politica nazionale per quella europea Leonardo Domenici, che si deve accontentare di un terzo posto con 102mila preferenze, e Sergio Cofferati che, nonostante le polemiche che hanno accompagnato la sua candidatura, ottiene invece più di 200mila voti. Ce la fa anche l’ex primo cittadino di Milano Gabriele Albertini (Pdl): si deve però accontentare di 66.930 preferenza.

Grandi firme
Resta fuori Rosaria Capacchione, cronista del Mattino, sotto scorta per le minacce ricevute dopo le sue numerose indagini sulla criminalità organizzata e candidata nelle liste del Pd. Niente da fare anche per Sergio Staino, il padre di Bobo e firma storica dell’Unità, che si era presentato con Sinistra e Libertà. Arriva invece in Europa Magdi Cristiano Allam, candidato per l’Udc e firma del Corsera per molto tempo: a lui 39.637 preferenze.

Chi non ce la fa e chi dice addio
Restano fuori tutti i candidati dei “piccoli”. Tra gli esclusi anche l’erede dei Savoia Emanuele Filiberto (Udc), l’ex senatore Nino Strano (Pdl) che la scorsa legislatura divenne celebre per aver festeggiato la caduta del governo Prodi mangiando una fetta di mortadella nell’Aula di Palazzo Madama. Al momento non rientra (ma potrebbe farcela considerando le rinunce) nella lista degli eletti Gianni Vattimo, che quest’anno ha smesso di insegnare all’Università di Torino e si è candidato nelle liste dell’Idv. Esiguo però il gruzzolo del professore: 14.951 voti.

Le isole premiano la lotta antimafia
Per il Pd, nella circoscrizione insulare, il primo posto è di Rita Borsellino con 229.981 preferenze, seguita seppure a distanza (150.368) da Rosario Crocetta sindaco di Gela da sempre impegnato nella lotta alla Mafia.

Il gran ritorno degli ex dc
Ce la fa Ciriaco De Mita che nelle liste Udc si piazza al primo posto con 56.442 preferenze. E ce la fa anche l’ex Guardasigilli Clemente Mastella che può cantare 111.710 voti. L’ex Guardasigilli del governo Prodi, si troverà nell’euroemiciclo con l’ex pm De Magistris che lo mise sotto inchiesta. Come reagirà: “Non c’è il rancore nel mio dna, però qualche sassolino nelle scarpe m’è rimasto. Non credo che ci incontreremo a Bruxelles, saremo su banchi diversi. La partita comunque non è finita…”, ha fatto sapere, appena eletto eurodeputato nelle file del Popolo della libertà, al Corriere della Sera.
Guarda la GALLERY dei volti più noti che entrano all’Europarlamento

Europee: la grande corsa. I partiti a caccia degli acchiappavoti

Alle elezioni

Il sogno? Roberto Saviano all’Europarlamento sotto le insegne della Lega. Un sogno balenato in mente al sindaco di Treviso, e segretario veneto del Carroccio Giampaolo Gobbo, che - dice - lancerà la proposta di candidare l’autore di Gomorra con il Carroccio il 6/7 giugno, in Campania o anche in un’altra circoscrizione: “è un’idea mia e di qualcuno di noi, ma devo ancora dirlo a Bossi. Vedremo” spiega Gobbo sulle pagine del Gazzettino. “In un Paese in cui dopo 60 anni ancora si parla di camorra e di mafia, in cui in tanti hanno pagato con la vita, Saviano ha lanciato un messaggio importante”.
In attesa dello scrittore, in campo ci sono comunque filosofi, hostess, ex pm, calciatori in pensione e volti noti. Tutti con un incarico preciso: rastrellare voti e vincere la sfida per Strasburgo. È già in moto la macchina organizzativa dei partiti che devono mettere a punto le liste per l’appuntamento del 6-7 giugno. La “caccia” agli acchiappavoti è già cominciata e a dare il là è stato lo stesso premier Silvio Berlusconi che, rispondendo all’altolà di Dario Franceschini, ha già fatto sapere che si candiderà come capolista in tutte le circoscrizioni utilizzando il proprio nome e la propria storia politica e personale come “bandiera”.
Fanno resistenza, invece, secondo quanto si è appreso, diversi ministri di provenienza azzurra che nicchiano di fronte allo sprone del Cavaliere che vorrebbe candidarli tutti nelle rispettive regioni di origine per capitalizzare al massimo il voto europeo. Ma non tutti - si dice nel Pdl - hanno la potenza organizzativa di un Claudio Scajola che è prontissimo alla “prova”, così come, tra gli altri, Raffaelle Fitto, Angelino Alfano, Renato Brunetta e Mariastella Gelmini. Ben felici di collocarsi in vetrina, invece, gran parte dei ministri di An, a cominciare da Ignazio La Russa (in lista nel Nord-Ovest), titolare della Difesa e coordinatore del Pdl.
Delle strategie elettorali bipartisan fanno anche parte la popolarità e la notorietà , ed è per questo che nelle liste che i partiti stanno presentando in questi giorni, spiccano diversi personaggi: mentre Emilio Fede ha fatto sapere che non ha alcuna intenzione di candidarsi, così come scrivevano alcuni giornali, nel Pdl circola insistente la voce di un posto in lista per Emanuele Filiberto che potrebbe così continuare “a ballare sotto le stelle” europee. L’interessato ha fatto sapere che scioglierà la riserva entro il 10 aprile, ma nel Pdl dicono che il “principe” terrebbe molto a essere della partita. Punta a Strasburgo anche Clemente Mastella che ha trovato ospitalità proprio nelle liste del Pdl.
Sulla sponda avversa, il Pd è alle prese con il caso di Sergio Cofferati (capolista nella circoscrizione Nord Ovest, in una sfida serrata con Ignazio La Russa) la cui candidatura in Europa è molto contrastata nell’area emiliana del partito ma è molto ben considerata da Dario Franceschini che ritiene l’ex sindaco di Bologna “una risorsa”. In lista dovrebbero entrare, per il centro, il sindaco di Firenze Leonardo Domenici e l’ex braccio destro di Veltroni, Gianfranco Bettini (spedendo in Europa il consigliere di Uòlter, Franceschini darebbeun altro colpo all’impianto del suo predecessore). Comunque, i due sindaci di Firenze e Bologna sono a fine mandato e solo per questo il motivo risultano candidabili per Strasburgo, visto che un documento di qalche giorno fa della Direzione Pd sbarra la porta dell’Europarlamento agli amministratori locali. Comunque, la definizione delle candidature è ancora in alto mare a Largo del Nazareno, dove si lavora per individuare delle candidature forti da inserire nelle teste di lista. La linea di Franceschini, infatti, opposta a quella di Berlusconi, è di collocare nelle liste non candidature di bandiera ma “reali”, persone cioè che raccolti i voti non cedano poi il posto ad altri per incompatibilità. Nel collegio Nord Est il capolista sarà l’europarlamentare uscente Vittorio Prodi. Al Sud in lista probabilmente Umberto Ranieri e Sergio D’Antoni. Nella circoscrizione isole il capolista del Pd dovrebbe essere Enzo Bianco, ex ministro, ex sindaco e oggi senatore. Secondo alcune indiscrezioni, Franceschini starebbe cercando di convincere Rita Borsellino, che potrebbe essere candidata in Sicilia.
L’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris; il filosofo del pensiero debole Gianni Vattimo (che è già stato europarlamentare per i Ds e ha una storia tutta a sinistra); l’esperto di droga e mafia Pino Arlacchi (sociologo con tanto di incarico all’Onu); Sonia Alfano, figlia del giornalista ucciso dalla mafia; l’ex hostess Alitalia Maruska Piredda, nota per la sua battaglia contro Cai (Maruska esultava felice nelle foto di tutti i giornali, mentre Daniela Martani mostrava il famoso cappio), saranno tra i candidati dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Che schiera anche Maurizio Zipponi, già esponente della Fiom e di Prc, l’ala dura e prua “di sinistra” della Cgil e Giovanni Pesce, avvocato e membro del collegio difensivo di Clementina Forleo.
Il Governatore della Sicilia e leader del Mpa Raffaele Lombardo, dopo aver stretto la “strana” alleanza con La Destra di Francesco Storace, dovrebbe essere capolista in tutte le circoscrizioni.
A buon punto anche le candidature dell’Udc: i fiori all’occhiello del partito di Pier Ferdinando Casini sono: l’ex Golden boy Gianni Rivera (ex Margherita), nel centro Italia; l’ex vice direttore del Corriere della Sera, convertitosi di recente al cristianesimo, Magdi Cristiano Allam fondatore del Ppec, Protagonisti per l’Europa Cristiana (capolista nella circoscrizione Nord-ovest).
Chi ancora non è uscito allo scoperto, a parte il “sogno” di Gobbo, è la Lega. Le prime decisioni sui nomi in lista dovrebbero essere adottate dal Consiglio federale che si riunirà nei prossimi giorni, dice alle agenzie l’europarlamentare del Carroccio Mario Borghezio. L’unica cosa certa, al momento, è la riconferma degli uscenti: oltre allo stesso Borghezio Francesco Speroni e il gigantesco Erminio Boso, a suo tempo ribattezzato Obelix proprio in ragione della sua mole.
Nella corsa ad un seggio ci sarà anche la sinistra. Ma così divisa. Da una parte, la lista della neonata Sinistra e libertà, che riunisce Verdi, socialisti, Sinistra democratica e il Movimento per la sinistra del Governatore della Puglia Nichi Vendola. Dall’altra, la lista Pdci-Prc, insieme all’Associazione Socialismo 2000 di Cesare Salvi e a Consumatori uniti, potrebbe far scendere in campo i leader Oliviero Diliberto e Paolo Ferrero, insieme con lo stesso Salvi, l’europarlamentare uscente Vittorio Agnoletto e l’astrofisica Margherita Hack.

Europee: sì del Senato, lo sbarramento al 4% è legge

Aula del Senato

La riforma del sistema elettorale per le europee è legge, dopo il voto del Senato. Prevede l’introduzione di una soglia di sbarramento al 4%. Un’asticella prevista anche nei sistemi elettorali di molti altri Stati membri dell’Ue. In Germania, Polonia e Francia, ad esempio, lo sbarramento è fissato al 5%, mentre per la Svezia e l’Austria è al 4%.
I voti favorevoli sono stati 230, 15 i contrari e 11 gli astenuti. A favore del provvedimento, oltre a Pdl e Pd, anche Lega Nord e Idv. Il voto contrario è stato espresso dai senatori dell’Mpa di Raffaele Lombardo, dai Radicali eletti nel Pd Marco Perduca e Donatella Poretti, dalla senatrice Luciana Sbarbati dei Repubblicani europei, eletta sempre nel Pd. Astenuti i senatori democratici Paolo Nerozzi, Vincenzo Vita, Franca Chiaromonte, Gianfranco Carofiglio e Ignazio Marino.
Il provvedimento è formato da un solo articolo e prevede che siano eletti al parlamento di Strasburgo i rappresentanti delle liste che sul piano nazionale abbiano conseguito almeno il 4% dei voti validi. Fino alle scorse elezioni non era previsto in Italia alcuna soglia di sbarramento. La norma non introduce altre modifiche alla legge numero 18 del 1979. Ecco, in pillole, il sistema elettorale con il quale si voterà il 6-7 giugno e che servirà ad eleggere il gruppo dei 72 europarlamentari della delegazione italiana a Strasburgo.
Proporzionale puro: Il riparto dei seggi avviene con il metodo proporzionale in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna lista, su un collegio unico nazionale e con il principio dei quozienti interi e dei resti più elevati.
Sbarramento: Hanno diritto ad accedere alla ripartizione dei seggi solo le liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 4% dei voti validi espressi.
Cinque circoscrizioni: Il territorio italiano viene suddiviso in cinque circoscrizioni. La prima, “Italia nord-occidentale” comprende Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria e Lombardia. La seconda, “Italia nord-orientale” è composta da Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna. Terza circoscrizione, quella dell’Italia centrale: Lazio, Umbria, Marche e Toscana. L’Italia meridionale: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. Infine, l’Italia insulare, cioè Sardegna e Sicilia. Anche se nel prossimo consiglio dei ministri ci sarà un provvedimento per scorporare la regione Sardegna, ai fini elettorali, dalla circoscrizione Sicilia-Sardegna in modo da consentire ai sardi di avere un proprio rappresentante nel prossimo parlamento europeo.
Preferenze: Restano le preferenze, nonostante, nella prima ipotesi di riforma, il centrodestra avesse tentato di cercare un accordo per l’introduzione delle liste bloccate come per le politiche. L’elettore può esprimere, dunque, non più di tre preferenze per ogni circoscrizione.
Sottoscrizioni: Le liste devono essere sottoscritte da non meno di 30mila e da non più di 35mila elettori e i sottoscrittori devono rappresentare almeno il 10% degli elettori di ognuna delle regioni comprese nella circoscrizione. Non devono raccogliere le firme i partiti che abbiano un gruppo parlamentare anche in una sola Camera, le forze che abbiano almeno un europarlamentare e anche le liste con un contrassegno composito, ma contenente il simbolo di un gruppo politico esonerato dalla raccolta. Nel passaggio alla Camera, il governo ha accolto anche un ordine del giorno del Pd che impegna il governo ad “agevolare la presentazione di nuove liste contraddistinte da simboli che rappresentino l’aggregazione di più liste o partiti già esistenti e contribuire a una maggiore semplificazione del sistema politico”. In buona sostanza, se un europarlamentare si ripresenta ma con una lista nuova, che aggrega più forze, quella lista verrebbe esentata dalla raccolta delle firme.
Rimborso elettorale: Ha diritto al rimborso elettorale solo chi ha almeno un eletto e, dunque, solo chi ha superato lo sbarramento del 4%.

Trovato l’accordo, presto la legge. Alle europee sbarramento al 4%

Al voto

La riforma della legge elettorale europea è praticamente fatta. E avrà una soglia di sbarramento al 4%. Il testo verrà esaminato alla Camera a partire da martedì 3 febbraio pomeriggio, mentre il voto è previsto per la giornata di mercoledì. Questo almeno è l’orientamento emerso durante la conferenza dei capigruppo di Montecitorio, che dovrebbe calendarizzare l’esame del provvedimento in Aula per la prossima settimana. “Abbiamo ritenuto allineare il nostro paese al sistema di voto degli altri paesi europei dove è presente il superamento di uno sbarramento superiore a questa cifra”, dice il presidente dei deputati del Pd, Antonello Soro. “Il testo” sembra quasi giustificarsi Soro “non corrisponde né a quello della maggioranza né a quello proposto dagli altri partiti. L’intesa è stata raggiunta su un aspetto specifico”.
Soddisfatto il capogruppo della Lega, Roberto Cota: “La proposta Calderoli” commenta “già prevedeva una soglia al 4%. Certo era più complessa e questa riforma riguarda solo una parte, ma la riteniamo valida”. L’Udc non ostacolerà la riforma. Il vicepresidente dei deputati Michele Vietti conferma che “nel corso della discussione in aula saremo neutrali e non metteremo i bastoni tra le ruote” ma avverte: “Se l’impegno di governo, gruppi e presidente della Camera a non modificare il testo dovesse venire meno, l’esame sarebbe sospeso”.
Ma se i centristi non ridono, a sinistra piangono. La “quasi intesa” tra Pd e Pdl, che già la settimana scorsa aveva provocato critiche a sinistra, ma anche dalla Destra di Francesco Storace, darà vita oggi ad almeno due manifestazioni di piazza a Roma. “No allo scippo di democrazia”, dice in un volantino Sinistra democratica, che parteciperà col Sole-che- ride a un sit-in alla Galleria Colonna. “In cambio dello sbarramento al 4% per le Europee Veltroni è pronto a svendere la Rai, a cedere sulla giustizia, a ingannare il Paese con un falso federalismo”. “L’ipotesi di introdurre lo sbarramento elettorale per le elezioni europee è con ogni evidenza un favore che il governo intende fare a Veltroni e Di Pietro” ha detto invece in un comunicato il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero il cui partito ha organizzato una manifestazione davanti alla sede del Pd. “È infatti evidente che non vi sarebbero le condizioni politiche per una modifica della legge fatta dalla sola maggioranza ed è altrettanto evidente che Berlusconi è interessato molto di più all’abolizione delle preferenze, che però non è prevista”.

Era proprio a Berlusconi che guardava nei giorni scorsi soprattutto il Pdl, prima di prendere una decisione definitiva. Ancora sabato, il premier aveva ribadito di preferire la soglia al 5%, e di non credere comunque nella possibilità di una intesa con l’opposizione. Ma l’avvio, ieri, della serie di incontri da parte del ministro Vito sulla “ipotesi 4%” ha indicato un cambio di orientamento. Secondo gli esperti, la modifica della legge elettorale per le Europee può essere varata fino a due mesi prima del voto, dunque fino ai primi giorni di aprile. Pd, Idv e Udc hanno sempre criticato la proposta di eliminare il voto di preferenza, ma non l’introduzione di una soglia, pur indicando limiti diversi dal 5% chiesto dal Pdl.

Europee con sbarramento al 4%? La sinistra insorge: a rischio la democrazia

Il momento del voto

Entra nel vivo il confronto tra Pdl e Pd per la modifica della legge elettorale in vista delle Europee. A quanto apprende l’Adnkronos sembra infatti che si vada verso un accordo per introdurre una soglia di sbarramento al 4%.
“Alleanza nazionale condivide l’ipotesi di proporre un innalzamento della soglia di sbarramento nella legge elettorale per le elezioni europee”, dice il vice capogruppo vicario dei deputati Pdl Italo Bocchino in merito alla possibilità che Pdl e Pd siano vicini ad un’intesa su un limite del 4% in vista delle elezioni del 6 e 7 giugno (già, le operazioni di voto sono state stabilite dal Cdm nelle giornate di sabato, ore 15-22, e domenica, ore 7-22, in analogia con altri Paesi europei).
Non la pensa così il leader dell’Udeur Clemente Mastella, per il quale accordo tra Pdl e Pd per una soglia di sbarramento al 4% per le elezioni europee sarebbe “un atto di ‘dittatura’. Spero che il presidente della Repubblica intervenga”, confida all’Adnkronos. “Vuol dire” aggiunge l’ex ministro “che salteranno le intese che a livello locale abbiamo con il Pd. E questo significa che in Campania e più in generale al Sud loro saranno devastati”. “Non si possono” sottolinea ancora Mastella “fare le leggi elettorali solo per la convenienza di alcuni, e per di più a pochi mesi dal voto. Invito le altre forze politiche che sarebbero colpite da una simile intesa a costituire un ‘fronte di emergenza democratica’”. Emergenza che, secondo l’ex Guradasigilli, ha dei precedenti recenti: “Questa” conclude Mastella “sarebbe la conferma che Pdl e Pd continuano a voler dare dimostrazioni di forza: prima con la vicenda Villari e ora contro i partiti più piccoli”.

Ma le bordate più forti provengono da sinistra. Obiettivo? Il Pd, ovviamente. E il suo quasi accordo con la maggioranza. Leggere per credere: c’è chi tira in ballo la difesa della “biodiversità politica”; chi parla di “pulizia etnica a sinistra”; chi grida all’assassinio. “Con lo sbarramento del 4% nella riforma elettorale per le europee il Pd sarebbe complice del Pdl nello spegnimento della democrazia in Italia”, afferma la portavoce dei Verdi Grazia Francescato. L’unica speranza, ha concluso Francescato, resta il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al quale ci rivolgiamo affinché intervenga in difesa della democrazia e della biodiversità politica”.
E ancora: “Sappia il Pd che Sinistra Democratica assumerà tutte le decisioni e le iniziative necessarie affinché sia restituita agibilità democratica a tutte forze politiche, per la prossima scadenza elettorale europea”, commenta Claudio Fava, segretario di Sd. “Che questa proposta indecente” prosegue il segretario Sd “sia frutto dell’accattonaggio di Veltroni e del suo bisogno da una parte di pulizia etnica a sinistra e dall’altro di evitare un prevedibile insuccesso elettorale, fa del segretario del Pd un campione di cinismo politico. Se questo accordo del Pd con Berlusconi diventasse realtà, evidentemente le conseguenze politiche nei rapporti del Pd con la sinistra a livello nazionale e negli enti locali sarebbero chiare e nette”.
Infine, la butta sull’inciucio deleterio il socialista Riccardo Nencini: “Le idee degli altri si devono piegare o con le buone o con le cattive; le regole democratiche di tutti devono essere decise solo da Berlusconi e Veltroni; gli italiani restino seduti davanti alla televisione a guardare il Grande Fratello e, se vogliono, il nuovo telegiornale unificato, l’Orecchio da Mercante. Ritengo che siano questi i tre allegati all’accordo sottobanco sul cambiamento della legge elettorale per le europee che Pdl e Pd stanno siglando in queste ore”, dichiara il segretario del Partito Socialista . “Tutto così sarebbe perfettamente in linea” conclude Nencini “con la semplificazione di cui tanto si parla: l’assassinio della politica e di ogni sua forma di vita”.

Soglia al 4% e una preferenza. Ecco il testo del governo per le Europee

Schede elettorali

La presenterà venerdì in Consiglio dei ministri la sua proposta di modifica della legge elettorale per le europee. Il testo del ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, spiegano diverse fonti, dovrebbe prevedere una soglia di sbarramento al 4% e la preferenza unica oltre che l’aumento delle circoscrizioni a dieci o quindici. Si tratterebbe quindi, di una proposta di “mediazione” che sulla carta non scontenta del tutto né Pdl né Pd, anche se si differenzia in alcuni punti dalle ipotesi presentate dai gruppi parlamentari dei due partiti.
Il gruppo del Pdl alla Camera, infatti, ha depositato una proposta che prevede lo sbarramento al 5% e le liste bloccate al posto delle preferenze (che nella legge attuale sono fino a un massimo di tre). Mentre il Pd ha presentato alla Camera una proposta di legge a prima firma Antonello Soro che prevede la soglia al 3% e fino a due preferenze ma con l’obbligo della differenza di genere. “La preferenza unica - osserva a questo proposito il costituzionalista e senatore del Pd Stefano Ceccanti - rischia di far sì che non vengano elette donne”. In ogni caso, sia maggioranza che opposizione valutano positivamente lo sforzo di Calderoli. “Ci sono delle differenze rispetto alla proposta del nostro gruppo - osserva il vice presidente dei deputati del Pdl Italo Bocchino - ma certo l’impianto è comune e ci si può lavorare”.
Mentre dai democratici giudizi positivi per il fatto che la maggioranza abbia accettato, al momento, di far scendere la soglia di sbarramento dal 5 al 4%, già più vicino al 3% proposto dal partito di Veltroni.

Forse il nodo maggiore riguarda la questione della scelta tra preferenza e lista bloccate. Ma su questo, spiegano fonti dell’esecutivo, la maggioranza è orientata a rimettersi comunque al Parlamento. Infatti, nella proposta Calderoli ci sarà la preferenza anche perché è un meccanismo già previsto per l’elezione dell’Europarlamento, poi nella discussione in Parlamento, il governo o la maggioranza potrebbero presentare un emendamento sulle liste bloccate per sottoporlo al vaglio dell’Aula. Sempre che le distanze tra An (che ne vuole più di una) e Fi (che spinge per averne una sola) vengano superate.
Nello specifico, il ddl si compone di sei articoli. Tra le principali novità c’è l’adozione della soglia di sbarramento su base nazionale per accedere al riparto dei seggi. Il 4% di Calderoli costituisce una sorta di mediazione tra il 5 ipotizzato dal premier e il 3 proposto dal Pd. E su questo sarà battaglia. Mettere l’asticella al 5%, stando ai risultati delle ultime politiche, taglierebbe fuori tutti i piccoli; abbassarla al 4%, vorrebbe dire “salvare” l’Italia dei Valori (il partito di Di Pietro infatti alle elezioni di aprile s’è fermato al 4,3%) e tranquillizzare l’Udc di Pier Ferdinando Casini che in primavera s’era fermato ad un 5,6%. Resterebbe senza rappresentanza europarlamentare tutta la sinistra radicale visto che tutta assieme (sotto i colori dell’Arcobaleno c’erano Rifondazione, Sd, Comunisti italiani e Verdi) ad aprile aveva a stento superato il 3%. E fuori restrebebbe anche La Destra sempre più solo di Storace e sempre meno della Santanchè, che aveva portato il partito al 2,4%. Chance ridottissime per i socialisti guidati da Riccardo Nencini.
Altra significativa modifica è l’aumento del numero delle circoscrizioni: da cinque passano a dieci. E sono: Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria; Lombardia; Trentino, Friuli, Veneto; Emilia, Marche; Toscana, Umbria; Lazio, Abruzzo; Campania, Molise; Puglia, Basilicata, Calabria; Sicilia; Sardegna. In questo modo la Sardegna potrà eleggere propri eurodeputati superando l’annosa querelle con la Sicilia che da sola in passato riusciva a portare parlamentari all’assemblea di Strasburgo benché la circoscrizione insulare comprendesse anche la Sardegna.

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