Leggi tutte le notizie su:
prefetto

“Mai più moschee a cielo aperto davanti alle cattedrali”. Questa la parola d’ordine di Roberto Maroni, dopo i casi delle manifestazioni pro-Palestina concluse a Milano e Bologna con una preghiera islamica nelle piazze principali delle città . Pensiero che lo ha guidato, lo ammette lui stesso, all’emanazione di una direttiva, inviata ai prefetti, per regolamentare la concessione degli spazi per le manifestazioni.
I prefetti dovranno tenere conto della “salvaguardia” di alcune aree “di particolare importanza dal punto di vista sociale, simbolico e religioso”. Se il principio è chiaro, meno chiara rischia di essere la sua applicazione: un’interpretazione restrittiva può di fatto vietare qualsiasi manifestazione nei centri storici delle città italiane, dove monumenti e chiese abbondano. “L’obiettivo” ha spiegato Maroni, “è una migliore gestione delle manifestazioni e garantire il diritto dei cittadini a fruire pacificamente degli spazi della propria città ”. Altra novità : si chiederà agli organizzatori dei cortei una sorta di “caparra” per tutelarsi in caso di danni agli edifici o all’arredo urbano.
Molto misurate le reazioni dei responsabili dei centri islamici milanesi, che del resto per l’episodio della preghiera-occupazione davanti al Duomo dello scorso 3 gennaio si erano già scusati pubblicamente con la Curia milanese. ”Sono totalmente d’accordo con la direttiva del ministro”, ha commentato il ministro per le Politiche comunitarie Andrea Ronchi “ciò non significa impedire l’espressione libera del culto. Significa soltanto evitare le profanazioni come quelle che ci sono state a Milano, a Bologna e a Roma davanti al Colosseo”. Lo ha detto a Milano a margine di un convegno della Comunità religiosa islamica (Coreis) riferendosi alla direttiva per vietare le cosiddette ‘preghiere in piazza’. Ma un plauso a Maroni arriva anche da alcuni avversari politici: per Antonio Di Pietro “Maroni non intende criminalizzare chi vuole pregare. Chiede solo che si sappia prima dove si svolgeranno le manifestazioni; già oggi in alcuni luoghi come le sedi diplomatiche e le sedi dei partiti ci sino regole simili. Dunque non ci prestiamo alla strumentalizzazione preventiva antileghista”. Critico invece il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza:”Secondo la nuova normativa le manifestazioni potranno essere sostituite da gite bucoliche e pic-nic in aperta campagna” commenta ironicamente “A quali possibili percorsi pensava il ministro nel proporre i nuovi divieti? Con queste indicazioni tutto il territorio urbanizzato risulta interdetto. La grande fortuna dell’Italia è di essere il Paese più ricco di monumenti storici. Ogni piazza ha la sua chiesa e il suo supermercato, in ogni borgo e frazione: come dovranno regolarsi i Prefetti per autorizzare le manifestazioni? E soprattutto” conclude Cogliati Dezza “perché criminalizzare una democratica espressione di partecipazione?”.
Dopo il caso delle preghiere islamiche in piazza Duomo a Milano, il ministro dell’Interno scrive ai prefetti chiedendo lo “Stop alle manifestazioni davanti ai luoghi di culto”. Siete d’accordo?
Le prostitute? Soggetti pericolosi.
Il senatore Filippo Berselli, torna a riproporre il pugno duro contro la prostituzione. Chiede, il presidente della commissione Giustizia in Senato, di applicare a tutto il terrotorio nazionale la norma anti-lucciole, che assimila le prostitute ai “soggetti peicolosi”, già attiva a Rimini, attraverso una circolare del ministero dell’Interno. “Sarà di fatto una disposizione ai questori” sottolinea il senatore Pdl “affinché valutino ciò che ha fatto il questore di Rimini per applicarlo poi sul proprio territorio”.
Berselli ha avuto una conversazione telefonica col ministro dell’Interno, Maroni, sulla questione. Ho spiegato a Maroni” afferma Berselli “che cosa ha fatto il questore di Rimini e lui mi è sembrato molto interessato. Mi ha assicurato che avrebbe parlato direttamente con questo questore per capire meglio i dettagli della vicenda. Ma sulla possibilità di poter rimpatriare le prostitute straniere, applicando la norma che già esiste”, ha assicurato Berselli, “il Ministro mi è sembrato molto attento e interessato”.
Tutto ha inizio a Rimini, dove il questore, Antonio Pezzano, ha ripescato una sentenza della Cassazione del ‘96 che estendevano alle prostitute la legge del 1956 sui soggetti pericolosi. Tale legge prevede che ci sia prima una diffida del questore a non delinquere, poi la possibilità di rinviare i “rei” al comune di residenza con foglio di via obbligatorio, infine, in caso di “disobbedienza”, scatta l’arresto da uno a sei mesi, il processo, e il rimpatrio obbligatorio. Il questore di Rimini, applicando questa misura, nel solo mese di luglio ha così emesso fogli di via obbligatori per 47 prostitute straniere. Quindi ne ha denunciate 40 che ora dovranno attendere il processo e, in caso di condanna, dovranno essere rimpatriate nel loro paese, con foglio di via obbligatorio.
Oggi il senatore Berselli, confortato dall’iniziativa del questore, ha chiesto proprio a Maroni una circolare ad hoc. “Per evitare un’applicazione della normativa a macchia di leopardo, sarebbe bene che intervenisse una circolare del Viminale. Poi, evidentemente, spetterà ad ogni questore valutare la situazione, ma, forti dei risultati raggiunti a Rimini, dove la prostituzione si è dimezzata soltanto nel giro di un mese, confido che verrà applicata, in breve, a livello nazionale”.
- Tags: clandestini, immigrazione, Milano, Napoli, Niccolò-Ghediniministero-dellinterno, Polizia, prefetto, QUirinale, Roberto Maroni, rom, Roma, sicurezza
-

“Finché non vedo il testo scritto e approvato non ci credo. C’è una tendenza a frenare, non da parte nostra e del ministro Roberto Maroni, ma delle solite lobby: magistratura, burocrazia, anche settori del mondo cattolico…”. Niccolò Ghedini, oltre a essere l’avvocato personale di Silvio Berlusconi, è il primo ideatore del pacchetto sicurezza che è servito da base al pool di ministri (Interno, Giustizia, Difesa, Esteri, oltre al premier) per un maxidecreto e alcuni disegni di legge.
Il tutto da approvare a Napoli mercoledì 21 maggio, nel primo consiglio con pieni poteri del nuovo governo. Così come promesso solennemente da Silvio Berlusconi, che proprio sulla sicurezza, oltre che sull’economia e le tasse, ha vinto le elezioni. Ghedini a quel piano lavora per conto del Cavaliere da un anno: da quando l’allora capo dell’opposizione, con i famosi sondaggi alla mano, capì che l’emergenza clandestini e la criminalità stavano mandando a picco Romano Prodi, prigioniero dell’estrema sinistra e del politically correct.
Ora che siamo alla stretta, Ghedini oscilla, però tra prudenza e scetticismo: “Eppure non c’è tempo da perdere. Gli immigrati irregolari sono raddoppiati nel 2007, grazie al lassismo di Prodi. Le stime ufficiali parlano di 700 mila, ma secondo me siamo oltre”. Per questo il fiore all’occhiello del pacchetto dovrebbe essere l’istituzione del reato di immigrazione clandestina, oggi non previsto nel Codice penale, da punire con una pena da 6 mesi a 4 anni, processo per direttissima ed espulsione. Si tratta però del punto più controverso e difficile, tanto più per decreto.
Perché? “Tra i clandestini ci sono centinaia di migliaia di immigrati per bene che non hanno potuto mettersi in regola per le pastoie della burocrazia. Badanti, domestici, lavoratori” afferma Marzio Barbagli, docente di sociologia a Bologna, da anni studioso dell’immigrazione e autore, nel dicembre 2007, del più completo rapporto sugli stranieri in Italia, realizzato per il Viminale. “Che facciamo con questi, li sbattiamo tutti in galera?”.
Le carceri sembrano un altro ostacolo insormontabile: nonostante l’indulto i detenuti sono tornati a quota 52 mila, la massima parte stranieri, su una capienza di 43 mila. Occorrerebbero non meno di 20 altri istituti di pena. Non solo. L’istituzione di un nuovo reato prevede una modifica al Codice penale e a quello di procedura penale (che fissa pene e modalità del processo), difficilmente attuabili attraverso un decreto. A parte le osservazioni di Barbagli, gli ostacoli sono due. La magistratura, ai suoi vari livelli, è contraria: dall’Anm, l’Associazione magistrati, al Csm fino alla Corte costituzionale. “Abbiamo in corso trattative” confida un dirigente del ministero della Giustizia. “Ciò che i giudici temono realmente è di essere costretti a occuparsi a tappeto di criminalità comune, lasciando perdere inchieste più gratificanti. Di più: c’è chi vede nell’istituzione del nuovo reato, con caratteristiche di emergenza e corsia preferenziale, il primo passo per l’indicazione da parte del governo ai magistrati delle priorità criminali, se non di una sezione giudicante apposita”.
Un muro contro il quale ha già sbattuto Giuliano Amato, ministro dell’Interno di Prodi. Che ammette: “Certo, le carceri scoppiano. Ma più per i detenuti in attesa di giudizio che per quelli che scontano la pena”. Non solo, l’ostruzionismo dei magistrati e della giustizia amministrativa mette a rischio altre due misure chiave del pacchetto: un reddito minimo (5 mila euro) e un’abitazione che non sia un camper o una baracca per gli stranieri, anche comunitari, che soggiornino in Italia; e l’espulsione per via amministrativa, con la firma del prefetto, per i clandestini, per i sospetti di pericolosità sociale, per i delinquenti provati. Punti sui quali concorda anche uno studioso come Barbagli: “Su 100 mila provvedimenti di espulsione” dice “se ne attuano a fatica 25 mila, magari solo perché una gran parte di stranieri si rifiuta di farsi identificare”.
Ma la Corte costituzionale ha riconosciuto agli immigrati espulsi con motivi giustificati il diritto a opporsi di fronte al giudice, e addirittura a rientrare in Italia per farsi assistere da un avvocato e presentare ricorso. E questo nonostante un parere diverso del Consiglio di Stato. Quanto al reddito minimo, il Tar della Lombardia ha appena bocciato un’ordinanza simile del sindaco leghista di Cittadella. A opporsi era stata la Cgil; il Tar ha giudicato “abnorme lo strumento dell’ordinanza” e “sospetto di intenti discriminatori”.
Risultato: il decreto rischia di ridursi ad alcune misure tampone, come la creazione di altri dieci nuovi centri di permanenza temporanea (oggi sono 11), portandoli a uno per regione e prolungando il soggiorno da 60 giorni a 18 mesi. Misure che già esistono in Svezia e Germania, che dovrebbero consentire di completare i procedimenti di espulsione senza che un clandestino appena sbarcato, o un delinquente colto in flagranza di reato, venga rimesso in libertà condizionale da un giudice eccessivamente garantista.
Certo, i cpt la sinistra li voleva chiudere. Ma oggi a offrire una sponda al governo non sono solo sindaci di centrodestra come Gianni Alemanno e Letizia Moratti (che ha ottenuto ciò che pareva impossibile sotto Prodi, la nomina del prefetto come commissario straordinario per i rom); a reclamare il giro di vite sono amministratori del Pd come il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, e quello di Torino, Sergio Chiamparino.
Indipendentemente dal colore, i sindaci sanno che alle prossime amministrative saranno giudicati su sicurezza, criminalità e degrado; per non fare la fine di Francesco Rutelli a Roma sono ora disposti a trasformarsi in sceriffi, a condizione che lo Stato paghi i costi, individuati in 750 milioni l’anno. Ma che cosa significa fare gli sceriffi? Individuare baracche e camper abusivi, promuovere azioni di polizia e magistratura, far sgombrare i campi o trasferirli lontano dalle abitazioni, e anche cominciare a combattere vandalismi e rimuovere graffiti finora considerati da taluni simboli di creatività . Inoltre dovranno illuminare le strade a rischio e tenere d’occhio il giro degli affitti in nero ai clandestini, un filone lucroso per molti italiani.
Nel decreto troveranno quasi sicuramente posto il giro di vite sui ricongiungimenti familiari per gli immigrati, che la legge Bossi-Fini limitava ai parenti di primo grado e che il governo Prodi aveva esteso fino a cugini, cognati e congiunti. Si inizierà a sperimentare la banca dati del dna per evitare ricongiungimenti fasulli: una misura attuata due anni fa in Francia da Nicolas Sarkozy, allora ministro dell’Interno, e che fu tra le cause della rivolta dei sans-papiers nelle periferie di Parigi e Lione. Infine c’è il capitolo spinosissimo degli ingressi dai paesi, Romania e Bulgaria in testa, appena entrati nell’Unione Europea. Nessuno dei due aderisce ancora al trattato di Schengen sulla libera circolazione delle persone, ma qualche malintenzionato può entrare attraverso la Francia o l’Austria. L’Italia vuol chiedere una ridefinizione del trattato stesso, concepito quando l’Ue era costituita dal nucleo storico di 12 paesi senza problemi di criminalità clandestina.

Un’operazione delicata (la Romania sta da tempo protestando contro l’Italia) che Berlusconi affiderà alle capacità di mediazione del ministro degli Esteri, Franco Frattini. Ma che soprattutto il premier vuole gestire anche personalmente, grazie al rapporto diretto con Sarkozy e con il primo ministro spagnolo José Rodriguez Zapatero. La Francia assumerà a giugno la guida dell’Ue, e Sarkò è alle prese con gli stessi problemi di sicurezza. Anche per questo l’Italia ha scambiato con la Francia le deleghe del proprio commissario cedendo a Jacques Barrot la Giustizia.
Quanto a Zapatero (il cui vicepremier Maria Teresa Fernandez de la Vega venerdì ha criticato duramente la nuova politica italiana sull’immigrazione: “Il governo spagnolo rifiuta la violenza, il razzismo e la xenofobia, e pertanto non puo’ approvare quanto sta succedendo in Italia”), il suo governo, a lungo icona della sinistra, riesce a espellere il 90 per cento dei clandestini, oltre controllare le coste attraverso satelliti e forze armate. Grazie anche ai fondi, in gran parte europei, che garantisce al Marocco. Sarà alla fine proprio quest’ultima la strada da seguire con Romania e Bulgaria? “Penso di sì, ne ho parlato con Berlusconi” dice Ghedini. Il premier, in qualche modo, conferma: “È importante capovolgere l’immagine che diamo all’esterno. Basta con il Paese colabrodo, l’ideale per potenziali delinquenti. Dobbiamo tornare a essere, e anche ad apparire, uno Stato nel quale chi viola la legge viene punito”. Speriamo.
n
n
n
n
n
n
n
n
Questione sicurezza: quale, secondo voi, dovrebbe essere la priorità gel pacchetto del governo?
- Tags: Milano, Ministero-dellInterno, Napoli, nomadi, Polizia, prefetto, QUirinale, Roberto Maroni, rom, Roma, sicurezza
-

Dopo averne parlato con l’omologo rumeno e dopo aver ricevuto il cauto assenso del Quirinale, il ministro dell’Interno Roberto Maroni affronta il tema sicurezza ed espone il suo piano. Nel suo intervento, alla celebrazione del 156.mo anniversario della polizia di Stato, alla presenza del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, del premier Silvio Berlusconi e delle più alte cariche civili e militari della Repubblica, il titolare del Viminale ha detto: “Nel chiedere la fiducia al Parlamento, il presidente del Consiglio dei ministri ha ricordato che non si tratta di cavalcare la paura, ma di liberare dalla paura i cittadini e in particolare le donne e gli anziani”.
Paura che, se alimentata e non contrastata, può degenerare in forme di intolleranza e violenza. E allora: “È il momento di intervenire con fermezza per evitare che la rabbia prevalga sulle regole della convivenza civile e che si possano ripetere episodi di ingiustificabile violenza come quelli che si sono purtroppo verificati a Napoli a seguito dell’orribile tentativo di rapimento di una neonata”. Ha poi aggiunto il ministro dell’Interno. “È nostra intenzione gestire, con ordine e rigore, le migrazioni interne ed esterne all’Unione europea per garantire la pacifica convivenza, di oggi e domani, di tutti i popoli”.
E ancora: “Sul tema della sicurezza il Paese pretende risposte immediate ed efficaci, e chiede a tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, di collaborare per la soluzione dei problemi che affliggono le nostre comunità ”. In proposito, Maroni, rivolto al presidente della Repubblica, ha citato un intervento che lo stesso Napolitano fece quando era ministro dell’Interno, in cui auspicò “un convergere di obiettivi di comune generale interesse”. “Da parte mia” ha proseguito il ministro “ho provveduto da subito ad avviare un utile confronto su questi temi con i rappresentanti del mondo delle autonomie e delle parti sociali per raccogliere suggerimenti e proposte al fine di migliorare il pacchetto sicurezza che il ministero sta predisponendo”. Ora, ha sottolineato “è il momento della sintesi dell’adozione, da parte del governo, di provvedimenti che contribuiranno a contrastare quel senso di sfiducia nelle istituzioni derivato dall’incapacità delle istituzioni stesse di dare risposte convincenti all’ansia di sicurezza che ha preso tanti cittadini”.
L’obiettivo del Governo è quello di “rafforzare l’apparato di contrasto ad ogni forma di criminalità ”. Lotta dura, dunque, sia alla criminalità organizzata che a quelle forme “che si manifestano con grande aggressività e destano crescente allarme sociale, quali le rapine in appartamento, le violenze alle donne ed alle persone anziane”. I cittadini, sostiene Maroni, “chiedono al Governo prevenzione del crimine attraverso il controllo del territorio”, un obiettivo che il Governo ritiene di poter raggiungere “attraverso un maggior coinvolgimento del mondo delle autonomie, che possono svolgere un ruolo importante al fianco delle forze dell’ordine, utilizzando, per esempio, i nuovi strumenti previsti nel pacchetto sicurezza”.
Il VIDEO servizio:
n
Questione sicurezza: quale, secondo voi, dovrebbe essere la priorità gel pacchetto del governo?
- Tags: Milano, Ministero-dellInterno, Napoli, nomadi, Polizia, prefetto, QUirinale, Roberto Maroni, rom, Roma, sicurezza
-

Commissari per i rom a Milano, Roma e Napoli: lo annuncia il ministro dell’Interno Roberto Maroni. Ma smentisce espulsioni di massa. “Ho inviato al presidente del consiglio la proposta di nomina del prefetto di Milano a commissario straordinario in Lombardia” ha aggiunto Maroni al temine di un incontro al Viminale con Cristian David, ministro dell’Interno in Romania, sottolineando che “non esiste un problema con la comunità romena in Italia, esiste il problema della sicurezza sentito dai cittadini a cui il Governo deve dare risposte efficaci”. Per la nomina dei tre commissari non ci sono problemi di copertura finanziaria. Tra le misure del pacchetto sicurezza spunta l’ipotesi di maxi pattugliamenti misti forze di polizia-esercito nelle città .
La marcia a tappe forzate imposta dal ministro dell’Interno Roberto Maroni è passata anche per il Quirinale: sembra che non ci sia stata una contrarietà del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ad utilizzare la via del decreto legge per alcuni provvedimenti, quelli che potrebbero avere i requisiti di straordinarietà ed urgenza. Inoltre parte delle misure, come l’introduzione di alcuni nuovi reati, è ancora oggetto di riflessione, tanto che potrebbe anche non rientrare subito nel pacchetto. Uno degli interventi più importanti è l’introduzione del reato di immigrazione clandestina, che (come le espulsioni più facili, il giro di vite alla Gozzini ed altro) potrebbero seguire la strada del disegno di legge: nel decreto, invece, potrebbero trovare spazio norme come l’introduzione del visto anche per gli extracomunitari che intendono soggiornare in Italia per meno di tre mesi, la stretta sui ricongiungimenti familiari (ma senza l’esame del dna), la restrizione alla circolazione sul territorio da parte dei richiedenti asilo, l’allungamento da 60 giorni a sei mesi dei tempi di trattenimento nei Cpt (Centri di permanenza temporanea), l’allontanamento per chi non riesce a dimostrare di trovarsi in Italia da meno di tre mesi.
A Napoli ieri giornata senza incidenti in una Ponticelli blindata: vuoti i campi nomadi, presidiati da polizia e carabinieri, con posti di blocco a ogni incrocio. Le forze dell’ordine stanno controllando la zona per evitare altri incendi negli accampamenti: resteranno lì anche stanotte e per l’intera giornata di domani in attesa di decisioni su eventuali bonifiche delle aree. Gli ultimi nuclei di rom si preparano a lasciare il quartiere.
n
n
Questione sicurezza: quale, secondo voi, dovrebbe essere la priorità gel pacchetto del governo?
- Tags: Antonio-Manganelli, conti, deviti, Diaz, Enrica-Bartesaghi, farncesco-gratteri, G8, genova, Gianni-De-Gennaro, giustizia, ispettore, Polizia, prefetto, processo
-

L’equipaggio di una volante della questura di Roma si ferma a un distributore convenzionato e fa il pieno di carburante. L’agente consegna la solita carta di credito (sulla quale l’amministrazione accredita il denaro) e scopre che non contiene più soldi: tocca a lui anticipare i 43,19 euro della benzina. L’episodio di qualche giorno fa è una goccia nel mare di problemi che da tempo la polizia deve affrontare: carenza di fondi, mezzi vecchi o insufficienti, l’annosa questione del riordino delle carriere.
Temi che Antonio Manganelli, destinato ad assumere l’incarico di capo della polizia il 2 luglio, conosce bene essendo stato il vicario di Gianni De Gennaro negli ultimi anni; e che ritroverà sul tavolo con rinnovata urgenza appena incontrerà i rappresentanti sindacali.
“Il sistema sicurezza non regge più” sbotta Oronzo Cosi, segretario del Siulp, il maggiore sindacato di polizia, che rilancia un tema spinoso. “Occorre una ristrutturazione che coinvolga anche Carabinieri e Guardia di finanza: non è più possibile che tutti facciano tutto”. Questione quasi insolubile: Manganelli dovrà soprattutto ottenere più fondi, perché è difficilissimo dividere i compiti tra forze dell’ordine. I tagli delle ultime leggi finanziarie, per la Polizia, portano a 10 milioni il debito per la benzina, oltre ai 40 necessari per il 2007; a 100 milioni il debito per le telecomunicazioni; a 480 milioni (comprensivi anche delle caserme dell’Arma) quello per affitti non pagati. E servirebbero ogni anno 70 milioni per la manutenzione dei mezzi.
Filippo Saltamartini, segretario del Sap, aggiunge un’altra nota di dolore: “Il cambio al vertice è nel segno della continuità , ma il punto è: come si arriva ai posti di comando? Come si percorrono i gradini della carriera interna? Il governo Berlusconi aveva lasciato 120 milioni per avviare finalmente il riordino delle carriere: sono spariti. Intanto, grazie ai contratti del pubblico impiego, il personale civile scavalca i poliziotti”.

La nomina di De Gennaro a capo di gabinetto del ministro dell’Interno ha irritato i prefetti, che non hanno mai visto di buon occhio i poliziotti che ottengono la loro qualifica. E insistono nel chiedere un ruolo più incisivo: “Sicurezza non è solo ordine pubblico, ma anche collaborazione con gli enti locali. La nostra esperienza è utile perché lo Stato interagisca con comuni e province” spiega Claudio Palomba del Sinpref, uno dei sindacati dei prefettizi.
Manganelli dovrà anche far da tramite con il governo per testimoniare il malumore di chi va in piazza a prendere botte e sputi. Franco Maccari, leader del Coisp, è netto: “Così come avviene per i reati allo stadio, chiediamo per tutte le manifestazioni di ordine pubblico l’arresto differito di 36 ore.
Non è possibile che durante la visita di George Bush un reparto abbia dovuto subire di tutto senza poter reagire e che chi li ha assaliti possa godere dell’impunità anche dopo la fine dell’emergenza. Il capo della Polizia dev’essere come un ’sindacalista’ e difendere i suoi uomini”.
Il VIDEO servizio: