
Acqua e Fede. No, la Pellegrini invincibile ai mondiali di nuoto a Roma, stavolta non c’entra.
Parliamo proprio di fede in Dio, quella dimensione interiore, magari un po’ trascurata nella frenesia di tutti i giorni, che nel tempo vuoto delle vacanze si può coltivare (scoprire o ritrovare) anche in spiaggia.
E a soddisfare il bisogno di un contatto con Dio sotto l’ombrellone, ecco entrare in azione pattuglie di speciali “baywatch” della fede. Preti, suore e giovani delle associazioni cattoliche che, in tutto il Paese con l’arrivo dell’estate si organizzano per portare la parola di Dio tra i bagnanti.
Altro che venditori ambulanti e animatori, da qualche anno i protagonisti della vita da spiaggia sono loro: i missionari dell’estate, ribattezzati simpaticamente anche “vu’ pregà ”, che macinano chilometri lungo i litorali di tutta Italia.
Negli anni la cosa ha preso talmente piede che è possibile stilare una hit parade delle “spiagge come Dio comanda”.
In provincia di Chieti, a Vasto, i preti portano la parola di Dio tra i bagnanti amplificandola con l’ausilio di un megafono. Non sono da meno a Mondragone, in provincia di Caserta, dove le suore della Stella Maris si sono organizzate per il “preyer-beach”, in cui sulla spiaggia, in mezzo a castelli di sabbia e ombrelloni, hanno innalzato cappelle itineranti, speciali gazebo in cui in cui ogni giorno si recita il rosario insieme ai turisti. In costiera Amalfitana, poi, le “Sentinelle del mattino” (un’associazione nata a Verona da don Andrea Brugnoli, un sacerdote quarantenne con il pallino dell’evangelizzazione dei giovani: qui una sua VIDEO intervista tratta da YouTube) pregheranno con i villeggianti dall’11 al 14 agosto nel nome del Signore. “Sia chiaro” dice don Andrea Brugnoli, “la spiaggia è, e resta, un luogo di divertimento. I preti e le suore stanno in chiesa. Per quel che ci riguarda, sulla spiaggia, mandiamo giovani che approcciano coetanei facendo loro un invito: ‘Gesù vuole incontrarti’”. I giovani in vacanza, racconta don Andrea, “a volte criticano la Chiesa, a volte si trovano in sintonia. Comunque la si pensi, l’importante è che si apra un dialogo. Chi vuole, ed è incuriosito dalla parola di Dio, la sera viene accolto a braccia aperte e si unisce al nostro gruppo di preghiera e di riflessione spirituale”.
Un’opportunità arriverà il 3 agosto quando, a Termoli, sarà montata la chiesa gonfiabile (una struttura nero-bianco e fucsia, di circa 30 metri di diametro, con abside e altare, capace e può ospitare circa mille fedeli), già collaudata con grande successo a Ravenna e Bibione dove si sono radunate mille persone.
Ma anche i baby vacanzieri sono chiamati nella moderna opera di proselitismo sul lungomare. In Liguria, li ha raggruppati don Roberto Fiscer, della parrocchia dei Santi Nazaro e Celso di Arenzano, in provincia di Genova, con “R-Estate”: frotte di ragazzini, accompagnati dagli educatori, che griano tra lettini e sedie a sdraio invitando i loro coetanei a seguirli al patronato per giocare a pallavolo, ping pong, biliardino e, naturalmente, per pregare.

“Mai più moschee a cielo aperto davanti alle cattedrali”. Questa la parola d’ordine di Roberto Maroni, dopo i casi delle manifestazioni pro-Palestina concluse a Milano e Bologna con una preghiera islamica nelle piazze principali delle città . Pensiero che lo ha guidato, lo ammette lui stesso, all’emanazione di una direttiva, inviata ai prefetti, per regolamentare la concessione degli spazi per le manifestazioni.
I prefetti dovranno tenere conto della “salvaguardia” di alcune aree “di particolare importanza dal punto di vista sociale, simbolico e religioso”. Se il principio è chiaro, meno chiara rischia di essere la sua applicazione: un’interpretazione restrittiva può di fatto vietare qualsiasi manifestazione nei centri storici delle città italiane, dove monumenti e chiese abbondano. “L’obiettivo” ha spiegato Maroni, “è una migliore gestione delle manifestazioni e garantire il diritto dei cittadini a fruire pacificamente degli spazi della propria città ”. Altra novità : si chiederà agli organizzatori dei cortei una sorta di “caparra” per tutelarsi in caso di danni agli edifici o all’arredo urbano.
Molto misurate le reazioni dei responsabili dei centri islamici milanesi, che del resto per l’episodio della preghiera-occupazione davanti al Duomo dello scorso 3 gennaio si erano già scusati pubblicamente con la Curia milanese. ”Sono totalmente d’accordo con la direttiva del ministro”, ha commentato il ministro per le Politiche comunitarie Andrea Ronchi “ciò non significa impedire l’espressione libera del culto. Significa soltanto evitare le profanazioni come quelle che ci sono state a Milano, a Bologna e a Roma davanti al Colosseo”. Lo ha detto a Milano a margine di un convegno della Comunità religiosa islamica (Coreis) riferendosi alla direttiva per vietare le cosiddette ‘preghiere in piazza’. Ma un plauso a Maroni arriva anche da alcuni avversari politici: per Antonio Di Pietro “Maroni non intende criminalizzare chi vuole pregare. Chiede solo che si sappia prima dove si svolgeranno le manifestazioni; già oggi in alcuni luoghi come le sedi diplomatiche e le sedi dei partiti ci sino regole simili. Dunque non ci prestiamo alla strumentalizzazione preventiva antileghista”. Critico invece il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza:”Secondo la nuova normativa le manifestazioni potranno essere sostituite da gite bucoliche e pic-nic in aperta campagna” commenta ironicamente “A quali possibili percorsi pensava il ministro nel proporre i nuovi divieti? Con queste indicazioni tutto il territorio urbanizzato risulta interdetto. La grande fortuna dell’Italia è di essere il Paese più ricco di monumenti storici. Ogni piazza ha la sua chiesa e il suo supermercato, in ogni borgo e frazione: come dovranno regolarsi i Prefetti per autorizzare le manifestazioni? E soprattutto” conclude Cogliati Dezza “perché criminalizzare una democratica espressione di partecipazione?”.
Dopo il caso delle preghiere islamiche in piazza Duomo a Milano, il ministro dell’Interno scrive ai prefetti chiedendo lo “Stop alle manifestazioni davanti ai luoghi di culto”. Siete d’accordo?

“La predicazione nelle moschee deve essere fatta in lingua italiana. E più in generale, il Corano deve essere predicato nella lingua del paese in cui il musulmano vive”. Con questa proposta il presidente della Camera, Gianfranco Fini riapre il dibattito, già fonte di polemiche, sui luoghi di culto islamici In Italia. E se la proposta di Fini riceve attacchi da parte del Prc e del Pd e il plauso della Lega, divide le comunità islamiche con il consenso del Centro islamico culturale d’Italia e la critica dell’Unione Comunità islamiche in Italia (Ucoii).
Fini parla fuori casa, da Abu Dhabi negli Emirati Arabi, e si dichiara d’accordo con il principe Bin Zayed il quale, spiega il presidente della Camera, “È fermamente convinto della necessità , in Italia come negli altri Paesi, di una predicazione del Corano nella lingua del paese che ospita il musulmano. E ciò perchè, come avviene negli Emirati, non ci sia alcun tipo di predicazione e istigazione all’odio durante un momento che deve essere soltanto religioso”.Nel pomeriggio gli rispondono alcuni rappresentanti delle comunità islamiche italiane: ”Sono totalmente d’accordo con quello che ha detto Fini perché anche se é vero che la lingua del Corano é l’arabo, il sermone del venerdì, che equivale alla predica nella religione cristiano-cattolica, deve essere fatto in italiano perché l’italiano deve diventare la lingua comune di tutti gli immigrati che intendono stabilirsi in modo permanente in Italia” ha detto Mario Scialoja, consigliere del Centro islamico culturale d’Italia. Mentre di “proposta condivisibile” parla anche la Comunità religiosa islamica: ”Conoscendo Fini, con il quale abbiamo condiviso iniziative ispirate al dialogo” ha detto Yunus Distefano, portavoce della Coreis “penso che il presidente si riferisse al sermone. Su questo c’è il pieno accordo della Coreis italiana”. “Per la dottrina islamica” ha poi spiegato “è imprescindibile che la preghiera sia recitata in lingua araba, perché è la parola che si fa Dio”. Se ci si riferisce, invece, al sermone del venerdì, ‘’sarebbe meglio farlo in italiano, per istanze di trasparenza che non possono più essere eluse”. In questo caso, non vi sarebbero ”controindicazioni” rispetto al rituale e ‘’si renderebbe un servizio anche agli italiani musulmani, che magari in arabo conoscono solo la preghiera o poco più, e agli immigrati di seconda generazione, per i quali l’italiano è ormai diventata prima lingua, favorendo una maggiore integrazione e una maggiore armonia tra la pratica religiosa e l’identità italiana”. “Del resto” ha concluso Distefano “a Milano l’ imam Pallavicini tiene già i suoi sermoni in italiano e altrettanto fanno, in sua assenza, gli altri imam”.
La proposta del numero uno di Montecitorio non piace però all’Ucoii: “i politici non conoscono la realtà ”. “In Italia” spiega Issedin Elzir “già accade che il sermone sia in parte in arabo e in parte in italiano e che occorre una traduzione. Serve più dialogo, dobbiamo conoscerci di più”. “Se il timore è che in arabo possano essere dette parole di odio, l’odio si può esprimere in tutte le lingue”.
Negli Emirati Arabi Uniti esiste un’autorità dello Stato che verifica che le orazioni pronunciate nelle moschee non contengano istigazioni all’odio, specifica ancora Fini. Ma la sua posizione suscita la reazione polemica del Prc: Paolo Ferrero ricorda che “per poter discutere in che lingua si deve pregare nelle moschee occorre che le moschee in Italia si possano costruire. Invece” spiega “siamo in una situazione folle in cui i mussulmani sono sovente obbligati a pregare nei sottoscala e per strada”. Il segretario del Prc sollecita quindi una legge per la libertà religiosa e in quel contesto, a suo avviso, di deve porre il tema della lingua. Secondo il Pd la proposta di Fini è “inefficace”.
Di altro tono la reazione della Lega. Roberto Cota, capogruppo dei deputati del Carroccio sottolinea “che sia dal cardinale Poletto sia da Fini viene posta l’attenzione su temi che sono stati sviluppati nel dettaglio nella proposta di legge leghista che stabilisce anche le prediche siano fatte nella nostra lingua mentre le moschee non possano essere costruite a meno di un chilometro dalle chiese”.
Dal Pdl Souad Sbai si dichiara felice che Fini abbia fatto sua “una battaglia portata avanti dall’associazione delle donne marocchine in Italia”. Profondo il dissenso invece dei Radicali soprattutto sulla costruzione delle moschee. Silvio Viale sottolinea che “porre veti alla costruzione di moschee, delle quali i minareti sono una componente, significa legittimare le posizioni dei persecutori dei cristiani nel mondo e di ogni persecuzione verso le minoranze religiose”.
Il VIDEO servizio: