Leggi tutte le notizie su:


presidente-della-Repubblica

Oscar Luigi Scalfaro è morto

Il presidente emerito della repubblica italiana Oscar Luigi Scalfaro (Credits:

L'ex Presidente della Repubblica italiana Oscar Luigi Scalfaro (Credits: MAURIZIO BRAMBATTI - ANSA)

È morto nel sonno questa notte nella sua abitazione romana all’età di 93 anni. E di certo, il nono presidente emerito della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, non se lo sarebbe mai aspettato. Non di dover morire, per carità. Ma che la notizia del suo decesso sarebbe stata trasmessa, per prima, da Twitter. Continua

Napolitano: 1992-2011 Re Giorgio tra due guerre


Napolitano: 1992-2011 Re Giorgio tra due guerre

GIOVANNI FASANELLAChissà se è proprio come raccontano le cronache. Se è vero che Silvio Berlusconi, venerdì 11 febbraio alle 17, è salito al Quirinale per chiedere il conforto di Giorgio Napolitano contro la procura milanese. E che il presidente della Repubblica glielo ha negato, invitandolo invece a presentarsi davanti ai giudici, l’unica sede in cui difendersi dalle accuse. Chissà. Continua

Napolitano: “Stop alle polemiche fino al G8″. Ma Di Pietro non ci sta. E non è l’unico

Napolitano all'anniversario del Corpo Forestale dello Stato
“Sarebbe giusto, di qui al G8, data le delicatezza di questo grosso appuntamento internazionale, avere una tregua nelle polemiche”. L’invito, doveroso, non è arrivato da un esponente qualunque della scena politica italiana, ma da un personaggio superpartes che non persegue logiche di partito: il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ieri a Capri festeggiava i suoi 84 anni.

Pur comprendendo “le ragioni dell’informazione e della politica”, il Presidente - dopo le settimane concitate del “caso Noemi” prima, e della “scossa di Bari” poi - ha esortato politici e stampa a metter da parte le ostilità per evitare ripercussioni sull’immagine dell’Italia alla vigilia di un evento di rilevanza internazionale come quello del G8 abruzzese.

L’accoglienza dei politici

Antonio Di PietroL’appello è ovviamente stato accolto con favore da buona parte della classe politica italiana. A rimarcare la bontà delle parole di Napolitano, ad esempio, anche il presidente della Camera Gianfranco Fini (che pure in passato si era dimostrato critico nei confronti del leader del PdL): “Mai come in questa circostanza l’appello del presidente è puntuale e apprezzabile”.

Ma anche Emma Marcegaglia, leader di Confindustria, si è espressa a favore: “Sono d’accordo con lui: il G8 è un palcoscenico straordinario. Dobbiamo arrivarci tutti uniti, compatti, senza logiche che dividono, e senza situazioni che indeboliscono il nostro Paese”.

Il “no” di Di Pietro (e gli altri)

Non sono mancate, tuttavia, le prevedibili posizioni critiche da parte dei vari esponenti dell’opposizione, ormai in lotta aperta con l’esecutivo Berlusconi. Il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, ha infatti affermato che per quanto nutra un “profondo rispetto” per la carica ricoperta da Napolitano, “non reputa accoglibile l’appello”.

Ancora più duro ci è andato Antonio Di Pietro, come d’abitudine e come il suo elettorato antiberlusconiano dell’IdV si aspetta, invitando il Capo dello Stato a non guardare “il dito ma la luna”: “Non vogliamo fare polemiche, ma ci riferiamo a fatti”.

Gli stessi fatti citati questa mattina da Massimo Giannini, che nel suo editoriale odierno su Repubblica rinfaccia a Napolitano che “dove esistono i fatti c’è il giornalismo, che non può e non deve mai conoscere tregua”.

Una tregua in bilico

Date le premesse, insomma, c’è da chiedersi se davvero tregua sarà, e quanto questa potenziale pace mediatica possa durare. Quella del G8 è un’occasione troppo ghiotta per i detrattori del premier, per lasciarsela sfuggire: non a caso gli scandali e le accuse mediatiche si sono moltiplicate al suo avvicinarsi.

Le opinioni della Rete

Napolitano è Napolitano

“A chi si era illuso di poter attuare una replica del ‘94, Napolitano ha detto che non si presterà a questi intrighi. Insomma, Napolitano non è Scalfaro, e neppure Scalfari.”

Legno Storto » Napolitano non è Scalfaro (i)

Con i se e con i ma

“E’ tardiva la preoccupazione per le cattive figure, richiamando (solo) l’informazione al senso di responsabilità, in presenza di un irresponsabile Presidente del Consiglio che (senza tregua) sistematicamente calpesta e si fa beffe delle Istituzioni e che da un po’ di tempo ci mostra il letto grande in piazza. Altro che buco della serratura.”

La montagna incantata » Senza Tregua

Il chissenefrega di Repubblica

“Dopo il cazziatone presidenziale, a Repubblica serpeggia la delusione. Toni bassi, sguardi cupi, tristezza. [...] Quelli di Repubblica [...] respingono il logico e saggio monito di Napolitano, perché “dove esistono i fatti c’è il giornalismo, che non può e non deve mai conoscere tregua”. Complimenti, a pochi giorni dal G8, con tutti gli occhi del Mondo rivolti all’Italia, l’odio per Berlusconi prevale su tutto, compresi i caldi inviti del Quirinale a preservare quel poco di immagine internazionale che ci rimane.”

Daw » Napolitano? E chi se ne frega

La ricetta di Napolitano: “Per le riforme e contro la crisi serve unità”

napolitano

Coesione: è quello che serve più che mai all’Italia. Lo ricorda e lo chiede il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel messaggio agli italiani in occasione della Festa della Repubblica (qui il testo integrale e il VIDEO). “Basta guardare alla realtà senza paraocchi, per vedere che c’è bisogno, come ho detto e non mi stanco di ripetere, di più coesione nel paese - dice Napolitano -, dinanzi alla crisi e alle tensioni che scuotono il mondo”.
L’Italia è unita e si è dimostrata tale davanti a molte situazioni difficili e nonostante l’incessante muro contro muro della politica. Ne è convinto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che nel messaggio agli italiani per il 2 giugno ricorda come il Paese si sia rivelato unito di fronte all’emergenza del terremoto in Abruzzo. Ma non solo.
L’Italia, ha spiegato Napolitano, “si è ritrovata unita negli ultimi mesi nel celebrare il 25 aprile, giorno della Liberazione dal nazifascismo, del ritorno alla pace, alla libertà e all’indipendenza ; si è ritrovata unita nel rendere omaggio alle vittime del terrorismo, delle stragi, della violenza politica di ogni colore; si è ritrovata unita nel ricordare con gratitudine gli eroici magistrati e appartenenti alle forze di polizia caduti nella lotta contro la mafia”.
“Sono stati - ha sottolineato il presidente - altrettanti segni di unità del paese attorno a valori di democrazia e di solidarietà propri della nostra Costituzione. Segni di unità tanto più importanti quanto più sono aspre le contrapposizioni politiche e istituzionali, soprattutto in periodo elettorale”.
Riforme nel rispetto dei ruoli e delle prerogative di tutti gli attori sulla scena politica è quello che chiede il presidente della. Il capo dello Stato spiega che, “specie per prendere finalmente la strada delle riforme necessarie al paese e al suo sviluppo, c’è bisogno di più coesione sociale e nazionale”. Tutto questo deve avvenire “nel rispetto dei diversi ruoli istituzionali; nel libero e civile confronto tra le diverse opinioni”.
“Sono convinto” conclude Napolitano “che sia questo un auspicio diffuso tra gli italiani. Di certo è il mio augurio nell’interesse della Repubblica che oggi festeggiamo perché dal 2 giugno del 1946 con essa si identifica la nostra patria”.

Allarme dal Colle: “La mafia può approfittare della crisi economica”

Giorgio Napolitano

Non abbassare la guardia. Anzi, tenerla ancora più alta. Soprattutto in questi tempi di crisi. Perché le aziende in difficoltà, quelle cioè che stanno risentendo di più delle turbolenze economiche mondiali, potrebbero finire nelle braccia della mafia.

L’allarme, basato sulle parole del procuratore antimafia Piero Grasso, lo aveva lanciato Panorama (qui e qui) qualche settimana fa. E ora il monito viene ribadito dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del 157esimo anniversario di fondazione della polizia: Il Presidente della Repubblica avverte: “Esiste il rischio che le organizzazioni di stampo mafioso possano approfittare dell’attuale crisi per acquisire il controllo di aziende in difficoltà, con una invasiva presenza in tutte le regioni del Paese”. “Il livello di attenzione” aggiunge “dovrà essere mantenuto sempre”. Napolitano riconosce comunque, nel suo messaggio, alle forze dell’ordine di aver conseguito “brillanti risultati”. “Straordinari” afferma “quelli nella lotta alla criminalità organizzata, con la disarticolazione di organizzazioni criminali fortemente radicate in alcuni territori e con la cattura di pericolosi latitanti, anche all’estero, grazie a sapienti strategie di cooperazione internazionale. In tale ottica determinante potrà essere l’armonizzazione delle legislazioni per consentire di aggredire i patrimoni illeciti anche al di fuori dei confini nazionali, affermando la forza della legge e l’autorità dello Stato”.

Napolitano ha parlato anche di immigrazione, un tema sul quale nelle ultime settimane si è infiammato il dibattito politico. Secondo il capo dello Stato, è necessario “privilegiare la cooperazione internazionale” tra le forze di polizia “anche nel contrasto dell’immigrazione clandestina e della criminalità straniera sul territorio nazionale, che rischiano di ingenerare una diffusa percezione di insicurezza e preoccupanti fenomeni di intolleranza”. “E proprio alla crescente domanda di sicurezza” aggiunge Napolitano “la Polizia di Stato corrisponde intensamente, in sinergica collaborazione con le altre Forze di Polizia statali e locali”.

“In questo contesto particolarmente meritoria è l’attività del Servizio Controllo del Territorio e delle sue articolazioni, che ha motivato il conferimento della Medaglia d’oro al Merito Civile alla Bandiera della Polizia di Stato. L’abnegazione, lo spirito di sacrificio e la professionalità degli operatori di Polizia hanno trovato ulteriore, unanime riconoscimento nella delicata attività di soccorso e di presidio della legalità nelle località dell’Abruzzo colpite dal recente sisma. Nel rendere omaggio a tutti coloro che hanno portato all’estremo sacrificio l’attaccamento al dovere e lo spirito di appartenenza all’Istituzione, rinnovo ai familiari la solidale vicinanza dell’intera Nazione”.

“Con questi sentimenti” conclude “invio a tutti gli appartenenti alla Polizia di Stato e ai loro familiari, che ne condividono rischi e sacrifici, le più vive espressioni di apprezzamento e di augurio”.

L’appello di Napolitano: “Un 25 aprile di unità. Piaccia o no partigiani fondamentali”

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Più di tutto, unità.
A rinnovare l’appello perché ci si unisca nelle celebrazioni del 25 aprile, per superare gli antichi dissapori è stato il capo dello Stato, Giorgio Napolitano: “Voglio dire che l’importante è che ci si unisca quest’anno nella giornata del 25 Aprile, per celebrarlo in qualsiasi modo e in qualsiasi luogo, per celebrare l’una o l’altra delle componenti della Resistenza”, ha detto il Giorgio Napolitano davanti all’ossario dei partigiani caduti in Val Sangone.
Il Presidente della Repubblica ha preso la parola, visibilmente commosso, davanti ai gonfaloni dei comuni, agli stendardi delle associazioni combattentistiche e al medagliere dell’ANPI del Piemonte per ricordare che fin dal giorno della sua elezione al Quirinale sottolineò la necessità di celebrare la Resistenza “con l’impegno di ricomporre in spirito di verità la storia della Nazione, della Repubblica per giungere finalmente a un comune sentire storico” dando lo spazio dovuto a tutte le componenti che parteciparono alla Resistenza che non sono state tutte egualmente ricordate e valorizzate.
A questo proposito ha tenuto a rendere “l’omaggio a nome della Repubblica all’eroismo delle formazioni partigiane il cui contributo” ha aggiunto “piaccia o non piaccia fu determinante per restituire dignità, indipendenza e libertà all’Italia”. A quella lotta insieme ai partigiani partecipò il popolo, ha ricordato, con una solidarietà attiva e partecipò anche una componente militare che restò fedele al giuramento e dopo l’8 settembre non si piegò all’umiliazione di sottomettersi alle truppe naziste, a rischio della vita, di eccidi come quello di Cefalonia.
Alla Resistenza Napolitano iscrive anche gli oltre 600 mila militari che furono internati in Germania, egualmente, per avere rifiutato di passare con le truppe naziste, internati che vissero una “odissea”.
“Bisogna dire il posto che spetta anche alle formazioni del rinato Esercito Italiano che dopo l’8 settembre combatterono le prime battaglie a Mignano Montelungo, presso Cassino, dove” ha annunciato “mi recherò il 25 aprile”. Questa celebrazione si svolgerà, ha detto, “con lo stesso spirito con cui un anno fa andai a Genova e dissi che la Resistenza fu una straordinaria prova di riscatto civile e patriottico e non può appartenere ad una sola parte del Paese”.

La lezione di Napolitano: “La Carta non è residuato bellico. Si può modificare”

napolitano

È dal forum della Biennale della domocrazia che il Capo dello Stato tiene una sorta di lectio magistralis sulla Carta Costituzionale (qui il testo integrale dell’intervento).
E dal Teatro Regio di Torino, il Presidente della Repubblica, garante della Carta, parte con un aneddoto personale per “ricordare – anche col contributo di chi può darne testimonianza – di quale storia sia figlia la nostra democrazia repubblicana, e quella Costituzione che ne rappresenta insieme lo spirito, l’impalcatura e la garanzia”. Il ricordo di Giorgio Napolitano è legato alla notizia, sentita in radio, della caduta del Duce: “Avevo appena compiuto diciott’anni quando il 25 luglio del 1943 fui, come tutti gli italiani, raggiunto via radio a tarda sera dalla fulminante, imprevedibile notizia della caduta di Mussolini”.
Parte dal 25 luglio, il Presidente, per approdare al 25 aprile. Che, dice: “Non è festa di una parte sola”, visto che, “I valori dell’antifascismo e della Resistenza” ha aggiunto “sprigionarono impulsi positivi e propositivi”.

Poi richiamando il filosofo torinese Norberto Bobbio laddove richiamava l’irrinunciabilità della garanzia dei diritti di libertà, la divisione dei poteri, la pluralità dei partiti, la tutela delle minoranze politiche e ancora la rappresentatività del Parlamento, l’indipendenza della magistratura, Napolitano osserva: “Tutto ciò non costituisce un bagaglio osboleto sacrificabile, esplicitamente o di fatto sull’altare della governabilità in funzione di decisioni rapide, perentorie e definitive da parte dei poteri pubblici”. “Ho evocato” aggiunge il capo dello Stato “ed è di certo tra gli istituti non sacrificabili la distinzione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario e mi sarà permesso richiamare anche il riconoscimento del capo dello Stato come potere neutro”.

E tuttavia, continua il Capo dello Stato: “È del tutto legittimo politicamente” modificare la Costituzione per rafforzare i poteri del governo e di chi lo presiede rispetto al Parlamento e al potere giudiziario. Occorre però, ha sottolineato, tenere conto che i poteri dell’esecutivo sono stati già rafforzati indirettamente modificando i regolamenti parlamentari, facendo maggior ricorso ai decreti legge e al voto di fiducia, riducendo il numero di gruppi parlamentari e rafforzando il vincolo governo-maggioranza. Le modifiche devono essere motivate in modo trasparente e convincente. Napolitano ha anche sollecitato la fine del bicameralismo perfetto e una Camera delle autonomie al posto del Senato.
“La Costituzione repubblicana non è una specie di residuato bellico come da qualche parte si verrebbe talvolta fare intendere”, ha detto il presidente della Repubblica. Perché nacque, ha sottolineato, guardando lontano, e poggia “sui valori maturati nell’ opposizione al fascismo, nella Resistenza” e fu concepita aprendosi alle “imprevedibili evoluzioni e istanze del futuro. Non fu mai un manifesto ideologico o politico di parte, e legge fondamentale, architrave dell’ordinamento giuridico e dell’assetto istituzionale”.
Ma a che cosa serve la Carta? La risposta del Presidente è questa: la Costituzione regola le modalità in cui viene esercitata la volontà sovrana del popolo, disciplinandone le forme rappresentative ed elettive e ponendo “limiti che non possono essere ignorati nemmeno in forza dell’investitura popolare, diretta o indiretta, di chi governa”, ha detto. “Rispettare la Costituzione” sottolinea Napolitano “è dunque espressione altamente impegnativa, ben al di là di una superficiale e generica attestazione di lealtà. Significa anche riconoscere il ruolo fondamentale del controllo di costituzionalità e dunque l’autorità delle istituzioni di garanzia” quindi, conclude il capo dello Stato, queste istituzioni possono essere oggetto di riserve e critiche ma mai “di attacchi politici e giudizi sprezzanti”.

La Costituzione non dunque è intoccabile. La seconda parte può essere modificata ma occorre procedere con “uno sforzo di realismo e di saggezza” tenendo conto del lavoro che si è già fatto su questo tema e puntando “alla più ampia condivisione”, ha detto Giorgio Napolitano. Gli stessi padri costituenti concepirono la Costituzione prevedendo che essa potesse essere modificata, ha ricordato il capo dello Stato. Napolitano ha aggiunto che “non si può solo denunciare il rischio che sia stravolto l’ordinamento”, bisogna riprendere i tentativi che si sono fatti suscitando “una rinnovata stagione costituente. Non c’è da ripartire da zero, da arrendersi a resistenze conservatrici nè, all’opposto tendere a conflittualità rischiose e improduttive”.
Nel 1948, ha affermato Napolitano, la Costituzione nacque “certamente contrassegnata da un’accentuazione delle prerogative del Parlamento rispetto al quelle del governo” mettendo in secondo piano le esigenze di stabilità e di efficienza decisionale dell’esecutivo. Da allora molte cose sono cambiate ed è “del tutto legittimo politicamente” verificare elementi di ulteriore rafforzamento dei poteri del governo e di chi lo presiede, modifiche che devono essere introdotte “sulla base di motivazioni trasparenti e convincenti”.
A questa esigenza, ha ricordato Napolitano, dagli anni ‘80 in poi si è risposto con modifiche dei regolamenti parlamentari e un crescente ricorso ai decreti d’urgenza e alla richiesta del voto di fiducia e infine con un rafforzamento del vincolo governo-maggioranza e con “il drastico ridursi della frammentazione politica in Parlamento”. Tutto ciò, ha concluso Napolitano, ha fatto dire a Giuliano Amato che è “oggi obsoleta la tradizionale constatazione della debolezza del governo nel rapporto con il Parlamento”.

Pier Ferdinando Casini è tra i primi a commentare le riflessioni del capo dello Stato: “Siamo con il presidente della Repubblica senza se e senza ma”. E aggiunge: “Una riforma costituzionale seria va coniugata con la consapevolezza che, in una moderna democrazia liberale, le procedure sono sostanza e l’efficacia del processo decisionale si costruisce nel rispetto dell’equilibrio dei poteri”.

Napolitano: un’Italia più giusta dalla crisi

Giorgio Napolitano
Un messaggio di fine anno breve, chiaro, deciso. Dalla crisi deve e può uscire un’Italia migliore. Nel discorso, il terzo da quando Giorgio Napolitano è al Quirinale, il più breve di tutti, c’è un afflato speciale del presidente della Repubblica: un richiamo ripetuto, insistito al Paese affinché si difenda dalla crisi economica riscoprendo, come nel Dopoguerra, come contro il terrorismo, la capacità di unire tutte le forze, di valorizzare le energie vitali, di superare le debolezze, di risolvere di slancio i problemi che ci trasciniamo. Se sapremo fare questo, dice il presidente, la crisi diventerà l’occasione per costruire un’Italia migliore, più giusta, più forte, più efficiente. Lo ha detto dopo un’introduzione sulla crisi di Gaza, in cui ha espresso sgomento e ha rilanciato l’appello a fermare la “tragica spirale di violenza e di guerra” in Medio Oriente.

La crisi economica. Innovando lo stile di questi messaggi, Napolitano ha dedicato l’intero intervento alla “forte preoccupazione” degli italiani per gli effetti della crisi dei mercati, affermando di condividerla. Nel 2009, ha detto, ci attendono prove più ardue. Dobbiamo “guardare in faccia i pericoli” senza sottovalutarli, senza paura, agendo “con coraggio e lungimiranza”. Se faremo leva sui nostri punti di forza, sulle energie vive disponibili, se “uniremo le forze”, riusciremo a superare la crisi.

Se agiremo così, ha insistito più volte Napolitano, nei 14 minuti del la sua perorazione, la crisi diventerà “un’occasione” per risolvere problemi annosi, quali le riforme (istituzionali, della pubblica amministrazione, “del modo di operare dell’amministrazione della giustizia”), delle disparità sociali. Questo è possibile, ha sottolineato il capo dello Stato, sollecitando una maggiore consapevolezza delle potenzialità del Paese. Altre volte, in passato, l’Italia ha saputo esprimere questa coesione sociale e questa forza.

Le misure anticrisi. È possibile anche oggi, a condizione che l’Italia concerti le sue scelte con l’Europa e nel quadro internazionale, per concorrere a “definire nuove regole capaci di assicurare uno sviluppo sostenibile e di porre fine alla frenesia finanziaria che ha provocato stravolgimenti e conseguenze così gravi”. È possibile a condizione che l’unità nazionale, di cui il presidente si conferma garante e difensore, si esprima, oggi come altre volte, come “unione degli italiani”. A condizione che le misure anticrisi siano “efficaci, ispirate a equità e solidarietà”, si facciano carico pienamente dei soggetti più deboli e delle aree più esposte: lavoratori, giovani, precari, famiglie a basso reddito, donne, bambini, Mezzogiorno.
Il presidente si e’ detto ”vicino” a ognuno di questi soggetti, e ha aggiunto: non bisogna dimenticare che c’è “povertà in Italia, che sono troppe le persone e le famiglie che stanno male e bisogna evitare che l’anno prossimo siano di più o stiano ancora peggio”. Bisogna certamente aiutare le imprese, ma con interventi sempre rispettosi dei termini della questione energetica ed ambientale, tali da incoraggiare il rinnovamento dell’economia, promuovere “stili di vita più sobri e lungimiranti”, e con un limite, ineludibile per chiunque: il peso dell’ingente debito pubblico.

Più trasparenza nell’uso delle risorse pubbliche. Tutto ciò “non basta”. Occorre anche impiegare in modo più produttivo le risorse pubbliche, “ristabilire trasparenza e rigore nell’uso del danaro pubblico” attraverso “un confronto aperto e costruttivo”, che è sempre possibile, come insegna la vicenda del movimento degli studenti. Tocca a ognuno fare la sua parte in un clima di reciproco ascolto e senza pregiudiziali chiusure”. Per Napolitano è anche importante “come” si prendono le decisioni. Per affrontare la crisi, “la capacità di giudizio e di proposta del Parlamento resta fondamentale”, ed è “essenziale - ha sottolineato - che le le forze politiche escano da una logica di scontro sempre più sterile”, riconquistino fiducia “mostrandosi aperte all’esigenza di impegno comune e ed esprimendo un nuovo costume, davvero ispirato solo all’interesse pubblico”. Napolitano non ha pronunciato la parola ‘dialogo’ che risultava inflazionata, ha detto che la crisi “senza precedenti”, “richiede un serio sforzo di corresponsabilità fra maggioranza e opposizione in Parlamento per giungere alle riforme che già sono all’ordine del giorno e vanno condivise”.

Unire gli italiani. Tutto ciò è necessario ma, ha concluso, se non si riesce a ”unire gli italiani”, non si otterranno grandi risultati. Io, ha detto, come primo cittadino, mi impegno a favorire questa unione ”tenendomi fuori dalla competizione fra le opposte parti politiche, rappresentando col massimo scrupolo di d’imparzialità e indipendenza, nella loro essenza ideale e morale, i valori costituzionali in cui possono riconoscersi tutti i cittadini”.

Il discorso integrale del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
    • Viaggio nell'antico Egitto
    • Applicazioni Mondadori
    • Immobiliare.it
      Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

      Provincia
      Tipologia
    • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!