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Crisi, riforme ed Europa: il messaggio di fine anno di Napolitano

Giorgio Napolitano

Lo sguardo al presente, proiettato nell’immediato futuro. Dalla crisi economica e finanziaria globale che ci deve vedere marciare uniti assieme al resto dell’Europa; alle riforme di casa nostra, in primis giustizia e federalismo, da realizzare auspicabilmente con procedure unitarie e obiettivi condivisi. Il “menu” del messaggio di fine anno agli italiani viene messo a punto in questi giorni dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ma il discorso - che sarà come da tradizione trasmesso a reti tv unificate all’ora di cena - ha avuto corpose anticipazioni nel ricco “carnet” di interventi che hanno segnato il calendario del Capo dello Stato nella settimana che ha preceduto il Natale.
Gli argomenti affrontati e le soluzioni indicate o auspicate in quel corollario di appuntamenti costituiscono con ogni probabilità i cardini sui quali si incentrerà il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica. Al di là di questioni più particolari e di incombenze dell’ultim’ora, quindi, ecco i principali temi su cui potrebbe vertere il discorso presidenziale. A partire proprio dalla questione delle riforme e delle possibili modifiche all’impianto costituzionale, che “a 60 anni è ancora giovanissima” ha già ricordato Napolitano, con una battuta, “come del resto lo sono a 60 anni anche le persone. Fatti salvi i principi fondamentali che sono fuori discussione e che nessuno può pensare di modificare o alterare, si può comunque procedere nel formulare essenziali e ben determinate proposte di riforma dell’ordinamento repubblicano”.

Condizione essenziale, però, è che “venga ripreso in un clima di costruttivo confronto e nella ricerca della più ampia condivisione, come sempre si conviene” ha ammonito parlando alle alte cariche “quando si tratti di modificare la Costituzione, che non può considerarsi un tutto intoccabile”. Avanti dunque con federalismo e, più in là, col presidenzialismo, ma nel rispetto di soluzioni equilibriate e bipartisan.
Centrale dovrebbe essere il tema dell’etica in politica e dei rapporti di questa con la giustizia, considerate le recenti “bufere” che hanno scosso gli amministratori di mezza Italia. “Si pongono con urgenza problemi di equilibrio istituzionale, nei rapporti tra politica e magistratura”, ha affermato Napolitano, mentre le misure da adottare dovranno rispettare “il più corretto assolvimento dei compiti assegnati al Csm” oltre a considerare la necessità di “serenità, riservatezza ed equilibrio, nel rigoroso rispetto delle regole, senza missioni improprie e smanie di protagonismo personale”.
Ancor più concreto apparirà probabilmente agli occhi degli italiani il tema della crisi economica e finanziaria, viste le ripercussioni sui processi di produzione e sul lavoro, nonché nei portafogli della gente: sempre più numeroso il novero delle famiglie italiane che fa davvero fatica ad arrivare a fine mese. Napolitano, finora, non l’ha mai negato: “La crisi desta nuove, profonde e legittime preoccupazioni tra i cittadini”, emergono perciò “esigenze ineludibili di dare risposte in grado di favorire la crescita e di migliorare la trasparenza dei mercati. Si tratta, infatti, di una crisi globale di eccezionale portata e gravità, che obbliga anche il nostro Paese a fare i conti con se stesso. Guai a “sottovalutarne l’impatto”. Ma tutto ciò, per il Presidente, “non giustifica reazioni di paura, di scoramento o di rassegnazione”. Specie al Mezzogiorno, altra questione che sta molto a cuore all’inquilino del Quirinale.
Infine non dovrebbe mancare un accenno alla “stagnazione” in cui ancora versa il processo unitario della Ue, alle prese con la ratifica del Trattato di Lisbona, che fa le veci di quel testo costituzionale bocciato nelle urne referendarie dell’Europa a 27. Lo sguardo alle vicende internazionali sarà completato con l’appello alla pace e al dialogo in Medio Oriente, dopo l’escalation militare di queste ore, come con l’augurio di una rafforzata partnership con la nuova amministrazione Obama in procinto di insediarsi alla Casa Bianca.

E, a cavallo fra politica estera e interna, si inserirà il saluto e l’augurio di buon anno tradizionalmente rivolto dal Quirinale al Papa e prontamente ricambiato dal Vaticano. Il messaggio dello scorso Capodanno conteneva l’indicazione che “per consolidare i fermenti positivi, per mettere a frutto le potenzialità su cui l’Italia può contare, è indispensabile che si crei un nuovo, più costruttivo clima politico, fondato su una effettiva legittimazione reciproca: mi sono speso a tal fine sin dall’inizio del mio mandato e insisterò nelle mie sollecitazioni e nei miei appelli”. Una ‘promessa’ mantenuta, fino al recentissimo discorso alle alte cariche in cui Napolitano ha lamentato “un clima politico italiano dominato da troppe tensioni” dove si rischia di “perdere il senso della misura e del limite” fra le opposte “fazioni”. Facile che un monito molto simile sia rilanciato, nel messaggio che apre, sempre con speranza, al nuovo anno.

Appello di Napolitano: “No alla giustizia-spettacolo”

Giorgio Napolitano

“Nel momento in cui si riscontra una tendenza alla spettacolarizzazione dei processi, connotata anche dalla divulgazione di notizie attinenti a terzi estranei alle vicende che ne costituiscono oggetto, occorre recuperare equilibrio per assicurare il rispetto della dignità e del decoro delle persone coinvolte”.
Nel messaggio (qui il testo integrale) al Convegno in onore di Vittorio Chiusano, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, lancia un appello alle istituzioni affinché si riduca lo scontro sulla giustizia.
L’invito del Capo dello Stato Napolitano ha espresso vivo apprezzamento per un’iniziativa che ricorda, a cinque anni dalla scomparsa, un “valoroso avvocato penalista, giurista di spessore, convinto difensore dei diritti fondamentali garantiti dalla nostra Costituzione.
Il convegno su giusto processo e libertà di informazione, organizzato in suo onore dalla Camera Penale piemontese e dall’Associazione nazionale Riccardo Lombardi, testimonia l’attualità della lezione che egli ci ha lasciato nella sua attività e nei suoi studi. L’avvocato Chiusano seppe infatti coniugare, con responsabilità e senso del limite, la difesa del diritto alla informazione e la tutela del diritto dei cittadini a vedere salvaguardata la loro riservatezza”. “Il rigore intellettuale e la sapienza giuridica dell’avvocato Chiusano - prosegue il messaggio di Napolitano - possono rappresentare stimolo formativo per chi a vario titolo opera nel settore giudiziario e spunto rilevante per la elaborazione di condivise modifiche al sistema normativo vigente”.

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