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L'ex arcivescovo Emmanuel Milingo con la moglie Maria Sung
Tempi duri per l’ex arcivescovo di Lusaka, Emmanuel Milingo. Dopo la riduzione allo stato laicale rischia di finire sul lastrico. Dietro lo scontro con il Vaticano infatti non c’è soltanto la questione dei preti sposati, ma anche un braccio di ferro economico. Continua

Un fotogramma di La mala educación di P.Almodovar
Negli Stati Uniti le vittime dei preti pedofili hanno messo la Chiesa in ginocchio. In Italia, invece, i fedeli scendono in piazza per difendere coloro che sono stati bollati dalla giustizia come orchi. È successo a Firenze con Roberto Berti, condannato dalla Congregazione per la dottrina della fede per molestie sessuali. Continua

Acqua e Fede. No, la Pellegrini invincibile ai mondiali di nuoto a Roma, stavolta non c’entra.
Parliamo proprio di fede in Dio, quella dimensione interiore, magari un po’ trascurata nella frenesia di tutti i giorni, che nel tempo vuoto delle vacanze si può coltivare (scoprire o ritrovare) anche in spiaggia.
E a soddisfare il bisogno di un contatto con Dio sotto l’ombrellone, ecco entrare in azione pattuglie di speciali “baywatch” della fede. Preti, suore e giovani delle associazioni cattoliche che, in tutto il Paese con l’arrivo dell’estate si organizzano per portare la parola di Dio tra i bagnanti.
Altro che venditori ambulanti e animatori, da qualche anno i protagonisti della vita da spiaggia sono loro: i missionari dell’estate, ribattezzati simpaticamente anche “vu’ pregà ”, che macinano chilometri lungo i litorali di tutta Italia.
Negli anni la cosa ha preso talmente piede che è possibile stilare una hit parade delle “spiagge come Dio comanda”.
In provincia di Chieti, a Vasto, i preti portano la parola di Dio tra i bagnanti amplificandola con l’ausilio di un megafono. Non sono da meno a Mondragone, in provincia di Caserta, dove le suore della Stella Maris si sono organizzate per il “preyer-beach”, in cui sulla spiaggia, in mezzo a castelli di sabbia e ombrelloni, hanno innalzato cappelle itineranti, speciali gazebo in cui in cui ogni giorno si recita il rosario insieme ai turisti. In costiera Amalfitana, poi, le “Sentinelle del mattino” (un’associazione nata a Verona da don Andrea Brugnoli, un sacerdote quarantenne con il pallino dell’evangelizzazione dei giovani: qui una sua VIDEO intervista tratta da YouTube) pregheranno con i villeggianti dall’11 al 14 agosto nel nome del Signore. “Sia chiaro” dice don Andrea Brugnoli, “la spiaggia è, e resta, un luogo di divertimento. I preti e le suore stanno in chiesa. Per quel che ci riguarda, sulla spiaggia, mandiamo giovani che approcciano coetanei facendo loro un invito: ‘Gesù vuole incontrarti’”. I giovani in vacanza, racconta don Andrea, “a volte criticano la Chiesa, a volte si trovano in sintonia. Comunque la si pensi, l’importante è che si apra un dialogo. Chi vuole, ed è incuriosito dalla parola di Dio, la sera viene accolto a braccia aperte e si unisce al nostro gruppo di preghiera e di riflessione spirituale”.
Un’opportunità arriverà il 3 agosto quando, a Termoli, sarà montata la chiesa gonfiabile (una struttura nero-bianco e fucsia, di circa 30 metri di diametro, con abside e altare, capace e può ospitare circa mille fedeli), già collaudata con grande successo a Ravenna e Bibione dove si sono radunate mille persone.
Ma anche i baby vacanzieri sono chiamati nella moderna opera di proselitismo sul lungomare. In Liguria, li ha raggruppati don Roberto Fiscer, della parrocchia dei Santi Nazaro e Celso di Arenzano, in provincia di Genova, con “R-Estate”: frotte di ragazzini, accompagnati dagli educatori, che griano tra lettini e sedie a sdraio invitando i loro coetanei a seguirli al patronato per giocare a pallavolo, ping pong, biliardino e, naturalmente, per pregare.
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Irlanda: 30 mila casi di abusi sessuali e pedofilia denunciati a carico di 800 tra sacerdoti, religiosi e suore.
Stati Uniti: 4.392 sacerdoti denunciati per molestie su minorenni.
Brasile: 1.700 preti accusati di violenze, orge e uso di droga a danno di bambini piccoli. Italia: 17 condanne e 22 incriminazioni per abusi su minorenni a carico di sacerdoti e religiosi. E ancora Australia, Gran Bretagna, Francia, Croazia, Polonia, Austria… Si allunga la lista degli scandali.
Nei giorni scorsi, al termine di un’ispezione del Vaticano (in gergo visita apostolica), è stato rimosso l’abate della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma. Ufficialmente la motivazione è “abusi liturgici”, ma si parla di rapporti omosessuali all’interno del monastero.
Un’altra ispezione è partita a carico della congregazione dei Legionari di Cristo, che contano 800 sacerdoti e 2.500 seminaristi in 30 paesi. Il fondatore padre Marcial Maciel Degollado, deceduto un anno fa, è accusato non solo di avere compiuto abusi sessuali sui seminaristi ma di avere avuto anche un’amante e una figlia.
Casi di oncubinato, omosessualità , malversazioni economiche
E ancora: decine di casi di concubinato nel clero della diocesi di Linz in Austria. Accuse di omosessualità per sacerdoti anche all’interno delle Mura vaticane, e di malversazioni economiche e finanziarie. E ancora: abbandoni e suicidi, come quello di monsignor Silvano Caccia, per dieci anni responsabile dell’ufficio famiglia della curia di Milano, che nel marzo scorso si è tolto la vita dopo essere stato rimosso dall’incarico.
È proprio Benedetto XVI a lanciare l’allarme e a indire un anno speciale dedicato ai sacerdoti, che si concluderà il 19 giugno 2010 in piazza San Pietro con un grande incontro dei preti di tutto il mondo. Quella del Papa suona insomma come una chiamata alle armi per fare fronte sia agli scandali sia alla drammatica diminuzione delle vocazioni al sacerdozio, soprattutto in Europa (meno 6,8 per cento) e in America del Nord, solo in parte compensata dalla crescita in Africa e in Asia. In totale i sacerdoti nel mondo oggi sono 408 mila (dei quali circa 272.500 diocesani e 135.500 religiosi), ma almeno 700 di essi ogni anno abbandonano ufficialmente l’abito talare e forse altrettanti lasciano di fatto il ministero senza neppure comunicarlo al vescovo.
Il sociologo Luca Diotallevi è reciso: nel 2023 in Italia i sacerdoti diocesani potrebbero essere un quarto meno di oggi (da 33 mila a 24 mila) mentre i sacerdoti stranieri nel Paese raddoppieranno (dal 5 al 10 per cento del totale). “È sbagliato tuttavia ridurre il problema del clero a un problema di quantità . Al contrario è anzitutto una questione di qualità dei sacerdoti: come vengono selezionati, quali sono le loro motivazioni, chi li accompagna nel loro percorso” avverte Diotallevi.
Massimo Camisasca, fondatore della Fraternità sacerdotale dei missionari di San Carlo Borromeo, è ancora più severo nella diagnosi: “Molti preti non pregano più, in molti seminari la formazione è frammentaria e superficiale, ci sono carrierismo, sottomissione alle logiche del mondo, difficoltà di aprirsi alla collaborazione con i laici. Questo ha svuotato la vita di molti preti e ha smesso di renderli testimoni credibili. Da qui occorre partire per ridare slancio all’esperienza sacerdotale. Mancano inoltre, almeno per ora, nella Chiesa luoghi in cui rileggere assieme le difficoltà che vive la formazione e la vita sacerdotale” osserva Camisasca.
Clero con logiche da casta
Invece di mettersi in discussione il clero ha reagito con la logica della casta: “Si è arroccato in difesa dei propri privilegi e delle proprie sicurezze” sintetizza Diotallevi.
Per il Papa è il momento di ricordare chi sono gli eredi degli apostoli. Ha varato nuove norme, semplificate, che faciliteranno la riduzione allo stato laicale per i sacerdoti che si macchiano di una “condotta di vita irregolare e scandalosa” e ne ha affidato l’applicazione alla Congregazione per il clero. Presto sarà poi pubblicato un “Direttorio per i confessori e direttori spirituali” insieme con una raccolta di testi di Joseph Ratzinger sulla missione del prete oggi.
Per realizzare questo programma Benedetto XVI si è circondato di una squadra composta da uomini di fiducia: i segretari delle congregazioni per il clero e per l’educazione cattolica, Mauro Piacenza e Jean-Louis Brugués, il prefetto del clero, cardinale Claudio Hummes, il vicario per la diocesi di Roma, cardinale Agostino Vallini. Ma secondo il vaticanista Marco Politi (autore del recente saggio La Chiesa del no, Mondadori) tutto questo non basterà per fare fronte alla crisi: “Non c’è stata, fino a questo momento, una strategia complessiva per affrontare il problema del clero”.
Celibato dei preti, sacerdozio e omosessualità , valorizzazione del ruolo dei laici e delle donne: questi sono i temi che la Chiesa, secondo Politi, è chiamata oggi a mettere sul tavolo. Un coraggio che, fino a questo momento, sembra essere mancato.

Non possono diventare sacerdoti persone con “tendenze omosessuali fortemente radicate”. A tre anni da un documento della Congregazione per l’educazione cattolica (2005), lo stesso dicastero della Santa Sede pubblica un testo di piú ampio raggio, “Orientamenti per l’utilizzo delle competenze psicologiche nell’ammissione e nella formazione dei candidati al sacerdozio”, che torna anche sul tema dell’omosessualitá in seminario.
“Il cammino formativo” si legge nel documento “dovrà essere interrotto nel caso in cui il candidato, nonostante il suo impegno, il sostegno dello psicologo o la psicoterapia, continuasse a manifestare incapacitá ad affrontare realisticamente, sia pure con la gradualitá di ogni crescita umana, le proprie gravi immaturità (forti dipendenze affettive, notevole mancanza di libertá nelle relazioni, eccessiva rigiditá di carattere, mancanza di lealtá, identitá sessuale incerta, tendenze omosessuali fortemente radicate, ecc).
Lo stesso, aggiunge il documento, deve valere anche nel caso in cui risultasse evidente la difficoltá a vivere nel celibato, vissuto come un obbligo cosà pesante da compromettere l’equilibrio affettivo e relazionale”. Nel 2005 la congregazione vaticana responsabile dell’educazione pubblicó una “Istruzione circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al seminario e agli ordini sacri”. L’iniziativa venne assunta sulla scia dello scandalo pedofilia negli Stati Uniti, anche se, all’interno della stessa Chiesa cattolica, diverse voci si levarono contro una connessione tra pedofilia e omosessualitá.
E non che stavolta le voci contro si siano taciute. Anzi: sui preti gay, afferma Franco Grillini presidente di Gaynet: siamo in “presenza di un vero e proprio razzismo e della solita ossessione omofoba propria degli apparati clericali”. “Se per fare il prete il requisito principale è la castità , ovvero la, impossibile, rinuncia a qualsiasi attività di carattere genitale, l’orientamento sessuale dovrebbe essere irrilevante. E invece no” ha aggiunto Grillini “se uno è gay niente sacerdozio. Siamo qui di di fronte ad una brutale discriminazione che contribuisce a diffondere il veleno dell’esclusione e del razzismo omofobico”.
“Con ogni probabilità l’intento è quello di fugare il sospetto di essere un’organizzazione omosessuale di massa come accade inevitabilmente alle strutture monosessuali coatte basate sulla rigida separazione tra donne e uomini”.
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Clamorosa svolta nelle indagini su Tommaso Stenico (questo il suo blog), l’alto funzionario della curia vaticana che avrebbe adescato un gay su internet per un incontro a luci rosse tra le mura dei sacri palazzi. Il filmato trasmesso da La7 nel corso del programma Exit sarebbe “taroccato”. Nessuna trappola ai danni dell’alto prelato e nessuna telecamera nascosta. Secondo le autorità vaticane, Stenico era d’accordo con gli autori di Exit e nella stanza c’era un terzo uomo che filmava l’incontro.
A insospettire gli inquirenti è stata la qualità delle immagini. Il video è stato esaminato dai tecnici del Centro televisivo vaticano. Numerosi gli elementi che, secondo gli esperti, portano a escludere che le immagini siano state registrate con una telecamera nascosta: i ripetuti cambi di angolazione nelle riprese, le inquadrature che si stringono e si allargano, ma soprattutto gli spezzoni che mostrano “l’inviato” della 7 che arriva nello studio del prelato posando in terra lo zaino (dove presumibilmente doveva essere nascosta la telecamera) e poi lo raccoglie al momento di lasciare la stanza. Immagini che potevano essere riprese solo da un terzo operatore presente alla scena.
Partendo da queste osservazioni le autorità vaticane hanno aperto due filoni di indagini. Il primo affidato al cardinale Cláudio Hummes, prefetto della Congregazione per il clero, il secondo a Domenico Giani, capo della Gendarmeria vaticana. Entrambi riferiranno al Papa e al cardinale Julián Herranz, presidente della commissione disciplinare della Curia romana.
Questa la prima, parziale ricostruzione dei fatti che filtra dal palazzo apostolico. Durante l’estate Stenico sarebbe entrato in contatto con gli autori di Exit che stavano preparando una puntata sui preti gay. Secondo il progetto iniziale, il monsignore avrebbe dovuto rilasciare un’intervista, con il volto coperto e la voce contraffatta, denunciando il proliferare dell’omosessualità nella Curia vaticana. Successivamente, per ottenere un maggiore impatto emotivo, si è scelta la soluzione del finto reality a sfondo omosessuale.
Il prelato si è procurato una copia della chiave dell’ascensore di servizio che consente di accedere direttamente agli uffici della Congregazione per il clero, passando da un garage sotterraneo. Quindi avrebbe combinato l’appuntamento con l’inviato e l’operatore della 7 fuori dell’orario di ufficio.
La Gendarmeria vaticana sta cercando di scoprire chi ha fornito a Stenico copia della chiave dell’ascensore e, soprattutto, sta interrogando alcuni testimoni che avrebbero visto uscire dalla Congregazione due uomini, che potevano essere l’inviato della 7 con il suo operatore.
Convinto di non essere riconosciuto nelle immagini, il prelato puntava a far scoppiare in maniera clamorosa lo scandalo dei preti omosessuali in Vaticano. A questo scopo aveva già redatto un dettagliato dossier con un elenco di nomi e di circostanze che chiamerebbero in causa un certo numero di sacerdoti e persino alcuni vescovi impegnati in Curia. Un’autentica schedatura che Stenico avrebbe curato nel corso degli anni approfittando del ruolo di capoufficio della Congregazione per il clero e di psicologo presso il Centro di assistenza sanitaria (Fas) della Città del Vaticano. Per un certo periodo di tempo il monsignore aveva anche aperto uno studio per l’assistenza psicologica ai sacerdoti in difficoltà .
Nei giorni scorsi Stenico ha inviato al cardinale Hummes una memoria difensiva. Poco più di due pagine dattiloscritte, che Panorama ha potuto leggere in esclusiva. Lungi dal cercare giustificazioni, il prelato attacca con forza il degrado morale e dei costumi che, a suo dire, si è progressivamente diffuso nella Curia vaticana.
Nella memoria difensiva il monsignore tace sui suoi reali rapporti con La7, ma sostiene di aver organizzato l’incontro con il giovane omosessuale per avere materiale destinato alla sua documentazione. Insomma da imputato a testimone: questo l’obiettivo di Stenico che con il suo dossier potrebbe far tremare i sacri palazzi.

Le autorità vaticane lo ascolteranno, ma difficilmente le informazioni che fornirà gli eviteranno la radiazione dal Vaticano. Solo se fornirà una dettagliata descrizione dell’accaduto Stenico potrà forse evitare il massimo della pena, cioè la riduzione allo stato laicale.
Finisce così, in maniera ingloriosa, la carriera del monsignore che tutti conoscevano per la sua ambizione a diventare vescovo. Amico di prelati importanti e giornalisti influenti, Stenico non passava inosservato con il suo grande cappello a tesa larga e la Bmw bianca. Trascorreva le estati a Passoscuro, vicino a Fregene, frequentando lo stabilimento del Vaticano dove fanno i bagni i prelati più in vista della Curia.
Infaticabile nello scrivere libri (una quarantina di titoli, spesso con la prefazione del cardinale Angelo Sodano) e nel condurre trasmissioni su Telepace. Ma tutto questo non è bastato per fargli ottenere la promozione episcopale. Ironia della sorte: la sua candidatura sarebbe stata bloccata perché il monsignore è stato accusato di aver avuto avventure galanti con alcune giovani donne.
I fatti risalirebbero a 30 anni fa, quando il giovane e attraente sacerdote si era trasferito dalla provincia di Trento a Bracciano al seguito del vescovo di Civita Castellana, Marcello Rosina, di cui era segretario.
Dopo violenti contrasti con il successore di Rosina, Divo Zadi, Stenico chiede di essere assunto in Vaticano, dove fa tutta la carriera: da addetto di segreteria a capufficio. Fino all’ultima delusione: la nomina dell’arcivescovo Mauro Piacenza a segretario della Congregazione per il clero, carica a cui Stenico aspirava. Poi la decisione di denunciare in modo clamoroso l’omosessualità in Curia. Che si è rivelata un autogol.
INTERVENTO DELLA REDAZIONE:
In riferimento all’articolo pubblicato il 25 ottobre 2007 su Panorama, quale difensore di Monsignor Tommaso Stenico, smentisco categoricamente gli eventi attribuiti al mio assistito perché destituiti di ogni fondamento, nonché il contenuto della cosiddetta memoria difensiva a lui attribuita, nonché ogni altra affermazione priva di qualsiasi riscontro. Respingo ogni insinuazione e/o accusa del tutto fantasiosa.
Avv. Michele Morenghi
- Tags: amministrative-2007, Andrea-Bellavite, candidati, elelzioni, Gorizia, Laurella-Arietti, liste, Polo, poltrona, preti, sindaco, Unione, Verona
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Che le amministrative del prossimo maggio (al voto del 27 e 28, circa 12 milioni di cittadini) possano essere la prima vera rivincita dopo le politiche 2006 si vedrà . Che siano sorprendenti lo si sa già . A Gorizia potrebbe scendere in campo per l’Unione “l’acqua santa”; pochi km più giù, a Verona un “diavolo” trasformista.
Nella città friulana è infatti pronto a scendere in pista, per la poltrona di sindaco, niente meno che un parroco: don Andrea Bellavite, 47 anni, da ieri ex direttore del settimane diocesano Voce isontina (si è dimesso proprio in occasione delle elezioni). Il suo nome era già venuto alla ribalta in passato per una serie di contrasti con il vescovo di Gorizia per alcune dichiarazioni sull’amore omosessuale e per le sue posizioni da No Global, contro le bombe atomiche alla base Usaf di Aviano e contro il Cpt di Gradisca d’Isonzo. Ora don Bellavite si è deciso a fare il salto definitivo: è pronto a lasciare la tonaca e a “mettersi a disposizione” dell’Unione come candidato sindaco, “a patto però che tutti i partiti e i movimenti ritrovino l’unità sulla mia persona”. A frenarlo non saranno quelli della sinistra radicale (che anzi lo hanno proposto, insieme all’Italia dei Valori, ad alcuni gruppi vicini alla Margherita, alla sinistra Ds e a una vasta area del mondo cattolico), ma il diritto canonico: “Un prete non si può candidare a sindaco” spiega monsignor Velasio De Paolis, segretario del Tribunale della segnatura apostolica “il codice di diritto canonico lo vieta perché le cariche pubbliche non sono convenienti per i chierici e per chi abbia ricevuto un ordine sacro”. E ancora: “Il parroco è chiamato al servizio di tutta la comunità , non solo di una parte di essa, né tanto meno a incarichi di tipo partitico”. Don Bellavite però non arretra di un passo, neanche di fronte alla prospettiva che il vescovo potrebbe sanzionarlo: “Dovrei chiedere una dispensa. Essere ridotto allo stato laicale per il mio nuovo servizio. Sarebbe un modo nuovo e diverso di servire la mia gente”. Insomma don Bellavite cambierebbe soltanto il pulpito da cui far sentire la propria voce.
Voce indipendente e decisa anche quella di Laurella Arietti, transessuale, 60 anni e un sogno preciso: emulare le gesta politiche dell’onorevole Vladimir Luxuria. Cominciando dalla poltrona di sindaco di Verona, per la quale ha deciso di candidarsi. Centrato il nome della lista civica “Verona. Cambiare si può”, messa in piedi da questa ex operaia metalmeccanica e responsabile del Transgender Pink dell’omonimo circolo scaligero e presentata alla stampa insieme al proprio staff di una trentina di candidati. Le intenzioni del candidato transgender sono chiare: inserirsi nella gara cittadina con “Un lavoro dedicato ai diritti di tutti i cittadini perché pensiamo di avere un approccio più sensibile ai problemi. Partendo dalle nostre esperienze di precari, operai, sindacalisti vogliamo creare una città aperta a tutte le identità , rispettosa degli stranieri, una città senza barriere, né confini retta da un’economia ecosolidale e rispettosa dell’ambiente”. E non è detto che non ci riesca: mentre nella città dell’amore eterno e contrastato è in atto un vero braccio di ferro tra le due famiglie del Polo (tra il centrista Alfredo Meocci e il leghista Flavio Tosi), la candidatura di Arietti potrebbe rosicchiare consensi al centrosinistra, che ripresenta il sindaco uscente Paolo Zanotto.