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Oslo, Zurigo, Copenaghen, Ginevra, Tokyo e New York.
Ecco la sestina delle città più care al mondo (in relazione a un paniere standardizzato composto da 122 beni e servizi), ma anche quelle con il reddito medio più alto. Se si prendono in considerazione anche gli affitti, la vita è particolarmente cara a New York, Oslo, Ginevra e Tokio. All’estremo opposto, iprezzi più bassi per il paniere si registrano a Kuala Lampur, Manila, Delhi e Bombay.
Lo rivela l’annuale studio della banca Ubs su prezzi e salari 2009 di 73 città di tutto il mondo (dati di riferimento sono stati raccolti tra marzo e aprile) che, per calcolarne le differenze, ha analizzato quanto tempo di lavoro fosse necessario per comprare un iPod nano.
Risultato: un dipendente medio di Zurigo e New York ha bisogno di nove ore di lavoro, mentre un lavoratore di Bombay deve lavorare un mese per comprarlo. E se un romano se la cava con 19 ore e mezzo, a un milanese ne bastano 16. L’analisi, che si basa su una cesta di 122 beni e servizi, ha evidenziato che i residenti di Oslo, Zurigo, Copenaghen, Ginevra e Tokyo pagano una media del 20 per cento in più rispetto ad altre località dell’Europa occidentale.
Nelle città italiane è stata invece registrata un’inversione di tendenza, con Roma al 17esimo posto della classifica mondiale che supera Milano - 30esima - per costo della vita.
Diversi i risultati per quanto riguarda il reddito medio: Roma si classifica infatti al 30esimo posto dietro di 14 punti rispetto al capoluogo lombardo, come conferma il potere d’acquisto dei romani, al 39esimo posto rispetto al 26esimo dei milanesi.
Lo studio ha concluso che gli impiegati di Copenaghen, Zurigo, Ginevra e New York hanno i redditi lordi più alti, mentre gli stipendi netti migliori si trovano in Svizzera, a Zurigo e Ginevra, dove la percentuale di imposte statali è relativamente bassa rispetto al totale.
Secondo lo studio inoltre i prezzi medi in Europa non si sono omologati nonostante l’ampliamento della UE nel 2004: una cesta di 95 beni e 27 servizi è risultata più economica del 35 per cento nelle città dell’Europa dell’est rispetto a quelle occidentali, dove i lavoratori guadagnano in media tre volte in più dei loro colleghi.
Taxi, ristoranti e shopping: dove si spende di più? La MAPPA:
Visualizza Prezzi, salari e servizi nel rapporto 2009 di Ubs in una mappa di dimensioni maggiori

A Milano i prezzi salgono, ma meno delle altre metropoli europee: nel 2008 Milano è infatti la settima città meno cara in Europa. Escludendo le città dell’Est, solo Atene, Lisbona e Dusserldorf risultano più economiche. La palma della città più cara va a Oslo, seguita da Londra e da Copenaghen. Milano si posiziona al 26° posto su 32 metropoli europee per il suo livello di prezzi nel 2008.
Sono questi alcuni dati che emergono da una elaborazione della Camera di commercio di Milano, attraverso il Lab Milano, su dati provenienti dall’Economist Intelligence Unit - Economist.
Posto uguale a 100 i prezzi a Milano, le città europee più convenienti del capoluogo lombardo sono Atene (indice: 99), Lisbona (96), Dusserldorf (93), e tre città dell’Est: Bucarest (86), Budapest (78) e Sofia (67). Roma si posiziona al 21° posto (107).
Tra le singole voci, Milano è la città meno cara in assoluto per il costo degli alcolici (prima Oslo con 394), è al 27° posto per il costo delle utilities (prima Vienna con 210; ultima Praga con 63), al 25° per gli articoli per la casa (prima Oslo con 250; ultima Sofia con 63), al 24° per gli alimentari (prima Copenaghen con 155; ultime Budapest e Sofia con 66), al 21° posto per gli affitti (prima Londra con 404; ultima Sofia con 51) e al 21° per la cura personale (prima Copenaghen con 146; ultima Sofia con 55).
Il capoluogo lombardo sale poi tra le 20 città più care per i divertimenti (al 19° posto: prima Oslo con 136; ultima Sofia con 65), per il costo del tabacco (al 16° posto; prima Oslo con 225; ultima Budapest con 51) e per i trasporti (al 15° posto; prima Oslo con 165; ultima Sofia con 61).
Infine Milano è nella top-ten delle città europee più care per quanto riguarda l’abbigliamento: essere la capitale della moda costa e “vale” la quinta posizione nella classifica delle più care in Europa.
Se poi si considera la crescita dei prezzi dall’introduzione dell’euro ad oggi, Milano continua a fare meglio di molte altre realtà. Tra le 32 metropoli europee considerate, Milano è al 14esimo posto. Al primo posto Bucarest, seguita da Francoforte e Bratislava. Al quinto posto si posiziona Roma. Amsterdam è invece la città che presenta l’aumento più contenuto dei prezzi, seguita da Manchester e da Varsavia. al 5° posto assoluto (città più cara Francoforte con 110; città più conveniente Manchester con 41).
Non è purtroppo una novità: agosto agli sgoccioli, vacanze quasi finite, la scuola che sta per ricominciare. E si torna a parlare di caro libri. Stavolta però, con grande soddisfazione del ministro della pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini (e, si presume, di tutti i genitori) qualcosa si sta muovendo: l’Antitrust è sceso nuovamente in campo contro gli aumenti dei prezzi dei testi. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, diretta da Antonio Catricalà, ha infatti deciso di agire, mettendo in piedi un monitoraggio sui costi dei libri, per verificare gli effetti dell’istruttoria conclusa nell’aprile scorso con l’accettazione degli impegni presentati dagli editori.
Petrolio, pane, pasta e tariffe telefoniche: nella lista degli aumenti post vacanze, rilevati da Adusbef e Federconsumatori, ovvio che trovino spazio anche i libri, che incideranno negativamente sul budget casalingo, mediamente, rispetto allo scorso anno, per circa 60 euro. E allora, via all’iniziativa: da martedì saranno effettuate verifiche a campione, da parte delle Unità Speciali della Guardia di Finanza, nelle librerie di 8 città italiane per valutare le modifiche intervenute sul mercato dopo gli impegni presentati dagli editori e resi vincolanti dall’Autorità.
L’obiettivo, anche in vista delle relazioni di ottemperanza che gli editori dovranno presentare entro dicembre 2008, è “verificare se nel mercato dell’editoria scolastica si stiano verificando gli attesi cambiamenti positivi per le famiglie, in termini di riduzione dei costi e di ampliamento dell’offerta, legati agli impegni delle case editrici resi vincolanti dall’Autorità”.
La maggior parte degli editori, ricorda l’Authority, si è infatti impegnata a sfruttare strumenti informatici per trasferire su supporto digitale parte dei contenuti prima diffusi solamente su carta, in modo da poter ottenere un contenimento della foliazione dei testi stampati e una conseguente riduzione dei costi di produzione: buona parte dei risparmi così ottenuti si sarebbe dovuto tradurre, in base agli impegni, in un contenimento dei prezzi di copertina, a beneficio dei consumatori.
Intanto, dice la puntuale indagine di Altroconsumo, le città più care sarebbero Roma, Napoli e Milano: nelle 55 scuole secondarie di primo grado prese in esame da Altroconsumo a Napoli si sono toccati i 394 euro, a Roma i 334, a Milano i 316, ben al di là dei limiti indicati dal Ministero: 280 euro per le prime mediea.
Ed è quindi corsa all’usato. Acquisti on line, mercatini, studenti delle annate precedenti pronti a disfarsi dei libri di testo. Oppure si ricorre alla pratica delle fotocopie. Che, quasi d’ordinanza all’università, comincia a diffondersi anche nelle scuole secondarie.
“Il contenimento del caro libri” ha aggiunto Gelmini “è un tema strettamente collegato a quello del diritto allo studio e anche per questo è una delle priorità del Ministero dell’Istruzione”. Ma che fare per frenare gli aumenti? “Stiamo cercando di attivare meccanismi di controllo della spesa delle famiglie, ma c’è ancora molto da fare”, ha continuato Gelmini. Nell’attesa, alcune scuole stanno promuovendo un bonus per gli studenti meritevoli: cioè i secchioni pagheranno meno. Per la prima volta alcune scuole daranno l’opportunità ad alcuni studenti di alleggerire l’ennesimo salasso per il portafoglio familiare. Così, per fare due esempi, al liceo scientifico Einstein di Milano ai promossi con la media non inferiore ad otto è stato assegnato un bonus di ben 200 euro da spendere in libreria (o in alternativa per l’acquisto di biglietti teatrali o per l’iscrizione a corsi sportivi, musicali o di lingue); mentre al classico “Ennio Quirino Visconti” di Roma i 50 studenti tra quarto ginnasio e il secondo liceo che quest’anno sono stati promossi con la media dall’otto in su riceveranno un buono da 90 euro da spendere (in libri, cd e dvd) nelle librerie “Feltrinelli”.
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Non è tutto oro quello che luccica nelle vetrine dei negozi nella stagione dei saldi. La febbre degli acquisti, che assale i cittadini dopo la pausa natalizia, può nascondere cocenti delusioni. A volte i capi sono venduti a prezzi solo apparentemente scontati. In tempi di rincari continui diventa importante scegliere accuratamente come spendere il proprio denaro. Di tempo per ragionarci ce n’è ancora; le vendite straordinarie finiscono di solito verso la fine di febbraio, in alcune regioni anche a fine marzo. Ecco le dritte di Altroconsumo per sfruttare al meglio i saldi di fine stagione.
Innanzitutto è bene farsi un’idea dello sconto effettivo. Confrontate il cartellino che riporta il prezzo vecchio con quello ribassato: lo sconto è corretto? Se il prezzo non vi sembra giusto, non esitate a chiedere al negoziante chiarimenti sullo sconto praticato. I più navigati dello shopping fanno un giro qualche giorno prima della data prevista per l’inizio dei saldi: con una buona memoria fotografica potranno essere sicuri che la merce scontata sia veramente quella di stagione.
La legge, infatti, prevede che i saldi non riguardino tutti i prodotti, ma solo la merce stagionale e gli articoli cosiddetti di “moda”, cioè quelli che hanno probabilità di deprezzarsi se non vengono venduti entro la stagione.
La qualità non è sempre garantita. Può capitare che tra i tanti capi in saldo finiscano anche fondi di magazzino da smaltire. Controllate che i vestiti siano in buone condizioni. Se vi accorgete del difetto quando siete già a casa, potrete comunque tornare al negozio a restituire la merce e chiedere di riavere indietro i soldi. È un vostro diritto: state invocando la garanzia legale prevista dal Codice del Consumo. Potete anche scegliere di tenere il capo e di farvi fare uno sconto sul prezzo. In entrambi i casi è necessario conservare sempre lo scontrino. La garanzia vale per due anni dall’acquisto. Attenzione, dunque, agli scontrini di carta chimica, che sbiadiscono dopo qualche mese: fotocopiateli per poterli mostrare al momento opportuno.
La legge però non prevede che possiate fare i capricci: se vi pentite dell’acquisto non potrete poi cambiarlo. La sostituzione infatti è a discrezione del commerciante. Per prudenza, soprattutto se siete incerti sull’acquisto, accertatevi che il negoziante vi consenta di fare un cambio e chiedete quanti giorni avete a disposizione. Per evitare ripensamenti provate sempre l’articolo scelto, anche se in tempi di saldi bisogna rassegnarsi a code interminabili ai camerini.
Fate attenzione alla cassa. I prezzi esposti vincolano il venditore: al momento di pagare non può essere praticato uno sconto diverso da quello indicato sullo scaffale. Se il negoziante nicchia, potete pretendere che intervenga la polizia municipale, che per legge è tenuta a vigilare sul corretto andamento dei saldi. Avete il coltello dalla parte del manico: chi viola le norme può essere costretto a pagare una multa che parte da un minimo di 516 euro.
Infine non dimenticate che anche in tempi di saldi avete gli abituali diritti. Per esempio potete pagare con carta di credito se il negoziante è convenzionato. I commercianti sono tenuti ad accertarla sempre, anche in periodo di saldi, e soprattutto non devono gonfiare i prezzi dei capi pagati con la carta. Se avete ancora energia, potete protestare di nuovo: con la banca o con la società emittente della carta.

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Professionisti in cucina si nasce. O si diventa. Nei frenetici giorni di festa si rischia di prendere qualche granchio, se non si fa più che attenzione a cosa si infila nel carrello.
Pacchi e pacchetti luccicanti a volte nascondono prodotti di qualità non elevata, spesso a un prezzo più alto del necessario. Alcune dritte di Altroconsumo possono orientarvi nella scelta degli acquisti.
Salmone. Sbirciare dentro la busta trasparente non serve a capire se si tratta di una prelibatezza oppure no. Il colore del salmone infatti non è un indice di qualità, è una strategia di marketing per rendere più appetibile il prodotto. Il colore rosato, studiato per essere il più possibile vicino alle preferenze dei consumatori, è ottenuto alimentando i pesci con mangimi più o meno ricchi di carotenoidi. Quello che conta invece è la freschezza. La durata ottimale del salmone affumicato è di circa 3-4 settimane, non due mesi come previsto. In un nostro recente test su 12 marche diverse di salmone sono emersi problemi di igiene dovuti a tempi di conservazione troppo lunghi. Quindi guardate sempre la scadenza prima di comprare e consumate il pesce il prima possibile. Infine ricordate che solo il salmone selvaggio è pescato, tutti gli altri sono di allevamento e sono di qualità molto simile tra loro.
Panettone. La specialità meneghina, come altri prodotti dolciari, è disciplinata da un decreto dei ministeri delle Attività produttive e delle Politiche agricole e forestali. La legge prevede innanzitutto quali devono essere gli ingredienti, in che quantità minima e quali possono essere quelli eventualmente aggiunti. L’impasto del panettone, per esempio, deve contenere farina di frumento, zucchero, uova di gallina di categoria “A” (in quantità non inferiore al 4%), burro per almeno il 16%, uvetta e scorze di agrumi canditi in quantità non inferiore al 20% (possono anche non esserci, purché sia indicato), lievito naturale costituito da pasta acida (cioè da un pezzetto di impasto già lievitato), sale. Per verificare l’autenticità dell’impasto potete leggere l’etichetta del prodotto, vera e propria carta d’identità del nostro acquisto.
Spumanti. Gli spumanti sono classificati sia in base al tipo di uva utilizzata sia in base alla lavorazione. A volte sulle bottiglie si trovano alcune sigle misteriose, di cui invece è bene conoscere il significato al momento dell’acquisto. La dicitura V.S.Q. è l’acronimo di vino spumante di qualità, che viene attribuito ai vini con una lavorazione di almeno un mese. Si tratti in genere di vini aromatici, come Moscato, Malvasia e Brachetto. V.S.Q.P.R.D. sta invece per vino spumante di qualità prodotto in regione determinata, sigla di cui si possono fregiare le bottiglie che seguono un disciplinare di produzione stabilito per legge, cioè a denominazione di origine controllata (doc) o docg (denominazione di origine controllata e garantita).

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Dopo il pane, la pasta. La spesa degli italiani continua a essere sottoposta ad aumenti ingiustificati. L’autorità garante della Concorrenza e del mercato ha aperto un’istruttoria sui prezzi di spaghetti, penne e simili per accertare l’esistenza di un cartello tra le associazioni di produttori di pasta, Unipi e Unionalimentari. L’inchiesta è più che doverosa. Altroconsumo ha denunciato all’Authority già nelle scorse settimane il grave allineamento dei listini del pane. Un fenomeno che, in seguito al comportamento scorretto dei pastai, si rivela ancora più ampio.
Le associazioni dei produttori di pasta continuano a rivendicare la necessità di alzare i prezzi. I pastai sopravvalutano maliziosamente l’incidenza del prezzo della materia prima, il grano, sul costo del prodotto finale. Secondo Altroconsumo, invece, i rincari del prezzo della pasta (qui il grafico in .pdf) nell’ultimo anno e mezzo non sono giustificabili. L’aumento del costo delle materie prime, infatti, non deve giustificare l’innalzamento dei prezzi. Sono molte altre le voci sui cui le aziende possono agire per ammortizzare i propri costi, prima di tutto quelle di marketing. All’inizio degli anni ‘90, per esempio, Barilla diminuì del 30% il prezzo della pasta tagliando le spese legate alla raccolta punti (uno dei tanti strumenti per fidelizzare la clientela).
Quando poi il prezzo della pasta è alto in partenza, è il caso di De Cecco, l’incidenza della materia prima risulta ancora più irrilevante. Il vero problema è che l’unico meccanismo che i produttori conoscono è la perdita delle quote di mercato.
Apprezziamo l’intervento del Garante, ma se neanche questo riporterà una concorrenza onesta bisognerà fare di più. Pane e pasta sono i prodotti sui quali i cittadini lamentano i maggiori rincari. Il nostro invito è di iniziare a punire chi aumenta in modo ingiustificato i prezzi. Si può fare, individualmente, orientandosi verso le marche meno care. A volte anche solo provare a cambiare un’abitudine è l’inizio di un piccolo risparmio.

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di Costanza Alvaro e Simona Santoni
Figlio mio, ma quanto mi costi?! In vista della riapertura della scuola le associazioni dei consumatori oltre al caro-libri hanno già denunciato il caro corredo scolastico. Diario, zaino, astuccio, quaderni e matite costeranno il 7,2% in più rispetto allo scorso anno, per una spesa media complessiva di 377 euro. Figlio mio, e se invece di una penna stilografica ti accontentassi di una semplice Bic? E sì, perché risparmiare si potrebbe, di certo non buttandosi sulle marche più cool e hot del momento. Federcartolai e Confcommercio consigliano lo Scuola Kit, il completo per la scuola a 19,90 (nelle cartolerie associate). Adusbef e Federconsumatori suggeriscono di effettuare gli acquisti presso supermercati e ipermercati, dove si può raggiungere un risparmio del 25%. E sbirciando nelle cartolerie, accanto a zaini a cui manca solo la parola e ad astucci contenenti l’intero arcobaleno, esistono anche soluzioni più economiche e meno fantasmagoriche. Panorama.it ha fatto una prova (molto poco scientifica, ma decisamente sul campo) nelle cartolerie di Roma e Milano, in centro e in periferia, per verificare, mettendo insieme quattro scontrini d’acquisto esemplari.
Guarda la Gallery dei kit visionati
![Roma, quartiere del centro.<br> Baci & abbracci, una delle marche che vanno per la maggiore quest'anno.<br> Per il kit completo di zaino (63,50 euro), diario (12,50 euro), astuccio a tre scomparti (25 euro), un quadernone (1,90 euro), un quaderno (1 euro), una penna blu e una rossa (4 euro), una matita (1 euro), una gomma (1,70 euro), un temperino (3 euro). Totale: [b]149,60 euro[/b]](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10054/normal_scuola_baci_abbracci.jpg)
Roma, quartiere del centro. La cartoleria è ancora deserta, ma è già perfetta. Il sogno di fine estate di qualunque bambino. Le quattro grandi vetrine sono cariche dei nuovissimi arrivi di materiale scolastico, tutti divisi per firma: dalla matita allo zaino, le ballerine provette possono avere tutto targato Dimensione Danza, mentre i maschietti lotteranno per avere la linea completa dell’Uomo ragno o di quei mostriciattoli dei Gormiti.
Quanto costerà l’indispensabile per iniziare l’anno scolastico? Gli zaini costano tra i 50 e i 65 euro, i diari oscillano sui 13 euro, gli astucci a tre scomparti pieni di pennarelli e matite colorate 25 euro. Se aggiungiamo i quaderni a 1 euro, i quadernoni a 2 euro e i libri, c’è di che accendere un mutuo. Ma non ci sono marche meno care? C’è un foglietto sulla vetrina: gli zaini dell’anno scorso sono scontati del 20%. Chiedere di tirar fuori le rimanenze, che non sono nemmeno esposte, è l’unico modo per spendere un po’ meno in una boutique di lusso come questa. Ma quanti genitori hanno il coraggio di chiedere a bambini ultraesigenti di comprare dalle “collezioni” dell’anno precedente? Neanche fosse l’alta moda. “Abbiamo solo roba firmata”, spiega la proprietaria. “Altrimenti non potremmo competere con i prezzi dei grandi centri commerciali”. Siamo a Piazza Fiume. Non è via Condotti, la strada romana della moda, ma è un quartiere centrale, di uffici e negozi. Anche i fornai e le pasticcerie, qui, hanno vetrine luccicanti e prezzi sopra la media.
Periferia di Roma. Via Tiburtina: qui la gente ci abita o viene a fare acquisti per risparmiare. È il paese dei balocchi in quanto a supermercati e negozi di elettronica.
Le cartolerie sembrano ancora tutte in ferie, meglio un supermercato. Le marche ci sono: lo zaino e l’astuccio delle amate Winx, che al centro costavano rispettivamente 59,50 e 25 euro, qui sono in offerta a 39,90 e 16,90. E ci sono anche gli scuola kit.
Infine un insospettabile negozio di casalinghi offre il compromesso tra il kit, a prezzi ottimi ma che toglie ai ragazzini il piacere della scelta, e l’extra-lusso che fa felici i bimbi e un po’ meno le mamme. Alcune sono marche conosciute (ma un po’ meno baciate dal successo), altre completamente ignote, ma i prodotti sembrano rosa e luccicanti quanto quelli che costano il quadruplo.
![Cartoleria di via Pascoli, a Milano.<br> Ecco il kit più economico disponibile: zaino Seven (62,50 euro), astuccio Seven a due cerniere (16 euro), diario Pepsi Cola (10 euro), un quadernone (1 euro), un quaderno (0,60 euro), penna Bic (0,50 euro), una matita Fila (0,50), temperino a un foro (0,70 euro), gomma Wiler (0,70). [b]Totale: 92,5[/b]](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10054/normal_kit_povero_periferia_mi.jpg)
Milano, zona del centro. Via Fiamma, a due passi da piazza Cinque Giornate. Il duomo e le sue guglie non sono così vicine ma già si intravvede la Madunina. La cartoleria si apre su quattro vetrate, e dentro tutto l’occorrente e più per un corredo scolastico coi fiocchi.
Prezzo degli zaini? Il top tocca quota 98 euro! Quasi cento euro per una borsa marcata Lonsdale London dotata di schienale rigido e rotelle: ci manca solo che si muova da sola. Il più economico costa 49 euro, degli evergreen Titti e Gatto Silvestro. Per gli astucci completi si va dai 45 (Onyx) ai 24 euro (Carioca), e per il diario dai 15,50 agli 11, oscillando soprattutto verso l’alto. Per un quaderno basta 1,50 e per un quadernone ancor meno visto che quelli con la fantasia degli animali o della frutta sono in offerta a 0,80. La linea più nuova e ricercata dei vari Geronimo Stilton, Disney e Slurp costa 2,50 euro, ma per il periodo più caldo (non in senso climatico) di settembre-ottobre sarà scontata a 2. Per una penna è difficile pensare ci possa essere tanto dislivello tra un modello e un altro… E invece c’è: dalla più economica vecchia e cara Bic (30 cent) - che però ormai è richiesta solo dagli over 40 - si passa alla super professionale Pilot da 6 euro.
Uscendo dal centro di Milano. Allontanadosi un po’ dal centro milanese, tra tanti “chiusi per ferie” in via Pascoli c’è una bella piccola cartoleria aperta da poco. Il Kit Scuola a 19,90 euro c’è? “No, per averlo bisogna essere iscritti alla Federcartolai“, risponde la proprietaria. “E poi non capisco cosa possa contenere un kit a un prezzo così basso: le sottomarche delle sottomarche. La qualità purtroppo va pagata, anche se pure io sono stupita da certi prezzi, che spesso i fornitori ci impongono di tenere”.
E infatti all’interno del negozio ci sono solo marche. Lo zaino più caro è quello delle solite Winx: 69 euro. Per paura di non venderli la signora ne ha comprati solo tre ma, a quasi un mese dall’apertura delle scuole, gli zaini sono stati stra-venduti e richiesti di nuovo. Il più economico (si fa per dire): Seven, 62,50. Per gli astucci si va dai 30 (ancora Winx e ancora tutto esaurito) ai 16 euro. Penne: da 50 cent a 3,80 (ma le più di moda sono le Pilot, a 2,40).
Guarda la Gallery dei kit visionati

Risparmiare oltre il 5% sul pieno di benzina in autostrada è possibile, basta scegliere il distributore più conveniente. Come? Su Altroconsumo è consultabile un viaggio virtuale tra le pompe di benzina (con prezzi aggiornati al 7 agosto) lungo le autostrade A1 (Milano-Napoli) e A14 (Bologna-Taranto), alla caccia del pieno più vantaggioso. Qualche esempio: la verde sulla A1 costa in media 1,332 euro al litro contro l’1,342 della A14. Nei pressi delle grandi città, come Milano e Roma, si spende leggermente meno che nei dintorni di Napoli, Bologna o Foggia. Qualunque sia la vostra destinazione c’è comunque l’occasione di risparmiare.
Sul sito di Altroconsumo ogni giorno potrete scegliere di boicottare i distributori più cari: non solo potrete alleggerire la vostra spesa, ma sarete anche parte attiva nello stimolare la concorrenza e la trasparenza di un mercato, quello del carburante, in preda a oscillazioni spaventose.
Ancora una volta, in pieno periodo di esodo vacanziero, la stangata benzina ha colpito i consumatori. Il Governo deve intervenire. Altroconsumo ha scritto una lettera al ministro delle Attività produttive, Pierluigi Bersani, chiedendo che il disegno di legge che prevede che le tasse diminuiscano quando aumenta il prezzo della benzina sia anticipato per decreto. Una decisione che avrà effetti concreti sul costo della benzina. Infatti imposte e accise, le entrate dello Stato, sono la voce più corposa sul costo del carburante.
Ma ai cittadini va offerta anche più informazione. I primi cartelloni luminosi che comparano i prezzi della benzina in autostrada sono stati installati, ma sono ancora insufficienti: un reale impatto si avrà solo se ne sarà istallato almeno uno ogni quattro stazioni di servizio e se le informazioni saranno diffuse anche via radio, per esempio con le notizie sul traffico.

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