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Pro-Life

Era iniziata dopo una decisione delle Nazioni Unite, adesso proprio all’Onu dovrebbe approdare. La campagna contro l’aborto promossa da Giuliano Ferrara era nata dopo l’approvazione della moratoria sulla pena di morte da parte dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Una “battaglia di idee” come la chiama il Foglio, raccolta da alcuni ambienti cattolici italiani e presto divenuta tema di confronto e scontro politico, dopo la decisione dello stesso Ferrara di correre alle prossime elezioni politiche.
Adesso, Il Palazzo di Vetro ritorna centrale. Dopo i primi riscontri internazionali riscossi dalla campagna “pro life” del direttore del quotidiano italiano, 22 organizzazioni non governative, in testa l’Arcidonna presieduta da Valeria Ajovalasit, hanno deciso infatti di passare al contrattacco. Presentando una mozione che sarà discussa nei prossimi giorni con tutte le ong, durante la cinquantaduesima sessione della “Commissione sullo status delle donne” delle Nazioni Unite. Un documento duro, in cui si accusa Ferrara di rallentare “pericolosamente il processo di laicizzazione dell’Italia” e nella quale si chiedono maggiori garanzie di non revisionare la legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza.
Nel frattempo, il direttore del Foglio ha presentato il programma della sua lista. Tra i dodici punti, l’applicazione integrale della legge 194, specie nella parte che regolamenta le risorse per l’assistenza alle donne, e soprattutto la richiesta di “impegno del governo della Repubblica a costruire un’alleanza capace di emendare la Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite”, includendo la difesa della vita sin dal suo concepimento.
Ma quella della mozione non è l’unica notizia che arriva dal Palazzo di Vetro. In queste ore, in un discorso tenuto proprio alla “Commissione sullo status delle donne”, il segretario generale dell’Onu Ban ki-Moon, ha rivolto una dura condanna della “pratica della selezione sessuale prenatale”, a causa della quale “un numero imprecisato non ha neppure diritto alla vita”.
Un netto passo in avanti, che coincide anche con un cambiamento di clima rispetto alle decisioni degli ultimi mesi: l’anno scorso lo stesso organo aveva infatti ritenuto che la pratica dell’aborto selettivo delle bambine, assai diffusa in Asia, non meritasse un’esplicita e inequivocabile condanna.
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Il VIDEO di Pannella a UnoMattina (tratto da Youtube)
E dopo quella per le strade di Roma (qui la GALLERY), è tornata alta, negli studi di Uno Mattina, la tensione sulla questione dell’aborto. Al programma era ospite Marco Pannella, oggetto della trasmissione il caso del blitz delle forze dell’ordine a Napoli e la legge 194 sull’aborto. Pannella ha chiesto più volte di essere messo a confronto con Giuliano Ferrara e i conduttori Duilio Giammaria ed Elisa Anzaldo hanno faticato a contenere l’irruenza del leader radicale. Il direttore del Foglio (in corsa per il Senato con la Lista per la vita) non ha accettato il confronto diretto chiedendo di sostituire al confronto due finestre separate nelle quale ognuno potesse sostenere le proprie idee senza alcun contraddittorio.
“Abbiamo abolito l’immondo flagello dell’aborto clandestino” mentre Ferrara “che comunista ancora lo è” fa proprie le battaglie “del natalismo bestiale” degli Stati totalitari, da quello stalinista alla campagna mussoliniana, ha attaccato Pannella a testa bassa. Ricordando alle “molte ragazze che oggi stanno lì a ragionare sullo zigote che noi abbiamo combattuto per eliminare il flagello dell’aborto clandestino”. Pannella ha, poi, sottolineato che “il natalismo bestiale non è concepire” e si è scagliato contro “i produttori di aborto che sono in Vaticano e con Giuliano Ferrara”.
Immediata la replica di Ferrara che in una nota giustifica la sua posizione: “Caro Pannella - si legge - questa mattina hai fatto una tremenda scenataccia in tv, a Raiuno, perché non ho accettato di discutere con te di aborto. Duilio Giammaria e la sua collega Elisa Ansaldi erano sconcertati dalla tua violenza verbale. Io invece la capivo. Hai dato scandalo perché pensavi che io rifutassi di parlare con te della questione decisiva che ci divide aspramente. Ma non è così, e te lo spiego. Io non discuterò della vita umana, come se fosse un’opinione, con alcun candidato in tv”.

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Mentre in tutta Italia le donne hanno invaso le piazze per manifestare a favore della legge 194 sull’aborto, Giuliano Ferrara rilancia con una delle sue provocazioni: “Mi sottoporrò alle analisi del sangue perché penso di avere la sindrome di Klinefelter”, la stessa malattia diagnosticata al feto abortito a Napoli durante la ventunesima settimana di gestazione. E poi la decisione: il giornalista lascia la conduzione del programma Otto e mezzo su La7 e conferma che presenterà le proprie liste solo al Senato. “Farò il test per la sindrome di Klinefelter” spiega il direttore del Foglio “che è dovuta a un difetto dei cromosomi che determina tra l’altro un’alterazione degli organi sessuali. E siccome ho testicoli piccoli e grandi mammelle farò le analisi”. Sarà un “atto di solidarietà” con il feto abortito a Napoli: “Il bambino è stato ucciso perché aveva la sindrome di Klinefelter” aveva affermato Ferrara ieri alla trasmissione L’Infedele “non perché stesse per nascere con tre teste. È morto un bambino che aveva una malattia. Questa per me si chiama eugenetica”.
Ma la provocazione va oltre: Ferrara ha annunciato che la foto dei suoi testicoli, emblemi della malattia che ha portato all’aborto terapeutico di Napoli, verrà pubblicata sul Foglio. Insieme a un’altra foto: quella di un suo assegno di 250mila euro che servirà per finanziare la campagna elettorale. Quanto alle liste, Ferrara le presenterà solo al Senato, in Lombardia e Lazio, senza alcun accordo con altri partiti: “Non avrei mai pensato di fare quello che faccio adesso, candidarmi con una lista contro l’aborto, candidarmi a fare il ministro della Salute, diventando il bersaglio di una campagna di odio civile che le mie idee non meritano”. Insomma, la scelta di presentarsi alle elezioni è ormai definitiva. Il fine, come tiene a precisare lo stesso Ferrara, non è politico in senso stretto : “Una lista elettorale contro l’aborto” scrive in un articolo per Panorama “non è una ‘discesa in campo’ per fare politica nel senso più ovvio del termine e non è un grido per punire legalmente le donne in gravidanza od obbligarle a partorire. Se tu affermi ‘voglio obbligare una persona a partorire’ sei un fanatico, se aggiungi ‘voglio punirti penalmente perché rifiuti la maternità’ sei un fanatico. Ma se dici, come la lista per la vita e contro l’aborto ‘voglio che la donna incinta sia un soggetto sociale privilegiato, voglio che sia libera di non abortire per ragioni materiali, di solitudine anche psicologica e morale, non sei né un fanatico né un cinico, sei un essere umano razionale”.
Contro Ferrara si è espresso un antiabortista come il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni (il politico col quale lo stesso Ferrara pensava di apparentarsi per la campagna elettorale) : ha detto di non condividere la lista Pro life pur essendo delle stesse idee di Ferrara riguardo alla legge 194. Un segnale del clima che si surriscalda arriva da Padova: scritte contenenti minacce contro Ferrara per la sua campagna di revisione della legge sull’aborto sono comparse oggi in vari punti della città.

A Roma, invece, si è svolta una manifestazione di donne, di fronte al ministero della Salute, in difesa della legge sull’aborto: il ministro Livia Turco è scesa dal suo ufficio per stringere le mani alle manifestanti. Durante il corteo c’è stato qualche momento di tensione tra manifestanti e forze dell’ordine.
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No di Silvio Berlusconi alla lista ”pro life” di Giuliano Ferrara. Il leader del Pdl, parlando a Porta a porta, boccia l’idea del direttore del Foglio di dar vita a una lista con al centro la lotta contro l’aborto.
Il Cavaliere, che ieri ha sollevato il tema dell’aborto chiedendo un intervento dell’Onu, oggi dice che l’aborto ”deve restare fuori da questa campagna elettorale”. E su Ferrara usa toni che non lasciano dubbi sulla sua contrarietà alla lista antiabortista. ”Sto dedicando i giorni, e spesso anche le notti, a concentrare 18 sigle in una e ora Giuliano Ferrara me ne propone una in più… Tutto ciò va contro la nostra strategia e il volere degli italiani”. Sembra di capire che, fosse per lui, la lista Pro life non dovrebbe vedere mai la luce.
La brusca frenata di Berlusconi rappresenta un colpo al progetto di Ferrara, nato dopo mesi di campagna per la moratoria sull’aborto. L’idea, illustrata in un fondo del Foglio siglato dall’elefantino rosso, è quella di una lista ”di battaglia e di scopo”, da presentare ”anche a costo di un piccolo insuccesso che sarà comunque una vittoria”.
Le chance di successo della lista si basavano sull’apparentamento elettorale che Berlusconi avrebbe potuto concedere e che avrebbe spianato la strada all’elezione di una piccola pattuglia di antiabortisti grazie all’abbattimento della soglia di sbarramento. Ma se Berlusconi, come sembra, manterrà il suo no, per la lista ”pro-life” , come ammette lo stesso Ferrara, diventerà ”durissima”.
Comunque il direttore del Foglio sembra intenzionato a presentare comunque la sua lista, magari solo in tre o quattro Regioni per il Senato. Senza apparentamento, però, per arrivare a Palazzo Madama bisognerà superare la soglia dell’8%. ”Ma l’ho già detto: primo, si può fare; secondo, si deve fare”, scrive Ferrara. L’annuncio, inevitabilmente, ha scosso le forze politiche. Laici e cattolici, per ragioni opposte, si sono trovati in sintonia nel bocciare l’iniziativa: i primi giudicandola come un’operazione sponsorizzata dalle gerarchie ecclesiastiche, i secondi temendo forse un’erosione dei propri consensi.
La polemica nel centrosinistra si è complicata grazie (o per colpa) di un intervento della teodem Paola Binetti a sostegno della posizione di Berlusconi sull’Onu. La Binetti è finita nell’occhio del ciclone per aver detto che il messaggio di Berlusconi è ”chiaro e forte” e ”ha a cuore la vita, senza se e senza distinguo”.
Immediate le reazioni della sinistra laica. Il leader di Rifondazione Comunista Franco Giordano ha sostenuto che il Pd è ”inaffidabile” e ha espresso il suo netto no alla moratoria. Cesare Salvi, della Sinistra democratica, ha chiesto se Veltroni la pensi allo stesso modo della Binetti, mentre il Verde Angelo Bonelli ha interpretato la sortita della senatrice come un ‘’segno delle contraddizioni” del Pd in tema di laicità.
La Binetti ha però preso le distanze dalla lista di Ferrara, lanciando l’accusa di ‘’strumentalizzazione”. Secondo la teodem del Partito democratico ”non si sente il bisogno di un partito della vita”. La posizione della senatrice nel Pd, nonostante le polemiche, resta salda: un suo allontanamento viene escluso, in quanto potrebbe portare a un’emorragia dei voti cattolici.
Particolarmente gelida l’accoglienza alla lista ‘pro life’ da parte dei neocentristi della Rosa Bianca, che sospettano un’operazione elettorale berlusconiana per togliere loro voti.
Il leader della nuova formazione cattolica, Savino Pezzotta, l’ha bocciata come ”pericolosa” in quanto ”finisce per marginalizzare il tema dell’aborto”.
Un’apertura è venuta invece dal leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, che ha detto di essere d’accordo con Ferrara sulla moratoria e ha promesso che il suo partito si batterà in Parlamento contro l’aborto.
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Non è più solo un’idea. È pronto lo slogan (”Più vita per tutti”), sono stati commissionati i primi sondaggi (che darebbero il nuovo movimento in costante crescita, tra il 3 e il 6per cento), si riscontrano le prime dichiarazioni di simpatia tra alcuni movimenti cattolici.
Quasi certamente, alle prossime elezioni politiche, Giuliano Ferrara si presenterà con una lista tutta sua. Di Pro life (o, nella variante nostrana, “Pro vita”), il direttore del Foglio ne parla e ne scrive da diversi giorni. L’idea di una moratoria dell’aborto, lanciata mesi fa dal quotidiano di Largo Corsia dei Servi, a breve si dovrebbe trasformare in un vero e proprio movimento, che abbia come principale obiettivo la difesa della vita fin dal suo concepimento. L’editoriale odierno di Ferrara sul Foglio non lascia dubbi: “Faremo di tutto perché cambi una specifica mentalità culturalmente indifferente, quella che dice: occupiamoci della privatizzazione di Alitalia o delle licenze dei taxi o dell’Ici sulla seconda casa, cose decisive per vivere bene, e tralasciamo il resto, quelle cose atroci e complicate che abbiamo sistemato nel ripostiglio dei nostri comodi o degli affari degli esperti”.
Un movimento caratterizzato e autonomo, che secondo un sondaggio Ipsos commissionato dal Foglio avrebbe già una buona dose di consensi: alla domanda se ritiene corretto “introdurre nella politica italiana un partito con queste finalità”, il 6 per cento degli intervistati ha dichiarato che “è molto utile”, l’11 per cento “abbastanza utile”.
Confortato dai numeri (anche se proprio sabato scorso ha scritto “credo poco nei sondaggi”), in queste ore Giuliano Ferrara starebbe sondando la disponibilità di alcuni leader politici che potrebbero guidare il movimento (leggi qui l’editoriale su Panorama). Ha così chiesto al presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni (che però avrebbe nicchiato, preferendo la candidatura nella lista di Forza Italia), e all’ex segretario della Cisl, Savino Pezzotta (che non ha intenzione di abbandonare la carica di presidente della neonata Rosa Bianca).
Se nessuno dei due dovesse convincersi, Ferrara ha confidato ai suoi collaboratori più vicini che sarebbe pronto ad un impegno diretto (anche a rischio di una debacle elettorale), “per dare quantomeno prova di una testimonianza morale del più grande dramma del nostro tempo”.
Pro life è guardata con simpatia da una parte della dirigenza di Comunione e Liberazione (specie nell’area che fa riferimento al direttore di Tempi Luigi Amicone) e da alcuni movimenti di ispirazione cristiana (tra cui Rinnovamento nello spirito, che però è sempre stato restio a dare indicazioni politiche).
Con questa legge elettorale, la lista di Ferrara dovrebbe comunque apparentarsi con il Popolo delle Libertà, in modo tale da evitare di superare uno sbarramento elevato sia alla Camera (dove, presentandosi da sola, dovrebbe raggiungere il 4%) che al Senato (l’8% su base regionale).
È però vero che il movimento si scontrerebbe con l’intenzione, più volte dichiarata da Silvio Berlusconi, di presentarsi alle prossime elezioni con un unico simbolo, quello del Pdl, federato al nord con la Lega. Il “no” a Casini, restio a confluire con l’Udc nel nuovo soggetto, dovrebbe quindi ripetersi per Pro life.
Ma per alcuni tra gli addetti ai lavori potrebbe essere proprio questo uno dei motivi che indurrebbe il Cavaliere a guardare di buon occhio una lista autonoma collegata a quella del Popolo della Libertà.
Nei giorni scorsi, infatti, il direttore dell’Avvenire Dino Boffo, aveva auspicato che fosse “salvaguardata la persistenza di un partito che fa direttamente riferimento alla dottrina sociale cristiana”. Un’affermazione che aveva fatto molto discutere e che a molti era sembrata una difesa dell’Udc da parte della Conferenza episcopale italiana, ma che oggi potrebbe invece risultare decisiva nelle scelte del Cavaliere.
In caso di una mancata intesa col partito di Pier Ferdinando Casini, un movimento di ispirazione cattolica collegato al Pdl potrebbe infatti conquistare anche i voti incerti dell’elettorato più vicino alla Chiesa.
