
Partita la battaglia legale per i risarcimenti (Credits: LaPresse)
1 milione e mezzo di euro per ciascuna vittima dell’incidente alla Costa Concordia, ma anche tempi brevissimi e nuove regole per la navigazione. Un’impresa non da poco per John Arthur Eaves, ma non impossibile, perchè lui, l’avvocato americano che rappresenterà 70 tra parenti delle vittime e passeggeri della nave ormai semi inabissata all’isola del Giglio, non è nuovo a cause del genere. Fu lui che in occasione della tragedia del Cermis nel 1998 “portò a casa” 4 miliardi di lire per ciascuno di coloro che persero la vita, quando un aereo americano tranciò i cavi della finivia in Friuli.
Ma le legislazione marittima in Europa e in Italia è differente da quella statunitense, ecco perchè il legale sarà affiancato, a livello tecnico, da Enzo Fogliani, docente universitario di Diritto della Navigazione dei Trasporti, che spiega: “Lo studio del collega americano si basa sul fatto che la Carnival, che è la casa madre di Costa, essendo il maggior produttore di crociere al mondo avrebbe dovuto rendersi conto che la sua associata non offriva un servizio all’altezza delle aspettative”.
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Partita la battaglia legale per i risarcimenti (Credits: LaPresse)
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Al vie le operazioni di estrazione del carburante dai serbatoi (Credits: LaPresse)
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Uno dei palombari poco dopo l’immersione sul relitto della Concordia (Credits: AP Photo/Pier Paolo Cito)
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Proseguono i lavori sulla nave all’Isola del Giglio (Credits: AP Photo/Pier Paolo Cito)
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L’avvocato John Arthur Eaves Jr (Credits: AP Photo/Domenico Stinellis)
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Chissà se è proprio come raccontano le cronache. Se è vero che Silvio Berlusconi, venerdì 11 febbraio alle 17, è salito al Quirinale per chiedere il conforto di Giorgio Napolitano contro la procura milanese. E che il presidente della Repubblica glielo ha negato, invitandolo invece a presentarsi davanti ai giudici, l’unica sede in cui difendersi dalle accuse. Chissà . Continua


Uno degli articoli, pubblicato il 21 ottobre su Repubblica.it nella sezione di Bari, sul caso di Avetrano
Se in Italia gli inquirenti rispettassero sul serio il segreto istruttorio (ora segreto investigativo) e se ci fosse una legge severa che punisca chi lo viola e chi pubblica di conseguenza indiscrezioni durante lo svolgimento delle indagini, come per esempio avviene in Gran Bretagna, probabilmente non assisteremmo al can can mediatico sul caso dell’omicidio della quindicenne Sarah Scazzi. Continua

Toghe rosse all'inaugurazione dell'anno giudiziario - foto di repertorio (Ansa)
I provvedimenti presi dalla procura di Roma nell’inchiesta che ha coinvolto Fastweb e Telecom Sparkle, come la richiesta di commissariamento delle aziende e l’arresto dell’ex numero uno di Fastweb, Silvio Scaglia, sono finiti al centro delle critiche della stampa internazionale che ora punta il dito contro le anomalie del nostro sistema giudiziario, dove i crimini vengono puniti prima ancora che sia stato emesso un verdetto e dove i processi, non di rado, si svolgono sulle prime pagine dei giornali piuttosto che nelle aule dei tribunali. Continua
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I parlamentari dell'Idv protestano a Montecitorio, dopo la votazione finale sul Legittimo Impedimento
Cronaca di un’ordinaria giornata di bagarre alla Camera: tra cartelli, urla e contestazioni il testo sul legittimo impedimento ottiene il disco verde dalla Camera. Con 316 voti a favore, 239 contrari e 40 astensioni (l’Udc ed i deputati delle Minoranze linguistiche e dei Liberaldemocratici) il provvedimento, che permetterà al presidente del Consiglio ed ai ministri di non comparire per 18 mesi alle udienze giudiziarie in caso di concomitanti impegni istituzionali, ora passa all’esame del Senato. Continua

Raniero Busco (Foto Ansa/Massimo Percossi)
È iniziato stamattina, davanti alla III Corte d’Assise di Roma presieduta da Evelina Canale, il processo a Raniero Busco, accusato di omicidio volontario per la morte dell’ex fidanzata Simonetta Cesaroni, uccisa con trenta coltellate il 7 agosto 1990 a Roma. Continua
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Massimo Ciancimino in tribunale | (Ansa/Daniel Dal Zennaro)
“Che questo rimanga fra noi, ma è una preoccupazione di fratello maggiore… Io sono preoccupato, professore! Lo sa per cosa? Di mio fratello! Perché io vedo barche da un miliardo e mezzo… macchine da milioni di euro… Io, io, io faccio l’impiegato di banca e ho il vespone 150 e la Smart… stop! E un gommoncino lì… Mio fratello Roberto pure, che è notaio. Lui mi dice che fa affari, ma affari… Non sono soldi, non è che sono soldi ufficiali…”.
Giovanni Ciancimino se ne era reso conto già nel 2004, in una conversazione col tributarista Gianni Lapis, intercettata, trascritta e depositata solo di recente. Prima di andare a confermare le parole del fratello Massimo, sostenendo davanti ai giudici del processo Mori di avere visto pure lui il famoso “papello” in mano al padre, il maggiore dei figli di Vito Ciancimino aveva chiaramente espresso tutti i dubbi sul “pericolo” rappresentato, per il patrimonio di famiglia, dall’ostentazione senza freni del lusso da parte di “Massimuccio”. Continua
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L’ex amm. delegato di Unipol, Giovanni Consorte | (Marco Merlini/LaPresse)
Tutto lo stato maggiore del centrosinistra, una spruzzata di centrodestra, i vertici della Banca d’Italia, delle Generali, funzionari delle maggiori banche d’affari nazionali sfileranno al palazzo di Giustizia. O almeno è quello che ha chiesto Giovanni Consorte, ex amministratore delegato dell’Unipol, al tribunale di Milano che il primo febbraio inizierà a celebrare il processo di primo grado contro lo stesso Consorte e Ivano Sacchetti per la vicenda della mancata scalata della compagnia assicurativa bolognese alla Bnl. Continua