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“Il mago della procreazione assistita mi ha chiesto 2500 euro” - L’INTERVISTA

Il primario di ginecologia dell'ospedale civile di Pieve di Cadore, Carlo Cetera ANSA/Stefano CAMPOLO

Il primario di ginecologia dell'ospedale civile di Pieve di Cadore, Carlo Cetera ANSA/Stefano CAMPOLO

Vendeva maternità. Anzi, vendeva i tentativi di gravidanza con la procreazione assistita per mantenersi  un tenore di vita lussuoso: auto, viaggi, cene e gioielli. Non gli bastava il suo stipendio di primario dell’ospedale di Pieve di Cadore, le visite che effettuava privatamente o le numerose “comparse” nei salotti televisivi o sui giornali,  lui voleva di più. Così, per arrotondare, il dottor Carlo Cetera chiedeva alle coppie più “deboli” che si rivolgevano a lui per avere un figlio usando la tecnica della procreazione medicalmente assistita, tangenti da 2.500 euro. Che questi fossero industriali, gelatai, panettieri o semplicissimi operai, a lui non importava.  Era sempre questa la cifra che il mago della procreazione chiedeva alle sue vittime. E se quest’ultime erano titubanti, non esitava a chiamarle a casa o al cellulare per farsi pagare. Senza nessun ritegno, senza nessuna delicatezza verso queste donne il cui unico sogno era quello di diventare mamma. Continua

Fecondazione assistita: sia la politica a cambiare la legge, non i giudici

Foto di repertorio di un'aula di un tribunale (Apcom)

Foto di repertorio di un'aula di un tribunale (Apcom)

E sono tre. A sollevare i dubbi sulla costituzionalità della legge 40 del 2004, quella sulla procreazione artificiale, che “vieta il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo” (ossia da un donatore esterno), dopo quello di Firenze e Catania ora c’è anche il tribunale di Milano: violerebbe, secondo i giudici del capoluogo lombardo, l’articolo 3 della Costituzione, che stabilisce l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, e le norme che tutelano la famiglia. Continua

Procreazione, la Consulta boccia la legge 40: “Parzialmente illegittima”

Un ricercatore in un laboratorio per la fecondazione assistita a Napoli
Il limite massimo dei tre embrioni nella fecondazione assistita è incostituzionale. Lo ha deciso la Corte Costituzionale, che oggi era chiamata ad esaminare i ricorsi contro la legge 40 del 2004, quella sulla procreazione assistita che era stata sottoposta a referendum nel 2005 senza che venisse raggiunto il quorum per la sua abrogazione.
La Consulta ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 14 della legge ”limitatamente alle parole ‘ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre”’ embrioni. La Corte ha anche dichiarato incostituzionale il comma 3 dello stesso articolo ”nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna”.
I giudici della Consulta hanno invece bocciato il ricorso sulla legittimità del comma 3 dell’art. 6 della legge, dove si stabilisce che la volontà di una coppia di accedere alle tecniche di fecondazione assistita ”può essere revocata da ciascuno dei soggetti indicati fino al momento della fecondazione dell’ovulo”, stabilendo quindi un divieto successivo. Ugualmente inammissibili le questioni di legittimità dei commi 1 e 4 dell’ articolo 14: il primo comma vieta la crioconservazione di embrioni al di fuori di ipotesi limitate, mentre il comma 4 vieta la riduzione embrionaria di gravidanze plurime salvo nei casi previsti dalla legge sull’ interruzione volontaria dela gravidanza.
A fare ricorso alla Corte, con tre distinte ordinanze, sono stati il Tar del Lazio e il Tribunale di Firenze, ai quali si erano rivolti, rispettivamente, la World association reproductive medicine (Warm) e una coppia non fertile di Milano affetta da esostosi, una grave malattia genetica (con tasso di trasmissibilità superiore al 50%) che genera la crescita smisurata delle cartilagini delle ossa.
Poco dopo il pronunciamento della Consulta si sono registrate le dichiarazioni di molti esponenti politici, divisi sui due fronti: da una parte i movimenti per la vita e cattolici, dall’altra a favore della scienza e della laicità. Schieramenti trasversali all’interno dei due principali partiti: nel Pdl ad esempio Maurizio Gasparri dice “difenderemo sempre le ragioni della vita” ma poi ammette “bisognerà adeguare la norma”, mentre esultano i deputati Margherita Boniver che sostiene “smantellata una legge reazionaria” e Benedetto Della Vedova: “i limiti che la legislazione impone nel campo della ricerca, della sperimentazione e della pratica medica non possono essere arbitrari e stabiliti secondo criteri puramente discrezionali”. I Radicali ovviamente accolgono con favore la notizia e rilanciano, “Nella sentenza sulla legge 40 la Corte Costituzionale richiama il rispetto degli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione- dice Emma Bonino- sono gli stessi che vengono violati dal ddl Calabrò sul testamento biologico”. Mentre all’interno del Pd i teodem sono critici: “Si tratta” osserva Paola Binetti, “di una correzione su una indicazione che, però, salva l’impianto complessivo della legge. Non vorrei che interpretazioni stravaganti la stravolgessero”. Esulta per la decisione della Corte tutta la sinistra, dall’Idv al Pdci. Il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella che ha difeso a più riprese la legge, ha annunciato l’emanazione di “nuove linee guida” dopo la decisione dei giudici. Livia Turco, ministro della Sanità nel precedente governo, aveva già cambiato in parte l’applicazione della legge 40 consentendo la diagnosi pre-impianto degli embrioni.
Dall’entrata in vigore delle norme sulla procreazione, secondo i dati dell’Istituto superiore di Sanità, è aumentato il numero di coppie che si sono rivolte a tali tecniche e anche il numero di nati. Ma un aumento esponenziale c’è stato anche nei viaggi delle coppie che con la speranza di concepire un figlio si sono recate all’estero. Un vero e proprio boom (+200% secondo il centro Artes di Torino, 4173 coppie nel 2006), con mete preferenziali le cliniche di Spagna, Francia e Svizzera.

Il VIDEO servzio:

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Tradimento e procreazione assistita, per la Chiesa non sono più tabù

Il Card. Angelo Bagnasco
Aperture, seppur caute, e spirito di tolleranza su due argomenti che per la Chiesa rappresentano dei pilastri irremovibili della morale cattolica: il tradimento coniugale e la procreazione medicalmente assistita. Nel nome di quell’altro pilastro che è la famiglia tradizionale e che ultimamente soffre di una crisi profonda. Il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, nella sua lettera pastorale 2008-2009 ribadisce che amare significa essere sempre fedeli. Ma invita anche al perdono e, in nome dell’unità familiare, a chiudere un occhio in caso di tradimento.

Nella lettera alla Diocesi, riportata dal Secolo XIX, Bagnasco ammette che “le occasioni di altre sponde disponibili che promettono emozioni nuove sono presenti ovunque” e che prima di decidere per una separazione è bene pensare alla tolleranza. L’unità della famiglia, quindi, sembra essere più importante della fedeltà.

In tema di bioetica invece interviene un documento della Congregazione per la dottrina della fede intitolato Dignitas personae che aggiorna un precedente documento, Donum vitae (1987) in base ai progressi scientifici degli ultimi anni. Il Vaticano sottolinea che l’embrione ha fin dall’inizio la dignità propria della persona umana e conferma il no a ogni uso terapeutico delle cellule staminali embrionali.

“Il prelievo di cellule staminali embrionali dall’umano vivente”, si legge nel documento, “causa inevitabilmente la sua distruzione, risultando di conseguenza gravemente illecito”. Anche utilizzare staminali embrionali fornite da altri ricercatori “pone seri problemi dal punto di vista della cooperazione al male e dello scandalo”. Si tratta di un documento del magistero ecclesiastico ordinario, spiega il segretario monsignor Luis Ladaria Ferrer, e “come tale deve essere accolto dai fedeli con l’assenso religioso del loro spirito. Questo è l’obbligo che ha il fedele: di accogliere questi documenti magisteriali”.

No quindi alla fecondazione assistita sia omologa sia eterologa, no alla eliminazione volontaria degli embrioni nel contesto delle tecniche di fecondazione in vitro, no a quella variante della fecondazione in vitro che è la Intra Cytoplasmic Sperm Injection (Icsi), no al congelamento di embrioni, no al congelamento di ovociti, no alla riduzione embrionale, forti dubbi sulla diagnosi pre-impiantatoria per le evidenti ricadute eugenetiche, no alle forme di intercezione (spirale e pillola del giorno dopo) e contragestazione (Ru 486) che “rientrano nel peccato di aborto e sono gravemente immorali”, no alle proposte terapeutiche che comportano la manipolazione dell’embrione o del patrimonio genetico umano, no alla clonazione, no ai tentativi di ibridazione, no all’uso delle staminali embrionali a fini di ricerca, no all’uso per la ricerca di “materiale biologico” umano di origine illecita, cioè embrioni o linee cellulari che sono “il risultato di un intervento illecito contro la vita o l’integrità fisica dell’essere umano”.

Circa la fecondazione in vitro il documento osserva che “tutte queste tecniche si svolgono di fatto come se l’embrione umano fosse un semplice ammasso di cellule. Il numero di embrioni sacrificati è altissimo. Queste perdite sono accettate dagli specialisti delle tecniche di fecondazione in vitro come prezzo da pagare per ottenere risultati positivi. In realtà”, argomenta il testo, “è assai preoccupante che la ricerca in questo campo miri principalmente a ottenere migliori risultati in termini di percentuali di bambini nati rispetto alle donne che iniziano il trattamento, ma non sembra avere effettivo interesse per il diritto alla vita di ogni singolo embrione”.

Il Vaticano osserva inoltre con preoccupazione che “sono sempre più frequenti i casi in cui coppie non sterili ricorrono alle tecniche di procreazione artificiale con l’unico scopo di poter operare una selezione genetica dei loro figli” e esprime forti dubbi sulla “tecnica del trasferimento multiplo degli embrioni. Le tecniche di fecondazione in vitro in realtà vengono accettate perché si presuppone che l’embrione non meriti un pieno rispetto, per il fatto che entra in concorrenza con un desiderio da soddisfare”. Ma questo “è del tutto deprecabile”.

Tuttavia, dopo aver ricordato che la Chiesa è spesso accusata di porre “divieti” e dire molti “no”, si afferma che “dietro ogni ‘no’ rifulge, nella fatica del discernimento tra il bene e il male, un grande ’sì’ al riconoscimento della dignità e del valore inalienabili di ogni singolo e irripetibile essere umano chiamato all’esistenza”. Nel campo della procreazione assistita “sono lecite tutte le tecniche che rispettano il diritto alla vita e all’integrità fisica di ogni essere umano, l’unità del matrimonio, che comporta il reciproco rispetto del diritto dei coniugi a diventare padre e madre soltanto l’uno attraverso l’altro e i valori specificamente umani della sessualità, che esigono che la procreazione di una persona umana debba essere perseguita come il frutto dell’atto coniugale specifico dell’amore tra gli sposi”.

Il documento rappresenta in questo senso un’apertura rispetto alla precedente Donum Vitae del 1987 e dichiarava di fatto illecite tutte le tecniche di procreazione assistita. Oggi sono disponibili nuove tecniche che “si configurano come un aiuto all’atto coniugale e alla sua fecondità”, nelle quali cioè “l’intervento medico è rispettoso della dignità delle persone”, in quanto “mira ad aiutare l’atto coniugale sia per facilitarne il compimento sia per consentirgli di raggiungere il suo fine, una volta che sia stato normalmente compiuto”.

Ai fedeli il testo chiede di impegnarsi “con forza a promuovere una nuova cultura della vita, accogliendo i contenuti di questa Istruzione con l’assenso religioso del loro spirito tutti gli uomini di buona volontà, in particolare i medici e i ricercatori aperti al confronto e desiderosi di raggiungere la verità” chiede di saper “comprendere e condividere questi principi e valutazioni, volti alla tutela della fragile condizione dell’essere umano nei suoi stadi iniziali di vita e alla promozione di una civiltà più umana”.

La Cassazione: il mafioso nel carcere duro può fare figli in provetta

La Cassazione dà il via libera ai detenuti reclusi in carcere in regime di 41 bis, per poter usufruire dei trattamenti per la procreazione assistita previsti dalla legge 40 del 2004. In pratica, i detenuti al carcere duro che hanno moglie o che hanno essi stessi problemi di fecondità, possono ottenere che il loro liquido seminale possa essere portato fuori dal carcere.
Il verdetto di piazza Cavour è contenuto nella sentenza 7791, depositato oggi dalla I sezione penale, con la quale è stato accolto il ricorso del boss mafioso Salvatore Madonia (1956), recluso nel carcere dell’Aquila in regime di 41 bis al quale il Dap aveva detto no alla sua richiesta di mettere il seme in provetta. E successivamente la magistratura di sorveglianza dell’Aquila, con decisione dello scorso 4 maggio, aveva dichiarato il ”non luogo a provvedere” al reclamo di Madonia contro il diniego del Dap. Ora il magistrato di sorveglianza dell’Aquila dovrà rivedere il suo ‘no’.

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