Leggi tutte le notizie su:
Procura
- Tags: case, cemento, costruttori, crollo, denunce, esposto, indagini, LAquila, parenti, Procura, sisma, studenti, terremoto in Abruzzo
-

A due settimane esatte dal terremoto in Abruzzo, la terra continua a tremare. L’Istituto di Geofisica e vulcanologia ha registrato due scosse nella notte: la prima, di magnitudo 2.9, è stata registrata alle 3.20 (le località vicine all’epicentro sono state L’Aquila, S. Panfilo d’Ocre e Fossa); la seconda, di magnitudo 3.0, è stata avvertita dalla popolazione alle 4.22 (le località prossime all’epicentro sono state Scoppito, Pizzoli e L’Aquila).
La giornata di oggi si annuncia importante soprattutto per l’inchiesta della procura dell’Aquila sulle eventuali responsabilita nei crolli. Gli investigatori dovrebbero ascoltare alcuni dei responsabili delle strutture e tecnici.
Saranno sentiti come persone informate dei fatti, ma non è escluso - se emergeranno elementi di responsabilità a loro carico - che possano essere invitati a ripresentarsi accompagnati dagli avvocati. Gli accertamenti della procura sono focalizzati soprattutto sulla casa dello studente, sull’ospedale e su uno stabile di via XX settembre, nel centro della città.
A fare il punto sull’inchiesta appena avviata è, in un’intervista a Epolis, ripotata dall’Adnkronos, il procuratore capo della Repubblica dell’Aquila, Alfredo Rossini: “È un lavoro molto difficile ma abbiamo cominciato a muoverci già dalla mattina successiva ai crolli e da allora non ci siamo fermati un attimo. Insieme con me e con il collega Fabio Picuti, sono al lavoro altri tre magistrati dell’Aquila che erano andati via da qui perché hanno perso le case e gli affetti. Inoltre ho chiesto che ci vengano dati dei pubblici ministeri applicati da altre procure. Penso che nel giro di quattro mesi potremmo arrivare a dei primi risultati”. Poi il procuratore capo mette l’accento - seguendo il filo già tracciato dal capo dell’Antimafia, Piero Grasso - sulla ricostruzione: “All’Aquila arriverà un fiume immenso di denaro per la ricostruzione” ha proseguito Rossini “e storicamente le mafie sono attratte dai soldi. Con Grasso non solo ci siamo sentiti ma abbiamo messo a punto anche un programma di controllo contro le infiltrazioni. Significa che tutte le imprese che vorranno partecipare alla ricostruzione, dalla più grande alla più piccola, saranno monitorate e controllate affinché non ci sia nemmeno l’ombra di un loro possibile legame con la criminalità organizzata”.
Rossini, continua Adnkronos, dopo aver sottolineato l’intenzione di dare “delle risposte certe agli abruzzesi e agli italiani”, ridimensiona le polemiche sorte in seguito all’affermazione del premier sulle troppe inchieste sui giornali: “Il giorno dopo il terremoto, il ministro della Giustizia Alfano mi ha contattato e insieme abbiamo fatto il punto della situazione. Il Tribunale era ed è inagibile, la Procura inaccessibile, tutti gli atti sepolti tra le macerie e c’era il rischio di una paralisi dell’amministrazione della giustizia. Bene, nel giro di 24 ore ci è stata trovata una sede e da subito abbiamo potuto riprendere l’attività nei nostri uffici. Non solo con l’inchiesta sulle responsabilità dei crolli, ma anche su tutto il resto, casi di sciacallaggio compresi. E ciò è stato possibile grazie anche al ministro, che penso abbia lavorato in stretto contatto con Berlusconi. Tempo non se n’è perso e non sarà una perdita di tempo”.
A proposito, il pool è pronto. Ed è composto da quattro i magistrati che vigileranno sulla ricostruzione post terremoto per scongiurare infiltrazioni mafiose nella gestione degli appalti. Come ha annunciato il Procuratore Antimafia Piero Grasso il pool, questa mattina, diverrà immediatamente operativo e lavorerà in contatto diretto col Viminale. “Non c’è ancora un allarme ma una legittima attenzione” ha detto Grasso “perché vogliamo evitare che gli sciacalli delle case si trasformino in sciacalli delle casse dello Stato”.
A comporre il pool sono stati chiamati tre uomini e una donna, tutti magistrati esperti di indagini sulla criminalità organizzata. Saranno a disposizione del procuratore e del prefetto dell’Aquila e, ha aggiunto Grasso, prenderanno contatti con il ministro dell’Interno “per mettere a disposizione banche dati, esperienza e informazioni”. L’obiettivo è quello di agire a monte per evitare di arrivare a dei processi che si trascinino per anni e anni come è avvenuto per il terremoto dell’Irpinia. “Dobbiamo agire prima” conferma Grasso “ed evitare di fare i processi”. Il compito primario dei magistrati sarà innanzitutto quello di individuare possibili prestanome per le organizzazioni criminali. Un’indagine che, conclude Grasso, “può essere fatta solo con le intercettazioni e i collaboratori di giustizia”. “Proprio questa mattina ho firmato il provvedimento” ha aggiunto “ci incontreremo con il ministro Maroni per vedere come impiegare il pool e mettere quindi a disposizione le nostre banche dati e l’esperienza del mio ufficio”.
Per il procuratore nazionale Antimafia, è, dunque, necessario ora vigilare sulla ricostruzione per “evitare in futuro i processi” come invece è avvenuto per il terremoto dell’Irpinia. Per questo sono necessari dei controlli molto più approfonditi che non si limiteranno solo al “certificato antimafia” che spesso è “raggirabile” e bisognerà individuare invece “i prestanome con macro indagini, intercettazioni o collaboratori di giustizia”.
Tornando alla “madre di tutte le inchieste”, è stato lo stesso procuratore aquilano Rossini a spiegare a Epolis il senso della sua affermazione: “Significa una cosa semplice” sottolinea il capo della Procura dell’Aquila “che indagheremo, con dei parametri comuni e alla ricerca di una responsabilità unitaria, su tutti gli stabili in cui ci sono stati i decessi. Ma vuol dire anche che per ognuno di questi edifici trasformati in “assassini” verranno aperte delle inchieste differenti e parallele”.
Oggi, intanto riaprono le scuole dopo la pausa di Pasqua durata in Abruzzo forzatamente più a lungo, ma tra mille difficoltà.
Per i più piccoli sono state allestite aule-tende, mentre per gli studenti delle medie sfollati in seguito al sisma dovrebbero unirsi ai loro compagni di città ritenute più sicure, dove però le paure non mancano. Stamani, al suono della campanella, davanti ad alcune scuole ci saranno anche i tecnici della protezione civile per rassicurare, insegnanti, allievi e genitori. Sempre oggi ci saranno anche i primi laureati del post-sisma: le prime tesi le discuteranno due candidati della facoltà di Fisioterapia in una tensostruttura realizzata accanto alla sede della facoltà di medicina a Coppito. Resta infine stabile, ad ora, la quota delle case dichiarate agibili: il 57% delle 6.000 controllate. Anche oggi proseguiranno le verifiche, ma tornare a casa e tornare alla normalità non è così facile: ancora troppo fresco il ricordo della notte del 6 aprile.
LEGGI ANCHE: Lo SPECIALE di Panorama.it - Terremoto: pioggia di denunce, costruttori nel mirino - Le strategie per la ricostruzione dell’Abruzzo
Il VIDEO servizio:
- Tags: case, cemento, città, costruttori, crollo, denunce, indagini, LAquila, miliardi, new-town, Procura, ricostruzione, sisma, terremoto in Abruzzo
-

di Vittorio Sgarbi
“Aprile è il più crudele dei mesi”. Attraversando la provincia dell’Aquila, in queste giornate luminose di primavera, fra spettrali rovine di chiese, di interi borghi, di edifici rurali, mi tornano alla mente i versi terribili e profetici di T. S. Eliot, il folgorante inizio di The waste land, la terra desolata, appunto. Come oggi appare l’Abruzzo.
Ho iniziato la via crucis da Paganica, accompagnato dagli sguardi amici dei cittadini, dei vigili del fuoco, dei carabinieri, festosi per avere recuperato la bellissima madonna (senza il bambino) cinquecentesca della scuola di Silvestro dell’Aquila e le due sculture di San Giustino e del Cristo in pietà, che per due giorni porteranno in processione.
Entro nella Chiesa dell’Immacolata, a pianta centrale, con la curva facciata barocca staccata dal corpo dell’edificio; vedo il disastro degli altari abbattuti. I volti, in apprensione, chiedono parole di conforto sulle opere recuperate e rassicurazioni sui futuri restauri architettonici.
Nessun dubbio che questo centro debba essere risarcito. E sembra una beffa che il bel palazzo della delegazione municipale, che si affaccia su una piazza che sembra un quartiere di Parigi, sia appena stato restaurato e attendesse di essere inaugurato il martedì dopo Pasqua: la struttura ha resistito, ma sono crollati stucchi e cadute statue dai piedistalli nelle nicchie.
Il restauro dovrà riprendere. Inizia di qui la richiesta unanime di tornare nelle case; e crescerà nel coro dei sindaci dei piccoli borghi, colpiti quasi in ogni edificio, quando non distrutti, come Onna (anche qui verrò portato in un deposito prezioso dove, fra tele settecentesche, in particolare un bel vescovo di scuola napoletana del Settecento, apparirà un’altra nobilissima Madonna con il Bambino, scultura lignea cinquecentesca, policroma e dorata, di cui la festa ricorre la seconda domenica di maggio; ed è ora indiscussa patrona del campo). Decido allora di non entrare nella vicina L’Aquila, ma di batterli a uno a uno, convinto che la ricostruzione degli edifici monumentali nel centro storico del capoluogo non comporterà problemi.
Non temo per Santa Maria di Collemaggio, emblema e simbolo, come già lo fu in passato, per i cattivi restauri che la “debarocchizzarono” con l’obiettivo di restituirla a una purezza architettonica frigida e innaturale. La vedevamo nella foggia che assunse agli inizi degli anni Settanta: non sarà difficile riportarla a quella condizione. In questi giorni abbiamo visto che, dalla Porta della Perdonanza, a cielo aperto, sono stati recuperati dipinti, sculture e la preziosa reliquia di Celestino V.
Molta è stata l’apprensione per questi salvataggi fra i muri pericolanti. Ma sono certo che, tra qualche anno, come Santa Maria di Collemaggio ritroveremo, restituite alla loro integrità, San Bernardino, Santa Maria di Paganica, San Domenico, chiese oggi ferite, come le due della piazza, il Duomo (più volte rimaneggiato fino a vedere conclusa la facciata nel 1928) e Santa Maria del Suffragio, detta delle Anime sante, con la bella cupola, oggi frantumata, su disegno di Giuseppe Valadier. Impressionante è stato vederla sfarinarsi in diretta, attraverso un filmato durante la serie di scosse della seconda giornata. Tutto tornerà come prima, e il puro disegno dell’architettura sarà fedelmente riprodotto in una nuova e più resistente tessitura muraria, come è di recente avvenuto alla Cattedrale di Noto, rassicurante precedente per queste imprese di restauro, secondo il principio “come era e dove era”.
Dopo il sopralluogo a Santa Maria di Collemaggio e il percorso di guerra tra rovine di edifici, condomini, scuole, caserme, ospedali, uffici pubblici, di recente costruzione e puntuale distruzione, esco dall’Aquila sfiorando, lungo le mura parzialmente abbattute, Porta Rivera: il sagrato è polveroso per i detriti della bella e semplice Chiesa di San Vito del XIII secolo, ma, di fronte, la bella corte seminterrata della Fontana delle 99 cannelle, simbolo laico della città, è miracolosamente intatta. Così viaggio in affanno verso quello che forse vedrò per l’ultima volta, verso ciò che forse è perduto per sempre.
Penso alle pievi remote e all’edilizia minore, soprattutto rurale. Penso che, se lesionate, quelle povere architetture verranno implacabilmente abbattute per lasciare spazio a condomini in cemento armato; e penso, allora, che il genio civile e le soprintendenze dovranno procedere a un salto culturale per il quale è essenziale un’alta indicazione politica, e “spirituale”, del governo, del presidente del Consiglio e del ministro dei Beni culturali.
I piccoli centri che visito, dopo Onna: Villa Sant’Angelo, Sant’Eusanio, Casentino, Fossa, San Demetrio de’ Vestini. Devono essere intesi come beni culturali, nella loro organica unità urbana. Ogni paese deve essere considerato come un monumento, senza rubricarlo nei caratteri dell’edilizia minore. E deve essere quindi pazientemente ricucito attraverso il consolidamento degli edifici, nelle forme, nelle cubature e nei materiali originali.
Ogni sindaco conviene con questi principi di restauro che coincidono con le esigenze, profonde e semplici, della popolazione, che non vuole quartieri nuovi, anonime periferie urbane, satelliti costruiti a qualche chilometro dai siti devastati, inevitabilmente destinati a morire o a trasformarsi in ruderi e rovine.
Il destino ha voluto che vi sia un modello per questi piccoli centri, talvolta di miracolosa conservazione, come Casentino o Sant’Eusanio. Un modello di restauro integrale e di prevenzione imprevista: Santo Stefano di Sessanio. Qui, da circa 10 anni, osservatori, studiosi e giornalisti italiani e stranieri gridano al miracolo di un ripristino di decine di case abbandonate, senza coperture e in condizioni non diverse da quelle dei luoghi oggi terremotati.
Un giovane e audace investitore di origine danese, Daniele Kihlgren, e l’architetto abruzzese Lelio Oriano Di Zio hanno dato una prova e un esempio formidabili inducendo, in quell’area del versante meridionale del Gran Sasso in prossimità di Rocca Calascio, gli amministratori a pretendere vincoli di inedificabilità, difendendo il costruito storico e sottoponendolo a ripristino e consolidamento. Oggi, dopo il terremoto, Kihlgren mi propone di procedere, nelle opere di sgombero delle macerie, a un’avveduta raccolta differenziata di materiale di recupero, dalle pietre scolpite, e cornici e mensole, ai legni poveri, ma secolari e ancora sani, dei solai, come di porte, portoni, finestre.
Continuo il calvario; e vedo la facciata sgretolata di Villa Sant’Angelo; l’abside lacerata di Casentino, piccolo paese che si inerpica sulla collina; la bella piazza di Sant’Eusanio con il rosone della chiesa spezzato e i palazzi slabbrati. Registro che hanno resistito le chiese e gli affreschi di Bominaco, capolavori dell’arte romanica, e di Tornimparte, dove ha lavorato uno dei maestri del Rinascimento nell’Italia centrale, Saturnino Gatti. Ma osservo con tristezza la rovina di una delle più belle facciate d’Abruzzo, quella della Chiesa di Santa Giusta di Bazzano, borgo che vede a rischio anche edifici lesionati del Quattrocento e del Cinquecento. Ma i danni più gravi sono nella Chiesa di Santa Maria ad criptas di Fossa, con vistose cadute di intonaco dipinto nell’angolo tra la controfacciata e la parete laterale.

Una situazione altrettanto grave è nella Chiesa di Santa Lucia nella più remota e più alta località dell’Aquilano, Rocca di Cambio. Qui sono caduti affreschi, dalla parete di destra e da quella di fondo, con la perdita di un intero riquadro. Danneggiata è l’eccezionale Ultima cena, con le belle e primitive nature morte e con i principali protagonisti, il Cristo e San Giovanni evangelista, nell’angolo a sinistra, non al centro.
Il meraviglioso paesaggio, contaminato da una brutta cava di pietra e da tristi edifici condominiali sul crinale del monte, non consola della perdita di dipinti così preziosi entro questa chiesa che sembra planata sull’altopiano. Il territorio aquilano è disseminato di crolli di edifici rurali e di piccole pievi ovunque distribuiti, ma in un’area definita, che si estende da Assergi fino a Rocca di Mezzo, una fascia lunga e stretta, ben delimitata.
In quell’area occorrerà intervenire, con rigore e rispetto, e intensivamente, evitando che ai benefici derivati dal terremoto, per restauri e ricostruzioni, si candidi tutto l’Abruzzo che ha risentito del terremoto con danni episodici o marginali, da Alba Adriatica alla Maiella, da Teramo a Vasto, da Roseto a Trasacco.
I danni potranno essere denunciati e riparati, senza arrivare ad assoggettare al terremoto 150 località toccate o sfiorate, come si è visto in una mappa del rischio pubblicata sul quotidiano Il Centro. Si limiti la ricostruzione, attenta e paziente, all’Aquila e ai suoi dintorni; e fra cinque anni il terremoto sarà soltanto un cattivo ricordo, che avrà prodotto interventi giudiziosi. Per non farci trovare, un’altra volta, impreparati e disarmati.
Il VIDEO servizio:
- Tags: case, cemento, città, costruttori, crollo, denunce, indagini, LAquila, miliardi, new-town, Procura, ricostruzione, sisma, terremoto in Abruzzo
-

“Il coraggio è tanto, ma manca tutto“. Foulard sul capo e coperta addosso, l’anziana ospite della casa di riposo di Barisciano al Tg1 dell’8 aprile disegnava in due battute la drammatica situazione mentre veniva trasferita altrove. È come se questa nonna Coraggio, a poche ore dal disastroso terremoto del 6 aprile che ha colpito L’Aquila e il suo circondario, avesse indicato la strada. Ci vorranno coraggio e tanta forza per ricominciare e ricostruire.
L’insieme di interventi per l’Abruzzo sarà inserito nel decreto all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri che si riunirà all’Aquila il 23 aprile, come anticipato dal premier Silvio Berlusconi. È prevista inoltre la modifica del piano casa, che dopo un ritorno al tavolo della conferenza Stato-regioni sarà varato con l’inserimento delle disposizioni antisismiche per i nuovi edifici e per il consolidamento dei vecchi.
A questo proposito, è certa la revoca dell’ultima proroga delle norme tecniche per le costruzioni, volute dal capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, dopo il terremoto di San Giuliano di Puglia in Molise nel 2002 (27 bambini morti) e inserite in un decreto del ministero delle Infrastrutture del 14 settembre 2005. Dopo tre proroghe, due del governo Prodi e una del governo Berlusconi, l’entrata in vigore delle cosiddette regole antisisma era stata spostata al 30 giugno 2010, mentre ora la scadenza resterà al 30 giugno prossimo. Magari con l’attribuzione all’Aquilano del massimo rischio sismico e non di uno minore, che comporta meno vincoli nelle costruzioni, come decise la Regione Abruzzo e come ha rilevato Il Sole 24 ore.
In ballo c’è la ricostruzione di una città e del suo comprensorio che piangono 294 morti e 1.500 feriti: Bertolaso parla di un territorio danneggiato di 1.500 chilometri quadrati e di un’area interessata pari a 2 mila chilometri quadrati nella quale la Protezione civile ha allestito 106 campi con 5 mila tende che accolgono 34 mila persone. Altri 23.581 sfollati sono ospitati in 414 alberghi e 741 abitazioni private sulla costa abruzzese e nell’Ascolano.
Si aprono così dibattiti urbanistici, a cominciare da quello sulla “new town” indicata da Berlusconi, anche se il premier sa che gli aquilani vogliono ricostruire tutto ciò che c’era e dov’era.
“Quella delle new town è una proposta stimolante, che però va riportata in ogni singola realtà” commenta Franco Karrer, docente di urbanistica all’Università La Sapienza di Roma e coordinatore del gruppo che preparò il progetto per un nuovo piano regolatore aquilano. Dopo un primo passaggio in consiglio comunale nel 2004, il Prg non fu approvato definitivamente per mancanza del numero legale, a causa della spaccatura nell’allora maggioranza di centrodestra in prossimità delle elezioni del 2007. Né l’attuale maggioranza, con il sindaco Massimo Cialente (Pd), ha ripreso quel documento.
Spiega Karrer a Panorama: “Il Prg oggi in vigore risale al 1974: da un lato si decise una grande espansione verso ovest nella zona di Pettino, dall’altro vennero disseminate aree da edificare in molte direzioni, ipotizzando una città di 140 mila abitanti”. Oggi L’Aquila ha circa 73 mila residenti, che salgono a quasi 87 mila con gli studenti fuori sede. Considerando anche chi si reca in città per lavoro, il comune calcola che sull’area gravitino quotidianamente circa 100 mila persone.
“Il piano del 2004″ aggiunge Karrer “puntava ad aggregare gli insediamenti attorno al nucleo storico, evitando dispersioni anche per valorizzare le infrastrutture nel frattempo realizzate. Veniva così riequilibrato il rapporto domanda-offerta di servizi in una realtà molto aperta verso il Lazio o la Piana di Navelli. L’Aquila ha tutti i connotati della piccola metropoli”. E oggi, secondo il professore, quel piano “è l’intelaiatura sulla quale applicare qualunque idea”.
Il modello Friuli-Venezia Giulia, cioè la ricostruzione avvenuta dopo il sisma del 1976, viene considerato l’esempio da seguire anche per L’Aquila: un passaggio diretto dei fondi ai comuni e anche alle singole famiglie per accelerare i cantieri e garantire la qualità.
Per i siti artistici e i palazzi di pregio significa recuperare e riutilizzare le pietre originali. Lo stesso Bertolaso ha confermato che ogni fase della ricostruzione sarà condivisa con i comuni.
Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha stimato in 12 miliardi di euro la cifra necessaria. Al momento il Tesoro ha calcolato uno stanziamento di circa 4,4 miliardi dal 2009 al 2011, di cui 100 milioni già messi a disposizione e 150 disponibili. A questi si aggiungeranno forse 500 milioni dell’Unione Europea. Si studiano dunque diverse ipotesi per recuperare altri fondi: da una lotteria specifica per l’Abruzzo allo scudo fiscale, facilitando il rientro dei capitali all’estero. Ipotesi questa che non piace all’opposizione, come non convince tutti l’idea del ministro Giulio Tremonti di destinare il 5 per mille della denuncia dei redditi alla ricostruzione. Tremonti ha però spiegato che nessuno verrebbe penalizzato perché ci saranno fondi in più nella distribuzione del 5 per mille e dunque si tratta solo di un’ulteriore, anche se simbolica, opportunità di aiuto.
Le spese da sostenere crescono con il proseguire dei sopralluoghi. I 70 tecnici dei provveditorati alle opere pubbliche abruzzesi ipotizzano in media da 2 a 9 mesi di lavoro per rendere nuovamente agibili i principali edifici pubblici e le sedi istituzionali aquilani. Fra l’altro, per la sede della prefettura, distrutta, ci vorranno 25 milioni; per la Basilica di San Bernardino occorreranno 3,8 milioni spalmati su 2 anni, mentre per rimettere in uso la questura e il comando provinciale dei carabinieri ci vorranno almeno 6 mesi di lavoro.
Un enorme problema che emerge con il passare del tempo è il rilevare danni anche in aree che sembravano non essere interessate dal sisma. Il ministero delle Infrastrutture sta facendo controllare, per esempio, tutti gli edifici scolastici dell’intera provincia aquilana, e non sono escluse brutte sorprese.
Così come anche dalle altre province abruzzesi si lamentano danni che forse, qualche volta, erano preesistenti. I controlli e l’assegnazione degli appalti dovranno seguire dunque un doppio binario: da un lato evitare infiltrazioni mafiose, che preoccupano il procuratore antimafia Pietro Grasso e contro le quali Maroni ha annunciato la creazione di una struttura di controllo specifica; dall’altro, un severo monitoraggio per evitare che si approfitti del fiume di denaro in arrivo ristrutturando edifici non danneggiati dal terremoto.
Karrer è convinto che “una new town creerebbe una contrapposizione vecchio-nuovo senza una base economica nuova. L’Aquila ha perso l’industrializzazione e non può permettersi di perdere anche la dimensione urbana, che è essa stessa fonte di economia”.
Guardando dall’alto o su una mappa la città compresa all’interno delle storiche mura, L’Aquila assomiglia a un cuore. Quello che certamente non mancherà ai suoi abitanti insieme con il coraggio di cui parlava quella nonna di Barisciano.
- Tags: case, cemento, costruttori, crollo, denunce, esposto, indagini, LAquila, parenti, Procura, sisma, studenti, terremoto in Abruzzo
-

di Bianca Stancanelli
Shaula adesso è tranquilla. Se ne sta accucciata davanti alla tenda. Oppure gioca con Laura, che ha spento una candelina sulla sua prima torta di compleanno due giorni prima della scossa grande ed è l’unica, in quest’angolo di tendopoli, a ridere beata. “Di questi giorni lei non ricorderà più nulla” prevede suo padre, Vincenzo Breia, 44 anni, napoletano, da cinque anni all’Aquila.
Lui, invece, ricorderà ogni momento di quella notte. E ricorderà, soprattutto, come sia stata Shaula, pastore tedesco di 7 mesi, a salvare la vita a tutta la famiglia, guaendo, smaniando, ululando, dando musate al vetro della camera da letto, alle 3 del mattino di lunedì 6 aprile, mezz’ora prima della catastrofe. Grazie a quel cane impazzito d’angoscia Vincenzo ha capito che qualcosa di mostruoso stava per accadere, che doveva svegliare la sua compagna, Chiara, 32 anni, che dormiva semivestita, sfinita da una notte di scosse e allarmi, afferrare la piccola Laura addormentata, correre verso la porta, scappare. Lasciandosi tutto alle spalle: la casa con le pareti che si aprivano e si chiudevano, come in un incubo, i mobili che crollavano al suolo, i lampadari a terra e i vetri infranti. E Shaula sul balcone, prigioniera.
“Siamo andati a prenderla tre giorni dopo, sfidando i divieti, attraversando la città in macerie” racconta Vincenzo, davanti alla tenda numero 36 del campo più grande dell’Aquila, in piazza d’Armi. È stata Chiara a salire con cautela al terzo piano del palazzo di piazza della Lauretana, nel centro, nell’appartamento devastato. “Per tre giorni” racconta Chiara “avevo chiesto a un vecchietto che aveva la casa lì, intatta, di chiamarla, di rassicurarla. Poi non ce l’ho fatta più: sono andata a prenderla. Se fossimo stati noi a restare chiusi in casa, Shaula non ci avrebbe pensato due volte a venirci a cercare”. Mentre lei si arrampicava sulle scale pericolanti, come sganciate dal corpo del palazzo, Vincenzo aspettava al portone, in ansia.
Storie da una catastrofe. Che ha spazzato via tutto. “Stiamo soffrendo” dice Vincenzo. “Casa, lavoro, non c’è più niente. Se dovessi comprare il latte a mia figlia, non saprei come fare. Siamo in balia degli altri”. Lo dice con una strana serenità. “In 20 secondi ho capito il valore della vita. Ho capito che l’unica cosa che conta è avere Chiara accanto, crescere mia figlia. L’ho capito quando ho sentito che un mostro invisibile stava cercando di togliermi tutto quello che amo”.
Aveva già visto in faccia una volta il mostro terremoto. A Secondigliano, periferia di Napoli, il 23 novembre 1980, quando l’inferno si scatenò in Irpinia (qui un VIDEO di allora). Vincenzo Breia allora aveva 16 anni. “Stavo per strada con i miei amici, davanti a un circolo ricreativo: parlavamo, scherzavamo. All’orizzonte c’era un cielo rosso come per un incendio. Di colpo arrivò la scossa grande. Come all’Aquila. C’era un ragazzo che giocava al biliardo: il tavolo gli si scatenò addosso, lo schiacciò contro la parete, spezzandolo in due. Provammo a liberarlo: era incastrato. Io vedevo il palazzo venirci contro e tornare indietro. Fuggimmo, lasciando quel ragazzo lì, morto”.
Per anni Vincenzo si è portato dentro il rimorso per quella fuga e l’angoscia del terremoto. La vita l’ha portato lontano da Napoli: in Germania, per 15 anni, a fare l’operaio metalmeccanico, il saldatore, il manovale; poi all’Aquila, a dare l’intonaco nei palazzi freschi di costruzione. “Li ho visti, adesso, alcuni di quei palazzi. Pieni di crepe. E con i cartelli “vendesi” ancora appesi”. Scuote la testa: “I palazzi vecchi sono caduti perché dovevano cadere. Ma quelli nuovi? Perché di due palazzi identici, uno accanto all’altro, uno cade e uno no? Chi lo va a spiegare alle madri di quegli studenti perché sono morti i loro figli? Chi lo spiega che qualcuno ha mangiato sulle fondazioni?”.
Il figlio maggiore di Vincenzo, Nicola, avuto da un primo matrimonio, era a Roma la notte del terremoto. È un ragazzo di 18 anni, gioca nell’Aquila rugby. Il sisma gli ha portato via un amico: Lorenzo Sebastiani, un campione. ““Papà, è morto Ciccio” mi ha detto al telefono. “Quello che mi insegnava la touche”” ricorda Vincenzo.
Breia guarda sua figlia Laura: “Quando si svegliava, la mattina, si sedeva accanto a noi, nel letto grande, e batteva le mani”. Nella tenda numero 36 non l’ha mai fatto.
Vincenzo pensa al suo futuro: “Sfortunatamente è uscito tanto lavoro dove prima non ce n’era. Io lo so come nasce una casa e so che qui il lavoro si troverà. Ma non volevo trovarlo così: con 300 morti, con tanti bambini uccisi. Non volevo”.
- Tags: banca, case, cemento, costruttori, crollo, denunce, esposto, indagini, LAquila, negozio, parenti, Procura, sisma, studenti, terremoto in Abruzzo, università
-

Banche, scuole, negozi, caserme. L’Aquila cerca un disperato ritorno alla normalità: soldi, consumi, aule nelle tende, lenti a contatto. Tutto concorre a cercare di riportare la vita più avanti del 6 aprile.
A partire dalla ricostruzione degli alloggi per gli sfollati con la precisa richiesta del Difensore Civico aquilano di far lavorare le aziende del posto e non importare case di legno dall’estero. Muovere l’economia, smuovere le macerie psicologiche dell’apparato produttivo.
Ha riaperto oggi i battenti all’Aquila la Carispaq, la Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila, il maggior istituto di credito della zona. La sede centrale della banca, in corso Vittorio Emanuele, è stata gravemente lesionata dal sisma ed è inagibile: la Carispaq si è quindi insediata in via Strinella, in un complesso di nuova costruzione che ha retto al sisma. Anche la Bnl ha riaperto oggi lo sportello della frazione di Pettino, lo stesso istituto spiega che da ieri è operativo anche uno sportello nella ”cittadella delle istituzionì’ allestita presso la scuola sottufficiali della Guardia di Finanza a Coppito.
Stessa cosa per Unicredit, che ha aperto uno sportello anche in un centro commerciale.
Dopo le banche ecco i negozi: il primo negozio di ottica che ha riaperto in città è l’Ottica Lao. Attesa domani inoltre la riapertura del supermercato Gallucci nei pressi dell’ospedale San Salvatore a Coppito. E si sposta anche il Comando Militare Esercito Abruzzo che ha trasferito la propria sede operativa presso il 33/o reggimento Artiglieria dell’Aquila.
Sul fronte scuole si riaprono i battenti a Pianella e il ministro Gelmini ha assicurato che tutti gli istituti saranno attivi da lunedì prossimo. Il tutto nel giorno in cui il Presidente del Consiglio Berlusconi e il Ministro hanno dato il là alla simbolica riapertura delle tre tende a Poggio Picenze, dove ci sono 30 bambini delle scuole materne e elementari.
La normalità passa anche se non soprattutto attraverso il lavoro. Alcune ditte dell’Aquila saranno tra i 250 espositori, in rappresentanza di 600 aziende, che partecipano alla 48/a fiera nazionale dell’Agricoltura che si svolgerà dal 24 al 27 aprile prossimi a Lanciano; anche alcune ditte dell’Aquila, con enormi sacrifici, saranno presenti nel settore agroalimentare.
E sempre sul fronte dell’agroalimentare anche Slowfood ha organizzato un gruppo di acquisto da 5 euro per partecipante da destinare all’acquisto di agnelli da pastori aquilani che saranno poi cucinati alle mense che ospitano i cittadini dalla provincia di L’Aquila.
Slowfood di Pescara ha organizzato l’acquisto per supportare gli allevatori e permettere loro di ritornare il prima possibile ad una normalità produttiva, compromessa prima del sisma anche dall’arrivo nei supermercati di prodotti proveniente dal mercato dell’est Europa a prezzi insostenibili per i pastori aquilani.
A ricominciare ci prova anche l’Università. Dal futuro dell’ateneo aquilano dipendono anche l’economia della città e la vivacità culturale che da sempre anima sia il centro storico che le zone periferiche ( dei 70mila abitanti, ben 30mila sono studenti, 13mila quelli fuori sede). Dopo il terremoto, che ha reso inutilizzabili gran parte delle strutture in centro e anche molti laboratori si cerca di fare un punto della situazione da cui ripartire. Il 15 aprile presso la sede di Coppito 1 il Senato Accademico si è riunito per decidere le modalità di ripresa delle attività’ didattiche. Tutte le informazioni si possono leggere sul sito web dell’Università, riattivato il 9 aprile scorso, e dal quale, attraverso un video, il rettore Ferdinando Di Orio fa appello agli studenti iscritti al suo ateneo a “continuare a credere nell’istituzione accademica aquilana, che è ancora vitale e in grado di corrispondere alle loro attese di formazione professionale”.
Il VIDEO servizio:
- Tags: case, cemento, costruttori, crollo, denunce, esposto, indagini, LAquila, parenti, Procura, sisma, studenti, terremoto in Abruzzo
-

La procura dell’Aquila, che indaga sui crolli del terremoto, procede nel suo lavoro, stilando un primo elenco di costruttori da interrogare “nelle prossime ore”: sono tutti quelli (una ventina) che hanno realizzato gli immobili sottoposti a sequestro. Gli interrogatori avverranno una volta acquisiti tutti i documenti utili a ricostruire la “vita” degli edifici e non appena saranno pronti i primi risultati delle perizie sui reperti sequestrati, in modo da poter muovere contestazioni specifiche.
Intanto, il fascicolo degli inquirenti si ingrossa degli esposti dei cittadini. “Non è giusto, mio fratello non doveva morire così”, denuncia una giovane che ha perso il fratello nel crollo della Casa dello studente.
Le denunce sono decine e aumentano ora dopo ora. Parlano di allarmi sottovalutati, di crolli “assolutamente inspiegabili”, oppure “annunciati”. Anche un comitato di circa 80 giovani ospiti della struttura, “Casa dello studente parte civile”, ha presentato un esposto in procura: “Ho deciso di aderire per avere giustizia” spiega Marilena Faragasso, studentessa originaria di Agri (Cosenza). “C’erano tante cose che non andavano e sono state prese alla leggera. Quanto da noi denunciato doveva costituire un campanello d’allarme, ma nessuno ci ha ascoltati”. Quella notte Marilena dormiva nella casa dello studente e si è salvata scendendo in strada con un gruppo di giovani che si sono aiutati a vicenda.
In un altro degli esposti presentati agli inquirenti si legge: “Ho comprato una casa tre mesi fa, i soldi di una vita. Mi avevano detto, assicurato, che era antisismica, invece è crollata”.
Numerose denunce, secondo quanto si è appreso, riguardano case costruite in cemento armato che sono crollate mentre altre, lì vicino, non hanno fatto una piega, o anche edifici regolarmente collaudati eppure lesionati in modo tale da renderli del tutto inagibili. Molto spesso, questi esposti sono corredati da foto e filmati di come era l’immobile prima del terremoto e, in alcuni casi, anche delle fasi di costruzione.
Accanto a questi, ci sono poi quei cittadini che hanno perso dei parenti nei crolli e che, durante il lungo sciame sismico che ha preceduto il terremoto del 6, avevano ricevuto più di una segnalazione di allarme da parte dei loro cari. Segnalazioni alle quali erano seguite altrettante rassicurazioni da parte di soggetti che vengano puntualmente indicati. Sono esposti, questi ultimi, carichi di rabbia per “una tragedia che si poteva evitare”.
Tra chi ha denunciato la “sottovalutazione dei ripetuti allarmi” lanciati c’è la giovane che piange il fratello morto nella Casa dello studente ed anche alcuni che hanno perso dei figli nello stabile crollato in via XX Settembre 79 (7 morti). Gli investigatori hanno già sentito sommariamente alcune di queste persone, probabilmente la stessa ragazza.
Altre si apprestano invece a sentirne nelle prossime ore.
Sono i costruttori che hanno realizzato gli immobili crollati.
Questo atto istruttorio è delegato in primis alla Gdf che ha già acquisito molti documenti relativi agli stabili: sulla base di queste carte e dei primi esiti delle perizie sui reperti raccolti verrà appunto chiesto conto a chi ha costruito case e palazzi della rispondenza alla normativa antisismica e dei materiali adottati.
Il sostituto procuratore Fabio Picuti ha fatto il punto ieri sera con tecnici e investigatori: il punto centrale, al momento, è quello di ricostruire il modo in cui gli immobili hanno reagito al sisma. Per questo gli inquirenti hanno già acquisito i video girati dalle tv locali subito dopo la scossa e le immagini riprese dalle telecamere a circuito chiuso delle banche o che guardano sulle strade. L’obiettivo è vedere come hanno reagito i palazzi, come hanno oscillato, come sono crollati. “Sarà molto utile ai nostri periti”, si limita a dire il pm.
Uno degli altri aspetti della “madre di tutte le inchieste” e poi quello che riguarda il rischio di infiltrazioni mafiose.
Il presidente della Regione, Gianni Chiodi, ha ribadito ieri che “non esiste l’equazione Abruzzo uguale mafia”, ma gli investigatori stanno comunque prendendo ogni contromisura affinché i tentacoli della piovra stiano lontani dall’affare miliardario della ricostruzione. Il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, ha annunciato la creazione di una apposita task force di supporto al procuratore dell’Aquila e proposto una lista di grandi aziende “pulite” che dovranno avere il ruolo di organizzatori di quello che c’è da fare. Un monitoraggio in questo senso è già stato avviato dalla Guardia di Finanza, mentre un occhio particolare è riservato ai detenuti al 41 bis, il carcere duro, nei penitenziari abruzzesi: il sospetto, affermano gli investigatori, è che possano costituire un “punto di riferimento” sul territorio per le organizzazioni mafiose e che possano veicolare informazioni e “direttive” anche attraverso i colloqui con i familiari.
Il VIDEO servizio:
Inchiesta contro ignoti. Non hanno nome, per ora, i responsabili degli edifici che avrebbero dovuto resistere al terremoto a L’Aquila e invece sono venuti giu` come cartapesta.
La Procura della citta` ha reso noto oggi di aver aperto un’inchiesta. Il procuratore Alfredo Rossini non ha pero` precisato le ipotesi di reato formulate dagli inquirenti. L’ipotesi piu` accreditata e` che l’indagine si occupera` delle modalita` costruttive e dei materiali utilizzati in alcuni edifici costruiti recentemente. “Dobbiamo capire” ha detto il sindaco de L’Aquila Massimo Cialente, “perche` nelle stesse vie alcune case non hanno retto e altre si`”
Il tema e` stato trattato anche in Parlamento: l’ex sottosegretario Daniela Melchiorre dei Democratici Liberali ha presentato due interrogazioni parlamentari rivolte al premier e al ministro dell’Interno, relative ai crolli dell’Ospedale e della Casa dello studente che ha causato almeno sette vittime. “Dobbiamo conoscere quali siano le omissioni e le violazioni che stanno alla base del disastro” ha commentato la deputata “nel caso della Casa dello studente la tragedia si sarebbe potuta evitare, c’erano state delle avvisaglie”.
- Tags: Antonio Di Pietro, candidatura, catanzaro, csm, elezioni, Idv, inchiesta, luigi-de-magistris, Nicola-Mancino, Procura, Salerno, Whi-not
-

Dall’aula di tribunale a quella di Strasburgo. E la strada passa dall’Idv.
L’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris sceglie la politica: “correrà” per le prossime elezioni europee con l’Italia dei Valori, “governata” da un altro ex pm, Antonio Di Pietro. “Lo farò come indipendente, insieme ad altri esponenti della società civile”, dice il magistrato che ha chiesto oggi al Csm l’aspettativa per potersi candidare. Il via libera potrebbe arrivare a stretto giro di posta, probabilmente già domani dal plenum del Csm.
L’ex pm, sul sito di Antonio Di Pietro, presenta la sua scelta così: “Lascio un lavoro al quale ho dedicato quindici anni della vita e che è stato il mio sogno, come ha detto qualcuno, la missione di questi anni. Ritengo che non mi è stato consentito di esercitare le funzioni che amavo, in particolare quella di Pubblico Ministero, che mi consentivano di investigare, di accertare i fatti, di fare quello che ho sempre sognato nella mia vita. [...] Sono contento del progetto che mi è stato proposto da Antonio Di Pietro e dall’Italia dei Valori e dell’impegno richiestomi dalla società civile. Il mio è l’impegno della società civile che entra in politica e che, quindi, vuole fare qualcosa di concreto”.
Titolare delle indagini “Why not”, “Poseidone” e “Toghe lucane” in cui inquisì uomini politici, imprenditori e magistrati, De Magistris svolge ora il ruolo di magistrato giudicante presso il Tribunale di Napoli dopo il trasferimento da Catanzaro per “incompatibilità” ordinato al termine di un’indaginie interna dal Csm. Un provvedimento che l’ex pm giudicò ingiusto e giustificato solo dalla volontà di allontanarlo da inchieste pericolose per il “potere”.
Sul suo trasferimento, i colleghi di Napoli avviarono un’indagine sulla Procura di Catanzaro a sua volta mobilitata a scoprire la legittimità dei provvedimenti della giustizia partenopea. Una guerra tra procure che si concluse con la sospensione del procuratore di Salerno Luigi Apicella, e il trasferimento d’ufficio di quattro toghe di Catanzaro e Salerno.
Voci su una sua candidatura alle europee circolavano da tempo. E in una recente intervista aveva detto di non poter escludere di scendere in politica, ma di non aver ancora deciso: “sono stato messo ingiustamente all’angolo, per non nuocere evidentemente. Continuano iniziative disciplinari assolutamente prive di fondamento e incredibili per certi aspetti, quindi io non escludo in questo momento nulla. Ma questo non significa che ho preso delle decisioni”.
E oggi la decisione è stata resa pubblica. Con questo VIDEO su YouTube: