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Manduria non vuole diventare una seconda Lampedusa

L'allestimento a Manduria, in provincia di Taranto, della tendopoli destinata ad ospitare una parte dei profughi provenienti da Lampedusa.  FOTO RENATO INGENITO/ANSA

L'allestimento a Manduria, in provincia di Taranto, della tendopoli destinata ad ospitare una parte dei profughi provenienti da Lampedusa. FOTO RENATO INGENITO/ANSA

Il campo profughi di Manduria sarà temporaneo o definitivo? Il quesito angoscia il 32 mila abitanti del paese in provincia di Taranto dove è sorta la prima delle 13 strutture che dovranno smaltire i profughi che dal Nord Africa hanno invaso Lampedusa. All’inizio si parlava di un massimo di 5/600 profughi, ma è già chiaro che si arriverà a 1.500 presenze nell’attendamento allestito a 5 chilometri dal paese, in un vecchio aeroporto Usa abbandonato.

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Il dramma degli eritrei respinti in Libia: non lasciamoli soli


Un barcone carico di immigrati che è stato soccorso il 26 ottobre 2009 nel canale di Sicilia (Ansa)

Un barcone carico di immigrati che è stato soccorso il 26 ottobre 2009 nel canale di Sicilia (Ansa)

Un altro bavaglio l’hanno definito quelli dell’Unità. La storia di oltre duecento profughi eritrei che stanno rischiando di morire di fame e di torture in un centro di detenzione nel Sud della Libia, che sarebbe più opportuno chiamare lager, stando al disperato Sos lanciato dai profughi nei giorni scorsi. Sono scappati dal loro paese, dove con molta probabilità rischiano di essere uccisi o di essere condannati ai lavori forzati. Si sono rifiutati di fornire le loro generalità ai diplomatici eritrei per paura del rimpatrio forzato. Così è scoppiata una rivolta che ha avuto come epilogo il loro trasferimento nel centro di Brak, controllato dai militari, in pieno deserto. Continua

Gli afgani di Roma, l’assessore Belviso: sì all’accoglienza, stop all’assistenzialismo

Due ragazzi afgani ospiti di un centro d'accoglienza

Due ragazzi afgani ospiti nel centro d'accoglienza

Tra chi ha seguito da vicino le vicende dei profughi afgani nella capitale (quelli nella “buca” della Stazione Ostiense e quella che ha coinvolto anche i minori, trovati a dormire sui vagoni del treno c’è anche l’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Roma, Sveva Belviso. Panorama.it ha raccolto la sua versione, per capire quale sia stato il ruolo effettivo del Comune e per sentire quali siano i progetti futuri per l’accoglienza e la tutela dei profughi. Anche alla luce del Rapporto annuale del sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR 2008-2009), presentato qualche giorno fa dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), insieme al Ministero dell’Interno. Continua

Da piccolo fantasma a ragazzo solare. L’odissea di Alaa, 17enne afgano dell’Ostiense

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Il centro diurno CivicoZero (Foto Marco Iegri per Save the Children)

Il 31 marzo del 2009 sono stati trovati dei bambini afgani vicino alla “buca” della Stazione Ostiense di Roma. Il Comune è intervenuto immediatamente dopo le segnalazioni, smentendo anche la notizia che i ragazzi dormivano dentro i tombini. Panorama.it ha seguito le loro tracce e ha ricostruito la loro storia. Continua

Tra la via Flaminia e l’A1: nel Centro per rifugiati dove vivono gli afgani della “buca” di Roma

Due operatrici CRI nel centro CARA di Castelnuovo

Due operatrici CRI nel centro CARA di Castelnuovo

Ecco dove sono finiti gli afgani della “buca” di Roma, o almeno gran parte di loro.
Non dormono più alla Stazione Ostiense insieme ai topi, ma in una camera riscaldata del centro di accoglienza dei richiedenti asilo C.A.R.A (Centro accoglienza richiedenti asilo), nei pressi del Comune di Castelnuovo di Porto, a pochi chilometri dalla capitale. Continua

C’è ancora vita nel deserto dell’Ostiense, a Roma. Dove sono finiti gli afgani della “buca”?

Tre ragazzini afgani che vivono nella "buca", all'Ostiense di Roma

Tre ragazzini afgani che vivono nella "buca", all'Ostiense di Roma

La Stazione Ostiense sembra una cattedrale in mezzo ad un esteso deserto. Sarà anche per questo che il quartiere è conosciuto come la Piramide.
La mattina c’è qualche passante che si trascina sui marciapiedi, con poca voglia di iniziare la giornata.
Bizzarro: ad attirare l’attenzione, sono le scritte colorate di un centro commerciale. Dall’esterno sembra abbandonato, ma all’interno due commessi puliscono il pavimento, circondati dagli addobbi natalizi. “Questo centro è penalizzato” dice la donna. “Perché i giornalisti vengono da queste parti a fare domande? Cosa c’è da dire ancora? Bisogna intervenire, e nessuno lo fa!”. Continua

Il premier di Malta: “Disgustato dall’Italia”. Contrasto sui soccorsi ai barconi di immigrati

barcone
Nuovo “caso” tra Italia e Malta per il soccorso ai migranti nel Mediterraneo. Tre barconi carichi di migranti fermi nel canale di Sicilia, in acque maltesi ma vicine a Lampedusa (a quaranta miglia circa). Alla fine sono stati soccorsi da tre motovedette della Guardia Costiera, dopo che l’intervento era stato richiesto da Malta.
Un garbuglio burocratico-diplomatico che si è esteso alla politica con le dichiarazioni del premier maltese: “Disgustato dall’intransigenza italiana” si è detto Lawrence Gonzi, “che rifiuta di soccorrere vite umane a poche miglia da Lampedusa”. Una situazione che ricorda quella del cargo turco Pinar, che rimase bloccato per alcuni giorni dopo aver soccorso 150 profughi, prima di essere autorizzato a dirigersi a Porto Empedocle (Agrento).
Uno dei passeggeri del barcone questa mattina all’alba ha chiamato con un telefono satellitare il numero diretto della sala operativa della Capitaneria di porto di Palermo e ha chiesto soccorso. Il natante è stato localizzato a 56 miglia a Sud di Lampedusa, in acque internazionali e non di competenza italiana per le operazioni cosiddette “Sar” (ricerca e soccorso). Un altro barcone ha poi lanciato un nuovo l’Sos sempre con una telefonata alla centrale operativa della Capitaneria di Porto di Palermo. In questo caso l’imbarcazione, con 75 migranti a bordo, è stata localizzata a 45 miglia a Sud di Lampedusa, sempre in acque di competenza maltese.
La Valletta ha ribadito ieri il principio che i profughi debbano essere trasferiti nel porto più vicino, che anche in questo caso, come nel Pinar, è quello di Lampedusa. Le autorità italiane sostengono invece che spetti a Malta accogliere gli immigrati, perché le acque sono di competenza maltese e sono le autorità maltesi a richiedere i soccorsi. In questo momento sono in corso trattative. Il premier maltese ha fatto capire che l’isola ha poca intenzione di accogliere sul suo territorio gli ospiti indesuiderati. Ma il ministro dell’Interno italiano Maroni ha risposto a distanza: ”Gli italiani hanno fatto oltre 600 interventi che riguardavano immigrati nelle acque maltesi”. Maroni ha dichiarato di avere ”grande stima” nei confronti del premier maltese (”era ministro del lavoro quando io ero al Welfare”), ma ”pacta servanda sunt”. ”E cioè gli impegni presi vanno rispettati. Se i barconi carichi di extracomunitari sono nelle acque maltesi - ha proseguito Maroni - è Malta che deve soccorrerli”. Il ministro ha quindi spiegato che l’estensione delle acque maltesi è “davvero grande: Lampedusa, ad esempio, è nelle acque maltesi. Si tratta di un’estensione notevole che corrisponde al loro spazio aereo. Noi abbiamo chiesto più volte a Malta di ridurre questo spazio, ma senza alcun risultato. Infatti su queste acque prende i contributi europei”.

Roma decide su Kabul. E intanto Kabul invade Roma

Profughi afghani
L’Afghanistan non infiamma solo i dibattiti parlamentari ma anche i tanti angoli di Roma. Come la stazione Ostiense dove il 16 gennaio 150 agfani sono stati sgomberati dalla polizia. O come il centro d’accoglienza Astalli che ha visto crescere in maniera esponenziale il numero degli profughi di quel paese che cercano un pasto, un letto o un primo soccorso. E che ha anche stilato un’analisi: a gennaio dello scorso anno, in mensa, erano 149 su 556. A dicembre erano già 462 su 849. In ambulatorio, nel 2006, sono stati la metà di chi ha chiesto cure. “Tra gennaio e dicembre dello scorso anno gli utenti della mensa sono aumentati del 35 per cento” spiega Padre Giovanni La Manna, responsabile. “Con picchi di presenze giornaliere che hanno superato le 300 persone e un incremento di afghani, il cui numero è raddoppiato dall’inizio dell’anno. Soprattutto nei mesi di novembre e dicembre sono stati tre volte più numerosi rispetto a gennaio. E l’età media è inferiore ai 25 anni”.
L’analisi del Centro Astalli, che ha prodotto un intero documento relativo ai rifugiati (rapporto annuale 2006), presenta altri aspetti importanti. Per esempio, molti sono i minori afghani in strada: ben il 50 per cento dei 525 ragazzi contattati dagli operatori del centro.
Spesso arrivano dopo anni di peregrinazioni e l’Italia rappresenta solo una sosta in attesa di partire per il Nord Europa. Il 73 per cento di loro, infatti, si ferma per meno di sei mesi.

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Uno contro tutti, di Carlo Puca
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