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Dalle azioni alle barche, la hit parade dei “Paperoni” in Parlamento

La Camera dei deputati

Crolla il reddito del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. È quanto risulta dalla sua dichiarazione dei redditi per il 2007 (resa pubblica da lunedì 23 dalla Camera) che vede il suo patrimonio imponibile a quota 14.532.538 euro, mentre nell’anno precedente aveva dichiarato un reddito imponibile di 139.245.570 euro. Nel 2005, invece, il reddito imponibile del Cavaliere era stato di poco oltre 28 milioni di euro. Su questo reddito il Cavaliere ha versato imposte per 6 milioni 237 mila 688 euro. Berlusconi dichiara inoltre la proprietà di 5 appartamenti e due box a Milano e la comproprietà al 50% sempre di un appartamento nel capoluogo lombardo. Tra i beni mobili, Berlusconi dichiara una Mercedes 600 Sel immatricolata nel 1992 e un Audi A6 immatricolata nel 2006. Il premier ha tre imbarcazioni: la San Maurizio del 1977 (stazza 4,72); la “Principessa vai via” del 1965 (stazza 5,27) e un motoscafo Magnum 70 del 1990 (stazza 47,15). Il premier possiede anche svariate partecipazioni in società: 5.174.000 azioni nella Dolcedrago s.p.a; 4.294.342 in Fininvest; 2.548.000 nella Holding Italiana Prima s.p.a.; 2.199.600 nella Holding Italiana Seconda; 1.193.400 nella Holding Italiana Terza; 1.144.000 nella Holding italiana ottava. Il premier possiede anche 200 azioni del valore nominale di 500 euro presso la Banca Popolare di Sviluppo. Quanto ai depositi amministrati, Berlusconi dichiara di averne uno di 896mila presso la Banca popolare di Sondrio. Sempre presso la stessa banca il premier possiede un deposito di gestione patrimoniale. Il Cavaliere ne possiede uno anche presso la Banca Agricola Mantovana e uno presso la Banca Arner Italia s.p.a. Berlusconi è anche presidente della Fondazione Luigi Berlusconi Onlus, mentre da presidente del Milan dichiara di essersi dimesso l’8 maggio del 2008 per esercitare la carica di premier.
Subito dopo il Cavaliere svettano i coordinatori del Pdl: i 728mila euro per Denis Verdini e i 490mila di Ignazio La Russa. Solo 126mila euro, però, per Sandro Bondi. Nel dettaglio: Verdini possiede una Mercedes 600 a noleggio e una vecchia Fiat 500, oltre a numerosi pacchetti azionari. Punta sull’immobiliare invece La Russa, che dichiara la proprietà di un appartamento a Milano, una casa ad Alagna Valsesia in provincia di Vercelli, due a Zoagli in provincia di Genova, una a Catania, un altro fabbricato con due appezzamenti di terreno a Ragalna in provincia di Catania. L’auto è una Bmw 330 touring. Low profile per Bondi: nessun pacchetto azionario e una sola casa di proprietà: ad Arcore.
Non senza sorpresa, dalla lista dei redditi dei parlamentari si evince che Walter Veltroni segue a distanza Silvio Berlusconi e si classifica secondo, tra i leader politici. L’ex segretario del Partito democratico dichiara 477.778 mila euro di reddito imponibile, più del doppio del suo successore, Dario Franceschini, che si colloca al terzo posto con 220.419 mila euro. Veltroni non risulta proprietario di immobili, auto, pacchetti azionari. Franceschini è proprietario di un appartamento a Roma, di 100 azioni della Cassa di risparmio di Ferrara, e di due utilitarie: una Suzuki e una Fiat Idea. Al quarto posto il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, con 218.080 euro. È anche proprietario della casa di Curno (Bergamo) dove risiede, di un altro appartamento a Bergamo città, un altro a Roma, metà appartamento a Bruxelles. Poi c’è la casa dei genitori a Montenero di Bisaccia, dove Di Pietro ha anche una casa colonica e un’azienda agricola. Il leader Idv è poi proprietario del 100% della An.To.Cri. spa, proprietaria di un altro appartamento a Milano. C’è poi un pacchetto azionario Enel da 17.500 azioni. La macchina è una Hyunday Santafè.
A seguire un altro democratico, Massimo D’Alema, che dichiara 171.044 mila euro. Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini (142.130 mila euro), supera di poco il leghista Umberto Bossi (134.450 mila euro).
Ultimo il presidente della Camera e leader della disciolta An, Gianfranco Fini, con i suoi 105.633 mila euro. Fini viene battuto anche dal suo “collega” presidente del Senato, Renato Schifani. Il primo inquilino di Palazzo Madama dichiara infatti un imponibile di 159.809 euro contro i 105.633 del presidente di Montecitorio.
A proposito dell’altro Palazzo, quello del Senato, in testa alla classifica dei redditi 2007, fra i capigruppo al Senato, c’è Maurizio Gasparri. Il leader dei senatori del Pdl ha dichiarato un reddito imponibile di 226.957 euro. Alle sue spalle si attesta il capogruppo dell’Idv Felice Bellisario con 184.788 euro; al terzo posto Giovanni Pistorio eletto per l’MPA e presidente del Gruppo misto con 157.522 euro; al quarto Giampiero D’Alia dell’Udc, con 127.319 euro; al quinto il capogruppo della Lega Federico Bricolo, con 124.714 euro. Chiude la graduatoria il numero uno dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, con 116.383 euro. Al di là dei big, spulciando l’elenco di Palazzo Madama, si scopre che è Umberto Veronesi il senatore più ricco: 1.635.427 euro. A cui va aggiunta la proprietà 19 terreni e 17 fabbricati. Dichiarata anche una Jaguar. All’estremo opposto, c’è da registrare anche la presenza di due senatori nullatenenti: Barbara Contini (Pdl) e Mirella Giai (Udc-SVP-Aut), che dichiara spese elettorali per 4.136 euro.
Guida la classifica del reddito imponibile tra i senatori a vita l’ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, con 750.657 euro. A seguire Sergio Pininfarina con 531.360 euro e, di poco sotto, Giulio Andreotti con 522.710 euro. Quarto in classifica l’ex Presidente, Oscar Luigi Scalfaro, con 230.106 euro, seguito da Rita Levi Montalcini con 219.639. Penultimo e ultimo posto per Emilio Colombo con 169.740 euro e Francesco Cossiga con 134.674 euro.

Il VIDEO servizio:

L’Unità a Soru. Il controllo va a una fondazione

Renato Soru

Da tempo si rincorrevano le voci, ora è ufficiale: Renato Soru ha posto la sua firma all’accordo preliminare d’acquisto de l’Unità. Sarà una fondazione promossa dallo stesso governatore della Sardegna (e fondatore di Tiscali) a rilevare e gestire la testata. A sancire l’intesa è un comunicato che spiega come i soci di Ad, la società che controlla il quotidiano, rappresentati da Marialina Marcucci, abbiano concordato con Renato Soru “l’impegno preliminare a cedere il controllo della società Ad a una Fondazione in corso di costituzione che avrà la responsabilità della gestione editoriale dell’Unità”. L’accordo sarà esecutivo nella prima settimana di giugno e prevede “il rilancio della testata fondata da Antonio Gramsci”.
“L’operazione” si legge nella nota “costituisce la prosecuzione della tradizione del giornale quale quotidiano politico dei partiti che, nel tempo, si sono riconosciuti nei valori di solidarietà sociale e di impegno che ne hanno caratterizzato la sua storia e il suo presente”.
Dopo la firma del contratto, il Comitato di redazione dell’Unità ha espresso soddisfazione: “In tutti questi mesi” dice Ninni Andriolo del Crd “ci siamo battuti perché i nuovi assetti dell’Unità fossero coerenti con la sua storia e il suo radicamento e garantissero prospettive di sviluppo certo al giornale. La soluzione che si è determinata risponde a queste richieste e ci soddisfa appieno”. “Verificheremo in concreto” assicurano al Cdr “i piani e le intenzioni della proprietà a partire dal comitato dei garanti e dalla Carta dei valori che abbiamo chiesto in questi mesi”. La rappresentanza sindacale ricorda “l’impegno della redazione, un esempio di dignità professionale e di legame con la testata”. Infine il ringraziamento ai vertici del Partito democratico i quali “si sono impegnati a fondo per un rilancio concreto e serio per il giornale”. Un grazie sentito infine anche a “tutti coloro che ci hanno aiutato a superare una fase estremamente difficile, a partire dalla Federazione nazionale della stampa e dai sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil”.
Sull’accordo è intervenuto anche il leader del Pd, Walter Veltroni (che del giornale è stato anche direttore, dal ‘92 al ‘96): “Si chiude così una lunga fase di incertezza finanziaria per il giornale segnata anche da momenti difficili e segnali allarmanti, spesso sottolineati dalla redazione e dalle organizzazioni sindacali dei giornalisti. Ora la compagine societaria è più forte e potrà sostenere una fase di rilancio del quotidiano che, per la sua storia e per il suo presente, è tanta parte delle battaglie civili e sociali per cambiare il nostro Paese”.

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