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LE PROSTITUTE PRO TASSE
La copertina provocatoria del settimanale Gli Altri è affidata alla proposta di Tenera Valse, autrice del libro Portami tante rose. Se anche le prostitute potessero pagare le tasse, scrive glialtrionline.it edizione digitale del settimanale di sinistra, l’Italia raggiungerebbe due risultati: il riconoscimento dei loro diritti e qualche miliardo per uscire dalla crisi. Continua
Prostituzione
Se a Pisa arrivano le prime multe per prostituzione, a Genova iniziano le trattative con le “Bocca di rosa” dei carrugi. Ammonta a cinquecento euro la multa per una lucciola e due clienti sorpresi nelle strade della città toscana. Si tratta delle prime sanzioni legate all’ordinanza antiprostituzione, firmata tre settimane fa dai sindaci di tre Comuni confinanti: Pisa, San Guliano Terme e Vecchiano. Ai clienti, un albanese e un italiano, sono state contestate rispettivamente la “contrattazione” e ”l’intrattenersi” con una prostituta. La ragazza non avrebbe, invece, rispettato il divieto ad “assumere atteggiamenti, ovvero per l’abbigliamento, ovvero per le modalità comportamentali, che manifestano comunque l’intenzione di esercitare l’attività consistente in prestazioni sessuali”.
A Genova, invece, sono aperte le trattative con le squillo ‘’storiche” dei carrugi: un accordo che prevede, tra l’altro, la fine delle attività per le 20, dopo i Tg della sera. “Affrontiamo il tema senza ipocrisia - ha spiegato al Secolo XIX l’assessore comunale alle Pari opportunità , Roberta Papi - la prostituzione non è reato in Italia e non la si debella.
Tanto vale costruire un percorso”. Le discussione tra il Comune e il comitato presieduto da Pia Covre (che nel dicembre scorso presentò con Don Gallo il calendario delle Bocca di Rosa genovesi) sono cominciate dopo una colorita manifestazione di protesta contro l’ordinanza del sindaco sulla destinazione d’uso dei bassi. Le lucciole si impegnerebbero a non stare nei vicoli seminude, a collaborare con le forze dell’ordine nella lotta allo sfruttamento della prostituzione, segnalando le colleghe vittima della tratta delle schiave del sesso.
Roma docet. Milano segue. Contro prostituzione, droga, accattonaggio e graffittari, prwsto anche nel capoluogo lombardo calerà il pugno duro del sindaco e delle forze dell’ordine. Entro fine mese Letizia Moratti firmerà infatti quattro ordinanze anti degrado che colpiranno questi vizi cittadini. Tra le novità destinate a sollevare il dibattito il “divieto di drogarsi in pubblico”: chi sarà colto a farsi uno spinello per strada sarà multato fino a 500 euro. Sanzioni inasprite anche ai writers e ai clienti delle lucciole.
In particolare, l’ordinanza contro la droga è stata fortemente voluta dal sindaco Moratti, sostenitrice della comunità di recupero di San Patrignano. Prevista una sanzione di 500 euro e l’obbligo di avviare un percorso psicoterapeutico con comunità o associazioni di recupero per tossicodipendenti. In conformità con i nuovi poteri previsti nel decreto Maroni, la segreteria generale ha messo a punto il testo della nuova ordinanza che punirà severamente, in nome del decoro urbano, il consumo di droga nei parchi e nelle strade. ”L’ordinanza” ha spiegato il vicesindaco Riccardo De Corato “ricalca le precise richieste, rimaste inascoltate, che il Comune di Milano avanzò al governo Prodi sulla revisione normativa in tema di droga, che chiedevano misure coercitive ma anche interventi di recupero per chi consuma droga in pubblico”.
Il giro di vite comporta anche sanzioni inasprite ai clienti delle prostitute, che passano da 167 a 500 euro in attesa che venga approvato il disegno di legge del ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna che introdurrà il divieto di prostituzione in strada punibile con arresti e multe a lucciole e clienti.
Milano dichiara poi guerra, con multe maggiorate e l’obbligo di ripulire ciò che si è danneggiato, anche ai graffitari che deturpano muri e monumenti e all’accattonaggio molesto, per svuotare il centro dai mendicanti insistenti con cittadini e turisti.
Quanto al provvedimento contro la guida in stato di ebbrezza, il sindaco Moratti non ha introdotto nuove misure poiché ritiene sufficienti quelle del ministero del Welfare sulle tabelle alcoliche e i controlli potenziati.

Che le prostitute paghino le tasse come qualsiasi altra categoria. E come accade senza scandalo in altri (civilissimi) Paesi europei tra cui la Spagna, la Svizzera, il Belgio, l’Olanda, la Germania. La Commissione tributaria della Lombardia ha deciso, con una sentenza che non mancherà di far discutere, che anche le lucciole devono destinare una parte del proprio reddito alle finanze pubbliche. Il fatto è che i controlli del Fisco si fanno via via più sofisticati e chi non è in grado di giustificare il proprio tenore di vita rischia di essere chiamato dall’Agenzia tributaria a produrre una documentazione adeguata. È accaduto a molti sedicenti nullatenenti, ma anche a una bella di notte, tale M.L, che, pur professandosi disoccupata, risultava proprietaria (secondo un controllo incrociato sulle compravendite di case presso l’Agenzia 3 di Milano) di un lussuoso appartamento di 130 metri quadri nel cuore del capoluogo lombardo, di altri due monolocali in città , di altri tre tra Corsico e Baggio. E a completare il patrimonio - scrive stamani il Corriere della Sera - due autovetture del valore, secondo i detective delle Entrate, di un miliardo e 605 milioni di vecchie lire. Tutti beni acquistati, secondo l’Agenzia, grazie a quello che viene definito, a torto o a ragione, come il mestiere più antico del mondo. Risultato: la signora (che in primo grado aveva ottenuto l’annullamento della sanzione) dovrà pagare una multa di 70 mila euro per aver presentato una dichiarazione dei redditi non veritiera risalente al 1998. Domanda del cronista del Corsera: “Si è mai vista una prostituta che rilascia la ricevuta?”. Per ora no, ma, come cantava Dylan, i tempi stanno cambiando. E se alcuni Paesi europei sopracitati hanno scelto di legalizzare il mercimonio sessuale, altri (come l’Iran, la Cina, gli Stati Uniti, l’Irlanda) continuano a considerare di fatto illegale (e quindi inesistente per il Fisco) quest’antica attività lavorativa. A questa lista si aggiunge anche la Thailandia, epicentro del turismo sessuale dove però le autorità - in base a un decreto del 1996 - continuano a vietare la prostituzione. Almeno sulla carta: le apparenze sono preservate.
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Sequestri lampo, rapimenti inscenati dalle vittime, interventi delle forze dell’ordine prima ancora che l’ostaggio venga prelevato. Nelle ultime due settimane almeno tre casi: quello di Paolo Friggi in provincia di Pavia, il rapimento della figlia 28enne di un industriale reggiano sventato dai carabinieri, il sequestro di un ragazzo albanese durato due giorni vicino a Pisa.
Ma il conto dei rapimenti va ritoccato al rialzo. Agli episodi che finiscono sui giornali bisogna aggiungere tutti quelli di cui non si sa nulla. Che si risolvono in poco tempo e bene o che dopo le prime indagini si rivelano qualcosa di diverso dal sequestro. E che sono molti di più.
Decine, secondo i carabinieri del nucleo operativo di Milano che si occupano di rapimenti a scopo di estorsione. Per ogni caso che viene alla luce, ce ne sono almeno altri due che restano nell’ombra. I due più recenti nella primavera scorsa. Il primo: un ragazzo italiano con piccoli precedenti penali si presenta all’alba in caserma, dice che la sua fidanzata romena, una ballerina di lap dance, è stata rapita nella notte dal suo ex, un pluripregiudicato albanese. È sicuro che sia andata così, “la perseguitava, voleva che tornasse da lui”, racconta. I carabinieri si attivano subito e lavorano in modo serrato per oltre ventiquattro ore. Individuano i due in provincia di Sondrio e poi li bloccano alla stazione Centrale di Milano. Lei però dice di essere andata volontariamente con l’ex fidanzato, che viene arrestato perché irregolare.
Più o meno nello stesso periodo un altro italiano denuncia il sequestro della sua ragazza straniera, che fa la prostituta. I militari indagano per tre giorni e alla fine la trovano insieme al nuovo compagno-protettore romeno, che le garantiva più soldi e più garanzie. Lei però raccontava all’ex di essere tenuta in ostaggio e quest’ultimo pensa bene di far risolvere il problema della squillo contesa ai carabinieri.
All’interno della comunità rom succede abbastanza frequentemente che la famiglia di un ragazzo rapisca la donna, spesso minorenne, che deve diventare sua moglie. I genitori di lei, contrari al matrimonio, denunciano tutto e questi casi, tutt’altro che isolati, sono considerati dalle forze dell’ordine come sequestri in piena regola.