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prostituzione

Comuni: chi sogna il principato. E chi i quartieri a luci rosse

L'interno di una casa di tolleranza ad Amsterdam (Ansa)

L'interno di una casa di tolleranza ad Amsterdam (Ansa)

Si dovrebbe parlare della manovra (forse) più importante degli ultimi dieci anni. Quella dalla quale dipendono le sorti dell’Italia: da una parte lo spiraglio di una ripresa; dall’altra lo spauracchio di fare la fine dei greci. E, invece, il nome sulla bocca di tutti è quello di Filettino, piccolo comune ciociaro di circa 550 anime, o poco più. Continua

Il ciclone Ruby: tremate, tremate, le streghe van bruciate


Il ciclone Ruby: tremate, tremate, le streghe van bruciate

di Annalena Benini

Prostitute. Escort. Starlette. Preferite. Meteorine. Mezzane. Cortigiane. Reginette dei festini. Signorine da intrattenimento. Replicanti del premier. Mignotte. Puttane. Sono alcune delle definizioni usate per le ragazze con il telefono intercettato nella soap opera delle feste di Arcore, sui giornali e alla televisione (e molto spesso sono le donne a usare le parole peggiori contro le donne, in nome naturalmente della «dignità delle donne»). Continua

  • biker
  • Lunedì 31 Gennaio 2011

Il ciclone Ruby: assedio al premier


Il ciclone Ruby. Sotto assedio

Vogliamo chiamarlo attacco finale? I fan della procura di Milano potranno forse vederlo come un tentativo, dal loro punto di vista liberatorio, di «sbarco in Normandia»; chi sta dall’altra parte della barricata penserà invece alla «carica dei 600 di Balaklava», e cioè all’ennesima, assurda aggressione giudiziaria destinata a infrangersi contro le cannonate della storia. Si vedrà presto chi ha ragione.

Sta di fatto che l’ultima indagine contro Silvio Berlusconi, con la doppia accusa di concussione e di prostituzione minorile, ha messo in campo tecniche investigative mai impiegate prima nei suoi confronti. Continua

Legalizzare la prostituzione: why not?


Il gioco Puttanopoly, inventato dal collettivo delle prostitute ''Le Graziose'' a Genova (ANSA/LUCA ZENNARO)

Il gioco Puttanopoly, inventato dal collettivo delle prostitute ''Le Graziose'' a Genova (ANSA/LUCA ZENNARO)

Ciclicamente in Parlamento si ripropone il tema della legalizzazione della prostituzione. Nel nostro paese i bordelli (sì, i casini, chiamiamoli così, non case d’appuntamento) erano legalizzati e regolamentati, almeno fino al 1958, quando con la legge Merlin si decise di confinarli tra le attività illegali, con un trucco bizantino. Continua

Quegli uomini normali che frequentano le trans

Transessuali

A Milano le transessuali (guai a usare l’articolo maschile) sono praticamente le uniche prostitute sopravvissute sui marciapiedi. Le multe antilucciole da 500 euro decise dal comune hanno svuotato i viali. Resistono solo loro, gli uomini che hanno voluto farsi donne. Continua

Ragazze comprate e fatte prostituire, 4 arresti a Milano

prostitute

Comprate in Romania, per una cifra tra i 2 e i 4 mila euro oppure in cambio di un’auto, e messe sulla strada a prostituirsi nella zona dell’hinterland di Milano. Le ragazze, almeno cinque, tutte intorno ai 20 anni tranne una che ne ha 17, erano le schiave di un gruppo di romeni di etnia rom. I quattro, tre uomini e una donna, sono stati arrestati dalla Squadra mobile di Milano per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Dalle prestazioni delle lucciole guadagnavano 20 mila euro al mese.

Il capo del gruppo criminale era Nica Mittita, di 45 anni, inseguito da mesi dalla sezione criminalità organizzata. Gli agenti guidati dal vice questore aggiunto Maria Josè Falcicchia lo cercavano per fargli scontare una condanna a 7 anni e mezzo per uno stupro compiuto a Milano nel ‘97 su una ragazza ucraina sequestrata, che si gettò dal balcone per sfuggire alle sue violenze e a quelle dei suoi complici. Mittita è stato arrestato il 12 dicembre scorso in Romania. Proprio intercettando le sue telefonate e seguendo i suoi movimenti la polizia ha scoperto che aveva intrapreso l’attività di sfruttamento delle ragazze romene e che con i soldi guadagnati aveva aperto in patria una società di taxi.

Insieme a lui i due figli, Mihai Vasiliesku, di 24 anni, e Diamant Stoika, di 23. Oltre a una donna di 38 anni, Costantina Cocarica, che ha venduto per 4 mila euro la propria figlia di 20enne ai due ragazzi e la faceva prostituire. I tre sono stati arrestati nelle notte tra il 30 e il 31 marzo. Le donne costrette a prostituirsi per strada, tutte romene, venivano picchiate, minacciate e derubate del passaporto. Venivano ospitate in un appartamento di Vigevano, mentre i tre rom frequentavano il campo di via Triboniano a Milano.

Addio Peppone, al Nord sempre più i sindaci sceriffi

multe a lucciole e clienti

Emettono ordinanze contro la prostituzione in strada, l’accattonaggio molesto, gli episodi di vandalismo e la somministrazione di alcol di notte, per evitare le stragi del sabato sera. Sono i cosiddetti sindaci “sceriffi” che, per ripulire i quartieri e le strade delle città, vorrebbero una polizia locale più forte e con maggiori poteri. Guidano soprattutto le amministrazioni del Nord, la maggior parte di centrodestra, ma trovano adepti anche nelle giunte rosse di Emilia Romagna e Toscana. Insomma, anche sotto il Po il modello “Peppone”, tutto casa e partito, è definitivamente superato, lasciando spazio al ben più efficace metodo alla “Gentilini”, l’ex primo cittadino leghista di Treviso precursore degli attuali sindaci sceriffi del Nord. La conferma viene da una ricerca di Anci (Azzociazione nazionale comuni italiani) e Cittalia su 600 ordinanze emesse in 318 comuni in base al decreto Maroni (che dal 5 agosto scorso ha ampliato i poteri dei sindaci), presentata oggi a Novara durante un convegno. Ne emerge un paese spaccato in due: sindaci decisionisti e impegnati in prima persona sul tema della sicurezza al Nord, mentre al Centro Sud resiste ancora il modello tradizionale del sindaco di “Palazzo”, tra scartoffie da firmare e cerimonie da presenziare.
Il 66,7 per cento delle ordinanze comunali sulla sicurezza urbana, secondo la ricerca, è stato emesso da sindaci del Nord Ovest e del Nord Est, rispettivamente il 40,3 per cento e 26,4 per cento. Solo il 6,7 per cento delle ordinanze è stato firmato dai sindaci delle Isole, mentre nel Centro sono l’11,7 e nel Sud il 14,9 per cento. Dall’entrata in vigore del decreto Maroni, il tema più regolato dai primi cittadini è stato il divieto della prostituzione in strada (16 per cento), seguito dal divieto di consumo di somministrazione di bevande (13,6 per cento), dal vandalismo (10 per cento) e dall’accattonaggio molesto (8,4 per cento). Secondo l’indagine, la Lombardia è la regione in cui si registra il maggior numero di ordinanze (144 in 82 comuni, pari al 5,3 per cento del totale), mentre il Veneto ha il più alto numero di sindaci sceriffi (l’8,6% dei comuni). Si adeguano anche le regioni “rosse”, Emilia Romagna e Toscana, rispettivamente con il 7,6 per cento e il 7,7 per cento dei comuni. Ricorrono allo strumento delle ordinanze sulla sicurezza sopratutto i sindaci dei comuni medio piccoli: il 24 per cento nei comuni tra i 5 e i 15 mila abitanti, il 28 per cento tra i 15 mila e i 50 mila e l’11 per cento tra i 50 mila e i 100 mila. Solo l’8 per cento delle ordinanze sono state emesse nei comuni con oltre 250 mila abitanti.
E ora i sindaci del Nord chiedono anche più poteri alla polizia locale: secondo un questionario dell’Anci condotto su 109 comuni, tra le priorità d’intervento segnalate dai primi cittadini ci sono il rafforzamento e l’adeguamento tecnico e strumentale della polizia locale (35,9 per cento), gli interventi di riqualificazione urbana e contrasto al degrado (25,2 per cento), la prevenzione sociale e l’educazione alla legalità (24,8 per cento) e il sostegno alle vittime dei reati (14,3 per cento).

LEGGI ANCHE: Zanonato, Pd: “Gli sceriffi nei fumetti stanno con i buoni”

Milano, violenza su una colf 36enne. Fini: lo stupro è un’emergenza civile

Albanese stuprata a MIlano

L’hanno rapita una prima volta, per costringerla a prostituirsi. Dopo qualche giorno di sottomissione lei era riuscita a scappare, ma è stata sequestrata di nuovo, segregata e stuprata. La vittima della violenza è una donna albanese di 36 anni, i suoi aguzzini sono alcuni suoi connazionali, due dei quali fermati la notte scorsa dalla polizia di Milano.

La ragazza è stata prelevata per strada a Magenta, nel Milanese, dopo essere stata rapinata e quindi portata a Milano in un appartamento nella zona Ticinese dove è stata ripetutamente violentata dai due albanesi, probabilmente legati al giro dello sfruttamento della prostituzione. La punizione è arrivata, perché la 36enne si era ribellata: non voleva più lavorare sul marciapiede. Questa notte ha tentato di scappare dall’appartamento, una passante l’ha vista sul cornicione e ha chiamato il 113.

La donna sequestrata era stata costretta a fare la prostituta, ma è una giovane che da oltre dieci anni vive regolarmente in Italia lavorando come addetta alle pulizie. Solo quindici giorni fa era stata rapita una prima volta, portata nella zona di Monza e messa sulla strada. Ma lei non aveva nemmeno concluso la serata: aveva spiegato tutta la situazione a un cliente convincendolo a riportarla a casa a Magenta.

I suoi persecutori però hanno continuato a cercarla e due giorni fa sono riusciti di nuovo a rapirla portandola questa volta nell’appartamento di Milano dove è stata violentata. A un certo punto lei, facendo finta di essersi convinta a tornare a prostituirsi, ha mandato gli uomini a comprarle dei vestiti adatti ed è rimasta sola. Subito dopo si è calata dal balcone ed è scesa fino in cortile dove ha chiesto aiuto a un inquilino. Gli agenti della Squadra mobile si sono quindi appostati e hanno aspettato il rientro dei due uomini. Si tratta di due albanesi irregolari di 26 e 34 anni, entrambi noti nell’ambiente dello sfruttamento della prostituzione.

Proprio oggi, in occasione della Festa della donna il presidente della Camera Gianfranco Fini, ha parlato di violenze sessuali. Le donne maltrattate sono state al centro anche del discorso di ieri del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, mentre Papa Benedetto XVI nell’Angelus di questa mattina ha affrontato il tema del rispetto della dignità femminile.
“La violenza sulle donne è da un lato una piaga sociale e dall’altro una vera e propria emergenza civile ma non ci può essere una connotazione etnica dietro lo stupro, ha affermato Fini, intervenendo alla manifestazione per l’8 Marzo al teatro Brancaccio di Roma. Fini ha sottolineato l’esigenza di una “convergenza bipartisan” che deve essere “un valore aggiunto della politica su questioni che attengono la dignità della persona”. E poi, echeggiando le parole dette ieri dal capo dello Stato, ha esortato a non dare connotazioni etniche agli episodi di stupro: “È giusto”, ha spiegato Fini, “titolare ‘donna stuprata da romeno’, ma bisogna fare lo stesso quando a commettere la violenza è un italiano”.

“Per un impegno corale delle istituzioni contro la violenza sulle donne non possiamo concentrarci solo su nuove leggi, non possiamo limitarci a una stretta repressiva, che pure è utile, ma occorre avere più attenzione per la violenza quotidiana e silenziosa, quella che avviene tra le mura domestiche e che provoca ferite ma anche un grande senso di ingiustizia”, ha aggiunto Fini. Occorre, ha sottolineato il presidente della Camera, “mobilitare le coscienze, senza distinzioni politiche: ci si può dividere sulla bontà di un singolo provvedimento, non nel momento in cui si lancia una mobilitazione delle coscienze”. Mobilitazione che, secondo Fini, deve riguardare “innanzitutto chi ha la responsabilità di educare i giovani”. Occorre, ha detto ancora, “far sentire alla donna che il suo grido di dolore viene ascoltato”. Bisogna dunque, secondo il presidente della Camera, occuparsi della violenza quotidiana, e per fare questo serve “un’azione culturale e l’impegno di tutti, ma anche l’impegno degli opinion leader”. Fini ha invitato a “porre maggiore attenzione ai messaggi distorti”, a quelli che comunicano uno scarso rispetto nei confronti della donna e del suo corpo.

Il VIDEO servizio:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
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Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
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