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Quegli uomini normali che frequentano le trans

Transessuali

A Milano le transessuali (guai a usare l’articolo maschile) sono praticamente le uniche prostitute sopravvissute sui marciapiedi. Le multe antilucciole da 500 euro decise dal comune hanno svuotato i viali. Resistono solo loro, gli uomini che hanno voluto farsi donne. Continua

Ragazze comprate e fatte prostituire, 4 arresti a Milano

prostitute

Comprate in Romania, per una cifra tra i 2 e i 4 mila euro oppure in cambio di un’auto, e messe sulla strada a prostituirsi nella zona dell’hinterland di Milano. Le ragazze, almeno cinque, tutte intorno ai 20 anni tranne una che ne ha 17, erano le schiave di un gruppo di romeni di etnia rom. I quattro, tre uomini e una donna, sono stati arrestati dalla Squadra mobile di Milano per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Dalle prestazioni delle lucciole guadagnavano 20 mila euro al mese.

Il capo del gruppo criminale era Nica Mittita, di 45 anni, inseguito da mesi dalla sezione criminalità organizzata. Gli agenti guidati dal vice questore aggiunto Maria Josè Falcicchia lo cercavano per fargli scontare una condanna a 7 anni e mezzo per uno stupro compiuto a Milano nel ‘97 su una ragazza ucraina sequestrata, che si gettò dal balcone per sfuggire alle sue violenze e a quelle dei suoi complici. Mittita è stato arrestato il 12 dicembre scorso in Romania. Proprio intercettando le sue telefonate e seguendo i suoi movimenti la polizia ha scoperto che aveva intrapreso l’attività di sfruttamento delle ragazze romene e che con i soldi guadagnati aveva aperto in patria una società di taxi.

Insieme a lui i due figli, Mihai Vasiliesku, di 24 anni, e Diamant Stoika, di 23. Oltre a una donna di 38 anni, Costantina Cocarica, che ha venduto per 4 mila euro la propria figlia di 20enne ai due ragazzi e la faceva prostituire. I tre sono stati arrestati nelle notte tra il 30 e il 31 marzo. Le donne costrette a prostituirsi per strada, tutte romene, venivano picchiate, minacciate e derubate del passaporto. Venivano ospitate in un appartamento di Vigevano, mentre i tre rom frequentavano il campo di via Triboniano a Milano.

Addio Peppone, al Nord sempre più i sindaci sceriffi

multe a lucciole e clienti

Emettono ordinanze contro la prostituzione in strada, l’accattonaggio molesto, gli episodi di vandalismo e la somministrazione di alcol di notte, per evitare le stragi del sabato sera. Sono i cosiddetti sindaci “sceriffi” che, per ripulire i quartieri e le strade delle città, vorrebbero una polizia locale più forte e con maggiori poteri. Guidano soprattutto le amministrazioni del Nord, la maggior parte di centrodestra, ma trovano adepti anche nelle giunte rosse di Emilia Romagna e Toscana. Insomma, anche sotto il Po il modello “Peppone”, tutto casa e partito, è definitivamente superato, lasciando spazio al ben più efficace metodo alla “Gentilini”, l’ex primo cittadino leghista di Treviso precursore degli attuali sindaci sceriffi del Nord. La conferma viene da una ricerca di Anci (Azzociazione nazionale comuni italiani) e Cittalia su 600 ordinanze emesse in 318 comuni in base al decreto Maroni (che dal 5 agosto scorso ha ampliato i poteri dei sindaci), presentata oggi a Novara durante un convegno. Ne emerge un paese spaccato in due: sindaci decisionisti e impegnati in prima persona sul tema della sicurezza al Nord, mentre al Centro Sud resiste ancora il modello tradizionale del sindaco di “Palazzo”, tra scartoffie da firmare e cerimonie da presenziare.
Il 66,7 per cento delle ordinanze comunali sulla sicurezza urbana, secondo la ricerca, è stato emesso da sindaci del Nord Ovest e del Nord Est, rispettivamente il 40,3 per cento e 26,4 per cento. Solo il 6,7 per cento delle ordinanze è stato firmato dai sindaci delle Isole, mentre nel Centro sono l’11,7 e nel Sud il 14,9 per cento. Dall’entrata in vigore del decreto Maroni, il tema più regolato dai primi cittadini è stato il divieto della prostituzione in strada (16 per cento), seguito dal divieto di consumo di somministrazione di bevande (13,6 per cento), dal vandalismo (10 per cento) e dall’accattonaggio molesto (8,4 per cento). Secondo l’indagine, la Lombardia è la regione in cui si registra il maggior numero di ordinanze (144 in 82 comuni, pari al 5,3 per cento del totale), mentre il Veneto ha il più alto numero di sindaci sceriffi (l’8,6% dei comuni). Si adeguano anche le regioni “rosse”, Emilia Romagna e Toscana, rispettivamente con il 7,6 per cento e il 7,7 per cento dei comuni. Ricorrono allo strumento delle ordinanze sulla sicurezza sopratutto i sindaci dei comuni medio piccoli: il 24 per cento nei comuni tra i 5 e i 15 mila abitanti, il 28 per cento tra i 15 mila e i 50 mila e l’11 per cento tra i 50 mila e i 100 mila. Solo l’8 per cento delle ordinanze sono state emesse nei comuni con oltre 250 mila abitanti.
E ora i sindaci del Nord chiedono anche più poteri alla polizia locale: secondo un questionario dell’Anci condotto su 109 comuni, tra le priorità d’intervento segnalate dai primi cittadini ci sono il rafforzamento e l’adeguamento tecnico e strumentale della polizia locale (35,9 per cento), gli interventi di riqualificazione urbana e contrasto al degrado (25,2 per cento), la prevenzione sociale e l’educazione alla legalità (24,8 per cento) e il sostegno alle vittime dei reati (14,3 per cento).

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Milano, violenza su una colf 36enne. Fini: lo stupro è un’emergenza civile

Albanese stuprata a MIlano

L’hanno rapita una prima volta, per costringerla a prostituirsi. Dopo qualche giorno di sottomissione lei era riuscita a scappare, ma è stata sequestrata di nuovo, segregata e stuprata. La vittima della violenza è una donna albanese di 36 anni, i suoi aguzzini sono alcuni suoi connazionali, due dei quali fermati la notte scorsa dalla polizia di Milano.

La ragazza è stata prelevata per strada a Magenta, nel Milanese, dopo essere stata rapinata e quindi portata a Milano in un appartamento nella zona Ticinese dove è stata ripetutamente violentata dai due albanesi, probabilmente legati al giro dello sfruttamento della prostituzione. La punizione è arrivata, perché la 36enne si era ribellata: non voleva più lavorare sul marciapiede. Questa notte ha tentato di scappare dall’appartamento, una passante l’ha vista sul cornicione e ha chiamato il 113.

La donna sequestrata era stata costretta a fare la prostituta, ma è una giovane che da oltre dieci anni vive regolarmente in Italia lavorando come addetta alle pulizie. Solo quindici giorni fa era stata rapita una prima volta, portata nella zona di Monza e messa sulla strada. Ma lei non aveva nemmeno concluso la serata: aveva spiegato tutta la situazione a un cliente convincendolo a riportarla a casa a Magenta.

I suoi persecutori però hanno continuato a cercarla e due giorni fa sono riusciti di nuovo a rapirla portandola questa volta nell’appartamento di Milano dove è stata violentata. A un certo punto lei, facendo finta di essersi convinta a tornare a prostituirsi, ha mandato gli uomini a comprarle dei vestiti adatti ed è rimasta sola. Subito dopo si è calata dal balcone ed è scesa fino in cortile dove ha chiesto aiuto a un inquilino. Gli agenti della Squadra mobile si sono quindi appostati e hanno aspettato il rientro dei due uomini. Si tratta di due albanesi irregolari di 26 e 34 anni, entrambi noti nell’ambiente dello sfruttamento della prostituzione.

Proprio oggi, in occasione della Festa della donna il presidente della Camera Gianfranco Fini, ha parlato di violenze sessuali. Le donne maltrattate sono state al centro anche del discorso di ieri del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, mentre Papa Benedetto XVI nell’Angelus di questa mattina ha affrontato il tema del rispetto della dignità femminile.
“La violenza sulle donne è da un lato una piaga sociale e dall’altro una vera e propria emergenza civile ma non ci può essere una connotazione etnica dietro lo stupro, ha affermato Fini, intervenendo alla manifestazione per l’8 Marzo al teatro Brancaccio di Roma. Fini ha sottolineato l’esigenza di una “convergenza bipartisan” che deve essere “un valore aggiunto della politica su questioni che attengono la dignità della persona”. E poi, echeggiando le parole dette ieri dal capo dello Stato, ha esortato a non dare connotazioni etniche agli episodi di stupro: “È giusto”, ha spiegato Fini, “titolare ‘donna stuprata da romeno’, ma bisogna fare lo stesso quando a commettere la violenza è un italiano”.

“Per un impegno corale delle istituzioni contro la violenza sulle donne non possiamo concentrarci solo su nuove leggi, non possiamo limitarci a una stretta repressiva, che pure è utile, ma occorre avere più attenzione per la violenza quotidiana e silenziosa, quella che avviene tra le mura domestiche e che provoca ferite ma anche un grande senso di ingiustizia”, ha aggiunto Fini. Occorre, ha sottolineato il presidente della Camera, “mobilitare le coscienze, senza distinzioni politiche: ci si può dividere sulla bontà di un singolo provvedimento, non nel momento in cui si lancia una mobilitazione delle coscienze”. Mobilitazione che, secondo Fini, deve riguardare “innanzitutto chi ha la responsabilità di educare i giovani”. Occorre, ha detto ancora, “far sentire alla donna che il suo grido di dolore viene ascoltato”. Bisogna dunque, secondo il presidente della Camera, occuparsi della violenza quotidiana, e per fare questo serve “un’azione culturale e l’impegno di tutti, ma anche l’impegno degli opinion leader”. Fini ha invitato a “porre maggiore attenzione ai messaggi distorti”, a quelli che comunicano uno scarso rispetto nei confronti della donna e del suo corpo.

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Il dilemma “Bocca di rosa” tra multe e accordi

Se a Pisa arrivano le prime multe per prostituzione, a Genova iniziano le trattative con le “Bocca di rosa” dei carrugi. Ammonta a cinquecento euro la multa per una lucciola e due clienti sorpresi nelle strade della città toscana. Si tratta delle prime sanzioni legate all’ordinanza antiprostituzione, firmata tre settimane fa dai sindaci di tre Comuni confinanti: Pisa, San Guliano Terme e Vecchiano. Ai clienti, un albanese e un italiano, sono state contestate rispettivamente la “contrattazione” e ”l’intrattenersi” con una prostituta. La ragazza non avrebbe, invece, rispettato il divieto ad “assumere atteggiamenti, ovvero per l’abbigliamento, ovvero per le modalità comportamentali, che manifestano comunque l’intenzione di esercitare l’attività consistente in prestazioni sessuali”.

A Genova, invece, sono aperte le trattative con le squillo ‘’storiche” dei carrugi: un accordo che prevede, tra l’altro, la fine delle attività per le 20, dopo i Tg della sera. “Affrontiamo il tema senza ipocrisia - ha spiegato al Secolo XIX l’assessore comunale alle Pari opportunità, Roberta Papi - la prostituzione non è reato in Italia e non la si debella.
Tanto vale costruire un percorso”. Le discussione tra il Comune e il comitato presieduto da Pia Covre (che nel dicembre scorso presentò con Don Gallo il calendario delle Bocca di Rosa genovesi) sono cominciate dopo una colorita manifestazione di protesta contro l’ordinanza del sindaco sulla destinazione d’uso dei bassi. Le lucciole si impegnerebbero a non stare nei vicoli seminude, a collaborare con le forze dell’ordine nella lotta allo sfruttamento della prostituzione, segnalando le colleghe vittima della tratta delle schiave del sesso.

E Tosi manda le sentinelle del sesso per multare le prostitute in casa

Una casa chiusa austriaca

Allontanate dalle strade, le prostitute di Verona ora rischiano di dover chiudere anche le attività negli appartamenti privati. La lotta alla prostituzione si arricchisce di un nuovo capitolo. È già pronta ed entrerà in vigore a breve un’ordinanza del sindaco Flavio Tosi, contro le squillo che esercitano in casa.
Nel giugno del 2007 fu Padova a assumere, prima in Veneto, provvedimenti anti-prostituzione varando le multe per i clienti. Ma è stata Verona, poche settimane dopo, a trasformare quelle prime ordinanze in un’autentica battaglia anti racket e anti lucciole.

Tosi lo aveva promesso in campagna elettorale e ne ha fatto un punto d’orgoglio. Da due anni a Verona la lotta alla prostituzione non conosce soluzione di continuità grazie anche a nuove sentenze della Cassazione e dai provvedimenti governativi che hanno permesso ai sindaci di dotarsi di strumenti particolarmente incisivi. “Il Decreto Sicurezza del ministro Maroni” aveva gioito Tosi dopo il varo “è una norma importante, introdotta dal ministro proprio su nostra richiesta, perchè amplia il potere dei sindaci in materia di sicurezza urbana, consentendo di emanare provvedimenti più incisivi ed efficaci rispetto al fenomeno da contrastare”.

In pochi mesi nel Comune scaligero sono spuntate le sanzioni per intralcio al traffico destinate agli automobilisti che premono sul freno per contrattare una prestazione, le aree off-limits, le limitazioni orarie alla circolazione degli autoveicoli e l’aumento delle multe ai clienti passate dall’agosto scorso da 47 a 500 euro. Tutte misure che, secondo Tosi, hanno praticamente cancellato il fenomeno. “A Verona” ha detto “con le contravvenzioni da 500 euro ai clienti, la prostituzione di strada dopo qualche decina di multe è praticamente scomparsa”.

Ora inizia la seconda parte del piano. Quella che nei piani del sindaco colpirà la parte “meno visibile” del fenomeno “ma che provoca ancora problemi” soprattutto a causa del “degrado” e della “mancanza di controlli sanitari”. Infine, è il pensiero del primo cittadino leghista, “c’è da considerare l’aspetto fiscale, perché la prostituzione è un’ attività che produce un reddito molto alto senza tassazione alcuna. Esiste inoltre il concreto pericolo che la prostituzione d’appartamento, se non verrà regolamentata, possa esser controllata da racket di malavitosi”. Dice Tosi: “Dopo averle allontanate dalla strada ora vogliamo colpire anche le prostitute, e sono molte, che esercitano in casa”.

L’ordinanza, precisa, andrà a sanzionare chi crea disturbo nei condomini. Per Tosi la strada delle ordinanze comunali è quella che per ora permette maggiore autonomia ai Comuni. Già qualche settimana fa lo stesso esponente del Carroccio aveva ricordato che “finché non ci sarà una norma nazionale che regola il fenomeno della prostituzione, le amministrazioni comunali non potranno fare altro che tentare di arginare il problema utilizzando i pochi strumenti a loro disposizione. Sono interventi-tampone che non risolvono certo il problema della prostituzione e del degrado connesso ma sono provvedimenti che ci auguriamo servano a rendere il fenomeno della prostituzione meno gravoso sulla cittadinanza”.

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Luci (rosse) di Natale: faccio festa con una escort

Prostituzione
di Grazia Visconti
Aeroporto di Fiumicino, ore 14:55. Angela, sola, attende di imbarcarsi con il prossimo volo. Destinazione: Lindos, suggestiva cittadella dell’isola di Rodi. Il destino ha voluto che le fosse assegnato in aereo un posto accanto alla moglie dell’uomo che stava accompagnando in incognita. Già, perché Angela è una top escort e per professione allieta le vacanze di ricchi uomini d’affari. “Di certo la moglie non poteva immaginare di stare braccio a braccio con l’amante a pagamento del marito”, afferma Angela con un sorriso malizioso. Accadeva lo scorso anno, perché questo Natale lo trascorrerà a Roma, insieme alla figlia di 21 anni. Partirà invece il 27 dicembre, con lo stesso uomo che, stavolta, l’ha ingaggiata per festeggiare l’anno nuovo insieme a lui e all’ignara consorte. La meta? Vienna. “Io mi faccio la vacanza in completa solitudine. È già tutto pagato. E lui mi viene a trovare di mattina quando può”, precisa Angela. “È felice della mia presenza, e gli basta sapere che può raggiungermi quando lo desidera”.
Periodo di festa anche per le squillo di lusso, dunque, che nel ménage familiare hanno oramai preso il posto una volta riservato alle amanti tout court.
E la crisi? Dal punto di vista delle escort non esiste, niente saldi almeno per quelle di alto livello che negli anni si sono create un portafoglio clienti che custodiscono gelosamente. Bellezza, eleganza e professionalità insomma si pagano, e si pagano profumatamente. Nonostante il periodo di recessione economica come quello che stiamo vivendo, la prostituzione d’alto bordo sembra non conoscere crisi. Si registra al contrario un’impennata anche di quella maschile. Racconta a Panorama Roberto, 38 anni, gigolò di mestiere: “L’offerta è aumentata, è vero, ma è aumentata anche la richiesta”. Il dato infatti è in crescita, stando ai sondaggi. E le donne si sentono ormai a loro agio in un universo che è stato per anni retaggio di una mentalità prettamente maschile. Per una serata al casinò, per una festa privata o semplicemente per andare a ballare con gli amici, sono sempre più spesso le donne che cercano l’accompagnatore. Secondo l’associazione “Donne e qualità della vita”, presieduta dalla sessuologa Serenella Salomoni, che ha intervistato 1.500 donne tra i 18 e i 60 anni, una donna su tre (37 per cento) ha preso in considerazione la possibilità di pagare un gigolò per avere un rapporto, mentre una su cinque (19 per cento) l’ha già fatto.
Col mercato più ampio, le idee regalo per le festività non mancano. E ce ne sono davvero per tutti i gusti. C’è chi si affretta a prenotare un capodanno con l’accompagnatrice di lusso o chi se l’affitta per una crociera su uno yacht; c’è persino il marito che invita un gigolò per una cena a lume di candela (contento lui), per fare un regalo alla moglie; ma c’è anche chi il regalo preferisce farlo ad una persona speciale. “Un regalo per un amico? Una serata con una escort” si legge in uno dei tanti annunci pubblicati sul web. “Vacanze di Natale in Trentino con la più bella escort della zona” recita un altro annuncio. “Hai mai pensato che è triste e malinconico passare il tuo Natale da solo? Perché non concederti un paio di giorni di relax puro? Se poi a farti compagnia c’è un’escort bella, 24enne, bionda, alta, con un corpo da favola e italiana, hai mille motivi al giorno per convincerti”. Tra le tante offerte, spicca l’annuncio di Silvia, che ha pensato bene di utilizzare la rete per offrirsi come strenna da scartare sotto l’albero: “Vuoi farti un bel regalo di Natale? Vieni a trovarmi, sono una escort bionda e carinissima… ti farò passare dei momenti veramente piacevoli”.
Nell’annuncio, apparso sul sito di Bakeca.it, nella sezione dedicata agli incontri piccanti, nulla è stato lasciato al caso. Anche il servizio fotografico è stato studiato e realizzato ad hoc: abitino scollato con finte piume di struzzo ad avvolgere un corpo sinuoso, scarpe con i tacchi a spillo e tra le mani una grande palla natalizia con fiocco e decorazioni di una nota marca di cioccolatini. Il tutto, neanche a dirlo, rigorosamente in rosso!
C’è invece chi ha prenotato Kristalia che, vestita da Santa Claus dovrà spuntare a mezzanotte in punto, in compagnia di un gigolò, complice di tutta la messinscena. Il cliente, amante degli scambi di coppia, con la complicità della moglie, ha già fornito alla sua escort una sorta di copione da recitare, appena ella giungerà nel salone della sua villa, alle porte di Roma. Si tratta di giochi sofisticati con lo scopo di stuzzicare il desiderio delle coppie presenti: lo ritengono uno scambio di doni poco tradizionale. Come dargli torto.

Escort versione natalizia

Andrea invece è stato prenotato per trascorrere una giornata di shopping sfrenato tra pacchi e regali. Anche per Lui, 35 anni, di base a Venezia, che si rivolge ad una clientela perlopiù straniera, non è cambiato nulla. “Le chiamate ci sono sempre” dichiara “come c’è sempre la concorrenza. Ci sono sempre più ragazzi e ragazze che si vendono, ma non si sparano più prezzi esorbitanti”. “I prezzi per le mie prestazioni”, continua Andrea, “sono valutati in vecchie lire: se prima chiedevo 500 mila lire per una serata, che includeva cena e dopocena, ora chiedo 250 euro. E poi la cliente è diventata molto più esigente e raffinata, cerca il bravo ragazzo. Non ha problemi di soldi, ma vuole spendere bene il proprio denaro pagando il giusto prezzo. Chiede la perfezione”.
Dello stesso parere è Francesca, 29 anni, di Firenze. “Rispetto al passato” dice “c’è una maggiore prudenza da parte di chi mi contatta, ma non ho notato una reale crisi. C’è stato forse un calo sugli incontri un po’ più brevi, è diminuita la frequenza degli appuntamenti, ma l’incontro tranquillo, con la bella persona che mi chiede di uscire per una serata, resta”.
In questo clima festivo, c’è poi chi si regala un weekend in un centro benessere e si tuffa in una vasca per l’idromassaggio in compagnia della squillo dei sogni. Champagne, bollicine ed essenze orientali per una parentesi nababbi. Alla faccia della crisi.

Sgominata banda che costringeva ragazze nigeriane a prostituirsi

Operazione di polizia a Trieste

Comprate per 50 mila dollari in Nigeria, portate in Italia e costrette, anche con riti voodoo, a prostituirsi per ripagare, con anni di sfruttamento sessuale, il loro ingresso clandestino: è la storia di un centinaio di ragazze nigeriane scoperta dalla Squadra Mobile della Questura di Trieste.
La Polizia del capoluogo giuliano ha sgominato una presunta organizzazione criminale (composta da undici nigeriani, tutti arrestati in vari momenti dell’inchiesta) che secondo l’accusa aveva realizzato una vasta rete di prostituzione estesa dal Friuli Venezia Giulia, al Veneto, alla Lombardia, all’Emilia Romagna, alla Puglia.
Le ragazze, secondo la ricostruzione fatta dalla Polizia, venivano contattate in Nigeria, comprate da famiglie e parenti, portate in Italia attraverso Bulgaria, Grecia e Austria, e “custodite” in luoghi sicuri per essere poi costrette a prostituirsi
Gli arresti sono stati compiuti in diverse città italiane con la collaborazione delle Squadre Mobili di Venezia, Vicenza, Verona, Ravenna, Bari, Padova e Bergamo, dove si sono concluse le indagini che hanno visto impegnati gli investigatori triestini per quasi un anno. L’attività investigativa era state avviata da una segnalazione all’Ufficio Immigrazione della Questura di Trieste del Consolato Sloveno del capoluogo giuliano, relativa ad alcuni cittadini nigeriani che avevano presentato documentazione falsa per far entrare dei loro connazionali in Slovenia. Le indagini, effettuate con il pedinamento e l’osservazione degli arrivi delle donne nelle varie città, hanno consentito di individuare la vastissima rete del traffico gestito esclusivamente da nigeriani, che tramite connazionali facevano entrare, da Bulgaria, Grecia e Austria, un centinaio di ragazze da avviare alla prostituzione in Italia, utilizzando documentazione falsa.
Inoltre, il lavoro degli investigatori - sottolinea il comunicato della questura - consentiva di individuare anche il luogo di prostituzione.
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Milano, scoperto il racket dei trans, minacce e violenze ai più giovani

Prostituzione

Reclutavano i giovani transessuali direttamente a San Paolo, in Brasile. Li convincevano a venire in Italia, a volte anche con la promessa di un brillante futuro nel mondo dello spettacolo. Ma una volta a Milano, i nuovi arrivati erano costretti a pagare fino a 15 mila euro per potersi prostituire sulla “piazza” del cimitero Monumentale e a cedere a “Luana” e ai suoi complici almeno il 50 per cento del guadagno sulle prestazioni (da circa 100 euro). La pena per chi si ribellava erano il furto del passaporto, minacce di morte e di ritorsioni contro i familiari in Brasile e pestaggi violenti, anche con un bastone.

Sono stati i molti giovani viado arrivati in pronto soccorso, alcuni dei quali hanno accettato di raccontare i loro problemi, a far insospettire i carabinieri della compagnia Milano Duomo. Da maggio i militari hanno cominciato le indagini sui transessuali che si prostituiscono al Monumentale e hanno scoperto i retroscena. A capo dell’organizzazione di viado più “anziani” che sfruttava e maltrattava i nuovi arrivi c’era Luana, brasiliano di 36 anni. Con cinque complici aveva guadagnato, sfruttando gli altri viado, almeno 150 mila euro in pochi mesi.

I clienti venivano contattati anche attraverso alcuni siti Internet specializzati e le vittime delle violenze sono almeno una decina. Ai carabinieri hanno tra l’altro detto che alcuni transessuali del giro del Monumentale sono sieropositivi e nonostante questo accettano di avere rapporti non protetti coi clienti. Alla fine delle indagini i militari hanno arrestato, oltre a Luana, quattro suoi complici, tutti viado brasiliani irregolari in Italia. Malu, Pamela, Fernanda, Beyoncé (come la nota cantante) i loro soprannomi. Luana, chiamata dagli altri “mamma”, è stata fermata in un noto locale romano, le sue “figlie” invece sui marciapiedi milanesi. Una sesta persona è ricercata. Le accuse sono di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento e al favoreggiamento della prostituzione e di estorsione.

Torino, imprenditori e professionisti in fila per un “massaggio speciale”

Prostituzione

Il direttore del settore servizi integrati della Polizia Municipale, Marco Sgarbi, adesso smentisce che tra i clienti ci fossero anche calciatori. Ma il caso dei tre centri estetici di lusso chiusi perché offrivano prestazioni sessuali tiene banco nella Torino bene. Gli habitué infatti erano della borghesia medio alta, professionisti, imprenditori, dirigenti di banche, funzionari statali. E per qualche ora di sesso con giovani italiane e straniere pagavano fino a mille euro.

Le tre “case chiuse” scoperte dai vigili coordinati dal pm Cristina Bianconi dopo un anno di indagini erano tra le più note e frequentate della città. Per un “massaggio speciale” a Estetica 2000, Studio Monalisa e Manolia si formavano lunghe liste d’attesa. Sono state arrestate quattro donne, un’italiana, una cubana, una cinese e una moldava. Un quinto uomo, un moldavo di 34 anni, è ricercato. Sono accusati di induzione, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

Le ragazze trovate all’interno dei centri, e non certo impegnate in trattamenti estetici, erano italiane, romene, moldave e cinesi, tra i 20 e i 30 anni. Molte di loro sono delle insospettabili, hanno dichiarato agli agenti che mariti e padri sono ignari di tutto e ora temono di essere scoperte. Le prove sono chiare: filmati, intercettazioni, testimonianze e le confessioni di una lucciola pentita che ha lavorato in tutte e tre le sedi. Le prime segnalazioni però sono arrivate dagli inquilini dei palazzi, stanchi del continuo via vai di clienti.

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