Leggi tutte le notizie su:
protesta

(ANSA/GUIDO MONTANI/JI)
Questa sera alle 20.30 andrà in scena a Palazzo Chigi l’ennesimo tentativo di scongiurare la chiusura degli impianti italiani della multinazionale dell’alluminio ALCOA. Continua
- Tags: barack-obama, blacks out, clandestini, immigrati, immigrazione, irregolari, primo maggio 2006, protesta, rivolta, Rosarno, sciopero, Usa
-

La manifestazione del 1 maggio 2006 a Los Angeles - Ansa Monica Davey
Cantavano “Sì, se puede” e “Yes we can” il primo maggio del 2006, quando Barack Obama era “solo” un senatore dell’Illinois e le sue ambizioni presidenziali erano ignote anche a lui stesso. Gli immigrati (in maggioranza ispanici) di Los Angeles quel giorno riuscirono nel loro intento: paralizzare interi quartieri della più grande megalopoli della costa Ovest.
È istruttivo andare a ripescare le cronache di quell’avvenimento, mentre in Italia prende corpo l’iniziativa, lanciata prima su Facebook e poi da un sito apposito, dello sciopero nazionale degli immigrati per il primo marzo 2010. Continua

La rivolta degli immigrati a Rosarno, Calabria
Erano quasi raddoppiati quest’anno gli africani che si erano trasferiti a Rosarno per la raccolta degli agrumi. Più di 2500 contro i 1400 circa dell’anno scorso. Ogni anno questi lavoratori migranti si danno appuntamento con una sorta di passaparola nella piana di Gioia Tauro, per raccogliere agrumi in cambio di 25 euro al giorno in nero. Continua

Operai di una cooperativa che lavora per i Cantieri navali di Pesaro, per protesta su due gru, alte 30 metri
In realtà , non se ne sono mai andati, gli operai. Ma erano diventati sempre più “invisibili”, con la scomparsa del partito di riferimento, quello che fu il Pci, poi una parte di Rifondazione, poi… boh? (La parola era infatti sparita dalle mozioni dei candidati alla leadership del Pd).
Ogni tanto ci si ricorda di loro, di una classe (ma si può ancora chiamare così?) sempre più interinale, spezzettata, immigrata, delocalizzata, smarrita, incazzata. Continua

No global: Francesco Caruso (a sinistra), Luca Casarini (al centro) e Vittorio Agnoletto
Che fine hanno fatto i leader (gli altri, ormai ex) dei No global? La domanda rimbalza tra i lettori ai quali, di certo, non è sfuggita l’intervista a Luca Casarini comparsa su La Stampa e il profilo delineato da Il Giornale. L’ex leader delle tute bianche, infatti, è diventato un piccolo imprenditore. Continua
- Tags: catene, contestazioni, liceo, Maria-Stella-gelmini, mutande, precari, protesta, scuola, superiori, tetto, Unione-degli-Studenti
-

Drammatica o ironica, dura o provocatoria. Di sicuro, più spettacolare: dal Nord al Sud d’Italia si salda e si scalda la protesta dei precari della scuola e per strappare l’attenzione non rinuncia al clamore.
Quasi a voler dire, promettere, che quello che verrà sarà un autunno caldo, difficile e lungo. A Roma docenti in mutande, in una sorta di Full Monty de Noantri, dinanzi il liceo Newton; a Milano incatenti sulla porta dell’Ufficio scolastico provinciale (l’ex Provveditorato), a Benevento sette insegnanti sul tetto dell’ex provveditorato con lo striscione: “Come gli operai dell’Innse, fino a quando non avremo risposte“.
È la protesta dei precari della scuola, anche se tengono a sottolineare che in molti, precari, lo sono diventati con i tagli e i conseguenti accorpamenti delle classi.
Contestazioni, quelle del personale scolastico, sostenute dagli studenti, pronti a una mobilitazione comune, e dai sindacati che chiedono al Governo interventi immediati e, soprattutto, risolutivi.
Precari e supplenti milanesi che aderiscono al “Coordinamento precari scuola 3 Ottobre” si sono incatenati davanti all’Ufficio scolastico provinciale per protestare contro i tagli effettuati dal ministro Gelmini. In provincia di Milano sono oltre mille i disoccupati tra insegnanti e personale Ata, ha denunciato via web il Coordinamento facendo notare ironicamente come il governo stia mantenendo le promesse: “il nuovo anno scolastico si apre con 43mila cattedre in meno in tutta Italia”.
A Torino, il sit in si è svolto davanti alla sede dell’Ufficio regionale del ministero dell’Istruzione. A manifestare un gruppo di genitori e alcuni sindacalisti. Al centro dell’iniziativa il problema delle risorse assegnate alle scuole: un taglio, secondo i sindacati della scuola Cgil, Cisl e Uil, di 1800 posti nelle graduatorie per l’insegnamento e di 600 addetti tecnico-amministrativi per l’anno scolastico 2009-2010 in Piemonte.
Clima incandescente a Napoli dove i precari sono al secondo giorno di protesta di piazza contro i tagli che in Campania si traducono in quasi 8.000 posti in meno tra docenti e personale Ata. I manifestanti hanno provato a forzare il cordone dei poliziotti all’ingresso dell’Ufficio scolastico regionale, si sono registrati momenti di tensione e una donna si è sentita male. “Dal ministero arrivano segnali di apertura anche se non ancora formali” ha rassicurato il direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Alberto Bottino.
E sempre in Campania non mollano le insegnanti che da 4 giorni protestano sul tetto dell’ufficio scolastico provinciale di Benevento. Maretdì primo settembre è salito a parlare con loro il sottosegretario al Lavoro, Pasquale Viespoli, informandole che “Governo e Regione Campania sono impegnati alla definizione di un’intesa, in tempi brevissimi”.
Fermento pure in Sicilia: occupazione degli ex provveditorati a Palermo (dove alcuni insegnanti stanno facendo lo sciopero della fame) e Catania, presidio permanente davanti all’ufficio scolastico a Messina e manifestazioni in diverse parti della regione; i precari protestano contro la riduzione delle ore formative, prevista dal ministero della Pubblica istruzione, che nell’isola mette a rischio, secondo i sindacati, 7 mila posti di lavoro.
A Roma, prendendo spunto da Full Monty, il popolare film inglese del ‘97, cinque supplenti in attesa di ricevere l’assegnazione per una cattedra si sono spogliati rimanendo in mutande davanti al liceo scientifico Newton per protestare - hanno spiegato - contro il loro stato di precarietà in quanto da anni non sono stati ancora messi in ruolo.
I sindacati della scuola invitano il Governo a non indugiare oltre. “Sono 25.000, tra docenti, ausiliari, tecnici e amministrativi i lavoratori che quest’anno non avranno più un contratto. Ora” ha dichiarato il segretario generale della Cisl scuola, Francesco Scrima “la situazione sta assumendo i connotati di una vera e propria emergenza scolastica e sociale. Chiediamo pertanto un incontro urgente con il Governo, per portare finalmente a soluzione una vertenza che altrimenti rischia di farsi esplosiva”.
Di situazione esplosiva parla anche la Gilda che annuncia “tutte le forme di protesta possibili” per contrastare la politica del Governo. “A soffrire maggiormente - osserva il coordinatore nazionale, Rino Di Meglio “è il Mezzogiorno, dove la scure del Governo si è abbattuta in maniera più drastica“.
Esprime solidarietà ai precari della scuola l’Unione degli studenti, il sindacato studentesco, auspicando che i prossimi mesi autunnali “possano vedere mobilitazioni comuni tra studenti e lavoratori della scuola per contrastare l’idea di scuola del Governo e costruire una concreta alternativa”.
Intanto per il 3 settembre la Rdb-Cub ha indetto un presidio dei precari davanti al ministero dell’Istruzione “per dire no a un futuro a scadenza”.
Visualizza La protesta l’Italia dei precari della scuola in una mappa di dimensioni maggiori

“La sinistra italiana è in estinzione. Noi sopravviviamo, almeno territorialmente, e abbiamo ancora la forza di gridare i nostri no. Come a Genova nel 2001″.
Non ha dubbi Francesco Caruso (qui il suo blog e qui la sua biografia), 35 anni, beneventano, ex leader dei no global napoletani e parlamentare per Rifondazione comunista dal 2006 al 2008, durante il Prodi bis. Uno dei pochi a Montecitorio, forse l’unico, che risultava a reddito zero prima di venire eletto, anche se proviene da un’agiata famiglia.
Sta raggiungendo in auto con alcuni amici L’Aquila, dove si tiene la protesta dei no global. Attese dalle tre alle 5000 persone: i manifestanti, in gran parte giovani, provengono soprattutto da Roma, ma anche da diverse altre città italiane (oltre che dall’estero: francesi, tedeschi, olandesi in maggioranza). C’è pure una rappresentanza dei “No Dal Molin” e di altri comitati, come quelli che si oppongono alla costruzione delle basi militari. Il corteo - organizzato dalla Rete nazionale No G8, cui aderiscono diverse sigle, a cominciare dai Cobas e Rifondazione- si snoderà lungo un percorso di circa 7 chilometri, dalla stazione della frazione di Paganica ai giardini comunali dell’Aquila, a ridosso del centro storico terremotato.
A reggere lo striscione iniziale: “Voi G8 siete il terremoto, noi tutti aquilani”, anche alcuni rappresentanti dei vigili del fuoco, tra le categorie più impegnate per il terremoto. Nel corteo sono presenti, tra gli altri Comunisti italiani, Sinistra critica e alcune associazioni aquilane come Epicentro solidale. Ci sono anche, più sparuti, gli “Aquilani contro il G8″, che inveiscono contro i movimenti di sfollati che non hanno aderito.
Dagli anni ‘90, Caruso, non se ne è persa una di manifestazione, tra cortei ed “espropri proletari”. Uno che avrà molti difetti - e qualche guaio giudiziario legato alla carriera di no global -, ma che di sicuro dice quello che pensa. Per esempio, quando definisce il G8 de L’Aquila: “Tu pensa, hanno portato lor signori a fare turismo in mezzo ai terremotati”. E se lo dice lui…
Insomma, che cosa non vi piace di questo G8, che ormai è diventato un G14 esteso anche ai maggiori paesi in via di sviluppo?
Coloro i quali hanno provocato la crisi, ora si propongono come i risolutori della crisi stessa. È un paradosso, perché sono stati loro i registi di quanto è accaduto in questi anni. Noi lo dicevamo già ai tempi di Genova, solo che ci hanno preso a manganellate. E poi che dire di questo turismo grottesco di Obama, Merkel, Sarkozy e compagnia che vogliono provare l’emozione di un’avventura reale in mezzo ai terremotati.
Ma allora cosa proponete voi manifestanti?
Ci sono due impostazioni. La prima ritiene che sia necessario convincere lor signori a concedere qualcosa anche ai poveri…
I “lor signori”?
I potenti della terra, quelli là .
Convincere i politici dei grandi paesi, dunque…
In generale pensiamo che occorra cambiare il paradigma della Governance dei paesi occidentali, ossia non subordinare le politiche al profitto, ma alle esigenze dell’uomo. Non voglio fare il catastrofista, ma dieci anni fa a Genova lor signori cantavano le lodi del capitalismo e basta guardare gli indicatori economici di oggi per capire chi aveva ragione.
Attese 5 mila persone. A Genova dieci anni fa eravate molti di più. I no global sono in declino?
Non c’è più quella forza che c’era a Genova e pensare di resuscitare lo stesso schematismo sarebbe sbagliato. I movimenti non sono come i sindacati o i partiti e cambiano in altre forme. Ora il movimento no global si è territorializzato e non parlerei tanto di declino: facciamo emergere le contraddizioni nel locale, come nella lotta contro la Tav o a Vicenza contro la base Usa.
Insomma, sostenete il popolo del “no”?
Non mi ci ritrovo in questa definizione. Quello che emerge nei media è l’elemento di conflittualità dei movimenti, ma il lato più interessante è quello delle forme alternative di auto-organizzazione.
I no global sono in declino. E la sinistra italiana?
La sinistra è in via di estinzione. È il risultato di un’eutanasia.
Di chi è la colpa?
Non è una questione di nomi o di leader, che se metti Tizio, allora vinci. Era destinata a fare questa fine.
Allora tutti nel Pd, compresa la sinistra radicale, come ha detto Sansonetti?
Mi sembra giusto che facciano questa fine. Un ceto politico di sinistra che si deve riciclare deve andare il più lontano possibile dalla sinistra.
Non c’è più la sinistra radicale. Chi rappresenterà le vostre idee?
C’è bisogno di costruire un’altra dimensione politica, un mutuo soccorso di tutte le idee di sinistra che parta dalle forme di auto-organizzazione a livello locale.
Tornerà in Parlamento?
Dentro quello scenario no di sicuro. Potrei rifarlo solo se emergerà un nuovo movimento che terrà conto delle esigenze attuali che sorgono dai movimenti.
Indossa ancora le scarpe firmate, le Tod’s che notò Ferrara a Otto e mezzo due anni fa?
È una stupidaggine: non erano vere Tod’s, ma un paio di finte scarpe firmate comprate in una bancarella. Si è sbagliato Ferrara e, infatti, fuori onda l’ho fatto notare ai due conduttori. Visto, hai fatto uno scoop dopo due anni.
LEGGI ANCHE: Black bloc: quel che resta del movimento - Il G8 italiano? La riscossa di Berlusconi - G8 all’Aquila: i luoghi, le immagini, le opinioni. Tutto sul summit d’Abruzzo
- Tags: accusa, agenti, Dario Franceschini, fondi, forze-dellordine, G8, poizia, protesta, Roberto Maroni, sicurezza, Siulp, spese
-

E così, dalla piazza, parte la denuncia del Pd sui presunti tagli del governo alla sicurezza.
Ecco cosa ne pensa il leader dei Democrats, Dario Franceschini, presente davanti al Viminale, per la protesta dei sindacati di polizia: “Ci sarà una ragione se tutti i sindacati di polizia esprimono una protesta civile e ferma”. Quale ragione? Secondo il segretario del Pd, è questa: il governo, ha spiegato, “ha fatto tagli per 3,5 miliardi al settore e poi con un’operazione demagogica e d’immagine ha raccontato che il problema viene risolto con le ronde di privati cittadini. È ora” ha aggiunto “di dire basta alla demagogia e alle falsità , servono fatti concreti”.
Per esempio? Cominciando, dice Franceschini, dall’intensificare la lotta agli evasori fiscali: “Bisogna evitare di essere un Paese che vede cresce l’evasione fiscale mentre basterebbe recuperarne il 10% per garantire risorse a chi sta perdendo il posto di lavoro ed alla sicurezza. Loro, invece” ha aggiunto “fingono che il problema non esiste e tagliano nella scuola, nella sicurezza, nell’università ”.
Anche perché, rincara la dose il leader Pd: “Mi è stato raccontato che ai poliziotti che dovranno operare al G8 è stato chiesto di anticipare di tasca propria le spese”. Di più: “Mi è stato anche detto” ha proseguito Franceschini “che in molte città sono in trasferta permanente agenti di polizia per occuparsi della tutela dei soldati impiegati nei presidi fissi e per evitare che dalle ronde nascano problemi per la sicurezza”.
E ancora: “La destra ha fatto in campagna elettorale delle politiche sulla sicurezza la propria priorità , ma la scelta è stata tradita dai successivi comportamenti parlamentari e di governo con cui sono stati tagliati 3 miliardi e mezzo di euro al comparto. Basta quindi con la demagogia e la falsità ” ha sottolineato il leader del Pd “servono fatti concreti”. E una risposta concreta per il Pd sarebbe rivedere l’election day: il 7 giugno, accorpando europee e referendum, si potrebbero risparmiare 500 milioni di euro, 1.00 miliardi di vecchie lire “che potrebbero essere utilizzati per assumere nuovi operatori nelle forze di Polizia, riparare i mezzi e acquistare il carburante per le auto”.
Tutto falso secondo Maroni. Che ha insistito al termine della presentazione di uno studio sull’immigrazione della Università Cattolica, un aumento del 10% per le spese correnti. “Di tutto si può accusare il governo salvo di cose non vere e cioè di aver tagliato per il 2009 i fondi per la sicurezza”. Così il ministro dell’Interno replica alla protesta dei sindacati di polizia che oggi hanno manifestato davanti al Viminale, che ha annunciato la volonta’ di organizzare un incontro nei prossimi giorni. E asostegno delle sue parole, il responsabile del Viminale ha mostrato un documento ufficiale del ministero fatto dal dipartimento della pubblica sicurezza con le cifre degli stanziamenti fatti dai governi dal 2006 al 2009: “Nel 2006″ ha spiegato “sono stati stanziati 2,9 miliardi di euro, nel 2007 6,7, nel 2008 6,7 miliardi e nel 2009 7,4 miliardi. Come potete vedere la curva sale: abbiamo aumentato gli stanziamenti del 10% per le spese correnti, cioè per gli straordinari, la benzina e le macchine”. Quindi: “Chi sostiene il contrario” ha aggiunto “dice una falsità ”. “Detto questo” ha concluso “sappiamo che i soldi non bastano mai e io sono disposto a discutere di risorse aggiuntive. Nel decreto antistupri abbiamo messo 100 milioni in più e nella prossima finanziaria c’è il mio impegno ad aggiungere risorse e io che sono sempre disponibile ad ascoltare le ragioni di chi protesta, nei prossimi giorni organizzerà un incontro con i sindacati”.
Sindacati di polizia che, in piazza, tornano a protestare contro le ronde di cittadini: “È importante dare un segnale al governo e al presidente del Consiglio” ha detto il segretario nazionale del Siulp, Michele Alessi, “noi non condividiamo questo progetto. Bisogna rafforzare le forze di polizia ordinarie come i carabinieri, la finanza, la polizia di Stato e le altre polizie. Bisogna dare mezzi e strumenti a queste forze dell’ordine”. Il segretario del Siulp ha voluto sottolineare il fatto che al momento mancano uomini e mezzi. “Le auto sono ormai usurate” ha aggiunto “mancano gli uomini, gli organici sono ridotti all’osso, gli agenti che vanno in pensione non vengono sostituiti. Oggi manifestiamo per dare un segnale forte al governo affinché corregga la rotta. Bisogna potenziare la sicurezza: non la sicurezza privata ma una sicurezza di stato”.
LEGGI ANCHE: E i vigili diventeranno poliziotti