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proteste

Il grande mugugno di Pendolaria: l’Italia dimenticata dalle Ferrovie

Viaggiatori bloccano una linea ferroviaria per protesta contro i disservizi | (Emmevi/Ansa)

Viaggiatori bloccano una linea ferroviaria per protesta contro i disservizi | (Emmevi/Ansa)

La rabbia corre più veloce di un Frecciarossa. Non va sulla rete ferroviaria ma su quella del Web. È la rabbia di migliaia di pendolari italiani che vivono l’entrata in vigore dei nuovi orari e delle nuove tariffe di Trenitalia come l’ennesimo capitolo di una presa in giro che si perpetua da anni. Continua

Universitari sul piede di guerra: “Un’altra volta, un’altra Onda” (in arrivo)

Manifestazione a Roma © Roberto Monaldo / LaPresse

Manifestazione a Roma © Roberto Monaldo / LaPresse

Proprio come un’onda, che torna a colpire le scogliere dopo il riflusso dell’estate. Le mobilitazioni studentesche sono riprese in tutta Italia, per ora quasi sottovoce, senza attirare più di tanto l’attenzione dei media (il 16 ottobre scorso a Torino hanno sfilato gli studenti delle superiori, cortei anche il 24 ottobre a Genova, ieri alcune decine di ragazzi sono entrati nel ministero dell’Istruzione a Roma per un’occupazione simbolica). Continua

Lo sciopero non basta più, la lotta operaia si fa in cima alle gru. Così la Innse ha fatto scuola

Photostream - Operai sul tetto della fabbrica a Melfi
Tutto è cominciato alla Innse, fabbrica metalmeccanica milanese che sfornava anni fa la mitica Lambretta. Il 4 agosto cinque operai stavano partecipando alla protesta contro la chiusura dello stabilimento. Poi a uno di loro è venuta un’idea: salire sul carroponte a 17 metri d’altezza. E lo hanno fatto sul serio. Con viveri e bottiglie d’acqua sono stati lì per ben otto giorni. Sono scesi pochi giorni prima di Ferragosto, quando l’azienda è stata venduta da Silvano Genta al gruppo Camozzi che ha assicurato la continuazione dell’attività (e dei posti di lavoro). Insomma, un braccio di ferro vinto dagli operai con una protesta dura e, soprattutto, ”mediatica” (con tanto di gruppo di sostegno su Facebook). Il caso ha fatto scuola. Ovviamente. E così nel mese di agosto le proteste in stile Innse si sono moltiplicate in tutt’Italia. E quasi sempre con la vittoria degli operai, che minacciano di buttarsi giù.

Da Roma a Potenza, tutti sulle gru
Il 10 agosto è la volta di sette operai della Cim, una ditta di materiali per l’edilizia di Marcellina, piccolo paese in provincia di Roma, che sono saliti su una torre di lavorazione alta circa 50 metri. Protestavano contro la possibile chiusura dell’azienda, che avrebbe dovuto cambiare sede perchè sorge su un terreno comunale in vendita. Anche loro, però, hanno vinto: sono scesi tre giorni dopo, quando il Comune ha sospeso l’ordinanza di sgombero del terreno pubblico. E ancora.

Quattro giorni dopo, sempre nella capitale,  sette vigilantes dell’istituto Urbe, durante una manifestazione contro la privatizzazione dell’azienda che avrebbe provocato il licenziamento di circa 300 guardie giurate, hanno raggiunto il terzo anello del Colosseo. Sono scesi due giorni dopo, quando hanno ottenuto l’apertura di un tavolo di trattativa con il governo. Non è finita. Passato Ferragosto sono cominciate le proteste di “classe” in tutt’Italia. Una dietro l’altra.

Il 24 agosto gli operai della cartiera ex Cdm di Saluzzo (Cuneo) hanno organizzato un presidio all’ingresso dello stabilimento: sono preoccupati per l’acquisizione o l’affitto della ditta da parte della società Ital Tissue, che potrebbe mettere a rischio molti posti di lavoro. Non salgono però sul tetto della fabbrica.
Il giorno dopo, invece, ancora episodi “estremi” in stile Innse. Stavolta nelle Marche e in Basilicata. Una decina di operai di una cooperativa che lavora ai cantieri navali di Pesaro sono saliti su due gru al porto per protestare: da due mesi non prendono lo stipendio. Lo stesso giorno sette operai della Lasme, azienda di Melfi (Potenza) che produce per la Fiat e che nelle settimane scorse ha deciso di chiudere collocando in mobilità 174 persone, sono saliti da una scala esterna sul tetto della fabbrica dove hanno passato la notte all’addiaccio, mentre gli altri lavoratori hanno “occupato” il piazzale dello stabilimento. “Rimarremo qui fino a quando non riavremo il lavoro”, hanno dichiarato i lavoratori.

Le reazioni
“Una protesta modernissima”, il commento di Fausto Bertinotti, l’ex leader di Rifondazione comunista, che non si faceva sentire da tempo.
Ma sono in tanti, e soprattutto a sinistra, a leggere positivamente il gesto “estremo” degli operai sulla gru. “Il punto critico non è se i lavoratori della Innse abbiano esagerato o no nel salire su una gru per impedire lo smantellamento dei macchinari da parte del nuovo proprietario, ovvero se non avrebbero potuto trovare forme di protesta o di contrattazione meno trasgressive. Il punto è se il nostro paese possa ancora permettersi a lungo l’ assenza di una politica della sicurezza socio-economica”, ha scritto su Repubblica il sociologo Luciano Gallino.
E il segretario nazionale della Cgil, Guglielmo Epifani, intervistato dal Corriere della sera, è entusiasta. “È una vittoria di questi lavoratori perché hanno creduto nella propria lotta e hanno avuto argomenti forti da spendere”. La vicenda Innse? “È stata una bella pagina di lotta operaia”.
“Il caso della Innse ci offre molti spunti di riflessione”, ha affermato il responsabile Lavoro del Pd, Cesare Damiano. “Si tratta di una vicenda che si conclude positivamente. In un autunno che si preannuncia estremamente caldo si tratta di un caso che farà, per molti versi, scuola, anche sotto il punto di vista del positivo uso dei media con cui è stato rotto il silenzio che di solito avvolge le lotte degli operai”.
E infatti, riflette Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori “la prima considerazione politica”da fare è questa: “la lotta radicale paga. La dove falliscono i tradizionali scioperi simbolici o i vecchi minuetti delle relazioni istituzionali, la lotta radicale strappa il risultato. Ora si tratta di far tesoro di questa lezione e di generalizzarla”.
Per Gianni Baratta, segretario confederale Cisl, intervistato da il Giornale, la morale è invece un’altra. “Qui i lavoratori credevano nelle capacità della propria azienda, avevano un progetto in testa, e invece di provocare disagio ai cittadini hanno attivato l’interesse dei media, delle istituzioni e degli imprenditori. Se invece l’obiettivo è la mera protesta, allora non mi pare una buona strategia per uscire da questa crisi (…) Capiamoci, non è che i 49 dell’Innse hanno vinto perché cinque di loro sono saliti su una gru. Ma perché sono riusciti a spiegare, in modo intelligente, che la loro azienda aveva un futuro. Se però non ci fosse stato un contenuto a riempire la loro protesta, non avrebbero trovato nessuno disposto a investire per salvare l’azienda”.


Visualizza Proteste Operai in una mappa di dimensioni maggiori

Scuola, Cgil e “Onda” tornano in piazza. Cortei in tutta Italia. Scontri a Roma

Scontri tra studenti e forze dell'ordine all'Università La Sapienza

Adesso è tornata la calma all’università La Sapienza di Roma. Ma la mattina è stata attraversata da fortissime tensioni tra studenti e forze dell’ordine. Tutto è iniziato quando circa trecento universitari hanno tentato di uscire dalla città universitaria per andare a protestare in città. A impedire il corteo gli agenti della polizia in tenuta antisommossa, chiamati a far rispettare il recente protocollo sulle manifestazioni nella capitale. Sono partite alcune cariche da parte delle forze dell’ordine e un fitto lancio di oggetti da parte degli studenti. “Questa mattina” raccontano alcuni di loro “era partito un corteo interno all’università, tra le facoltà, poi ci siamo diretti verso l’uscita in piazza Aldo Moro. Dalla polizia c’è stato un divieto assoluto di uscire, secondo quando previsto dalle nuove regole sui cortei a Roma. Appena fuori l’ateneo alcuni sono stati caricati. Dopo i fatti di Torino, Bergamo e Pisa anche questo” proseguono i Collettivi “rientra nel clima autoritario che si sta delinenado: evidentemente non è più possibile criticare delle scelte che poi pesano sulla pelle di chi le deve vivere”.
Dalla Sapienza di Roma sarebbe dovuto partire un corteo nel giorno dello sciopero nazionale proclamato dalla Flc Cgil. L’Onda, il movimento che nello scorso autunno aveva infiammato la protesta contro il governo, è tornata così ad alzare la voce.
“Sciopero in Onda, libertà in movimento”: era la scritta che campeggiava su uno degli striscioni esposti dagli studenti. Circa 300 di loro hanno sfilato in corteo entrando negli edifici delle facoltà e interrompendo le lezioni. Portando alla ribalta più o meno sempre gli stessi gli slogan: “Fuori i fascisti dall’università”, “Blocchiamo tutto”, “l’Onda è tornata ed è ancora più arrabbiata” e l’ormai immancabile “Noi la crisi non la paghiamo”.

Ma contro “i tagli del governo Berlusconi e le manovre che hanno impoverito e messo in crisi tutto il settore della conoscenza”, oggi l’intero settore della conoscenza (scuola, università, ricerca, formazione professionale e Afram) è in sciopero generale, proclamato dal sindacato di categoria Flc Cgil. In programma diverse manifestazioni in tutte le regioni italiane con cortei, comizi, presidi e assemblee.
A Palermo, al Teatro Politeama, si svolge la manifestazione nazionale “I giovani per il futuro del Mezzogiorno: istruzione e formazione per uscire dalla crisi”. Alla manifestazione è intervenuto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. “La scuola italiana è meno peggio di quello che si dice, ma non è all’altezza della sfida che i giovani hanno di fronte a loro” ha detto Epifani. “Nella scuola” ha spiegato il leader del sindacato “ci sono troppe cose che non vanno, partendo dalla riduzione degli spazi formativi, delle risorse e partendo anche dal grande problema dei precari. Sono numeri troppo importanti che con la crisi economica andrebbero affrontati diversamente. Quindi è uno sciopero per protestare contro queste scelte e per rivendicare una scuola di qualità”.

Manifestazione anche a Milano dove Onorio Rosati, segretario della Camera del lavoro, ha lanciato un appello all’unità con Cisl e Uil. “Solo un sindacato confederale forte e unito” ha detto Rosati “può vincere la crisi”. La Cgil ha anche affermato che oggi sono scese in piazza nei vari momenti della manifestazione circa 20 mila persone.

Il VIDEO servizio:

Discutine sul FORUM dei lettori: “Cambiare la scuola sì, ma non in peggio

Scontri tra immigrati e polizia a Massa

La protesta di stamani a Massa di una cinquantina di extracomunitari

Insulti allo Stato italiano, alla prefettura e poi calci e pugni alle forze dell’ordine. A Massa un gruppo di circa 60 profughi somali ed eritrei ha protestato per il permesso di soggiorno. Una manifestazione non autorizzata che si è trasformata in uno scontro tra gli stranieri e gli agenti della polizia.
I profughi, sbarcati a Lampedusa l’estate scorsa e ospitati nel centro di accoglienza della Croce Rossa della cittadina toscana dal 3 agosto, di prima mattina hanno protestato davanti al palazzo del Governo e poi invaso la strada principale della città sdraiandosi sull’asfalto e annunciando lo sciopero della fame.
Gli agenti della polizia di Stato e i carabinieri hanno chiesto ai manifestanti di sciogliere il corteo che non era autorizzato ma sono stati aggrediti. Due i feriti nelle forze dell’ordine tra cui un dirigente della questura toscana colpito con un calcio alla schiena. Ventotto i manifestanti che, al termine della protesta, sono stati portati negli uffici della squadra mobile di Massa e per quattro di loro potrebbe scattare anche l’arresto.

Per cercare di trovare una soluzione sono intervenuti il vicesindaco Martina Nardi, alcuni politici locali e l’ex senatore di Rifondazione comunista e presidente di Marmo e Macchine, Mario Ricci. Ricci, secondo le forze dell’ordine, si sarebbe schierato con i manifestanti e avrebbe insultato gli agenti e contestato l’operato degli stessi.
Ma sugli scontri di Massa è intervenuta anche la parlamentare del Pdl, Isabella Bertolini: “La sinistra aizza gli immigrati a Lampedusa e le conseguenze cominciano a vedersi anche nel resto d’Italia. La manifestazione non autorizzata di Massa ne è la prova. Qui si scherza con il fuoco. Non si possono tollerare illegalità.
Ai responsabili di questa manifestazione non autorizzata non deve essere concesso alcun beneficio. Non si possono infrangere le norme e pretendere di fare i padroni a casa d’altri. Non deve assolutamente passare il concetto che qualunque persona può farsi beffe delle leggi del nostro Paese”.

Scuola, a Milano irruzione al Politecnico e studenti denunciati

Proteste studentesche

Irruzione al Politecnico, picchetti, occupazioni e carabinieri negli istituti coi primi studenti denunciati. A Milano è una giornata calda sul fronte delle proteste contro il decreto Gelmini di riforma sulla scuola. Inaugurazione con protesta al Politecnico, dove alcuni ragazzi di Azione universitaria hanno fatto irruzione nell’Aula magna della sede distaccata, in zona Bovisa, per manifestare il proprio dissenso nei confronti degli sprechi nell’Università. Il rettore, Giulio Ballio, aveva appena iniziato il suo discorso d’inaugurazione del 146esimo anno accademico quando un ragazzo è entrato reggendo uno striscione con su scritto: “Voi baroni preoccupati, noi studenti disoccupati”. Dall’alto poi altri studenti hanno cominciato a lanciare una serie di volantini colorati sui quali si legge: “Combattiamo gli sprechi delle Università. Riconquistiamoci un futuro”.

La protesta, tuttavia, è stata bloccata sul nascere e i ragazzi sono stati accompagnati fuori dall’aula, dove il rettore ha proseguito il suo discorso inaugurale. Intanto all’esterno dell’Ateneo si svolgevano le proteste di studenti aderenti ad Azione universitaria e Lista aperta, contrari alla distribuzione a pioggia dei fondi e sostenitori di un criterio più meritocratico. In piazzale Bovisa ha preso corpo un’altra protesta. Si tratta di una manifestazione di “controinaugurazione o assedio culturale”, come l’hanno definito gli stessi studenti che da giorni a Milano scendono in piazza contro il decreto del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, che avrebbe dovuto partecipare alla cerimonia, ma aveva dato forfait già venerdì.

Il ministro Gelmini (che ha fatto sapere di non aver potuto partecipare alla cerimonia per “motivi contingenti”) ha inviato un messaggio di saluto nel quale ha sottolineato che nel mondo dell’università servono riforme vere, “non di facciata”. Nel testo Gelmini ha detto di apprezzare la “saggezza e prudenza” del Politecnico che si è impegnato “in un dibattito serrato ma costruttivo”. “È in questo modo”, ha aggiunto, “sforzandosi di comprendere e dialogare che riusciremo insieme a impostare le soluzioni migliori per rafforzare le nostre università. Non condivido i giudizi sommari e le critiche generiche. Nel nostro sistema universitario si registrano certamente problemi anche seri e storture da raddrizzare ma ci sono migliaia di docenti che svolgono con impegno e dedizione i loro compiti. È per loro e per il futuro delle giovani generazioni, le quali si aspettano dall’università un’occasione irripetibile di crescita umana e professionale, che dobbiamo sforzarci di lavorare in un clima di dialogo e rispetto”.

Il discorso ufficiale del rettore, Giulio Ballio, era stato un invito a tener conto della meritocrazia e un no a tagli indifferenziati che nel 2010 si prevede metteranno in ginocchio le università italiane. “Le conseguenze dei tagli alle università potrebbero portare addirittura alla chiusura del Politecnico”, aveva poi detto il rettore, a margine della cerimonia, spiegando che “abbiamo già fatto tutte le economie possibili”, per cui in questo momento cosa succederà “dipende dai finanziamenti e dalle decurtazioni”. Nella peggiore delle ipotesi, ha spiegato il rettore, “potremmo anche arrivare alla chiusura del Politecnico: se mi danno soltanto i soldi per gli stipendi di chi non posso licenziare cosa faccio?”. E a proposito del blocco del turnover, Ballio ha parlato della “cosa peggiore per il Paese”, perché significa “rinunciare a un’intera generazione di ricercatori. Questo è peggio del taglio ai finanziamenti”.

Tra i presenti all’inaugurazione, anche il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, che ha detto di essere a favore di una riforma condivisa per l’università e di essere contrario ai tagli indiscriminati per gli atenei. “Il mio è un invito al governo al ripensamento”, ha detto Formigoni. “Capisco che in un momento di crisi bisogna stare molto attenti ma la razionalizzazione deve puntare alla qualità. Non ci devono essere tagli indistinti ma bisogna distinguere le università inefficienti da quelle virtuose”. Formigoni ha poi lasciato il Politecnico tra gli applausi degli studenti appartenenti a Lista aperta. Al gruppetto di universitari che l’ha salutato al grido “noi studiamo, non protestiamo”, si è rivolto dicendo: “Sono d’accordo con voi, state facendo un buon lavoro”.

Ma sono riprese anche le proteste nelle superiori. L’occupazione del liceo Bottoni è ripartita, mentre al Volta la protesta continua con l’autogestione: saranno coinvolti anche i professori. Al Manzoni, i collettivi hanno fatto un picchetto per informare i ragazzi che il ministro Gelmini “non ha avuto il coraggio di venire a Milano”. Al Parini, giornata di mobilitazione mista: autogestione di giorno, occupazione di pomeriggio. La succursale di via Don Calabria dell’Istituto Fabio Besta è stata occupata da decine di studenti, che hanno programmato attività di carattere culturale.

Quattro studenti, di cui due minorenni e due di 19 anni, sono stati identificati e denunciati per interruzione di pubblico servizio per aver cercato di occupare l’Istituto Statale Magistrale Agnesi in via Tabacchi. Lo hanno reso noto i carabinieri, precisando che dei quattro studenti denunciati, tre ragazze e un ragazzo, due hanno 17 anni e due 19. Il tentativo di occupazione è avvenuto stamattina, verso le 8.30: gruppi di studenti hanno organizzato un picchetto davanti all’ingresso principale della scuola e affisso due striscioni con su scritto “Occupato, occupiamo, ma studiamo”. Questi studenti hanno poi cercato di impedire l’accesso a chi voleva entrare. Ma, con il quasi tempestivo intervento delle forze dell’ordine, chiamate dal preside, gli studenti si sono dispersi e solo quattro sono stati identificati e denunciati.
LEGGI ANCHE: Le novità introdotte dalla riforma Gelmini - Veltroni: referendum sulla legge - La Gelmini star di Facebook - I siti della protesta - La cura Gelmini, punto per punto. Partecipa al FORUM

Il lato D della protesta. Quelli di Blocco studentesco

Blocco Studentesco

di Pietrangelo Buttafuoco

Ma chi sono questi del Blocco studentesco, che un giorno sfilano insieme con gli studenti di sinistra, un altro incontrano e discutono con il ministro Mariastella Gelmini e un altro ancora sono protagonisti di duri scontri a piazza Navona con i coetanei dell’Uds e con la polizia (che alla fine ne ferma una decina)? Giovinezza al potere.
Il pomeriggio del 28 ottobre romano nell’anno Domini 2008 scivola tra pioggerelline e chiacchiere da Radio Bandiera nera. Ventimila studenti sono scivolati da piazza Esedra fino a piazza Venezia per arrivare al Senato. Blocco studentesco, che è stato ricevuto a Palazzo Madama, dalla VII commissione, mentre le organizzazioni della sinistra venivano sonoramente fischiate dagli altri studenti, è una delle tante anime della protesta contro il decreto Gelmini. I militanti dalla T-shirt ben strutturata coi segni grafici del razionalismo hanno portato un camioncino per il comizio. Hanno portato la musica. Hanno portato la destra e la sinistra allo stesso tempo, tanto da far dire a Maurizio Gasparri: “Il sit-in anti Gelmini è una protesta fasciocomunista”. Giovinezza al potere dunque. Il giorno prima i ragazzi del Blocco studentesco sono stati accusati di aver fatto spaccare il corteo per via di certi cori: “Du-ce! Du-ce!”. Piacerebbe a tanti che fosse così, piacerebbe a tutti che fossero così solleciti a farsi fregare la piazza, il corteo, le scuole. “Ma non è così” assicura Francesco Polacchi, il loro leader, studente di storia all’Università Roma3: “L’antifascismo militante non aspetterebbe altro per far sfumare il nostro lavoro politico. Quanto sono squallidi i compagni, e i giornali che parlano solo con loro, fotografandoli in mutande…”. Giovinezza al potere quindi.

Avranno voglia di monitorare le forze dell’ordine e i compagni dell’antifascismo militante, sempre pronti nella vigilanza democratica, ma questa storia della Giovinezza al potere non è xenofobia, spazzatura estremista, minutaglia da tristo nostalgismo. Non è neppure parentela con Forza nuova, con Fiamma tricolore, né con i residui dei fuorusciti della Destra o di An. Nulla c’è che riguardi la bottega della politica. È piuttosto una malattia allegra che conquista i ragazzi di una città che non è solo quella raccontata dai figli di papà, ma anche quella non conforme rispetto alle ideologie e ai cappelli dell’egemonia culturale della sinistra. Il Blocco studentesco che tanto allarma la destra di Azione giovani, che ne patisce con Forza Italia la grande concorrenza, quanto la sinistra che ne subisce le scorrerie in materia di conquiste sociali, è un movimento studentesco che nasce nell’estate 2006 a Casapound.
Giovinezza e bellezza. Casapound, nel cui nome c’è Ezra Pound, il poeta americano, è diventata la matrice del progetto di Casapound Italia. E ne è stata fatta di strada da quello che era in origine: il centro sociale romano dell’occupazione non conforme, dunque non conformista, dei ragazzi di Gianluca Iannone, un capo mai coinvolto con le stupidaggini dell’estremismo, piuttosto un tipaccio molto simpatico strappato alle pagine dell’avanguardia storica italiana, a metà tra il Futurismo e l’Arditismo, voce cantante del gruppo Zeta Zero Alfa. L’inno di questi ragazzi è il loro: “Fareblocco, mille cuori, una bandiera”. E il Blocco studentesco, a farselo raccontare dal sito Bloccostudentesco.org, “È un movimento rivoluzionario, di rottura con quella che è la scuola di oggi, la scuola-azienda dove le idee sono proibite, dove gli studenti non contano nulla, dove a farla da padroni sono i professori nostalgici del ’68 e i presidi manager”.
Giovinezza al potere è il fortunato slogan coniato da Simone Di Stefano, militante di Casapound, e le parole si muovono per andare contro la gerontocrazia. Contro il ’68 e contro i manager nelle scuole. Contro le tre I di Silvio Berlusconi, quelle di internet, inglese e impresa. Contro la legge 133, quella che prevede per gli atenei italiani la possibilità di trasformarsi in fondazioni di diritto privato. “La legge 133″ sostiene Polacchi dalla sede di Casapound “è l’ennesimo atto di smantellamento dell’istruzione pubblica cominciato con la riforma Berlinguer e seguito poi dalle altre tre: Moratti, Fioroni e Gelmini. Sebbene siano stati espressioni di governi diversi e contrapposti, i tre ministri hanno seguito un’unica direttrice: la privatizzazione.

Quindi non si tratta di lottare, come afferma l’Uds, contro i soli 9 minuti e mezzo di tempo che Mariastella Gelmini ha dovuto impiegare per redigere il suo decreto legge, ma di una storia lunga che fa comodo a tutti”. Altro che Du-ce!, Du-ce!: “Fare entrare i privati” risolve Polacchi “diventa una necessità dal momento in cui vengono fatti tagli in 5 anni pari a 1,5 miliardi”. Giovinezza al potere perciò. Blocco studentesco alle passate elezioni scolastiche ha ottenuto a Roma il 21 per cento, un risultato con cui il gruppo s’è aggiudicato alla consulta (l’organo di governo degli studenti che si riunisce al Provveditorato agli studi) il vicepresidente, Giorgio Evangelisti, studente al liceo Vittorio Emanuele II. A livello della conta elettorale la maggioranza degli studenti è a destra, la sinistra li scavalca in materia di comunicazione ma la presenza di Blocco studentesco è diffusa a Roma. Hanno occupato diversi istituti (l’Azzarita, un liceo scientifico, quindi il Genovesi, l’Orazio, sono presenti anche al Giulio Cesare e al Nervi a Morlupo, protagonisti in innumerevoli cortei) e se si vuole fare sociologia (in anticipo sulla criminalizzazione su cui tanti fanno a gara a scommettere) le loro occupazioni sono opposte a quelle molto cinematografiche della sinistra: “Niente droga, niente spaccio” raccontano i ragazzi e le ragazze “niente da spaccare, nessun estintore da lanciare e chi rompe se ne va”. Radicato nei licei, Blocco studentesco adesso inizia la battaglia nelle università. Da 3 anni hanno fatto una campagna contro i libri di testo e “la pidocchiosa speculazione delle editrici scolastiche”, hanno chiesto incentivi per lo sport, hanno promosso lotte esteticamente indigeste alla maggioranza borghese: quella a fianco del popolo karen, quella per il Tibet e quella di ricognizione storica sulle foibe. Quest’ultima una battaglia di Livia Cavallo, studentessa di architettura, su cui i conformi, sostenuti da molti baroni cattedratici, mobilitarono una manifestazione ovviamente democratica. E antifascista. Giovinezza & giovinezze infine. Blocco studentesco segue Casapound Italia. È un movimento politico radicato nel territorio. Un forte nucleo c’è già a Verona, quindi nel Lazio. E in Toscana perfino. E a Palermo. “Rispetto al vecchio Fronte della gioventù” spiega Luigi Pulvirenti, trentenne e perciò anziano tra i militanti, “i ragazzi del Blocco fanno sindacalismo studentesco, a dirla con la letteratura, fanno il fasciocomunismo. E non sono fichetti. Non saranno mai la meglio gioventù. Non avranno mai un film ma saranno quelli della giovinezza al potere”.

Scontri a Piazza Navona: guarda le FOTO e il VIDEO da YouTube:

Contestare Beppe Grillo si può, ma non si deve scrivere

Beppe Grillo contestato dagli studenti a Bologna
Beppe Grillo? Guai a chi lo tocca. Ieri Panorama.it, come molti altri siti di informazione, ha riportato la notizia che Grillo è stato contestato da alcuni studenti al corteo di Bologna. Un’esposizione dei fatti confermata in giornata dallo stesso Grillo in un’intervista al Corriere della Sera (ascolta l’audio dell’intervista). Se è vero che non è stata una contestazione epocale, è altrettanto vero che di contestazione si è trattato. Limitata a pochi, come sottolinea l’interessato, ma c’è stata. Però l’immagine di Grillo evidentemente non può essere sporcata dalla minima ipotesi di dissenso. Quindi oggi è partita, immediata, la mobilitazione lanciata dal suo blog: “Secondo la stampa di regime (quindi quasi tutta) sono stato oggetto di violente contestazioni” scrive Grillo. Che aggiunge: “Leggete le barzellette dei giornalisti di regime e informateli dell’avvenuto con una mail”. E giù, a seguire, l’elenco della “stampa di regime” che si sarebbe macchiata di lesa maestà nei suoi confronti, con tanto di titoli degli articoli incriminati. Di fianco ad ogni articolo, la mail dei giornale a cui scrivere per contestare:
- Il Tempo: “E Beppe Grillo si infila nel corteo: contestato due volte” - Scrivi
- Il Resto del Carlino: “Beppe Grillo contestato dal corteo ‘Non vogliamo primedonne’” - Scrivi
- Panorama: “Scuola in sciopero: gli anti Gelmini fischiano anche Grillo” - Scrivi
- Corriere della Sera: “Beppe Grillo contestato dai manifestanti: Non vogliamo primedonne. E lui: “Cercate i poliziotti finti” - Scrivi
- Il Giornale: “Grillo prova a infilarsi nel corteo: lo buttano fuori a suon di «vaffa»” - Scrivi
- La Repubblica: “Grillo fischiato dagli studenti: ‘Buffone, buffone’” - Scrivi
- AdnKronos: “Scuola, Grillo a corteo a Bologna: qualche contestazione” - Scrivi

Morale: il paladino delle libertà invita i suoi fedelissimi a protestare perché i giornali hanno parlato di una contestazione che, come lui stesso ha ammesso, lo ha messo nel mirino. Perché evidentemente la libertà di stampa piace soltanto quando è a senso unico.

E nel frattempo i paladini di Grillo e della libertà di stampa continuano a inviarci email di questo tenore:
“Schiavi senza pudore fatevi un esame di coscienza, spero che Dio vi perseguiti bugiardi infami.
“SIETE LA VERGOGNA DI QUESTO PAESE. Quando i vostri padroni fuggiranno dall’italia con i loro aerei personalizzati, la gente , il popolo si dovrà accontentare di sfogarsi solo su di voi”.
“Vi state seppellendo con le vostre mani!”.
“Adesso siamo proprio incazzati con voi giornalisti corrottissimi, senza coscienza e anima. Attenti che qualche cosa sta per succedere… “
“Quanto siete puerili e proni al potere……viva grillo Dove è la Vs. professionalità???
“Siete dei VENDUTI e spero che i giornalisti con un po’ di spina dorsale che sono nella vostra redazione vi mandino a fare in culo come sto facendo ora io!”.
“Solo grillo ormai conta per me e la mia famiglia e vi assicuro siamo in tanti…e saremo sempre di più ormai voi e le vostre politiche siete alla frutta…ciao belli!
“Vergognatevi e cambiate lavoro. Magari portate al macero le ossa degli animali macellati. Oppure andate a mendicare che è meglio”.
“vergongatevi la faccia. o il culo. che tanto per voi sono la stessa cosa. ciao”
Ogni commento pare superfluo…

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Uno contro tutti, di Carlo Puca
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Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
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