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In minigonna dal Papa


In minigonna dal Papa

Imbarazzo per gli addetti al protocollo di fronte alle mise di alcune signore durante la messa del Papa per Karol Wojtyla. Continua

Indagati anestesista, giornalista e fotoreporter per la foto a Eluana

Fiaccolate e preghiere per l'ultima notte di Eluana Englaro

L’anestesista Amato De Monte è indagato dalla Procura della Repubblica di Udine in relazione ad alcune foto scattate ad Eluana Englaro durante la permanenza nella clinica “La Quiete” di Udine, dove la donna è morta il 9 febbraio scorso. Nei riguardi di De Monte, secondo quanto riferisce il Messaggero Veneto, la Procura ipotizza il reato di inosservanza dei provvedimenti dell’autorità.
A De Monte, che ha guidato l’equipe per l’attuazione del decreto della Corte di Appello di Milano che autorizzava l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione della donna in stato vegetativo persistente da 17 anni, i Carabinieri hanno notificato un’informazione di garanzia emessa dalla Procura. Secondo l’ipotesi degli investigatori, De Monte avrebbe scattato alcune fotografie a Eluana nonostante il divieto stabilito nel protocollo legale definito per l’attuazione del decreto dei giudici milanesi, che vietava l’uso di macchine fotografiche o apparecchi di ripresa nella stanza dove si trovava la donna.
Il legale di De Monte, Giuseppe Campeis, ha spiegato che le foto, di carattere clinico, sono state scattate per testimoniare l’attuazione del protocollo e che le regole sulla privacy sono state introdotte dalla famiglia Englaro nello stesso protocollo per tutelare la donna rispetto a terzi.

Welfare: e se fosse l’estrema sinistra in ostaggio di Prodi?

Romano Prodi, premier, e Fausto Bertinotti, presidente della Camera
Ma quanto costa il pacchetto Welfare? In parlamento la partita è politica (accontentare l’estrema sinistra, oppure Lamberto Dini, i sindacati e la Confindustria?); in realtà c’è un costo che la collettività dovrà sostenere comunque. Le cifre vengono dalla Ragioneria dello Stato, che in questi giorni ha seguito la vicenda da vicino facendo sapere che non avrebbe posto il proprio bollino su misure senza copertura. Dunque, la parte-pensioni, cioè la trasformazione dello scalone Maroni in uno scalino che partirà dai 58 anni di età costa 12 miliardi nei prossimi dieci anni. La deroga (pensionamento a 57 anni) per i lavori usuranti è stimata in 2,5-2,8 miliardi se a beneficiarne saranno effettivamente quelli previsti dal governo, cioè gli addetti a determinati settori o che fanno più di 80 turni notturni l’anno. Si tratta di 1,4 milioni di lavoratori per circa 10 mila pensioni l’anno. Se invece la platea si allargherà come chiesto da Rifondazione, magari con una delega al governo che di anno in anno stabilisca chi è “usurato”, i costi aumenterebbero di una cifra non quantificabile: comunque almeno del doppio.

La stabilizzazione dei precari dopo tre anni di contratti a tempo indeterminato avrebbe una doppia ricaduta: sui conti delle aziende, che si rifarebbero in mancati versamenti fiscali allo Stato; e su quelli dell’apparato pubblico, visto che anche lo Stato si serve di precari. Anche qui difficile quantificare, ma si parla di 5-10 miliardi in un decennio. Risultato: così come è, cioè il testo varato dal governo e approvato da Confindustria e sindacati, il pacchetto Welfare costa 15 miliardi di euro. Se prevalesse la linea di Rifondazione supereremmo il doppio. Senza però la copertura, visto che il famoso tesoretto di fine 2007 è già stato tutto impegnato. Dunque bisognerebbe ricorrere o a tagli di spesa o ad aumenti di tasse.

Forte di questi argomenti, Romano Prodi sta cercando di imporre all’estrema sinistra la sua linea. Che è anche quella che consente al governo di non cadere al Senato. Ma che sul piano politico rende Rifondazione sempre più simile ad un cane da pagliaio: abbaia molto ma non morde. Finora si è detto che Prodi è ostaggio di Rifondazione: forse, salvo sorprese dell’ultima ora, sarebbe il caso di dire che è sempre più Rifondazione ostaggio di Prodi.

Governo in pessime acque, tutti vogliono abbandonare la nave

20 ottobre 2007 a Roma, scendono in piazza i precari e la sinistra contro l'accordo sul Welfare
E ora, dopo il successo della manifestazione di sabato 20 ottobre, l’estrema sinistra presenta di nuovo il conto. Rischiando di far ripartire quel bizzarro gioco dell’oca sul welfare (protocollo tra governo e parti sociali, referendum, modifiche del consiglio dei ministri, cancellazione delle stesse sempre a palazzo Chigi) che sembrava concluso con le ultime decisioni del governo.

La sinistra radicale punta ad un nuovo intervento nel protocollo sul welfare, abolendo in particolare lo staff leasing (la cessione temporanea di manodopera ad aziende da parte di agenzie di lavoro interinale) e la possibilità di rinnovo dopo 36 mesi dei contratti a termine; ma chiede anche di ripescare la tassa del 20% sulle rendite finanziarie, che Romano Prodi aveva definitivamente accantonato con l’ottimo alibi della turbolenza dei mercati, in realtà dopo la levata di scudi dei moderati dell’Unione.

Insomma, Rifondazione, Pdci e dintorni ci riprovano, sapendo benissimo che stavolta, più che un gioco dell’oca si tratta di una roulette russa. Ogni proposta o addirittura emendamento della sinistra radicale può infatti spedire il governo in minoranza al Senato. Ma soprattutto può offrire motivo o pretesto alla ventina di senatori “insofferenti” e sempre più tentati dalle sirene di Silvio Berlusconi per rompere con Prodi e passare dall’altra parte.

Tutto ciò l’estrema sinistra lo sa benissimo. Dunque perché questa nuova prova di forza mentre afferma di voler “rafforzare” il Professore? Per due motivi. Il primo è che anche in quell’area politica cresce la tentazione di abbandonare Prodi prima di affondare assieme a lui: mani libere per presentarsi agli elettori magari con una previsione di sconfitta, ma con l’obiettivo di riacciuffare i consensi che i sondaggi segnalano in calo. Insomma, opposizione sì, ma recuperando il controllo della protesta sociale.
Il segretario di Rifondazione Comunista alla manifestazione del 20 ottobre 2007 a Roma per il Welfare
Secondo motivo: un regolamento dei conti con il Partito democratico. Walter Veltroni non fa che ripetere che il Pd dovrà liberarsi del vincolo e del ricatto dell’estrema sinistra. Sia la linea politica sia gli organismi di vertice, sia perfino i consiglieri del sindaco di Roma, a cominciare da quelli sull’economia, vanno in questa direzione. E dunque i massimalisti rispondono con le stesse armi: basta con il ricatto dei Democratici. Insomma, la posta in gioco non è più la sopravvivenza del governo Prodi, e forse neppure il welfare ed i disagi nelle fabbriche. È la spartizione dell’elettorato di sinistra.

Domani al Senato cominciano le verifiche, quando la Finanziaria per la prima volta si affaccerà in aula. Più avanti, a novembre, toccherà al protocollo sul welfare. Tra ventiquattrore parte il vero conto alla rovescia.

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