
Giuseppe Castiglione, presidente delle province italiane
Andrea Monti
Gli organi provinciali non verranno sciolti entro il 31 marzo 2013, ma decadranno alla scadenza naturale. Le Province che dovrebbero andare al voto nel 2012 saranno commissariate. E slitta dal 30 aprile al 31 dicembre 2012 il termine entro cui le loro funzioni devono essere trasferite a Comuni e Regioni. Sono alcune delle ultime novità introdotte nella manovra Monti, che dovrebbe sostituire i Consigli provinciali con assemblee non elettive, nominate dai Comuni. La riforma non piace affatto all’Unione delle Province d’Italia, che ha interrotto ogni rapporto con il governo, chiede di incontrare Napolitano e il 21 dicembre terrà un’assemblea straordinaria a Roma. Abbiamo intervistato il presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione. Continua

CORREGGERE, MIGLIORARE, ALLEGGERIRE
L’Unità.it sfoggia un titolo di apertura da ventennio (quello vero). Continua

L'entità del taglio dei trasferimenti da Roma che dovranno subire le province è si 500 milioni di euro. Nella foto, Mario Monti e Corrado Passera - ANSA
«I tagli alle province riducono la rappresentanza democratica dei nostri territori e producono risparmi irrisori». È tranchant il giudizio che Angelo De Biasio, presidente leghista del consiglio di Monza Brianza, dà delle riduzioni ai costi della politica decisi dal governo Monti. «Sui risparmi prodotti da questo provvedimento annunciato il professor Monti farebbe bene a leggere le cifre fornire da un freschissimo studio della sua Bocconi secondo il quale i costi complessivi della politica di tutte le province possono essere quantificate in 122 milioni di euro, solo l’1,4% del totole. Altro che 500 milioni di euro, come va sostenendo ora questo governo che prende ordini da Francia e Germania». Continua


Calderoli e Maroni scherzano con i giornalisti con guantoni da box: Cota guarda divertito (ANSA/CAMILLO BALOSSINI)
Parafrasando un celebre filosofo, il rimedio potrebbe essere peggiore del male. Come nel caso dell’ennesimo taglio delle province. Quello inserito nell’ultima manovra approvata al Senato, ora approdata in commissione alla Camera, prevede la loro sostituzione con enti intermedi “di area vasta”, che dovranno avere almeno 300 mila abitanti ed essere superiori a 3.000 metri quadri. Continua


Un momento della riunione dei presidenti delle province a rischio di soppressione dalla nuova manovra finanziaria nella sede dell'Unione delle Province Italiane (ANSA/ GUIDO MONTANI)
“Certo è che le Province sono stanche di essere usate per riforme bandiera”. Così commentava due giorni fa Giuseppe Castiglione, presidente dell’Unione province italiane, la terza versione della manovra dopo l’incontro tra Bossi e Berlusconi ad Arcore. Continua


Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti (ANSA/ GUIDO MONTANI)
Di fronte all’ennesimo annuncio di tagli agli enti locali, come quello contenuto nella manovra finanziaria da 45,5 miliardi, ancora in discussione, la domanda è sempre una: quanto ci farebbero risparmiare? Continua


Una veduta di Lorenzago di Cadore (Belluno), meta delle vacanze di Tremonti, e a rischio cancellazione: ha meno di mille abitanti (Ansa)
Molti italiani in questi giorni si ritrovano nei panni di quelle zitelle che, delusione dopo delusione, di fronte all’ennesima richiesta di matrimonio ormai sono tentate di rifiutare. Tanto anche questa volta, dicono a se stesse, il principe azzurro di turno non manterrà la parola. Continua

di Annalisa Chirico
Si chiama Molisannio la regione del Molise estesa al Sannio. O, se volete, la provincia di Benevento annessa al Molise. E’ questa la parola d’ordine scelta da Clemente Mastella, capo della rivolta contro la manovra, che “cancellerebbe”, nelle sue pur miti intenzioni, le province al di sotto dei 300mila abitanti. In realtà dalla prima lista ufficiosa delle 37 Province da tagliare 8 sono sparite in ragione della loro estensione territoriale. Una “e” diventò “o”. Così, se l’asticella delle 300mila teste non la raggiungi, puoi cavartela se il tuo territorio supera i 3mila chilometri quadrati. Altrimenti c’è la strada del ricorso. O, ancora, del voto a qualche santo. Continua