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provincia

L’annuncio di Maroni: “Election day il 6 e 7 giugno”

Roberto Maroni

Pescara il prossimo 5 gennaio. Per Napoli invece non è previsto nessuno scioglimento.
A fissare la data per lo sciogliemnto del Consiglio Comunale di Pescara, in seguito all’arresto del sindaco D’Alfonso, è il titolare del Viminale, Roberto Maroni, facendo poi sapere che il consiglio di Napoli non potrà, invece, essere sciolto per legge.
“Il sindaco D’Alfonso” spiega il titolare del Viminale “si è dimesso il 16 dicembre (dopo l’arresto nell’ambito di una inchiesta giudiziaria, ndr), trascorsi i venti giorni di legge il Comune sarà sciolto, nominerò il commissario e si andrà a votare con la prossima tornata di amministrative”.
La giunta partenopea invece non sarà sciolta: “Le misure restrittive per due assessori non sono sufficienti per lo scioglimento del comune di Napoli, non essendo prevista l’imputazione di associazione per delinquere di stampo mafioso, ma solo l’associazione per delinquere”, ha detto il ministro dell’Interno al termine del Consiglio dei ministri spiegando che il Viminale sta seguendo “con grande attenzione” la vicenda. “Siamo preoccupati” ha continuato il ministro leghista “per il corretto adempimento degli obblighi, ma non possiamo intervenire perchè la legge non ce lo consente”.
In consiglio dei Ministri alcuni esponenti di governo hanno paragonato quello che è successo ad nuova Tangentopoli. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avrebbe concordato sul fatto che non ci sono le condizioni per sciogliere il Consiglio partenopeo. “Noi” ha detto il premier in Cdm “siamo da sempre garantisti, sia per quanto riguarda noi che gli altri. Io spero” ha continuato Berlusconi “che i fatti vengano ridimensionati”. Il Cavaliere comunque ha fatto notare, nella riunione ad alcuni ministri, come anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ritenga che sia “urgente” la riforma della giustizia.
Sempre il Consiglio dei Ministri ha fissato la data delle prossime elezioni europee e amministrative. Che saranno accorpate: si voterà sabato 6 giugno nel pomeriggio e tutta la giornata di domenica 7 giugno. “Il Consiglio dei ministri” ha illustrato Maroni “ha approvato la mia proposta di un election day: si voterà insieme per le europee, per oltre 4mila Comuni e per 73 Province. Per fare questo abbiamo anticipato al sabato la mezza giornata di votazioni che di solito è di lunedì, sia per le amministrative sia per le europee”.

Provinciali in Alto Adige, cresce la destra. Vince la Svp, ma perde seggi

Cartelli elettorali a Bolzano

La Svp cala - perdendo la maggioranza dei voti ma conservando la maggioranza dei consiglieri. Stravince la destra di lingua tedesca, che ha quasi triplicando i consensi rispetto alle elezioni del 2003 (14,3%) ed è considerato il vero vincitore di questa tornata elettorale. È questo il quadro che emerge dalle elezioni provinciali altoatesine.
Forte del suo successo personale che lo ha visto incrementare le sue preferenze personali (in percentuale rispetto ai voti ottenuti dal suo partito), il governatore Luis Durnwalder è stato cavalleresco con i Freiheitlichen - i cugini sudtirolesi di Haider che hanno triplicato i voti, sull’onda del vento di destra spirato già poco tempo fa nelle elezioni nella ‘madrepatria’ austriaca ed anche i Baviera - riconoscendo la loro vittoria. Ma ha avvertito: “Abbiamo ancora la maggioranza dei consiglieri (18 su 35) e ormai siamo gli unici in tutta l’area alpina ad avere una maggioranza assoluta”.
“È nata una nuova Volkspartei”, ha detto il leader dei Freiheitlichen, Pius Leitner, ex comandante degli Schuetzen altoatesini, al termine degli scrutini delle 488 sezioni, “e il voto sta dimostrando che anche in Alto Adige il popolo è il vero sovrano”.
Il voto è stato caratterizzato da un certo astensionismo (-2,3%), pagato in gran parte dai partiti che fanno riferimento all’elettorato italiano, in particolare Pdl e Pd. Il sindaco di Bolzano Luigi Spagnolli, a capo di una giunta Svp-centrosinistra, ha detto che il fenomeno è da attribuirsi allo “spezzettamento” della rappresentanza politica degli italiani, al cui voto ambivano otto partiti.
Questa la composizione del nuovo consiglio provinciale dell’Alto Adige.
Svp 18 seggi: Durnwalder Alois (Luis), sceso da 110.051 a 97.865 voti; Berger Johann Karl (Hans) (34.598), Pichler (Rolle) Elmar (24.302), Theiner Richard (23.949), Mussner Florian (22.836), Widmann Thomas (18.629), Schuler Arnold (17.222), Stocker Martha (16.671), Kasslatter Mur Sabina, (12.934), Laimer Michael Josef (Michl) (11.704), Stirner Brantsch Veronika (11.006), Egartner Christian, (11.002), Lamprecht Seppl (10.712), Hochgruber Kuenzer Maria Magdalena (10.205), Zelger Thaler Rosa Maria (9.383), Steger Dieter (8.130), Noggler Josef (7.196, Pardeller Georg (6.782), Unterberger Juliane (Julia) (6.401).
Freiheitlicher 5 seggi: Leitner Pius, passato da 11.008 a 32.241 preferenze; Mair Ulli (27.499), Tinkhauser Roland (8.001), Stocker Sigmar (4.358), Egger Thomas (4.167).
Popolo delle Libertà 3 seggi: Urzì Alessandro (7.890), Biancofiore Michaela (7.555), Minniti (4.039); Biancofiore dovrebbe optare per il Parlamento nazionale e le subentrerebbe Vezzali Maurizio (2.928).
Partito Democratico 2 seggi: Tommasini Christian (6.928), Repetto Barbara (1.939).
Verdi 2 seggi: Heiss Hans (7.378), Dello Sbarba Riccardo (5.077).
Sudtiroler Freiheit 2 seggi: Klotz Eva (9.914), Knoll Sven (6.641).
Union fur Sudtirol 1 seggio: Poder Andreas (3.981).
Lega Nord 1 seggio: Artioli Elena (19.82).
Unitalia 1 seggio: Seppi Donato 2.736.

A Bolzano città, il Pdl è il primo partito con il 24,8% dei voti, seguito dall’Svp con il 22,6 e dal Pd con il 16,8% . Al quarto posto Unitaliache ha raccolto il 7,1% seguito dai Verdi (6,4%),Idv (5,1%), Casini Udc (4,5%), Lega Nord SudtIrol (3,7%), Die Freiheitlichen (2,8%), Sinistra dell’Alto Adige (2,1%), Sudtrol Freiheit (1,5%), Comunisti italiani (1,2%), Union fur Sudtirol (0,5%) Burgerbewegung (0,5%), Ladini (0,4%).

Ballottaggi: il Pd perde Roma ma strappa Udine, Vicenza e Sondrio al Pdl

Gli scrutinatori durante l'apertura delle schede elettorali | Ansa

Il centrodestra strappa i comuni di Roma e Brescia. Il centrosinistra quelli di Vicenza e Sondrio. Complessivamente le comunali 2008 si concludono 6-4 per il centrosinistra, ma i comuni di Roma e Brescia sono molto più popolosi rispetto a quelli di Vicenza e Sondrio. Il centrodestra si aggiudica i comuni di Treviso, Brescia, Viterbo, oltre che il Campidoglio. Il centrosinistra i comuni di Pescara, Udine, Pisa, Massa, Vicenza e Sondrio.   A conclusione della tornata elettorale iniziata il 13-14 aprile i rapporti di forza risultano quindi cambiati 5 a 4 a favore del centrodestra.

Udine
Furio Honsell è il nuovo sindaco di Udine. L’ex rettore dell’Università del capoluogo friulano, sostenuto da Pd, Innovare con Honsell. Sinistra Arcobaleno, Italia dei Valori e Cittadini per il sindaco, con il 52,76 per cento ha battuto lo sfidante Enzo Cainero, sostenuto da Lista Cainero, Pdl, Lega Nord, Udc e Udine Cainero sindaco, che ha raccolto il 47,24 dei consensi.
Vicenza
Si consola così il Pd: strappando, per un’incollatura, con Achille Variati, il ballottaggio alle elezioni comunali di Vicenza (tradizionalmente legata al centrodestra). Secondo il conteggio definitivo pubblicato sul sito del Viminale, si è aggiudicato 27.645 voti pari al 50,48%, contro i 27.118 voti pari al 49,52% della sua avversaria, Lia Sartori, rappresentante dell’alleanza Pdl-Lega nord.
Sondrio
Alla fine ce l’ha fatta: Alcide Molteni ha conquistato Palazzo Pretorio stabilendo a Sondrio la “roccaforte lombarda” del Pd. Passato il primo turno di amministrative, con un centrodestra capace di espugnare anche la “rossa” Brescia, e lasciate alle spalle le politiche, che hanno visto i candidati nelle fila di Lega e Pdl dilagare in Lombardia, il candidato ha vinto il turno di ballottaggio con il 54,158% dei voti. Mentre Pdl e Lega hanno visto fermarsi il proprio candidato, Aldo Faggi, al 45,841% delle preferenze. Un risultato già anticipato dalla precedente tornata elettorale quando, a urne chiuse, il nome di Molteni veniva associato al 49% delle schede scrutinate, mentre quello di Faggi al 33%.
Massa
Il nuovo sindaco di Massa è Roberto Pucci, candidato della Sinistra arcobaleno e delle liste civiche, che ha ottenuto il 54,2% dei voti. Il comune di Massa era governato dal centrosinistra. Pucci ha battuto al ballottaggio il candidato Pd, Ps, Idv Fabrizio Neri. Pucci, criticando le modalità di scelta della candidatura, e si è presentato da indipendente, sostenuto da due liste civiche e dalla Sinistra Arcobaleno: staccato di circa dieci punti da Neri (28,88% contro 38,78%) al primo turno, ha però superato il candidato del Pdl Corrado Amorese, fermatosi al 16,1%, guadagnando l’accesso al secondo turno, nel quale ha beneficiato dell’apparentamento con la lista civica centrista “Massa al Centro”.
Pisa
Marco Filippeschi è il nuovo sindaco di Pisa: il candidato del Pd, appoggiato anche da Italia dei valori, Partito socialista e da una lista civica, secondo i dati diffusi dall’ufficio elettorale del Comune ha ottenuto il 53,09% dei consensi nel turno di ballottaggio, contro la sfidante Patrizia Paoletti Tangheroni, candidata del Pdl, che ha avuto il 46,91%.
Viterbo
Vittoria schiacciante a Viterbo per il candidato a sindaco del Pdl Giulio Marini (62,1%) sul suo avversario democratico Ugo Sposetti (37,9%).

Per quanto riguarda l’elezione dei presidenti di cinque Province (Asti, Catanzaro, Foggia, Massa Carrara e Roma) l’unico ribaltone è quello di Foggia dove il centrodestra strappa la presidenza della provincia al centrosinistra, mantenendo invece la presidenza ad Asti e a Catanzaro. Nella provincia pugliese, quando restano da scrutinare 4 sezioni su 693, Antonio Pepe, candidato di Pdl, Udc, Rosa bianca, Destra, As, Pensionati, I socialisti, liste civiche, ha ottenuto il 54,4% dei voti al ballottaggio. Battuto il candidato del Pd Francesco Palo Campo. Ad Asti , quando restano da scrutinare 9 sezioni su 266, Maria Teresa Armosino (candidata di Pdl e Lega) è al 58,1% dei voti. Battuto Roberto Peretti, candidato del Pd. Anche a Catanzaro, il centrodestra conferma la presidenza della provincia. Quando restano da scrutinare 42 sezioni su 422, Wanda Ferro, candidata di Pdl, Mpa, Destra, Pri, Npsi e Liste civiche, ha ottenuto il 59,7% dei voti, in netto vantaggio dunque su Pietro Amato, candidato di centrosinistra. A Massa Carrara Osvaldo Angeli, Presidente della Provincia uscente e candidato per il Partito democratico, vince il difficile confronto con Sandro Bondi, conquistando il 57,49% degli elettori. Per Bondi solo un 42,51%. Un voto che tiene ben salda nelle mani del centro sinistra la Provincia apuana, mai conquistata dal centro destra e che sembrava, dopo la candidatura del numero due di Forza Italia, in discussione.
Affluenza ai seggi
L’affluenza ai seggi degli elettori nei comuni capoluogo per i ballottaggi relativi alle elezioni dei sindaci è in netta crescita. A Sondrio si passa dal 67,4% del primo turno al 79,8% del ballottaggio; a Vicenza dal 63,7 all’81,1%; a Udine dal 59,5 al 77,3%; a Massa Carrara dal 62,7 all’82,5%; a Pisa dal 56,2 al 79,8% e Viterbo dal 69,1 al 85,7%.

Occhi su Roma. Il Pdl alla carica del fortino Capitale della sinistra

Il maxi schermo allestito in piazza del Campidoglio, a Roma. Ultimi preparativi in Campidoglio per mettere a punto la macchina elettorale nella Capitale | Ansa
Il fortino romano del centrosinistra resisterà alla frana provocata dalla vittoria di Silvio Berlusconi? Lo scrutinio per le amministrative, a Roma si votava per il rinnovo della Provincia e del Comune, inizierà nel pomeriggio. In serata si saprà se Francesco Rutelli riscalerà il Campidoglio succedendo a Walter Veltroni e se Nicola Zingaretti sarà presidente della Provincia dopo Enrico Gasbarra.
Per quel che riguarda il Senato, il Lazio resta al Popolo della Libertà, nonostante due romanisti doc, come Francesco Totti e Francesco Storace. Insomma il capitano giallorosso - involontario protagonista delle ultime 24 ore di campagna elettorale a seguito della battuta di Silvio Berlusconi che gli aveva dato del matto per aver prestato la sua immagine alla corsa di Francesco Rutelli al Campidoglio – dai dati che arrivano dalla urne laziali non sembra aver spostato voti a favore del centrosinista. Mentre il leader de La Destra supera di poco la media nazionale e si attesta appena sopra al 3%. Al Pdl vanno quindi 15 senatori e al Pd gli altri 12. Il dato relativo all’affluenza segna l’80 e rotti per cento nella Capitale, con una flessione di circa tre punti rispetto a due anni fa.

Non è facile stabilire quanto abbia pesato e peserà l’effetto delle elezioni amministrative nella regione guidata da Piero Marrazzo, perché come detto, lo scrutinio del Comune e della Provincia di Roma inizierà solo oggi. Certo Gianni Alemanno, parlando dal quartier generale del Pdl, ha messo le mani avanti sul Campidoglio: “Su Roma non mi illudo, quella è una partita diversa dal voto politico”. Tanto, giurano dal Pdl, per lui è già pronta una poltrona da ministro.
Sul fronte democrats, dove il Pd arriva a sfiorare il 39%, è già guerra per analizzare l’effetto delle cosiddette tre “M” sui dati elettorali: Franco Marini, Marianna Madia e Piero Marrazzo. Il presidente del Senato guidava le liste di palazzo Madama nel Lazio e specie nelle ultime settimane non ha fatto mancare il proprio impegno nella regione. La giovane, e “straordinariamente inesperta” economista, lanciata da Veltroni nell’agone politico nazionale, che capeggiava il plotone piddino in corsa per la Camera, non ha certo brillato per una campagna mediatica e di sostanza, ma a registratori spenti più di un esponente del loft difende Madia e ritiene più utile buttare la croce sugli anni “deludenti di Marrazzo alla presidenza della regione”. Anche perché aggiungono “Veltroni ce l’ha messa tutta, Rutelli e Nicola Zingaretti si sono fatti la loro campagna, mentre Marrazzo chi l’ha visto?”.
Quanto agli altri partiti, la Sinistra Arcobaleno vede il suo crollo anche nel Lazio e all’Unione di Centro di Pier Ferdinando Casini non è bastato aver schierato come capolista la principessa Alessandra Borghese. I centristi sono rimasti sotto la media nazionale arrivando intorno al 4,8%. Mentre il Partito Socialista di Enrico Boselli si tiene nella media nazionale che è intorno allo 0,7/0,8%. Chi invece supera la media nazionale (2,6% contro il 3,2% del Lazio) è La Destra-Fiamma Tricolore di Storace, ma non può cantare vittoria perché il Lazio era considerato dai camerati una roccaforte di consensi. Un voto che però secondo il leader è tutto “eroso ad An”.
Insomma, difficile fare una previsione sulla tenuta del fortino romano-laziale, ma sono in molti stamattina nei palazzi della politica a ritenere che se Nicola Zingaretti potrebbe farcela di un soffio alla provincia, passando al primo turno, Rutelli avrà più difficoltà e rischia il ballottaggio. Infatti sull’ex presidente della Margherita pesa la forte concorrenza dei candidati-sindaco Franco Grillini e Francesco Storace.
L’incertezza continuerà fino al tardo pomeriggio quando inizieranno ad arrivare i primi voti veri e, con essi, anche le proiezioni su dati reali. E solo in serata si saprà se almeno il bastione della capitale avrà retto o se si sarà aperta una nuova breccia di Porta Pia sull’impeto del risultato travolgente che ha portato il Pdl a stravincere alle politiche.

Grande fuga da Strasburgo. Per candidarsi al voto in Italia

L'aula dell'Europarlamento di Strasburgo: 78 gli italiani su 785 membri
di Anna Maria Angelone

Con buona pace della retorica sull’importanza dell’Europa, più di un quarto degli eurodeputati italiani è in corsa per il voto politico e amministrativo del 13 aprile. Ben 23 dei 78 eletti al Parlamento europeo a giugno 2004 sono ora candidati nelle liste di Camera, Senato, regione, provincia, o sono già indicati per competere in altre consultazioni future.
Mentre sono già 18 i deputati che hanno lasciato Strasburgo durante la legislatura in corso, tra i quali Massimo D’Alema, Fausto Bertinotti, Pierluigi Bersani, Emma Bonino, Antonio Di Pietro, Lorenzo Cesa, Paolo Cirino Pomicino, Enrico Letta e Michele Santoro.
In vista del 13 aprile, per i popolari sei sono i nomi in lizza subito e altri tre sono “prenotati” per il futuro (fra i quali Giuseppe Gargani che punterebbe alla Regione Campania). Altri 4 candidati sono dell’Unione per l’Europa delle nazioni, in cui sono An e Lega.
Per il centrosinistra, 4 provengono dall’Alleanza dei democratici e liberali (3 eletti con il Pd e uno dai Repubblicani europei), 2 dal gruppo socialista. Altri 2 appartengono alla Sinistra unitaria europea. Tra i “non iscritti”, corrono Alessandra Mussolini e Luca Romagnoli. In caso di vittoria, si dovrà optare per uno dei due posti perché il nuovo regolamento prevede incompatibilità tra impegno europeo e nazionale. Ai dimissionari subentrano i primi non eletti del collegio di provenienza.
Che, dunque, ora sperano caldamente di godere, almeno per un anno, del ricco trattamento connesso al seggio di Strasburgo.

Due corpi senza vita a Livorno. E senza nome dal Natale 2004

Guardie della Forestale in azione | Ansa
Era il Natale 2004 quando i corpi senza vita di un uomo e di una donna vennero ritrovati nella pineta di Marina di Cecina, in provincia di Livorno. Distesi l’uno al fianco dell’altra, quasi abbracciati, sotto la tettoia di una magazzino utilizzato dal Corpo Forestale dello Stato come deposito di attrezzi.
A scoprire i due cadaveri, solo poche ore dopo la loro morte, un funzionario della Forestale durante un controllo. L’uomo si avvicinò lentamente, convinto che i due stessero ancora dormendo; la posizione dei corpi faceva pensare che si fossero avvicinati per ripararsi dal freddo di quella notte in cui la temperatura era scesa al di sotto dello zero. A coprirli solo abiti leggerissimi, inadatti a una notte d’inverno all’addiaccio. Intorno a loro, solo una bottiglia di acqua mezza vuota, foglie secche e il silenzio della pineta deserta.
Ma quando il funzionario si fece più vicino, non ci mise molto a capire che, in realtà, i due corpi erano senza vita: il volto dell’uomo era segnato un grumo di sangue che usciva dalla bocca mentre il viso di lei era rivolto verso quello del suo compagno. Addosso ai due nessun documento, nessuna indicazione, neppure un anello con inciso un nome per poter risalire alla loro identità, al loro paese d’origine. Lui: un uomo di circa 40 anni con una folta barba, capelli ricci e castani. Lei, molto più giovane 25-30anni al massimo, con capelli castani tagliati cortissimi. Erano molto magri: in due non superavano gli 80 chili. “Forse sono due clochard” fu sulle prime il pensiero dell’uomo che li ha ritrovati.
Un dubbio che a distanza di tre anni, non ha trovato ancora una spiegazione e anzi è diventato un vero mistero per la polizia del commissariato di Cecina. Un mistero che sembra non avere una soluzione. Le indagini, coordinate dal pm Giuseppe Rizzo della Procura della Repubblica di Livorno, hanno spinto gli agenti a ricercare indizi e testimonianze nell’ambienti dei senza fissa dimora e persino nella comunità degli Elfi della montagna pistoiese, nel comune di Sambuca. Niente, nessuna traccia.
Nessuno che li abbia mai visti e che si ricordi di quei volti. Senza esito anche il riscontro con l’Interpol che risale ormai a dodici mesi fa, al gennaio del 2007. Insomma, un vero e proprio giallo quello della pineta delle Gorette. Nessuno che abbia mai fatto una denuncia di scomparsa, in Italia e eppure all’estero. Durante l’autopsia che ha escluso l’omicidio e anche l’ipotesi dell’avvelenamento, su i corpi sono stati ritrovati i segni di una vecchia abbronzatura. Probabilmente i due conoscevano già quella pineta e quella spiaggia. Forse ci erano già stati qualche mese prima durante l’estate e forse erano voluti ritornare proprio lì, tra i pini e la macchia mediterranea, per lasciarsi morire. Tante domande, tantissimi dubbi ed interrogativi. Possibile che nessuno abbia mai notato quei due? Strano, ma pare sia così. Sembrano essere apparsi e scomparsi nel nulla. Nella cittadina di Cecina, che dista solo poche centinaia di metri da dove sono stati ritrovati i cadaveri, nessuno li ricorda e nessuno dice di averli mai visti.
Dei due, forse amici o forse amanti, i cui corpi sono ancora conservati all’obitorio di Livorno in attesa di un nome e di una sepoltura, rimane dopo tre lunghi anni, solo un fascicolo con scritto sopra “24/12/2004″. Il giorno del ritrovamento.

Bologna: extracomunitari al voto per una poltrona alla Provincia

Una donna di colore al voto
Trecento posti per trenta candidati. Trentaquattro nazionalità rappresentate, con una netta prevalenza dei paesi dell’Africa centrale e del Maghreb.
Il 2 dicembre, la provincia di Bologna eleggerà il suo primo Consiglio dei cittadini stranieri e apolidi.

Un nuovo organo consultivo, che non ha mancato di suscitare polemiche e vivaci dibattiti. La nuova assise si riunirà almeno tre volte l’anno (nei mesi di febbraio, giugno e ottobre) e il più importante tra i suoi compiti sarà quello di esprimere un parere non vincolante sul bilancio della Provincia, che comunque sarà tenuta a dare una risposta motivata alla sue obiezioni. Il Presidente della Consulta parteciperà poi a tutte le riunioni della giunta provinciale e avrà diritto di parola su tutti i temi trattati.
Alla tornata, gli immigrati non comunitari si sono preparati da tempo. I più solerti e attivi, sono stati i marocchini e gli albanesi (questi ultimi presentano anche il candidato più giovane: un diciottenne). Mentre non c’è traccia di cittadini romeni (che, prima di finire nell’occhio del ciclone per i fatti di Roma, proprio a Bologna furono al centro delle prime azioni di polizia volute dal sindaco Cofferati).

Non potevano mancare, anche in questo caso, le quote rosa: uno dei criteri per l’ammissibilità delle liste è infatti quello del “fifty/fifty”, ma le donne candidate sono poco più del 40%.
Una volta eletti, i rappresentanti provinciali resteranno in carica cinque anni. Toccherà a loro dimostrare se il nuovo organo, già tacciato di essere corporativista e poco rappresentativo, aiuterà o meno l’integrazione degli immigrati regolari e l’estensione di altri diritti amministrativi.

Penati: Anch’io in provincia adotterei il metodo Sarkozy

Filippo Penati, presidente diessino della provincia di Milano

Filippo Penati, presidente della Provincia di Milano, è nato a Monza nel 1952. Sposato, due figli, insegnante, è stato assessore al Comune di Sesto San Giovanni dal 1985 al 1993 e poi sindaco, eletto nel 1994 e riconfermato nel 1998. Iscritto ai Democratici di sinistra, è stato candidato alle elezioni europee del 1999 per la circoscrizione nord-ovest ottenendo circa 15 mila preferenze. È stato segretario della federazione metropolitana dei Ds dal 1999 al 2004. Fa parte della direzione nazionale ds e del consiglio federale della Fed. È stato eletto presidente della Provincia nel turno elettorale del 2004 (ballottaggio del 26 e 27 giugno), raccogliendo il 54 per cento dei voti in rappresentanza di una coalizione di centrosinistra. Ha battuto la candidata del centrodestra, Ombretta Colli, presidente uscente. Il suo mandato scade nel 2009.
Presidente Penati, non ha capito che a sinistra il tema della legalità non fa proseliti. Poi si lamenta se la definiscono leghista di sinistra o centrista occulto.
Certa sinistra ha la cattiva abitudine di affibbiare etichette invece che confrontarsi sul merito. Il tema della sicurezza è prioritario nell’area metropolitana milanese, bisogna dare risposte a una comunità che si sente minacciata.
Mi sa che la polemica è figlia anche dei movimenti in vista delle primarie del Partito democratico.
Magari, se fosse così sarebbe una polemica passeggera. Purtroppo invece perdura da tempo all’interno della sinistra, e riemerge ogni volta che si affronta il tema della sicurezza.
Nella sua maggioranza la sinistra radicale conta 11 consiglieri su 25. Se fossi in lei non mi sentirei tranquillissimo…
Sarebbe presuntuoso se non mi preoccupassi. Ma sono tranquillo perché in questi due anni e mezzo la mia maggioranza mi ha sempre sostenuto. Sul tema sicurezza c’è stata sì divergenza, il che non ha impedito che passasse la delibera che stanzia 1 milione di euro per il fondo metropolitano sulla sicurezza.
Quando poi passa anche con i voti dell’opposizione si dorme tra due guanciali.
Era un ordine del giorno che approvava la mia relazione in Consiglio. Ma per amor di verità occorre dire che la delibera era già passata con il voto unanime di tutti gli assessori.
Ma lei se la sentirebbe di fare come Sarkozy e prendersi in giunta politici della Casa delle libertà?
Certo che lo farei, perché va premiata la competenza non l’appartenenza. Poi non so se questo Paese lo tollererebbe: il bipolarismo è giovane e si griderebbe all’inciucio. Come successo sul voto bipartisan in Regione su Malpensa.
A proposito, invece di restare impiccati al destino di Alitalia, prendiamo al volo l’offerta di Ryanair.
Io sono per andarla a vedere fino in fondo. Se Alitalia conferma che dismette gran parte dei voli, Malpensa deve pensare al suo destino. Anche se non possiamo pensare che le 180 rotte di Alitali possano essere coperte da una compagnia low cost, se pure di successo.
Sul ticket a Milano sempre strenuamente contrario?
La Moratti ha ragione quando sostiene che bisogna intervenire sulla congestione del traffico. Ma allora io dico: meglio chiudere il centro storico alle auto che mettere un ticket. Oltretutto è un provvedimento che copre il 4 per cento dell’area metropolitana, poca cosa.
Sta passando il ferale sospetto che sull’Expo 2015 Milano si farà fregare da Smirne.
Sul tema al Festival dell’Unità ho detto: siamo qui per sparare sul gufo. Guardi, confrontando i due progetti Milano vince alla grande. Se poi sulla scelta influiscono ragionamenti di altro tipo, chessò, geopolitico…
Un giudizio in tre righe sulla Moratti sindaco.
Lo daranno gli elettori, non mi metto certo io a dare voti. Dal punto di vista istituzionale mi trovo bene. E c’è cordialità nei rapporti personali.
Mi tolga una curiosità: perché mai il nordico Penati sostiene il romano Veltroni?
Mi ha convinto molto il discorso di Veltroni al Lingotto. Poi gli riconosco capacità politica e di innovazione. Abbastanza per capire che il Nord è una piazza imprescindibile per le sorti del futuro Partito democratico.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
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