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La speranza di De Michelis: “Vie e ricordi non bastano. Occorre ripartire da Craxi”

Una foto di repertorio di Bettino Craxi e Gianni De Michelis | (Ansa)

Una foto di repertorio di Bettino Craxi e Gianni De Michelis | (Ansa)

Il 19 gennaio del 2000 morì in Tunisia, a soli 65 anni Benedetto (Bettino) Craxi. Numerose si sono susseguite le iniziative in suo ricordo, a dieci anni dalla sua scomparsa. Quella più toccante e significativa si è tenuta il 17 gennaio nel cimitero di Hammamet, dove un migliaio di persone si è ritrovata davanti alla sua lapide: lacrime, discorsi, un tricolore sulla tomba, applausi, raccoglimento e tanta cammozione. Presenti, a titolo personale, i ministri Franco Frattini, Maurizio Sacconi e Renato Brunetta, il capogruppo dei deputati Pdl, Fabrizio Cicchitto, la moglie Anna, i figli Bobo e Stefania, tre ministri tunisini e numerosi esponenti del mondo socialista tra cui Margherita Boniver, Rino Formica, Beppe Garesio, Paolo Pillitteri. Tra loro anche Gianni De Michelis (da settembre 2009 consulente del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione), già ministro degli Esteri, amico ed ex colonnello di Craxi (è stato membro della direzione nazionale del Psi durante la segreteria di Bettino). È qui che Panorama.it lo ha raggiunto, per ricordare la dibattuta figura dell’ex leader dei socialisti e per capire quale sarà il loro futuro nello scenario politico italiano. Leggi l’intervista

Europee: la grande corsa. I partiti a caccia degli acchiappavoti

Alle elezioni

Il sogno? Roberto Saviano all’Europarlamento sotto le insegne della Lega. Un sogno balenato in mente al sindaco di Treviso, e segretario veneto del Carroccio Giampaolo Gobbo, che - dice - lancerà la proposta di candidare l’autore di Gomorra con il Carroccio il 6/7 giugno, in Campania o anche in un’altra circoscrizione: “è un’idea mia e di qualcuno di noi, ma devo ancora dirlo a Bossi. Vedremo” spiega Gobbo sulle pagine del Gazzettino. “In un Paese in cui dopo 60 anni ancora si parla di camorra e di mafia, in cui in tanti hanno pagato con la vita, Saviano ha lanciato un messaggio importante”.
In attesa dello scrittore, in campo ci sono comunque filosofi, hostess, ex pm, calciatori in pensione e volti noti. Tutti con un incarico preciso: rastrellare voti e vincere la sfida per Strasburgo. È già in moto la macchina organizzativa dei partiti che devono mettere a punto le liste per l’appuntamento del 6-7 giugno. La “caccia” agli acchiappavoti è già cominciata e a dare il là è stato lo stesso premier Silvio Berlusconi che, rispondendo all’altolà di Dario Franceschini, ha già fatto sapere che si candiderà come capolista in tutte le circoscrizioni utilizzando il proprio nome e la propria storia politica e personale come “bandiera”.
Fanno resistenza, invece, secondo quanto si è appreso, diversi ministri di provenienza azzurra che nicchiano di fronte allo sprone del Cavaliere che vorrebbe candidarli tutti nelle rispettive regioni di origine per capitalizzare al massimo il voto europeo. Ma non tutti - si dice nel Pdl - hanno la potenza organizzativa di un Claudio Scajola che è prontissimo alla “prova”, così come, tra gli altri, Raffaelle Fitto, Angelino Alfano, Renato Brunetta e Mariastella Gelmini. Ben felici di collocarsi in vetrina, invece, gran parte dei ministri di An, a cominciare da Ignazio La Russa (in lista nel Nord-Ovest), titolare della Difesa e coordinatore del Pdl.
Delle strategie elettorali bipartisan fanno anche parte la popolarità e la notorietà , ed è per questo che nelle liste che i partiti stanno presentando in questi giorni, spiccano diversi personaggi: mentre Emilio Fede ha fatto sapere che non ha alcuna intenzione di candidarsi, così come scrivevano alcuni giornali, nel Pdl circola insistente la voce di un posto in lista per Emanuele Filiberto che potrebbe così continuare “a ballare sotto le stelle” europee. L’interessato ha fatto sapere che scioglierà la riserva entro il 10 aprile, ma nel Pdl dicono che il “principe” terrebbe molto a essere della partita. Punta a Strasburgo anche Clemente Mastella che ha trovato ospitalità proprio nelle liste del Pdl.
Sulla sponda avversa, il Pd è alle prese con il caso di Sergio Cofferati (capolista nella circoscrizione Nord Ovest, in una sfida serrata con Ignazio La Russa) la cui candidatura in Europa è molto contrastata nell’area emiliana del partito ma è molto ben considerata da Dario Franceschini che ritiene l’ex sindaco di Bologna “una risorsa”. In lista dovrebbero entrare, per il centro, il sindaco di Firenze Leonardo Domenici e l’ex braccio destro di Veltroni, Gianfranco Bettini (spedendo in Europa il consigliere di Uòlter, Franceschini darebbeun altro colpo all’impianto del suo predecessore). Comunque, i due sindaci di Firenze e Bologna sono a fine mandato e solo per questo il motivo risultano candidabili per Strasburgo, visto che un documento di qalche giorno fa della Direzione Pd sbarra la porta dell’Europarlamento agli amministratori locali. Comunque, la definizione delle candidature è ancora in alto mare a Largo del Nazareno, dove si lavora per individuare delle candidature forti da inserire nelle teste di lista. La linea di Franceschini, infatti, opposta a quella di Berlusconi, è di collocare nelle liste non candidature di bandiera ma “reali”, persone cioè che raccolti i voti non cedano poi il posto ad altri per incompatibilità. Nel collegio Nord Est il capolista sarà l’europarlamentare uscente Vittorio Prodi. Al Sud in lista probabilmente Umberto Ranieri e Sergio D’Antoni. Nella circoscrizione isole il capolista del Pd dovrebbe essere Enzo Bianco, ex ministro, ex sindaco e oggi senatore. Secondo alcune indiscrezioni, Franceschini starebbe cercando di convincere Rita Borsellino, che potrebbe essere candidata in Sicilia.
L’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris; il filosofo del pensiero debole Gianni Vattimo (che è già stato europarlamentare per i Ds e ha una storia tutta a sinistra); l’esperto di droga e mafia Pino Arlacchi (sociologo con tanto di incarico all’Onu); Sonia Alfano, figlia del giornalista ucciso dalla mafia; l’ex hostess Alitalia Maruska Piredda, nota per la sua battaglia contro Cai (Maruska esultava felice nelle foto di tutti i giornali, mentre Daniela Martani mostrava il famoso cappio), saranno tra i candidati dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Che schiera anche Maurizio Zipponi, già esponente della Fiom e di Prc, l’ala dura e prua “di sinistra” della Cgil e Giovanni Pesce, avvocato e membro del collegio difensivo di Clementina Forleo.
Il Governatore della Sicilia e leader del Mpa Raffaele Lombardo, dopo aver stretto la “strana” alleanza con La Destra di Francesco Storace, dovrebbe essere capolista in tutte le circoscrizioni.
A buon punto anche le candidature dell’Udc: i fiori all’occhiello del partito di Pier Ferdinando Casini sono: l’ex Golden boy Gianni Rivera (ex Margherita), nel centro Italia; l’ex vice direttore del Corriere della Sera, convertitosi di recente al cristianesimo, Magdi Cristiano Allam fondatore del Ppec, Protagonisti per l’Europa Cristiana (capolista nella circoscrizione Nord-ovest).
Chi ancora non è uscito allo scoperto, a parte il “sogno” di Gobbo, è la Lega. Le prime decisioni sui nomi in lista dovrebbero essere adottate dal Consiglio federale che si riunirà nei prossimi giorni, dice alle agenzie l’europarlamentare del Carroccio Mario Borghezio. L’unica cosa certa, al momento, è la riconferma degli uscenti: oltre allo stesso Borghezio Francesco Speroni e il gigantesco Erminio Boso, a suo tempo ribattezzato Obelix proprio in ragione della sua mole.
Nella corsa ad un seggio ci sarà anche la sinistra. Ma così divisa. Da una parte, la lista della neonata Sinistra e libertà, che riunisce Verdi, socialisti, Sinistra democratica e il Movimento per la sinistra del Governatore della Puglia Nichi Vendola. Dall’altra, la lista Pdci-Prc, insieme all’Associazione Socialismo 2000 di Cesare Salvi e a Consumatori uniti, potrebbe far scendere in campo i leader Oliviero Diliberto e Paolo Ferrero, insieme con lo stesso Salvi, l’europarlamentare uscente Vittorio Agnoletto e l’astrofisica Margherita Hack.

Europee: sì del Senato, lo sbarramento al 4% è legge

Aula del Senato

La riforma del sistema elettorale per le europee è legge, dopo il voto del Senato. Prevede l’introduzione di una soglia di sbarramento al 4%. Un’asticella prevista anche nei sistemi elettorali di molti altri Stati membri dell’Ue. In Germania, Polonia e Francia, ad esempio, lo sbarramento è fissato al 5%, mentre per la Svezia e l’Austria è al 4%.
I voti favorevoli sono stati 230, 15 i contrari e 11 gli astenuti. A favore del provvedimento, oltre a Pdl e Pd, anche Lega Nord e Idv. Il voto contrario è stato espresso dai senatori dell’Mpa di Raffaele Lombardo, dai Radicali eletti nel Pd Marco Perduca e Donatella Poretti, dalla senatrice Luciana Sbarbati dei Repubblicani europei, eletta sempre nel Pd. Astenuti i senatori democratici Paolo Nerozzi, Vincenzo Vita, Franca Chiaromonte, Gianfranco Carofiglio e Ignazio Marino.
Il provvedimento è formato da un solo articolo e prevede che siano eletti al parlamento di Strasburgo i rappresentanti delle liste che sul piano nazionale abbiano conseguito almeno il 4% dei voti validi. Fino alle scorse elezioni non era previsto in Italia alcuna soglia di sbarramento. La norma non introduce altre modifiche alla legge numero 18 del 1979. Ecco, in pillole, il sistema elettorale con il quale si voterà il 6-7 giugno e che servirà ad eleggere il gruppo dei 72 europarlamentari della delegazione italiana a Strasburgo.
Proporzionale puro: Il riparto dei seggi avviene con il metodo proporzionale in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna lista, su un collegio unico nazionale e con il principio dei quozienti interi e dei resti più elevati.
Sbarramento: Hanno diritto ad accedere alla ripartizione dei seggi solo le liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 4% dei voti validi espressi.
Cinque circoscrizioni: Il territorio italiano viene suddiviso in cinque circoscrizioni. La prima, “Italia nord-occidentale” comprende Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria e Lombardia. La seconda, “Italia nord-orientale” è composta da Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna. Terza circoscrizione, quella dell’Italia centrale: Lazio, Umbria, Marche e Toscana. L’Italia meridionale: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. Infine, l’Italia insulare, cioè Sardegna e Sicilia. Anche se nel prossimo consiglio dei ministri ci sarà un provvedimento per scorporare la regione Sardegna, ai fini elettorali, dalla circoscrizione Sicilia-Sardegna in modo da consentire ai sardi di avere un proprio rappresentante nel prossimo parlamento europeo.
Preferenze: Restano le preferenze, nonostante, nella prima ipotesi di riforma, il centrodestra avesse tentato di cercare un accordo per l’introduzione delle liste bloccate come per le politiche. L’elettore può esprimere, dunque, non più di tre preferenze per ogni circoscrizione.
Sottoscrizioni: Le liste devono essere sottoscritte da non meno di 30mila e da non più di 35mila elettori e i sottoscrittori devono rappresentare almeno il 10% degli elettori di ognuna delle regioni comprese nella circoscrizione. Non devono raccogliere le firme i partiti che abbiano un gruppo parlamentare anche in una sola Camera, le forze che abbiano almeno un europarlamentare e anche le liste con un contrassegno composito, ma contenente il simbolo di un gruppo politico esonerato dalla raccolta. Nel passaggio alla Camera, il governo ha accolto anche un ordine del giorno del Pd che impegna il governo ad “agevolare la presentazione di nuove liste contraddistinte da simboli che rappresentino l’aggregazione di più liste o partiti già esistenti e contribuire a una maggiore semplificazione del sistema politico”. In buona sostanza, se un europarlamentare si ripresenta ma con una lista nuova, che aggrega più forze, quella lista verrebbe esentata dalla raccolta delle firme.
Rimborso elettorale: Ha diritto al rimborso elettorale solo chi ha almeno un eletto e, dunque, solo chi ha superato lo sbarramento del 4%.

Trovato l’accordo, presto la legge. Alle europee sbarramento al 4%

Al voto

La riforma della legge elettorale europea è praticamente fatta. E avrà una soglia di sbarramento al 4%. Il testo verrà esaminato alla Camera a partire da martedì 3 febbraio pomeriggio, mentre il voto è previsto per la giornata di mercoledì. Questo almeno è l’orientamento emerso durante la conferenza dei capigruppo di Montecitorio, che dovrebbe calendarizzare l’esame del provvedimento in Aula per la prossima settimana. “Abbiamo ritenuto allineare il nostro paese al sistema di voto degli altri paesi europei dove è presente il superamento di uno sbarramento superiore a questa cifra”, dice il presidente dei deputati del Pd, Antonello Soro. “Il testo” sembra quasi giustificarsi Soro “non corrisponde né a quello della maggioranza né a quello proposto dagli altri partiti. L’intesa è stata raggiunta su un aspetto specifico”.
Soddisfatto il capogruppo della Lega, Roberto Cota: “La proposta Calderoli” commenta “già prevedeva una soglia al 4%. Certo era più complessa e questa riforma riguarda solo una parte, ma la riteniamo valida”. L’Udc non ostacolerà la riforma. Il vicepresidente dei deputati Michele Vietti conferma che “nel corso della discussione in aula saremo neutrali e non metteremo i bastoni tra le ruote” ma avverte: “Se l’impegno di governo, gruppi e presidente della Camera a non modificare il testo dovesse venire meno, l’esame sarebbe sospeso”.
Ma se i centristi non ridono, a sinistra piangono. La “quasi intesa” tra Pd e Pdl, che già la settimana scorsa aveva provocato critiche a sinistra, ma anche dalla Destra di Francesco Storace, darà vita oggi ad almeno due manifestazioni di piazza a Roma. “No allo scippo di democrazia”, dice in un volantino Sinistra democratica, che parteciperà col Sole-che- ride a un sit-in alla Galleria Colonna. “In cambio dello sbarramento al 4% per le Europee Veltroni è pronto a svendere la Rai, a cedere sulla giustizia, a ingannare il Paese con un falso federalismo”. “L’ipotesi di introdurre lo sbarramento elettorale per le elezioni europee è con ogni evidenza un favore che il governo intende fare a Veltroni e Di Pietro” ha detto invece in un comunicato il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero il cui partito ha organizzato una manifestazione davanti alla sede del Pd. “È infatti evidente che non vi sarebbero le condizioni politiche per una modifica della legge fatta dalla sola maggioranza ed è altrettanto evidente che Berlusconi è interessato molto di più all’abolizione delle preferenze, che però non è prevista”.

Era proprio a Berlusconi che guardava nei giorni scorsi soprattutto il Pdl, prima di prendere una decisione definitiva. Ancora sabato, il premier aveva ribadito di preferire la soglia al 5%, e di non credere comunque nella possibilità di una intesa con l’opposizione. Ma l’avvio, ieri, della serie di incontri da parte del ministro Vito sulla “ipotesi 4%” ha indicato un cambio di orientamento. Secondo gli esperti, la modifica della legge elettorale per le Europee può essere varata fino a due mesi prima del voto, dunque fino ai primi giorni di aprile. Pd, Idv e Udc hanno sempre criticato la proposta di eliminare il voto di preferenza, ma non l’introduzione di una soglia, pur indicando limiti diversi dal 5% chiesto dal Pdl.

Europee con sbarramento al 4%? La sinistra insorge: a rischio la democrazia

Il momento del voto

Entra nel vivo il confronto tra Pdl e Pd per la modifica della legge elettorale in vista delle Europee. A quanto apprende l’Adnkronos sembra infatti che si vada verso un accordo per introdurre una soglia di sbarramento al 4%.
“Alleanza nazionale condivide l’ipotesi di proporre un innalzamento della soglia di sbarramento nella legge elettorale per le elezioni europee”, dice il vice capogruppo vicario dei deputati Pdl Italo Bocchino in merito alla possibilità che Pdl e Pd siano vicini ad un’intesa su un limite del 4% in vista delle elezioni del 6 e 7 giugno (già, le operazioni di voto sono state stabilite dal Cdm nelle giornate di sabato, ore 15-22, e domenica, ore 7-22, in analogia con altri Paesi europei).
Non la pensa così il leader dell’Udeur Clemente Mastella, per il quale accordo tra Pdl e Pd per una soglia di sbarramento al 4% per le elezioni europee sarebbe “un atto di ‘dittatura’. Spero che il presidente della Repubblica intervenga”, confida all’Adnkronos. “Vuol dire” aggiunge l’ex ministro “che salteranno le intese che a livello locale abbiamo con il Pd. E questo significa che in Campania e più in generale al Sud loro saranno devastati”. “Non si possono” sottolinea ancora Mastella “fare le leggi elettorali solo per la convenienza di alcuni, e per di più a pochi mesi dal voto. Invito le altre forze politiche che sarebbero colpite da una simile intesa a costituire un ‘fronte di emergenza democratica’”. Emergenza che, secondo l’ex Guradasigilli, ha dei precedenti recenti: “Questa” conclude Mastella “sarebbe la conferma che Pdl e Pd continuano a voler dare dimostrazioni di forza: prima con la vicenda Villari e ora contro i partiti più piccoli”.

Ma le bordate più forti provengono da sinistra. Obiettivo? Il Pd, ovviamente. E il suo quasi accordo con la maggioranza. Leggere per credere: c’è chi tira in ballo la difesa della “biodiversità politica”; chi parla di “pulizia etnica a sinistra”; chi grida all’assassinio. “Con lo sbarramento del 4% nella riforma elettorale per le europee il Pd sarebbe complice del Pdl nello spegnimento della democrazia in Italia”, afferma la portavoce dei Verdi Grazia Francescato. L’unica speranza, ha concluso Francescato, resta il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al quale ci rivolgiamo affinché intervenga in difesa della democrazia e della biodiversità politica”.
E ancora: “Sappia il Pd che Sinistra Democratica assumerà tutte le decisioni e le iniziative necessarie affinché sia restituita agibilità democratica a tutte forze politiche, per la prossima scadenza elettorale europea”, commenta Claudio Fava, segretario di Sd. “Che questa proposta indecente” prosegue il segretario Sd “sia frutto dell’accattonaggio di Veltroni e del suo bisogno da una parte di pulizia etnica a sinistra e dall’altro di evitare un prevedibile insuccesso elettorale, fa del segretario del Pd un campione di cinismo politico. Se questo accordo del Pd con Berlusconi diventasse realtà, evidentemente le conseguenze politiche nei rapporti del Pd con la sinistra a livello nazionale e negli enti locali sarebbero chiare e nette”.
Infine, la butta sull’inciucio deleterio il socialista Riccardo Nencini: “Le idee degli altri si devono piegare o con le buone o con le cattive; le regole democratiche di tutti devono essere decise solo da Berlusconi e Veltroni; gli italiani restino seduti davanti alla televisione a guardare il Grande Fratello e, se vogliono, il nuovo telegiornale unificato, l’Orecchio da Mercante. Ritengo che siano questi i tre allegati all’accordo sottobanco sul cambiamento della legge elettorale per le europee che Pdl e Pd stanno siglando in queste ore”, dichiara il segretario del Partito Socialista . “Tutto così sarebbe perfettamente in linea” conclude Nencini “con la semplificazione di cui tanto si parla: l’assassinio della politica e di ogni sua forma di vita”.

Quant’era mite Boselli. L’altra faccia del socialista per non sparire

Il candidato premier per il Partito socialista, Enrico Boselli | Ansa
“Oggi non parlo”, “Stasera me ne vado”. Oppure: “Sono pensionato e sono incazzato”. Una campagna pubblicitaria cruda, dai toni aspri, quasi sempre controcorrente. Proteste sul palco e proteste televisive, che lasciano spiazzati conduttori tv e giornalisti (l’ultimo, nell’ordine Bruno Vespa, dal quale il segretario socialista si è accomiatato in diretta giovedì 6 marzo).

E allora c’è chi si domanda: “Ma è questo il Psi di Enrico Boselli?” E poi: come mai l’uomo mite, dal tono sempre pacato ed educato, sta subendo una trasformazione simile a quella di Gianni Morandi, ridisegnato da Fiorello a VivaRadio2 come “cattivo”? Come è successo che Boselli sia diventato un politico dal linguaggio spregiudicato, simile più ad un agit-prop di lunga fede comunista che a un nipotino di Filippo Turati?
Ma no, nessun cambiamento di carattere. Nessuno strascico della (brevissima) esperienza insieme a Marco Pannella e alle battaglie radicali, durante la fondazione della Rosa nel pugno (2,6 alla Camera e 2,5 in Senato, alla scorse elezioni), ormai del resto del tutto appassita.

Semplicemente: il Psi ha fatto di necessità virtù. E dopo aver ricevuto la porta in faccia dal Partito democratico, si è visto costretto a cambiare strategia e, con lui, Boselli. Così del giovane e timidissimo bolognese, ritrovatosi a 33 anni a guidare la regione più rossa d’Italia (l’Emilia Romagna) non è rimasto così più nulla.

Anche perché il diktat di strateghi e guru della comunicazione è stato chiaro: profilo libertario e agguerrito contro i due maggiori candidati. Non è un caso che il debutto socialista del 2 marzo, avvenuto nella celeberrima Sala Sivori di Genova dove più di un secolo fa si fondò il partito dei lavoratori, ha segnato il punto di non ritorno. Boselli ha messo subito le mani avanti: “Oggi non parlo, non apro la campagna elettorale dei socialisti. Oggi è una giornata di lutto per Genova e per gli operai italiani. Per questo dedichiamo idealmente il nostro inizio a tutti gli operai morti nel porto e agli oltre cinquemila morti sul lavoro degli ultimi quattro anni”.

Da lì in avanti è stata tutta una strategia d’attacco. È partito con Veltroni: “Raccontare agli italiani che non è mai stata comunista è una bugia e anche un errore. Il nuovo non passa cancellando la storia di ciascuno di noi. Quella è la fiction televisiva, non il nuovo”. Ha continuato con Giuliano Ferrara e la sua lista “Pro life”: “Dobbiamo spiegare agli italiani che la legge 194 non ha introdotto l’ aborto in Italia ma ha combattuto e sconfitto l’ aborto clandestino”. Per concludere con gli ex-alleati radicali: “Anche io mi domando chi vincerà tra Binetti e Bonino. Per ora vince la prima e in tutta Europa ci sono diritti civili che in Italia non sono garantiti”.

Da ultimo, ha pensato anche di candidare Clemente Mastella tra le fila dei socialisti, dopo l’archiviazione della sua indagine nell’inchiesta Why Not : “gli offro di essere capolista completamente indipendente del Senato in Campania. Comprendo il suo stato d’animo, ma mi auguro che Clemente abbia la forza di combattere anche questa battaglia”.

Un crescendo degno del miglior Rossini, che ha comunque trovato il punto coreograficamente più alto nella puntata di giovedì sera di Porta a Porta.
Il fermo immagine, tratto questa sera dal Tg2, mostra il candidato premier per il Partito socialista, Enrico Boselli, mentre lascia il programma
Boselli ha lasciato di stucco tutti, Bruno Vespa compreso, abbandonando la trasmissione a telecamere accese. E, una volta detto che “questa è una campagna che si svolge con regole truccate”, ha espresso “ai telespettatori la mia protesta”, disertando quella che molti considerano “la terza Camera della politica”.

Quanto a varcare la soglia delle prime due (Montecitorio e Palazzo Madama), si vedrà. Certo è che, secondo i più autorevoli spin doctor, le uniche speranze per riuscirci, per Boselli e i socialisti, sono ormai affidate a questo tipo di intemerate.

Il VIDEO di YouTube con Boselli che lascia lo studio di Porta a Porta:

Alleati qui, avversari là. Lo strabismo del centrosinistra per l’Election day

Il leader del PD Walter Veltroni, insieme al presidente della camera dei Deputati, Fausto Bertinotti | Ansa
Amici e sodali di lungo corso in buona parte delle amministrazioni italiane, avversari, più o meno agguerriti, a livello nazionale. In quasi tutta Italia, alle prossime elezioni Pd e Sinistra Arcobaleno in due schede elettorali saranno certamente alleati, in almeno altre due no. E lo strabismo di strategie e programmi rischia sin d’ora di fare perdere punti e consensi ad entrambi i partiti.

L’ultima brutta notizia arriva dalla Sicilia, dove il centrosinistra dovrebbe presentarsi con il ticket rosa composto da Anna Finocchiaro e Rita Borsellino. Dovrebbe, appunto. Il condizionale è diventato d’obbligo perché sono bastate un paio di dichiarazioni dell’ex capogruppo al Senato del Pd a scatenare nell’Isola una ridda di mugugni e malcontenti. Oggetto della controversia, l’idea di proporre una “lista del Presidente” con a capo proprio la Finocchiaro e l’invito di quest’ultima a dare un “voto utile” (e cioè ai due più grandi partiti, Pd e Pdl) alle prossime elezioni nazionali.
Sono seguiti irritazioni e toni ultimativi. “Quelle dichiarazioni sono un imperdonabile errore politico. Non sto dicendo che correremo da soli. Tuttavia, valuteremo se il nostro voto è utile o no. Il nostro sostegno non è affatto scontato” ha intimato il senatore Gianni Battaglia, segretario regionale di Sinistra Democratica. Ma nei veti incrociati tra Pd e Sinistra Arcobaleno, la Sicilia non è destinata a restare un’eccezione.

Salendo per lo Stivale, c’è ad esempio il caso Campania, dove il prossimo 13 aprile voteranno per le amministrative quasi mezzo milione di persone. Complice anche il terremoto causato dall’abbandono di De Mita, su candidati e programmi da presentare il Pd sembra in alto mare. Di certo, non c’è stato alcun segno di dialogo con l’estrema sinistra e, almeno finora, non è neppure previsto il solito “tavolo programmatico”, anticamera del vero e proprio accordo elettorale.
Anna Finocchiaro e Rita Borsellino, il ticket del Pd per la regione Sicilia | Ansa
Le cose non vanno meglio nella Capitale. Se Gianni Alemanno, candidato a sindaco di Roma del PdL dovrà guardarsi dalla Destra di Storace, Francesco Rutelli non può di certo stare tranquillo. Da giorni, il Psi di Boselli non perde occasione per attaccarlo e ha già designato Franco Grillini come aspirante primo cittadino. In queste ore, poi, le fibrillazioni all’interno della coalizione che dovrebbe sostenere l’ex vicepremier sono cresciute. La Sinistra Arcobaleno ha chiesto di poter indicare già prima delle elezioni il vicesindaco (che dovrebbe essere Patrizia Sentinelli di Rifondazione Comunista) e preme per un impegno esplicito in favore dei diritti civili da parte dell’ex presidente della Margherita. Dal canto suo, Rutelli ha risposto che le unioni civili “sono le leggi dello Stato e Roma vi si attiene”, anche se ha accettato l’istituzione “di un centro internazionale della cultura omosessuale” in modo da “riconoscere e valorizzare ogni minoranza presente sul territorio”.

Intenzioni che non sono state evidentemente sufficienti a placare la diffidenza nata intorno alla Sinistra Arcobaleno. “Non sarò il leader politico che sono stato pur continuando a seguire il cammino del Pd. Se eletto, sarò il sindaco di Roma e di tutti” ha assicurato Rutelli.

Ma il 13 aprile, la divergenza di alleanze tra amministrative e politiche rischia di sottrarre molti voti ai due principali partiti del centrosinistra. E allora il tanto agognato Election day potrebbe riservare qualche brutta sorpresa a veltroniani e bertinottiani.

LEGGI ANCHE: Cosa rossa e rissosa - L’etica e il bilancino di Veltroni

Le donne segrete di Craxi: ecco il libro di Vespa che fa infuriare Bobo

Benedetto Craxi detto Bettino (Milano, 24 febbraio 1934 – Hammamet, 19 gennaio 2000) è ritenuto uno dei più importanti uomini politici italiani del XX secolo. Segretario del Psi, fu il primo socialista a ricoprire la carica di Presidente del Consiglio dei ministri dal 4 agosto 1983 al 17 aprile 1987, in due governi consecutivi. In seguito alle indagini di Mani Pulite, venne inquisito e poi condannato per corruzione e morì esule ad Hammamet in Tunisia.
Duro botta e risposta tra il sottosegretario agli Esteri Bobo Craxi e Bruno Vespa. Argomento del contendere, le rivelazioni contenute nell’ultimo libro del conduttore di Porta a Porta: L’amore e il potere, sulle love story extraconiugali dello storico leader socialista Bettino Craxi, padre di Bobo.
Il giornalista fa parlare quattro le donne segrete dell’ex segretario del Psi ed è riuscito a far discutere appena sbarcato in libreria.

Ad aprire il fuoco è Bobo Craxi: “Mentre mi trovavo in viaggio di lavoro per conto del mio Paese - dice il sottosegretario agli Esteri - sono stato avvertito che il più famoso giornalista politico della nostra televisione di Stato sta per pubblicare un libro, presso la casa editrice del capo dell’opposizione, di cui mia madre fu anche testimone di nozze, riferendo vicende sentimentali vere, note o presunte di mio padre Bettino, deceduto otto anni or sono. Non posso che esprimere la mia indignazione e il mio disappunto per il carattere particolarmente odioso che queste pagine di pseudoverità vorrebbero rappresentare. Non avendo il coraggio sufficiente per aprire capitoli importanti sui potenti degli ultimi dieci anni” rincara Vittorio Craxi “Bruno Vespa si accanisce con un gossip retrodatato senza rispetto alcuno per le persone e per la dignità delle famiglie. Esprimo la mia più viva disapprovazione pubblica per questo genere di giornalismo, anche se mi rendo conto che ciò mi costerà la censura definitiva dal programma politico di maggiore ascolto nel Paese. Tuttavia, la dignità della mia famiglia e di mia madre innanzitutto vale assai più del rispetto di questo giornalista e del suo editore”.

Nella replica, Bruno vespa si dice “francamente sorpreso” dalla reazione di Bobo Craxi, che “trovandosi in viaggio per conto del nostro Paese probabilmente non ha ancora letto L’amore e il potere. Non c’è infatti nel mio libro nessun gossip su Bettino Craxi. La sorella di Bobo, Stefania, è stata da me intervistata a lungo e sapeva che nel libro sarebbe stata presente anche la testimonianza di Ania Pieroni, con la quale peraltro la figlia di Craxi si è da tempo riconciliata. Mi auguro che la stessa cosa avvenga per Patrizia Caselli che con una straordinaria e commovente umanità ha raccontato per la prima volta gli anni di Hammamet. Sia la Pieroni che la Caselli hanno avuto parole di assoluto rispetto per la signora Anna Craxi alla quale peraltro, nel suo piccolo, il mio libro, come i precedenti, rende giustizia”.

Qui, in .pdf, un’anticipazione di alcuni brani del libro di Bruno Vespa L’amore e il potere, (Mondadori, 18,50 euro)

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

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