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psicologia

L’università fa esperimenti “elementari”: Caro bimbo chi vuoi uccidere?

Primo giorno di scuola

Quesito numero uno: “Il braccio di una gru sta per uccidere te e quattro muratori. Luca può pigiare un bottone che cambierà la direzione del braccio della gru. Il braccio ucciderà un altro muratore ma tu e gli altri quattro muratori sarete salvi. È giusto che Luca pigi il bottone?”
Quesito numero due: “Un automobilista perde il controllo della macchina. Sta per andare verso cinque persone che sono sul marciapiede e le ucciderà. Se tu spingi una persona sotto la macchina essa si fermerà. La persona morirà ma le cinque persone saranno salve. È giusto che tu spinga la persona?”

Agghiacciante. Sono due delle tre domande di un test che il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino ha inviato al dirigente scolastico della Scuola elementare “Vittorio Alfieri”, istituto nel centro storico del capoluogo piemontese. Queste domande dovevano finire sul banco degli studenti delle classi quarte di età compresa tra i 9 e 9 anni e 11 mesi. La richiesta è arrivata, l’11 gennaio scorso, direttamente da una professoressa di Psicologia Generale presso la Facoltà di Scienze della Formazione: “Si tratta di un esperimento, argomento di tesi di laurea di una studentessa per cercare di analizzare la loro comprensione di situazioni morali” si legge nella lettera “l’esperimento dovrà svolgersi singolarmente e in una stanza quieta”.

“Sono sconcertata e stupita che un test così violento possa essere somministrato ad un bambino durante l’orario scolastico” spiega Maria Elena Testa, madre di uno degli studenti di nove anni che frequenta la quarta classe all’Istituto Alfieri. “È vero che i bambini oggi sono abituati a immagini violente che vengono mandate in onda in televisione o pubblicate sui giornali ma questo test è veramente qualcosa di sconvolgente” Poi prosegue: “Queste domande mettono il bambino nella condizione di dover comunque scegliere chi e quante persone far morire di morte violenta. Quando ho provato a leggere queste domande a mio figlio mi ha guardato inorridito e mi ha detto che non avrebbe saputo che cosa rispondere”. Il 13 febbraio, questa vicenda è finita negli uffici della Procura della Repubblica di Torino. Sarà proprio Maria Elena Testa a presentare un esposto al procuratore capo.

“Ci troviamo purtroppo di fronte all’ennesima prova del tentativo di trasformare le nostre scuole da luoghi di istruzione e crescita a una sorta di laboratori per studi psicologici o psichiatrici, come è avvenuto negli Usa con catastrofiche conseguenze sia per il loro sistema di istruzione che per le famiglie” afferma Roberto Elia Cestari, Presidente nazionale del Comitato Cittadini per i Diritti dell’Uomo “questa iniziativa avviene in violazione della legge regionale 21/2007 che vieta all’interno delle scuole dell’obbligo di ogni ordine e grado della Regione Piemonte di somministrare test o questionari relativi allo stato psichico ed emozionale degli alunni se non finalizzati ad uso interno ed esclusivamente didattico.
Inoltre tutti i test volti alla valutazione dello stato psichico del minore, possono essere svolti esclusivamente all’interno di strutture sanitarie pubbliche sotto lo stretto controllo di operatori sanitari qualificati e previo obbligatorio consenso informato dell’avente potestà sul minore ai sensi della normativa vigente”.

A scendere in campo in difesa della Legge (di cui è stato il relatore) e dei bambini anche il consigliere regionale di Alleanza Nazionale, Gian Luca Vignale: “Il 30 ottobre 2008 gli assessori alla Sanità e all’Istruzione della Regione Piemonte, di concerto con il Direttore Generale dell’Ufficio scolastico Regionale per il Piemonte, hanno trasmesso una lettera a tutti i Dirigenti scolastici delle istituzioni scolastiche del territorio in cui, pur riportando integralmente quanto previsto dall’art.4, si dà un’interpretazione della norma che viola palesemente quanto la legge regionale prevede”. “Con questa interpretazione” conclude Vignale “si dà la possibilità di somministrare test o questionari da parte delle scuole per valutare gli stili di vita dei minori fra i quali gli aspetti relazionali, psicologici e comportamentali vanifica la volontà del legislatore”.

Abusi sui bimbi: i sintomi immediati e i traumi permanenti

La prima conseguenza di una violenza sessuale su un bambino? Secondo un rapporto Unicef (qui il .pdf) le vittime di abuso possono avere sintomi di intrusione: il ricordo dell’evento traumatico continua a tornare alla mente sotto forma di pensieri o di sogni. Ecco perché i bambini possono aver paura di andare a dormire: gli incubi sono ossessioni inevitabili.
Alcuni eviteranno luoghi e persone che ricordano loro il trauma: cercano di rimuovere il dramma, ma la rimozione si accompagna spesso con forme di apatia e disinteresse per la vita e per il futuro.
I bambini in età prescolastica si trovano nella fase in cui imparano a fidarsi degli altri, sviluppano sicurezze e legami, oltre che il controllo sul proprio corpo e sui propri impulsi. Stanno sviluppando adesso la loro identità e autonomia, cercano di capire il mondo che li circonda e quindi hanno una capacità di capire quello che sta succedendo soltanto limitata. In caso di abuso, l’angoscia legata alla separazione dai genitori può aumentare e possono vivere con molta ansia l’incontro con persone al di fuori della cerchia dei familiari. Possono presentare comportamenti regressivi, come bagnare il letto, ma anche la perdita di interesse per il gioco, che rappresenta un segnale di depressione.
Alcuni bambini dicono che quando cercano di spiegare le proprie sensazioni ed emozioni gli adulti non li ascoltano. Sono molto più attenti, invece, quando si parla di dolori fisici. Ecco perché risulta più facile parlare degli effetti puramente fisici del trauma. Del resto, anche questi non mancano, perché sentimenti così potenti si trasformano facilmente in malattie: il sistema immunitario è indebolito dal dolore psicologico.
La violenza minaccia la sopravvivenza, il benessere e le prospettive future dei bambini. I segni fisici, emotivi e psicologici della violenza derubano i bambini dell’opportunità di sfruttare a pieno le loro potenzialità. Moltiplicata su scala maggiore, la violenza priva l’intera società del suo potenziale di sviluppo.

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