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Sorpresa: rispunta la supertassa (ma solo per gli statali)

Toghe rosse all'inaugurazione dell'anno giudiziario - foto di repertorio (Ansa)

Toghe rosse all'inaugurazione dell'anno giudiziario - foto di repertorio (Ansa)

A scatenare le polemiche ieri non sono stati solo i previsti ritocchi alle pensioni e l’innalzamento di un punto dell’Iva, visto che dopo l’incontro ad Arcore tra Bossi e Berlusconi per rivedere la manovra da 45,5 miliardi mancano all’appello ancora 5 miliardi di euro. La supertassa, infatti, non è scomparsa. Continua

Sì al ddl anti-burocrazia di Brunetta: per legge la “gentilezza” dietro lo sportello

 Renato Brunetta

Non ha perso il consueto entusiasmo, nonostante la lite che secondo il Corriere della Sera l’ha contrapposto all’antagonista di sempre, Giulio Tremonti, il ministro anti fannulloni e anti burosauri. È infatti con la solita verve che Renato Brunetta ha presentato alla stampa il ddl sulla semplificazione amministrativa approvato in Consiglio dei Ministri. Continua

Rivoluzione Brunetta, ministro rock che lavora in un palazzo a rete lenta

Il Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta in conferenza stampa

Il Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta in conferenza stampa

Il Consiglio dei ministri di venerdì 9 ottobre ha dato il via libera definitivo alla riforma Brunetta della pubblica amministrazione. La riforma vede al primo posto uno dei must del ministro con il gradimento più alto tra gli italiani: la lotta ai fannulloni. Continua

Sì alla norma “anti-fannulloni”, la riforma Brunetta è legge

Renato Brunetta
Maggiore mobilità, anche volontaria, nelle sedi carenti di organico, formazione all’estero per i dirigenti; permanenza per almeno un quinquennio per i dirigenti vincitori di concorsi nella sede di prima destinazione. E ancora, obbligo di cartellino di riconoscimento per i dipendenti pubblici, class action, anche se senza il risarcimento del danno. Sono alcune delle principali misure previste dal ddl Brunetta approvato oggi dal Senato. Con quelache imprevisto, ma ce l’ha fatta. Il dl contro i fannulloni nella pubblica amministrazione del ministro Renato Brunetta è diventato legge. Imprevisto perché alla prima chiama tra i banchi della maggioranza i sentaori erano pochi e a farlo presente è stata l’ironia dell’opposizione (”Sul decreto fannulloni i veri fannulloni sono nella maggioranza” commentano Giovanni Legnini del Pd ed Elio Lannutti dell’Idv).
Alla seconda chiama Palazzo Madama non fa scherzi, stavolta è l’opposizione a non votare: ma il provvedimento, meglio conosciuto come ddl anti-fannulloni, è legge.
Il testo di delega al governo è fatto di 13 articoli e prevede lo stanziamento di 4 milioni di euro per la realizzazione di progetti sperimentali ed innovativi su nuove metodologie di valutazione tra le amministrazioni centrali e gli enti territoriali. E, sempre nell’ambito della valutazione, la creazione di un’Authority ad hoc per garantire trasparenza. Tra gli altri punti salienti che hanno acceso la discussione parlamentare anche la riorganizzazione della Corte dei Conti e la nuova composizione del Consiglio di presidenza.
Per rendere operativa la riforma della Pubblica amministrazione servono, secondo le previsioni del ministro, altri due mesi per i decreti legislativi attuativi. Il ddl era stato approvato dall’aula della Camera il 12 febbraio.
Naturale la soddisfazione del ministro Brunetta: “Con questa legge i dipendenti pubblici saranno chiamati a fare bene il loro lavoro. Quelli bravi non avranno nessun problema, i fannulloni, invece, dovranno fare qualche riflessione”. Nulla da temere, per il responsabile della Funzione Pubblica, per i pubblici dipendenti “bravi, che sono la maggioranza: avranno finalmente una pubblica amministrazione apprezzata dai cittadini italiani, che non sarà più una palla al piede ma il motore dello sviluppo del Paese. Questo risultato significa più reputazione, ma anche più remunerazione, salari e premi legati alla produttività”. “Quindi” insiste il ministro “per quelli che vorranno percorrere questa rivoluzione ci saranno benefici, onori e salari più alti”.
“In verità” ricorda il ministro con aria soddisfatta “la rivoluzione, in parte, è già in atto perchè tutto ciò che ho fatto, anche senza la legge, ha anticipato la legge stessa”, e snocciola: “le assenze per malattia nella Pa ridotte fino al 70%, i distacchi sindacali, l’operazione trasparenza sulle consulenze…”.

Norma Brunetta, cosa dice la legge “anti-fannulloni”

Con l’approvazione del Senato al ddl delega di riforma della pubblica amministrazione “cambia la P.A., ci sarà più trasparenza e ci sarà il merito”. Lo ha detto il ministro della Funzione pubblica al termine della votazione nell’aula di Palazzo Madama.
Queste le principali misure del provvedimento.
Decorrenza contratto: viene regolato il rapporto di successione temporale tra legge e contratto collettivo, al fine di evitare che la presente riforma venga vanificata da un intervento contrattuale successivo.
Obiettivi: la riforma si propone la convergenza degli assetti regolativi del lavoro pubblico con quelli del lavoro privato, il miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia delle procedure della contrattazione collettiva, l’introduzione di sistemi interni ed esterni di valutazione del personale e delle strutture amministrative, la valorizzazione del merito e il conseguente riconoscimento di meccanismi premiali, la definizione di un sistema più rigoroso di responsabilità dei dipendenti pubblici, l’introduzione di strumenti che assicurino una più efficace organizzazione delle procedure concorsuali su base territoriale, la valorizzazione del requisito della residenza dei partecipanti ai concorsi pubblici, qualora ciò sia strumentale al migliore svolgimento del servizio.
Contrattazione: Saranno i decreti legislativi attuativi a definire i contorni della contrattazione collettiva e integrativa. Inoltre, saranno riordinate le procedure di contrattazione collettiva nazionale ed integrativa, in coerenza con il settore privato e nella salvaguardia delle specificità sussistenti nel settore pubblico. È anche prevista la riforma dell’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran), con particolare riguardo alle competenze, alla struttura ed agli organi della medesima Agenzia. Al fine di ridurre il ricorso a contratti di lavoro a termine, a consulenze e a collaborazioni, i decreti delegati dovranno contenere disposizioni dirette ad agevolare i processi di mobilità, anche volontaria, finalizzati a garantire lo svolgimento delle funzioni pubbliche di competenza da parte delle amministrazioni che presentino carenza di organico.
Valutazione: ogni amministrazione predisporrà gli obiettivi da raggiungere per ciascun anno e a consuntivo rileverà quanta parte degli obiettivi è stata effettivamente conseguita, anche con riferimento alle diverse sedi territoriali. Nell’ambito del riordino dell’Aran sarà istituito un organismo centrale di valutazione con il compito di indirizzare, coordinare e sovrintendere all’esercizio indipendente delle funzioni di valutazione, garantire la trasparenza dei sistemi di valutazione, assicurare la comparabilità e la visibilità degli indici di andamento gestionale. Sarà infine assicurata la totale accessibilità dei dati relativi ai servizi resi dalla pubblica amministrazione tramite la pubblicità e la trasparenza degli indicatori e delle valutazioni operate da ciascuna pubblica amministrazione. Vengono destinati 4 milioni di euro alla realizzazione di progetti sperimentali ed innovativi volti a diffondere e raccordare le metodologie della valutazione tra le amministrazioni centrali e gli enti territoriali.
Class action: in tema di azione collettiva nei confronti delle pubbliche amministrazioni e dei concessionari di servizi pubblici viene ribadito che si tratta di azione volta al ripristino del servizio e del rispetto degli standard, con esclusione del risarcimento del danno per il quale resta ferma la disciplina vigente.
Incentivi e premi: Saranno introdotti strumenti di valorizzazione del merito e metodi di incentivazione della produttività e della qualità della prestazione lavorativa, secondo le modalità attuative stabilite dalla contrattazione collettiva: è prevista la destinazione di percentuali minime di risorse al merito e alla produttività, previa misurazione secondo criteri oggettivi del contributo e del rendimento del singolo dipendente pubblico.
Dirigenza: Per il dirigente che omette di vigilare sulla effettiva produttività delle risorse umane e sull’efficienza della struttura che dirige scatta il divieto di corrispondere il trattamento economico accessorio. Saranno previsti concorsi per l’accesso alla prima fascia dirigenziale e saranno ridotti gli incarichi conferiti ai dirigenti non appartenenti ai ruoli e ai soggetti estranei alla pubblica amministrazione. La retribuzione dei dirigenti (tranne che a quelli dell’area sanitaria), legata al risultato, non dovrà essere inferiore al 30 per cento della retribuzione complessiva. Prima di prendere l’incarico dirigenziale, i vincitori di concorso devono affrontare un periodo di formazione, di almeno sei mesi, presso uffici amministrativi di uno Stato dell’Unione europea o di un organismo comunitario o internazionale.
Riconoscibilità: è previsto che il dipendente pubblico sia identificabile tramite un cartellino di riconoscimento per garantire maggiore trasparenza nei rapporti fra amministrazione e cittadino-utente.
Cnel: Al Consiglio dell’Economia e del lavoro vengono attribuiti nuovi compiti, tra cui la predisposizione di una Relazione annuale al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni centrali e locali alle imprese e ai cittadini
Corte conti: la magistratura contabile, anche a richiesta delle competenti commissioni parlamentari, potrà effettuare controlli su gestioni pubbliche statali in corso di svolgimento. A essere modificata sarà la composizione delle sezioni regionali di controllo della Corte dei conti che possono essere integrate da due componenti designati rispettivamente dal Consiglio regionale e dal Consiglio delle autonomie locali. Il Consiglio di presidenza della Corte sarà composto dal Presidente della Corte che lo presiede, dal Presidente aggiunto, dal Procuratore generale e da 4 rappresentanti del Parlamento e da 4 magistrati eletti dai magistrati della Corte medesima.

Carceri, intercettazioni ed e-government: le prossime mosse del governo

Berlusconi e Brunetta
“Stiamo pensando a carceri differenziate a seconda dei reati e della loro pericolosità. Istituti penitenziari diversi per persone ancora in attesa di giudizio o già condannati”. La notizia, che se avesse un seguito sarebbe davvero una rivoluzione, è stata rivelata al termine di una conferenza stampa sull’e-gov dal premier, Silvio Berlusconi. Insomma, in futuro potrebbero esserci carcerati divisi: da una parte quelli in attesa di giudizio e dall’altra quelli già giudicati. Da una parte quelli molto pericolosi, che si sono macchiati di delitti gravi e dall’altra quelli che non hanno commesso reati molto gravi.
Il Cavaliere ha anche ricordato che venerdì approderà nel Cdm la riforma della giustizia che si occuperà anche del sistema carcerario: “Ai reclusi non va tolta la dignità, la salute o la vita. Ci vogliono più istituti penitenziari. Anche perché” ha messo le mani avanti il premier “non vogliamo arrivare all’estate e rischiare eventuali rivolte, magari dovute al caldo”. Il premier ha anche negato che ci siano tensioni sull’approdo della riforma della giustizia in Cdm: “Non è vero che non siamo d’accordo con la Lega. Il Carroccio” ha precisato Berlusconi “desidererebbe l’elezione dei Pm e dei giudici di pace: una proposta che non è condivisa da tutti, per questo sto svolgendo sondaggi per capire come la pensano i cittadini”. Quindi sulle intercettazioni il premier ha ribadito che non è sua intenzione eliminarle “ma essendo uno strumento ‘eccezionale’, vanno contenute. E spero che l’opposizione si unisca a noi per cambiare la normativa attuale”.
Intercettazioni che non vanno toccate per i reati con pena superiore ai dieci anni, così come per il peculato e i reati contro la P.A.”. Il premier ha anche rassicurato i giornalisti che, secondo la norma che è al vaglio, non saranno puniti se riporteranno i verbali delle intercettazioni: “Le pene vanno date agli editori”. Durante la conferenza stampa sull’e-gov anche il ministro per la P.A., Renato Brunetta, ha sottolineato come l’informatizzazione potrà migliorare il pianeta giustizia: “Il 90% dei problemi è di tipo organizzativo. E l’introduzione di internet risolverà tutti i problemi della giustizia italiana di questo tipo”.
Il piano e-gov del governo fino al 2012 – per cui sono stati stanziati 1.380 milioni di euro - presentato a palazzo Chigi prende le mosse dalla necessità di colmare il gap nazionale: “Vogliamo allineare l’Italia ai grandi paesi hi-tech. La rete” ha rivelato il Cavaliere “attualmente è utilizzata solo dal 17% delle famiglie italiane, a fronte di una media europea del 32%. Valore che nei grandi paesi arriva al 40% e in quelli del Nord Europa al 60%”.
L’informatizzazione e la completa digitalizzazione della P.A. per Berlusconi porterà anche ad un obiettivo molto ambizioso: “Entro il 2012 vogliamo eliminare la carta nella Pubblica Amministrazione”. I cittadini quindi potranno gestire ogni pratica on line: “Senza code agli sportelli e tramite il computer, visto che nel 2012 ogni cittadino avrà a disposizione una propria casella e-mail per i rapporti con la P.A”.
“Anche perché con questo sistema” ha concluso il premier “si risparmierebbero circa 75 mld di euro. E un volume di carta pari a due o tre volte il duomo di Milano”.

Brunetta: “I lavoratori del pubblico tirino l’Italia fuori dalla crisi”

Nuovo passo in avanti di Renato Brunetta, ministro della Funzione pubblica, nel progetto di migliorare l’efficienza dell’amministrazione statale. “In questi tempi molti lavoratori del privato temono la cassa integrazione, mentre i lavoratori del pubblico non hanno questa paura. Se c’è questo privilegio, sono loro che devono tirare fuori l’Italia dalla crisi”. ”Pensate il traino che può avere l’efficienza della Pubblica amministrazione sul resto dell’economia”, ha aggiunto il ministro.

Che ha poi spiegato la sua idea con cifre alla mano: “Abbiamo tutte le condizioni per farlo: contratto, capitale umano, posto sicuro” e per questo i dipendenti pubblici “devono avere l’orgoglio di dire: ‘dalla crisi siamo noi a tirarvi fuori’.
Se ciascuno dei 3 milioni 600 mila dipendenti aumenta la sua produttività c’è più efficienza e qualità per imprese e famiglie. Pensate solo ai tempi lunghissimi della giustizia”.

A giudizio di Brunetta, “finora l’inefficienza della pubblica amministrazione ha fatto da freno a mano, ed è la ragione per cui noi cresciamo meno dell’Europa. In questo momento di crisi, abbiamo questo vantaggio di poter agire sull’efficienza della pubblica amministrazione. ”Voglio tirare fuori” ha concluso “un 20, 30, 40 per cento di produttività in più. La carota è che se l’Italia cresce di più ci sono più risorse per tutti, la carota è la dignità.

Fannulloni: quelli “super” si possono segnalare sul web

Giro di vite sui fannulloni, forse già dall’inizio dell’anno prossimo: “Abbiamo deciso” ha scritto il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta “di mettere nelle mani del cittadino-cliente uno strumento importante, estendendo alla pubblica amministrazione l’operatività della class action”. Quello della causa collettiva è uno strumento, prosegue il ministro, di cui “parleremo nelle prossime settimane” e che “sarà efficace dal prossimo gennaio”. Anche i navigatori sul web stanno collaborando alla ricerca degli scansafatiche: in pochi giorni il sito Superfannulloni ha raggiunto diecimila contatti. Si tratta di uno spazio per segnalare disservizi nella pubblica amministrazione, in forma anonima o firmata: la maggior parte delle denunce arriva da Lazio, Lombardia, Emilia romagna. Scrive un utente di Crotone: “Non so se sia un fannullone. Ma ogni qualvolta mi reco alla ASL5 e cerco del ragioniere stranamente non c’è MAI. Sono trascorsi due anni che le cose vanno avanti così. Noto che negli stessi uffici si lavora poco o nulla. Stanze vuote e quelle piene - in parte - giocano al PC, fumano come se nulla fosse, o leggono giornali”. Ma sono decine i commenti simili sul sito: dagli insegnati agli impiegati degli uffici postali, dagli agenti agli autisti. Avverte Vittorio Pavesi, tecnico informatico promotore dell’iniziativa: “I dati devono essere presi con il beneficio del dubbio. Ma se arrivano tante segnalazioni, significa che qualcosa non funziona. Magari alcune persone che lavorano davvero si sentono offese, ma i colleghi dei fannulloni lo valutano positivamente”. E se l’iniziativa fosse estesa al settore privato? “In quel caso è l’azienda che subisce. Nel pubblico invece sono tutti gli italiani che pagano le tasse”. In futuro, comunque, il sito sarà più equilibrato: si potranno aggiungere valutazioni positive da cui prendere spunto: “Magari” azzarda Pavesi “anche un sindaco o un assessore troverà qualche suggerimento”.

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