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Fedeli a Gianfranco, ma anche no: la diaspora dei finiani


Sui movimenti dei finiani pesano un paio di incognite: se la frattura con il Pdl risulterà insanabile, e se l’ipotesi delle elezioni anticipate si avverasse, molti potrebbero tornare nei ranghi berlusconiani. A rendere instabile il fronte dei ribelli sono soprattutto la vicenda della casa di Monte-Carlo e l’immagine, ben poco difendibile, del clan dei Tulliani. Tra i fedelissimi e chi critica più o meno apertamente Fini c’è poi la zona grigia di quanti non si sbilanciano, in attesa degli eventi. Una cosa è certa: la nascita ufficiale di Futuro e libertà (il 6 novembre a Perugia) non sarà una passeggiata.

Sui movimenti dei finiani pesano un paio di incognite: se la frattura con il Pdl risulterà insanabile, e se l’ipotesi delle elezioni anticipate si avverasse, molti potrebbero tornare nei ranghi berlusconiani. A rendere instabile il fronte dei ribelli sono soprattutto la vicenda della casa di Monte-Carlo e l’immagine, ben poco difendibile, del clan dei Tulliani. Tra i fedelissimi e chi critica più o meno apertamente Fini c’è poi la zona grigia di quanti non si sbilanciano, in attesa degli eventi. Una cosa è certa: la nascita ufficiale di Futuro e libertà (il 6 novembre a Perugia) non sarà una passeggiata.

A Luca Barbareschi che urla contro i conflitti d’interesse degli altri per ora i berlusconiani rimproverano solo la piscina (abusiva, secondo i carabinieri) della sua villa a Filicudi. In pentola bolle però altra acqua avvelenata. L’attore e produttore, nella sua terza vita da deputato della Repubblica, ha infatti trovato posto a Montecitorio nella commissione Trasporti e telecomunicazioni, luogo in cui si discute di questioni importanti, tipo l’aumento del canone Telecom. Di più: Barbareschi ne è addirittura il vicepresidente. Ecco, sicuramente per caso, e soltanto per esso, dal gennaio 2010 il quarto Barbareschi ha condotto un programma seriale su La7. La tv dela Telecom. Continua

Far West Montecitorio: trovate un seggio anche a Massimo Tartaglia


Il deputato dell'Italia dei Valori, Franco Barbato  indossa un fazzoletto triangolare con la scritta " Giorgio non firmare " il 01 ottobre 2009 nell'Aula della Camera dei Deputati, durante l'esame del decreto correttivo anticrisi che contiene lo scudo fiscale. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Il deputato dell'Italia dei Valori, Franco Barbato indossa un fazzoletto triangolare con la scritta " Giorgio non firmare " il 01 ottobre 2009 nell'Aula della Camera dei Deputati, durante l'esame del decreto correttivo anticrisi che contiene lo scudo fiscale. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

La tradizione non si smentisce. Mai. Prima o poi doveva accadere. Insomma, signora mia, persino nella più sonnolenta legislatura che la Repubblica italiana ricordi, i deputati sono riusciti a trovare un pretesto per menarsi. La rissa è scoppiata tra noti «movimentisti» (chiamiamoli così, va): il noto provocatore dipietrista Franco Barbato e un gruppo di rappresentanti del Pnf-Msi-An-Pdl. Barbato ha avuto la peggio e ora è ricoverato. Continua

Ma l’Italia del calcio non è lo specchio dell’Italia Paese


Dicono i soliti moralisti del giorno dopo: la modestia dell’Italia calcistica riflette la modestia dell’Italia-nazione. Per favore, no: giudicare un intero paese per qualche partita di calcio è francamente troppo. È persino più che qualunquistico, è da imbecilli matricolati. Continua

Il cardinale Sepe e la maledizione di Napoli


La maledizione di Napoli ha colpito anche il cardinale Crescenzio Sepe. Per i credenti giudicherà Dio se il cardinale s’è male comportato rispetto all’etica cristiana. Giudicheranno invece i magistrati se ha mai commesso qualche reato. Ma quello che voglio dire è altro: perché ogni volta che Napoli sembra aver trovato un nuovo un nuovo, emblematico, punto di riferimento, il soggetto in questione finisce puntualmente tritato da qualche scandalo o scandaletto, vero o presunto che sia? Continua

E no, ministro Tremonti, lei è troppo provinciale per i miei gusti


Giulio TremontiE no, spettabile ministro dell’Economia Giulio Tremonti, così proprio non va. Lei così espone alle figuracce me e decine di altri poveri giornalisti che si sono messi lì a studiare per cercare di dare un senso alla nuova stangata fiscale decretata dalla sua legge finanziaria. Continua

Torna il mini-taglio delle province: era ora


Il presidente del Consiglio, Sivio Berlsuconi | AP Photo/Gregorio Borgia

Il presidente del Consiglio, Sivio Berlsuconi | AP Photo/Gregorio Borgia

E dunque, a sorpresa, ricompare la norma che cancella le Province. Certo, soltanto quelle sotto i duecentomila residenti, o centocinquantamila per le province il cui territorio sia per oltre il 50 per cento in montagna. Ma almeno è un inizio, anche se dovvesse riguardare - come dicono alcuni organi di stampa -  solo Vercelli, Vibo Valentia, Fermo e Isernia. Se l’emendamento approvato in commissione Affari costituzionali della Camera verrà confermato, si potrà finalmente testare la reazione sul territorio. Continua

Tutti i guai di Renata POLVERINA


tutti i guai di renata polverina

Dicono i suoi critici che Renata Polverini è l’uomo giusto al posto sbagliato. L’uomo giusto perché, come un maschio qualsiasi, ha designato soltanto due donne su 13 assessori. Al posto sbagliato perché (lo proverebbero l’attitudine al comando solitario e le nomine di uomini ugl alla Regione Lazio) pensa di essere ancora la madre matrona del minuscolo sindacato che gonfia il numero degli iscritti («Lo fanno tutti» reagì lei). Dicono invece i suoi estimatori che lei, Renata, «così carina così educata», ha già messo mano al deficit regionale, a partire dalla riforma sanitaria. Continua

Ministro Calderoli, non faccia demagogia sulla Rai


A dare fuoco alle scatole (che non contenevano fogli ma materiale organico non inquinante) è stato, con un piccolo lanciafiamme e con un'ascia sulla spalla, lo stesso ministro Calderoli

A dare fuoco alle scatole delle leggi inutili (che non contenevano fogli ma materiale organico non inquinante) è stato, con un piccolo lanciafiamme e con un'ascia sulla spalla, il ministro Calderoli

Con tutto il rispetto per il genio padano di Roberto Calderoli; anzi intonando insieme a lui un glorioso “camicia verde la trionferà”; di più, chinando persino il capo dinanzi al glorioso Sole delle Alpi, vengo con questa mia a dirgli - sommessamente, pacatamente, alla maniera dei fratelli Caponi - che ha davvero un gran faccia da guru minacciando che «le regole della manovra economica devono essere applicate anche all’interno della Rai, altrimenti si ridiscute il pagamento del canone».

Oppure che «non esistono al mondo liquidazioni come quella di Michele Santoro o stipendi da favola pagati per “stare in panchina” e non lavorare». Continua

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

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