
Filippo Penati (Foto Ansa)
Alla fine Filippo Penati ha dovuto cedere alle pressioni e annunciare che, come ha scritto in una lettera inviata ieri ai vertici del Pd milanese “non si nasconderà dietro alla prescrizione”. Continua


La lettura dell’estate sotto l’ombrellone per i vertici del Partito democratico rischia di diventare il codice etico approvato nel 2008 e in particolare l’articolo 5, quello sulle «condizioni ostative alla candidatura e obbligo di dimissioni». Infatti l’elenco di uomini del Pd coinvolti in inchieste della magistratura sembra un bollettino di guerra da aggiornare giorno per giorno. Continua


Nanni Moretti in una foto di scena di Palombella rossa (Ansa)
Il quotidiano di Travaglio (e non solo) lo incalza sulla questione morale. Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, decide di prendere carta e penna per scrivere al Corriere una lettera, pubblicata ieri, in cui non fa sconti agli esponenti del partito coinvolti nelle ultime inchieste (Tedesco, Penati), rivendicando allo stesso tempo la diversità democratica. Diversi, ma uguali. Un ossimoro, appunto. Come diceva Nanni Moretti, regista caro alla sinistra, in Palombella rossa. «Sappiamo - scrive infatti Bersani - anche per il futuro, di non poter essere immuni da sospetti più o meno fondati e da rischi». Continua

Alberto Tedesco (Foto Ansa)
“Sì, nel Pd esiste una questione morale. Non credo riguardi le nuove leve ma sicuramente le generazioni più anziane e chi è più esposto sul versante amministrativo”. Il riferimento all’ex presidente del consiglio regionale della Lombardia Filippo Penati autosospesosi perché indagato per tangenti, è implicito ma chiaro e rispondendo a Panorama.it il senatore democratico Lucio D’Ubaldo ammette che anche per il suo partito, e non solo per il presidente del Consiglio, il tema “giustizia” rappresenta da qualche tempo una bella “grana”. Continua


Roberto Benigni prende in braccio Enrico Berlinguer segretario del Pci durante una manifestazione per la pace il 16 giugno 1983 (ANSA)
«La risposta è no». Pier Luigi Bersani giovedì scorso era stato lapidario rispondendo a un cronista del Messaggero che gli chiedeva se ci fosse una questione morale nel Pd, dopo l’arresto di un suo ex braccio destro, Franco Pronzato, coordinatore nazionale del trasporto aereo per il partito e contemporaneamente consigliere d’amministrazione dell’Enac. Concetto ribadito ieri dal senatore Nicola La Torre: «Non c’è alcuna questione morale». Continua
Walter Veltroni, Segretario del Partito Democratico
Parla ai giovani Democratici, Walter Veltroni, segretario del Pd. E affronta la questione morale. ”Dirò una cosa che in politica non si dovrebbe dire, ma io preferisco perdere voti ed avere un partito sano e perbene piuttosto che avere dei capi bastone che portano voti. Voglio un partito sano e perbene, gli altri fuori” dice Veltroni. E aggiunge, rivolto al pubblico: “Quello che vi chiedo è di essere liberi intellettualmente perché il correntismo è una malattia che deve essere combattuta”.
Il segretario del Pd invita i giovani a fare una riflessione: “Chi può dare all’Italia prosperità ed innovazione, riformismo ed equilibrio? Non certo la destra ed il populismo che serve solo per dare risposte di breve respiro”. “Certo” continua “voi vivete in una condizione storico-politico non facile, ma io credo che ci possano essere immense possibilità. Qualcuno mi ha detto che quando nella notte arriva il momento più buio è anche quello più vicino all’alba”. Infine, parlando delle alleanze il segretario Democratico aggiunge: “Potremo fare le alleanze, ma se l’ambizione sara’ solo quella di vincere vorra’ dire che quella di cambiare questo Paese l’avremo riposta per sempre”. L’obiettivo di Veltroni sembra dunque quello di “costruire le alleanze a partire dall’embrione di un grande partito di massa, che oggi è al 34%”. Ma, aggiunge il segretario del Pd: “Prima viene la base riformista e poi vengono le alleanze”.
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Dopo un mese di messaggi ostili recapitati a mezzo stampa e per interposta persona, Walter Veltroni e Massimo D’Alema si sono sentiti al telefono e hanno voluto che l’informazione trapelasse.
I due hanno si sono dati appuntamento per un colloquio a quattr’occhi questa mattina, prima della riunione del “caminetto” che affronterà il nodo della collocazione europea. Ma, soprattutto, D’Alema e Veltroni hanno deciso di diffondere una nota congiunta sulla questione morale, per dire a tutti che di fronte ad una vicenda che rischia di colpire duro il partito, anche le storiche rivalità passano in secondo piano.
Non che anche su questo punto siano mancati accenti differenti, nei giorni scorsi, con il segretario ad insistere molto sulla necessità di un “rinnovamento”. Ma di fronte alla portata della vicenda entrambi hanno ritenuto di serrare i ranghi e di farlo sapere a tutti. Tutti e due, raccontano, hanno concordato che non era possibile subire gli affondi della destra che ora si scopre giustizialista dopo aver invocato per anni il garantismo. Certo, il segretario ha insistito, come si legge anche nel comunicato congiunto diffuso, perché il Pd ribadisse l’intenzione continuare il rinnovamento, ma dopo aver chiarito che la questione morale “riguarda anche e soprattutto la destra”.
Nonostante, almeno esternamente, il fronte è comune, i nodi politici restano. Veltroni, assicurano i suoi, in direzione chiederà un voto sulla linea del Lingotto, quella che ha portato il partito fin qui. Il segretario tornerà a sollecitare eventuali perplessità sulla leadership e solo se qualcuno porrà questa questione si riaprirebbe l’ipotesi di una resa dei conti anticipata. Uno scenario che non sembra ormai più all’ordine del giorno. Quel che è certo, come spiegano nello stretto entourage dalemiano, è che il patto non annacquerà il confronto che si attende nella direzione del partito convocata per il 19 dicembre: D’Alema dovrebbe intervenire in direzione, facendo sentire la sua voce su molti temi, ponendo sì questioni politiche, ma senza chiedere la conta sulla leadership.
Intanto va in scena il ritrovo del “camineto” del Pd, iniziato stamane alle 08,30. Sul tavolo anche la collocazione europea in vista delle elezioni per il Parlamento di Strasburgo. Attorno, tutti i big del partito, tranne Arturo Parisi che in una lettera alla Stampa spiega i motivi della sua assenza. Secondo il leader degli ulivisti la questione rilevante della collocazione europea va affrontata non in una sede ristretta ma nell’Assemblea nazionale del partito dove andrebbe condotto “un largo confronto sulla nostra idea di Europa”.
Mentre l’incontro era ancora in corso Massimo D’Alema, poco prima delle 10, ha lasciato il suo posto insieme a Giuliano Amato. Nessun giallo: i due hanno un impegno a Napoli con la Fondazione Italianieuropei. E comunque la linea messa a punto da Max e Walter, in un periodo di tensione, serve proprio a compattare tutto il partito anche perché i sondaggi degli ultimi giorni dimostrano che la questione da morale sta assumendo un carattere elettorale: fa perdere voti, simpatia e fiducia al popolo di centrosinistra.
Urge intervenire, quindi. E meglio farlo uniti. A cominciare dalle primarie di Firenze, per le quali la soluzione trovata sembra essere quella di sostituire la gara interna tra i quattro candidati democratici con primarie di coalizione e la scelta “dall’alto” di un candidato del Pd (Vannino Chiti il prescelto), ben più intricata appare la matassa napoletana.
Per quanto riguarda il caso partenopeo, Veltroni ha espresso il suo sostegno a Rosa Russo Iervolino ma non recede dall’idea che sia necessario un rilancio della giunta. E quindi ai vertici locali del partito chiede un “patto di fine consigliatura”, che vuol dire un rimpasto di giunta per ridare smalto all’immagine offuscata dell’amministrazione.
Non meno complessa, e più legata ai vertici del partito che alla periferia, è la soluzione del braccio di ferro, che dura dalla nascita del Pd, sulla collocazione europea del partito.
Argomento affrontato da Veltroni e D’Alema nella telefonata di ieri e nel colloquio di stamattina. I due si sarebbero trovati d’accordo sulla mediazione da proporre ai big del partito: nessun ingresso nel Pse, ma una soluzione che riconosca la specificità dei democratici italiani in un’alleanza con i socialisti europei. Soluzione della quale nei giorni scorsi Veltroni avrebbe parlato anche con Franco Marini, per il quale bisognerebbe lavorare a un gruppo europeo autonomo e poi fare un patto politico con il Pse.
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Discutine sul FORUM: “Gli “stravolgimenti” di D’Alema e Veltroni“

“Se non l’ho detto, non lo penso. Più che di conte, è arrivata l’ora di affrontare i problemi seri, non esorcizzandoli dando la colpa a oscuri complotti, che è una risposta semplicistica”.
La risposta era nell’aria da ore, e alla fine è arrivata. Dopo il j’accuse di Walter Veltroni, Massimo D’Alema risponde a tono alle dichiarazioni del segretario del Pd, che aveva parlato di “stillicidio quotidiano che non fa male a me”, ma che “fa male al partito e fa bene alla destra. Berlusconi è impegnato in un attacco contro di noi che non ha precedenti. Di fronte a questa offensiva io non invoco solidarietà o spirito di squadra. Capisco che sono termini d’antan, che oggi in politica non vanno più di moda. Ma pretendo trasparenza e coerenza, questo sì”.
Coerenza e trasparenza che a sentire D’Alema non mancano affatto: “Veltroni non si rivolge a me perche’ ci conosciamo da anni e lui sa che io sono una persona a volte spigolosa ma diretta e quindi se io ritenessi che lui deve lasciare la carica, lo direi prima di tutto a lui”.
Secondo l’ex ministro degli Esteri, intervistato su Radio2 da Barbara Palombelli, ciò che invece non ha il Pd è tutt’altro e ha comunque a che fare con la leadership: “Il problema non è su Veltroni, che deve continuare il suo mandato e nessuno deve insinuarlo, ma la necessità di affrontare i nodi reali a cominciare dalla discussione su quale partito costruire, quali regole, come governare i conflitti in periferia”. Di qui, l’urgenza di una “conferenza programmatica “.
Se non è un’accusa alla gestione del partito negli ultimi mesi, poco ci manca. Tanto più che D’Alema, con la sua associazione Red - stando a sentire gli stessi suoi uomini -, di spirito organizzativo ne sta dimostrando a sufficienza. Adesso, si aspetta la contromossa di Veltroni. Stretto dalle richieste di Sergio Chiamparino (che preme per un Pd federato), pressato dai mal di pancia di numerosi democratici di area cattolica (che non accetterebbero mai l’iscrizione al gruppo socialista europeo) e incalzato dalle dichiarazioni di Di Pietro e di alcuni intellettuali d’area (che invocano la questione morale contro la corruzione di ” cacicchi e dirigenti locali”), per il momento, Walter chiede solo “trasparenza e coerenza”.
La direzione del partito è fissata per il 19 dicembre. Ma forse, più che di D’ Alema, Veltroni dovrà fronteggiare le critiche di non è più convinto che quello avviato con il Lingotto sia stato davvero “l’inizio di una stagione politica”.