Archivio per il tag “QUirinale”

Dietro le quinte del Colle: ora parliamo in Napolitano

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, 84 anni

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, 84 anni

“Dotarsi di un ghost-writer? Macché. Giorgio Napolitano è uno che si scrive tutto da solo: i discorsi, le esternazioni, i pareri. Con la carta e la penna, a mano”. Continua

Il premier: “Scordatevi il golpe, io non mollo. In Italia nessuno è super partes”

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

L’ultima illusione di una legislatura normale è caduta alle 18.04 di mercoledì 7 ottobre, quando l’Ansa ha anticipato il verdetto che stava tenendo tutta l’Italia con il fiato sospeso. La Corte costituzionale ha bocciato il lodo Alfano, approvato nel 2008 per assicurare l’immunità temporanea al presidente del Consiglio, al capo dello Stato e ai presidenti delle Camere. Motivazione: serviva una legge costituzionale e non una semplice legge ordinaria. Continua

Il dopo-lodo di Berlusconi: fraintendimenti, strategie e frizioni con il Colle

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

Il premier Silvio Berlusconi e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

Peserà di più, per Silvio Berlusconi e il suo governo, la bocciatura del lodo Alfano, o le dure parole riservate al Quirinale? Quelle due frasi: “Il predidente della Repubblica, sapete voi da che parte sta”, e “Non mi interessa quello che ha detto il capo dello Stato, mi sento preso in giro e non mi interessa. Chiuso”? Continua

Napolitano duro: troppa retorica xenofoba. Maroni critico: “La Cei? Pregiudizi infondati”

Immigrati sbarcati a Porto Empedocle

È con una certa durezza che il Colle entra nel dibattito su immigrati e respingimenti. Per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano esiste il rischio del “diffondersi di una retorica pubblica che non esita - anche in Italia - ad incorporare accenti di intolleranza o xenofobia”.
Intervenendo alla ventesima edizione della Conferenza annuale del Centro Europeo delle Fondazioni Napolitano ha anche parlato della crisi economica internazionale, sostenendo che “la crisi non ha ancora generato tutti gli effetti di povertà”.
Per il Capo dello Stato la crisi economica globale impone un maggiore impegno nella lotta contro la povertà, che rischia di aggravarsi ed estendersi. Per questo richiede iniziative pubbliche e private di prevenzione: una mobilitazione a tutti i livelli, da quello europeo a quello nazionale.
Napolitano ha evidenziato come povertà e disuguaglianza siano “strettamente connesse” e che quindi “le misure rivolte a ridurre la povertà e quelle contro l’esclusione sociale devono andare di pari passo”. Secondo Napolitano, “solo in questo modo si può evitare che coloro che si trovano in fondo alla scala sociale
rimangano confinati in quella posizione”. Questo, avverte il presidente della Repubblica, “è tanto più importante nei nostri paesi dove le differenze in termini di origini etniche, religiose e culturali sono aumentate”. Qui, prosegue, “il rischio che queste differenze si traducano in un fattore di esclusione è sempre presente ed è aggravato dal diffondersi di una retorica pubblica che non esita, anche in Italia, ad incorporare accenti di intolleranza o xenofobia”.
Di fronte alla crisi economica che allarga l’area delle povertà e i rischi di intolleranza, Giorgio Napolitano indica l’Europa come uno dei soggetti che devono scendere in campo per lottare contro l’impoverimento, non solo in Europa ma in tutto il mondo, a cominciare dall’Africa dove secondo stime recenti del Fondo monetario internazionale 90 milioni di esseri umani rischiano di precipitare sotto la soglia di povertà a causa della crisi.
“Il processo di integrazione europeo attraverso un momento difficile” ha detto Napolitano “ma non si può negare una permanente inadeguatezza delle istituzioni europee e delle azioni comuni europee”. Occorre lavorare a “un’Europa politica davvero integrata” e a “costruire in Europa una società civile e una sfera pubblica che evolvano nel tempo fino a diventare una vera e propria comunità politica”.
“Se si vuole far fronte alle sfide che provengono dalla povertà vecchia e nuova e dalle disuguaglianze inaccettabili fra le nazioni e al loro interno, non possiamo certo rispondere con la mera conservazione e la difesa degli interessi nazionali”. “Abbiamo bisogno” ha aggiunto - di elaborare strategie innovative, nuovi metodi. Le fondazioni possono essere utili in questa funzione. La progettazione e la valutazione di nuove soluzioni non spetta esclusivamente alla politica. È una funzione che in società molto differenziate deve scaturire dal dialogo e dalla collaborazione tra tutti gli attori sociali”.

Dell’Europa, del suo ruolo, dell’aiuto che dovrebbe e potrebbe dare in tema di immigrazione, ha parlato anche il ministro dell’Interno Roberto Maroni, nel corso della cerimonia di consegna alle autorità Libiche, di tre motovedette per fare i pattugliamenti: “L’Italia è in prima linea nella lotta all’immigrazione clandestina, noi investiamo le nostre risorse per proteggere anche i paesi europei, ma vogliamo che la Ue prenda decisioni che finora non ha preso e aiuti i paesi più esposti su questo fronte”. Oggi, ha continuato il responsabile del Viminale: “è una giornata importante ed è una ulteriore tappa della svolta iniziata nella lotta all’immigrazione clandestina”. “Le forze dell’ordine italiane” ha spiegato il ministro “hanno molti strumenti a disposizione per il contrasto all’immigrazione clandestina, ma non sono sufficienti se manca la collaborazione internazionale che è indispensabile per contrastare il traffico di essere umani, il più indegno che ci sia”. Le sei unità che saranno cedute alla Libia, “costituiranno un sistema di controllo e sorveglianza che si aggiunge ai mezzi navali italiani presenti nelle acque internazionali e a quelle europee”. trova tempo, Maroni, anche di rispondere alle critiche mosse dalla Cei sul ddl sicurezza: “Si sono dette cose infondate, bisogna leggerlo ed allora tanti pregiudizi cadranno”.

Un anno dopo, il governo si allarga. Ok del Quirinale a cinque promozioni

Silvio Berlusconi con Michela Vittoria Brambilla

Promozioni (annunciate) in arrivo nel governo. Michela Vittoria Brambilla diventerà ministro e cinque sottosegretari (Paolo Romani, attuale sottosegretario alle Comunicazioni, che diventerà vice nell’ambito del dicastero dello Svilupo economico, guidato da Claudio Scaiola; il leghista Roberto Castelli, che ricopre la carica di sottosegretario alle Infrastrutture; Adolfo Urso, al Commercio con l’estero; Ferruccio Fazio e Giuseppe Vegas all’Economia) saranno promossi viceministri.

Avanzamenti che hanno ricevuto un via libera informale dal Quirinale, dopo un colloquio fra il capo dello Stato Giorgio Napolitano e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Nel corso dell’incontro, durato circa un ora ed al quale ha preso parte anche il sottosegretario Gianni Letta, il premier ha illustrato al presidente della Repubblica quanto già annunciato in Consiglio dei ministri: l’intenzione, cioé, di ‘promuovere’ la Brambilla ministro senza portafogli e dare il rango di viceministri ad alcuni sottosegretari. Avanzamenti sui quali il presidente della Repubblica, a quanto si apprende, non avrebbe mosso obiezioni. Ancora incerta la tempistica delle nomine. Il Cdm dovrebbe procedere allo “spacchettamento” delle deleghe consentendo la “promozione” dei sottosegretari.
Successivamente, sarà al premier a proporre formalmente al capo dello Stato il nuovo ministro che potrebbe giurare, dopo la nomina di Napolitano, già questa sera. Salvo messe a punto di carattere tecnico che potrebbero far slittare l’operazione alla prossima settimana. Mentre per i viceministri, spetterà al premier formalizzare l’avanzamento di Romani (Comunicazioni), Urso (Commercio con l’estero), Castelli (Infrastrutture), Fazio (Sanità) e Vegas (Economia) Ad annunciare l’intenzione affidare il rango di ministro alla Brambilla era stato lo stesso Berlusconi durante lo scorso consiglio dei ministri, sottolineando che la “rossa” di Lecco era destinata a quel ruolo.
Al termine della riunione, era stato Roberto Calderoli ad annunciare che altri tre sottosegretari (Urso, Romani e Castelli, appunto) sarebbero stati avanzati al rango di viceministri. Le novità sono dunque quella di Fazio ‘promosso’ a viceministro della Sanità e, con tutta probabilità, di Vegas all’Economia. Le “promozioni”, ha tenuto a precisare Berlusconi nei giorni scorsi, “non spostano il numero dei componenti del governo”, visto che “si tratta di sottosegretari che diventano viceministri per confrontarsi al meglio nelle riunioni internazionali con ministri di altri Paesi”. Il numero complessivo dei membri del governo, in sostanza, resterà invariato a 61.
Uno in più dei sessanta previsti dalla “legge Bassanini” dopo lo strappo alla regola con la nomina a sottosegretario all’emergenza rifiuti di Guido Bertolaso.

8 maggio 2008 - 8 maggio 2009: un anno di governo, tra crisi ed emergenze

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

8 maggio 2008 - 8 maggio 2009. Compie un anno, il governo Berlusconi. Dopo una campagna elettorale all’insegna dell’austerity, nella quale non promette “miracoli”, ma “concretezza”, Silvio Berlusconi vince le elezioni e il suo esecutivo giura un anno fa. La crisi economica è alle porte e l’azione di governo viene improntata da subito su provvedimenti di stampo economico. Tra le riforme, vanno in porto quelle di scuola e federalismo fiscale; molti i decreti, a volte modificati in corso d’opera, scelta che causa all’esecutivo più di qualche frizione con il Quirinale. Diverse le iniziative di politica estera, nell’anno della presidenza italiana del G8: tra le altre il trattato di Bengasi o l’impegno per la crisi in Georgia. Altro fronte di azione della maggioranza è quello della sicurezza, che viaggia insieme a norme legate a situazioni di emergenza come il terremoto abruzzese o la questione rifiuti in Campania. Ecco, in pillole, alcuni dei passaggi più significativi di questo primo anno di governo.
Il primo provvedimento preso dal nuovo esecutivo è sull’emergenza rifiuti a Napoli. Si tratta di una iniziativa alla quale Berlusconi attribuisce anche un valore simbolico e lo dimostra convocando subito un Consiglio dei ministri nel capoluogo campano. Lo stesso farà anche per il terremoto all’Aquila. Il decreto che stanzia 8 miliardi di euro per la ricostruzione dell’Abruzzo vede la luce il 23 aprile scorso. Tra le questioni emergenziali affrontate dal governo c’è anche la crisi Alitalia. Il decreto per il salvataggio della compagnia di bandiera diventa legge il 24 ottobre 2008.
L’emergenza numero uno, però, è quella economica. Per far fronte alla complicata congiuntura internazionale il governo anticipa la manovra finanziaria a giugno. E vara inoltre 2 decreti anti-crisi.
Tra i temi dell’iniziativa governativa c’è senza dubbio quello della sicurezza. Il governo a un mese e mezzo dal suo insediamento dà vita a un consistente “pacchetto sicurezza”, che viene poi diviso in un decreto e un disegno di legge. Il secondo, che prevede, tra l’altro, la possibilità di “ronde” di cittadini, ma soprattutto il reato di immigrazione clandestina, dovrebbe avere a breve il via libera della Camera anche grazie alla fiducia posta dal governo.
I decreti hanno finora rappresentato la “cifra” dell’azione di governo. Testi a volte modificati in corso d’opera e sui quali diverse volte è intervenuto il Colle. La scelta di ricorrere molto spesso a questo strumento ha anche inasprito il rapporto con l’opposizione che ha fatto appello ai presidenti delle Camere. Gli interventi di Gianfranco Fini in questo senso hanno più volte provocato frizioni con il premier.
Berlusconi, anche a un anno dall’insediamento, non manca di sottolineare che la sua luna di miele con l’elettorato non subisce battute d’arresto. Nei giorni scorsi ha fatto sapere di avere oltre il 75% del consenso degli italiani. Dall’inizio del governo, due consultazioni elettorali su tre gli hanno dato ragione. Il centrodestra ha infatti perso le provinciali a Trento, ma ha conquistato la regione Abruzzo e soprattutto la Sardegna. Una sconfitta, quella nell’isola, che nel Pd ha portato alle dimissioni di Walter Veltroni.
Da gennaio l’Italia ha assunto la presidenza del G8 e il Summit dei grandi del mondo si terrà nel nostro Paese. Il governo, dopo il terremoto in Abruzzo ne ha spostato la sede dall’isola della Maddalena all’Aquila. Tra le iniziative del governo in campo internazionale va citato il trattato di Bengasi che chiude i contenziosi riguardanti l’avventura coloniale italiana in Libia e l’impegno per la risoluzione della crisi in Ossezia. Dopo l’elezione di Barack Obama alla Casa Bianca Berlusconi ha fatto sapere che il rapporto del nostro Paese con gli Usa non cambierà.
Tra i momenti più travagliati del governo Berlusconi c’è quello riguardante la vicenda di Eluana Englaro, la donna lombarda in coma irreversibile, per la quale il padre, Beppino, ha chiesto e ottenuto lo stop di alimentazione e idratazione. Mentre la maggioranza sta per approvare un ddl che obbliga i medici a riprendere quei trattamenti, Eluana muore. Maggioranza e opposizione si impegnano comunque ad approvare nel più breve tempo possibile una norma sul testamento biologico. Ma il provvedimento, dopo l’ok del Senato, è ancora all’esame della Camera.
Il governo ha finora varato tre riforme strutturali. La prima riguardante la scuola, fonte di una pesante protesta di studenti e professori contro il ministro Gelmini; la seconda sulla pubblica amministrazione. La terza è il federalismo fiscale, che vede la luce, con un voto bipartisan dopo sei mesi di discussione in Parlamento. L’annunciata riforma della giustizia, invece, tarda ad arrivare. Su questo fronte si registra, però, l’approvazione del disegno di legge Alfano che prevede uno “scudo” per le più alte cariche dello Stato.

Il VIDEO servizio:

Fini a El Pais: “Non sono il delfino di Berlusconi. Lui può salire al Colle”

Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi

“Con la sua aria principesca Fini ci riceve nel suo studio fumando una sigaretta”. Inizia così una lunga intervista del presidente di Montecitorio al quotidiano spagnolo El Pais che lo descrive “come il politico più equilibrato di questa emotiva e agitata terza Repubblica italiana”.
Con il quotidiano spagnolo il numero uno della Camera spazia, a 360 gradi. Parla di tutto, in campo politico: del futuro del Pdl, dell’opposizione, di laicismo e immigrazione e dei suoi prossimi traguardi. A tal proposito, al giornalista che gli chiede se sia lui il “delfino” di Berlusconi, l’ex ministro degli Esteri risponde mostrando una foto che lo ritrae mentre fa immersioni vicino a uno squalo. E butta lì: “I delfini stanno in mare e questo è uno squalo” dice “non è un delfino. Inoltre io sono repubblicano e Berlusconi non è un re con un erede… La politica è un’altra cosa… I leader si affermano se hanno le capacità e se ci sono le condizioni e questo non devo deciderlo io…”.
Quanto all’ipotesi che Silvio Berlusconi diventi il prossimo presidente della Repubblica, Fini fa osservare che “certamente oggi il premier ha un appoggio personale e popolare che rende questa ipotesi non peregrina”.

E di lui, del suo futuro politico, se si veda nei panni di primo ministro, il presidente della Camera, premettendo che “la politica è realismo e strategia”, chiarisce: “Io credo di aver contribuito a una strategia che la portato la cultura politica della destra italiana a integrarsi pienamente nel sistema politico, grazie anche ad alcuni amici spagnoli, tra i quali Aznar, prima di altri in Europa. Questo attore politico nuovo, che era legato alla nostalgia del fascismo, è oggi una destra democratica”, rivendica Fini, cui non piace il termine civilizzata, perchè lascia intendere che “prima fossimo incivili”.
La destra a cui pensa l’ex ministro degli Esteri è una destra “non ideologica, democratica, europea e istituzionale”. E ancora, nel replicare al giornalista che gli ricorda come qualcuno parli di lui come il nuovo leader dell’opposizione, Fini la liquida come “una battuta fatta da un amico, di destra ovviamente, per carnevale”. Per poi tornare a ribadire la sua idea che “la cultura della destra del terzo millennio deve modernizzarsi, bisogna smetterla con le etichette del secolo scorso, che è il millennio scorso. Ci sono sfide culturali che dobbiamo affrontare tutti insieme: l’integrazione, il laicismo, l’emigrazione, i diritti dei cittadini, l’autorità dello Stato”.

Ce n’è anche per l’opposizione e per la sinistra italiana. È proprio vero che non esiste più? “Walter Veltroni ha salvato il Pd” sostiene il presidente della Camera “perché senza di lui le elezioni sarebbero andate anche peggio. Al momento il Pd sta soffrendo gravi problemi. Ma il sistema bipolare nel quale credo sta in piedi solo se il governo è forte ed è forte anche l’opposizione”.

Decreto anti stupri: il governo cerca l’ok del Colle. Che frena sulle ronde

Intervento della polizia

Sul decreto anti-stupri, il Governo cerca l’ok del Quirinale. Obiettivo: un testo da presentare al Consiglio dei ministri di venerdì, senza scatenare un altro caso istituzionale. Anche per questo il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, è salito infatti nel pomeriggio al Colle per sondare gli umori del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Nel decreto, ha sintetizzato Maroni, ci sarà “carcere certo per chi commette stupri, gratuito patrocinio per le vittime, maggiore controllo del territorio e misure più incisive per combattere l’immigrazione clandestina”. Sembra invece essere tramontata l’ipotesi di inserirvi le ronde, che dunque seguirebbero l’iter del disegno di legge sulla sicurezza ora alla Camera. Non ci sarebbero infatti i requisiti di urgenza, senza contare le riserve emerse all’interno della maggioranza, in testa il ministro della Difesa, Ignazio La Russa.

Dopo lo scontro sul caso Eluana, il Governo vorrebbe evitare nuove frizioni con Napolitano che deve controfirmare il decreto dopo averne valutato i requisiti di necessità ed urgenza. Del provvedimento potrebbero parlare anche Napolitano e Berlusconi nell’incontro in programma domani pomeriggio, il primo dopo gli attriti dei giorni scorsi. A preoccupare è, in particolare, uno dei punti che più stanno a cuore a Maroni, cioé il prolungamento della permanenza dei clandestini nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) oltre gli attuali due mesi. Il ministro vorrebbe l’allungamento fino a 18 mesi, ma la misura - contenuta nel ddl sicurezza - è stata bocciata al Senato.

Ci sono, inoltre, sentenze non favorevoli della Corte Costituzionale di cui tener conto.
Difficile, su questi presupposti, immaginare un sì dal Colle, il cui punto di riferimento sarebbe il testo già approvato da Palazzo Madama, più - eventualmente - ulteriori norme specifiche contro gli stupri. Il punto di mediazione potrebbe essere la previsione di una proroga al trattenimento nei Centri di 60 giorni, rinnovabile per altri 60. Si arriverebbe così a sei mesi. La bozza contiene poi le norme più propriamente legate alla violenza sessuale, stralciate dal ddl sicurezza: la custodia cautelare in carcere obbligatoria per chi è accusato di stupro, il no ai benefici della Gozzini per i condannati, una stretta contro gli autori di violenza sessuale di gruppo e nei confronti di minori, nonché l’arresto obbligatorio in flagranza. Previsto, inoltre, il diritto al gratuito patrocinio per le vittime di stupri, anche in deroga ai limiti di reddito. Su queste misure c’é pieno accordo nella maggioranza ed un sostanziale via libera da parte dell’opposizione. Previsto inoltre il potenziamento del controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine, non con assunzioni (mancano i fondi), ma organizzando meglio le pattuglie su strada delle forze dell’ordine. Nella bozza c’é infine anche la possibilità, da parte dei Comuni, di mantenere per sette giorni dalla data di registrazione i filmati dei sistemi di videosorveglianza presenti nelle città.

Critica l’opposizione. Il leader del Pd, Walter Veltroni, si dice “favorevole a garantire la effettività della pena comminata, ma siamo contrari a ogni forma di demagogia, come le ronde, che in questo momento crea un clima pericoloso nel Paese”.
Pier Ferdinando Casini (Udc) si dice “disponibile a votare il decreto, con una condizione: che si evitino nuovi spot o idee estemporanee come le ronde e si proceda al rifinanziamento delle forze dell’ordine e al reintegro degli organici della Polizia di Stato”.
Netto, invece il no di Antonio di Pietro. “La risposta vera per contrastare gli stupri, come anche le rapine e gli omicidi” osserva “sta nel dare gli strumenti adeguati: intercettazioni, risorse, macchine della polizia. Tutto il resto sono solo chiacchiere e propaganda”.

Il Pd “in difesa della Costituzione”: tutti in piazza ad ascoltare Scalfaro

Oscar Luigi Scalfaro

A difendere la Costituzione: una piazza non tanto grande e non proprio gremita, le bandiere del Pd e un solo oratore, 90enne, l’ex presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. Che, nel suo discorso a piazza Santi Apostoli per la manifestazione indetta dai Democratici, si è rivolto alla nostra Carta costituzionale come se fosse una persona, dandole del tu e chiedendole scusa “se in questi giorni sono tornati dei commenti che non servono al tuo onore”.
Da solo il Presidente emerito sale sul palco, si mette dietro un leggio, circondato da giovani e non dai vertici del Pd, che restano mescolati tra la folla. Da lì difende la Carta e avverte il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: “In questi giorni ci ha fatto preoccupare, ma noi ci rivolgiamo a lui, con serenità, per non farci vivere giorni nel timore per la patria e la democrazia”. Un appello, quasi un avvertimento, che la piazza fa suo, scandendo i passaggi con applausi al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e qualche fischio, subito sedato, verso il premier.

Non una manifestazione di partito in senso classico, insomma.
C’erano sì le bandiere del Pd, mischiate a quelle degli (ex) alleati dell’Italia dei Valori, ma non ci sono stati a piazza Santi Apostoli interventi di leader politici, che non hanno avuto neanche accesso al palco. “Abbiamo deciso di fare così, sali solo tu e un gruppo di giovani ti sta dietro”, spiega Veltroni accogliendo sotto il palco l’ex capo dello Stato. “Ma io non rappresento nessuno”, si schermisce Scalfaro e il segretario democratico pronto: “Sicuramente rappresenti me”. Scalfaro stringe la mano ad Armando Cossutta, inforca gli occhiali e sale sul palco per smantellare, per mezz’ora, in punta di diritto e di storia le affermazioni del premier. “Chi dice che la Carta è nata da una filosofia comunista lo fa per ignoranza”, è la prima ‘rettifica’ del ‘costituente’ in tono pacato ma deciso. Il refrain del suo intervento è che la Costituzione “è nata per unire e non per dividere e chi la usa per questo è come se la tradisse”.

L’ex presidente della Repubblica, e con lui il Pd, si muove su un crinale stretto: difendere Napolitano, ma non dare l’impressione di tirare per la giacca il capo dello Stato, trascinandolo nella battaglia politica. “Il presidente della Repubblica - dosa le parole il senatore a vita - è il supremo tutore della nostra Carta e noi gli rivolgiamo un saluto, ma ci fermiamo qui perché il suo ruolo deve essere di assolutà imparzialità”. Dalla piazza sale l’applauso così come fischi e qualche ‘buuh’ accompagnano l’altolà a Berlusconi. “Bisogna staccargli il sondino”, grida un militante dell’Idv, ma è un eccesso in una piazza tranquilla, in quella che sarà poi definita da Veltroni “una grande e civile manifestazione di popolo”. Tra la gente restano mescolati i vari big del partito: Massimo D’Alema da una parte, Pierluigi Bersani dall’altro lato della piazza, i capigruppo Antonello Soro e Anna Finocchiaro ai lati, Franco Marini un po’ più in là.
Un modo per celare le tante divisioni interne al partito: la manifestazione per una sera ricompatta tutti, in un momento non certo facile per la leadership veltroniana. Lui, il segretario, che ha rinviato la partenza per la Sardegna per essere in piazza, alla fine è soddisfatto: “Sono assolutamente d’accordo con Scalfaro. La Carta è ancora oggi un testo di straordinario valore e attualità e l’idea del presidente del Consiglio di trasferire nelle mani di una sola persona il potere legislativo è estranea alla Costituzione”.
Parere opposto quello di Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia: ”C’è stata troppa faziosità nel discorso di Oscar Luigi Scalfaro. Addolora vedere che un senatore a vita si dedichi a dividere il Paese, ma purtroppo per Scalfaro non è una novità: lo fece anche quando, da presidente della Repubblica, era invece chiamato ad unirlo”. Più netta la reazione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti: “Anche oggi Veltroni continua a delirare e spara la solita serie di falsità contro il presidente Berlusconi”.

Il VIDEO servizio:

Nel nome di Eluana, appello di Napolitano: “È ora di una riflessione comune”

Giorgio Napolitano

L’occasione è la cerimonia per il “Giorno del Ricordo” sulle foibe, ma il pensiero è per Eluana. E non potrebbe essere altrimenti. Lo sa bene anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che infatti - dopo la nota di lunedì sera a pochi minuti dal decesso della donna - anticipa con un appello il suo discorso al Quirinale.
“Il momento di dolore e di turbamento nazionale” che l’Italia sta vivendo dopo l’epilogo del caso di Eluana Englaro deceduta nella serata di ieri, “può divenire anche un momento di sensibile e consapevole riflessione comune”.
Accanto al Capo dello Stato, il presidente del Senato Renato Schifani, il presidente della Camera Gianfranco Fini, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, di esponenti parlamentari di maggioranza e opposizione come Piero Fassino, Rosy Bindi, Vannino Chiti, Carlo Vizzini e Sergio Cofferati.
Il silenzio, la riflessione, il passo indietro auspicati da Napolitano (e chiesti anche dal sottosegretario Letta: “È una giornata triste e di dolore, in cui forse il silenzio avrebbe reso più forte la celebrazione del Ricordo”) dovrebbero servire, nelle intenzioni del Capo dello Stato, per stemperare le grandi tensioni verificatesi nell’aula del Senato, sottoposto ad una corsa contro il tempo per approvare il disegno di legge su Eluana Englaro. Il Pdl si era scatenato in un crescendo di accuse e invettive che hanno investito il Pd ma anche il Quirinale, chiamato in causa da Maurizio Gasparri: “In questa vicenda peseranno le firme messe e quelle non messe…”, era stato l’attacco indiretto a Napolitano il capogruppo del Pdl davanti alle telecamere.
Oggi è lo stesso Gasparri a smorzare la polemica. “Le mie parole non erano offensive per nessuno, tantomeno per il Presidente della Repubblica che rispetto. Ma se qualche istituzione si fosse ritenuta offesa, me ne scuso. Ma ripeto: non credo ci fosse nulla di offensivo nelle mie parole», assicura il capogruppo del Pdl. “Ieri è stata una giornata di emozioni forti, di tensioni, c’è chi ha pianto, e in queste giornate possono essere usate espressioni forti. Ammiro chi riesce a dominare le proprie emozioni…”, aggiunge. Quanto al durissimo giudizio nei suoi confronti del presidente della Camera Gianfranco Fini, Gasparri è netto: “Io rispetto la libertà di opinione, vale per me e vale anche per Fini”.
Ma le reazioni politiche non si sono finite lì: “Non si può non sentire tutta la pena per la morte di Eluana, per la fine del suo lunghissimo calvario. Il nostro primo pensiero va a lei, alla sua famiglia che da 17 anni condivide amore e dolore” scrive invece in una nota Walter Veltroni, segretario del Partito democratico. “Ora” auspica Veltroni “credo che la riflessione e il silenzio siano le uniche reazioni umane davanti a quello che è successo, lasciando lontane speculazioni e grida”, perché “questa drammatica vicenda dimostra come sia necessaria, in tempi brevi, una legge giusta sul testamento biologico che il nostro Paese attende da troppi anni”.

Successivamente il Senato ha approvato la mozione della maggioranza sul fine vita che esclude la possibilità di sospendere l’alimentazione e l’idratazione dei pazienti non in grado di provvedere a se stessi. La mozione, su richiesta di Francesco Rutelli (Pd), è stata votata per parti separate. La premessa ha avuto 159 voti a favore, 104 contrari, 3 astenuti. Il dispositivo ha raccolto 164 voti a favore, 100 contrari, un astenuto: a votare il dispositivo della mozione di maggioranza, sono stati anche i quattro senatori del Pd Francesco Rutelli, Lucio D’Ubaldo, Emanuela Baio e Claudio Gustavino. I quattro si sono invece astenuti sulle premesse del testo messo a punto dalla maggioranza ed hanno votato a favore del documento promosso dal loro gruppo.

Scontro a distanza sul voto agli stranieri. Umberto Bossi: "Pensiamo che gli immigrati debbano essere rispediti a casa loro". Gianfranco Fini: "Un anatema che non risolve il problema". Secondo voi chi ha ragione?
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