Leggi tutte le notizie su:
quote-rosa

Il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna - (MAURIZIO BRAMBATTI/ANSA)
di Annalisa Chirico
Vi ricordate il coro di plauso bipartisan attorno alla legge sulle quota rosa? Un quinto di donne a partire dal 2012, un terzo dal 2015 nei cda delle società quotate e a partecipazione pubblica. “Una decisione storica”, il commento euforico del Ministro Mara Carfagna. “Un passo in avanti sulla strada della valorizzazione del talento e delle energie femminili”, così sentenziò lei che di talento s’intende. Oggi si spinge a dire che la legge comincerebbe a produrre i suoi effetti perché “da gennaio sono entrate 24 donne con ottimi curricula”. Continua


Concorrenti alla corsa sui tacchi a spillo a Milano nell'estate del 2009 (Ansa)
Non trovando più argomenti nuovi su cui litigare e avendo già dato su gestione del partito, giustizia, elezioni anticipate, Bossi e il federalismo, governo di “responsabilità nazionale” (e chi più ne ha più ne metta), i finiani hanno pensato di buttarsi a capofitto nelle quote rosa. Continua
- Tags: Adriana-Poli-Bortone, Catiuscia Marini, donne, elezioni, emma-bonino, Fiammetta Modena, Marina-Sereni, Mercedes-Bresso, Monica Faenzi, Pd, pdl, quote-rosa, regionali 2010, Renata-Polverini, Rita Lorenzetti, Udc
-

Mercedes Bresso (Pd), 65 anni, governatore uscente e ricandidata in Piemonte
Se ne sono accorti pure al Secolo d’Italia, storico organo di An, ma da alcuni mesi più “vicino” all’Unità che al Giornale di Vittorio Feltri. La notizia sarebbe, appunto, questa parafrasando l’editoriale del quotidiano che fu dell’Msi: la soluzione regionale, a destra come a sinistra, è donna. Continua

Bipartisan. In questo modo potremmo definire la reazione delle “quote rosa” della politica italiana alla sentenza del Tar che ieri ha ordinato lo scioglimento della giunta di Taranto a causa della mancata presenza di donne fra gli assessori. Continua

“Fattore D”, “Valore D”, quote rosa. Samantha Cristoforetti, 32 anni, tenente pilota dell’Aeronautica militare sarà la prima astronauta italiana della storia, ma nel nostro Paese l’occupazione e la leadership femminili non decollano. Da noi lavora solo il 46 per cento delle donne e la percentuale di partecipazione “rosa” ai cda delle società è del 4 per cento contro una media europea dell’11 e il tasso norvegese (grazie anche a una legge ad hoc) del 41 per cento.
Parte dalle aziende la nuova iniziativa per dare una spinta alla leadership femminile e si chiama “Valore D“. Aderiscono imprese come Fiat, Enel, Microsoft, Intesa San Paolo, che si impegnano a promuovere la crescita delle donne manager, organizzando tra l’altro una scuola per formarle. La tesi è che le aziende con più donne al comando hanno performance economiche migliori. Sulla stessa lunghezza d’onda Il Fattore D, il libro di Maurizio Ferrera, docente di Scienza politica all’Università degli studi di Milano.
Per Ferrera, l’incremento dell’occupazione femminile non solo fa crescere le aziende ma anche l’economia dei Paesi che puntano su questa preziosa risorsa. Non l’Italia, dove la maggior parte delle donne resta ancora tra le mura domestiche a badare ai figli e a occuparsi della casa. Di chi è la colpa? Tutti fanno la propria parte nell’affossare l’occupazione femminile, ma forse la più rilevante la fanno le italiane stesse. “Che”, spiega Ferrera, “da noi a differenza di ciò che accade in molti altri Paesi non sono in grado di fare sistema, di mettersi d’accordo. Neppure quando hanno raggiunto posti di potere”.
Cosa manca all’Italia in rosa?
Manca una coalizione pro donne nella classe dirigente, che si impegni concretamente per creare pari opportunità nel mondo del lavoro. Nei Paesi in cui c’è stato un salto di qualità nel tasso di occupazione femminile, come Spagna e Norvegia ad esempio, esiste questa alleanza tra chi prende le decisioni, in primo luogo nella classe politica, a favore di una società women centred. Un’élite capace di promuore azioni mirate e di fare pressioni sulle decisioni politiche.
E nel nostro Paese non se ne vede traccia…
Direi di no. Le donne che hanno raggiunto posti di potere sono divise, non si parlano. Tanto meno discutono di politche a favore dell’occupazione femminile. Non solo quelle che appartengono alla destra e alla sinistra, a Confindustria e ai sindacati, ma persino quelle che fanno parte dello stesso schieramento politico. Basti pensare, ad esempio, alle ex ministre del governo Prodi, donne capaci e di alto profilo istituzionale. Eppure non sono riuscite a mettersi d’accordo su misure rilevanti per le donne che lavorano. Siamo lontani quindi da un’alleanza trasversale, ciò che davvero servirebbe.
L’ostacolo più grande all’occupazione femminile resta la maternità. Come si supera?
Con le politiche di conciliazione tra lavoro e famiglia, che partono dall’istituzione di servizi per la prima infanzia, come i nidi, soprattutto pubblici. Nuove forme di congedo lavorativo, di flessibilità oraria e di part-time, sia per le madri sia per i padri. Con la condivisione dei carichi di lavoro a casa tra uomini e donne e un ribilanciamento dei tempi dedicati alla famiglia: oggi in Italia c’è troppa asimmetria.
La condivisione non può essere imposta dall’alto.
Ma può essere incentivata. Attraverso i congedi di paternità ad esempio, in alcuni Paesi sono persino obblogatori. E attraverso le quote rosa sul posto di lavoro, che permettano alle donne di fare carriera velocemente ed equamente tanto quanto gli uomini. Se la moglie ha un posto di comando e guadagna come o più del marito, può essere conveniente per tutti che sia lei a restare al lavoro.
- Tags: Adriana-Poli-Bortone, Alessandra-Mussolini, donne, governo, Lega, Mara-Carfagna, Mariastella-Gelmini, pdl, quote-rosa, Silvio Berlusconi, Stefania-Prestigiacomo, totoministri, Umberto Bossi
-

Almeno la quota rosa è al sicuro. Nel tira e molla tra Lega e Pdl sulla squadra di governo, una cosa è certa: come promesso, saranno quattro le donne nell’esecutivo governo di Berlusconi. Non tutte le caselle della nuova squadra sono state riempite, ma la presenza femminile sembra ormai assicurata per 2 signore tra i 12 ministri con portafoglio e altrettante tra i 4 o 6 senza portafoglio.
Insomma, mentre Bossi rilancia, incurante delle sorprese annunciate da Berlusconi (a lui le Riforme, a Maroni il Viminale, a Zaia l’agricoltura, con un ruolo di vicepremier di Calderoli e un posto da viceministro per le infrastrutture a Roberto Castelli, ha detto il Senatur), e il Cavaliere frena, i rumors che salgono dagli ambienti del Pdl indicano che la griglia in “rosa” è pronta.
Va solo deciso con quali nomi riempirla. Le candidate, in questo momento, sono 6 o 7 e molto dipenderà dal gioco di equilibri dei prossimi giorni. Nome sicuro, già più volte pronunciato dal premier in pectore, quello dell’azzurra Stefania Prestigiacomo. Già titolare delle Pari Opportunità dal 2001 al 2006, potrebbe tornare al suo posto, andare alla Salute o alle Politiche comunitarie. Potrebbe anche esserci il primo Guardasigilli al femminile, perché il dicastero della Giustizia, contesissimo da candidati uomini, potrebbe toccare alla penalista Giulia Bongiorno di An, o al giovane avvocato Mariastella Gelmini di Fi. Quest’ultima preferirebbe, però, la poltrona alle Politiche regionali, per la quale sarebbe in corsa anche Adriana Poli Bortone di An, già ministro dell’Agricoltura nel primo governo Berlusconi.
Altro nome molto accreditato è quello dell’azzurra Mara Carfagna, che potrebbe ottenere un dicastero senza portafoglio, Solidarietà sociale o Famiglia, contrazione dei ministeri permettendo. Negli ultimi giorni sarebbero salite le quotazioni anche della presidente dei Circoli della libertà, Michela Vittoria Brambilla. Se ne parlava come sottosegretario o viceministro all’Ambiente, ma potrebbe guadagnare la guida del dicastero.
Anche la Lega, reduce da un grande successo, non disdegnerebbe una rappresentanza femminile nell’esecutivo Berlusconi, magari al Lavoro: il nome più accreditato è quello di Rosi Mauro, fedelissima del leader del Carroccio e segretario del Sin.Pa, il Sindacato padano. A chiedere un posto però nel futuro esecutivo, c’è anche Alessandra Mussolini, leader di Azione Sociale e deputato del Popolo della Libertà. “A.A.A. laureata in medicina e chirurgia, pluriennale esperienza politica a livello europeo, nazionale e amministrativo, ottime e consolidate qualità relazionali, specializzata in tematiche sociali, temperamento combattivo, ottima conoscenza di inglese e francese, bella presenza, offresi per incarico di ministro, con o senza portafoglio. Esclusi perditempo. Trattative quasi riservate”. È questo il provocatorio “annuncio” che verrà “pubblicato sui principali quotidiani di Arcore”, con cui la Mussolini ha voluto buttarsi nella mischia delle papabili di un dicastero. Un messaggio indirizzato a Silvio Berlusconi, futuro premier, dopo le “ormai incontrollate e, talvolta, paradossali indiscrezioni sulla possibile formazione di Governo”.
Sarà la sorpresa che ha in mente il Cavaliere?

di Laura Delli Colli
“Le ragazze che ho conosciuto le ricordo tutte, potrei elencare nomi e cognomi di tutte le mie compagne di scuola” racconta al telefono con voce inconfondibile Giulio Andreotti. Solo pochi giorni fa, parlando proprio con Panorama di Anna Magnani nel centenario della nascita, un flashback fulminante: “Ah, la Magnani… Una foto innocente mi costò una ripassata da mia moglie”. Facile immaginarla, visto che alla signora Livia, compagna e spettatrice discreta e fedelissima di ormai oltre sessant’anni di vita, calza a pennello quel soprannome familiare, “la Marescialla”.
Ma che effetto fanno le donne di oggi al “divo Giulio”? Qualche secondo di pausa, poi la risposta: “Vorrei dire quello di sempre… Va bene, ci sto, facciamola una chiacchierata”. E così con Panorama Andreotti per la prima volta attraversa cinema, politica e costume al femminile. “Pensi che quando ero bambino le donne portavano vestiti, diciamo, medio-lunghi. Seppi poi che era scandaloso mostrare persino le caviglie”.
E oggi?
Diciamo che l’evoluzione, chiamiamola così, ha visto un risparmio di tessuti.
Scandalizzato dalle ragazze che sognavano Miss Italia e oggi vogliono fare le veline?
Miss, veline… Magari per qualcuna sarà ancora un sogno. Per fortuna non credo che tutte le ragazze di oggi siano così. Mi metterei le mani nei capelli.
Troppo diverse da quelle dei suoi tempi?
È logico che sia così. Ma far paragoni e classifiche non sarebbe cortese.
Un invito all’impertinenza: il potere logora chi non ce l’ha, ma quando uno ce l’ha suscita molti appetiti. E allora, quanto è stato corteggiato?
Piano, piano, su questi argomenti c’è molto millantato credito. Per quanto mi riguarda, poi, sono sempre stato attento e prudente. E non lo dico perché anche mia moglie leggerà quest’intervista.
Teme che la Marescialla le somministri un’altra ripassata?
Non ne avrebbe ragione. Ma se per corteggiamento si intende una certa pressione, un’insistenza, diciamo così, epistolare, beh sì, nella vita ho ricevuto molte lettere femminili.
Ardenti? Imbarazzanti?
Ero in politica, molto vicino al mondo del cinema. E certe missive così esplicite mi divertivano, non posso negarlo. Poi però mi seccavo: ho sempre temuto l’adulazione e leggendo parole in qualche caso così sorprendenti ero terrorizzato dal rischio che certe signorine o signore così intraprendenti si conservassero la minuta.
Delle donne in politica che cosa pensa?
Comincio dall’archeologia e ricordo il debutto della prima, Angela Maria Guido Cingolani: nella politica di allora, una novità folgorante. Oggi ce ne sono molte, alcune bravissime. Ma non parlatemi di quote rosa: sono un insulto alla bravura e alla parità. Provo fastidio al solo pensiero che le donne debbano essere ripartite in quote solo in quanto donne.
Senta questa su sesso e politica: tra le signore più mediatiche della politica italiana, Daniela Santanchè ha fatto outing, dichiarando pubblicamente “di non averla mai data per fare carriera”.
Evviva. Prescindendo dalle parole dell’onorevole Santanchè posso solo dire, però, che indubbiamente si presenta bene.
La voce: quanto le piace in una donna?
Preferisco una racchia che mi affascini con la voce!
E l’immagine quanto conta? Cosa pensa di attrici come Laura Morante, Margherita Buy, Sabrina Ferilli?
Non sarebbe elegante fare classifiche. E sono forse più preparato sulla tv: la presenza frequente in video con un aspetto simpatico crea sempre di più simpatia profonda. Per esempio, quando la sera al Tg1 appare quell’annunciatrice…
La fermo, senatore, oggi si chiamano conduttrici e sono giornaliste…
Sì, sì, lo so, ma l’ho detto all’antica. Mi riferisco a quella giornalista bionda, capelli lunghi: gradevole e sempre preparata.
Vuol dire Maria Luisa Busi?
Ammetto che con garbo riesce a far digerire anche tante notizie su tutto quello che va male.
Insomma, proprio lei che ha fatto il buono e il cattivo tempo nella politica cinematografica ha tradito il cinema per la televisione…
Al cinema non vado più dal 1978, da quando è iniziato il rischio delle aggressioni e andare in giro in pubblico senza protezione cominciò a essermi caldamente sconsigliato. Avrei potuto farlo magari di domenica, scortato dalla polizia. E pensi un po’ se per vedere un film dovevo avere sulla coscienza il tempo libero degli agenti obbligati a rinunciare per un mio divertimento a un pomeriggio con i loro figli. No, non potevo ammetterlo.
Ma i film li potrebbe vedere, però, in dvd o magari in videocassetta…
Sono all’antica, spesso me li portano a casa, ma vedere il cinema in televisione è diverso. Vuoi mettere le emozioni che ti dà la sala?
Sta per uscire Il Divo, il film di Paolo Sorrentino sulla sua vita. Ha già detto proprio a Panorama che lo avrebbe preferito “da morto” ma è sempre dell’idea di non vederlo o, magari, come dice maliziosamente qualcuno, che lo vedrà con gli avvocati al fianco?
Vedremo. Non ho posto veti e non amo le censure. Però, con tutto quello che ho fatto nella vita, spero proprio di non essere ricordato solo per un film.
- Tags: Alessandra-Mussolini, Angela-Merkel, Anna-Finocchiaro, Camera, centrodetsra, centrosinistra, Daniela-Santanché, deputate, donne, elettori, Emma-Binino, Emma-Margegaglia, Giulia-Bongiorno, Hillary-Clinton, Margaret-Thatcher, parlamentari, quote-rosa, Rosi-Mauro, Ségolène-Royal, Senato, senatrici, Stefania-Prestigiacomo
-

Il prossimo presidente degli Stati Uniti, nel 2008, potrebbe essere una presidentessa. Sempre che Hillary Clinton batta Rudy Giuliani, il suo più probabile avversario repubblicano. Da due anni Angela Merkel guida la Germania, ed un anno fa Ségolène Royal si era candidata, con qualche chance di successo, alle presidenziali francesi. Margaret Thatcher ha governato l’Inghilterra addirittura vent’anni fa, dando il proprio nome, thatcherismo, non solo ad un paese ma ad un’era politico-sociale.
Gli inglesi non sono nuovi alle donne di ferro: chi in questi giorni ha visto al cinema Elizabeth con Cate Blanchett nei panni della regina che sconfisse l’Invencible Armada spagnola, se ne può fare un’idea. Che cosa hanno in comune queste storie? Che mai si è dibattuto se fosse opportuno affidare il bastone del comando a una donna in quanto tale. Si parla di meriti o demeriti, non del fatto che indossi la gonna (magari un tailleur pantalone nel caso di Hillary).
La questione femminile divide molto anche l’Italia. Anche quando le donne avanzano nelle poltrone di potere. Daniela Santanchè, Anna Finocchiaro, Rosi Mauro, Alessandra Mussolini, Giulia Bongiorno, e via ancora con le Bonino, le Prestigiacomo e le Melandri: ben che vada vengono etichettate come “pasionarie”. Mai sentito che si parli di un ministro “pasionario”? Se Emma Marcegaglia si candida alla guida di Confindustria, si nota che è tempo di una “presidenza in rosa”: quelle precedenti sono state in azzurro?
La realtà è che le donne guadagnano sì posizioni, ma non come accade nei paesi con cui ci misuriamo, e soprattutto non come dovrebbero. Non esiste ancora in Italia l’ipotesi di una donna alla guida del governo, di un grande quotidiano, di una grande industria. Silvio Berlusconi, al quale le donne certamente piacciono, e forse proprio per questo, a proposito della Finocchiaro ha detto: “È una donna, ma è brava”. Maschilismo di destra? Mica tanto: può testimoniarlo chi ha seguito le battute a sinistra durante la campagna di Rosy Bindi contro Walter Veltroni, battute (la più benevola, appunto, “pasionaria”) tutte mascherate dal politically correct.
Le donne sono notoriamente maggioranza nella società ma non nei luoghi di lavoro. Soprattutto, non nei luoghi che contano: dunque alla quantità (ammettiamo che sia un fatto fisiologico legato alle incombenze familiari) non si sopperisce con la qualità. Insomma, siamo molto indietro. Le quote rosa, dicono tutti, non costituiscono una soluzione, perché sono offensive. Giusto. Ma allora la soluzione qual è?
Vedrete che alle prossime elezioni, o al prossimo rimpasto di governo, si parlerà di nuovo, e molto, del problema donne. Gestito però dagli uomini.
Partecipa al FORUM