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Rifiuti a Napoli, il richiamo dell’Ue affogherà tra l’immondizia?

Precipita la situazione a Napoli e in Campania, mentre l'Ue richiama l'Italia |foto Ansa

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Le proteste e le tensioni contro le discariche, il bilancio del disastro: 1.200 tonnellate di rifiuti per le strade di Napoli, e un richiamo dell’Ue. L’emergenza in Campania infatti ”preoccupa la Commissione europea che seguirà da vicino la situazione nelle prossime settimane”, come ha dichiarato Barbara Helfferich, portavoce del commissario Ue all’Ambiente Stavros Dimas. Le autorità di Bruxelles dovranno decidere se inviare a Roma un parere motivato, seconda fase della procedura d’infrazione, dopo aver mandato due lettere, una nel giugno scorso e l’altra il 23 ottobre alla quale l’Italia avrebbe dovuto rispondere entro il 23 dicembre.

La portavoce ha precisato che l’ipotesi di sanzioni è ”ancora molto lontana”. Dopo l’invio di un parere motivato, se non ci saranno cambiamenti, la Commissione potrà valutare un ricorso alla Corte e le sanzioni potrebbero essere prese in considerazione solo dopo un’eventuale condanna da parte dei giudici del Lussemburgo.

La situazione, intanto, precipita. I sei impianti di cdr (combustibile da rifiuti) della Campania stanno chiudendo uno alla volta per l’impossibilità di far uscire le balle di rifiuti lavorate. Dopo la chiusura del sito di Taverna del Re a Giugliano (Napoli, qui il blog dei comitati), infatti, non ci sono al momento alternative per lo stoccaggio. Immediate le ripercussioni sulla città di Napoli: la giacenza di rifiuti si era ridotta a 500 tonnellate prima di Capodanno, oggi ha superato di nuovo le mille. La Regione di Bassolino sta monitorando il rischio diossina nell’aria, per cercare di far fronte a una situazione che il Wwf definisce ”da guerra civile”.

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L’emergenza continua:

Il richiamo dell’Ue:

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Rifiuti, quando la discarica è carica di ricchezza


Blocchi stradali, incendi di cassonetti, spazzatura per strada e amministratori alle prese con l’emergenza rifiuti? C’è chi in Italia non ha di questi problemi. Anzi. I rifiuti diventano anche una fonte di ricchezza. Insomma, tutta un’altra storia. A Pèccioli, in Toscana, addirittura si brinda per i dieci anni della discarica che ha portato un carico di denaro e soprattutto tanti benefici per i cittadini: Ici al minimo e poche tasse. A gestirla è una società, la Belvedere, che per il 56% è del comune e per il resto di 850 piccoli azionisti, 500 dei quali residenti del paese. Una ricetta vincente. Ma non è l’unica.

Anche nella comunità montana del Molise Centrale, dei rifiuti si è fatto un affare per le tasche dei cittadini di ben 54 comuni. L’impianto di trattamento, selezione, recupero e smaltimento dei rifiuti, realizzato nel 2001 sulle linee del decreto Ronchi, nel comune di Montagano, non serve solo i 17 centri della comunità montana, ma anche altri 37 comuni della provincia di Campobasso. Un impianto t ecnologicamente avanzato, concepito per tutte le funzioni del processo di trattamento e riciclaggio dei rifiuti solidi urbani, sia di quelli provenienti dalla raccolta ordinaria, sia di quelli della raccolta differenziata. “Si riesce così a far fronte alle esigenze di circa 140 mila abitanti, per un totale di 1.200 quintali al giorno di rifiuti solidi urbani e 420 quintali di rifiuti differenziati ” afferma il presidente della comunità montana, Giovanni Fratangelo.
L’impianto di trattamento, selezione, recupero e smaltimento dei rifiuti, realizzato nel 2001 sulle linee del decreto Ronchi, nel comune di Montagano, non serve solo i 17 centri della comunità montana, ma anche altri 37 comuni della provincia di Campobasso
L’obiettivo prioritario è di valorizzare e recuperare quanto più possibile le materie prime. Il biogas generato dalla naturale fermentazione dei residui viene poi captato e bruciato con un procedimento che elimina quasi totalmente gli sgradevoli odori tipici delle discariche. Adesso è in fase di realizzazione un nuovo impianto con il quale il biogas contribuirà alla produzione di energia elettrica. Un circolo virtuoso che genera ricchezza e nello stesso tempo salvaguarda l’ambiente”. L’impianto lavora 56 milioni di chili di rifiuti l’anno. E su 100 tonnellate che arrivano soltanto il 40% finisce in discarica. Il resto viene recuperato. Così dei 518mila euro di tasse che avrebbero dovuto versare alle Regione i comuni ne hanno risparmiato in un anno oltre 460 mila.
Montagano e la sua discarica su Second Life
Per Montavano (1200 abitanti circa) che ha l’impianto nel proprio territorio, il vantaggio è far arrivare i rifiuti in discarica a costo zero e ricevere un cosiddetto contributo di ristoro ambientale di 235mila euro l’anno. Una cospicua fetta del bilancio dell’ente. Unico neo la raccolta differenziata, visto che il Molise si ferma al 5% e non brilla fra i comuni ricicloni. Ma lo sforzo è orientato a questo. E proprio per diffondere una cultura dei rifiuti, la comunità montana Molise Centrale ha costruito anche un impianto sul mondo virtuale di Second Life.

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Emergenza rifiuti: il Governo manda l’esercito in Campania

Il Governo ha trovato la soluzione (non definitiva, ora si deve attendere il Parlamento) per avviare a soluzione l’emergenza rifiuti in Campania: una discarica per provincia. Accanto a quella di Villaricca, già al limite del collasso e utilizzabile fino al 26 maggio, e di Lo Uttaro, che accoglie i rifiuti del casertano, sono quattro i nuovi siti: Savignano Irpino (Avellino), Terzigno (Napoli), Sant’Arcangelo Trimonte (Benevento), Serre (Salerno). Ma l’utilizzo di Serre è temporaneo. Per mettere in funzione le nuove discariche sarà mobilitato anche l’esercito, per fini logistici.
Ma il ministro Pecoraro Scanio non ha firmato il decreto denunciando la costruzione di discariche in aree protette, in particolare nel Parco nazionale del Vesuvio. Mentre il senatore dell’Udc Francesco Pionati definisce punitiva la scelta di Savignano.

Comuni Ricicloni, la Campania in coda. Con qualche eccezione

Sono al lavoro proprio in questi giorni gli operatori dell’Ecosportello di Legambiente per stilare la nuova classifica del “Comuni Ricicloni”. Il rapporto coi dati del 2006 sulla raccolta differenziata in città e paesi italiani verrà pubblicato a luglio, il termine per la presentazione delle schede (l’adesione è volontaria) scade il 15 maggio. Ma i primi dati sono già stati vagliati.
Per entrare a far parte dei “Comuni Ricicloni”, cioè quelli virtuosi nella raccolta differenziata, occorre superare determinate soglie stabilite dall’Ecosportello. Il parametro principale è quello della percentuale di raccolta differenziata sul totale di rifiuti. Al Nord nei Comuni con meno di 10 mila abitanti (quelli che in genere si piazzano meglio) il limite minimo è fissato al 50 per cento. Nel resto d’Italia e nei centri più grandi si scende al 35 per cento, la soglia stabilita dal decreto Ronchi del 2003. A questo indice vengono associati altri parametri, come la produzione procapite di spazzatura, le iniziative adottate per la prevenzione, i sistemi più o meno avanzati di raccolta.
“Abbiamo ricevuto solo una parte delle schede”, spiega Laura Brambilla, responsabile della ricerca, “questo significa che i risultati finali potrebbero essere diversi dalla valutazioni della prima ora. In questo momento possiamo dire che per quanto riguarda il Nord i Comuni che partecipano al nostro sondaggio sono in aumento. La Sardegna e il Lazio stanno facendo dei progressi rispetto al passato. Mentre al Sud siamo fermi alla situazione che ormai conosciamo da anni, in generale negativa”.
Già, il Sud. Facciamo un passo indietro. La classifica dei “Comuni Ricliconi” del 2006, elaborata su dati del 2005, mette al primo posto paesi del Nord. I primi tre in assoluto, dove la percentuale di raccolta differenziata è tra il 70 e l’80 per cento, sono Maserada sul Piave, Preganziol e Sernaglia della Battaglia, tutti in provincia di Treviso. Per quanto riguarda i capoluoghi di provincia, nella top ten al primo posto c’è Asti (60,78%), seguita da Lecco (54,23%) e Rovigo (48,15%). Nessun capoluogo dell’Area sud ha superato la soglia del 35 per cento. La percentuale più alta è stata registrata a Brindisi: 16,80 per cento.
“Anche se”, sottolinea Laura Brambilla, “anche al Sud, e in particolare in Campania, ci sono alcuni Comuni eccellenti, paragonabili ai migliori del Nord”. Si tratta ad esempio di Atena Lucana, Bellizzi e Mercato San Severino, tutti in provincia di Salerno, dove si arriva a punte dell’80-90 per cento. “A dimostrazione che, indipendentemente dall’area geografica, certi sistemi di raccolta sono vincenti. Uno su tutti, la raccolta differenziata domiciliare”, commenta Stefano Ciafani, responsabile scientifico nazionale di Legambiente.
“Nella classifica regionale dei ‘Comuni Ricicloni’ in Campania, fatta non attraverso adesioni volontarie ma sulla base dei dati oggettivi”, continua Ciafani, “hanno superato la soglia del 35 per cento ben cento centri. In un contesto generale che resta però disastroso”. Basti pensare a Napoli, dove la percentuale di raccolta differenziata si ferma intorno al 6 per cento. “Questo dopo 13 anni di commissariamento della gestione dei rifiuti urbani. La prima emergenza è stata dichiarata nel ’94, quando il 100 per cento degli scarti campani finiva in discarica e molti impianti erano in mano alla camorra. Ma gli anni di commissariamento sono stati un fallimento totale. Nessuno degli incaricati di risolvere l’emergenza ha colmato il grave deficit impiantistico della Regione. E gli enti locali si sono completamente deresponsabilizzati, in presenza del commissario, nei loro compiti”. Legambiente si augura che col nuovo commissario straordinario, Guido Bertolaso, qualcosa si muova. In Campania mancano soprattutto gli impianti di compostaggio per il recupero dei rifiuti umidi. “E poi le discariche”, conclude il responsabile, “l’obiettivo più urgente è arrivare ad averne almeno una per provincia”.
Ma come si piazza l’Italia nella classifica degli Stati che fanno la raccolta differenziata? Non bene, sempre secondo Legambiente. La percentuale media di riciclo si ferma al 24 per cento, mentre la Germania, uno dei Paesi più virtuosi, supera il 50 per cento. Va meglio, appunto al Nord, dove la media è del 38 per cento, che scende al Centro (17-18%) e al Sud (10%).

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