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Raffaele-Guariniello

Via al processo Thyssen: sostituiti 3 giudici popolari

Corteo thyssen

Ha preso il via nella maxi aula 1 del Tribunale di Torino il processo per il rogo della Thyssen, costato la vita a 7 operai morti nell’incendio che si sviluppò la notte del 6 dicembre 2007 sulla linea 5. In aula tutti i familiari delle vittime che indossano la maglietta con le foto dei parenti deceduti, in cui chiedono giustizia per i morti e condanne severe per gli indagati. A giudizio 6 manager della multinazionale tedesca, tra cui l’amministratore delegato di Thyssen Krupp Italia, Harald Espenhahn. A presiedere l’udienza in Corte d’Assise il giudice Maria Iannitelli, che tra i primi atti dovrà decidere se ammettere o meno le riprese televisive delle numerose emittenti che affollano il corridoio del Palagiustizia.
Tre dei giudici popolari titolari della Corte d’Assise di Torino, scelti il 12 dicembre 2008 insieme a tre riserve, hanno chiesto e ottenuto dal presidente del Tribunale di astenersi dall’incarico in seguito ai possibili “intralci procedurali” che potrebbero derivare dalla pubblicazione ieri di un articolo sul quotidiano La Stampa nel quale venivano loro attribuite alcune dichiarazioni generali, non nel merito del processo.
Sono due, su un totale di sei, gli imputati del processo ai manager della ThyssenKrupp che sono presenti in aula. Sono Raffaele Salerno, direttore dello stabilimento di Corso Regina Margherita, e Cosimo Cafueri, dirigente con funzioni di responsabile dell’Area Ecologia Ambiente e Sicurezza. “Li hanno ammazzati loro e devono andare in galera. Anche loro sanno di essere colpevoli”, ha detto Rosina Demasi, madre di Giuseppe, vittima 26enne del rogo, che è stata tra le prime a entrare nella maxi aula 1 del Tribunale di Torino.
All’ingresso del Palazzo di giustizia è stato esposto uno striscione, listato a lutto, delle rappresentanze sindacali dell’azienda tedesca. Il procuratore vicario, Raffaele Guariniello, è in aula insieme ai sostituti procuratori del suo pool e molti degli avvocati difensori.

Rinviati a giudizio tutti gli imputati per il rogo alla Thyssen

Quattro morti in un'acciaieria a Torino

Si è chiusa con il rinvio a giudizio per tutti e sei gli imputati l’udienza preliminare del procedimento giudiziario contro gli accusati per il rogo alle acciaierie Thyssen di Torino, costato la vita a sette operai lo scorso 6 dicembre. Secondo quanto riferito da fonti giudiziarie, sono state accolte le ipotesi del pm Raffaele Guariniello e rinviati e giudizio l’amministratore delegato Harald Espenhan per il reato di omicidio volontario con dolo eventuale e degli altri cinque imputati per omicidio colposo con colpa cosciente; a tutti è stata contestata l’omissione dolosa di cautele antinfortunistiche.
È stata accolta anche la richiesta di rinvio a giudizio della società, per il reato di omicidio colposo con colpa cosciente commesso dai singoli imputati, “perché il reato è stato commesso nell’interesse e a vantaggio della società”, come aveva spiegato il pm Raffale Guariniello. I sei imputati nel processo sono Harald Espenhah, amministratore delegato in Italia della Thyssen; Marco Pucci, Gerald Pregnitz e Giuseppe Salerno, responsabili a vario titolo dello stabilimento torinese; Daniele Moroni, dirigente di Terni, e Cosimo Cafueri, responsabile del servizio prevenzione e protezione dai rischi.Il processo verrà celebrato dal prossimo 15 gennaio in corte d’Assise. Il pm Raffaele Guariniello, a margine dell’udienza, ha parlato di “sentenza storica” perché per la prima volta sono stati rinviati a giudizio persone fisiche e società per tali reati.
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Doping minore, il caso Garritano fa alzare le antenne a Guariniello

Salvatore Garritano è stato un buon giocatore di calcio, di quelli che si posso ritrovare, con un po’ di nostalgia, nelle figurine Panini. Ha indossato le maglie della Ternana, la squadra che lo ha lanciato, ma soprattutto del Torino, dove vinse uno scudetto nella stagione 1975-76. Poi le casacche sono cambiate e la popolarità dell’attaccante calabrese, classe 1955, è scemata.
Come per tanti comprimari non si è più sentito parlare di lui, fino a poche settimane fa quando Garritano, dalle pagine del Quotidiano della Calabria, ha lanciato un’accusa pesante parlando della sua malattia: la leucemia: “Il mio male potrebbe essere dovuto a quello che ci iniettavano quando giocavamo”. Una dichiarazione che ha fatto e fa discutere molto, visto che non è Garritano il primo ex calciatore a fare affermazioni simili.
Basti ricordare Carlo Petrini, che fu suo compagno di squadra e che da anni scrive libri sul lato oscuro del “dio pallone”, ma anche Ferruccio Mazzola, fratello del più noto Sandro, che mise sotto accusa la grande Inter di Elenio Herrera parlando di “pasticche nel caffè”.
Garritano ha così raccontato al giornale la sua esperienza sportiva costellata anche dal (presunto) doping: “Nel corso della mia carriera venivo sottoposto a punture, come i miei compagni. E questo accadeva in tutte le squadre”, ha detto Garritano che poi ha citato anche la sostanza che assumevano: il Micoren.
Il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello in una foto d'archivio in tribunale a Torino
Intanto in molti si sono mobilitati per dare una mano all’ex centroavanti. Ciccio Graziani, al quale Garritano al Toro faceva da riserva, per esempio ha messo su Ebay alcune maglie della Roma, tra cui quella di capitan Totti. Insieme a Graziani anche il quotidiano Il Romanista e Rino Gattuso, calabrese come Salvatore: sono riusciti a raccogliere 8590 euro.
Le parole di Garritano hanno, però, fatto alzare le orecchie alla procura di Torino. Il pubblico ministero, Raffaele Guariniello, vuole vederci chiaro e allargare il fascicolo aperto anche ad altri giocatori che a fine carriera hanno denunciato gli stessi seri problemi. Anche perché Garritano ha vestito varie maglie: Fiorentina, Genoa, Pisa, Sampdoria. Tutte squadre nelle quali, secondo la procura, ricorrono le medesime tristi vicende.
Intanto per Salvatore Garritano, che vive con una pensione di 1.400 euro e che a fatica riesce a pagarsi le spese delle cure, si sono aperte le porte del Torino Calcio.
Il presidente Urbano Cairo gli ha offerto un posto da osservatore della società per le regioni del Sud d’Italia. Una possibilità in più per Salvatore, che oggi sta giocando la partita più dura della sua vita.

Calciopoli: la Juve in C? Non esageriamo

Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus
Juventus in serie C? Azzardato.
Dopo la notifica dei nuovi avvisi di conclusione delle indagini da parte della procura di Napoli su Calciopoli, chi oggi ha scritto che la squadra bianconera rischia di essere retrocessa all’ultimo posto della serie B, probabilmente esagera. Lo ammettono con Panorama.it gli stessi investigatori che hanno indagato. Vediamo perché.
È vero che il numero delle persone accusate di associazione per delinquere è cresciuto (ora sono 21) dopo l’esame del traffico telefonico delle schede telefoniche svizzere (riservate) utilizzate da Luciano Moggi (qui il suo profilo tratto da Wikipedia), ex direttore generale della Juventus, ma è altrettanto vero che le partite sotto inchiesta appartengono allo stesso campionato (2004-2005) per cui la squadra torinese è già stata punita con retrocessione in B e penalizzazione di 9 punti. Lo studio dei tabulati ha permesso ai carabinieri di Roma di ricostruire con più precisione e allargare la rete delle persone che avrebbero partecipato alla frode sportiva. Non ci sono registrazioni di conversazioni (le utenze sono state utilizzate prima dell’inizio dell’inchiesta napoletana) né pentiti (a parte il ristoratore comasco che ha ammesso di aver ceduto quelle tessere telefoniche a Moggi). Si annuncia, quindi, un processo molto combattuto, con gli avvocati pronti a contestare che le chiamate sotto inchiesta servissero ad “aggiustare” le partite. Nell’inchiesta sono entrate anche le intercettazioni ordinate dal procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello, precedenti a quelle napoletane, che anticiperebbero di alcuni mesi la commissione dei reati e la nascita de cosiddetto “Sistema Moggi” (come scritto nelle informative dei carabinieri). Ora, per capire, quali carte abbiano da giocare i pm napoletani, bisognerà aspettare la richiesta di rinvio a giudizio.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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