
Il corteo dei Forconi davanti a Palazzo d'Orleans, sede della Presidenza della Regione siciliana

È stato un mese complicato per i siciliani, fiaccati dalle proteste dei «Forconi»: blocchi stradali, scaffali vuoti e interminabili file ai distributori. Mentre però Atene bruciava gli indefessi «onorevolini» dell’isola, come spesso accade, hanno sonoramente latitato. A gennaio i 90 consiglieri regionali più pagati d’Italia si sono incontrati quattro volte: per un totale di 3 ore e 15 minuti di aula. Fuori da Palazzo d’Orleans i camionisti urlavano il loro disagio, gli agricoltori denunciavano una crisi irrimediabile, gli studenti chiedevano risposte. E loro? Neanche un plissé. Continua

Raffaele Lombardo, presidente della Regione Sicilia
Anche per i consiglieri regionali della Sardegna è giunto il tempo di memorabili sacrifici. Continua

Raffaele Lombardo, presidente della Regione Sicilia
«Francamente credo che la mia indennità sia appena decente». Infastidito dalle polemiche sui costi della politica, il presidente della Sicilia, Raffaele Lombardo, alla fine non ce l’ha fatta più. E le ha cantate a chi insinua. Il suo stipendio, tra indennità , diaria e rimborsi vari, ammonta a 27.374 euro lordi al mese. «Appena decente», dunque. «Don Raffaele» è il governatore più pagato del paese. Iperbole di un sistema che per prerogative e privilegi rivaleggia ormai con Camera e Senato. Il costo annuo delle restribuzioni dei 1.183 consiglieri regionali è di 177 milioni di euro. In cima, inarrivabile, c’è la Sicilia: dove un eletto guadagna 20.730 euro lordi. A seguire, gli «onorevolini» sardi: 16.634 euro. Continua


Stavolta la sua coriacea scorza democristiana non basterà a salvarlo: don Raffaele, dicono quelli che fanno e disfano la politica siciliana da decenni, ha il tempo contato. Può essere questione di giorni, settimane oppure mesi. Ma prima o poi cadrà . Presidente della Regione Siciliana da quasi tre anni, Lombardo sarebbe costretto ad abbandonare piegato dal sospetto di essere sceso a patti con Cosa nostra. Continua


Sono carte vecchie e impolverate quelle che documentano il rapporto fra il governatore della Sicilia e un capomafia, poi condannato all’ergastolo. Giacevano dimenticate nella cancelleria del tribunale di Enna. Dieci telefonate, due informative e un’agenda: testimoniano la frequentazione tra Raffaele Lombardo e Raffaele Bevilacqua, capomandamento della provincia. Continua
Le trascrizioni di dieci telefonate, due informative e un’agenda che testimoniano i rapporti tra Raffaele Lombardo e Raffaele Bevilacqua, capomandamento della provincia di Enna: Panorama le ha trovate nella cancelleria del tribunale di Enna e, nel numero in edicola da venerdì 19 novembre, ricostruisce alcuni degli incontri tra il governatore e il boss di Cosa nostra, oggi in carcere con una condanna all’ergastolo. Gli incontri risalgono al 2003 e, scrivono i magistrati di Catania che stanno indagando sui rapporti tra mafia, politica e imprenditoria, «erano fissati di buon mattino», a dimostrazione dell’«estrema prudenza di Lombardo», che sa di avere a che fare con un «esponente della mafia nissena». Continua


«È venuto qua e si è mangiato otto sigarette» dice adirato a un amico il boss Rosario Di Dio. La frase viene carpita da una microspia nascosta dai Ros nel retrobottega di un rifornimento di benzina sulla Catania-Gela. «Si è mangiato otto sigarette»: sembra un eufemismo, un’iperbole. Invece «fotografa un’abitudine di Raffaele Lombardo» scrivono i magistrati: Continua
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La pagina on line di Le Figaro con l'impietoso articolo sui dipendenti alla regione Sicilia
Sembra quasi di vederli, i francesi. Divertirsi, con il loro mitico nasino all’insù, a bastonare i vizi italici. Cugini-coltelli: si sa, quando ne hanno l’occasione, non esitano a sparare giudizi tranchant al di qua delle Alpi, cercando sempre di ostentare la loro (presunta) superiorità .
Ed eccoli anche stavolta, con un impietoso commento pubblicato sulla prima di uno dei maggiori quotidiani, Le Figaro (di tendenze conservatrici) dal titolo: Il fait bon être fonctionnaire en Sicile, cioè: “Che felicità fare i funzionari pubblici in Sicilia”. Continua