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Vaticangate: il caso Boffo visto dalle segrete stanze della Chiesa

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Un segreto custodito da un manipolo di fedelissimi, un’arma di ricatto nelle mani degli avversari, un’imbarazzante verità da seppellire negli archivi giudiziari. L’affaire Boffo ha assunto una dimensione che neppure il cardinale Camillo Ruini, informato sulla vicenda da almeno cinque anni, avrebbe mai immaginato.
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Boffo e il pasticciaccio brutto di Terni. Da piccolo scandalo di provincia a caso nazionale

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Guarda la GALLERY: i protagonisti della battaglia mediatica

È quasi un contrappasso: nella terra di San Valentino e delle promesse d’amore eterno scambiate sulla sua tomba il 14 febbraio, nella città della leggenda di Sabino e Serapia, un Romeo e una Giulietta d’epoca imperiale, Terni è salita alla ribalta per le molestie telefoniche a una ragazza e per le voci maligne su un presunto e indimostrato amorazzo (negato dai diretti interessati) fra il direttore dell’Avvenire Dino Boffo e un aitante assistente di volo ternano.
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Napoli, 18enne accoltella la rivale in amore di 15 anni

coltello

Rivali in amore, che si contendono lo stesso ragazzo. Sarebbe stata questa la causa della violenta lite tra due adolescenti a Napoli, finita con l’accoltellamento di una di loro, minorenne. È successo ieri sera nel rione Sanità.

Gli agenti del commissariato di polizia “Vicaria Mercato” hanno identificato e denunciato in stato di libertà M.G., 18 anni, per il reato di lesioni personali dolose aggravate. La diciottenne ha aggredito e ferito A.S., 15 anni, con la quale si contendeva un ragazzo. La minore, ferita con tagli profondi all’avambraccio e alla gamba sinistra, è ricoverata all’ospedale Loreto Mare.

La giovane, che compirà 16 anni a luglio, è stata portata dal padre, un pluripregiudicato, in ospedale ieri sera per i soccorsi. Aveva dei tagli profondi all’avambraccio sinistro - il referto parla di una ferita lacero-contusa, con sospetta lesione vascolare e tendinea - e alla gamba sinistra. Al ferimento sono seguiti momenti di grande tensione nel quartiere e in ospedale, dove sono accorsi amici e familiari infervorati, che hanno procurato diversi problemi ai sanitari.

Caffarella, i due romeni confessano. Il Riesame scarcera Racz

Stupro a Roma

“Hanno risposto e hanno ammesso i reati di rapina e violenza della Caffarella. Il più giovane ha fornito più dettagli, il più grande ha fornito una motivazione che sarà vagliata”. Lo ha detto il pm Vincenzo Barba, lasciando il carcere di Regina Coeli al termine dell’interrogatorio di garanzia di Jean Ionut Alexandru, 18 anni, e Oltean Gavrilia, 27 anni, i due romeni (incastrati da Dna e intercettazioni), fermati venerdì scorso per lo stupro di San Valentino a Roma.
“Hanno fornito anche dei particolari” ha aggiunto Barba “e questo è importante per avere la certezza delle loro responsabilità oltre alla prova del dna”. Il pm ha anche sottolineato che “non si è parlato dei legami con gli altri due romeni ma loro sostengono di non conoscerli”.

Sul più anziano dei due romeni, Oltean Gavrila, grava il sospetto di un’altra violenza sessuale avvenuta nel luglio scorso al Pigneto. La vittima, una ragazza di 20 anni, fu aggredita mentre rincasava. Sarebbe stato lo stesso romeno a vantarsi dello stupro con il connazionale Alexandru, a sua volta detenuto per il caso della Caffarella. L’inchiesta sarà affidata allo stesso procuratore che segue l’indagine sulla Caffarella. Per Gavrila si prospetta anche la richiesta di ordinanza di custodia cautelare per la rapina dei cellulari ad una coppia di fidanzati nel parco di via Lemonia, sulla via Tuscolana, episodio dal quale la Polizia è riuscita a risalire allo stupro della Caffarella.
Nell’ambito dell’indagine saranno disposti accertamenti sui reperti raccolti il giorno della denuncia e sulla base di quanto indicato dall’aggredita. Il magistrato sta anche predisponendo una richiesta di arresto per una rapina avvenuta il 15 febbraio scorso e già confessata da Ionut.

Intanto il tribunale del Riesame di Roma scarcera Karol Racz, detto “faccia da pugile”, già scagionato dall’accusa di essere uno degli stupratori della Caffarella e, fino a oggi, detenuto per la violenza sessuale ai danni di una donna di 41 anni avvenuta la sera del 21 gennaio scorso in via Andersen, nel quartiere romano di Primavalle. Nonostante la richiesta del pm che aveva chiesto la conferma del provvedimento restrittivo, il giudice ha ritenuto sufficienti le prove per interrompere la detenzione iniziata il 4 marzo scorso. “Sono soddisfatto; era un atto dovuto”, ha detto l’avvocato Lorenzo La Marca, difensore del romeno. “Le prove a discarico del mio assistito” ha aggiunto “erano troppe e schiaccianti”.

Stupro della Caffarella: arrestati altri 2 romeni. Incastrati dal dna

Polizia al parco della Caffarella

Svolta, con sorpresa, nel “giallo” del parco della Caffarella.

Due romeni di 18 e 27 anni sono stati arrestati con le accuse di stupro contro la ragazzina di 14 anni e aggressione nei confronti del giovanissimo fidanzato. Il loro Dna, questa volta, corrisponde a quello trovato sui vestiti della ragazzina. Inoltre sia lei che il fidanzato li hanno riconosciuti come autori della violenza.
Si tratta di A.I., da poco 18enne, e di G.O., 27enne, entrambi originari della città di Calarasi, in Romania, e entrambi ospitati negli ultimi mesi a Roma in un padiglione della vecchia fiera.
A condurre gli investigatori sulle lore tracce, la pista che aveva preso corpo dopo la localizzazione dei cellulari rubati la sera dello stupro ai due fidanzatini aggrediti. Uno era stato rintracciato a Roma, l’altro in Romania.
I cellulari, dai quali i violentatori avevano tolto e buttato le schede, sono rimasti muti per settimane. Poi hanno ripreso a funzionare e la Squadra mobile ha fatto scattare le intercettazioni, andate avanti nel più stretto riserbo per parecchi giorni. Proprio grazie alle intercettazioni, nel mirino degli investigatori è finito un gruppo di albanesi, il cui ruolo però fino ad oggi non è stato ancora chiarito.

Per lo stupro della Caffarella furono arrestati lo scorso 18 febbraio, con l’accusa di violenza sessuale e rapina due cittadini romeni, Alexandru Isztoika Loyos e Karol Racz. Il Tribunale del Riesame il 10 marzo scorso ha annullato però l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei due romeni che comunque sono ancora in carcere con altre accuse: Loyos per calunnia ed autocalunnia (per gli inquirenti si sarebbe autoaccusato per coprire i veri responsabili dello stupro) e Racz per un’altra violenza, quella ai danni di una donna di 40 anni avvenuta nel quartiere periferico di Roma di Primavalle. Nei giorni scorsi, dopo una pesante battuta d’arresto nelle indagini, la Questura aveva avviato accertamento sui ricettatori che avrebbero venduto i due telefonini della ragazzina violentata e del fidanzato.

“Ce lo aspettavamo”, risponde ora Lorenzo La Marca, il legale di Karol Racz - il romeno indagato insieme ad Alexandru Loyos per lo stupro della Caffarella - alla notizia che altri due romeni sono stati fermati per accertamenti in relazione alla violenza di San Valentino. “Sapevamo che la questura stava cercando”, spiega l’avvocato che in merito alla posizione del suo assistito aggiunge: “Speriamo che ora si chiuda anche l’altra storia, quella di via Andersen, che dipendeva dalle indagini della Caffarella. Spero che adesso non ci siano più atti persecutori”.

A undici anni, violentata dal branco di connazionali

Una mix di super alcolici bevuti a una festa, poi una notte da incubo in un’abitazione sconosciuta: stuprata da quattro ragazzi più grandi di lei, che ha appena 11 anni. È successo a Genova, tra l’1 e il 2 agosto.

Il branco è formato da quattro ragazzi: due degli arrestati hanno 17 anni; i complici rispettivamente 18 e 22. Uno di loro ha raccontato agli agenti della squadra mobile di aver assistito allo stupro, ma di non avervi partecipato direttamente. Secondo gli investigatori, invece, il ragazzo avrebbe, insieme ai due minori, abusato della ragazzina. Dalla ricostruzione compiuta dagli agenti, anche in base al racconto della vittima, ancora sotto choc, le violenze si sarebbero consumate nell’appartamento di Cornigliano e poi anche nell’abitazione del secondo maggiorenne del gruppo, di 22 anni.

Le indagini della squadra mobile di Genova hanno confermato l’accaduto: i ragazzi presenti alla festa avrebbero spinto la giovane a bere una notevole quantità di superalcolici che le hanno fatto perdere subito la lucidità mentale. Quindi l’hanno violentata ripetutamente. Sul finire della serata un’altra comitiva di giovani, già ubriachi, era giunta nell’appartamento: uno di loro ha abusato ancora della ragazza ancora in stato di incoscienza, portandola infine a dormire in un’altra abitazione.

In carcere con l’accusa di violenza sessuale sono finiti 4 ecuadoregni, due maggiorenni e due minorenni. Le indagini sono state difficili e complesse perché la vittima non conosceva l’identità dei partecipanti alla festa; questi, poi, hanno tentato di depistare gli inquirenti incolpandosi a vicenda.
Dopo la violenza, la bambina, impaurita, ha vagato per la città e solo all’alba è riuscita a rientrare a casa dai genitori. A loro, in lacrime ha raccontato l’accaduto. I medici dell’ospedale pediatrico Gaslini hanno confermato ciò che si temeva: S.M. è stata violentata.

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