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(Credits: ANSA/CESARE ABBATE/DRN)
È emergenza sicurezza in Italia? A giudicare dall’aumento di furti e rapine commessi nel 2011 si direbbe di sì. Dopo alcuni anni di calo, il trend si è di nuovo invertito. Non succedeva dal triennio 2004-2007. Eppure, chi come don Sandro Spriano, cappellano del carcere romano di Rebibbia, che con gli autori di questi reati ci convive ogni giorno, avverte: “Attenzione a non diffondere un allarme eccessivo: spesso nelle statistiche ci finisce pure chi, per reale e drammatica necessità, ruba un paio di pantaloni al supermercato”. Continua


” La comunità è nel mirino della criminalità. Sono due anni che dalle pagine del nostro giornale denunciamo le violenze e i danneggiamenti che i nostri concittadini sono costretti a subire nella città di Roma”. Sarah M. Fang, direttrice de Il tempo Europa Cina, il primo per diffusione dei giornali in lingua cinese in Italia, non nasconde il disagio che vive la comunità orientale residente nella Capitale, la più numerosa nel nostro Paese dopo quella toscana di Prato. “L’omicidio di Zhou Zeng e della sua bambina di nove mesi avvenuto la sera del 4 gennaio- spiega la direttrice nell’intervista rilasciata a Panorama.it- è l’epilogo tragico di una serie di aggressioni e violenze che i commercianti cinesi subiscono ogni giorno nei numerosi quartieri di Roma” Continua


Forze dell'ordine a Secondigliano, quartiere a Nordi di Napoli (ANSA/CESARE ABBATE)
Un negozio di ottica di Secondigliano, quartiere periferico di Napoli, rapinato per 46 volte. L’ultima sabato pomeriggio. Ed è così da trent’anni: insomma, una vera e propria odissea quella della signora Carmela, come riporta oggi La Stampa. Ma lei non molla: se ne devono andare i delinquenti, non io, dice. E lo Stato che fa? Continua

Due violente rapine in casa a Vicenza e Torino. Nel capoluogo piemontese una delle vittime, un giovane di 29 anni che viveva in una cascina alle porte della città con i genitori, è in condizioni molto gravi in ospedale, per via di un trauma cranico dovuto alle botte dei malviventi. Anche la coppia di Vicenza è stata malmenata e ferita dai quattro rapinatori penetrati alle prime ore di oggi nella loro abitazione sull’Altopiano di Asiago (Vicenza).
L’assalto nell’abitazione di Asiago è avvenuto all’alba. I quattro banditi, a volto scoperto si sono introdotti nella villa dopo aver forzato la porta basculante del garage. In casa, stavano dormendo nella loro camera un ingegnere, Enrico Vescovi, 60 anni, e la moglie, Nadia Rela, 58, casalinga. I ladri hanno cominciato a portar via tappeti antichi, statue, un pc, gioielli e orologi di valore, quadri d’autore per un valore di oltre 50mila euro. Ad un certo punto, i due padroni di casa si sono svegliati e hanno cercato di contrastare i malviventi. Ne è nata una colluttazione. I due coniugi sono stati presi a pugni, bersagliati con pietre e sassi raccolti in giardino. L’uomo ha riportato ferite alla testa e al corpo, giudicate poi guaribili in 30 giorni, la donna una ferita al piede guaribile in 40. I rapinatori sono poi fuggiti su una Jaguar risultata rubata il 2 aprile scorso a Paese (Treviso). Ripresisi dallo choc, i rapinati hanno dato l’allarme. Sul posto, i carabinieri di Asiago, Thiene, Vicenza.
Un altro episodio ha invece avuto come teatro una cascina di Leinì, nel Torinese, dove una banda di 4 o 5 persone ha fatto irruzione verso le 23 di giovedì. Anche in questo caso i malviventi hanno malmenato la coppia che vi abitava e quindi ha ferito più gravemente il figlio 29enne dei due, rientrato durante la rapina. In base a quanto riferito dai carabinieri del Comando provinciale di Torino, i rapinatori, probabilmente dell’est europeo, erano armati di una pistola e forse di un bastone. Hanno picchiato i coniugi, 74 anni lui, 70 lei, cercando di farsi dire dove fosse la cassaforte, che però nell’abitazione non c’era. Quando il figlio Davide è rientrato è stato a sua volta colpito alla testa dai rapinatori, che poi sono scappati portandosi via 2500 euro in contanti, due fucili da caccia, un assegno da 18mila euro - che era presente in casa - e diversi monili d’oro. Il ragazzo è stato trasportato all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino, dove è stato operato per la riduzione del trauma cranico: non sarebbe comunque in pericolo di vita.

Forse credeva di violare i registratori di cassa come Ibrahimovic viola le porte avversarie. Aveva messo a segno tante rapine quasi quanti i gol dello svedese in campionato: diciotto, però in soli tre mesi (ma secondo gli investigatori il numero potrebbe essere più alto). Danilo De Rosalia, rapinatore 24enne palermitano, in comune con il suo idolo calcistico aveva i colori sociali: una tuta nerazzurra dell’Inter, che indossava spesso, quando si intorduceva nei negozi con il suo complice Michele Manzo, 26 anni, pregiudicato come lui. Svaligiavano di tutto. Supermercati, tabaccherie, farmacie. Armati di coltelli, minacciavano i commessi e si facevano consegnare l’incasso.
Diciotto colpi accertati, ma i carabinieri sospettano che l’attività andasse avanti da più tempo. A tradire i due rapinatori, però, è stata la passione calcistica di De Rosalia: la stessa tuta dell’Inter che aveva indossato più volte in occasione delle sue azioni criminali l’aveva addosso quando si accingeva a rapinare un supermarket. Prima di essere bloccato dai carabinieri, che hanno messo fine alla sua carriera.
Con la maglietta nerazzurra in sella allo scooter, si piazzavano nei pressi dello stadio di San Siro in occasione delle partite dell’Inter. E sceglievano le proprie vittime tra i tifosi incolonnati per andare alla partita o per festeggiare le vittorie. La Squadra mobile di Milano, con l’aiuto di quella di Napoli, ha arrestato cinque persone che nel mese di maggio hanno messo a segno almeno 13 furti di Rolex e di altri orologi di valore.
Sono Ciro Forte, di 59 anni, considerato il capo della banda, Pasquale Cigliano e Gennaro Avoletto, di 43 e 23 anni, che individuavano il bersaglio (sempre qualcuno con la polso un orologio griffato, del valore tra i 4 ei 30 mila euro) e lo rapinavano in scooter col vecchio trucco dello specchietto, Francesco Cicchini e Giuseppe Tarantino, di 39 e 31 anni, che intervenivano in caso di una reazione della vittima, non esitando a puntarle una pistola alla tempia. Tre di loro si trovavano già in carcere, gli altri due sono stati ammanettati ai Quartieri Spagnoli e al Rione Sanità. Hanno tutti precedenti penali.
Per gli investigatori, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia, i furti di orologi pregiati, subito piazzati sul mercato nero, facevano guadagnare al gruppo decine di migliaia di euro (nei 13 colpi accertati più di 100 mila) e qualcuno dei cinque arrestati aveva di sicuro contatti con la camorra. Per lor l’accusa contestata dal gip di Milano Piero Gamacchio è di associazione per delinquere finalizzata al furto e alla rapina.
La banda era molto ben organizzata e si muoveva con abilità, tanto che la polizia ritiene che abbia portato a termine altre rapine in tutto il Nord Italia. I cinque partivano da Napoli, dove rientravano subito dopo i colpi, con furgoni noleggiati per trasportare gli scooter rubati o intestati a prestanome. Le date scelte erano sempre quelle delle partite dell’Inter a San Siro, come il derby col Milan del 4 maggio o i caroselli per lo scudetto del 18.
In una giornata, quella dell’11 maggio (Inter-Siena), gli automobilisti derubati dell’orologio sono stati ben otto. Nella confusione dei tifosi nerazzurri si confondevano i motociclisti, sempre col volto coperto dal casco. Il primo scooter urtava e spostava lo specchietto di un’auto, il secondo sfilava l’orologio dal polso del guidatore intento a risistemarlo. Se qualcosa andava storto e la vittima reagiva, i complici lo minacciavano con una pistola.
Raffaele Arzu, 29 anni, sardo, nella lista dei 30 ricercati più pericolosi d’Italia, starebbe trattando per consegnarsi alle forze dell’ordine.
Lo scrive Panorama in edicola da venerdì 11 luglio. Arzu (accusato di essere a capo della banda che attacca in autostrada i furgoni portavalori, bloccandoli con auto date alle fiamme: ultimo “spettacolare” colpo la settimana scorsa, sull’autostrada A14 tra Castel San Pietro e Ozzano dell’Emilia, nel bolognese, che ha fruttato - riporta l’Ansa - un “superbottino” di oltre tre milioni di euro) tratterebbe tramite la fidanzata Silvia, 25 anni, che Panorama ha intervistato. Che cosa chiede per consegnarsi? “Che sia chiaro il quadro accusatorio” dice il suo legale, Simonetta Pinna. “Ogni volta che arriviamo al dunque viene fuori sui giornali qualcosa di nuovo. Non vogliamo correre il rischio che prima si costituisca e poi vengano fuori cento nuovi procedimenti contro di lui”.
Chi è Arzu: È nato a Lanusei, nell’Ogliastra, in Sardegna, il 27 ottobre del 1979. Nel 1995 arrestato per furto aggravato di un’auto. Prima condanna: 8 mesi perricettazione. Condannato dal tribunale militare per diserzione. Nel 2001, rapina a Castelraimondo, provincia di Macerata. Da qui fa perdere le suetracce. Condannato a 3 anni. Altra rapina ad Arezzo nel 2004 e altra condanna: 11 anni. Oltre a questo, puntualizza il suo legale, non ha ricevuto altre contestazioni o avvisi di garanzia.
A guidare il commando che nella notte ha assaltato un portavalori sulla A14 sarebbe stato Raffaele Arzu, ventenne sardo considerato la primula rossa delle rapine ai furgoni e inserito nella lista dei trenta latitanti più pericolosi del Viminale.
Una banda di dieci-dodici uomini per un bottino di un milione di euro: dopo aver bloccato l’autostrada i malviventi hanno attaccato il veicolo con un flex. Per fermare il traffico i banditi hanno minacciato gli automobilisti con i mitra, sequestrando le chiavi dei mezzi. Poi sono fuggiti con due automobili: gli investigatori le hanno ritrovate bruciate poco lontano.
Al gruppo della primula rossa sarda sono attribuite diverse rapine nell’Italia centro-settentrionale: in Umbria, ad Umbertide, nel 2005 fu ucciso un carabiniere. In Toscana l’assalto del 7 gennaio di quest’anno è costato la vita a una guardia giurata e quello di Colle Val D’elsa del primo marzo che ha fruttato ai banditi 50mila euro.
È sotto sequestro un tratto di cinque chilometri dell’autostrada: la circolazione del traffico subisce forti condizionamenti tra Imola e Bologna San Lazzaro, con una coda superiore agli otto chilometri in direzione del capoluogo emiliano. Una situazione che coincide con una giornata ad alta densità di traffico, e la Direzione III Tronco di Bologna ha attivato una modulazione della viabilità tra i chilometri 33 e 26 dell’A14 in modo tale da contenere il più possibile i disagi ed evitare tempi di percorrenza prolungati nelle due direzioni.