Leggi tutte le notizie su:


rapine

La primula rossa sarda colpisce ancora. Sulla A14, assalto al portavalori

Rapina sulla A14
A guidare il commando che nella notte ha assaltato un portavalori sulla A14 sarebbe stato Raffaele Arzu, ventenne sardo considerato la primula rossa delle rapine ai furgoni e inserito nella lista dei trenta latitanti più pericolosi del Viminale.

Una banda di dieci-dodici uomini per un bottino di un milione di euro: dopo aver bloccato l’autostrada i malviventi hanno attaccato il veicolo con un flex. Per fermare il traffico i banditi hanno minacciato gli automobilisti con i mitra, sequestrando le chiavi dei mezzi. Poi sono fuggiti con due automobili: gli investigatori le hanno ritrovate bruciate poco lontano.
Al gruppo della primula rossa sarda sono attribuite diverse rapine nell’Italia centro-settentrionale: in Umbria, ad Umbertide, nel 2005 fu ucciso un carabiniere. In Toscana l’assalto del 7 gennaio di quest’anno è costato la vita a una guardia giurata e quello di Colle Val D’elsa del primo marzo che ha fruttato ai banditi 50mila euro.

È sotto sequestro un tratto di cinque chilometri dell’autostrada: la circolazione del traffico subisce forti condizionamenti tra Imola e Bologna San Lazzaro, con una coda superiore agli otto chilometri in direzione del capoluogo emiliano. Una situazione che coincide con una giornata ad alta densità di traffico, e la Direzione III Tronco di Bologna ha attivato una modulazione della viabilità tra i chilometri 33 e 26 dell’A14 in modo tale da contenere il più possibile i disagi ed evitare tempi di percorrenza prolungati nelle due direzioni.

Kalashnikov e Caterpillar, presa la banda che sradicava i Bancomat

Il posto di blocco dei carabinieri

Ritmo serrato, armi da guerra in pugno e Caterpillar usati per sradicare gli sportelli Bancomat dalla parete delle banche. Gli assalti di una banda composta da cinque nomadi italiani di etnia sinti in Lombardia a Piemonte andavano avanti dal 1999. I carabinieri del Nucleo investigativo di Monza li hanno arrestati mentre progettavano un nuovo colpo in provincia di Pavia. Il capo dell’organizzazione è Bogio Giuseppe Sainovich, di 55 anni, gli altri quattro sono fratelli e cugini tra loro e hanno dai 30 ai 38 anni. Vivevano in due campi rom di Milano e sono tutti pregiudicati. La procura di Monza, coi pm Vincenzo Fiorillo e Salvatore Bellomo che da un anno coordinano le indagini, li ha fermati per quattro rapine (tra le province di Milano, Novara e Alessandria), ma sta verificando il loro coinvolgimento in altri 50 assalti compiuti nello stesso modo. Gli inquirenti puntano sui confronti di Dna, impronte e perizie balistiche.

I colpi venivano messi a segno con una tecnica militare. Il commando di rapinatori isolava la zona dell’assalto chiudendo le vie d’accesso con auto rubate e sentinelle armate. Poi strappava dalla parete della banca con l’aiuto di ruspe o trattori, anch’essi rubati in cantieri vicini, l’intero sportello del Bancomat e lo caricava su un furgone. Il tutto doveva concludersi in sei minuti al massimo, altrimenti il bottino veniva lasciato a terra. Se qualcuno, allarmato dal rumore, si affacciava alle finestra o se arrivavano le forze dell’ordine, i banditi non esitavano a sparare coi Kalashinikov. I carabinieri hanno ritrovato i loro quattro Ak47 sepolti in un bosco vicino a Bollate.

Gli obiettivi scelti dalla banda di nomadi erano gli sportelli automatici delle banche, da assaltare nella notte tra il venerdì e il sabato, oppure le casse continue dei centri commerciali, a pieno bottino nelle notti tra domenica e lunedì. Le casseforti contenevano ogni volta almeno 100 mila euro. I rapinatori andavano a colpo sicuro, dopo aver progettato tutto nei minimi particolari. Come per il prossimo colpo, sventato dai carabinieri.

Il VIDEO del Bancomat sradicato:

Predoni sulle strade: il nuovo far west è in autostrada

Una lunga coda di automobili sull'autostrada A1 | Ansa

I predoni delle strade italiane non smettono di inventare stratagemmi per colpire: tamponamenti che si trasformano in rapine, orologi rubati dal polso di chi rimette a posto lo specchietto, finti poliziotti che fermano turisti per svaligiarli… Non esistono dati ufficiali ma ogni anno sono più di 1.000 le denunce per furti e truffe presentate dagli automobilisti, per un danno totale che ammonta a centinaia di migliaia di euro.
A far salire il valore della refurtiva sono gli orologi di marca rubati a guidatori fermi nel traffico cittadino. Il trucco è sempre lo stesso: uno scooter passa accanto all’auto e il centauro chiude con un colpo lo specchietto dell’automobilista, che d’istinto tira fuori il braccio dal finestrino per rimetterlo a posto. Poi arriva il secondo scooter e strappa dal polso del malcapitato l’orologio. La vittima è scelta fra uomini a bordo di auto di grossa cilindrata: i rapinatori puntano sul binomio macchina di lusso-orologio. La scelta spesso è azzeccata e fa sì che i ladri portino a casa Rolex, Patek Philippe, Cartier per decine di migliaia di euro. Le bande degli orologi di solito agiscono a Roma e a Milano, con decine di colpi ogni mese. A Milano il 13 marzo gli agenti dei Falchi hanno arrestato un 46enne pregiudicato di Napoli. Sempre napoletani erano i componenti di una banda che dal quartiere di Forcella andava in trasferta a Bergamo.
Più pericolose sono le incursioni in autostrada, dove malviventi dell’Est Europa inducono gli automobilisti a fermarsi per poi picchiarli e rapinarli. Diversi episodi sono stati segnalati sulle strade a ridosso delle grandi città: la Roma-Fiumicino e il raccordo anulare nella capitale, la Milano-Bergamo e la Milano-Brescia in Lombardia, la Venezia-Trieste in Veneto, dove per scongiurare il fenomeno il cda della società concessionaria ha deciso di installare otto telecamere sulla A4. Provvedimento preso dopo l’ultimo assalto a un furgone blindato. In provincia di Padova una banda di iraniani agiva con travestimenti da poliziotto: rapina di turisti e tir.
Sull’Autosole e nelle arterie principali a Roma la nuova moda è questa: i delinquenti urtano l’auto per farla fermare, sostenendo di aver subito un danno. I ladri scelgono come vittime anziani e donne sole. Usano sistemi diversi: un braccio fuori per toccare lo specchietto oppure il lancio di oggetti. Tutto per far udire un rumore alla vittima facendole credere di aver provocato un danno, e chiedere poi un risarcimento in contanti, anche di 200 euro. “Se mi paghi subito” recitano i truffatori “non devi chiamare l’assicurazione che ti aumenterà di sicuro il premio”.
Per evitare questi raggiri la polizia consiglia di chiamare subito il 113: “Ci serve la collaborazione immediata della vittima” afferma Pasquale Mastrota, comandante della sottosezione Polstrada di Arezzo, “solo così siamo in grado di chiudere i caselli e fermare i truffatori”.
In Toscana la banda che agiva in autostrada lanciava biglie o pezzi di ferro contro le auto per far credere di essere stati urtati. A Roma la settimana scorsa è stato fermato persino un agente in borghese della squadra mobile. Il truffatore lo ha accusato di avergli spaccato lo specchietto e gli ha chiesto 200 euro. Il poliziotto ha retto il gioco e quando si è avvicinata una pattuglia della stradale il truffatore è fuggito a mani alzate gridando: “È tutto a posto, è colpa mia”.

E voi avreste sparato al rapinatore?

“Piena solidarietà a chi è stato costretto a difendere la propria moglie e se stesso dall’ennesimo assalto criminale. Io al suo posto, fossi stato armato, avrei fatto lo stesso”. La reazione è quella di una categoria che si sente nel mirino dei delinquenti. Luca Squeri, presidente della Commissione sicurezza di Confcommercio, commenta i fatti di Nicolosi, dove un gioielliere ha sparato durante una colluttazione e ha ucciso due rapinatori, ferendone un terzo.

Non c’è neppure il tempo della riflessione e da Giugliano, in provincia di Napoli, arriva la notizia di un’altra rapina finita nel sangue. Due persone hanno aggredito un agente di polizia penitenziaria fuori servizio, che ha reagito sparando. Uno dei banditi è morto, l’altro è gravemente ferito. Intanto Guido Gianni, il gioielliere 48enne originario di Torino ma residente nel catanese da 30 anni, è stato interrogato per diverse ore. La procura ipotizza per lui la legittima difesa.

Gianni ha raccontato di essere intervenuto per difendere la moglie, Maria Angela Distefano, titolare del negozio, minacciata di morte e picchiata dai rapinatori. Di non essersi accorto che la loro pistola era finta e di aver prima sparato due colpi in aria. Gli spari che hanno ucciso i banditi sarebbero partiti durante una colluttazione. La legge approvata nel gennaio 2006 autorizza l’uso delle armi per proteggere la vita e i beni, sia in caso di pericolo in casa sia in negozi, uffici e aziende. E “se non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione” da parte dell’intruso.

A Nicolosi, in provincia di Catania, un gioielliere ha sparato durante una colluttazione con dei rapinatori. Due di loro sono rimasti uccisi, uno è ferito |foto Ansa
Uno dei due rapinatori uccisi durante la rapina a Nicolosi

“Viviamo nella paura”, continua Squeri. “I commercianti sono in prima linea senza trincee e costretti ad affrontare faccia a faccia i criminali”. Anche se il responsabile della sicurezza di Confcommercio sottolinea che “il comportamento del gioielliere di Nicolosi, che dimostra l’esasperazione della categoria, non può e non deve diventare l’atteggiamento da tenere nei confronti dei rapinatori. Noi ribadiamo infatti di essere contrari alla giustizia fai da te, ma è altrettanto evidente che il fenomeno ha raggiunto proporzioni da allarme rosso. Siamo convinti della necessità di operare affinché chi si sente vittima potenziale della criminalità non decida di armarsi, ma al contempo chiediamo che lo Stato e le istituzioni ci aiutino in questa battaglia partendo dall’indissolubile binomio certezza della pena e controllo del territorio”.

Guido Gianni deteneva regolarmente la pistola con cui ha sparato ai ladri. E non sono solo i commercianti ad armarsi. Secondo il Rapporto Italia 2008 dell’Eurispes, sono 10 milioni le armi legali nel nostro Paese e 4 milioni le famiglie con almeno una pistola in casa. Sono 34 mila i privati che hanno un porto d’armi, ai quali si sommano le oltre 50 mila guardie giurate, i circa 800 mila cacciatori con licenza per abilitazione all’esercizio venatorio e i 178 mila permessi per uso sportivo (tiro a volo o tiro a segno). Altri 3 milioni di italiani hanno denunciato, invece, la presenza di armi in casa, ereditate o inservibili.

L’Eurispes stima che ogni anno in Italia si producano 629.152 armi, con una proporzione di detenzione di un’arma ogni dieci persone. Con la legge sulla legittima difesa le richieste di porto d’armi sono aumentate: solo a Roma erano 5 mila nel 2003, sono passate a 9.800 nel 2005 e a 11.250 nel 2006, anno appunto dell’approvazione della nuova norma. Le città più armate d’Italia nel 2007 sono risultate Torino e Milano, seguite dalla capitale.

Partecipa al FORUM

Verona, arrestati 5 studenti. Rapinavano i coetanei per l’eroina

Cinque ragazzi fermati a Verona, rapinavano i coetanei per comprarsi l'eroina |foto Ansa

Adolescenti contro altri adolescenti. Gli uni armati di coltelli, gli altri terrorizzati e derubati. I carabinieri di Verona hanno bloccato una banda di ragazzi tra i 16 e i 18 anni che aggredivano i loro coetanei e si facevano consegnare telefonini, lettori mp3 e vestiti firmati. Che poi rivendevano per comprarsi l’eroina da fumare.

La baby gang era composta da giovani italiani e di origine nordafricana, tutti studenti e appartenenti a famiglia per bene. Nessuno di loro aveva mai avuto problemi con la giustizia. Il tribunale per i minorenni ha disposto cinque arresti, anche se le indagini, cominciate nel dicembre scorso, continuano e si cercano almeno altri 6-7 adolescenti.

I baby aggressori si muovevano in centro. Individuavano le vittime nei luoghi di aggregazione più frequentati dai giovani, poi le seguivano e le circondavano. Minacciandole con un coltello, le costringevano a dare loro tutti gli oggetti di valore che avevano. Alcuni degli indagati sono stati già coinvolti in inchieste simili in passato.

In Italia meno violenza che in Europa. Ma i cittadini hanno più paura

Poliziotti in azione
Criminalità (soprattutto quella micro) da una parte e agenti dall’altra. In mezzo, gli abitanti. Che assistono alla lotta con un senso d’impotenza e di insicurezza sempre più crescente. Nonostante i dati non siano allarmanti. Almeno quelli contenuti nel rapporto messo a punto da Transcrime, istituto di ricerca sulla criminalità transnazionale delle Università Cattolica di Milano e di Trento parlano chiaro: l’Italia non è un Paese violento. Soprattutto se messo a confronto con il resto d’Europa.
Leggendo lo studio (che prende in esame il trend criminale dal 1985 al 1995) sull’andamento della criminalità in Europa, risulta che sia il Nord del continente la zona dove si verificano più omicidi, mentre nella penisola, almeno per quel che concerne questo reato gravissimo, le statistiche sono più rassicuranti.
E questa è una novità: la violenza da noi sembra “esprimersi sempre meno in omicidi e sempre più in una pluralità di comportamenti differenti, proprio come un fiume in piena che, frenato da un ostacolo, si disperde in molti rivoli prima di arrivare alla foce”.
Spiega il direttore dell’istituto Ernesto Savona: “L’uso di alcol e droghe ha invertito il vecchio cliché secondo cui nei paesi caldi ci sono più delitti personali e in quelli freddi più furti, rapine. I risultati della ricerca ci dicono che noi italiani abbiamo paura indipendentemente dai rischi concreti”.
Ecco i numeri: decresce l’andamento degli omicidi nell’Europa dei 15, che passa da 1,7 ogni 100 mila abitanti nel 1995 a 1,2 nel 2005. Il calo riguarda anche il nostro Paese perché, sempre nel periodo preso in esame, c’è un autentico abbattimento del tasso di morti violente nelle Isole (da 3,8 a 1,4), e comunque una diminuzione nelle regioni del Sud (da 3,1 a 1,8), mentre al Nord non si registrano variazioni di rilievo. Un abbassamento del numero degli assassinii nel Mezzogiorno secondo al ricerca è dovuto alla fortunata e tenace lotta contro la mafia siciliana che, dopo l’arresto di Totò Riina e Bernardo Provenzano, ha cambiato pelle e strategia. Per i ricercatori, è la Finlandia, con i suoi 5,2 milioni di abitanti, “a registrare la condizione peggiore”: picco di 3 omicidi ogni 100 mila abitanti nel 2001 e 2,8 nel 2004, seguita dal Belgio (1,9 nel biennio 2004-2005).
Una sottolineatura a parte merita il capitolo su reati violenti come risse, lesioni, violenze sessuali. Nel decennio 1995-2005, in Italia c’è stato un aumento di denunce, “dovuto anche a una diversa rilevazione dei dati”: la percentuale più alta riguarda il Centro (191,9) che registra anche un più 357,3 per quanto riguarda le violenze sessuali. L’Europa del Nord resta comunque la più a rischio: soltanto nel Regno Unito viene presentato l’85 per cento del totale delle denunce. E allora perché tanta paura tra i cittadini italiani? “I nostri dati su Milano, per esempio, non sono allarmanti, ma i cittadini si sentono ugualmente insicuri perché aumentano le rapine, i furti d’auto e negli appartamenti”. Secondo Savona la richiesta di agenti sarebbe solo un provvedimento tampone, altre le necessità: “Bisogna potenziare la sorveglianza elettronica con strumenti avanzati in luoghi appropriati e fare investimenti massicci di prevenzione precoce con genitori e insegnanti per ridurre le cariche di aggressività nei bambini, possibili futuri criminali”.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia



  • Applicazioni Mondadori
  • R101