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razzismo

Stormfront: quando l’odio razziale corre on line

Su Stormfront nella "lista" anche il sindaco di Pd Zanonato

Su Stormfront nella "lista" anche il sindaco di Pd Zanonato

Magistrati, politici, preti, giornalisti. Ce n’è per tutti. L’accusa è di essere “odiosi italiani” che aiutano gli immigrati. Senza pudore, senza ombra di redenzione la recrudescenza neofascista e antisemita di odio razziale prospera sul web. A finire sotto la lente di ingrandimento è il portale italiano di estrema destra Stormfront.

Croce celtica sull’home page e un turbinio di followers dai nomi evocativi. A postare l’elenco degli italiani che aiutano gli immigrati” è tale Costantino, iscritto al forum dal 2006. Continua

Per chi vota il rom a Catanzaro?


Da caso di violenza a caso politico: per chi vota il rom a Catanzaro?

Una zuffa tra bambini nell’aula di una prima elementare. Attaccano in due contro uno, sferrano calci. Il piccolo colpito cade a terra, si tiene la pancia, ha un gran male, ma riuscirà a tornare al suo banco e poi a casa. Col passare delle ore, il dolore cresce, diventa insopportabile. Cristian, 7 anni, finisce in ospedale, operato per un’emorragia interna. E quella lite tra bambini, in una scuola della periferia sud di Catanzaro, diventa un caso: sindaco e giunta si riuniscono per discuterne, la procura della Repubblica apre un’inchiesta, la squadra mobile indaga, la famiglia insorge contro la scuola, giornali e tv rilanciano la storia. Continua

Dopo Rosarno: Castelvolturno, l’altra polveriera

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Rosarno, Castelvolturno, San Marcellino, San Nicola Varco. E poi ancora Foggia, Pachino, Latina.
Dalla Calabria alla Puglia, dalla Campania alla Sicilia passando persino per l’Alto Adige. I luoghi dell’immigrazione, del lavoro nero, i “non luoghi” dell’immigrazione in Italia sono tanti. Che cosa li accomuna? Campi, su cui spezzarsi la schiena, caporali, che organizzano il lavoro per pochi euro al giorno. Caste fatiscenti o baracche che accolgano i migranti. Continua

  • giamp
  • Lunedì 11 Gennaio 2010

Dove “l’uomo nero” fa paura

Il leader di Forza nuova si guarda intorno, compiaciuto. Luca Castellini, 34 anni, è il responsabile per il Nord del movimento politico di ultradestra. Alle sue fiaccolate di solito partecipano gruppuscoli di simpatizzanti. Mercoledì 25 novembre, invece, nella piazza ovale di Rovato, ricco centro del Bresciano, i giovanotti vestiti di scuro erano baldanzosi e più di 300. «Stop immigrazione, fermiamo l’invasione» hanno scritto su un gigantesco striscione, issato come vessillo tra i fumogeni tricolori.

Anche Forza nuova cavalca l’istante: il 20 novembre, sempre a Rovato, una ragazza di 28 anni era stata selvaggiamente stuprata da un marocchino. È stata quella la scintilla che ha acceso lo sdegno: nei giorni seguenti in migliaia hanno sfilato per le vie del centro storico del paese, esasperati dall’«invasione». Continua

Durnwalder, “re” del Sud Tirolo tra voglia di Austria, spinte sudiste e privilegi dell’autonomia

Giorgio Napolitano con Luis Durnwalder

“L’autodeterminazione oggi non ha senso, ma se l’Italia non rispetterà i nostri diritti, in futuro le cose potrebbero cambiare”. Luis Durnwalder, 68 anni, presidente della provincia autonoma di Bolzano per la Südtiroler Volkspartei, il partito che da solo possiede la maggioranza assoluti dei consensi in Alto Adige, è un tipo che non le manda certo a dire. “Se in futuro non avremo più l’autonomia, sarò il primo a votare per l’annessione all’Austria”. Che tradotto significa: “Le regioni a statuto speciale non si toccano”. E neanche i loro privilegi.

Due lauree, una in agraria e una in giurisprudenza, studi in Austria (a Vienna e a Innsbruck) e anche in Italia a Firenze, Durnwalder batte tutti gli altri presidenti delle regioni almeno per due cose: dal 1989 è alla guida della provincia autonoma di Bolzano (eletto nel 2008 per la quarta volta consecutiva) e, stando a quanto riporta il quotidiano Alto Adige, è anche quello che guadagna di più, 25.600 euro al mese.

Il vicepresidente del parlamento austriaco Martin Graf, esponente del partito di destra Fpoe, lancia la proposta di un referendum per il ritorno dell’Alto Adige all’Austria e a Vienna scoppia un polverone. Eppure secondo le indagini demoscopiche citate da La Stampa il 55% degli alto atesini romperebbe volentieri i rapporti istituzionali con l’Italia. Insomma, l’annessione piace anche in provincia di Bolzano, ma non si può dire?
Non so su cosa si basassero le statistiche citate da La Stampa e poi nessuno sa bene come la pensa la gente oggi e cosa penserà domani. Per quanto riguarda il referendum per l’autodeterminazione e l’annessione all’Austria dico che oggi non ha senso. Ma se l’Italia in futuro non rispetterà l’autonomia della provincia, anche io sarò il primo a votare per il ritorno in Austria. Nel 1945 avevamo chiesto alle forze alleate il diritto di autodeterminazione che ci è stato negato. Poi c’è stato il contratto tra Austria e Italia, firmato da Gruber e De Gasperi, e dal 1972 abbiamo avuto quell’autonomia che vogliamo continuare a mantenere.

L’uscita pubblica di Graf è piaciuta sia al partito Union für Südtirol sia al partito Sudtirol Freiheit di Eva Klotz, che è per il motto “Sudtirol ist nicht Italien!” il Sudtirolo non è Italia. C’è ancora razzismo anti - italiano in Alto Adige?
Ci sono dei partiti di destra sudtirolesi, che vogliono subito l’autodeterminazione e l’annessione all’Austria, che fanno delle continue provocazioni pubbliche e da cui talvolta emergono sentimenti anti - italiani. D’altra parte anche i partiti di destra italiani provocano la popolazione di lingua tedesca celebrando i monumenti del fascismo.

Lei si sente italiano o austriaco?
Io sono tante cose assieme oggi: provengo da una famiglia austriaca, sono un tirolese che abita nel Sudtirolo e sono un cittadino italiano.

Però le tre comunità della provincia di Bolzano sono abbastanza distinte sin dall’infanzia: asili e scuole in lingua tedesca, quelle in lingua ladina e quelle in lingua italiana. Segregati in casa?
Spesso dico che se non ci fossero i politici, le cose andrebbero meglio. Qui da noi si vive bene e la gente deve risolvere i problemi di tutti i giorni. La convivenza è ottima tra le  le comunità e non c’è il tempo per le polemiche, che spesso trovano spazio solo sui giornali. Poi ci sono anche i provocatori…

Come lei stesso ricordava, l’Alto Adige è parte dell’Italia dal 1919. E oggi il 45% degli altoatesini ha dichiarato di preferire lo status attuale a una annessione con Vienna. È solo una questione di privilegi (la provincia autonoma di Bolzano trattiene circa il 90% delle imposte) oppure ormai è una zona a tutti gli effetti dell’Italia?
L’autonomia è particolarmente vissuta e sentita da noi. Negli anni sessanta eravamo poverissimi e dagli anni settanta in poi, quando abbiamo ottenuto le condizioni di autonomia attualmente in vigore, abbiamo trasformato questa terra povera in un’isola felice e ne siamo particolarmente orgogliosi. Ora che abbiamo il Pil più alto d’Italia, i problemi sono altri e da parte dei partiti estremisti ci sono molte provocazioni. Ma si tratta solo di polemiche, perché poi in Giunta si vota quasi tutti compatti: il 90% delle pratiche è stata votata all’unanimità. Insomma, la situazione odierna è molto buona, anche se con questo Governo non è detto che in futuro lo sarà ancora. Se ci toglieranno i nostri diritti e Roma trasformerà il Sudtirolo da regione a statuto speciale a regione normale, la maggioranza dei sudtirolesi chiederà il referendum per l’annessione all’Austria.

Fra due anni ci sarà il 150esimo anniversario dell’Unità. Non è che l’Italia rischia di festeggiare l’anniversario spaccata tra il Nord padano, un Alto Adige annesso all’Austria, e un Centro Sud in mano al partito meridionalista, in questi giorni sempre più in voga?
Da quello che leggo non pare sia molto sentito questo anniversario. E da noi è spesso usato anche come minaccia e come provocazione da parte dei partiti di destra italiani. Poi c’è la Lega che vorrebbe un’Italia spaccata in tre: Nord, Centro e Sud…

Parliamo del partito del Sud: hanno ragione i meridionalisti, un movimento trasversale nei due schieramenti, a chiedere più investimenti e a minacciare la nascita di una Lega del Mezzogiorno?
Conosco troppo poco il Sud e bisognerebbe viverci per capire realmente i suoi problemi. I governatori del Mezzogiorno dicono che non ci sono soldi a sufficienza per la sanità e io sarei anche favorevole a istituire un fondo di solidarietà per le aree meno sviluppate. La sensazione, però, è che già oggi i soldi ci siano per il Sud, solo che arrivano nei posti sbagliati.

Sia sincero: in tv danno la partita di calcio Italia – Austria. Per chi tifa?
Guardo sia la televisione italiana che quella austriaca e nello sport mi viene da parteggiare coi più deboli. Poi, seguo più gli sport invernali e non sono un gran appassionato di calcio, anche se conosco più la Juventus che il Rapid Vienna.

Il grido della scrittrice Randa Ghazy: “Troppi casi di razzismo in Italia. Ignorati dai media”

immigrati
Randa Ghazy è una scrittrice italiana di ventidue anni. Nata a Saronno da genitori di origini egiziane, ha esordito quindicenne con Sognando Palestina e la sua ultima pubblicazione è Oggi forse non ammazzo nessuno. Storie minime di una giovane musulmana stranamente non terrorista. Panorama.it l’aveva già incontrata parlando di integrazione lo scorso anno. Alcune settimane fa suo padre è stato aggredito a Limbiate (MI), per un parcheggio, da una famiglia brianzola che gli ha urlato “tornatene al tuo paese”. Con l’amarezza ancora in corpo, Randa sottolinea la preoccupante deriva xenofoba verso cui l’Italia sembra andare.

di Randa Ghazy
31 maggio 2009. Mohamed Ba, artista senegalese a Milano da molti anni, viene accoltellato senza motivo da un uomo mentre è alla fermata dell’autobus. Prima al collo, poi all’addome. Prima di andarsene l’aggressore gli sputa addosso.
22 giugno 2009. Mio padre viene aggredito da una famiglia brianzola, padre madre nonna nonno e giovane figlio, che lo prende a calci e a bastonate per un parcheggio, urlandogli “tornatene al tuo paese”, rompendogli due costole e fratturandogli una vertebra.
30 giugno 2009. Alla fermata dell’autobus, a Bari, Mohamed Abdi Nasir, un rifugiato politico somalo e presidente dell’associazione Comunità Somalia, viene selvaggiamente picchiato da un autista dell’Amtab, non identificato. L’aggressore lo apostrofa con epiteti razzisti e gli nega l’accesso all’autobus, colpendolo con una sequela di pugni al volto, provocandogli varie e gravi lesioni facciali, con fratture allo zigomo sinistro, al setto nasale e al seno mascellare.
2 luglio 2009. Un uomo congolese, rifugiato politico, viene aggredito a Roma da tre uomini, colpito alla testa con una bottiglia, mentre fa volantinaggio. “Sporco negro, dovete tornare a casa vostra, noi facciamo la volontà del governo”.

Ma volete sapere la cosa peggiore? Gli abitanti della zona hanno visto l’aggressione al ragazzo congolese, eppure nessuno parla. Gli aggressori rimangono ignoti. Mohammad Ba non è stato soccorso. È rimasto a terra, sanguinante e quasi in fin di vita, e le persone ferme ad aspettare il bus con lui non solo non l’hanno soccorso, ma sono anche scappate, facilitando la fuga dell’aggressore, anche lui ignoto. Mohammad ha aspettato un’ora prima di riuscire a fermare il traffico strisciando in mezzo alla strada e a farsi soccorrere.
C’erano testimoni mentre mio padre veniva picchiato. Nessuno parla.
Testimoni sul caso di Bari, zero. Abdi Nasir è stato soccorso solo dopo un po’, da due passanti.

Ci sarebbero molti altri casi. Quasi tutti ignorati dalle televisioni e dai giornali perché il sangue di uno straniero, si sa, vale meno di quello di un italiano. È un po’ come la vecchia legge di McLurg.
Questo non toglie agli stranieri, agli immigrati, agli italiani come mio padre la voglia, la dignità e l’orgoglio di vivere qui e lavorare sodo per garantire a se stessi e alla propria famiglia una vita decorosa.
Questo toglie civiltà all’Italia. Le toglie umanità. Le toglie amor proprio, la deforma, la rende mostruosa, pericolosa, indegna.
È giunto il momento che quegli italiani che non sono sensibili a pulsioni razziste, xenofobe, reazionarie, alzino la mano, si contino, si oppongano alla barbarie, si rifiutino di essere presi per omertosi, indifferenti, insensibili, lobotomizzati dalla televisione.
Se questi sono la maggioranza, come credo, come spero, la loro protesta condizionerà, per forza di cose, l’agenda politica.
Sarà un segnale a chi detiene il potere, un po’ come dire “non tirate troppo la corda. Ci rifiutiamo di diventare dei mostri. Risolvete la crisi. Offriteci servizi dignitosi. Non scaricate le colpe sui deboli, sugli stranieri, sugli indifesi”.
Se non accadrà, continuerà a succedere quello che succede ora.
Passa un decreto legge che massifica e umilia migliaia di lavoratori tenaci catalogandoli tutti come criminali, lavoratori che, pur entrati irregolarmente sul suolo italiano, lavorano alacremente nella speranza di essere regolarizzati, contribuendo alla produttività del paese.
Passa un linguaggio politico involgarito, barbaro, con ministri che si permettono di dire “Con i clandestini bisogna essere cattivi“. Non severi. Non rigidi. Cattivi.
Passa un europarlamentare che spruzza disinfettante nei treni quando vede salire delle ragazze nigeriane, e passa un altro ex ministro che riferendosi al diritto di voto affermò “Ma per favore. Dare diritto di voto a dei bingo-bongo che fino a ieri stavano sugli alberi”.
Non perdonerò mai gli aggressori di mio padre. Ma non perdonerò mai nemmeno i miei concittadini, se continueranno ad accettare la deriva razzista in cui sta languendo il nostro paese.

Migranti: per il Consiglio d’Europa l’Italia fomenta la xenofobia

Censimento dei nomadi
La preoccupazione è fore; le accuse (nuove, ma già sentite) pesanti.
L’Italia torna sotto i riflettori continetali per essersi dimostrata razzista e xenofoba. Avremmo cioè fatto - secondo il Consiglio d’Europa (organismo impegnato nella difesa dei diritti umani e nella promozione della cultura europea, che non ha nulla a che vedere con il Consiglio europeo, organo dell’Ue) in occasione della pubblicazione del suo secondo rapporto sulla situazione dei migranti entro i nostri confini, in meno di 12 mesi - “passi insufficienti nella giusta direzione sul fronte della lotta al razzismo, per assicurare eguali diritti alle popolazioni Rom e Sinti, per chiarire la propria posizione in merito alla politica migratoria adottata”. E anche sul fronte della “mancata osservanza delle richieste della Corte di Strasburgo di sospendere l’esecuzione delle espulsioni verso Paesi sospettati di praticare la tortura”.

Il pesante giudizio è stato espresso da Thomas Hammarberg, commissario per i diritti umani del Consiglio. Rapporto che fa seguito alla missione compiuta dal commissario a metà dello scorso gennaio.
Per Hammarberg “le autorità dovrebbero condannare in modo più fermo tutte le manifestazioni di razzismo o di intolleranza e assicurare una applicazione efficace delle legislazioni contro le discriminazioni”. Il commissario chiede inoltre che i vari gruppi etnici siano meglio rappresentati all’interno delle forze di polizia e che venga istituito un organismo nazionale indipendente, sul modello dell’Ombudsman (sorta di mediatore civico), per rafforzare la protezione dei diritti umani.
Altro punto debole, secondo il commissario del Consiglio d’Europa, è quello dei rom. “C’è un persistente clima di intolleranza contro di loro e le loro condizioni di vista sono ancora inaccettabili in molti dei campi che ho visitato”, ha osservato, aggiungendo: “Le buone pratiche a livello locale esistono e dovrebbero essere più diffuse”. Hammarberg ha ribadito la sua profonda preoccupazione sull’appropriatezza de censimenti nei campi rom e sinti e rimane preoccupato della loro “compatibilità con gli standards europei che regolano la raccolta e il trattamento dei dati personali”. Inoltre il commissario ha ribadito la sua critica al decreto legge sulla sicurezza per i suoi possibili effetti negativi sui diritti degli immigrati. “Criminalizzare gli immigrati è una misura sproporzionata che rischia di fomentare ulteriori tendenze discriminatorie e xenofobe nel paese”, ha dichiarato. “Inoltre, i recenti provvedimenti introdotti dal Senato che consentono al personale medico di denunciare alla polizia gli immigrati irregolari che accedono al servizio sanitario è profondamente ingiusto e potrebbe ulteriormente marginalizzare gli immigrati”.

Il Consiglio d’Europa è inoltre preoccupato da una serie di rimpatri forzati verso la Tunisia, per ragioni di sicurezza, di alcune persone che rischiano seriamente la tortura. “Nel loro dovere di proteggere le società dal terrorismo, gli Stati non devono violare gli standard sui diritti umani come ad esempio il divieto assoluto di tortura o di trattamento inumano. L’Italia ha ignorato le misure vincolanti temporanee richieste dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per interrompere le deportazioni, mettendo così a serio rischio l’efficacia del sistema europeo dei diritti umani”.
Note positive? Qualcuna la si trova, alla fine del rapporto Hammarberg. Che dà il benvenuto ad alcuni passi positivi fatti dalle autorità italiane, in particolare per quanto riguarda l’adozione dei programmi di educazione interculturale, la decisione dei ratificare la Convenzione del Consiglio d’Europa sull’azione contro il traffico di esseri umani e lo sviluppo di un programma nazionale sui minori stranieri non accompagnati. La base del rapporto del commissario per i Diritti umani del Consiglio d’Europa è un viaggio in Italia dello scorso gennaio e fa seguito alle raccomandazioni fatte nel luglio 2008.
Nella sua risposta al Consiglio d’Europa, pubblicata insieme al rapporto, il governo italiano afferma di “non condividere i punti di vista del commissario”, sia per quanto concerne la criminalizzazione degli immigrati irregolari sia per quanto riguarda gli accordi con Paesi terzi: queste due misure, secondo le autorità italiane, sono le uniche che possano garantire una vera ed efficace gestione del fenomeno migratorio. Per quanto riguarda poi la possibilità di denuncia degli irregolari da parte dei medici, il governo ribadisce che non si tratta un obbligo: si è solo eliminata la proibizione a sporgere denuncia.

Razzismo: l’allarme di Napolitano

Giorgio Napolitano
“Siamo dinanzi a episodi raccapriccianti che vanno ormai considerati non come fatti isolati ma come sintomi allarmanti di tendenze diffuse che sono purtroppo venute crescendo. Rivolgo perciò un forte appello a quanti hanno responsabilità istituzionali, culturali, educative perché si impegnino fino in fondo per fermare qualsiasi manifestazione e rischio di xenofobia, di razzismo, di violenza”. Lo afferma, in una dichiarazione diffusa dal Quirinale, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con un riferimento indiretto alla vicenda dell’immigrato indiano gravemente ferito a Nettuno.

LEGGI ANCHE: Nettuno: “L’abbiamo bruciato per noia”

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Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
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Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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