Archivio per il tag “record”

“C’è un’inversione di tendenza molto positiva: nel periodo 2001 - 2008 nel nostro Paese sono stati registrati circa 150 mila incidenti in meno, per un calo relativo, tenendo conto della crescita occupazionale, del 21,1 per cento e una mortalità ridotta del 33,3 per cento. Si tratta di un record storico che vede l’Italia scendere nettamente, per la prima volta dal 1951, sotto la soglia dei 1200 casi/anno”.
Esprime soddisfazione a Panorama.it Marco Fabio Sartori, presidente dell’Inail, nel giorno della presentazione del “Rapporto annuale 2008″. E aggiunge: “Il decremento di eventi infortunistici è stato più sostenuto nell’industria (-8,2 per cento) e in agricoltura (-6,9 per cento). Un calo significativo si è registrato in quei due settori fondamentali dell’industria rappresentati dalle costruzioni e dal metalmeccanico, con una flessione rispettivamente del 12,4 e del 10,6 per cento”.
Quali sono, secondo lei, gli altri dati sui quali focalizzare l’attenzione per il 2008?
Un aspetto che, a mio parere, merita una particolare sottolineatura è quello relativo alle aziende coinvolte dal fenomeno infortunistico. Su una platea di 3 milioni e 820 mila imprese iscritte all’Inail, quelle dove si è verificato almeno un incidente sono risultate circa 290 mila: meno del 7,6 per cento sul totale. Contrariamente a quanto si pensa, i dati non segnalano una situazione più negativa nelle piccole imprese rispetto a quelle medie e grandi. Se limitiamo il confronto dimensionale alle sole imprese di tipo industriale, vediamo che gli indici di incidenza più elevati non riguardano affatto le realtà al di sotto dei 15 dipendenti, anzi la maggiore pericolosità si registra nelle imprese con più di 30 dipendenti.
Nel rapporto si fa riferimento anche alle alle malattie professionali. Può spiegarci meglio questi numeri?
A differenza di incidenti e morti sul lavoro, le malattie professionali procedono purtroppo in controtendenza con un sensibile incremento nel corso dell’ultimo biennio: dai 26.700 casi circa nel 2006, il 2008 registra 29.700 casi circa, di cui 280 mortali. In prospettiva la “generazione completa” di morti per patologie professionali denunciate nel 2008 si aggirerà intorno alle 1.000 unità, quasi eguagliando gli infortuni “tradizionali” complessivamente considerati. Riteniamo che tale crescita sia riconducibile a una progressiva emersione del fenomeno, sia per l’impegno profuso dall’Istituto nella sensibilizzazione e informazione delle parti coinvolte, sia per i più stringenti obblighi di segnalazione delle malattie professionali da parte dei medici che ne vengano a conoscenza.
Qual è e quale sarà in futuro l’impegno dell’Inail e cosa chiedete al mondo politico per risolvere questo annoso problema?
L’Inail, di concerto col governo e le parti sociali, ha messo a punto un piano che, in vista di una diffusione davvero capillare della prevenzione e della formazione, punta a una diversa articolazione dell’Istituto, sia della sua struttura territoriale diretta, sia dei suoi rapporti con tutti gli operatori di settore che sono a contatto quotidiano con i lavoratori e con le imprese. Si tratta non solo di un approccio innovativo al problema – che viene considerato prima di tutto da un punto di vista culturale – ma anche al trattamento post infortunio per consentire a chi è stato preso in carico di ritornare a un pieno e soddisfacente reinserimento professionale. L’Inail potrà fare di più se il governo sarà disponibile a lasciarci agire con maggiore capacità di movimento. Le risorse certo non mancano. Anzi, ne potremmo destinare ancora di più alla prevenzione e agli interventi per la sicurezza. Una risposta operativa importante l’abbiamo data proponendo, nel pieno rispetto dei limiti imposti dalle norme, la costituzione di un fondo immobiliare che restituisca al paese un Istituto più virtuoso anche sotto il profilo della redditività del suo consistente patrimonio immobiliare.
Visualizza Incidenti sul lavoro: il rapporto Inail 2008 in una mappa di dimensioni maggiori
La GALLERY: I dati del rapporto Inail in .pdf
Meno infortuni e, soprattutto, meno morti sul lavoro in Italia, lo scorso anno. A dirlo è l’Inail nel rapporto 2008. Anno in cui sono giunte all’Istituto nazionale infortuni sul lavoro 874.940 denunce, circa 37.500 casi in meno rispetto al 2007. Anche per gli infortuni mortali il bilancio 2008 risulta numericamente favorevole: 1.120 morti con una riduzione del 7,2% rispetto ai 1.207 dell’anno precedente. Un trend confortante, che tuttavia non riguarda i lavoratori stranieri, tra i quali si è invece registrato un aumento (+2 per cento.)
Le cifre italiane in dettaglio
La distinzione dell’Inail è tra gli infortuni “in occasione di lavoro”, cioé quelli avvenuti all’interno del luogo di lavoro nell’esercizio effettivo dell’attività, e gli infortuni “in itinere”. Da questo punto di vista, il nemico numero uno è sicuramente la strada, colpevole di oltre la metà delle morti bianche. Dei 1.120 infortuni mortali del 2008, infatti, 335 sono quelli determinati da circolazione stradale in occasione di lavoro (autotrasportatori, commessi viaggiatori, addetti alla circolazione stradale, ecc.) e 276 quelli in itinere, ovvero sul percorso casa lavoro e viceversa, accaduti prevalentemente su strada. Un dato particolarmente importante quest’ultimo se si tiene presente che alcuni Paesi dell’Europa a 15 (Danimarca, Irlanda, Paesi Bassi, Regno Unito e Portogallo) non rilevano gli infortuni in itinere e che tra questi, Irlanda e Regno Unito, non registrano neppure quelli stradali occorsi durante l’esercizio dell’attività lavorativa.
Nord, centro e sud
L’analisi territoriale mostra che la riduzione degli infortuni osservata tra il 2007 e il 2008 ha riguardato praticamente tutte le regioni, ad eccezione della Valle d’Aosta (+3,9 per cento), che, tuttavia, presenta una consistenza numerica molto limitata. Più sostenuti i cali in Friuli-Venezia Giulia (-7,6 per cento) e nella provincia autonoma di Trento (-7,1 per cento). Da rilevare la stabilità della Sicilia che ha registrato solo una settantina di denunce in più (+0,2 per cento) e del Lazio che ha contato 70 denunce in meno.
A livello di ripartizione la riduzione ha interessato tutte le grandi aree geografiche, con maggiore accentuazione nel Nord-Est (-5,3 per cento); il calo più modesto si rileva, invece, nelle isole (-0,6 per cento). Le morti sul lavoro sono diminuite in particolar modo nel Nord-Ovest (-14,5 per cento) con punte ancora più elevate in Piemonte (-27 per cento) e Lombardia (-16 per cento).
In valori assoluti, la regione con più elevata frequenza di accadimento è l’Umbria, per la quale si è rilevato un indice maggiore del 48 per cento rispetto alla media nazionale, sceso comunque da 45,23 a 43,70 rispetto al precedente triennio. Al secondo posto nella graduatoria troviamo l’Emilia-Romagna, segue il Friuli-Venezia Giulia. Migliora la posizione della Puglia che scende dal quarto al sesto posto. Agli ultimi posti si confermano ancora una volta Sicilia (-16 per cento rispetto alla media nazionale), Campania (-31 per cento) e soprattutto Lazio (-35 per cento), con una situazione analoga a quella riscontrata nel triennio precedente.
Meno incidenti in agricoltura
Il calo degli infortuni in ambiente lavorativo è risultato più consistente, come ormai di consuetudine, in agricoltura (-6,9 per cento) e sostenuto, comunque, anche nell’industria e servizi (-4,3 per cento), mentre per i dipendenti dello stato si è registrato un aumento del 7,6 per cento, sulla scia degli incrementi già osservati negli anni precedenti. Il calo è molto più accentuato per gli uomini (-5,6 per cento) che per le donne (-0,2 per cento). Per quanto riguarda invece gli infortuni mortali la situazione è diversa: una riduzione del 7 per cento circa, in linea con l’andamento generale, per gli uomini (dai 1.110 morti del 2007 ai 1.035 del 2008) mentre la componente femminile fa registrare una flessione superiore al 12 per cento (85 lavoratrici decedute nel 2008 rispetto alle 97 del 2007). Dal punto di vista dell’età, i lavoratori che hanno avuto maggiore beneficio del miglioramento dei livelli di rischio infortunistico nel 2008 sono i giovani (fino a 34 anni) per i quali gli infortuni sono scesi da 350.000 circa del 2007 agli oltre 320.000 del 2008, con un calo dell’8 per cento, mentre per i casi mortali le flessioni più consistenti, nell’ordine del 16 per cento, si registrano per le classi di età più anziane (50 - 64 e 65 e oltre).
Confronto Italia-Europa-Mondo
Secondo le statistiche dell’Ilo, l’Organizzazione internazionale del lavoro, ogni giorno circa 6 mila lavoratori nel mondo muoiono per incidenti e malattie professionali, un dato in continuo aumento. L’Organizzazione stima, infatti, in 268 milioni i casi di incidenti sul lavoro non mortali che mediamente si verificano ogni anno. I decessi per incidenti sul lavoro sono stimati pari a oltre 351 mila ogni anno. Tutto ciò rappresenta un costo per la società pari a circa il 4 per cento del prodotto interno lordo mondiale (1.250 miliardi di dollari americani), che è assorbito dai costi diretti e indiretti determinati da incidenti sul lavoro e dalle malattie professionali.

Clicca per andare alla GALLERY
Meglio di Spagna, Francia e Germania
L’Italia, infine, evidenzia l’Inail sulla base dell’ultima rilevazione Eurostat, (del 2006, ultimo anno disponibile) non risulta affatto maglia nera in Europa. L’Italia ha infatti registrato un indice infortunistico pari a 2.812 infortuni per 100mila occupati, inferiore alla media delle due aree Ue (3.469 per l’Area-Euro e 3.013 per l’Europa a 15), collocandosi al di sotto di importanti Paesi come Spagna, Francia e Germania. Stesso trend per gli infortuni mortali: con 2,9 decessi per 100mila occupati nel 2006, l’Italia, pur con un indice leggermente superiore alla media Ue, si pone al di sotto di grandi Paesi come Portogallo, Austria, Grecia, Spagna e Francia.

Tradizionalmente considerato il salotto pacato dell’approfondimento di Rai Tre, Ballarò del 26 maggio è stato invece denso di polemiche e battibecchi. Ci si è parecchio scaldati in studio, sul caso Noemi: Ezio Mauro, il direttore di La Repubblica, solitamente restio alle comparsate in tv, contro Maurizio Belpietro; Dario Franceschini ancora contro il direttore di Panorama; il coordinatore del Pdl e ministro della Cultura Sandro Bondi contro Repubblica e il segretario del Pd… “Quando l’argomento è piccolo ci sono le risse”, commenta a fine puntata Marco Pannella, ospite in studio. Sarà…
Eppure la vicenda che ruota intorno alla ragazza napoletana è da tanti giorni al centro del dibattito mediatico e politico. Argomento piccolo e di poco conto? Di fatto interessa e divide. E, a quanto pare, piace al pubblico televisivo: a seguire la trasmissione di Giovanni Floris sono stati 4 milioni 218 mila spettatori con il 17,73% di share, record stagionale di ascolti.
I toni si accendono con il botta e risposta tra Ezio Mauro e Belpietro. Dopo un’introduzione di Mauro che ha chiesto a Silvio Berlusconi di rispondere alle dieci domande che sta ponendo da giorni sul caso Noemi, è toccato a Belpietro prendere la parola, osservando che “quelle domande non sono domande dirette ma provocatorie, insinuanti”. “Avete intervistato l’ex fidanzatino di Noemi che si chiama Gino Flaminio. Ebbene, al casellario giudiziario risulta che esiste un Gino Flaminio condannato a due anni per rapina. È lo stesso che avete intervistato voi?”. Mauro ha provato a rispondere ma Belpietro è tornato alla carica: “Le avete fatte o no le verifiche su questo ragazzo? Quello che avete intervistato è lo stesso che era stato condannato?”. Il direttore di Repubblica ha dovuto ammettere che non è stato effettuato il controllo ma ha spiegato che Flaminio “ha raccontato un pezzo della sua vita”.
Ecco allora scendere in campo il segretario del Pd, Franceschini: “Quello che a me preoccupa è l’intolleranza verso la libera stampa e non Noemi. Vedo un fastidio micidiale verso le inchieste e stasera, qui, contro il direttore di Repubblica è stato aperto un fuoco di fila da un giornalista che per la cronaca è dipendente di Berlusconi. In qualsiasi democrazia di fronte a una vicenda così la stampa avrebbe vivisezionato la storia. Ed invece io sono preoccupato da un’intolleranza che vedo verso chi cerca di vederci chiaro nella storia”. Belpietro non ci sta ad essere definito dipendente del presidente del consiglio Silvio Berlusconi: “Lei” attacca rivolto a Franceschini “non ha titoli per darmi lezioni di indipendenza che io ho sempre dimostrato. La realtà è un’altra: quando io pubblicai la vicenda che riguardava il portavoce di Prodi fui assalito da tutti”.
Contro Franceschini e Mauro si è scagliato anche il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi: “Berlusconi ha già chiarito, la realtà è che Franceschini non è un moderato ma un estremista ed è più irriguardoso delle persone di Di Pietro. Lei e Mauro vi dovete vergognarmi”. Bondi ha anche accusato il direttore di Repubblica, di essere andato a “rimestare nella pattumiera” e ha chiesto a Mauro se il giornale abbia pagato un cachet per l’intervista all’ex ragazzo di Noemi. “La sfido a dimostrare una cosa del genere”, si è ribellato Ezio Mauro.
Dopo che l’esponente del Pdl ha accusato il segretario Pd di essere “un estremista che sta bene con Di Pietro”, il leader democratico, nella replica, si rivolge al ministro con un “vedi Bondi”. Dura reazione del minsitro: “Mi dia del lei, non ho amicizia con lei”. Gelido Franceschini: “Sì, eccelenza…”. . E quando Ezio Mauro ha detto che Bondi “ha perso la testa”, il ministro ha protestato: “Non ho perso la testa ma sono indignato per la vostra ipocrisia”.
Il VIDEO del battibecco da YouTube:

Festa a Catania per la supervincita da 100 milioni di euro realizzata centrando il 6 al Superenalotto. La schedina vincente è stata giocata nella ricevitoria “Giunta”, in via Mario Rapisarda, che si trova nella periferia della città, in un quartiere popolare. Centinaia di persone, subito dopo avere appreso la notizia, si sono radunate davanti al negozio. Proprio per la ressa, il titolare, Domenico Giunta, 54 anni, ha preferito non riaprire la ricevitoria. “Non so chi ha vinto” dice “ma spero tanto che si ricordi di noi”.
Il commerciante, che gestisce la rivendita di tabacchi da 14 anni, aggiunge di non avere idea di chi sia il vincitore.
“Nelle ultime settimane abbiamo raddoppiato il numero delle giocate, anche molti ragazzini hanno comprato le schede. Ha giocato così tanta gente che è impossibile dire chi sia il vincitore, ma spero tanto che questo si ricordi di noi e che gli abbiamo portato fortuna”. Davanti al negozio si sono viste scene di puro delirio: ragazzini che sfrecciavano sui motorini sventolando le bandiere rossoazzurre della squadra di calcio, automobilisti che suonavano i clacson, gente che stappava bottiglie di spumante abbracciandosi e ballando per la gioia.
Applausi e brindisi ieri sera anche fra titolari e clienti della Caffetteria 2000, il locale milanese con ricevitoria Sisal, dove è stato azzeccato il 5+1 da 3.757.199,25 euro. Appena si è sparsa la voce la gente è scesa in strada e i proprietari, di nuovo al lavoro per verificare gli estremi della giocata, hanno aperto le saracinesche mentre arrivavano anche giornalisti e telecamere.
Il locale, che si trova in via Varesina 35 alla periferia nord della città, appartiene da oltre 25 anni alla famiglia Scaringi, originaria di Trani (Bari): ora, con l’aiuto dei genitori Rita e Pasquale, la gestisce il figlio Domenico, detto Mimmo. “Siamo contenti - ha sottolineato Mimmo Scaringi” certo potevamo avere un 6, ma bisogna essere generosi anche con gli altri… Comunque a noi non spetta nulla semmai una mancia del giocatore”.
E voi, qualsiasi idea abbiate per spendere i 100 milioni, scrivetela sul nostro FORUM.

16 - 21 - 24 - 60 - 66 - 79. Numero jolly: 82. Numero superstar: 44.Eccola la serie dei numeri da sogno: azzeccando questa combinazione (per il concorso n. 121 del Superenalotto) ci si porta a casa ben 73,5 milioni di euro, jackpot record, una cifra stellare: una combinazione che non esce da oltre 5 mesi, dal concorso numero 51 del 26 aprile 2008, quando a Pavone Canavese, in provincia di Torino, furono vinti 40,6 milioni di euro.
Ma nessuno ha fatto “6″, tanto meno un “5+1″, anche se sono state 16 le giocate vincenti con il “5″ e ciascuna incassa 80.294,07 euro, guadagnano invece 43.756 euro ciascuna le 11 giocate vincenti con il “4 Stella”. E così, per la prossima estrazione, il ‘6′ mette in palio 76,8 euro.
Il montepremi è non solo il più alto della storia decennale del concorso, ma è al momento anche il più alto a disposizione nel mondo. E la somma stratosferica, in tempi di crisi economica, inizia ad allettare sempre di più anche i giocatori non abituali: lo testimonia il numero di colonne giocate sabato scorso, pari a oltre 40 milioni di combinazioni, quasi il doppio di un normale turno di gioco infrasettimanale.
Sicuramente ha inciso la giocata di sabato, l’aumento delle combinazioni giocate è un trend oramai consolidato. Roma e Milano sono in testa nella “caccia” al jackpot: nella classifica della raccolta, infatti, l’ultimo concorso giocato sabato ha visto la capitale con il 9,9% delle giocate complessive seguita dal capoluogo lombardo con l’8,9%.
Soltanto in altre due occasioni, a partire dal 1997 anno di nascita del Superenalotto, il premio per i 6 punti ha superato i 70 milioni di euro. Il 4 maggio 2005 a Milano 10 appassionati giocarono un sistema da 126 euro che fruttò loro oltre 71,7 milioni di euro, che rappresenta la vincita più alta mai realizzata finora. Mentre il 19 maggio 2007 a Capanni di Savignano sul Rubicone (Forlì) il 6 pagò ad un singolo giocatore ben 71,4 milioni.
In attesa dell’82esima vincita di prima categoria in dieci anni, i 6 hanno dispensato ai giocatori vincite per un totale di 1,68 miliardi di euro. L’anno d’oro è stato il 2007, con premi per oltre 200 milioni di euro. In dieci anni, i 6 e i 5+ hanno già distribuito circa 3 miliardi di euro. In dieci anni di vita, il Superenalotto ha incassato quasi 24 miliardi di euro.
In ottobre, SuperEnalotto ha regalato in passato 6 vincite con punti 6: il 4 ottobre 2003 a Cerro Maggiore nel milanese, il 27 ottobre 2004 in provincia di Livorno, il 27 ottobre 2001 a Roma, il 31 ottobre 1998 nella storica Peschici, il 30 ottobre 1999 Napoli e il 31 ottobre 2001 a Sulmona.
Lotto, Superenalotto, bingo, gratta e vinci, slot machine, scommesse e concorsi vari: mediamente, ogni famiglia italiana gioca oltre 1.700 euro l’anno. La regione col primato delle giocate è la Lombardia (8,3 miliardi, 3,4 a Milano) seguita al secondo posto dal Lazio (4,6 miliardi, 3,4 a Roma) e al terzo dalla Campania (4,2 miliardi, 2,4 a Napoli). Nel settore del gioco a fine 2007 erano operative 2500 aziende con 70.000 addetti (100.000 nell’indotto), aziende che nel triennio 2004-2007 hanno investito 1,6 miliardi di euro in attrezzature.
Petto in fuori, pancia in dentro, l’inno cantanto dall’inizio alla fine e sul podio, postura perfetta, quasi sull’attenti: si riconosco anche così la maggiorparte dei vincitori italiani della XXIX edizione dei Giochi Olimpici. Sono infatti gli atleti che appartengono ai Gruppi sportivi militari e ai Corpi dello Stato e che dividono le loro giornate far divisa e palestra, ad aver fatto incetta di medaglie.
Appena chiuso il sipario su Pechino 2008, è subito tempo di bilanci: grazie anche ai colpi messi a segno nell’ultimo giorno di gare dal peso massimo Roberto Cammarelle, l’Italia sorpassa la Francia nel medagliere per numero di ori (8) e si assesta al nono posto. Piazzamento questo che mantiene anche per il numero totale di medaglie vinte arrivando a quota 28, subito dietro il Giappone e davanti all’Ucraina.
Nel conteggio fra oro, argento e bronzo, se il titolo di disciplina regina se lo dividono la scherma e il pugilato (3 medaglie a testa), si delinea invece come vincitore incontrastato il gruppo degli atleti militari.
Polizia penitenziaria o di Stato, Guardia di Finanza o Forestale, il podio è quasi sempre loro: su 43 atleti che hanno vinto una medaglia (fra discipline individuali e a squadre) 33 vestono la divisa.
A contendersi lo scettro del corpo più sportivo, si giocano il testa a testa Polizia, Aeronauica e Guardia di Finanza: per questa edizione dei Giochi però nessuno riesce a superare l’altro e il conteggio definitivo segna quota sette medaglie a testa per le tre formazioni. Si fermano invece a sei medaglie i Carabinieri e ne portano a casa due la Forestale e la Polizia Penitenziaria, una sola invece per l’Esercito.
Diverso il conto se si guarda ai piazzamenti: sul gradino più alto del podio sono andati tre volte gli atleti della Polizia di Stato (Valentina Vezzali, Andra Minguzzi e Roberto Cammarelle), una la Forestale (Chiara Cainero), l’Aeronautica (Matteto Tagliariol), Carabinieri (Alex Schwazer) e Guardia di Finanza (Giulia Qunitavalle).
Per numeri di atleti qualificati per le Olimpiadi, a fare la parte del leone, era stata la Guardia di Finanza, sbarcata a Pechino con un drappello di 42 atleti, seguito dall’Arma dei Carabinieri con 28 atleti, l’Aeronautica (25), il Corpo Forestale (23), l’Esercito (20), la Polizia di Stato (19), quella penitenziaria (18) e ultima la Marina Militare (9).
Un “esercito”, di nome e di fatto, con 177 militari su 348 atleti totali.
Non hanno seguito la Via della seta, né i loro diari di viaggio passeranno alla storia. Ma nel Cathai moderno, i discendenti di Marco Polo sono più popolari del mercante veneziano.
Lo hanno scoperto gli italiani che sono sbarcati in città per le Olimpiadi e che vengono fermati per strada e fotografati insieme con intere famiglie cinesi, felici di portare a casa il ritratto di un occidentale. La battuta più declinata in italiano è “Ciao bello”. Vanno forte anche “Milan” e “pizza”. In Cina la rappresentanza tricolore più numerosa è costituita dalla carovana di amici e parenti al seguito dei 346 atleti in gara. Per esempio l’emozionatissima Gabriella Salomone, mamma di Mauro Gavotto, “opposto” ventinovenne della Nazionale di pallavolo. La futura cognata, Ilaria Nicolini, 30 anni, l’ha portata a fare shopping al Silk market, il bazar delle marche contraffatte. Qui Francesco Rauccio, casertano di 30 anni, davanti all’obiettivo di Panorama ha firmato decine di magliette con la scritta “Italy”. Tra i banchetti fumanti di Wangfujing è facile incontrare altri connazionali. Per esempio le sorelle casertane Paola e Laura Tramontano, 32 e 27 anni, alle prese con uno scorpione fritto. Gli italiani sono anche frequentatori assidui di locali per soli uomini, discoteche gay e centri massaggi particolari. Ecco le cartoline da Pechino di chi ha accettato di raccontare delusioni e piaceri. A volte proibiti.
Ospitalità italiana. È finito persino sulla copertina del settimanale Time, per un servizio sulle forze speciali italiane in Iraq. È stato in prima linea, dal Libano all’Afghanistan. Ma questa volta è caduto nell’imboscata del pacchetto turistico. “Ho pagato 4 mila euro per una settimana: temo di aver preso una cantonata” si lamenta Alberto Clemente, 41 anni, incursore della Marina di stanza a La Spezia. A Pechino il suo quartier generale è diventato quello di molti italiani: un hotel un po’ kitsch alla periferia est della capitale. Nella brochure è circondato da prati e laghetti. In realtà è in un’area industriale fatiscente. Ma l’agenzia che ha organizzato il viaggio era una delle poche a offrire pacchetti con i biglietti per le gare. “Ho pagato persino 45 euro per l’escursione a piazza Tienanmen dove si entra gratis praticamente dappertutto” conclude Clemente. Nella hall dell’albergo, Stefano Cagnolati, 58 anni, medico di Parma, rincara la dose: “Siamo in una zona così isolata che ho cenato sempre in hotel: 35 euro a pasto per mangiare italiano”. Emanuele Assumma, 32 anni, Federico Malerba e Nicola Marchitto, 34 anni, sono tre professionisti romani e stanno facendo il giro del mondo per vedere le sette meraviglie moderne. La muraglia cinese è la quinta che raggiungono. Ma il vero muro è quello che hanno trovato a Casa Italia, l’hospitality allestita dal Coni. I tre si sono presentati per vedere la partita d’esordio della Nazionale olimpica di calcio, ma l’inflessibile servizio d’ordine li ha rimbalzati. Sotto la pioggia di Pechino, Nicola, avvocato civilista, obietta: “Questo dovrebbe essere un punto di ritrovo per italiani e non una zona esclusiva”. E così alla fine i tre hanno chiesto asilo a Casa Olanda. Dove pare siano stati accolti festosamente.
Biglietti e bagarini. Il ritratto di Mao Zedong, di fronte alla Città proibita, domina imperturbabile la scena. Sotto un gruppetto di pechinesi fa la fila per fotografare tre giovani cosentini quasi fossero personaggi del jet-set. “Stiamo cercando i biglietti per il nuoto” spiega Stefano Muraca, 25 anni, istruttore in piscina e laurea in Scienze motorie. La fidanzata Cristina studia cinese a Pechino e da settimane tampina un bagarino che si presenta sempre con una valigia piena di biglietti. “Ma quelli per le finali di nuoto costano ancora circa 400 euro” confida Gaetano Sorcale, 25 anni, ricercatore. Il venditore abusivo ogni giorno mostra la mercanzia e dà le quotazioni, ma al momento gli unici prezzi abbordabili sono quelli per sport come badminton, pugilato o pallamano. I ragazzi, per ora, hanno acquistato a 100 euro i biglietti per Italia-Usa di volley.
E come cadeau il bagarino gli ha consegnato una bottiglietta d’acqua minerale. Nella città proibita gira con la macchina fotografica pure Marco Gualtieri, il fondatore di TicketOne, società specializzata nella vendita online di tagliandi per ogni genere di spettacolo. “L’idea mi è venuta mentre studiavo economia e lessi le lamentele per le code al museo degli Uffizi”. La trovata ha funzionato e lui ha rivenduto ad aprile la sua società per 36 milioni di euro. “Ma non ho partecipato alla gara per Pechino 2008: ero troppo impegnato con Torino 2006″ spiega. Ora è in Cina con l’amico Sergio Cocchi, consulente di una banca internazionale. Ovviamente, Mister Bigliettone ha il marsupio pieno di tagliandi: “Sono 16, alcuni li ho comprati, altri me li hanno regalati”.
Nel mondo di Suzie Wong. Nessuno ammette di essere in cerca di avventure, ma tutti a Pechino sanno dove trovarle. Per esempio al Mondo di Suzie Wong. Qui Cindy, 25 anni, labbra vistose, taglia corto: “Degli italiani amo solo i soldi”. Si mette in posa con lei Andrea Puleo, 38 anni, agente immobiliare, per hobby soldato napoleonico nelle ricostruzioni storiche. Non gli dispiacerebbe conoscere qualche bellezza locale: “Qua le ragazze mi sembrano ancora all’antica, ti danno l’indirizzo email, ma è difficile persino baciarle sulle guance”. E così c’è chi decide di evitare la fase del corteggiamento, come Giovanni, 48 anni, che ha passato una notte con Jenny, una ragazza del Suzie Wong: “A letto, all’inizio, sembrano timide, poi ti fanno sentire un imperatore”.
Gay pride. Il Destination è il locale gay più celebre della città. Sino a una settimana fa era semiclandestino, in vista delle Olimpiadi ha inaugurato tre nuovi piani: la discoteca è al primo (luci soffuse e pali per la lapdance), sopra il pianobar, al terzo i massaggi, all’ultimo un hotellerie. Salvatore è uno dei due italiani che Panorama ha incontrato nel locale. Ha 32 anni, fa l’informatico e grazie a una chat gay è entrato in contatto con un ventenne del luogo: appuntamento al Destination. La serata di Salvatore finisce in albergo con il giovane amico. Al bar c’è un altro ragazzo italiano, Alessio, 27 anni, giornalista di moda. È sorridente: “Vivo a Shanghai, ma sono venuto qui per le Olimpiadi. Nel 2000, quando ci sono stati i Giochi, vivevo a Sydney e in città era una festa continua. A Pechino il clima è più formale, ma ci si diverte lo stesso”. Un amico in shorts lo invita nell’atrio per una foto di gruppo. Un ragazzo mostra le natiche agli uomini della security, ma nessuno interviene. Anche questo fa parte del clima olimpico.

Sara Simeoni su Youtube
Da piccola, come tutte le bambine del mondo, voleva diventare ballerina. Seppur dotata di agilità e senso del ritmo Sara Simeoni aveva una caratteristica non congeniale alla danza: era troppo alta. Scartata in un provino per l’Aida, poi ammessa alla Scuola della Scala, ben presto però al tutù Sara preferisce l’atletica.
Medaglia d’argento a Montreal nel salto in alto nel 1976, poi oro olimpico a Mosca nel 1980 e argento a Los Angeles 1984, Sara raggiunge la sua conquista più grande nel 1978. È questo l’anno in cui l’atleta batte il record mondiale di salto in alto: metri 2.01.
Un salto, quello del 4 agosto di trent’anni fa, che è rimasto nella storia dell’atletica italiana e mondiale. A testimonianza di quell’impresa, solo foto in bianco e nero. Niente Rai a riprendere il record di Sara. Nessuna registrazione per ricordare la performance al campo di Morosini. Fino a oggi. Per la prima volta, nell’anniversario di un salto da record, il momento magico ritorna.
Grazie alla rete, la performance di Sara Simeoni si può rivivere. La tensione iniziale, lo scatto, l’arco della corsa, la flessuosità del salto storico a sorvolare quello che allora era il tetto del mondo. Tutto questo è visibile su YouTube. Si scopre, infatti, che qualcuno a immortalare la scena c’era: il cameraman di una tv locale. E a commentare il video, uno dei più grandi tecnici di atletica italiani, Sandro Calvesi, che racconta l’emozione di Sara tra le braccia dell’allenatore, e futuro marito Erminio Azzardo, e le lacrime che testimoniano la riuscita di una delle imprese atletiche più importanti per lo sport italiano.
Regina per un giorno: è durato soltanto 24 ore il record di Federica Pellegrini. Sul trono ritorna Laure Manaudou. Che ha sconfitto “due volte” l’italiana, nella finale dei 200 stile libero Mondiali di nuoto a Melbourne: non solo ha conquistato la medaglia d’oro ma ha anche frantumato il record del mondo, uno stellare 1′55′62, giù di un secondo rispetto a quello di Federica.
L’azzurra può comunque consolarsi con il bronzo del terzo posto, dietro alla tedesca Annika Lurz, riuscita anche lei a scendere sotto il tempo segnato martedì da Federica (ha chiuso con uno strepitoso 1′55”68).
Si potrebbe parlare di delusione per il risultato della giovane e bella veneziana, ma ripetersi a così breve distanza non era facile e alla 18enne nata a Mirano non resta che inchinarsi, sportivamente, e congratularsi con la campionessa francese.
MELBOURNE: GUARDA LA GALLERY

“Nata il 5 agosto 1988 a Mirano, Venezia, alta 177 centimetri, pesa 59 chili. Ama la musica e il pattinaggio sul ghiaccio. Ha un fratello, non adora leggere ma nonostante gli impegni ha sempre avuto buoni risultati a scuola. Adora i peluche e in particolare i leoni. Il padre, Roberto, lavora in un hotel di Venezia ma in passato è stato paracadustista. La madre è la segretaria di una piscina di Mestre”
Si presenta così, nel suo sito ufficiale, Federica Pellegrini, recordwoman mondiale dei 200 stile libero. La finale dei Mondiali di nuoto è prevista oggi a Melbourne alle 11.30, ma Federica già nella semifinale è entrata nella storia percorrendo i 200 metri in appena 1′56″47. Con 17 centesimi in meno di Franziska Van Almsick, che aveva fissato nel 2002 il precedente record giocando in casa, a Berlino.
“Finalmente caz…” le sue prime parole ai microfoni “Sono contenta al 100 per cento. Domani (oggi, ndr) le mie avversarie in finale saranno infuriate nere”.
MELBOURNE: GUARDA LA GALLERY
Gli ultimi commenti