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Redditi, la top ten dei parlamentari più ricchi - Foto

1) Silvio Berlusconi

Primo Silvio Berlusconi (Foto Ansa)

Il vero “Paperon de’ Paperoni” resta Silvio Berlusconi che, come prevedibile, fa un “grande slam” nelle classifiche basate sui redditi dei parlamentari. Il premier è il più ricco tra i componenti del Governo, tra i leader politici e, ovviamente, anche tra i parlamentari. LE FOTO

Fisco 2008: se i ristoratori (a 13500 euro) dichiarano come i pensionati

Controlli
Dichiarano mille euro al mese. Come i pensionati. Invece gestiscono residence e ristoranti. In base alle dichiarazioni dei redditi 2008, gli imprenditori della categoria “servizi di alloggio e di ristorazione” (nella quale ci sono anche i titolari di piccoli alberghi, residence e camping, ma anche trattorie, pizzerie e fast food) guadagnano 14.597 e crollano a 13.545 euro per oltre 100.000 su 120 mila che hanno optato per una forma societaria che consente la contabilità semplificata.
Praticamente identico a quello dei pensionati, che in media nello stesso anno si attestano a 13.448 euro: li dividono solo 97 euro lordi.
Emerge da una lettura nel dettaglio dei primi dati sulle dichiarazioni fiscali del 2008 diffusi dal Dipartimento fiscale del ministero dell’Economia. Tutti dati relativi al 2007, anno pre-crisi: il reddito medio degli italiani è stato di 16.500 euro, con al primo posto i lavoratori autonomi, che hanno dichiarato in media 37.120 euro, grazie ai redditi alti di professionisti (fra i 36 e 54 mila euro) e medici (44 mila euro) che alzano la media. La tabella relativa alle persone fisiche calcola un numero complessivo di 41.066.588 contribuenti, di cui 20,6 milioni risultano redditi da lavoro dipendente, 15,3 milioni di redditi da pensioni, poco più di 2 milioni di redditi di impresa e poco più di 870 mila redditi da lavoro autonomo.
Commercianti, anche all’ingrosso, come lavoratori dipendenti, dichiarano poco sopra i 19 mila euro. Ma si crolla a 17.507 euro (circa 1.400 euro lordi al mese), lo stesso livello di un metalmeccanico che indossa la tuta blu da una decina di anni, per le 672 mila società del commercio all’ingrosso e al dettaglio che applicano la contabilità semplificata. Gli imprenditori del settore trasporto (dai taxi ai padroncini) e i titolari di agenzie di viaggio dichiarano in media meno di un lavoratore dipendente.
I primi denunciano al fisco una media di 16.837 euro di reddito che scende a 15.468 se si è scelta la forma della società in contabilità semplificata. Per le agenzie di viaggio e di servizio alle imprese, invece, il reddito medio si attesta 18.725 euro (a 16.849 in semplificata). Un reddito più alto, invece, ci si sarebbe atteso dagli agenti immobiliari, visto l’alto prezzo degli immobili sui quali applicano le provvigioni. La media dichiarata dal settore è di 21.596 euro, l’equivalente di una provvigione del 3 per cento sulla vendita di due case da 310 mila euro. I circa mille agenti immobiliari (lavoratori autonomi) dichiarano in media 11.759 euro, le 672 mila società in semplificata, invece, 17.507 euro.

Naturale che di fronte alle elaborazioni fornite dal Tesoro sui modelli “Unico”, relativi al 2007, sia scoppiata la polemica. “Sui redditi degli autonomi pesa una quota consistente di elusione ed evasione fiscale”, dicono i tecnici dell’Agenzia dell’entrate.
Va inoltre rilevato che intere categorie sono rappresentate quasi esclusivamente da una forma di “mini-impresa” personale a contabilità semplificata
. Vi rientrano soprattutto gli operatori del settore del commercio (672 mila), delle costruzioni (380 mila), del trasporto (82 mila), alberghiero e della ristorazione (100 mila). Anche per loro i redditi sono al lumicino.

Certo, come sempre le fotografie panoramiche di intere categorie hanno il difetto di livellare le diversità dei redditi, di creare statistiche alla Trilussa: non rendono giustizia alle differenze regionali e a quelle tra persone che svolgono lo stesso lavoro. Ma dai confronti appare spesso evidente che lo zoom del fisco mette a fuoco grandi contraddizioni. Insomma le dichiarazioni sorprendono e per assurdo “consolano” operai, metalmeccanici, dipendenti e precari che possono pensare che non sia poi così conveniente aprirsi un’attività in proprio piuttosto che stare in fabbrica per una vita intera.

Ma la categoria ci sta: “Nella statistica dell’Agenzia delle entrate ci sono migliaia di ristoranti che sono micro-imprese a gestione familiare, osterie con cucina dove il reddito è davvero basso, non c’è nulla di cui stupirsi”, taglia corto la Fipe - Confcommercio. In difesa dei ristoratori scende in campo Fortunato Baldassarri, titolare del ristorante “Fortunato al Pantheon”: “Non siamo tutti ladri. Se molti ristoratori denunciano guadagni da pensionato è perché le tasse sono troppe”, commenta il gestore del luogo di ritrovo, a Roma, di vip e di esponenti del mondo politico. Nelle ultime denunce dei redditi Baldassarri ha indicato guadagni che vanno dai 300 mila ai 400 mila euro. “Mi sento offeso da queste notizie” ha dichiarato “il fatto è che non c’è la volontà di risolvere il problema. Ci vuole tanto a controllare quanti dipendenti ha un ristorante e verificare se le cifre dichiarate al fisco sono compatibili? E perché non viene abolito il preconto?”. Ma è la pressione fiscale, per Baldassarri, ad incentivare l’evasione: “Se ad un dipendente do mille euro di stipendio a me ne costa 1.800; ci vorrebbe una politica più efficace per le detrazioni, ma è più facile dare certe notizie che scoprire un evasore”.

IL REDDITOMETRO CATEGORIA PER CATEGORIA
1) Lavoratori autonomi: 37.120 euro (grazie ai redditi alti di professionisti - fra i 36 e 54 mila euro - e medici - 44 mila euro - che alzano la me­diae medici)
2) Imprenditori del settore sportivo: 24.800 euro (no­nostante gli stipendi d’oro dei campioni)
3) Agenti immobiliari: 21.596 euro (i circa mille agenti immobiliari autonomi dichiarano in media 11.759 euro, le 672 mila società in semplificata, invece, 17.507 euro)
4) Imprenditori edili: 20.317 euro
5) Commercianti all’ingrosso: 19. 795 euro (si scende a 17.507 con contabilità semplificata)
6) Agenzie di viaggio e servizi alle imprese: 18.725 euro
7) Imprenditori del settore trasporto: 16.837 euro (15.468 con contabilità semplificata)
8) Servizi di alloggio e ristorazione: tra 14.500 e 13.500 euro
9) Pensionati: 13.448 euro

Fisco: il 50% degli italiani sotto i 15mila euro. La mappa delle dichiarazioni

 I moduli per la dichiarazione dei redditi

Un italiano su due dichiara al fisco meno di 15mila euro di reddito, uno su quattro se è un lavoratore autonomo. Mentre i “paperoni” sono solo lo 0,2% dei contribuenti: 75.689 denunciano al fisco un reddito superiore ai 200.000 euro e di questi 43.006 sono lavoratori dipendenti: “solo” 20.061 gli autonomi.
E l’80% dei contribuenti è sotto quota 26.000 euro, tanto che il reddito medio si attesta a 18.892 euro l’anno: 1.453 euro lordi al mese, se si considera anche la tredicesima. I Paperoni, per contro, sono pochissimi: solo lo 0,2% della popolazione.
È lo spaccato che emerge dalle prime elaborazioni statistiche (i dati non sono definitivi) che il ministero dell’Economia ha realizzato sulle dichiarazioni presentate da circa 41 milioni di italiani nel 2008, relative quindi ai redditi 2007 (qui il documento in .pdf).
Tasse per aree geografiche

L’immagine che emerge, anche se con un reddito in leggero aumento, è quella consueta di un paese spaccato in due. Sia dal punto di vista geografico che reddituale. Così, se si guarda alle dichiarazioni delle società di capitale emerge che una metà dichiara di essere in perdita e la quota rimanente di avere un utile, anche consistente.
Metà italia con 15.000 euro
La quota di coloro che dichiarano un guadagno sotto questa soglia è del 50,2%. Ma la percentuale varia a seconda delle tipologie di reddito: così dichiara un imponibile sotto questa soglia il 34,8% dei dipendenti, il 22% degli autonomi e il 59% dei pensionati. Se si sale un poco emerge che l’80% dei contribuenti dichiara non oltre 26.000 euro.
Il reddito medio degli italiani, in base alle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2008 (anno d’imposta 2007) era apri a 18.892 euro, in crescita del 3,1% rispetto all’anno precedente. In base ai dati di via XX Settembre crescono più i redditi da lavoro autonomo (+2% a 37.124 euro) che quelli percepiti dai dipendenti (+1% a 19.335 euro). I redditi da pensione, sono invece passati da 13.046 a 13.448 euro, con un incremento del 3%, e quelli da partecipazione da 19.254 a 19.927 euro (+3,5%).
La geografia dei redditi
Le dichiarazioni 2008 anticipate del Dipartimento delle Finanze confermano il divario nord-sud: i rediti più alti in Italia si guadagnano al Nordovest (con dichiarazioni medie a 21,480 euro), quelli più bassi al Sud (15,060 euro). La Lombardia si conferma regina dei redditi fra le regioni italiane, con una media di 22.460 euro per le dichiarazioni 2008 (relative al 2007), quasi il doppio dei 13.410 della Calabria (fanalino di coda della classifica). A livello regionale, dopo la Lombardia è il Lazio, con i suoi 21,130 euro in media, a guidare la classifica delle dichiarazioni dei redditi più alte. Seguono Emilia Romagna (20,450 euro) e Piemonte (20,030 euro). Mentre resta fuori dalla cinquina più redditizia per l’erario il veneto, locomotiva d’Italia, (con una media di 19,58). Pegggio cioè della piccola ma florida Valle d’Aosta che vanta 99.607 contribuenti (0,24% della popolazione) con un ammontare imponibile di 1.969.682 per una media di 19,90 euro.
In fondo alla classifica, la Calabria è preceduta, a breve distanza, da Basilicata (14,180 euro di reddito medio dichiarato) e Puglia (14,770 euro), mentre la Sicilia è quintultima e si attesta a 15,160 euro.
Redditi 2007 regione per regione

Società, una su due in perdita
Quasi una società di capitali su due dichiara al fisco di essere in perdita. Dalle statistiche emerge che sono circa 520 mila le società che mostrano un utile, mentre sono 419 mila quelle in perdita. Le società di capitali hanno quasi raggiunto il milione di unità, con una crescita del 2,9% rispetto all’anno precedente, ed oltre un quinto risiede in Lombardia.


Visualizza Redditi 2007: la geografia delle dichiarazioni in una mappa di dimensioni maggiori

Dalle azioni alle barche, la hit parade dei “Paperoni” in Parlamento

La Camera dei deputati

Crolla il reddito del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. È quanto risulta dalla sua dichiarazione dei redditi per il 2007 (resa pubblica da lunedì 23 dalla Camera) che vede il suo patrimonio imponibile a quota 14.532.538 euro, mentre nell’anno precedente aveva dichiarato un reddito imponibile di 139.245.570 euro. Nel 2005, invece, il reddito imponibile del Cavaliere era stato di poco oltre 28 milioni di euro. Su questo reddito il Cavaliere ha versato imposte per 6 milioni 237 mila 688 euro. Berlusconi dichiara inoltre la proprietà di 5 appartamenti e due box a Milano e la comproprietà al 50% sempre di un appartamento nel capoluogo lombardo. Tra i beni mobili, Berlusconi dichiara una Mercedes 600 Sel immatricolata nel 1992 e un Audi A6 immatricolata nel 2006. Il premier ha tre imbarcazioni: la San Maurizio del 1977 (stazza 4,72); la “Principessa vai via” del 1965 (stazza 5,27) e un motoscafo Magnum 70 del 1990 (stazza 47,15). Il premier possiede anche svariate partecipazioni in società: 5.174.000 azioni nella Dolcedrago s.p.a; 4.294.342 in Fininvest; 2.548.000 nella Holding Italiana Prima s.p.a.; 2.199.600 nella Holding Italiana Seconda; 1.193.400 nella Holding Italiana Terza; 1.144.000 nella Holding italiana ottava. Il premier possiede anche 200 azioni del valore nominale di 500 euro presso la Banca Popolare di Sviluppo. Quanto ai depositi amministrati, Berlusconi dichiara di averne uno di 896mila presso la Banca popolare di Sondrio. Sempre presso la stessa banca il premier possiede un deposito di gestione patrimoniale. Il Cavaliere ne possiede uno anche presso la Banca Agricola Mantovana e uno presso la Banca Arner Italia s.p.a. Berlusconi è anche presidente della Fondazione Luigi Berlusconi Onlus, mentre da presidente del Milan dichiara di essersi dimesso l’8 maggio del 2008 per esercitare la carica di premier.
Subito dopo il Cavaliere svettano i coordinatori del Pdl: i 728mila euro per Denis Verdini e i 490mila di Ignazio La Russa. Solo 126mila euro, però, per Sandro Bondi. Nel dettaglio: Verdini possiede una Mercedes 600 a noleggio e una vecchia Fiat 500, oltre a numerosi pacchetti azionari. Punta sull’immobiliare invece La Russa, che dichiara la proprietà di un appartamento a Milano, una casa ad Alagna Valsesia in provincia di Vercelli, due a Zoagli in provincia di Genova, una a Catania, un altro fabbricato con due appezzamenti di terreno a Ragalna in provincia di Catania. L’auto è una Bmw 330 touring. Low profile per Bondi: nessun pacchetto azionario e una sola casa di proprietà: ad Arcore.
Non senza sorpresa, dalla lista dei redditi dei parlamentari si evince che Walter Veltroni segue a distanza Silvio Berlusconi e si classifica secondo, tra i leader politici. L’ex segretario del Partito democratico dichiara 477.778 mila euro di reddito imponibile, più del doppio del suo successore, Dario Franceschini, che si colloca al terzo posto con 220.419 mila euro. Veltroni non risulta proprietario di immobili, auto, pacchetti azionari. Franceschini è proprietario di un appartamento a Roma, di 100 azioni della Cassa di risparmio di Ferrara, e di due utilitarie: una Suzuki e una Fiat Idea. Al quarto posto il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, con 218.080 euro. È anche proprietario della casa di Curno (Bergamo) dove risiede, di un altro appartamento a Bergamo città, un altro a Roma, metà appartamento a Bruxelles. Poi c’è la casa dei genitori a Montenero di Bisaccia, dove Di Pietro ha anche una casa colonica e un’azienda agricola. Il leader Idv è poi proprietario del 100% della An.To.Cri. spa, proprietaria di un altro appartamento a Milano. C’è poi un pacchetto azionario Enel da 17.500 azioni. La macchina è una Hyunday Santafè.
A seguire un altro democratico, Massimo D’Alema, che dichiara 171.044 mila euro. Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini (142.130 mila euro), supera di poco il leghista Umberto Bossi (134.450 mila euro).
Ultimo il presidente della Camera e leader della disciolta An, Gianfranco Fini, con i suoi 105.633 mila euro. Fini viene battuto anche dal suo “collega” presidente del Senato, Renato Schifani. Il primo inquilino di Palazzo Madama dichiara infatti un imponibile di 159.809 euro contro i 105.633 del presidente di Montecitorio.
A proposito dell’altro Palazzo, quello del Senato, in testa alla classifica dei redditi 2007, fra i capigruppo al Senato, c’è Maurizio Gasparri. Il leader dei senatori del Pdl ha dichiarato un reddito imponibile di 226.957 euro. Alle sue spalle si attesta il capogruppo dell’Idv Felice Bellisario con 184.788 euro; al terzo posto Giovanni Pistorio eletto per l’MPA e presidente del Gruppo misto con 157.522 euro; al quarto Giampiero D’Alia dell’Udc, con 127.319 euro; al quinto il capogruppo della Lega Federico Bricolo, con 124.714 euro. Chiude la graduatoria il numero uno dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, con 116.383 euro. Al di là dei big, spulciando l’elenco di Palazzo Madama, si scopre che è Umberto Veronesi il senatore più ricco: 1.635.427 euro. A cui va aggiunta la proprietà 19 terreni e 17 fabbricati. Dichiarata anche una Jaguar. All’estremo opposto, c’è da registrare anche la presenza di due senatori nullatenenti: Barbara Contini (Pdl) e Mirella Giai (Udc-SVP-Aut), che dichiara spese elettorali per 4.136 euro.
Guida la classifica del reddito imponibile tra i senatori a vita l’ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, con 750.657 euro. A seguire Sergio Pininfarina con 531.360 euro e, di poco sotto, Giulio Andreotti con 522.710 euro. Quarto in classifica l’ex Presidente, Oscar Luigi Scalfaro, con 230.106 euro, seguito da Rita Levi Montalcini con 219.639. Penultimo e ultimo posto per Emilio Colombo con 169.740 euro e Francesco Cossiga con 134.674 euro.

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La Robin tax di Franceschini: una tantum sui più ricchi per i più poveri

Dario Franceschini

E se l’assegno ai disoccupati non è andato a buon fine, dalle parti del Pd ci riprovano con un’altra proposta choc: “Un contributo straordinario” per il 2009 di due punti sui redditi superiori ai 120mila euro, cioè “come quelli dei parlamentari”, per finanziare 500 milioni da destinare al contrasto della povertà estrema. Ecco l’idea del segretario Pd Dario Franceschini (che si tradurrà in un’iniziativa parlamentare) al termine di un incontro con le associazioni di volontariato (Caritas, Sant’Egidio, e altre) che si occupano delle povertà.
Franceschini ha ascoltato una ventina di interventi di esponenti di associazioni di volontariato che hanno riferito della drammaticità della situazione della povertà che, hanno spiegato, va colpendo i ceti e le famiglie medie dopo l’esplosione della crisi economica. Nell’intervento conclusivo, il segretario del Pd ha nuovamente criticato il governo che “nega e nasconde la crisi”, una linea, ha affermato, “poco onesta”. Ha quindi spiegato la proposta dell’assegno di disoccupazione, pensato per impedire che chi non ha diritto agli ammortizzatori sociali “se perde il lavoro passi a uno stipendio zero, piombando nella povertà estrema”.

Franceschini ha quindi lanciato la sua nuova proposta, anche per respingere l’accusa della maggioranza, che dipinge il Pd come “il partito del no”: “Mettere a disposizione, per il 2009 (si tratterebbe di un’imposta una tantum, ndr), 500 milioni di euro alle associazioni di volontariato e ai Comuni per affrontare la povertà estrema, per chi non ha cibo”. Il fondo verrebbe finanziato attraverso “un contributo straordinario di due punti di Irpef chiesto ai redditi alti” e contemporaneamente “ricominciare il contrasto all’evasione reintroducendo la tracciabilità dei pagamenti”. “Chiediamo” ha spiegato il segretario del Pd “a 150-200mila italiani (tanti sono quelli che dichiarano un reddito dai 120mila euro in su, ndr) di farsi carico di chi sta finendo nella miseria, di chi non ha neanche più il cibo, un meccanismo di solidarietà che ci sembra dovuto”. Franceschini ha anche detto come indirizzare i 500 milioni: “andrebbe rifinanziato il sostegno al Terzo settore previsto dalla legge quadro 328, nonchè il Fondo sociale per i comuni che il governo ha tagliato di 300 milioni”. Il leader democratico si è detto “consapevole” del fatto che si tratti di “una risposta parziale, in attesa di una riforma strutturale”.
La proposta del segreterio democratico viene accolta male sia da destra che da sinistra. Il segretario di Rifondazione, Paolo Ferrero la definisce “elemosina di Stato”. Mentre da Forza Italia tagliano corto: “Se questa è l’impostazione, il centrosinistra può prepararsi ad almeno altri 10 anni di opposizione”. “Il Pd chi?” il ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta ai giornalisti “non conosco nessun Pd”. Ad apprezzare la proposta invece Umberto Bossi: “Può anche andare bene” ha detto il Senatùr ai cronisti al termine della riunione delle commissioni sul federalismo fiscale. “In un momento di crisi” spiega il ministro per il Federalismo “chi ha di più è giusto che contribuisca”. Appoggio anche dal leader della Cgil, Guglielmo Epifani: “C’è bisogno di aumentare le risorse verso le classi sociali più svantaggiate. Trovo giusta la proposta e condivido la modalità d’intervento che si propone”. D’altra parte, continua Epifani, “il governo non può pensare di risolvere tutto con le social card”. La Cgil propone anche di estendere il periodo di cassa integrazione da 52 a 104 settimane.

Il VIDEO servizio:

Beppe Grillo: tutto il giro d’affari dell’antipolitica

Beppe Grillo in piazza Maggiore a Bologna per il Vaffa-day

«Vaffa… a chi dice che l’onestà non paga». Sembra di sentirlo il ragionier Giuseppe Grillo, classe 1948, mentre gongola davanti al suo estratto conto e srotola la sua inconfondibile cantilena. Infatti, lui, l’instancabile fustigatore di furbetti e mariuoli, di privilegi e clientele, ha praticamente raddoppiato il suo reddito da quando indossa i panni scuri (rigorosamente oversize) del Savonarola «crossmediale» (la definizione è contenuta in un saggio recente), a cavallo tra la piazza virtuale di Internet e quelle reali dei «V-day» (venerdì 25 aprile l’appuntamento è a Torino per manifestare contro la «casta dei giornalisti» in nome di «una libera stampa in un libero Stato»). La svolta per le sue finanze arriva con l’apertura (il 26 gennaio 2005) del cliccatissimo blog internettiano e con il tour teatrale Beppegrillo.it (il primo caso di uno spettacolo che promuove l’indirizzo di un sito). Ma vediamo i dettagli. Panorama ha studiato le sue ultime dichiarazioni dei redditi e ha avuto conferma, innanzitutto, che Grillo paga le tasse. Molte. Visto che l’Istat non prevede l’attività di «predicatore online», il commercialista di Grillo, il genovese Stefano Cecchi, denuncia i guadagni del cliente alla voce «creazioni nel campo della recitazione». Come un comico o un attore qualsiasi. E anche gli introiti non sono quelli di un leader politico (più o meno virtuale): infatti Grillo ha dichiarato nel 2006 un reddito imponibile di 4.272.591 euro, venti volte superiore a quello dell’ex presidente del consiglio Romano Prodi (217 mila euro nel 2006). Gli anni precedenti per Grillo («Un ragioniere che sa fare bene i suoi conti» lo definisce scherzando l’ex compagno di scuola Roby Carletta), senza sito e spettacolo tematico, erano stati meno remunerativi. Nel 2004 e nel 2003 gira l’Italia con lo show «Black out, facciamo luce» e dichiara rispettivamente 2.633.720 euro e 2.133.694; nel 2002 batte i teatri con il tour «Va tutto bene» e le entrate sono più o meno le stesse: 2.214.286. Insomma, sebbene la moglie di Grillo, la signora Parvin, a un’amica ha confidato che non si vive di soli «V-day», certo aiutano.
Dal gennaio 2005 Grillo elettrizza l’etere con il suo blog: il settimanale statunitense Time nel 2005 dichiara lo showman genovese uno degli «eroi europei» dell’anno e nel 2008 promuove il suo diario Internet tra i 25 più influenti del globo. Un palco virtuale da cui il neo tribuno arringa in media, si dice, 200 mila persone al giorno. Da qui spedisce sfratti a parlamentari e ministri, liquida i partiti, «licenzia» manager e impartisce lezioni ecologiste. Ma se le prediche e la discesa in campo, per ora, non hanno dato i risultati sperati a livello elettorale (alle recenti amministrative le nove liste di «amici di Grillo» presenti in regioni e capoluoghi di provincia hanno racimolato in tutto un deputato siciliano e un paio di consiglieri comunali), dal punto di vista economico si sono rivelate un trionfo.
Come ammette Aldo Marangoni, il manager che lo segue da circa trent’anni: «Da quando è partito il blog è stato un successo crescente». Una media di 5 mila spettatori per 80-90 date a tournée, quasi mezzo milione di persone pronte a pagare dai 20 ai 30 euro per ascoltarlo nei palasport. «Le date registrano il tutto esaurito in tempi sempre più brevi» aggiunge Marangoni. Che nel 2005 ha versato a Grillo 3.942.038 euro (cifra cresciuta negli anni successivi). E il resto della torta? Nella dichiarazione 2006, 512.132 euro provengono dalla Società italiana degli autori ed editori (la Siae); 69.784 dalla Casaleggio associati, l’agenzia che gestisce il suo blog (quell’anno all’esordio); 45.000 da Feltrinelli (con cui ha pubblicato Tutto il Grillo che conta); 15.500 dal settimanale Internazionale, per cui scrive. Gli fruttano anche gli investimenti fatti presso la banca Antonveneta che nel 2005 subiva la scalata della Banca popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani, arrestato a dicembre di quell’anno per aggiotaggio, insider trading, truffa aggravata e associazione per delinquere. Questa volta Grillo, al contrario di altre occasioni (per esempio nella vicenda Parmalat) non era riuscito a preconizzare quello che sarebbe accaduto.
Certo le apparenti contraddizioni non spaventano l’uomo. Lo sanno bene gli amici dell’infanzia, quelli che si radunavano in piazza Martinez per sfidarsi con le grette o nelle gare di sputi, o magari per organizzare scherzi feroci (una volta rischiarono di ustionare un barbone che dormiva). «Giuse, come lo chiamavamo» dice Carletta, cabarettista pure lui, «nel ‘68 non si interessava di politica. Tra di noi chi metteva l’eschimo lo faceva per cuccare ai festival dell’Unità». Mentre a scuola venivano organizzate le prime assemblee studentesche, Grillo scarabocchiava alla lavagna i testi delle canzoni di Celentano. All’impegno preferiva le vasche con gli amici in via Venti Settembre, il repertorio di Pippo Franco e Duilio Del Prete e le feste con paste secche e vermuth («Quando ballava guancia a guancia nella penombra era l’unico momento in cui lo vedevamo serio» ricorda ancora Carletta). Un giorno «porcellino» (il suo soprannome, vista la silohuette tondeggiante) corteggiò la ragazza del giovane sbagliato che in cambio gli spazzò via i denti con una testata. Quasi una fortuna visto che gli incisivi sporgenti erano poco telegenici. E che la politica non lo interessasse proprio lo conferma l’ex amico Orlando Portento: «Ha fatto spettacoli per tutti i partiti, ma non certo per motivi ideologici». All’epoca alla politica preferiva le macchine sportive e le belle donne, sebbene sia sempre stato accompagnato dalla fama di genovese parsimonioso: «Ricordo che a Nervi girava con una tuta senza tasche e io gli dicevo che era meglio pagare un caffè che un cardiologo» conclude Portento.
Nel 1990 cambia tutto, Grillo, scovato da Pippo Baudo in un cabaret milanese, viene cacciato dalla tv per una battuta sui socialisti: scopre così l’impegno e i teatri. Nel 1991, secondo un sondaggio Abacus è il comico più popolare. Iniziano i discorsi all’Umanità e le sue performance televisive entrano nel circuito dei programmi di culto. Sino alla scoperta del blog e della sua capacità di rilanciare temi e polemiche che incrementano il fenomeno commerciale. Un meccanismo esaminato nel saggio «Chi ha paura di Beppe Grillo?» pubblicato in questi giorni da Selene edizioni. I tre autori hanno tenuto sotto osservazione il sito per quasi tre anni. «Chi spera di trovare un blog in realtà entra in uno splendido negozio con un sistema di vendita che funziona benissimo» spiega Edoardo Fleischner, saggista e docente di Nuovi media e società all’università Statale di Milano.
Su Internet Grillo vende ogni genere di gadget. Basta cliccare sul sito www.beppegrillo.it per rendersene conto. Di fianco ai vari «comunicati politici» e agli aggiornamenti sul V2day, c’è un suk dove manca solo la boccetta con il fiato di Grillo: nel «catalogo» il video del Vday 2007 (l’offerta è libera, ma Grillo precisa: «Chi vuole la mia rovina economica e non verserà neppure un centesimo dovrà almeno pagare le spese di spedizione»), il dvd dello spettacolo Reset (10,20 euro), il libro Tutte le battaglie di Grillo (9,40). E molto altro. Non manca un’area riservata ai negozi. I librai non possono acquistare meno di 25 pezzi e non è previsto il «reso». Questa è la legge di Grillo. Che trasforma in palanche tutto quello che tocca. Persino le sezioni virtuali del partito fruttano. Chi vuole aprire un fan club deve collegarsi alla piattaforma statunitense meetup.com e pagare una quota: 19 dollari per un mese, scontati a 72 per chi prenota un semestre. Visto che i meetup segnalati sul sito sono 508 (per 360 città e 72 mila iscritti) i conti sono presto fatti: garantiscono un introito di almeno 73 mila euro l’anno. Non è chiaro se quei denari vengano incassati interamente dagli americani. Di certo iscriversi è facile: anche Panorama, utilizzando un solo indirizzo email, ha fondato tre «Beppe Grillo meetup»: «Libera stampa», «Mondadori» e «Segrate». In pochi minuti erano già prenotabili online (sul sito meetup.com) magliette (16,95 dollari), cappellini (11,95), tutine per neonati (16,95) e tazze (12,95) con i loghi dei nuovi gruppi.
Il sito di partenza è gestito dalla Casaleggio associati di Milano, società nata nel 2004 e specializzata nel far fruttare al massimo la Rete. Nel 2005 ha dichiarato un volume di affari di 40.525 euro e perdite per 66.833 euro, l’anno successivo, dopo il necessario rodaggio e l’incontro con Grillo, il fatturato è schizzato a 1.187.724 con un reddito imponibile di 380.505 euro. Il guru dell’agenzia è il perito informatico Gianroberto Casaleggio, 53 anni e riccioli alla Angelo Branduardi. Tra i suoi best-seller «Il Web è morto, viva il Web» e «Web ergo sum». Il merito della conversione a Internet di Grillo è suo (nel 2000 l’ex comico genovese apriva gli spettacoli spaccando computer con una mazza da baseball).

Nell’introduzione di un libro di Casaleggio, Beppe racconta il loro incontro in un camerino di un teatro livornese: «Cominciò a parlarmi di Rete. Di come potesse cambiare il mondo. (…) Tutto fu chiaro, era un pazzo. Pazzo di una pazzia nuova, in cui ogni cosa cambia in meglio grazie a Internet». Le antenne di Grillo si alzarono subito, forse perché la vera specialità di Casaleggio e soci è trasformare l’etere in euro. Per esempio a marzo la sua società ha presentato un focus su «tendenze, strategie, numeri e opportunità dell’e-commerce in Italia». Così oltre a mettere in vendita i prodotti del V-ideologo, Casaleggio è diventato pure il suo editore.
Certo non tutte le idee rivoluzionarie di Casaleggio seducono Grillo. Per esempio non sembra averlo convinto la battaglia per l’abolizione del copyright, visto che nei mesi scorsi il predicatore di Sant’Ilario ha fatto un esposto contro la vendita su eBay dei dvd taroccati dei suoi spettacoli. Risultato: il vicentino Alessandro B., 19 anni, si è trovato la guardia di finanza in casa e il computer impacchettato.
Casaleggio non si è scoraggiato e ha trasformato il blog di Grillo in un laboratorio. Basta leggere sul sito della società: «L’obiettivo è sviluppare in Italia una cultura della Rete (…) con la creazione di gruppi di pensiero e di orientamento». E che cosa sono i grillini se non questo? Il marketing virale (il vecchio passaparola), uno dei cavalli di battaglia di Casaleggio, a settembre ha portato in piazza circa un milione di persone per il V-day. Secondo i ben informati Casaleggio direbbe la sua anche sui contenuti del sito oltre che sulle strategie. Fleischner è esplicito: «Grillo ha confessato che gli spunti sono suoi, ma che per la stesura dei suoi temutissimi articoli riceve degli aiutini».
Molte delle idee di Grillo, come la repentina (e ora un po’ sopita) passione per il mondo virtuale di Second life (trasmessa pure ad Antonio Di Pietro, altro cliente eccellente di Casaleggio) sono ispirate dal perito informatico milanese. Però la sua biografia non è quella del ribelle estraneo all’estabilishment. I biografi raccontano che alla fine degli anni 90 lavora all’Olivetti di Roberto Colanninno, poi diventa amministratore delegato di Webegg (società con 600 dipendenti), joint venture tra Olivetti e Telecom che si occupa di consulenza strategica per Internet. Nel 2000 siede con Michele Colaninno (il figlio minore di Roberto) nel consiglio di amministrazione di Netikos, un’altra agenzia internettiana. Nel 2004 Webegg viene ceduta aValue partners e Casaleggio insieme con altri fuoriusciti da Webegg si mette in proprio. Tutta gente che si muove bene ai piani alti del mondo finanziario, tanto che qualche maligno rilegge in filigrana alcune delle battaglie nell’agenda di Grillo.
Con la nascita del blog il reddito di Grillo improvvisamente raddoppia
Ma i cacciatori di pagliuzze rinfacciano al Beppe nazionale altre incoerenze: lo accusano di promuovere una legge per lasciare fuori dal parlamento i politici condannati in primo grado nonostante abbia una condanna definitiva per omicidio colposo in un incidente stradale. Gli appunti dei puristi non finiscono qui: nel 2003 la Gestimar, l’immobiliare di famiglia di cui Giuse è socio insieme con il fratello Andrea (nel 2006 hanno denunciato 12 appartamenti in provincia di Genova, per un reddito imponibile di 53.530 euro) ha usufruito del berlusconiano condono tombale, uno dei bersagli preferiti negli spettacoli di Grillo. Peccati veniali che non intaccano la fiducia dei fan. Anche perché le disavventure giudiziarie non risparmiano neppure loro. A Genova, la capitale del grillismo, uno degli organizzatori del V2-day, che ha presentato in questura il preavviso per la manifestazone del 25 aprile, nel 2007 è stato condannato (patteggiando) a 1 anno e 4 mesi per bancarotta fraudolenta. Ma questa è un’altra storia.

Pensioni, precari, casa. Si fa presto a far sparire il tesoretto

Tommaso Padoa-Schioppa in Aula con Romano Prodi
Inizia oggi quello che dovrebbe essere il rush finale tra governo e sindacati per decidere sulle principali partite economiche: dalle pensioni (primo punto all’ordine del giorno) alla destinazione del tesoretto, alle tasse, alla casa, al sostegno ai redditi bassi. L’obiettivo è di chiudere entro fine giugno, quando l’esecutivo dovrà presentare al Parlamento il Documento di programmazione economica, cioè gli impegni di spese, entrate e relative riforme per i prossimi tre anni. Ma al momento ci sono poche probabilità che si trovi un accordo su tutto.
Il ministro Tommaso Padoa-Schioppa ha messo sul tavolo 2,5 miliardi del totale di 10 del tesoretto, gli introiti extra che il governo si trova quest’anno in cassa. Ma secondo Romano Prodi, 1,3 miliardi dovranno servire per aumentare le pensioni al minimo e 600 milioni per non meglio precisati interventi a favore dei giovani e dei redditi bassi. Insomma, restano altri 600 milioni.
Abolire lo scalone Maroni sulle pensioni significa rimetterci da qui al 2016, ben 65,6 miliardi. Questo solo nel caso non si facesse nulla. Ma anche se lo scalone fosse sostituito con scalini, si tratterebbe di trovare da 9,3 a 2,5 miliardi nei prossimi otto anni. La prima cifra se dal 2008 l’età per la pensione di anzianità venisse innalzata di un anno, e di un altro ancora ogni 18 mesi. La seconda se, sempre dal 2008, si andasse in pensione di anzianità a 59 anni. Un limite, però, troppo simile ai 60 dello scalone.
Dunque? Dunque il governo deve come minimo reperire soldi per almeno 8 miliardi da qui al 2016. E non basteranno certamente i due miliardi ottenibili con la fusione dei maggiori enti previdenziali. Né si possono aumentare i già alti contributi per i dipendenti: ci sarà un altro ritocco sugli autonomi, e forse un altro ancora sui precari, cosa però che fa a botte contro le promesse di aiutare i giovani senza lavoro fisso. Del tutto risibile appare poi l’idea di coprire il buco con “tagli ai costi della politica”: un buon proposito sempre disatteso, che certamente non passerebbe il vaglio della commissione di Bruxelles e dei vari organismi internazionali.
Non solo. Si profila una nuova guerra tra governo e comuni: oggetto, 4,4 miliardi di avanzi comunali non spesi, e che il governo vorrebbe incamerare: I comuni dicono che si tratta di una beffa per le amministrazioni più virtuose, e probabilmente non hanno neppure torto. Ancora: per i costi aggiuntivi del recente contratto degli statali occorrono 3,5 miliardi, e altri 4-5 per i cantieri Anas che altrimenti rischiano di chiudere.
Poi c’è la lista delle richieste dei singoli ministri e partiti. Dagli sgravi Ici reclamati dalla Margherita al piano casa di Rifondazione. Fino all’allentamento della morsa sugli studi di settore, cosa che sta provocando una mezza rivolta fiscale al Nord. Insomma, improvvisamente la coperta si è fatta cortissima. Al punto che i buoni propositi di varare per il 2008 una Finanziaria “leggera”, dopo quella durissima sul piano fiscale del 2007, rischiano di restare nel casseto. Nella maggioranza c’è addirittura chi parla di una “patrimoniale” per mettere a posto le cose, una tassa che copirebbe ovviamente “i grandi patrimoni ed i grandi redditi”. Ma in Italia il concetto di grandi redditi e patrimoni è opinabile, ed il rischio di spremere ulteriormente chi dichiara tutto al fisco è in agguato.
Previsioni? Quasi impossibili. Molti vorrebbero rinviare tutto a settembre. Il che significa entrare già nel periodo della Finanziaria e, quanto alle pensioni, tenersi lo scalone Maroni.
In alternativa i sindacati potrebbero essere messi di fronte alla proposta di trasformare lo scalone in scalini, ma assieme ad una drastica revisione dei coefficienti che determinano le pensioni (quelli previsti dalla riforma Dini).
Una cosa che le confederazioni, finora, non hanno neppure voluto prendere in considerazione.

Redditi 2005: Berlusconi batte Prodi 313 a 1. E la Santanché…

Tra le donne della Camera più ricche c'è Daniela Garnero Santanchè (An) che nel 2005 dichiara al fisco circa 270.000 euro
Il Cavaliere resta il paperone del Palazzo. E Romano Prodi fa paperino.
Alle elezioni del 2006 ha vinto Romano, ma nella dichiarazione dei redditi del 2005 non c’è stata storia: Silvio Berlusconi ha presentato al fisco un imponibile di 28.033.122 euro (313 volte quello del leader dell’Unione, battuto anche dal proprio portavoce Silvio Sircana, con un imponibile di 254.575 euro).
È quanto si legge nelle dichiarazioni dei redditi dei deputati e dei senatori, depositati e resi pubblici alla Camera e a Palazzo Madama. Fra i big a Montecitorio, Berlusconi è seguito da Francesco Nucara (Pri, 289.255), dall’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini (Udc, 214.787), e da Gianfranco Fini (An, 200.677). In fondo alla classifica dei leader, Prodi è preceduto solo da Franco Giordano (Prc, penultimo con 129.569 euro) e Francesco Rutelli (Margherita, terzultimo con 132.500). Tra i politici che siedono a Montecitorio ci sono anche sette nullatenenti: due sono del Prc (il “disobbediente” Francesco Caruso e Ali Rashid), uno della Lega (Alberto Filippi), uno dei Verdi (Massimo Fundarò), uno di An (Maria Ida Germontani), uno dell’Ulivo (Francesco Laratta) e uno della Rosa nel Pugno (Donatella Poretti).
Sempre in casa Rifondazione, piccola sorpresa: il presidente della Camera Fausto Bertinotti (un reddito imponibile di 187.650) batte il suo omologo a Palazzo Madama, Franco Marini (171.235 euro), nei redditi del 2005 pubblicati.

Tornando a Caruso, nato a Napoli il 25 agosto 1974, in una nota si dice “orgoglioso di essere il più povero parlamentare” e promette “di rimanere tale”. “Nel 2005 ho percepito un reddito talmente basso da rientrare nella no-tax area e quindi esonerato dal compilare qualsivoglia dichiarazione di reddito: niente di eccezionale, semplicemente si tratta della condizione in cui versano milioni di giovani che vivono sulla loro pelle il dramma della precarietà”. Pacchia finita (si fa per dire), visto che dal 2006 percepisce il sostanzioso stipendio (13.679 euro netti al mese, dovuti allo stipendio di 5.486 euro da sommare alla “diaria” di 4.003 euro e i 4.190 euro a disposizione per il rapporto con gli elettori) da Parlamentare.

Nella squadra di Governo, lo scettro del più ricco va a Giuliano Amato, ministro dell’Interno: nel 2005 ha denunciato oltre 420 mila euro, per un pagamento di imposte pari a circa 172 mila euro. Paolo Ferrero ministro della Solidarietà Sociale è invece il più povero: ha dichiarato solo 20.245 euro, con un’imposta netta 2.755. Anche il responsabile del Lavoro Cesare Damiano (Ds) è tra coloro che registrano un reddito tra i più bassi: ha denunciato al fisco poco più di 64 mila euro, per un pagamento di 20.378 euro di imposta.

Tra le donne, l’inquilina più povera della Camera è la deputata di Forza Italia Paola Pelino, famosa per la fabbrica di confetti abruzzesi che porta il suo nome. Nella sua dichiarazione dei redditi del 2005, si legge: poco più di seimila euro. A fronte di un’imposta netta di 1.501 euro. Tra le più ricche risulta invece Daniela Garnero Santanchè (An) che dichiara al fisco circa 270.000 euro. Seguita a ruota da Gabriella Carlucci (FI) con 254 mila euro. Sempre di Forza Italia le altre due parlamentari più facoltose: l’ex ministro per le Pari Opportunità Stefania Prestigiacomo con quasi 200mila euro e l’ex sottosegretario alla Giustizia Jole Santelli che ne denuncia quasi 188mila. Decisamente più in basso nella classifica delle deputate più ricche ci sono la Verde Grazia Francescato, con 76.483 euro di reddito imponibile, e due deputate azzurre: Manuela Di Centa, con poco più di 48mila euro, ed Elisabetta Gardini (FI) con 68.336. Per non parlare dell’attuale vicepresidente della Camera Giorgia Meloni che nel 2005 ha denunciato all’erario 21.743 euro.

Questa la classifica dei redditi per il 2005 dei leader di partito eletti alla Camera dei deputati.
Berlusconi (Fi) 28.033.122

Mastella (Udeur) 304.402

Nucara (Pri) 289.255
Casini (Udc) 214.787
Fini (An) 200.677
Maroni (Lega) 195.701
Cesa (Udc) 192.453
Di Pietro (IdV) 187.716
Bertinotti (Prc) 187.650
D’Alema (Ds) 174.078
Pecoraro (Verdi) 168.780
Diliberto (Pdci) 138.437
Fassino (Ds) 135.104
Boselli (Sdi) 134.040
Rutelli (Dl) 132.500
Giordano (Prc) 129.569
Prodi 89.514

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