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Manifesto per Roberto Fico in Campania - Ansa
Il loro motto è quello del Barone De Coubertin: “L’importante è partecipare”. E in questo periodo non è mai stato così azzeccato: visto che in Lombardia poteva essere escluso il governatore uscente e in Lazio il candidato del primo partito d’Italia, già il fatto di essere presenti sulla lista elettorale è una piccola vittoria. Continua

Un militante leghista a Pontida - Ansa
Dove finisce la Padania? Sempre più a Sud, a giudicare dai risultati elettorali della Lega Nord. Nelle regioni a sud del Po, in crescita impetuosa dalle politiche del 2006 alle europee del 2009. Emilia Romagna, Marche, Umbria, Toscana. Sono ancora “regioni rosse” per antonomasia, ma l’onda verde preoccupa sempre più la sinistra. Panorama.it ne ha parlato con Paolo Stefanini, giornalista classe 1980 (ex di “Diario”) e autore di “Avanti Po. La Lega alla riscossa nelle regioni rosse”, libro a metà tra il reportage e l’indagine, nelle librerie da ieri, edito da Il Saggiatore, con prefazione di Enrico Deaglio. Continua

Antonio Di Pietro e Beppe Grillo © Roberto Monaldo / LaPresse
Il Grillo parlante salta in politica. Se lo aspettavano in tanti, ed è la naturale conclusione del percorso inizato con il “Vaffa day” di due anni fa. Il comico e blogger genovese ha lanciato ieri a Milano il movimento a 5 stelle, non facendo mancare i suoi soliti strali contro il premier “Psiconano”, “Morfeo” Napolitano, l’opposizione del “Pdmenoelle” . Unico salvato, Antonio Di Pietro: “Meriterebbe un monumento”. Continua

“Troppe parole intorno al federalismo. Anzi, solo parole che non servono a nulla”.
Ne è convinto Claudio Burlando (Pd), presidente della Regione Liguria. Un “uomo del fare”, dice di se stesso. Ex ministro dei Trasporti durante il primo governo Prodi, dal 1996 al 1998, Burlando si ricandiderà alle regionali del 2010. Per il congresso nazionale del Pd si è espresso a favore della mozione Bersani.
Un passato nel Pci e poi nei Ds, ora è presidente di una regione al centro di grandi manovre per il “risiko democratico” di ottobre: il “franceschiniano” Sergio Cofferati, già primo cittadino di Bologna e ora eurodeputato, si candiderà a guidare il Pd nella regione (un doppio incarico impegnativo per chi aveva detto di voler scendere dalla poltrona sindaco per stare vicino alla famiglia); sempre dalla Liguria ha iniziato la sua scalata democratica lo shoman Beppe Grillo, al quale il Pd ha precluso iscrizione e primarie; mentre il sindaco del capoluogo Marta Vincenzi ha scelto di sostenere l’amico Ignazio Marino.
Di tutto ciò, il governatore pare curarsi poco. A capo di una regione che confina con la costa azzurra francese, i suoi punti di riferimento sono altri, lontani. In Germania. “Sono un tedescofilo”, ammette compiaciuto, non nascondendo una simpatia per l’ex cancelliere cristiano democratico Helmut Kohl. E una soluzione federale alla tedesca pare non dispiacergli affatto.
Presidente, si parla del partito del Sud e il governatore campano Bassolino (suo collega per ruolo e per tessera Pd) pensa a un movimento politico culturale che vada oltre i partiti. Ma che fine ha fatto il partito del Nord del Pd, quello che lo scorso inverno ha posto la questione settentrionale anche nel centrosinistra?
A me la dizione partito del Nord non è mai piaciuta e ho sempre preferito un grande partito nazionale, particolarmente attento ai territori.
Ma alcuni mesi fa ha dichiarato che la “rivincita del Pd deve partire proprio dal Nord”.
Quando dissi che bisognava partire dalle regioni del Nord è perché in quella parte del paese il Pd ha maggiori difficoltà a trovare consensi ed è, infatti, l’area in mano a Pdl e Lega.
Forse il federalismo, in questi ultimi mesi, è diventato un tabù nel centrosinistra…
“Non è un tabù. Solo che, personalmente, sono stufo di sentirlo nominare solo a parole. Io sono una persona che preferisce i fatti. Si parla di federalismo, ma in giro ne vedo poco”.
Il suo collega Bassolino ha parlato, in un’intervista al Corriere, di punte di razzismo anti - Sud.
“Questo paese non è riuscito ad affrontare sul serio la questione meridionale e bisognerà farlo sul serio, come ha fatto la Germania di Kohl, che vent’anni fa ha preso di petto la questione della Ddr. E la Germania ha fatto meglio di noi in soli due decenni”.
Allora ha ragione il ministro Calderoli a parlare di un Sud ancora assistenzialista?
“Capisco le esigenze delle regioni che producono di più, ma c’è una bella differenza tra chiudere i rubinetti al Sud, come vorrebbe al Lega, e infischiarsene se una regione produce poco o niente, perché tanto i soldi arrivano lo stesso, come accade oggi. Bisogna responsabilizzare le regioni a controllare le spese: non è possibile che in Liguria contiamo 1200 dipendenti per un milione e seicento mila abitanti e la Sicilia invece 21 mila su cinque milioni”.
Dario Franceschini si è detto aperto a un partito nazionale ma anche federale: è forse lui il candidato più vicino al partito del Nord del Pd?
“Lo sanno tutti come la penso (Burlando si è schierato con la mozione Bersani, ndr) e non credo ci siano candidati alla segreteria nazionale più o meno nordisti”.
Alle europee e amministrative di giugno hanno vinto il Pdl e la Lega, soprattutto nelle regioni settentrionali. La sua collega Mercedes Bresso ha detto che in Piemonte può fare la sua parte, ma “per il resto del Nord no, perché non conosco il segreto della pozione. Il Pd deve trovare un mago per farla”. È davvero così disastrosa la situazione del centrosinistra nel Nord Italia?
“Non sono così pessimista. È un luogo comune che il Pd non possa essere forte nelle regioni ricche del Nord, perché si tratta di una questione dei gruppi dirigenti. Prendiamo due regioni limitrofe e ricche come il Veneto, tradizionalmente di centrodestra, e l’Emilia, tradizionalmente rossa. La ricetta non può essere la stessa: in Emilia bisogna mantenere il radicamento storico, in Veneto bisogna conquistarlo. In Liguria, per esempio, la sinistra ha radici storiche, legate agli operai delle industrie di Genova e Savona, che siamo riusciti a mantenere grazie a un buon operato della classe dirigente”.
Lei guida una regione del Nord Ovest. Dall’altra parte, nel Nord Est, con un piede nella MittleEuropa, dove la Lega è fortissima. C’è la possibilità, se le cose dovessero continuare così, di una secessione della locomotiva dal resto d’Italia o della creazione di una sorta di Baviera all’italiana?
“Ma in Baviera non si vive mica male. Lo so perché sono un germanofilo e conosco bene quel Land. Comunque, non credo che ci sia il pericolo di una secessione del Nord Est dall’Italia. Il problema, semmai, è contemperare le aspirazioni di un popolo facendo in modo che non diventi puro egoismo. Questa è la situazione nel Triveneto, come nella Lombardia. Anzi mi chiedo sempre se la Lombardia faccia parte del Nord Est o del Nord Ovest, considerando la storia del Lombardo Veneto e le affinità politiche tra le due regioni”.