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Regione-Lazio


Pane, pensioni e fantasia: quasi una commedia all’italiana. Con la fantasia usata per stratagemmi utili a incassare assegni non dovuti. «Cardiopatici che interrompono la medicina per il cuore prima della visita medica» racconta Filippo Cruciani, docente di oftalmologia all’Università La Sapienza di Roma, «o malati di tumore che, davanti a un’inequivocabile guarigione, supplicano il dottore di chiudere un occhio per non perdere il diritto all’assegno dell’Inps». Un esercito di falsi invalidi pronto a tutto per mantenere l’indennità di accompagnamento od ottenere il sussidio di invalidità civile. Facendo esplodere i conti dell’Inps. Continua

La pagina di Piero Marrazzo su Facebook
Il caso Marrazzo o del principio dell’uguaglianza della rete.
Per dire: intorno alla vicenda del (ex?) presidente della regione Lazio ci sono ancora tante domande che aspettano una risposta. Continua

Più povera delle altre regioni dell’Italia centrale. Sorprendente la fotografia scattata dall’Acli per il Lazio, alle prese con una crisi ancora più profonda rispetto alle regioni limitrofe. Lo attestano i dati del cosiddetto “indice Gini“, il metodo statistico più semplice messo a punto per misurare la disuguaglianza di reddito: quello del Lazio è il più alto d’Italia, 0,339 a fronte di quello nazionale che è pari a 0,332.
L’incidenza della povertà, che nel centro Italia è pari al 6,4 per cento, nel Lazio raggiunge il 7,9 per cento. Non solo. Secondo le Acli, per quanto riguarda il precariato, il 15,34 per cento del totale delle posizioni nazionali alla gestione separata vive nel Lazio e di questi precari circa il 90 per cento si concentra nella sola provincia di Roma. Non va meglio per la casa: per acquistare un appartamento di 50 metri quadrati nel centro di Roma servono in media 26 anni, mentre in Germania, a parità di reddito, ne bastano cinque. La situazione appare ancora più grave per le famiglie straniere che, nella sola provincia di Roma, sono oltre 321 mila, pari all’82,3 per cento del totale regionale.
Un altro indicatore di crisi è dato da un’indagine condotta da Unioncamere e Infocamere, secondo la quale nel 2008 il Lazio registra una diminuzione di titolari di imprese al femminile dello 0,43 per cento. Andamento che conferma la tendenza nazionale dove, a esclusione di Lombardia e Calabria, nel resto d’Italia il numero di imprese “rosa” registra un segno meno, anche se la tenuta è ancora abbastanza stabile.
E con la crisi sempre più forte, aumentano i casi in cui le famiglie romane cadono nella rete degli usurai. Lo denuncia il Codici in un rapporto presentato ieri. In base alle richieste di aiuto arrivate al centralino del numero verde antiusura della Provincia di Roma, gestito in collaborazione con l’associazione dei volontari a sostegno dei consumatori, nel 2008 il 55 per cento delle chiamate riguardava proprio le famiglie, impiegati per il 26,1 per cento, operai al 19 per cento e casalinghe per quasi l’8 per cento. Un trend di crescita che parte dal 1999 e che è arrivato “a superare le denunce fatte da liberi professionisti e commercianti”, dicono dal Codici. È il Municipio XIII, quello di Acilia e Ostia, da dove arrivano il maggior numero di chiamate (64 per cento): qui, spiegano dal Codici, l’usura è gestita direttamente dalle organizzazioni criminali. Dal rapporto, è inoltre possibile stabile la tipologia della persona che si rivolge agli usurai: maschio, età tra i 46 e i 65 anni, sposato e con un buon livello di istruzione. Segnale allarmante che e difficoltà economiche colpiscono proprio tutti.
(LaPresse)
“Abbiamo autonomia fino al 30 settembre, oltre questa data c’è il rischio che il sistema sanitario regionale si fermi. Al governo ho già chiesto di sostenere i provvedimenti adottati dalla Regione e di sbloccare i fondi che ci spettano, quasi 5 miliardi di euro di mancati versamenti”. Parole inquietanti pronunciate da Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio, a margine di una visita all’ospedale Spallanzani dove il personale è in protesta per l’imminente chiusura. “Ci sono sofferenze di cassa che ci impediscono di avere rapporti continuativi con comuni e province – aggiunge in Governatore - Non ci sono più esami con il governo: con loro lavoreremo in modo condiviso. Smentisco che il 15 ottobre saremo sottoposti a nuovo giudizio”.
Ma proprio nel tardo pomeriggio arriva la replica del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. “La Regione Lazio non si è mai trovata in linea con le verifiche richieste dal tavolo tecnico di monitoraggio sui piani di rientro dal deficit sanitario”, dice Sacconi nell’audizione alla commissione bicamerale per le Questioni regionali. Annunciando che nei prossimi giorni incontrerà il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, Sacconi ha escluso la possibilità di dilazioni. “Se facessimo sconti non daremmo il giusto segnale di rigore per le altre regioni impegnate nel rientro, come la Campania, la Sicilia e la Calabria. Non si tratta di un atteggiamento punitivo verso il Lazio, anzi, avrei preferito una giunta di un altro colore politico per avere meno inibizioni”. Duro il giudizio del ministro sugli ospedali minori: “Sono un pericolo per la salute dei cittadini, prima vengono chiusi meglio è, anche per consentire l’organizzazione di una robusta medicina del territorio”.
La storia del deficit della sanità laziale esplode quasi due anni fa. Alla fine di ottobre del 2006, infatti, Marrazzo annuncia: “Il deficit che abbiamo ereditato è di 10 miliardi di euro. Chiediamo al Governo lo stralcio della posizione del Lazio rispetto alle altre regioni”. Nel complesso, i 10 miliardi sono frutto del disavanzo accertato per gli anni 2004 e 2005 (3 miliardi 964 milioni di euro), dei mancati versamenti dello Stato per l’assenza di copertura nel biennio (2 miliardi) e dello Stato patrimoniale del bilancio consolidato 2005 (4 miliardi 232 milioni di euro). Da sola la Asl Rmc, al centro dell’inchiesta sulle tangenti nel settore, ha prodotto un debito pari ad 1 miliardo 169 milioni di euro. Parte, così un lungo confronto con il Governo Prodi che porterà alla firma del piano di rientro a febbraio 2007 presso il ministero dell’Economia e alla presenza dei ministri Padoa Schioppa e Turco.
Alla fine del 2007, la regione Lazio attua un primo risparmio di quasi un miliardo di euro, ma per il 2008 la situazione è ancora difficile perché servono tagli per altri 500 milioni di euro. Due mesi fa Marrazzo viene ufficialmente nominato dal Consiglio dei ministri commissario “ad acta” pro-tempore per il conseguimento degli obiettivi previsti dal piano di rientro del deficit. Un piano che si preannuncia molto duro: dopo i 780 posti letto per “acuti” tagliati nel 2007, adesso 1.953 posti letto in meno e 13 ospedali chiusi e convertiti in presidi territoriali. Il piano sarà pienamente operativo entro il prossimo 31 dicembre. A fine anno dovrebbero essere chiuse o riconvertite anche altre 21 strutture sanitarie private finora accreditate col Servizio sanitario regionale. Il piano sarà presentato nel dettaglio ai primi di ottobre, ma Marrazzo ha voluto oggi rassicurare i lavoratori in rivolta. “Il centro trapianti dello Spallanzani si farà qui e verrà rafforzato – dice il presidente – Per quanto riguarda il reparto di chirurgia toracica del Forlanini, è una delle sue eccellenze e dovrò trovare un’altra struttura dove trasferirlo: lo Spallanzani è un’ipotesi sul tappeto”.
Il Tar del Lazio ha bocciato la parte del piano di rientro del deficit della Regione Lazio che riguarda il taglio dei posti letto nelle strutture private, in seguito al ricorso della casa di cura “Villa Serena” che si era vista azzerare i suoi 49 posti letto. Nella sentenza 1664/08 si legge che “non può essere calato dall’alto, senza preavviso e congrua motivazione, un provvedimento regionale che, in nome del risparmio, azzeri i posti letto ad una struttura privata, alla quale va data l’opportunità di riprogrammare per tempo la propria attività”. Più spine che rose, dunque, per il piano di rientro della Regione Lazio, chiamata a dare segnali concreti per il recupero di quasi 10 miliardi di euro già a partire da quest’anno. Un piano fortemente osteggiato dall’opposizione di centro destra, ritenuto “del tutto inadeguato” dal gruppo dei Socialisti riformisti al consiglio regionale e che non piace neppure alla Cgil di Roma e Lazio che ha presentato un ampio e documentato dossier sugli sprechi della sanità laziale. La critica più aspra è quella di una spesa troppo elevata per gli ospedali e troppo bassa per il territorio e per la prevenzione. Un bilancio regionale che per il 2007 ha speso una buona fetta, il 73%, nel settore sanitario pubblico e privato. Una ripartizione della spesa sanitaria che nel Lazio passa al 53% per l’ospedaliero e il 47% per il territorio. Un andamento che a livello nazionale si inverte.
Interessanti i dati della Cgil sulla specialistica. Il privato ha erogato, nel 2006, in convenzione o in accreditamento, il 55% delle prestazioni; il pubblico il restante 45%. Gli esami di tac e risonanza magnetica sono stati erogati dal privato per il 68% degli esami con 17 macchine, il pubblico ha offerto il 32% degli esami con 32 macchine. Secondo il sindacato, gli obiettivi prospettati dalla Giunta Marrazzo per il 2007 sarebbero stati raggiunti solo per il 60% rispetto ai 788 milioni di euro messi in bilancio. Poi sarebbero mancate le cosiddette “azioni di sistema”, ovvero il controllo dei costi di produzione nelle aziende, la riorganizzazione o la riconversione della rete ospedaliera, la riduzione o riconversione dei posti letto. “Occorre spostare il piano di rientro da 3 a 5 anni: solo così i risparmi saranno frutto di azioni strutturali”, sottolinea Giorgio Cerquetani, responsabile regionale del welfare della Cgil.

“Quando la democrazia è debole, vischiosa, fa fatica a decidere e non ha controlli, è quello il momento in cui si sceglie di aggirare la norma per cercare corsie preferenziali. E la corruzione diventa forte”. Parole dure quelle usate dal sindaco di Roma e leader del Partito Democratico, Walter Veltroni, nel suo intervento alla presentazione della prima mappa (qui il .pdf) dell’Alto commissariato anticorruzione, presieduto da Achille Serra (ex prefetto della Capitale), durante il convegno su Legalità, trasparenza e sviluppo della città, in occasione della Giornata mondiale per la lotta alla corruzione.
Giudizi netti che prospettano scenari foschi: le Mani Pulite del ‘92, pur avendo spazzato via almeno mezza Prima Repubblica, non sembrano aver mondato tutto. E infatti si sta, secondo Veltroni, riavvicinando quel fenomeno che è stato combattuto 15 anni fa e che “sembrava esser stato sconfitto”. Un intervento più da amministratore pubblico che da leader di partito, quello di Veltroni. Corroborato sia dai dati contenuti nella mappa dell’Alto Commissariato guidato da Serra sia dalle “coincidenze” della cronaca.
Intanto, i numeri: sono ben 6.603 le sentenze di condanna definitive per corruzione registrate nel periodo 1996-2006, dice il rapporto del pool di Serra. Di queste, il 35% (più di una su tre) riguarda il reato di corruzione nella gestione della cosa pubblica: dal peculato (4.737 sentenze, 25,5%), all’abuso d’ufficio (4.634 sentenze, 24,9%), alla concussione (2.579 sentenze emesse, 13,9%). Considerando invece il periodo gennaio 2006 20 novembre 2007, la mappa evidenzia che su 6.752 persone denunciate nella pubblica amministrazione, 3.219 sono riferibili alla sanità, con un’incidenza vicina al 50% del totale.
Potrebbe far parte della statistica (e passiamo così alle coincidenze della cronaca), anche l’ex sottosegretario alla Difesa Marco Verzaschi, mandato agli arresti domiciliari, proprio mentre Veltroni e Serra disquisivano di corruzione.
La misura cautelare, secondo quanto riportato dall’Ansa, si riferisce a quando Verzaschi, all’epoca appartenente a Forza Italia, ricopriva dal 2003 la carica di assessore regionale alla Sanità del Lazio, nella giunta di centrodestra guidata da Francesco Storace. Oggi esponente dell’Udeur, l’ex sottosegretario è accusato - stando all’ordinanza del procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo e del sostituto Giovanni Bomrardieri e firmata dal gip Luisanna Figliolia - di corruzione e concussione. La vicenda in cui sono indagati diversi manager e politici, riguarda presunte tangenti pagate da Anna Iannuzzi, soprannominata Lady Asl.
Verzaschi - dimessosi dall’incarico ministeriale il 6 dicembre scorso - ha una lunga carriera politica alle spalle e una discreta propensione al cambio di casacca. Nel ‘95 è stato eletto per la prima volta nel Consiglio della Regione Lazio, incarico rinnovato nel 2000 e nel 2005. Tra il 2000 e il 2002 è stato Commissario per l’emergenza rifiuti per Roma e provincia, delega estesa poi a tutto il Lazio. Dal 2000 al 2003 ha ricoperto l’incarico di assessore regionale all’Ambiente e Protezione Civile, assumendo, successivamente, e fino al 2005, la responsabilità di Assessore regionale alla Sanità. Proprio il 2005 è l’anno in cui Verzaschi lascia Forza Italia e la Cdl (”dopo 11 anni è venuta a mancare la passione”, disse) per passare all’Udeur di Clemente Mastella, fino a diventarne segretario regionale del Lazio.
In molti si sono chiesti se questa mattina Veltroni, mentre parlava in Campidoglio, stesse pensando a lui…