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E Vendola annegò in un mare di sprechi


Nichi Vendola, classe 1958, governa la Puglia da sei anni.

Nichi Vendola, classe 1958, governa la Puglia da sei anni.

Lo 007 si aggirava per i corridoi dell’azienda sanitaria barese con aria circospetta e una gonfia cartellina sottobraccio, piena di chissà quali scottanti dossier. L’incarico era delicatissimo: “Monitoraggio della sicurezza ambientale”. L’”agente segreto” doveva bonificare gli uffici della asl da eventuali cimici ed eliminare i programmi spia dai computer. I magistrati lo hanno denunciato per “esercizio abusivo della professione”: lo 007, insomma, sarebbe stato pure farlocco. Ma le sue “indagini” sono state comunque retribuite. E anche lautamente: 63 mila euro, tra il 2008 e il 2009. Soldi sborsati dai cittadini, ovviamente: quegli stessi che possono aspettare anche sei mesi per un elettrocardiogrammma. Continua

Bologna senza sindaco: Delbono lascia, travolto dal “Cinzia-gate” e dal pressing del Pd

Il sindaco di Bologna Flavio Delbono fuori dagli uffici della Procura di Bologna | (Giorgio Benvenuti/Ansa)

Il sindaco di Bologna Flavio Delbono fuori dagli uffici della Procura di Bologna | (Giorgio Benvenuti/Ansa)

Un pressing che dura da giorni e che in 48 ore, da sabato 23 a lunedì 25, ha raggiunto lo scopo: Flavio Delbono, sindaco di Bologna, ha fatto un passo indietro, ha lasciato la poltrona, si è dimesso da primo cittadino.
Se ne va dopo soli sette mesi a Palazzo D’Accursio alla vigilia della discussione del suo primo bilancio. Continua

Scuola: prima campanella il 14 settembre. Le date, regione per regione


Visualizza Scuola 2009/10, il calendario regione per regione in una mappa di dimensioni maggiori

Un mese e mezzo di vacanza e già si parla di rientro a scuola. È stato completato il calendario scolastico 2009-2010. Se le campanelle d’inizio lezioni torneranno a suonare il 14 settembre in ben tredici regioni, gli ultimi a tornare in classe saranno gli studenti dell’Abruzzo, il 21 settembre.
Hanno scelto la data del 14 settembre per il ritorno tra i banchi Alto Adige (Bolzano), Calabria, Campania, Lazio (per il primo ciclo, per il secondo è il giorno dopo), Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Toscana, Trentino, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto. Con più calma, e i motivi sono intuibili, inizieranno gli studenti dell’Abruzzo, appunto il 21 settembre. L’Emilia Romagna, il Friuli-Venezia Giulia e il Lazio per il secondo ciclo hanno scelto il 15 settembre, mentre la Basilicata e le Marche il 16. Il 17 settembre, invece, è stato preferito dalla Sardegna, il 18 dalla Puglia e dalla Sicilia.

Anche sulle date di chiusura delle attività didattiche la maggior parte delle regioni si è trovata d’accordo. Hanno scelto il 12 giugno come stop alle lezioni Abruzzo, Alto Adige (nelle scuole in cui le lezioni sono articolate su 6 giorni settimanali), Basilicata, Campania, Lazio, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Sicilia, Toscana e Valle d’Aosta. Gli studenti di Calabria, Emilia-Romagna, e Trentino lasceranno per primi i banchi di scuola, il 5 giugno, e poi, il 9 giugno, sarà la volta di Marche, Puglia e Veneto. Dovranno pazientare qualche giorno ancora, invece, gli scolari della Sardegna e dell’Umbria che smetteranno il 10 giugno, e dell’Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia l’11 giugno.

Le vacanze natalizie oscillano di poco in quanto tutte le regioni convergono nell’arco che va dal 23/24 dicembre 2009 fino al 6 gennaio 2010, tranne per il Piemonte dove le vacanze inizieranno il 21 dicembre per concludersi ugualmente il 6 gennaio 2010.
Per le vacanze di Pasqua l’arco va dal 29 marzo al 6 aprile 2010 per alcune regioni come Alto Adige (Bolzano), Lazio, Liguria, Umbria e Veneto. Il resto delle regioni ha scelto dall’1 al 6 aprile l’intervallo di tempo per godere della vacanze.

La Sardegna al voto: affluenza bassa, scrutinio a rilento

Ugo Cappellacci, Pdl

Urne chiuse: fino all 15 in Sardegna si votava. Gli elettori (circa 1 milione e mezzo) sono chiamati a scegliere il nuovo presidente della Regione e il Consiglio regionale. Ma non ci sono andati in tanti: solo il 67,58% ha votato fra ieri e questo pomeriggio alle 15 per l’elezione del presidente e del Consiglio regionale. Nelle precedenti consultazioni del 2004 l’affluenza alle urne era stata del 71,2%.
Il dato 2009 nelle 1.812 sezioni allestite nei 377 comuni della Sardegna registra quindi un calo del 3,62%, Secondo i dati diffusi dalla Regione, la provincia dove si è votato di più è Sassari con il 69,19 %. Quella con l’affluenza più bassa è stata Carbonia-Iglesias con il 64,50%. Nel Cagliaritano la percentuale è stata del 67,58%. Nel Medio Campidano ha votato il 64,96%, nel Nuorese il 69,54%, in Ogliastra il 67,14%, in Gallura il 68,85%, nell’Oristanese il 65,72%.
Nel 2004 le consultazioni isolane si svolsero in concomitanza con le europee e una tornata di amministrative, con i seggi aperti dalle 15 alle 22 di sabato 12 giugno e dalle 7 alle 22 di domenica 13. Lo scrutinio cominciò lunedì mattina con le europee e alle 14 per le regionali. Nel 2004 a chiusura dei seggi l’affluenza alla urne fu del 71,2%.

L’afflusso dei dati elettorali nel centro elaborazione dati della Regione Autonoma della Sardegna però sta procedendo con lentezza maggiore del previsto a causa di contestazioni nelle sezioni elettorali soprattutto per il voto disgiunto sul quale si sono avute accese discussioni e richieste di consultazioni “in diretta” con gli uffici elettorali dei comuni. In pratica stanno emergendo dubbi interpretativi, nonostante la Regione abbia distribuito in tutti i seggi un apposito vademecum con le varie ipotesi. Soprattutto quando - come prevede la legge - vi è un voto di preferenza per un candidato in una circorscrizione provinciale e un voto diverso per il presidente, cioè non allo stesso candidato governatore a cui è collegata la lista.
La sfida (con risvolti nazionali) è, notoriamente, tra il presidente uscente Renato Soru (”Lista Soru presidente” appoggiata da Pd, Prc, Pdci, Idv, La sinistra e Rossomori) e il candidato del Pdl, Ugo Cappellacci (Il popolo delle libertà sostenuto da Pdl, Udc, Mpa, Riformatori, Uds-Nuovo Psi e Psd’Az). Ma in corsa ci sono anche tre altri nomi: Peppino Balia (Partito Socialista); Gavino Sale (Irs Indipendentzia Repubrica de Sardigna); Gianfranco Sollai (Unidade indipendentista).
Per i votanti, la scheda di colore verde divisa in ogni metà da due colonne verticali: in una sono stampati i simboli delle coalizioni e i nomi dei candidati alla Presidenza, nell’altra i simboli delle liste presentate nelle 8 Circoscrizioni provinciali e disposte in maniera tale da evidenziare il loro collegamento al candidato presidente. L’elettore può esprimere una sola preferenza scrivendo il cognome del candidato consigliere e può indicare un solo candidato presidente. È ammesso il voto disgiunto, ossia non è necessario che fra le due indicazioni sia rispettato il collegamento tra la lista e la coalizione di riferimento.

Diventa presidente della Regione il candidato che in ambito regionale ottiene più voti, il candidato presidente del listino regionale che arriva secondo diventa consigliere regionale. Per l’attribuzione dei seggi il sistema è uguale a quello adottato per le Regioni a statuto ordinario, ma con diverse variabili (a cominciare dalla possibilità di esprimere un voto disgiunto) e con l’attribuzione di un eventuale premio di maggioranza che viene assegnato al presidente eletto per permettergli di governare.

Soru Vs Cappellacci: voto a Cagliari, tsunami a Roma

 Renato Soru

di Romana Liuzzo

Sfida finale all’ultimo voto. Un milione 400 mila elettori sardi decidono il futuro governo regionale dell’isola fra due contendenti molto determinati: Ugo Cappellacci, ex assessore e commercialista dal sorriso aperto, e Renato Soru, ombroso editore dell’Unità, ribattezzato l’”Obama di Sanluri”.
Con il voto di domenica 15 e lunedì 16 febbraio in palio non c’è solo il governo dell’isola, ma anche, probabilmente, la leadership del Pd. Se Soru vince, prende tutto: la Sardegna e, con ogni probabilità, la poltrona di Walter Veltroni. Se Soru perde, perde tutto: la sua regione e il Pd.
La necessità di mettere alla prova la capacità del Partito democratico di raccogliere consensi e la curiosità di verificare il gradimento di Soru, in vista di una sua investitura nazionale, hanno così trasformato le elezioni regionali sarde in un test nazionale.
Ma non è solo questo: da tempo la segreteria di Veltroni è in discussione e la poltrona dell’ex sindaco di Roma fa gola a molti. Come anticipato da Panorama, il ministro ombra dell’economia, Pier Luigi Bersani, portabandiera dell’anima più riformista della sinistra, se nell’ottobre 2007 pressato dalla ragion di partito rinunciò alla sfida, oggi non pare più disposto a fermarsi. “C’è il problema di organizzare il partito, metterlo nella sua fisiologia. Bisogna arrivare a un meccanismo di corresponsabilità. E su questo il segretario per primo deve dare una mano. Anche nel suo interesse” ha detto Bersani.

Altro appuntamento cruciale sarà quello con l’election day. Si dovrà votare in moltissime città, ma si terranno anche le elezioni europee. Per questo in Italia le votazioni si svolgeranno in un’unica tornata: il 6 e il 7 giugno 2009. L’ipotesi più realistica, legata a un risultato deludente del Pd alle europee, è che al congresso di ottobre vengano presentate tre candidature: Veltroni, Bersani ed Enrico Letta.
E poi c’è l’incognita Soru. Su di lui puntano alcuni intellettuali, fra i quali spiccano i nomi di Oliviero Toscani, Massimiliano Fuksas, Achille Bonito Oliva. Nell’appello congiunto dicono: “Noi crediamo che il modello di governo che Renato Soru ha proposto per la Sardegna negli ultimi cinque anni, con risultati precisi e inconfutabili, e che ripropone per la prossima legislatura, possa diventare un modello di crescita per l’Italia”.

Proprio per l’importanza delle elezioni sarde a livello nazionale entrambi i contendenti, appaiati secondo i sondaggi, hanno partecipato alla campagna elettorale senza risparmiarsi. Piazze, paesini, teatri, discorsi, dibattiti e strette di mano: fin qui tutto nella norma. Ma si va oltre: Mr Tiscali è arrivato a sporgere denuncia contro il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Il governatore dimissionario, indagato per un grosso contratto che avrebbe favorito alcuni suoi amici, non ha gradito alcune dichiarazioni del premier. Così, fedele all’annuncio, il 26 gennaio scorso ha varcato il portone del palazzo di giustizia a Cagliari.
L’offensiva di Cappellacci è partita con la presentazione di un dossier nel quale sono elencate “tutte le malefatte” dei quattro anni di presidenza di Soru. Gli viene rimproverato di avere spedito alle famiglie dell’isola un opuscolo intitolato Bilancio del governo della regione 2004-2008 dove elenca a uno a uno i propri meriti. “Un pamphlet pagato dai contribuenti farcito di cifre prive di riscontro. Non c’è un dato di fonte statistica. È un’autocertificazione” accusa Cappellacci.
Il candidato del Pdl ha terminato il tour de force nel palazzetto dello sport di Cagliari, di fronte a 4 mila persone, con una promessa: “Mi dispiace che la campagna elettorale sia stata così corta, perché desidero veramente parlare con ciascun sardo e ascoltarlo, guardandolo negli occhi. Cosa che continuerò a fare anche dopo il voto, comunque vadano le cose”. A sostenerlo sono il Partito sardo d’azione con il suo presidente, Giacomo Sanna, che dice a Panorama: “Soru è il più bugiardo del mondo. A partire dalla dichiarazione dei redditi: 180 mila euro di imponibile, con 97 mila euro di detrazioni. Mi sembra paradossale che uno degli uomini più ricchi d’Italia paghi tasse solo su 80 mila euro. In pratica, se non avesse più lo stipendio da consigliere regionale, risulterebbe nullatenente. Stiamo pensando a una raccolta di fondi, se dovesse andargli male”.

Nelle regionali del 2004 Soru, oggi anche editore dell’Unità, vinse con il 50,13 per cento, mentre il candidato del centrodestra Mauro Pili ottenne il 40,5. Ma il presidente del Consiglio non era sceso in campagna elettorale, come ha fatto in queste settimane al fianco di Ugo Cappellacci.
“E poi se lo conosci lo eviti” racconta a Panorama il guru della comunicazione Gavino Sanna, parafrasando uno slogan pubblicitario. Chi meglio di lui può giudicare i due avversari? Sanna è stato l’ideatore della campagna pubblicitaria per “Dr Jekyll e Mr Hyde (così il creativo definisce Soru, ndr), uno che prima ti usa e poi ti liquida con un sms nemmeno tanto garbato”. Aggiunge: “Soru è un padrone vestito da servo, è una vigliaccata verso la povera gente”. Ora, come uno scherzo del destino, Sanna si sta occupando dell’immagine di Cappellacci. Insomma, Sanna contro Sanna. Che effetto fa combattere contro se stesso? “Semplice, al mattino mi guardo allo specchio e mi dico: oggi sono più bravo di te”.
Ugo Cappellacci

Se 5 anni fa l’algherese guru della pubblicità tirava fuori dal cilindro lo slogan “Meglio Soru”, stavolta ha seguito l’uomo del Pdl, Cappellacci, con manifesti e gli slogan “Meglio di Soru”, “La Sardegna torna a sorridere”, “Sardegna fatti furba”.
E mentre il sindaco di Cagliari, Emilio Floris, consiglia il suo ex braccio destro al Bilancio in tutte le sue mosse (”Ugo è stato un ottimo assessore”), non potevano mancare le polemiche delle ultime ore. Riguardano le schede elettorali, curate dalla regione. Piene di errori, confuse, sbagliate graficamente. A poche ore dalle elezioni è successo il parapiglia. Tutto risolto, così dicono, con scuse pubbliche ai cittadini da parte dell’amministrazione regionale.

Chiamparino, Tosi e Scopelliti. Ecco la terna dei sindaci ad alto gradimento

Flavio Tosi, neosindaco leghista di Verona

Flavio Tosi di Verona, Sergio Chiamparino di Torino e Giuseppe Scopelliti di Reggio Calabria: i tre amministratori che si dividono il primato di sindaco più amato dai propri concittadini. Proprio il sindaco di Torino - che aumenta i suoi consensi del due per cento rispetto al 2007 e addirittura del 14,4 per cento dal giorno della elezione - è il “guastafeste” che spezza il successo altrimenti incontrastato del centrodestra nelle tre classifiche (sindaci, presidenti di provincia e presidenti di regione).
Sono i risultati del “Governance Poll” 2008, sondaggio sul consenso di cui godono i sindaci dei comuni capoluogo e i Presidenti delle Province e delle Regioni, curato da Ipr Marketing, per il terzo anno consecutivo per Il Sole 24 Ore. Il sondaggio è stato realizzato tra i mesi di settembre e novembre, attraverso interviste telefoniche condotte in modalità Cati (Computer Assisted Telephone Interview) e telematiche attraverso il sistema Cawi ed il sistema esclusivo Tempo Reale.

Aumenta anche il gradimento verso Letizia Moratti (primo cittadino di Milano) che guadagna cinque punti percentuali rispetto alla rilevazione dell’anno scorso, e di Gianni Alemanno, che da aprile a oggi come sindaco di Roma incrementa di 2,3 punti percentuali il proprio consenso. Male invece Massimo Cacciari (Venezia), che perde cinque punti percentuali rispetto allo scorso anno, e la genovese Marta Vincenzi (-2,5 per cento sul 2007, quando per tutti era “superMarta”) che riceve il 50 per cento esatto di consensi.
La città più scontenta? Quasi scontato sia Napoli, con il sindaco Rosa Russo Iervolino che perde 9 punti percentuali e si assesta al 39%, specchio del momento poco felice che sta vivendo il capoluogo partenopeo.
Tra i governatori, il siciliano Raffaele Lombardo scavalca in classifica il lombardo Roberto Formigoni, che dallo scorso anno guadagna comunque quattro punti percentuali, mentre al terzo posto si trova Giancarlo Galan, governatore del Veneto. Tre governatori del Pdl ai primi tre posti, dunque, mentre il Pd subisce un crollo verticale, soprattutto nelle regioni del Sud. Guadagnano qualcosa Nichy Vendola e Piero Marrazzo, presidenti di Puglia e Lazio, ancora al di sotto dei risultati del giorno della loro elezione, ma ora fermi al 49%. Anche per le regioni la maglia nera va alla Campania, con il governatore Antonio Bassolino che chiude al 39%, sette punti in meno dello scorso anno.

Che non lasciano indenni gli abruzzesi: i sindaci navigano nelle zone basse della classifica, e sono relegati tutti in coda anche i presidenti di Provincia.
Anche in questa classifica, spicca in testa un terzetto di centrodestra, con Giuseppe Castiglione (Catania), Giovanni Cesare Ricevuto (Messina) e Giovanni Avanti (Palermo). È la Sicilia, roccaforte del Pdl, a fare la parte del leone nella Governance poll 2008. Da segnalare tra i presidenti di provincia anche il quarto posto di Mario Gerardo Oliverio (Cosenza), in crescita costante di consensi, l’exploit di Davide Zoggia (Venezia) che guadagna il dieci per cento e si piazza a metà classifica, mentre Filippo Penati (Milano) ha appena il 50 per cento di consensi e la 78esima postazione, e a giugno dovrà affrontare un impegnativo turno elettorale. Nei primi sei posti altri due presidenti siciliani, Nicola Bono (Siracusa) e Eugenio D’Orsi (Agrigento). Nicola Zingaretti, presidente della provincia di Roma, guadagna un punto e si assesta al 52,5%. La prima delle grandi province è Bologna, con il presidente Beatrice Draghetti in aumento di sette punti (59,9%) rispetto all’anno scorso.

A spiegare il perché del successo dei sindaci, ci pensa Antonio Noto, direttore Ipr marketing: viene premiato il loro “forte senso di radicamento nel territorio”. Inoltre hanno ”la capacità di intercettare trasversalmente le attese dei cittadini” e sono dotati di ”una concezione pragmatica e decisionista del proprio ruolo”.

Aosta: la città dove si vive meglio. Caltanissetta all’ultimo posto

il palzzo del comune

Per il 2008, vince Aosta: è la città dove si vive meglio in Italia.
Almeno stando alla classifica annuale sulla Qualità della vita realizzata dal Sole 24 Ore, che premia le piccole realtà cittadine come Trento, Belluno, Bolzano, declassa le metropoli (sia Roma sia Milano perdono quota) e boccia molte località del Meridione. Fanalino di coda risulta quest’anno Caltanissetta.
Ma a vincere in questa classifica sono soprattutto Nord e Centro Italia, che battono alla grande le città del Sud. Soltanto Oristano compare nella parte alta, al 19esimo posto. Per il resto a prevalere sono le località del Nord che occupano i primi posti in graduatoria. Dopo le tre “medaglie” Aosta, Belluno, Bolzano, tutte quante località montane, al quarto posto compare Trento, seguita da Sondrio, Trieste, Siena, Gorizia, Piacenza e Parma, che chiude la top ten.
L’indagine del Sole sulle province italiane prende in considerazione sei macro-aree (tenore di vita; affari e lavoro; servizi, ambiente e salute; ordine pubblico; popolazione; tempo libero). Per ogni macro-area sono individuati sei indicatori specifici (per un totale, quindi, di 36 indicatori), quali, ad esempio, il Pil pro capite, la disoccupazione; le infrastrutture; i reati denunciati; gli acquisti di libri; il numero di associazioni di volontariato rispetto alla popolazione.

Un paese spaccato in due
La prima città del Sud è intorno a metà classifica, dove troviamo, alla posizione numero 55, L’Aquila, a pari merito con Isernia e Como. Mentre la città “nordica” peggio piazzata è Alessandria, che si classifica 69esima.
Se passiamo invece alle gare “di settore”, il Sud ottiene solo due vittorie: Oristano è la provincia meno colpita dai reati, L’Aquila è la migliore sul fronte demografico. Milano è prima per tenore di vita, Cuneo per affari e lavoro, Trieste per servizi-ambiente-salute, Aosta per il tempo libero.
Quanto all’ultima classificata, Caltanissetta, perde sette posizioni rispetto a un anno fa. Aosta vince la sfida grazie agli ottimi risultati nel tempo libero, nel tenore di vita e nella popolazione. Mentre Caltanissetta è alle ultime posizioni soprattutto nel tempo libero, nella popolazione, negli affari e lavoro. Per non parlare dell’abisso che separa prima e ultima classificata per il Pil medio pro capite: 34mila euro ad Aosta, 16mila nella provincia siciliana. La disoccupazione è al 3,2% nella città del Nord e del 16% in quella meridionale, le rapine meno di 17 ogni 100mila abitanti nella provincia di montagna, oltre 48 nell’altra, le organizzazione di volontariato 1,24 ogni mille abitanti contro 0,34.

Le città che hanno più delle altre migliorato la loro qualità della vita risultano Oristano (+53 posizioni), Asti (+38), mentre le flessioni più marcate sono di Prato (50) e di Bergamo (40).
Milano scivola dal sesto al ventesimo posto, Roma dall’ottavo al 28esimo, mentre Napoli perde undici posizioni scivolando a quota 79, Torino 13 piazzandosi quest’anno al 66esimo posto della classifica.
Lo scorso anno, nella top ten figuravano Trento, Bolzano, Aosta, Belluno e Sondrio. Ad occupare le ultime dieci posizioni, tutte le città del sud: in ordine Bari (ex aequo con Caserta e Palermo), Vibo Valentia, Caltanissetta, Reggio Calabria, Taranto, Catanzaro, Catania, Foggia, Benevento ed, ultima, Agrigento.

Soru si dimette: “Inutile perdere tempo”. A febbraio la Sardegna al voto

Renato Soru

L’aveva detto e l’ha confermato. Non essendo cambiate le condizioni politiche, Renato Soru lascia la guida della Regione Sardegna e, per la prima volta nella storia dell’Autonomia, i sardi andranno ad elezioni anticipate. Si voterà a febbraio, molto probabilmente il 15, in anticipo di sei mesi rispetto alla naturale scadenza della XIII legislatura apertasi nel 2004.
Per lo scioglimento dell’Assemblea legislativa sarda si dovrà comunque attendere la scadenza dei 30 giorni e poi sarà il vicepresidente Carlo Mannoni (attuale assessore dei Lavori Pubblici) a traghettare l’esecutivo alle elezioni di febbraio. “Ho sperato fino all’ultimo” ha detto il Governatore nel lungo e anomalo dibattito in Consiglio regionale (una cinquantina di interventi, in verità la maggior parte di consiglieri dell’opposizione) incentrato sulla crisi aperta lo scorso 25 novembre“, che ci fosse un segnale positivo da parte di tutti sulla possibilità di “andare avanti, utilizzando proficuamente, nell’interesse dei sardi, anche questi pochi mesi che mancano per la scadenza normale”.
Soru è il primo presidente in 60 anni di Autonomia della Sardegna che chiude la legislatura anticipatamente. Ad evitare le urne non è servito il periodo di “raffreddamento” previsto dalla legge statutaria per ricomporre le divisioni interne al Partito Democratico nell’isola e a rinsaldare una maggioranza nata nel 2004 con la coalizione “Sardegna Insieme”.
Non sono servite neppure le ultime “verifiche” cercate prima dell’inizio del dibattito in aula con il tentativo di ricompattare il centrosinistra attraverso la completa adesione alle richieste del presidente dimissionario: adozione dei vincoli paesaggistici nelle zone interne, approvazione delle linee per la manovra finanziaria 2009, completamento della riforma su istruzione e formazione professionale, riduzione a 80 del numero dei consiglieri, moralizzazione della politica con riduzione di sprechi e indennità aggiuntive dei consiglieri regionali. All’intesa sul piano di rilancio, Soru aveva lavorato fino all’ultimo momento, la linea messa a punto nel corso di un summit che lunedì sera è andato avanti fino a notte inoltrata con i suoi più stretti collaboratori, ma la presa d’atto arriva già a fine mattinata e trova conferma nel corso degli interventi in Aula dei consiglieri. È dalla stessa maggioranza che arrivano i distinguo, le prese di distanza. L’epilogo non può essere che uno, tira le somme e a fine serata scrive la parola fine.
Voleva garanzie vere dalla coalizione, che andassero oltre il voto in aula sull’ordine del giorno “blindato” con le condizioni per andare avanti fino a conclusione naturale della legislatura. E infatti, commenta rammaricato il governatore: “Si poteva concludere un passo importantissimo nell’azione di tutela del territorio che abbiamo portato avanti in questi anni” ha aggiunto Soru, con riferimento alla richiesta di approvare subito la nuova legge urbanistica. “Così non è stato ma questa notte dormirò sereno e domani consegno le chiavi della Regione. Una Regione senza scheletri nell’armadio, senza una tv in ogni stanza ma con più computer. Insomma una regione più moderna, con regole certe e un bilancio risanato”.
L’ultimo appello di Soru in Aula è stato all’insegna della responsabilità e rivolto non solo al centrosinistra, ma anche all’opposizione. La risposta dai banchi della minoranza, però, è stata netta: “Non c’è nulla di interessante che può dirci. Questo è il momento della chiarezza, non delle trattative o delle camarille”, ha spiegato il capogruppo di Fi, Giorgio La Spisa, annunciando che il centrodestra non avrebbe nemmeno partecipato alla conferenza dei capigruppo per l’esame della proposta di Soru. A quel punto si è aperto il dibattito, con i consiglieri delle opposizioni che hanno chiesto più volte la conferma delle dimissioni, mentre il centrosinistra ha tentato di convincere il Governatore a recedere dal suo intento. Complessivamente gli iscritti a parlare erano una sessantina e, calcolando 15′ a testa (tempo ridotto rispetto ai 20 previsti dal regolamento) il dibattito sarebbe potuto durare 15 ore. “Tempo perso”, secondo il governatore. Che poco prima delle 22,30 ha rotto gli indugi e ha chiesto al presidente del Consiglio regionale Giacomo Spissu di intervenire, annunciando il sostanziale “tutti a casa”.

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