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Berlusconi: “Ciarrapico? Al Pdl serve. Fini sapeva ed era d’accordo”

Silvio Berlusconi a Porta a Porta | Ansa
Ci tiene a precisare e a ribadire, Silvio Berlusconi.

A ventiquattr’ore dall’uragano scatenato dalle dichiarazioni di Giuseppe Ciarrapico, il Cavaliere tiene botta e tira dritto. E allora: “Anche Alleanza nazionale sapeva della candidatura di Ciarrapico ed era d’accordo”. Una dichiarazione che suona come una smentita a Gianfranco Fini che ieri aveva detto di non saper nulla della candidatura dell’imprenditore ciociaro. Non solo.
Il Cavaliere ci tiene anche a smorzare i toni: “Ciarrapico è un signore di un mondo che sprizza la simpatia di un Fabrizi, credete che una sua dichiarazione subito smentita sia così importante? Credo che i problemi seri siano altri”.
Di più, il Cavaliere non fa misteri sulla candidatura: “Noi dobbiamo vincere. Noi dobbiamo fare una campagna elettorale e si deve vincere. L’editore Ciarrapico” spiega il leader azzurro “ha giornali importanti a noi non ostili ed è assolutamente importante che questi giornali continuino ad esserlo, visto che tutti i grandi giornali stanno dall’altra parte”.
Messo da parte il caso del “Ciarra”, Berlusconi annuncia poi che giovedì 13, nell’Auditorium della Confindustria all’Eur, saranno presentati i candidati del Pdl alle prossime elezioni politiche. “Sto cominciando a pensare alla squadra di governo”, spiega l’ex premier che però non vuole svelare la rosa di nomi che sta vagliando. “Vedremo che cosa sarà il risultato delle elezioni perché, se come appare dai sondaggi e da ciò che sembrerebbe di buon senso, noi potremo contare su una vasta maggioranza alla Camera e al Senato, procederemo in questa direzione autonomamente”, spiega Berlusconi commentando le parole del presidente della Cei Angelo Bagnasco, che per la prossima legislatura ha auspicato larghe intese per interventi che consentano di migliorare la condizione economica delle famiglie. “L’intervento per dare più potere d’acquisto a ciò che introitano le famiglie - aggiunge il Cavaliere - credo che sia uno dei primi che si debbano fare. Per quanto ci riguarda abbiamo anticipato che ci sarà la detassazione completa degli straordinari e la abrogazione totale dell’Ici”.

Il VIDEO servizio:

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Gaffe d’esordio per Ciarrapico, candidato dal Pdl nel Lazio: “Mai rinnegato il fascismo”. Poi la smentita e la conferma del suo nome in lista. Ma nel Pdl è bufera. Secondo voi, avrebbe dovuto fare un passo indietro?

Ciarrapico divide il Pdl e inguaia il Cavaliere

L'editore Giuseppe Ciarrapico, candidato con il Pdl | Ansa
A poche ore dalla presentazione delle liste dei candidati, scoppia nel Pdl il “caso Ciarrapico”. L’editore-imprenditore romano, ex braccio destro di Giulio Andreotti, in un’intervista a La Repubblica afferma di “non aver mai rinnegato il fascismo” ed è subito bufera. Immediata la reazione sdegnata del centrosinistra e della comunità ebraica. Walter Veltroni spera che “si tratti di un’autocandidatura e non di una cosa seria”, mentre Fausto Bertinotti definisce queste frasi “imbarazzanti per chi lo mette in lista, proponendosi di governare il Paese”. Durissimo l’ex deportato di Auschwitz, Piero Terracina che legge in queste parole “la vera anima della destra italiana” e la dimostrazione che “il fascismo non è morto ed è massicciamente presente in una delle maggiori formazioni politiche italiane”. Acido anche Pier Ferdinando Casini: “Tutto ciò conferma che il Pdl si colloca nella destra populista”.
Ma lo scontro coinvolge soprattutto il Popolo delle Libertà. Se Paolo Bonaiuti si dice “stufo di una sinistra che pensa di essere moralmente superiore”, Fiamma Nirenstein, la nota giornalista ebrea anche lei new entry nelle liste Pdl, annuncia di essere “incompatibile con chi si professa ancora fascista”. Anche Alessandro Ruben (candidato berlusconiano, presidente dell’Antidefamation league in Italia) chiede chiarezza. Ma la reazione più nervosa viene dal numero due del partito, Gianfranco Fini che prima rivela di essere estraneo alla scelta di candidarlo, scaricando di fatto ogni responsabilità su Berlusconi, quindi invita l’ex re delle acque minerali a ritirarsi. “Se Ciarrapico è davvero un fascista convinto” osserva nel pomeriggio in un gazebo a Piazza del Popolo “si dovrebbe ritirare dalla competizione elettorale perché fu Mussolini a giudicare le elezioni dei ludi cartacei”.
Pochi minuti dopo giunge la smentita: “Il mio pensiero - spiega “er Ciarra”, com’era chiamato a Roma negli anni ‘80 - è stato forzato. Ho aderito al fascismo da giovane ma ho sempre condannato la perdita della democrazia e le leggi razziali”. Chiarimento accolto con sollievo dallo stesso Fini (”Precisazione molto, molto, molto opportuna. Se l’avesse fatto prima” commenta a caldo “avrebbe risparmiato a tutti le polemiche di queste ore”), ma che non basta alla Lega: “È opportuno che Ciarrapico” esorta Umberto Bossi “faccia un passo indietro se non vuole danneggiare la coalizione”.
Invito però subito respinto al mittente: “Bossi mi chiede di ritirarmi? Si tratta di una sua idea personale, che non trova motivi validi perché io l’accolga”, replica Ciarrapico. Sul caso, sostengono alcune fonti, si sarebbe consumato un conflitto tutto interno al Pdl tra falchi e colombe. Stavolta, però, a vestire i panni del duro sarebbe stato Gianni Letta, il principale sponsor dell’operazione, forte della tesi che grazie a questa candidatura al Senato nel Lazio il Pdl potrebbe togliere molti voti alla Destra di Francesco Storace, consensi preziosi per acquisire l’ambitissimo premio di maggioranza nella regione. Contro questa impostazione chi, invece, fa osservare che un’eccessivo spostamento a destra del partito potrebbe far pagare un prezzo alto tra l’elettorato moderato del resto del Paese, in particolare nel Nord dove l’antifascismo resta un valore spesso irrinunciabile. Secondo alcuni, lo stesso Silvio Berlusconi non avrebbe affatto gradito i giudizi di Ciarrapico e sarebbe stato sul punto di chiedergli di fare un passo indietro.
Aver incluso Ciarrapico nelle liste ha causato polemiche anche all'interno del Pdl specie dopo le sue dichiarazioni di fede fascista.<br />
Ipotesi però sfumata in favore di una soluzione di mediazione, cioè la diffusione di una nota in cui l’imprenditore in prima persona torna a precisare il suo pensiero, mentre conferma di essere, alla scadenza delle 20, regolarmente in lista: “Sono un cittadino fedele della Repubblica italiana e quindi” scrive “della democrazia che la regola. Per quanto riguarda il passato, come giustamente ha detto Gianfranco Fini, è qualcosa che attiene alla memoria storica. Le leggi razziali furono una ignominia purtroppo subita, ancora una volta mi sento onorato del fatto che la mia famiglia abbia protetto negli anni bui del ‘44 una delle più importanti famiglie israelite in Roma: questo è ciò che conta”.
Ed è proprio ciò che conta per dare il via libera definitivo alla sua candidatura, sarà il numero 11 nella lista del Lazio per il Senato della Repubblica.

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