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Le università come l’Alitalia: l’allarme dei rettori Aquis

lezioni all'aperto per protesta

Mille alla Statale di Milano. Picchetti in molti atenei e traffico bloccato. Lo slogan ripetuto è: “La vostra crisi non la pagheremo noi”. Minacciosa la dichiarazione degli studenti del Politecnico che per l’inaugurazione dell’anno accademico, il 3 novembre, alla presenza del ministro all’Istruzione, hanno annunciato “cose incontrollabili”. Quelli dei collettivi universitari di Bologna hanno bloccato la stazione, al grido: “noi la crisi non la paghiamo” e brandendo striscioni, fumogeni e petardi.Oltre 40 mila per la questura, almeno il doppio per gli organizzatori, manifestano in centro a Firenze. “L’università pubblica non si tocca, la difenderemo con la lotta”. Corteo anche a Napoli: in mille sfilano per le strade della città. In testa, uno striscione con la scritta: “Fuori Confindustria da scuole e università”. Lezioni in strada a Genova. Assemblea anche nelle università di Cagliari, all’Aquila, a Parma, Pavia e Perugia. A Palermo, dopo il corteo di ieri di 15.000 studenti, una nuova manifestazione si snoderà attraverso le strade della città a conclusione delle assemblee organizzate in tutte le 12 facoltà.
Insomma, va avanti così da giorni. E ora l’offensiva studentesca (ma non solo, visto che tanti docenti si sono schierati a fianco degli universitari) si sta allargando a macchia d’olio. E i rettori vedono nero.
La crisi dell’università italiana, dicono, è peggio di quella dell’Alitalia: senza la restituzione dei fondi alle università che hanno bilanci in regola sarà la catastrofe per tutto il sistema.
E allora per salvare il salvabile un drappello di rettori, riuniti nella redazione dell’Ansa, propone al ministro Gelmini un Patto in extremis, una sorta di “do ut des” per scongiurare il collasso imminente del sistema universitario. I Magnifici aderenti all’associazione Aquis (Associazione per la qualità delle università italiane statali) si dicono pronti a spendere meglio le risorse di cui dispongono, ad appoggiare la politica del ministro dell’Istruzione e a sedersi, da subito, intorno a un tavolo per siglare, ateneo per ateneo, patti di stabilità che facciano quadrare i conti senza penalizzare l’offerta didattica. La contropartita però, è chiara: al ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, i rettori chiedono di abbandonare la politica della mannaia perchè i tagli indiscriminati servono forse allo Stato per “fare cassa”, ma non aiutano gli atenei. Meglio, cioè, che il governo usi il “bisturi del chirurgo”.
I rettori dell’Aquis (alla guida di 13 atenei, “virtuosi” dal punto di vista dei conti finanziari: Giulio Ballio, del Politecnico di Milano; Davide Bassi, di Trento; Luigi Busetto in rappresentanza di Bologna; Franco Cuccurullo, di Chieti-Pescara; Alessandro Finazzi Agrò di Roma Due; Vincenzo Milanesi, di Padova) hanno già inviato il documento (qui il .pdf integrale) alla Conferenza dei rettori auspicando che venga condiviso. Certo è che non si può più perdere tempo.
Una mano tesa al governo, dunque, anche se i creditori sono fuori la porta: il primo timore per molti rettori è quello di non riuscire addirittura a pagare gli stipendi a fine mese e, a più lungo periodo, c’è il rischio di non poter più assumere giovani ricercatori e di dover aumentare le tasse universitarie, dal 2010, per pagare l’Ici. “E se proprio tagli si devono fare” hanno osservato provocatoriamente i rettori “meglio spegnere i condizionatori d’estate e i riscaldamenti d’inverno piuttosto che tagliare opportunità per i ragazzi”.
La richiesta al governo e ai ministri di Economia e Istruzione è di “iniziare immediatamente una trattativa per arrivare nei tempi più brevi possibile alla condivisione dei principi e dei criteri necessari alla stipula di accordi di programma”. Il fine è rientrare gia’ dalla finanziaria 2009 dai tagli ”drastici e generalizzati” fatti dalla manovra estiva.
Si chiede anche di liberare quote di finanziamento “che dovrebbero essere reimmesse nel sistema e ridistribuite, con gradualità ma in tempi certi e concordati, secondo parametri di qualità accertata delle performances degli Atenei nella loro gestione, innanzitutto, nella ricerca e nella didattica”.
I 6 direttori Aquis durante una tavola rotonda

Ma dicono la loro anche sulle occupazioni, i rettori. E le bocciano: “Crediamo che la miglior risposta in un momento difficile come questo sia che ciascuno nelle istituzioni svolga il suo compito. I blocchi della didattica e le occupazioni non servono” e rischiano un effetto boomerang proprio sugli studenti. Attaccare il ministro Gelmini paga poco: piuttosto va sostenuta all’interno del Governo - dicono i rettori secondo i quali ci sono buone possibilità che il nuovo Patto per l’università (ci avevano già provato nel precedente Governo i ministri Mussi e Padoa Schioppa, senza però ottenere buoni risultati) possa essere accolto e dare una boccata d’ossigeno all’agonizzante università italiana.

La Rete anti Gelmini, l’occupazione degli studenti si fa on line

Studenti in piazza contro la riforma Gelmini

Non lasciano spazio a sottintesi e urlano il loro malumore a suon di post. La protesta degli studenti che da giorni sta svuotando le scuole e occupando le piazze contro le misure del ministro Gelmini passa anche per il web, dove si rincorrono i blog infiammati di studenti, come di docenti e genitori.
Nel mirino delle sollevazioni l’adozione del maestro unico e la revoca del tempo pieno, il taglio agli organici e agli orari di lezione, il blocco del turnover, la chiusura dei plessi scolastici nei piccoli centri. E spesso la Rete diventa anzi il luogo d’incontro per organizzare scioperi e chiamare in adunata “in difesa della scuola”, passando anche per gruppi specifici su Facebook, slogan scaricabili da Flickr, raccolte di video di manifestanti su YouTube.
È abbastanza chiaro già dal nome, lo spirito che anima il blog TagliaLaGelimini, movimento studentesco in difesa della scuola.”Senza la protesta studentesca per noi sarà sempre peggio, non ci saranno altri che combatteranno le nostre battaglie! Organizzati, lotta, taglia la Gelmini!”, scrivono i ragazzi, invitando anche a scaricare il volantino di “pericolo - studente incavolato”. E già sono pronte nuove date per dar voce alla protesta: “Il Comitato ‘Taglia la Gelmini’ ha deciso che nei giorni 21, 22 e 23 ottobre occuperemo tutte le scuole d’Italia. Non si può più aspettare. Abbiamo deciso di farlo in questo periodo proprio perché queste date rappresentano i giorni in cui si terrà in Senato la discussione del Decreto Gelmini”.
L’Assemblea No-Gelmini, invece, unisce gli studenti universitari torinesi, ma anche ricercatori, docenti e lavoratori. Il suo simbolo è un segnale stradale di divieto con il volto del ministro dell’Istruzione. Anche qui si chiama a riunirsi il 21 e il 22 ottobre, con lezioni all’aperto.
ControGelmini è un blog che raccoglie tutte le notizie su scioperi e manifestazioni contro la solita Maristella Gelmini. “Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini!” è lo slogan di MaestroUnico, sito dietro al quale c’è il coordinamento “Non rubateci il futuro”, movimento spontaneo di genitori e insegnanti nato nella scuola romana “Iqbal Masih” con l’obiettivo di creare luoghi e momenti di confronto e informazione sul decreto legge Gelmini. Scrivono: “Un proverbio africano dice che per far crescere un bambino serve un intero villaggio. Noi diciamo che per far crescere 25 alunni non basta un solo maestro”.
Buon successo ha avuto, grazie anche al tam tam via e-mail, la petizione on line “Firmiamo contro il maestro unico“: sono più di 27mila ad oggi le firme raccolte, e ad aver dato il loro appoggio sono soprattutto insegnanti (30%), seguiti da impiegati (28%) e studenti (8%).
La Rete degli Studenti medi manda on line il suo invito: “Teniamo la Gelmini fuori dalle nostre scuole”. Insieme di associazioni di studenti delle scuole superiori, indipendente dai partiti e attivo in tutta Italia, presenta on line il calendario di tutte le manifestazioni e sollecita a bloccare l’entrata a scuola con musica, murales e giocoleria, fotografare la “creatività studentesca” e quindi spedire le immagini al portale per la pubblicazione. Inoltre offre la possibilità di scaricare il cartello “NoGelmini” da mettere “fuori dalla tua classe”, o il volantino per le manifestazioni del 23 e 30 ottobre, con la scritta “Stop al ballismo”.

E anche su Facebook non mancano gruppi di protesta. Come quello firmato proprio Rete degli Studenti medi, o l’altro che raccoglie le manifestazioni a Milano contro il ddl Gelmini, o “Scommetto che almeno 5.000.000 di persone detestano la Gelmini!“, dove la fondatrice del gruppo si chiede: “Come si può far passare per riforma un qualcosa che nega, che toglie, che limita? Come si può pensare che nel 2008 a un bambino e quindi a un adulto del futuro, possa bastare leggere scrivere e fare di conto?”.
Anche su Flickr, il sito di condivisione di immagini, alcuni amanti di fotografia e Photoshop rendono disponibili e scaricabili da tutti manifesti contro la riforma Gelmini.
E dove vanno a finire i video dei cortei degli studenti in piazza? Ovviamente su YouTube, dove confluiscono i filmati del blog Maestrounico, o dell’Unione degli Studenti o di altre associazioni, come di singoli manifestanti. Qui un esempio:

Strategia Cavaliere: il leader taglia e ricuci

Sciolgo o non sciolgo? Alla fine il Cav invece di sciogliere ha scelto: la rete.

Quindi Forza Italia non muore e il nuovo partito (Pdl o Ppl, la scelta nel fine settimana) sarà un network di cui faranno parte i partiti della Cdl, i circoli e chi vorrà entrare della società civile. I maligni, e pure molti alleati, sostengono che a Silvio Berlusconi siano stati messi sotto il naso i sondaggi che, da solo, non lo vedevano vincente. D’altra parte non avrebbe potuto prendere il 51%, visto che anche le rilevazioni più rosee lo davano al 37%. E allora dopo giorni di grande fibrillazione tra gli azzurri, mercoledì mattina di buon ora è stata decisiva una riunione a palazzo Grazioli con i vertici del partito. Il punto di riferimento della nuova formazione sarà il Partito popolare europeo, e ci sarà un direttivo costituente al quale prenderanno parte tutti i leader e i segretari dei partiti che vorranno confluire nel Pdl in proporzione alla consistenza dei partiti stessi e, a fianco e in un secondo momento, ci sarà un esecutivo più ristretto.
Come spiegare l’ammorbidimento del Cavaliere? Il riformatore liberale di Forza Italia, Benedetto Della Vedova, prova a decriptare per Panorama.it l’ultima mossa del Cavaliere: “C’è un momento per accelerare e un momento per approfondire il dialogo e il progetto. Ieri Berlusconi ha approfondito il dialogo”. E solo così si può spiegare la mutazione dal Berlusconi-capopopolo di Milano fino a quello che a palazzo Grazioli ha tracciato la road map del futuro centrodestra ai suoi fedelissimi.
Uno che a Berlusconi parla e dà consigli, il segretario del Partito Repubblicano, Francesco Nucara, a Panorama.it spiega: “Ai più potranno sembrare tentennamenti e giravolte del Cavaliere. Ma lui il disegno c’è l’ha ben chiaro in testa. Il partito nuovo lo vuole fare e con quest’ultima decisione ha voluto dare la possibilità a Fini e Casini di rientrare”. Un pensiero, quello del leader repubblicano, che sembrerebbe confermato proprio dalle parole del leader del centrodestra, che ieri a passeggio per Roma ha dichiarato: “Spero che possano entrare anche An e Udc”.

Ma Berlusconi si è convinto da solo? Probabilmente le trattative hanno avuto una parte importante. Sempre Nucara rivela: “Diciamo che l’uscita di ieri è il frutto del lavoro delle diplomazie che lavoravano dal giorno della svolta del predellino di San Babila”.
Il lavorìo della diplomazia è confermato a da uno dei colonnelli di Alleanza Nazionale, Maurizio Gasparri: “Mi sembra normale che si cerchi un recupero. Sono gli elettori che ci vogliono tutti insieme”. Poi Gasparri lancia una mano tesa: “Per ora c’è ancora troppa confusione. Ci vorrebbe un tavolo politico per fare chiarezza nel centrodestra”.
Una diplomazia che però il leader dell’Udc, Pierferdinando Casini, non ha colto: ieri dopo il vertice con Walter Veltroni (che venerdì 30 vedrà anche il Cav.), si è lasciato scappare una battuta dal sapore anti-Cav: “Preparatevi al colpo di scena ragazzi: domani salgo sul tetto della Camera e fondo qualcosa…”. Ma Casini non è stato il solo: Gianfranco Fini a Matrix ha sbarrato la strada di un eventuale ritorno a palazzo Chigi di Berlusconi: “Non è detto che sarà premier”.
Chi invece se la rideva ieri erano gli azzurri. Molto più rilassati che nei giorni precedenti: sui divanetti del Transatlantico di Montecitorio, affollatissimo di deputati che votavano la fiducia sul welfare, dove normalmente si siedono gli onorevoli di Forza Italia, i sorrisi si sprecavano.

In via Torino a Milano, sede dei Circoli della LibertÃ
E fiorivano le leggende su una Michela Vittoria Brambilla molto arrabbiata: alcuni sostengono di averla vista in un bar del centro di Roma che sbraitava contro la decisione antiscioglimento di Forza Italia. Più di un deputato ha sogghignato: “Ma come poteva la segretaria di Confcommercio pensare di poter sciogliere un partito del 30%…”

Da Luttazzi a Vaccitu.com, tutti gli atolli anti Grillo nel mare del web


Il Beppe nazionale, in rete, continua a imperversare. Ma siccome il mare di internet è davvero magnum, qua e là, emergono piccoli atolli di dissenso. Va detto: il blog di Grillo resta comunque il più visitato e partecipato (2 mila commenti, di media, al giorno e 160 mila visitatori). Ma, insomma, non è poi così difficile trovare qualcuno che, usando lo stesso mezzo, dice no alle proposte del comico genovese, contesta le sue tesi, lo critica e lo sfotte.
Certo, lui continua a spararle grosse: l’ultima dal palco di Jesolo, lo scorso week end quando Grillo ha attaccato fin dentro le mura Vaticane dove, dice, c’è: “Un amministratore delegato tedesco che gestisce due milioni di lavoratori in nero”. Si riferisce a Joseph Ratzinger, e ai dipendenti della Santa Sede. Non si ferma, Grillo. Che sembra uscire ogni volta rinfrancato dalle critiche che gli piovono addosso da destra e da sinistra, dall’alto e dal basso.
E proprio da qui, dal basso (secondo la filosofia del web 2.0) c’è qualcuno - a parte le repliche quotidiane del ministro Mastella (rimbrottato a sua volta dal collega Antonio Di Pietro, schieratosi contro il collega e sostenitore delle campagne “grilline”) - che si è preso la briga di contrastare la battaglia antipartitica del Grillo furioso: è dalla rete - il regno del grillo-pensiero, il campo base usato dai suoi seguaci per ritrovarsi ed esprimersi - che qualche voce contro si sta alzando.
Recentemente, è stato un altro ministro, quello delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, a preoccuparsi di rispondere a Grillo, dal proprio blog. Snobisticamente: solo in un post scriptum. La risposta del ministro al comico, che lo accusa di non occuparsi di frequenze tv né di mandare Rete4 sul satellite, è questa: “C’è un tale che da qualche giorno impazza nelle tv Rai e Mediaset e se la piglia urlando pure con me perché… gioco a tennis con Ermete (Realacci, ambientalista nonché esponente della Margherita vicino, come Gentiloni, a Rutelli, ndr). Cose da pazzi, caro Ermete: non riusciamo a giocare da un anno, e quello lì ci sfotte pure”. Inevitabili e incattivite le risposte dei grillonauti, lesti a inondare il blog di Gentiloni di commenti talvolta irriferibili. E per la maggior parte vicini agli umori del V-Day dell’8 settembre scorso.
Non ha invece ancora sortito effetti (cioè zero commenti, per ora) l’idea dei moderati della rete che, impauriti dai toni del comico, di cui pure condividono parecchie proposte, hanno in questi giorni dato vita a Vacci tu, il sito (per ora in fase embrionale) che punta allo zoccolo riflessivo del popolo del V-day. “C’è la tentazione”, spiega Pier Domenico Garrone, motore dell’iniziativa “di passare con disinvoltura da piazza Venezia a piazzale Loreto, dimentichi dell’educazione, della tolleranza, del buon senso”. Vacci tu, continua Garrone nel post di presentazione “non è un’alternativa, ma una prosecuzione dell’8 settembre, un luogo di critica libera del potere”. Insomma, se il malcontento rimane, le armi si preannunciano diverse. Sulle iniziative, però, il programma è misterioso. Nessuna adunata di piazza all’orizzonte, nessuna proposta di legge in cantiere. Gli aspiranti megafoni dei centristi del web frenano nell’attesa che il sito decolli. Convinti che “la mossa di Grillo sia stata detonante, mentre questo è il momento di intervenire”. Ma senza fare la voce grossa.

Stessa sorte toccata al neo nato blog Abbassogrillo: sta passando sotto silenzio il vero e proprio “Manifesto dell’Anti - Grillismo”, messo on line da Frank Lopez con il “permesso di Costa”, uno dei blogger della squadra dei Mille, la lista di quarantenni che vede nel Pd “un rivoluzionario meccanismo di cambiamento e rinnovamento della politica e della società italiane”.
Stanno andando forte su YouTube i video d’annata dedicati al Grillo pre-tribuno: quello dell’88 in cui il comico si cimenta in uno spot per elogiare le virtù di uno yogurt e quello in cui Beppe il luddista fa strage di computer: era il 2000, e nel corso del Time Out Tour ne prendeva a mazzate uno a sera, davanti al suo pubblico di navigatori a venire
Sempre senza far troppo rumore stanno andando forte su YouTube i video d’annata dedicati al Grillo pre-tribuno: quello dell’88 in cui il comico si cimenta in uno spot per elogiare le virtù di uno yogurt e quello in cui Beppe il luddista fa strage di computer: era il 2000 e nel corso del Time Out Tour ne prendeva a mazzate uno a sera, davanti al suo pubblico di navigatori a venire. Ma si sa, solo gli stupidi non cambiano mai idea… Solo che la rete non conosce l’oblio. Esattamente come non tutti, ancora, conoscono la rete. Visto che, un sondaggio Eurisko commissionato da La Repubblica pone qualche dubbio sul successo che Grillo riscuote on line. Nel campione intervistato, solo l’1,5% frequenta regolarmente il suo blog e tra chi ha firmato le sue proposte di legge, almeno 1/4 non naviga.
Non che questa sia una mancanza, sostiene l’esperto di blog e comunicazione Massimo Mantellini, secondo il quale: “Il blog di Beppe Grillo, senza volerne sminuire il grande successo popolare, non fa parte di nessuna nuova dinamica comunicativa di rete. Grillo fa sul suo sito la stessa cosa che fa da un palco dei suoi tanti spettacoli in giro per l’Italia. Internet non aggiunge un grammo a queste modalità note e sperimentate”.
Daniele Luttazzi, come lui iscritto alla nazionale dei censurati Rai, gli riserva invece un commento pungente, alla sua maniera: “Grillo è ormai un tesoro nazionale… Certo non mi auguro che finisca come Benigni, a declamare Dante in braccio a Mastella”. La cosa, dice Luttazzi, è molto semplice: la proposta di legge per cui Grillo ha raccolto le firme nel V-Day “fa acqua da tutte le parti”. E continua: “L’illusione alimentata da Grillo è che una legge possa risolvere la pochezza umana. Questa è demagogia”. Infine l’affondo: “Grillo si guarda bene dallo sciogliere la sua ambiguità di fondo: che non è quella di fare politica (satira e teatro sono politici da sempre), ma quella di ergersi a leader di un movimento politico volendo continuare a fare satira… La satira è contro il potere. Contro ogni potere, anche quello della satira”.

Il VIDEO di YouTube: Beppe Grillo nello Spot Yomo, 1988

Grllo prende a martellate un computer:

Amministrative: il nord alla CdL. Internet anche

Le schede del voto 2007 per Comuni e Province
Le elezioni del 27 e del 28 maggio rendono più felice il centrodestra del centrosinistra.
E come ha reagito la rete “politica”? Girando, alle 10,00 di martedì 29 maggio, tra i siti internet dei partiti politici si trovano anche delle sorprese. Aprendo il sito di Forza Italia, compare una cover con il faccione dubbioso di Romano Prodi e la scritta: “Da un anno tassa e ride. Ora non ride più”. Entrando, si leggono le gongolanti parole di Silvio Berlusconi: “È una vittoria sonante, sono risultati straordinari. Tutta l’Italia ha mandato un segnale chiaro a Prodi: questo governo delle tasse deve andare a casa”. Per contro, il sito dell’Unione è ancora “temporaneamente sospeso”.
Il portale de La Margherita riporta laconicamente l’affluenza alle urne e rimanda ai “risultati dal sito del Ministero dell’Interno”. Ha scelto inve il sito del proprio partito, il segretario dei Ds Piero Fassino, per lanciare l’appello all’intero centrosinistra “per una politica più decisiva e attenta al Nord”. Il sito di Rifondazione Comunista, attualmente, non ha ancora i risultati del voto. Quello di Romano Prodi, ancorato al fascicolo celebrativo del primo anno di governo, riporta come ultimo inervento quello del 26 maggio (due giorni dalle elezioni) su come dividere il tesoretto: un argomento che non ha portato fortuna al premier e al governo.

Tre bambini su quattro navigano soli. E uno su dieci fa brutti incontri…

Il programma Internet Sicuro sulle pagine del sito della polizia delle Comunicazioni
“Mai lasciare i minori soli con Internet. È proprio quello che i pedofili si aspettano e cercano”. Accorato, ma senza andare sopra le righe: ecco l’appello della polizia delle Comunicazioni lanciato in occasione della presentazione a Roma di “Missione Internet sicuro” (qui il documento .pdf: 4,98 Mb, il progetto didattico di Unicef Italia e di Microsoft per la sicurezza online (qui in .pdf i consigli per i genitori: 403 KB)
L’appello se a prima vista può sembrare ovvio, è invece molto importante e legato all’attualità quotidiana, se si pensa che, secondo i dati raccolti dalla polizia delle Comunicazioni, l’11% dei bambini italiani che frequenta le chat line sulla Rete ha avuto un contatto diretto con un pedofilo, ma il 75% di questi non ne parla con i propri genitori per vergogna, incoscienza, ma anche perché sicuro che la famiglia “non avrebbe capito”.
Il tema delle insidie della Rete per i minori non è certo nuovo, ma a un sempre maggiore utilizzo del web da parte dei bambini (il 79% dei minori utilizza Internet, secondo lo studio della Polizia, effettuato su un campione di più di 50.000 bambini delle scuole italiane e solo il 23% naviga accompagnato, mentre il restante 77% viene seguito “qualche volta”) non sembra corrispondere ancora una consapevolezza e un’educazione efficace dei genitori, che troppo spesso manifestano “totale disinteresse” nei confronti del tema, dice Marco Valerio Cervellini, responsabile dei progetti per la navigazione sicura dei minori su Internet della Polizia delle comunicazioni.
“Non vogliamo demonizzare Internet, che consideriamo uno strumento importante per la crescita dei bambini, ma vogliamo sottolineare come troppo spesso venga a mancare la figura genitoriale nel momento in cui il bambino si avvicina a questo strumento”.
È sempre più “necessario sensibilizzare i ragazzi” afferma Marco Cervellini “ma anche le famiglie. I genitori devono riappropriarsi della responsabilità della crescita dei figli. Il nostro lavoro è basato principalmente sulla prevenzione, perché una volta che il danno è fatto, è difficile, a volte impossibile, ripararlo”.
I pericoli della Rete non arrivano solo attraverso i computer, perché da quando i telefoni cellulari sono dotati di browser che consentono di navigare sulla Rete e di macchine fotografiche che permettono di inviare foto digitali, alcuni pedofili hanno iniziato a utilizzare i cellulari per entrare in contatto con i bambini. Di recente, infatti, la Polizia delle comunicazioni ha arrestato un gruppo di pedofili che ricaricavano le schede dei cellulari a minori adescati in chat in cambio di foto dei bambini, racconta Cervellini, che lamenta anche in questo caso un’eccessiva leggerezza di molti genitori sull’utilizzo del telefonino da parte dei loro figli. La sicurezza dei minori sulla Rete, insomma, è una questione che chiama al coinvolgimento le famiglie e soprattutto le scuole. Ed è da questo tipo di considerazione che nasce il progetto “Missione Internet sicuro”, ideato da Unicef e da Microsoft Italia, con il patrocinio della Polizia delle comunicazioni e dal ministero delle Politiche della Famiglia.
Il progetto (valido dal 16 aprile fino all’11 giugno 2007, termine dell’anno scolastico) coinvolgerà studenti, insegnanti e genitori di 1.000 scuole secondarie di primo grado. Due le fasi di sviluppo: una didattica, che si svolgerà in classe, l’altra di partecipazione a un concorso, cui sarà possibile accedere online.
Qui la pagina con il regolamento.

Spifferi dal Transatlantico
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Uno contro tutti, di Carlo Puca
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Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
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