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- Un commento

L’Italia perde letteralmente acqua da tutte le parti e i nostri portafogli si svuotano. Non è un modo di dire: i buchi negli acquedotti e le condotte fognarie che non funzionano ci costano circa 5 miliardi di euro l’anno. È quanto denuncia l’onorevole Catia Polidori (Pdl), membro della commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo della Camera ed ex Presidente Giovani Imprenditori Confapi, in una risoluzione votata nei giorni scorsi all’unanimità alle commissioni Ambiente e Attività Produttive della Camera.
Le infrastrutture idriche italiane, insomma, sono in ginocchio, tanto che circa la metà delle tubature e un terzo delle attuali fognature presenti in Italia devono essere sostituite entro i prossimi dieci anni. “Le reti idriche e fognarie del nostro paese presentano le maggiori carenze infrastrutturali rispetto ai principali Paesi europei”, spiega l’onorevole Polidori. “Infatti, il tasso di perdita negli acquedotti italiani è di circa il 40% contro il 10% circa della Germania ed il 15% della Gran Bretagna, nonostante la densità per area geografica e pro-capite di quei paesi sia inferiore rispetto all’Italia”.
L’Italia che perde …acqua
In base alle stime di affidabilità di tenuta delle tubature, circa il 50 % degli attuali acquedotti, almeno 125.000 chilometri di rete idrica, e oltre il 30% delle attuali fognature, corrispondente a 46.000 chilometri di rete fognaria, devono essere sostituite entro il prossimo decennio, tanto più che sussiste una significativa presenza di reti contenenti amianto. E in base alla tariffa nazionale media per l’acqua potabile, il controvalore economico delle perdite annue della rete idrica italiana è di circa 5 miliardi di euro, senza contare i danni ambientali generati, in particolare, dalle perdite della rete fognaria. “I maggiori costi imputabili alle inefficiente della rete nazionale”, prosegue l’onorevole Polidori, “ vengono ad oggi sostenuti direttamente dai cittadini attraverso il pagamento dei costi di fruizione dei servizi idrici e fognari, con evidente sottrazione di risorse alla capacità di spesa delle famiglie. La ricerca e l’innovazione nelle infrastrutture idriche costituirebbe una modalità efficace per adeguare la rete nazionale agli standard europei, anche se il quadro normativo non agevola oggi gli operatori del settore”.

Le regioni e le città sprecone
In Italia la situazione degli acquedotti e delle fognature cambia da regione a regione: in generale il Nord, con 2,4 chilometri di reti idriche per chilometro quadrato e 1,4 chilometri di fognature per chilometro quadrato, risulta meglio equipaggiato rispetto al Centro e al Sud, entrambi sotto la media nazionale (1,8 chilometri per chilometro quadrato per gli acquedotti e 1 chilometro per chilometro quadrato per le fognature).
Ma oltre alla copertura del territorio, c’è anche il problema degli sprechi. Secondo le stime di Legambiente (dossier 2007) il 42% in media del volume d’acqua erogato in Italia viene disperso: si tratta di 10.550 metri cubi al chilometro, corrispondente a un valore medio di circa un terzo di litro al secondo per chilometro, con punte minime nel Torinese in Piemonte 22%, fino a un massimo del 73% nel Lazio Meridionale e in Abruzzo. Le regioni più virtuose, con perdite inferiori al 30%, sono il Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Marche e Basilicata.
Le perdite più elevate, superiori al 50%, invece, si riscontrano nelle reti di Abruzzo, Campania, Puglia e Calabria. Secondo i dati di Ecosistema urbano 2007 di Legambiente, a Cosenza va il primato dell’acqua persa con una percentuale del 70% rispetto a quella immessa in rete, seguita da Latina con il 66% e da Campobasso con il 65%.
Il 43% delle 88 città capoluogo in classifica perde più del 30% dell’acqua che immette in rete. Sono 13 le città che perdono più della metà dell’acqua immessa in rete (8 del sud, 3 del centro e 2 del nord): Cosenza, Latina, Campobasso, Pescara, Vibo Valentia, Rieti, Bari, Siracusa, Nuoro, Agrigento, Sassari, Belluno e Gorizia. Le più virtuose di questa classifica sono Viterbo (con perdite pari al 4%), Bergamo (5%) e Vercelli (6%).
La proposta: prendere a modello l’Europa
”Per le caratteristiche proprie della rete idrica, questo settore può essere considerato tra quelli potenzialmente più idonei a sostenere una ripresa economica di lungo periodo”, conclude l’onorevole Polidori. “Per questo ho chiesto al Governo di verificare tutti i possibili benefici derivanti da un programma di adeguamento e ammodernamento delle reti idrica e fognaria, di definire strumenti capaci di migliorare nel breve, nel medio e nel lungo periodo lo stato della rete idrica nazionale al fine di adeguarla agli standard europei con gli obiettivi del risparmio di risorse e della tutela dell’ambiente e della salute e di incentivare iniziative per elevare da subito il livello qualitativo dell’infrastruttura di rete idrica nazionale, anche attraverso l’individuazione di modelli locali efficienti già esistenti a cui ispirarsi per l’adeguamento dell’intera rete nazionale”.
- Martedì 21 Luglio 2009
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