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Vigilanza Rai: commissione sciolta, Fini e Schifani revocano le nomine

Riccardo Villari

Villari a fine corsa.
Dalle Giunte per il regolamento parlamentare è arrivato il parere favorevole a che i presidenti delle Camere procedano al “rinnovo integrale” della commissione di Vigilanza Rai. E così Gianfranco Fini e Renato Schifani hanno revocato il mandato al senatore già espulso dal Pd (ora nel Gruppo Misto) e disconosciuto dal Pdl che lo ha eletto, ma che resta ancorato alla seggiola da presidente della commissione.
Nel parere espresso si legge infatti che “nella straordinaria ed eccezionale situazione” determinatasi con le dimissioni di 37 commissari su 40 e con la decisione dei gruppi parlamentari di non procedere alla loro sostituzione, deve “riconoscersi esclusivamente ai presidenti delle Camere, d’intesa fra loro, il potere di procedere al rinnovo integrale dell’organo, da esercitarsi tempestivamente, attraverso la revoca di tutti i suoi componenti, la nomina dei nuovi membri e la ricostituzione della commissione stessa”. Tutti i commissari saranno quindi revocati, in modo da superare l’impasse determinata dalla vicenda Villari.
Quindi, i presidenti di Senato e Camera, preso atto dei pareri delle giunte, hanno proceduto “ai conseguenti adempimenti”: “Il Presidente del Senato, Renato Schifani, e il Presidente della Camera, Gianfranco Fini” si legge in un comunicato congiunto “preso atto dell’esito infruttuoso di tutti i tentativi posti in essere per giungere a una soluzione politica della vicenda, hanno sottoposto oggi alle due Giunte per il Regolamento la situazione, straordinaria ed eccezionale”. Nella Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi si sono dimessi 37 dei 40 componenti e i capigruppo hanno dichiarato di non voler procedere alla designazione di altri parlamentari in sostituzione dei dimissionari.
“Le Giunte hanno deliberato due pareri di analogo contenuto” prosegue la nota “con i quali riconoscono esclusivamente ai Presidenti delle Camere, d’intesa fra loro, al fine di garantire le condizioni di funzionamento della Commissione di vigilanza, il potere di procedere al rinnovo integrale di tale organo, da esercitare tempestivamente”.
Come si usa dire dopo una “sentenza”, Riccardo Villari ha commentato: “Sono sereno, aspetto le motivazioni”. Poi, dopo la decisione dei presidenti, il senatore ex Pd con una nota ufficiale convoca una riunione della commissione di Vigilanza Rai per le ore 13.30 di venerdì con all’ordine del giorno “comunicazioni del presidente”.

Rai, “Vina-Villari” al capolinea: salta la commissione e prepara le dimissioni

Riccardo Villari

Ultime ore da presidente della Commissione di Vigilanza Rai per Riccardo Villari. “Mi voglio godere fino all’ultimo questo spettacolino” ha dichiarato il senatore ex-Pd in un’intervista. Nessun ripensamento né dimissioni dell’ultim’ora, anche di fronte all’evidenza. Ma se di spettacolo si tratta, il protagonista, da domani, non dovrebbe essere più lui, destinato all’uscita di scena “forzata”.
Oggi Villari ha sconvocato la riunione della Commissione che lui stesso aveva indetto ”a causa della concomitante convocazione della seduta di Assemblea presso la Camera dei Deputati, con votazioni”. Ha così evitato di trovarsi di fronte all’evidenza della paralisi, con gli unici due parlamentari rimasti (il radicale Marco Beltrandi e Luciano Sardelli dell’Mpa) dopo la dimissione formale e bipartisan degli altri 37.
Intanto è stato annunciato che le giunte per il regolamento di Camera e Senato si riuniranno contemporaneamente domani per esaminare il caso. Le convocazioni a Montecitorio e a Palazzo Madama sono stati infatti fissate dai presidenti Fini e Schifani per le 9 del mattino. A meno di sorprese dell’ultim’ora, i parlamentari prenderanno atto dell’impossibilità di lavoro per la Commissione e ne decreteranno lo scioglimento e la designazione dei nuovi commissari. Si potrà quindi eleggere Sergio Zavoli, nome sul quale è stato trovato a dicembre l’accordo tra Pd e Pdl. Si chiuderà così una vicenda con aspetti grotteschi cominciata lo scorso 13 novembre, quando Villari, senatore Pd, fu eletto dai membri della Commissione del Pdl (più due dell’opposizione), dopo mesi di scontro sul nome di Leoluca Orlando. Berlusconi stesso ha mostrato di essersi stancato dell’impasse e oggi ha dichiarato “E’ competenza del Parlamento. Spero però che si risolva presto” e ha aggiunto “penso che la Rai sia un’azienda che ha bisogno di essere ripresa in mano e legittimata dal Parlamento”.

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Rai, le condizioni di Villari: “Lascio solo dopo la nomina del Cda”

Riccardo Villari
Mentre i membri della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai preparano le dimissioni di massa, il contestato presidente Riccardo Villari ha annunciato oggi di essere pronto a fare un passo indietro se l’organismo di controllo provvederà prima ad alcuni “obblighi di legge”, tra cui il rinnovo del Cda Rai.
In una lettera ai componenti della commissione diffusa oggi per email, Villari ha ricordato che la Vigilanza doveva varare entro il primo gennaio il regolamento elettorale per i media per le elezioni regionali in Sardegna, che si tengono a metà febbraio, e da otto mesi deve istituire la “Sottocomissione per l’accesso”, che autorizza la partecipazione ai cosiddetti “programmi dell’accesso” del servizio pubblico di partiti e organizzazioni sociali e culturali.
Ma soprattutto, l’ex senatore del Pd ha ricordato che il consiglio di amministrazione della Rai - il cui presidente è eletto ora proprio dalla Vigilanza, secondo la legge Gasparri - è scaduto da sette mesi.
Per questo, Villari ha chiesto ai colleghi di “partecipare ai lavori della Commissione (domani alle 14, ndr) e ad adempiere ai nostri obblighi di legge”. Aggiungendo, però, di essere “disponibile a mettere all’ordine del giorno la discussione sulle mie dimissioni, da tenere quindi nell’unica sede istituzionale propria”.
Sabato scorso, in una lettera ai presidenti dei due rami del Parlamento, Villari aveva scritto che intendeva restare alla guida della Vigilanza. La mossa del presidente potrebbe essere un tentativo in extremis di evitare le dimissioni di gran parte dei membri della commissione, che ormai non partecipano più alle riunioni proprio per costringere Villari a dimettersi.
Una fonte del Pd ha detto che gran parte dei membri democratici, dell’Idv, dell’Udc e del Pdl della commissione starebbero per presentare le proprie dimissioni come atto estremo contro Villari. Nel frattempo, il leader radicale Marco Pannella continua lo sciopero della sete contro i tentativi di far dimettere il presidente, e nei giorni scorsi ha presentato una denuncia in Procura.
Villari, senatore eletto nel Pd (ora nel Gruppo misto), è stato messo nei mesi scorsi a capo della Vigilanza coi voti del centrodestra e contro il suo stesso partito, che insieme all’Italia dei Valori aveva designato alla presidenza il dipietrista Leoluca Orlando, inviso alla maggioranza.
Successivamente, centrosinistra e centrodestra hanno trovato un accordo sulla nomina dell’ex presidente Rai Sergio Zavoli, ma Villari ha rifiutato di dimettersi ed è stato per questo espulso dal Pd. I parlamentari dell’opposizione hanno anche deciso di boicottare i lavori della Vigilanza.
Nei giorni scorsi, poi, i vertici parlamentari del Pdl avevano chiesto a Villari - del cui caso si deve occupare anche la giunta del regolamento (perché la prassi vuole che la presidenza della Vigilanza sia affidata a un esponente dell’opposizione) - di lasciare, minacciando in caso contrario di disertare i lavori.

In serata il presidente del Senato, Renato Schifani, ha spiegato di aver preso atto “delle dimissioni di massa e dell’impossibilità di lavorare da parte della commissione” e quindi ora la parola passa ai regolamenti parlamentari. Dopo la seduta di domani che andrà ancora una volta deserta, i due presidenti del Parlamento potrebbero convocare le Giunte per il Regolamento, che in seduta congiunta, dovrebbero sciogliere la Commissione di Vigilanza Rai perché impossibilitata a lavorare.

Vigilanza, il pressing di Fini e Schifani: “Villari si dimetta”

 Riccardo Villari

Il caso Villari torna al centro della ribalta politica. I presidenti delle Camere Renato Schifani e Gianfranco Fini scrivono a Riccardo Villari e tornano a chiedergli, dopo che alla riunione della commissione di Vigilanza si sono presentati oltre a lui solo due deputati su 40, di rinunciare all’incarico. “Ci rimettiamo alla sua sensibilità istituzionale”, scrivono Schifani e Fini. E Villari risponde riconvocando la commissione per il 20 gennaio.
Questo il testo della lettera dei presidenti di Camera e Senato allìonorevole Villari con l’invito (pressante) a dimettersi:
“Onorevole Presidente, abbiamo preso atto con viva preoccupazione del fatto che alla odierna riunione della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, da Lei convocata per le ore 14 con all’ordine del giorno, fra l’altro, la questione dei componenti del Consiglio di Amministrazione della Rai, siano risultati presenti, oltre al Presidente, solo due parlamentari su quaranta. Ciò fa seguito a pubbliche dichiarazioni rese da esponenti di Gruppi di maggioranza e di opposizione che preannunciavano una loro astensione dai lavori della Commissione fino al momento in cui non si fosse addivenuti ad un cambiamento nella Presidenza della Commissione stessa. Intenzione, questa, confermata oggi nei fatti.
Senza voler entrare nel merito di valutazioni di ordine giuridico, che sono attualmente all’attenzione di altri Organi delle Camere, non possiamo non ribadire la nostra più forte preoccupazione per una situazione che vede in uno stato di oggettiva paralisi uno degli organismi di garanzia più rilevanti del nostro sistema istituzionale, il cui mancato funzionamento impedisce di dar corso ad adempimenti significativi che incidono in maniera profonda sul delicato nodo della informazione pubblica e della comunicazione in generale.
A cominciare da quello, sopra ricordato, relativo all’elezione del Consiglio di Amministrazione della Rai, ma che non può non estendersi anche agli atti di ordinaria amministrazione. Ci rimettiamo pertanto alla Sua sensibilità istituzionale affinchè voglia valutare con serenità la situazione che si è determinata e, mettendo a disposizione il Suo incarico, consentire un avvicendamento nella Presidenza che permetta alla Commissione di proseguire nella sua attività”.

“Una lettera delle più alte cariche istituzionali merita il massimo rispetto e nessun commento da parte mia”: è la risposta di Villari al cronista che gli chiede di commentare il nuovo appello alle sue dimissioni.
Di fatto, però, Villari non si ferma e in una nota rilasciata poco prima dell’invio della lettera, considera “l’urgenza dei provvedimenti da assumere per la campagna elettorale per le elezioni regionali in Sardegna, la delicata situazione in cui versa la Rai, chiamata in queste ore a decisioni strategiche sul proprio futuro, con un Consiglio di amministrazione in prorogatio da oltre sette mesi, le attività di indirizzo e di vigilanza proprie della Commissione sono tutti obblighi da ottemperare”. Per questo, continua: “nel rispetto di ciascuna posizione politica, avendo ben presenti i miei obblighi istituzionali, ho convocato la Commissione per oggi e riconvocata per martedì prossimo 20 gennaio alle 14,00 con il medesimo ordine del giorno”.

Vigilanza Rai, mossa Pdl per sfiduciare Villari

Riccardo Villari

Dopo settimane di impasse, sulla Rai si muove il Pdl. Con i capigruppo di Camera e Senato che scrivono una lettera al Corriere della Sera in cui annunciano che i parlamentari del Pdl non si presenteranno più in commissione di Vigilanza finché L’attuale presidente Riccardo Villari non si dimetterà da presidente. Una decisione - spiegano Cicchitto, Gasparri, Bocchino e Quagliariello - che sperano possa far uscire il Parlamento dal “vicolo cieco” in cui è infilata la Vigilanza dopo la decisione del Pd di disertare i lavori.
Un’iniziativa che il presidente del Senato Renato Schifani - che nelle ultime settimane si è speso molto con moral suasion istituzionale per trovare una soluzione allo stallo - non nasconde di apprezzare. “Costituisce” dice “un fatto politicamente rilevante e introduce nella vicenda nuovi e utili elementi per una soluzione politica e non regolamentare”. E sulla stessa linea del Pdl è anche la Lega, che per bocca del ministro Roberto Calderoli chiede un passo in più: “Un documento in cui maggioranza e opposizione invitano il presidente a dimettersi”.
La possibilità di un accordo politico che sblocchi la situazione della Vigilanza non lascia indifferente il Pd. Tanto che il capogruppo al Senato vede la possibilità di fare passi in avanti. “Ho molto apprezzato la lettera che - dice la Finocchiaro - è un gesto politico rilevante”. Paolo Gentiloni, responsabile Comunicazione Pd, giudica “positiva l’iniziativa del Pdl”, una premessa per arrivare alle dimissioni di Villari eletto con 21 voti della maggioranza e 2 dell’opposizione pur essendo un esponente del Pd (da cui è stato poi espulso).
Soddisfatta anche l’Udc che parla di “novità importante”. “La lettera” spiega Roberto Rao “rappresenta una disponibilità politica nuova e importante per concorrere a determinare la piena agibilità di un importante organismo parlamentare di controllo”.
Polemica, invece, l’Italia dei valori. Leoluca Orlando, che era il candidato dell’opposizione al posto poi occupato da Villari, sostiene infatti che “il centrodestra si è imbrogliato nel suo stesso imbroglio”. Anche se a questo punto pare evidente che anche la maggioranza è alla ricerca di una soluzione morbida della complessa vicenda. “È un tentativo estremo di risolvere attraverso la politica e la moral suasion la situazione di stallo che impedisce il rinnovo dei vertici Rai”, spiega il vicepresidente dei senatori Pdl Quagliariello. Questo, però, “in un confronto dialettico con lo stesso presidente Villari”, si augura il capogruppo alla Camera Cicchitto.
Insomma, una soluzione per Villari e per la Vigilanza che sia accompagnata a una soluzione per la Rai, la cui nomina di sette consiglieri su nove e la ratifica con voto bipartisan a due terzi, è di competenza della Commissione. Dove siede ancora Sergio Zavoli che dopo l’elezione di Villari era stato indicato come suo successore alla presidenza per iniziativa bipartisan. Sbloccata la Vigilanza, si dovrà procedere presto - come chiedeva anche nei giorni scorsi il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani - alla nomina di un Cda che, pur essendo pronto mercoledì alla prima riunione dopo le feste, è al momento incompleto per le dimissioni di Gennaro Malgieri (ora parlamentare) e la scomparsa di Curzi. Per la formazione dei nuovi vertici Rai un nome da cui si potrebbe ripartire è quello di Stefano Parisi, il candidato alla direzione generale che non è stato mai del tutto messo da parte.

Veltroni, Fini e quella voglia di Commissione bipartisan sulla giustizia

Fini e Veltroni

Walter Veltroni ribadisce l’utilità di fare le riforme bipartisan sulla giustizia e rilancia la commissione dei sessanta giorni, lanciata nel finesettimana da Milano. L’occasione è stata la sua partecipazione, questa mattina, alla cerimonia che ha premiato Ingrid Betancourt con il ‘pellegrino di pace’ a Montecitorio. Al termine della cerimonia, lontani da sguardi e orecchie indiscrete, il leader Pd si è appartato con il presidente della Camera, Gianfranco Fini e insieme hanno discusso per oltre mezzora. Veltroni uscendo dall’incontro ha spiegato di aver parlato con Fini “di tante cose”. Poi incalzato dai cronisti il segretario democrats è tornato sulla questione giustizia. Soprattutto per rispondere al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che dalle colonne del Corriere della Sera, aveva chiuso la porta alla sua idea di una commissione che comprendesse tutti gli attori del pianeta giustizia della durata di sessanta giorni.
“La commissione sulla giustizia serve al Paese”, ha chiosato Veltroni. Poi entrando nel merito delle parole del Guardasigilli ha aggiunto: “Ribadisco la mia proposta e credo sia molto più saggio accettarla anziché dare vita ad un nuovo scontro”. Per il leader Pd “il Paese sta talmente male che avrebbe bisogno di saggezza e di responsabilità e non di scontro”. Sempre rispondendo alle obiezioni di Alfano, Veltroni ha argomentato: “Non mi convince l’obiezione secondo cui io avrei proposto la commissione così per non far nulla. Invece è vero il contrario. Per questo sarebbe saggio accettarla”. Infatti per Veltroni la commissione dei sessanta giorni è “un’iniziativa nuova. Si tratterebbe di una commissione che in sessanta giorni potrebbe ridare efficienza alla giustizia nell’interesse dei cittadini e delle imprese che devono ritrovare serenità”. Quindi il leader dell’opposizione per spiegare che la sua non è una proposta dilatoria aggiunge: “Superiamo il freddo sistema delle audizioni, penso invece ad un modo nuovo, ad un tavolo con tutte le parti sociali che duri 60 giorni e al termine del quale governo e Parlamento possano decidere”.
Ma tra Veltroni e Fini non solo giustizia: come aveva detto lo stesso leader Pd uscendo dall’incontro a Montecitorio “abbiamo parlato di tante cose”. E infatti fonti parlamentari accreditano di un ‘messaggio lasciato in bottiglia al presidente della Camera’, da parte del leader dell’opposizione sull’annosa, e mai risolta per il Pd, questione Villari. Veltroni, che per molti non ha mai digerito il caso Villari, avrebbe detto a Fini che il Pd è pronto a fare le barricate se il reprobo del Pd non lascerà la commissione di Vigilanza Rai.

La Rai vede “rosso”: perdite vicine ai 35 milioni di euro

La Rai a viale Mazzini a Roma

Perdite vicine ai 35 milioni di euro nel bilancio 2008 della Rai. È questa l’ultima previsione per l’esercizio in corso, formulata dal direttore generale Claudio Cappon, durante l’audizione davanti alla commissione parlamentare di Vigilanza Rai, quella presieduta dal contestatissimo senatore Riccardo Villari. E sulle nomine Claudio Petruccioli, presidente Rai, ha fatto sapere che, qualora dovesse continuare la fase di stallo, sono pronti a fare le nomine da sé.
Cappon ha sottolineato che le ultime previsioni per raccolta pubblicitaria indicano un mancato introito di 40-50 milioni causa la crisi economica e i minori investimenti in spot delle aziende. “La prevsione di perdite per 35 milioni” ha spiegato il dg al termine dell’audizione “che abbiamo presentato ieri al cda, sconta la situazione peggiore e cioè una minor raccolta pubblicitaria per 50 milioni” lasciando intendere che quindi se a dicembre le cose andassero meglio la perdita di bilancio potrebbe essere inferiore. “Quello che voglio sottolineare” ha aggiunto Cappon “è la particolarità della Rai: abbiamo una posizione finanziaria positiva (potrebbe esserci a fine anno una ‘cassa’ attiva per 10 milioni) e niente debiti, e questo da ben 5 anni”. Il dg ha sottolineato come l’azienda abbia reagito immediatamente alla crisi finanziaria generale: “Già dal 7 ottobre ci siamo mossi per mettere a punto interventi capacita di far fronte alla nuova realta”.
Il piano di ’savings’ ammonterà a circa 110 milioni e svolgerà i suoi effetti in gran parte nel 2009, ma già i risparmi attuati in questi ultimi mesi “hanno permesso di assorbire i 3/4 dell’effetto dei mancati introiti da pubblicità”, ha sottolineato il dg. I tagli hanno toccato anche i contratti dei “big” televisivi con risparmi tra il 20-30% sui compensi ai grandi artisti. Ma la Rai ha risparmiato anche sui diritti televisivi, con tagli che hanno raggiunto anche il 50% rispetto agli anni passati per diritti sportivi e di altri manifestazioni e programmi.
“Sarebbe molto grave se non si procedesse neppure quest’anno all’deguamento del canone. Dico ‘neppure’ perché negli anni del nostro mandato l’adeguamento c’è stato solo nel 2007. Ricordo che nella legge l’adeguamento non è facoltativo ma obbligatorio”, ha sottolineato invece il presidente Claudio Petruccioli spiegando che “vale anche per la Rai ciò che vale, nella crisi, per tuttele aziende”. “È universale richiesta di sostengo e il governo ha dichiarato un impegno deciso ‘a favore di famiglie e imprese’. Il momento è tale per cui si giustificherebbero perfino agevolazioni particolari. Aggiungere alle difficoltà di mercato” ha concluso Petruccioli “una ulteriore contrazione delle entrate di qualche decina di euro di milioni di euro per mancato adeguamento del canone, potrebbe costituire per la Rai il colpo di grazia”. All’audizione erano presenti una decina di deputati e senatori della maggioranza che, a causa del voto in aula, si sono anche alternati. Mancava completamente l’opposizione (che non partecipa ai lavori da quando a presiedere la commissionè è il senatore Villari), eccetto il radicale Marco Beltrandi. “La nostra convocazione è stata decisa dall’ufficio di presidenza integrato dai rappresentati dei gruppi e noi non potevamo certo non venire”, ha aggiunto Petruccioli. “Avevamo detto che si poteva aspettare qualche mese, ma se la situazione di incertezza fosse proseguita non avremmo potuto sottrarci al dovere di fare quello che è negli interessi della Rai. E poiché questa situazione di stallo persiste, non escludo che possiamo procedere alle nomine”.
E a proposito di nomine e della questione Villari, al termine della riunione, il presidente della commissione ha reso noto che se sarà espulso dal gruppo dei senatori del Partito democratico “vorrà dire che mi sentirò un senatore del Pd in esilio”. Anche per questo Villari tiene duro: ha già convocato per mercoledì prossimo la commissione per il dibattito su quanto detto da Petruccioli e Cappon.

Tutti (o quasi) contro l’inamovibile Villari. Berlusconi: “Ora può dimettersi”

Riccardo Villari

Il Pd lo espelle (con qualche immancabile “distinguo”). Casini chiede che si faccia da parte. I presidenti di Camera e Senato gli chiedono di dimettersi e “dimostrare il rispetto delle istituzioni”. E in serata anche chi veniva indicato come il “mandante” della sua elezione lo invita a lasciare la poltrona: “Maggioranza e opposizione hanno condiviso e concordato la designazione del senatore Sergio Zavoli a Presidente della Commissione di Vigilanza” scrive Silvio Berlusconi in una nota, “Il senatore Riccardo Villari può dirsi soddisfatto di avere in fondo contribuito a determinare queste condizioni e può quindi serenamente rassegnare le dimissioni convinto di rendere così un servizio alle istituzioni”. Ma Riccardo Villari, alla fine di un pomeriggio convulso, è ancora il presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai.
Convinto, e sostenuto da molti parlamentari del Pdl, nella sua “battaglia contro la partitocrazia”: “Rimango democratico senza bisogno del timbro di chi oggi si trova a guidare il partito” dichiara, dopo aver saputo della sua espulsione dal Pd. Espulsione annunciatissima eppure travagliata, giunta dopo due ore di discussione tra i componenti del gruppo parlamentare Pd a Palazzo Madama. La decisione infatti non viene presa all’unanimità, ma con due astensioni e il voto contrario della radicale Donatella Poretti. “Siamo un partito serio” dirà alla fine il presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro “e quindi discutiamo a fondo tutti i problemi’, ma il nervosismo tra i democratici c’è: “De Gregorio (l’ ex senatore passato dall’Idv all’opposizione nella passata legislatura, ndr) dopo un’ora era stato espulso e lo ha fatto quel Di Pietro che sta sulle palle a tutti noi” dice il vicecapogruppo del Pd Luigi Zanda durante il direttivo. ”Noi, invece stiamo qui a spaccare il capello dicendo ‘chissà cosa dicono’, ‘chissà cosa pensano”.
Nel pomeriggio Villari ha condotto la riunione della bicamerale che elegge vicepresidenti e segretari, ignorando la candidatura di Sergio Zavoli che “non gli sarebbe stata comunicata”. Ha presieduto l’elezione di vicepresidenti (Giorgio Lainati e Giorgio Merlo) e segretari (Enzo Carra e Luciano Sardelli). Il Pd ha annunciato che non parteciperà più alle riunioni della vigilanza finché Villari rimarrà al suo posto. L’ex epatologo, imperterrito, in serata ha inviato la bozza del regolamento delle prossime elezioni amministrative in Abruzzo a capigruppo ed Agcom e ne informa il dg Rai Cappon. Inamovibile, chiude la sua settimana di “passione” da presidente della commissione.

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