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Il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani
Un partito spaccato sulla riforma della giustizia e messo alle strette dalle continue spinte dell’Italia dei Valori, che sabato scenderà in piazza per il No B – day.
Ha un’agenda piena di… nodi, insomma, Pierluigi Bersani, nel suo primo mese da leader del Pd. E ora ci si mette pure (di nuovo) la Puglia. Continua

Il pm Armando Spataro intervistato da Lucia Annunziata su Raitre
Dagli scioperi in aula ai giudizi in tv. Il passo dalla piazza allo schermo è breve. Soprattutto per una parte della magistratura che da mesi boccia i tentativi del Governo per riformare la giustizia italiana, dopo il no al lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale. Continua

Il palazzo di Giustizia a Genova
Riforma della giustizia? Tutti in attesa di Bersani (pardon, di D’Alema). La maggioranza ha proposto una nuova stagione di riforme bipartisan. La “bicameralina“, appunto. Una proposta “indecente”, secondo Di Pietro: partecipare a un nuovo tavolo di confronto istituzionale, partendo dai risultati (affossati) della Bicamerale di fine anni ‘90. Il Pd, che ha incoronato domenica Bersani come nuovo segretario (con l’ombra del Lider Maximo, suo principale sostenitore), fa melina. Continua
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Non bastassero i rischi (gravi) di crisi che il governo corre sulle pensioni, ecco profilarsi una nuova minaccia: il disegno di legge sulla giustizia predisposto dal ministro Clemente Mastella (qui il .pdf), che a sua volta intende modificare la legge Castelli approvata dal centrodestra.
Anzi, proprio per esorcizzare la Castelli il governo ha approvato un decreto che ne blocca l’attuazione fino al 31 luglio in attesa appunto della “ri-riforma Mastella”. Che però deve essere approvata entro quella data almeno da un ramo del Parlamento; dopodiché si procederà con un nuovo decreto a prorogare la sospensione. Insomma, una vicenda che appunto ricorda quella delle pensioni.
E così come per la previdenza, siamo al tutti contro tutti. I magistrati protestano perché il testo Mastella minaccia, secondo loro, l’indipendenza della categoria: così come quello di Castelli, parla infatti di separazione tra le funzioni di giudice e pm. Molti vorrebbero uno sciopero, l’Associazione nazionale magistrati (il sindacato di categoria) è divisa, la giunta dell’Anm si è dimessa. Sul fronte opposto scioperano gli avvocati penalisti , che invece giudicano la legge troppo blanda.
Ma è nel campo politico, e nella stessa maggioranza, che si stanno aprendo le crepe maggiori. Antonio Di Pietro, che prima di fare il politico era magistrato, è naturalmente sensibile alle istanze dei suoi ex colleghi e minaccia di non votare la legge che, scrive a chiare lettere sul suo sito, sarebbe “frutto di un inciucio” con il centrodestra. Mastella è andato su tutte le furie e a sua volta accusa Di Pietro di ingerenza indebita, ma soprattutto chiede a Romano Prodi di richiamare all’ordine il ministro delle Infrastrutture: “Altrimenti, se la riforma cadrà vittima di qualche imboscata parlamentare, sarò io a uscire dal governo”.
L’Unione, anche nella sua ala sinistra, sembra abbastanza solidale con Mastella. Ma i rischi si annidano soprattutto al Senato, e in particolare nelle commissioni che devono esprimere i pareri preventivi sulla legge.
Resta da chiedersi: perché, dopo le pensioni e la riforma Biagi, il governo ha deciso di cacciarsi in un altro guaio?