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Regionali: Berlusconi dà la sveglia al Pdl e punta sulle riforme (con la Lega)

Il premier Silvio Berlusconi (Ansa)

Il premier Silvio Berlusconi (Ansa)

Il premier Silvio Berlusconi punta sulle regionali e lancia una campagna elettorale porta a porta con i “promotori della libertà”. Intanto, fissa l’agenda per il post - voto: tra i punti principali le riforme care al Carroccio, dal Senato federale all’attuazione del federalismo fiscale. Continua

Il Pdl verso le riforme: ecco il piano di Berlusconi. E quello di Fini (e Montezemolo)

Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Luca Cordero di Montezemolo (Ansa)

Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Luca Cordero di Montezemolo (Ansa)

In sordina, in mezzo ai polveroni giudiziari di queste settimane, si riaccende il dibattito nella maggioranza sul tema delle riforme. Due i percorsi per il Pdl: secondo il premier Silvio Berlusconi occorre affrontare prima il nodo della giustizia e poi il resto delle riforme, mentre per il presidente della Camera, Gianfranco Fini, vanno prima fatte le riforme condivise con l’opposizione per poi affrontare la questione della giustizia. Quale strada scegliere? Le soluzioni sono rimandate a dopo le elezioni regionali anche perché, come ha detto il premier, questo è il “momento dell’unità”. Continua

La tela di Napolitano. Bilancio di metà settennato

Giorgio Napolitano al Quirnale

Giorgio Napolitano al Quirnale

Dopo avere vissuto tanti anni sulla linea del fuoco, come capocorrente della Dc e come direttore del Popolo, oggi Sandro Fontana scrive libri e dalla sua Brescia può permettersi il lusso di guardare la politica attraverso le lenti dello storico: “La lettera di Giorgio Napolitano su Bettino Craxi, la cui nettezza mi ha sorpreso in un uomo così misurato” dice Fontana a Panorama “conferma che la vera missione del suo settennato è la pacificazione del Paese, il superamento della guerra civile strisciante che ci affligge da quasi 70 anni. E più lui vedrà che questa guerra continua, più inasprirà i suoi interventi”. Continua

La metamorfosi dei Popolari del Pd: vieni avanti, cattodipietrsita

Il neo capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini con la teodem Paola Binetti

Il neo capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini con la teodem Paola Binetti

I cattolici democratici sono vivi e lottano insieme a noi. Ma qualcuno ha cambiato look e si è trasformato in cattodipietrista. Giustizialismo, antiberlusconismo e una buona dose di populismo mediatico sono i caratteri con i quali si manifesta oggi la frangia più rumorosa del popolarismo erede di Giuseppe Dossetti. La sconfitta nella corsa alla segreteria del Pd sembra aver accelerato la deriva dipietrista di alcuni popolari, con Dario Franceschini e Rosy Bindi in testa. Continua

Casini, mano tesa al Cavaliere: permette un altro ballo?

Pier Ferdinando Casini, leader Udc

Pier Ferdinando Casini, leader Udc

“A chi vuole arruolarmi tra i congiurati contro Berlusconi, vorrei ricordare che le congiure si fanno nell’ombra, mentre io sono abituato a fare tutto alla luce del sole. Non ho mai utilizzato i voti presi insieme a Berlusconi per andare contro di lui. Sono lo stesso che nel 2008, negando l’appoggio dell’Udc al tentativo di un governo Marini che pure mi offriva un sistema elettorale alla tedesca, impedì la rottura del centrodestra e consentì di arrivare al voto anticipato che desiderava Berlusconi”.
Dopo giorni di contrapposizione durissima con il premier, culminata nella proposta di una sorta di “fronte democratico” contro il Cavaliere, Pier Ferdinando Casini affida a Panorama un nuovo messaggio: giriamo pagina, deponiamo le armi, apriamo la stagione del “doppio binario” per fare le riforme; anche nell’interesse di Silvio Berlusconi. Leggi l’intervista

Il Natale di Di Pietro: “Con il diavolo al governo non si discute”

Antonio Di Pietro, leader Idv

Antonio Di Pietro, leader Idv

E pensare che se lo cerchi da Google, il suo blog ha come titolo “Antonio Di Pietro - Cambiare l’Italia - Blog Politici”.
Già, cambiare l’Italia. Poi se leggi il post del 23 dicembre (”Auguri di un Buon Natale”), qualcosa non torna: cambiare il Paese non si può senza riforme. Condivise. Da mettere in campo, dopo un percorso di confronto e dialogo. Dialogo e riforme, il punto è sempre quello. E su quello il leader dell’Italia dei Valori casca. Basta leggere il suddetto post per rendersene conto.
Caro Gesù Bambino, fai in modo che l’anno prossimo torni un po’ di libertà d’informazione e di democrazia partecipata nel nostro paese“, è l’incipit della “letterina di Natale” che Di Pietro ha pubblicato. Nella quale l’ex pm bolla Berlusconi come “il diavolo” e chiude a quello che lui chiama “inciucio”. Continua

La mossa di Berlusconi: “Perdono Tartaglia. Ma i giudici tengano conto del gesto”

Dopo le parole distensive sull’amore che vince sull’odio, sui toni da abbassare, Silvio Berlusconi fa il gesto concreto: perdona Massimo Tartaglia.
Ma allo stesso tempo chiede alla giustizia di non fare eccessivi sconti all’aggressore di piazza Duomo perché il rischio è di far passare il messaggio che chiunque può colpire liberamente una istituzione. Continua

Berlusconi: “Ddl per diminuire i parlamentari”, D’Alema:”l’ostacolo alle riforme è il premier”

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

“Trecento deputati, cento senatori”. Questo il parlamento che ha in mente Silvio Berlusconi. Dopo le polemiche per i suoi attacchi durante l’assemblea di Confindustria, il premier rilancia in un’intervista a Rtl 102.5: “Ci vuole un disegno di legge a iniziativa popolare, perché poi voglio vedere il parlamento non votare una legge presentata con il sostegno di milioni e milioni di elettori”. Poi però smentisce di aver definito “inutile” il parlamento: “ho detto solo che è pletorico, non si può pretendere di essere uno stato moderno andando avanti così”. Il Cavaliere tira dritto per la sua strada, almeno negli annunci. Ma la sua proposta non entusiasma né gli alleati né l’opposizione. Che critica in ordine sparso il premier, ma poi non riesce a ricompattarsi per fare fronte comune. Il Pd chiede a Udc e Idv in incontro per coordinare una ”risposta adeguata” alle affermazioni fatte ieri dal presidente del Consiglio sul Parlamento. “La reiterata manifestazione di ostilità e disprezzo verso le prerogative del parlamento meritano una risposta adeguata. Siamo pertanto a proporvi di incontrarci per stabilire le modalità della nostra iniziativa” scrivono i capogruppo democratici Finocchiaro e Soro ai loro omologhi di Udc e Idv. Ma sia da Di Pietro che da Casini non arrivano parole concilianti: ”La giusta risposta a Berlusconi non sono le solite riunioni e le sterili parole, ma azioni e provvedimenti determinanti” dice il leader dell’Italia dei Valori “Per questo ho promosso una mozione di sfiducia nei confronti del Presidente del Consiglio che non riteniamo moralmente e politicamente degno di rappresentare questo Paese”. Mentre Casini rinfaccia al Pd il sì al referendum sulla legge elettorale: “Riteniamo anche noi gravi le dichiarazioni di Berlusconi. Tuttavia, non siamo disponibili ad alcun incontro, in piena campagna elettorale, almeno fin quando il Pd non cambierà idea sul sostegno al referendum, che consegnerebbe proprio a Berlusconi, e per lungo tempo, il governo del Paese”.
Insomma, all’attacco ognuno per conto proprio. D’altro canto le elezioni sono dietro l’angolo e ognuno pensa ai propri voti. Per l’ex premier massimo D’Alema il vero ostacolo alle riforme è proprio Berlusconi: ”quando ha voluto fare il Lodo Alfano per non essere processato, perché gli stava a cuore, il Parlamento l’ha votato e non è stato ostacolo alla sua volontà. E’ la sua volontà l’ostacolo vero alle riforme”.
Secondo D’Alema, infatti, il presidente del Consiglio ”ha altre priorità che non sono le riforme per il paese ma le leggine necessarie per lui”. Poi D’Alema ha ricordato come l’opposizione da tempo ”ha depositato una proposta per la riduzione del numero dei parlamentari: noi siamo pronti - ha concluso - anzi proponenti di una riforma della Costituzione, che preveda anche la riduzione. Non c’è nessun ostacolo, è un’evidente menzogna”. E nella maggioranza l’idea del premier non convince il presidente della Camera e gli esponenti di An a lui più vicini: ”Il parlamento non è nè inutile nè controproducente” dichiara il ministro per le Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, oggi a Monza per una manifestazione elettorale. ”Berlusconi ha già spiegato di essere stato frainteso” ha precisato “ma tutti siamo d’accordo sulla riduzione del numero dei parlamentari e sul superamento del bicameralismo perfetto”.

LEGGI ANCHE: Fini e le “affinità elettive”con D’Alema: “Ma non scrivete che sono di sinistra”

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