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Il Pd: “No alle ronde, più fondi alla polizia, risparmiando sulle elezioni”

Dario Franceschini

Per muoversi, si muove Dario Fanceschini. Interviene, fa, propone, discute. Butta lì idee e sfide. Al governo e ai suoi. Nonostante il suo mandato abbia una scadenza (ottobre 2009).
L’ultima del segretario Pd è questa: “No alla demagogia delle ronde, sì a più risorse per la sicurezza”.
Dario Franceschini lancia la proposta durante un’assemblea organizzata dal Pd con i sindacati delle forze dell’ordine presso la Sala Berlinguer di Montecitorio. Questo, spiega il segretario del Pd, a dimostrazione di quanto sia falsa l’accusa al Partito democratico di saper dire solo dei “no”. Franceschini qualche “no” lo pronuncia, ma contro le “scelte sbagliate fatte dal governo” quella “inutile di inviare i militari nelle città” e quella “pericolosa delle ronde”. E allora scandisce il segretario del Pd: “Siamo pronti a dire dei sì in Parlamento, anzi facciamo noi una proposta per reperire risorse per la sicurezza si voti per il referendum, per le amministrative e per le europee in un unico giorno, il 7 giugno, e i 460 milioni di euro risparmiati vadano per la benzina delle volanti e per assumere subito 5000 poliziotti, carabinieri e finanzieri”.
Franceschini ha sottolineato infatti che la scelta del governo di votare in 3 domeniche diverse, il 7, il 14 e il 21, per i ballottaggi, “serve a fare in modo che il referendum non raggiunga il quorum perché la Lega non lo vuole e questo rischia di succedere anche l’anno prossimo quando ci saranno le regionali e il referendum sul lodo Alfano”.
Franceschini ha spiegato di aver voluto che l’assemblea fosse aperta alla stampa perchè “gli italiani sentissero non dalla voce dell’opposizione, di cui si potrebbe sospettare che parli nell’ambito dello scontro politico quotidiano, ma dalle parole dei diretti interessati”.
Il leader del Pd ha citato i problemi più urgenti: “3,5 milioni di tagli alla sicurezza, meno volanti, meno poliziotti, 500 vetture ferme per riparazioni perchè non ci sono i soldi, racconti da brivido che abbiamo sentito oggi”, il governo sta facendo “due tipi di operazioni, una di immagine che è inutile: tremila soldati nelle strade cosa fanno? Il presidente del Consiglio aveva annunciato altri 30mila soldati per le strade: qualcuno li ha visti? Non possono esserci perchè su 70mila soldati operativi 42mila sono impegnati all’estero”.
Anche i sindacati delle forze dell’ordine puntano l’indice contro il governo, denunciando che il 30-40% delle macchine per le pattuglie sono ferme. Ma l’accusa più pesante nei confronti del governo è per l’istituzione delle ronde: “Sono controproducenti. Si è trattato di una sanatoria per qualche drappello verde”, ha detto Antonio Scolletta, coordinatore nazionale della Federazione Sindacale di Polizia dell’Ugl. Il segretario nazionale dell’Anfp, Enzo Marco Letizia, sottolinea che “le ronde sono permeabili ad infiltrazioni mafiose, soprattutto al Sud, ed ancora va chiarito che non possono portare né armi né cani”.
Duro l’atto d’accusa di Silvio Iannotta del Siap di Caserta: “Dopo l’allarme criminalità dello scorso anno, ci avevano promesso militari e risorse. Non ci hanno dato nulla. A Caserta, se le ronde ci chiamano, non abbiamo neanche le automobili per andare a controllare”. Franco Maccari del Coisp, Graziano Candeo del Siulp Veneto, Giuseppe Tiani segretario generale del Siap sottolineano che in molte regioni, soprattutto al Nord, stanno nascendo “scuole per prepararsi alle ronde” e “accedere ai fondi europei Pon per la sicurezza”.

Sì alla norma “anti-fannulloni”, la riforma Brunetta è legge

Renato Brunetta
Maggiore mobilità, anche volontaria, nelle sedi carenti di organico, formazione all’estero per i dirigenti; permanenza per almeno un quinquennio per i dirigenti vincitori di concorsi nella sede di prima destinazione. E ancora, obbligo di cartellino di riconoscimento per i dipendenti pubblici, class action, anche se senza il risarcimento del danno. Sono alcune delle principali misure previste dal ddl Brunetta approvato oggi dal Senato. Con quelache imprevisto, ma ce l’ha fatta. Il dl contro i fannulloni nella pubblica amministrazione del ministro Renato Brunetta è diventato legge. Imprevisto perché alla prima chiama tra i banchi della maggioranza i sentaori erano pochi e a farlo presente è stata l’ironia dell’opposizione (”Sul decreto fannulloni i veri fannulloni sono nella maggioranza” commentano Giovanni Legnini del Pd ed Elio Lannutti dell’Idv).
Alla seconda chiama Palazzo Madama non fa scherzi, stavolta è l’opposizione a non votare: ma il provvedimento, meglio conosciuto come ddl anti-fannulloni, è legge.
Il testo di delega al governo è fatto di 13 articoli e prevede lo stanziamento di 4 milioni di euro per la realizzazione di progetti sperimentali ed innovativi su nuove metodologie di valutazione tra le amministrazioni centrali e gli enti territoriali. E, sempre nell’ambito della valutazione, la creazione di un’Authority ad hoc per garantire trasparenza. Tra gli altri punti salienti che hanno acceso la discussione parlamentare anche la riorganizzazione della Corte dei Conti e la nuova composizione del Consiglio di presidenza.
Per rendere operativa la riforma della Pubblica amministrazione servono, secondo le previsioni del ministro, altri due mesi per i decreti legislativi attuativi. Il ddl era stato approvato dall’aula della Camera il 12 febbraio.
Naturale la soddisfazione del ministro Brunetta: “Con questa legge i dipendenti pubblici saranno chiamati a fare bene il loro lavoro. Quelli bravi non avranno nessun problema, i fannulloni, invece, dovranno fare qualche riflessione”. Nulla da temere, per il responsabile della Funzione Pubblica, per i pubblici dipendenti “bravi, che sono la maggioranza: avranno finalmente una pubblica amministrazione apprezzata dai cittadini italiani, che non sarà più una palla al piede ma il motore dello sviluppo del Paese. Questo risultato significa più reputazione, ma anche più remunerazione, salari e premi legati alla produttività”. “Quindi” insiste il ministro “per quelli che vorranno percorrere questa rivoluzione ci saranno benefici, onori e salari più alti”.
“In verità” ricorda il ministro con aria soddisfatta “la rivoluzione, in parte, è già in atto perchè tutto ciò che ho fatto, anche senza la legge, ha anticipato la legge stessa”, e snocciola: “le assenze per malattia nella Pa ridotte fino al 70%, i distacchi sindacali, l’operazione trasparenza sulle consulenze…”.

Norma Brunetta, cosa dice la legge “anti-fannulloni”

Con l’approvazione del Senato al ddl delega di riforma della pubblica amministrazione “cambia la P.A., ci sarà più trasparenza e ci sarà il merito”. Lo ha detto il ministro della Funzione pubblica al termine della votazione nell’aula di Palazzo Madama.
Queste le principali misure del provvedimento.
Decorrenza contratto: viene regolato il rapporto di successione temporale tra legge e contratto collettivo, al fine di evitare che la presente riforma venga vanificata da un intervento contrattuale successivo.
Obiettivi: la riforma si propone la convergenza degli assetti regolativi del lavoro pubblico con quelli del lavoro privato, il miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia delle procedure della contrattazione collettiva, l’introduzione di sistemi interni ed esterni di valutazione del personale e delle strutture amministrative, la valorizzazione del merito e il conseguente riconoscimento di meccanismi premiali, la definizione di un sistema più rigoroso di responsabilità dei dipendenti pubblici, l’introduzione di strumenti che assicurino una più efficace organizzazione delle procedure concorsuali su base territoriale, la valorizzazione del requisito della residenza dei partecipanti ai concorsi pubblici, qualora ciò sia strumentale al migliore svolgimento del servizio.
Contrattazione: Saranno i decreti legislativi attuativi a definire i contorni della contrattazione collettiva e integrativa. Inoltre, saranno riordinate le procedure di contrattazione collettiva nazionale ed integrativa, in coerenza con il settore privato e nella salvaguardia delle specificità sussistenti nel settore pubblico. È anche prevista la riforma dell’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran), con particolare riguardo alle competenze, alla struttura ed agli organi della medesima Agenzia. Al fine di ridurre il ricorso a contratti di lavoro a termine, a consulenze e a collaborazioni, i decreti delegati dovranno contenere disposizioni dirette ad agevolare i processi di mobilità, anche volontaria, finalizzati a garantire lo svolgimento delle funzioni pubbliche di competenza da parte delle amministrazioni che presentino carenza di organico.
Valutazione: ogni amministrazione predisporrà gli obiettivi da raggiungere per ciascun anno e a consuntivo rileverà quanta parte degli obiettivi è stata effettivamente conseguita, anche con riferimento alle diverse sedi territoriali. Nell’ambito del riordino dell’Aran sarà istituito un organismo centrale di valutazione con il compito di indirizzare, coordinare e sovrintendere all’esercizio indipendente delle funzioni di valutazione, garantire la trasparenza dei sistemi di valutazione, assicurare la comparabilità e la visibilità degli indici di andamento gestionale. Sarà infine assicurata la totale accessibilità dei dati relativi ai servizi resi dalla pubblica amministrazione tramite la pubblicità e la trasparenza degli indicatori e delle valutazioni operate da ciascuna pubblica amministrazione. Vengono destinati 4 milioni di euro alla realizzazione di progetti sperimentali ed innovativi volti a diffondere e raccordare le metodologie della valutazione tra le amministrazioni centrali e gli enti territoriali.
Class action: in tema di azione collettiva nei confronti delle pubbliche amministrazioni e dei concessionari di servizi pubblici viene ribadito che si tratta di azione volta al ripristino del servizio e del rispetto degli standard, con esclusione del risarcimento del danno per il quale resta ferma la disciplina vigente.
Incentivi e premi: Saranno introdotti strumenti di valorizzazione del merito e metodi di incentivazione della produttività e della qualità della prestazione lavorativa, secondo le modalità attuative stabilite dalla contrattazione collettiva: è prevista la destinazione di percentuali minime di risorse al merito e alla produttività, previa misurazione secondo criteri oggettivi del contributo e del rendimento del singolo dipendente pubblico.
Dirigenza: Per il dirigente che omette di vigilare sulla effettiva produttività delle risorse umane e sull’efficienza della struttura che dirige scatta il divieto di corrispondere il trattamento economico accessorio. Saranno previsti concorsi per l’accesso alla prima fascia dirigenziale e saranno ridotti gli incarichi conferiti ai dirigenti non appartenenti ai ruoli e ai soggetti estranei alla pubblica amministrazione. La retribuzione dei dirigenti (tranne che a quelli dell’area sanitaria), legata al risultato, non dovrà essere inferiore al 30 per cento della retribuzione complessiva. Prima di prendere l’incarico dirigenziale, i vincitori di concorso devono affrontare un periodo di formazione, di almeno sei mesi, presso uffici amministrativi di uno Stato dell’Unione europea o di un organismo comunitario o internazionale.
Riconoscibilità: è previsto che il dipendente pubblico sia identificabile tramite un cartellino di riconoscimento per garantire maggiore trasparenza nei rapporti fra amministrazione e cittadino-utente.
Cnel: Al Consiglio dell’Economia e del lavoro vengono attribuiti nuovi compiti, tra cui la predisposizione di una Relazione annuale al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni centrali e locali alle imprese e ai cittadini
Corte conti: la magistratura contabile, anche a richiesta delle competenti commissioni parlamentari, potrà effettuare controlli su gestioni pubbliche statali in corso di svolgimento. A essere modificata sarà la composizione delle sezioni regionali di controllo della Corte dei conti che possono essere integrate da due componenti designati rispettivamente dal Consiglio regionale e dal Consiglio delle autonomie locali. Il Consiglio di presidenza della Corte sarà composto dal Presidente della Corte che lo presiede, dal Presidente aggiunto, dal Procuratore generale e da 4 rappresentanti del Parlamento e da 4 magistrati eletti dai magistrati della Corte medesima.

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