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Il Governo stringe sulle misure per fronteggiare la crisi dei mercati. Il Consiglio dei Ministri è convocato alle ore 20 a Palazzo Chigi per l’esame del decreto legge su “misure urgenti per garantire la stabilità delle banche e del risparmio”.
“A seguito della riunione Ecofin di lunedì e martedì” si legge in un comunicato della Presidenza del Consiglio, e in coordinamento con altri governi europei, il Consiglio dei Ministri adotterà nella stessa giornata di oggi i provvedimenti necessari per garantire la stabilità delle banche e del risparmio”.
Tra le misure anti-crisi che il governo sta preparando ci sarebbe - secondo quanto riportato dall’agenzia stampa Radiocor - la garanzia dello Stato sui depositi bancari fino a 100mila euro. Inoltre sarebbe in arrivo anche un fondo equity per interventi di emergenza. Per quel che riguarda la prima decisione, si tratta, in pratica, della ratifica di quanto deciso ieri dall’Ecofin, con l’aumento delle garanzie pubbliche sui depositi ad almeno 50 mila euro. Attualmente in Italia i depositi sono garantiti fino a 103mila euro dal fondo interbancario che è privato e alimentato dagli istituti di credito. L’istituzione del fondo ha anche l’obiettivo di dare segnali di tranquillità al mercato ed è in linea con la maggiore flessibilità decisa in Europa nell’applicazione delle regole sugli aiuti di stato.
Non si placa però lo scontro tra maggioranza e opposizione con la crisi finanziaria a tenere banco e a dividere i Poli. “La situazione è molto grave” spiega Massimo D’Alema “e appare evidente la debolezza dei governi europei e del nostro. È evidente che in un momento come questo maggioranza e opposizione dovrebbero parlarsi. La proposta di Bersani, di allestire una task force per rassicurare il Paese di fronte al terremoto della finanza e dell’economia è un’idea di buon senso perchè in un paese democratico è un buon modo di procedere”. Il ministro ombra del welfare, Enrico Letta critica, però, le “brusche parole di Berlusconi di questa notte contro Veltroni, immediate e sincere, di là delle maldestre smentite”, perché “svelano il rifiuto del contributo dell’opposizione in questo momento di avvitamento della finanza”. E anche Antonio Di Pietro, stavolta sceglie una posizione di collaborazione: “Aiutiamo il Governo Berlusconi a limitare i danni della crisi economica internazionale”. Secondo il leader dell’Idv “il sistema finanziario e bancario italiano è ridotto meno male di quanto non si potesse immaginare”, epure sulla crisi finanziaria in atto “ci può essere un punto di incontro tra i due schieramenti”, ha sottolineato Di Pietro. “Dobbiamo aiutare il Governo a spiegare ai cittadini quello che si sta facendo. Questo è il momento di difendere i risparmiatori e i consumatori italiani. Se Berlusconi adotterà misure positive, avrà il nostro sostegno”. Marco Follini, ex segretario dell’Udc e ora senatore del Pd suggerisce intanto al segretario del Partito democratico di rinviare la manifestazione prevista per il 25 ottobre contro il governo.
Gli fanno eco il portavoce di Forza Italia, Daniele Capezzone, che invita Veltroni a riflettere sulle parole di Follini e il ministro per i Beni e le Attività culturali, Sandro Bondi che chiede una comune assunzione di responsabilità. “In questo quadro” spiega Bondi “la manifestazione del 25 ottobre potrebbe apparire in stridente contrasto con lo stato d’animo del Paese, che avverte la necessità di una comune assunzione di responsabilità di fronte ad una vera e propria emergenza che coinvolge il futuro dell’Italia”.
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Piove, piove, piove, ma non basta. Possiamo stentare a crederci, ma nonostante questa bagnatissima primavera italiana la mancanza d’acqua nel nostro Paese si farà comunque sentire. Il problema, infatti, è ormai cronico. Negli ultimi decenni si è registrato un aumento dei consumi di acqua per abitante. La colpa non è solo dei cittadini, ancora poco abituati a evitare gli sprechi. Se invece di una rete colabrodo, gravata per circa il 30% da perdite, avessimo impianti all’altezza delle necessità, il nostro Paese risentirebbe molto meno delle crisi idriche stagionali.
Il nostro ruolo di cittadini è comunque importante, ecco perché occorre risparmiare le risorse idriche e correggere le abitudini sbagliate. A cominciare dai comportamenti in casa. Ecco alcuni consigli di Altroconsumo .
Con lavapiatti e lavatrice, bisogna ricordarsi di scegliere il ciclo “economico” ed evitate i mezzi carichi: aspettando che la macchina sia piena e avviandola solo al massimo carico si possono risparmiare acqua ed energia. Un carico completo di stoviglie lavato a macchina richiede un minor consumo d’acqua rispetto allo stesso lavaggio fatto a mano.
Quando ci laviamo le mani, i denti o ci radiamo, teniamo aperto il rubinetto solo per il tempo realmente necessario: lasciar scorrere l’acqua per alcuni minuti vuol dire sprecare tanti litri. Chi preferisce la doccia al bagno dà un ottimo esempio: per immergerci in vasca sono necessari ben 150 litri di acqua, mentre per una rapida doccia ne basta circa un terzo). Solo questo accorgimento consente a una famiglia media di risparmiare ben 125 metri cubi di acqua all’anno.
Una corretta manutenzione o, se necessario, una riparazione contribuiranno a risparmiare tanta acqua potabile. Una perdita di 90 gocce al minuto corrisponde a circa 4 mila litri l’anno. Un rubinetto che gocciola o un water che perde possono sprecare anche 100 litri al giorno.
Il momento migliore per innaffiare le piante non è il pomeriggio, quando la terra è ancora calda e fa evaporare in fretta l’acqua, ma la sera, quando il sole è già calato.
Per i più raffinati (e motivati) esistono dispositivi che permettono di consumare meno acqua: oltre allo sciacquone con doppio pulsante, ormai diffuso, ci sono piccoli attrezzi da inserire nei rubinetti, come riduttori di flusso o aeratori. Costano poco (7-10 euro un kit per rubinetti e flessibile per doccia), sono semplici da usare ed efficaci. Altroconsumo li ha messi alla prova, misurando il consumo d’acqua con e senza. Purtroppo non sono tutti facili da trovare in commercio né da riconoscere quando si scelgono i rubinetti e gli altri sanitari. Tutte operazioni che costano poco e che fanno risparmiare decine di migliaia di litri ogni anno. Anche se bisogna ricordare che è soprattutto il nostro comportamento a fare la differenza.

Secondo l’Ania, l’associazione delle imprese assicurative, le polizze Rc auto della rete cominciano ad affacciarsi anche sul mercato italiano. I numeri non sono da capogiro, ma sono in crescita: per ora queste polizze rappresentano il 6% del mercato. Ad oggi sono sei in Italia le assicurazioni attrezzate per l’offerta online (Genialloyd, Zuritel, Genertel, Linear, Dialogo e Direct Line).
Sono diverse dalle compagnie tradizionali, che nella rete si limitano a mettere informazioni o a fare preventivi; le polizze “dirette”, ovvero senza agenti e senza broker, vendono direttamente online. Le abbiamo messe tutte alla prova. L’offerta è allettante, comoda e vantaggiosa, ma non soddisfa tutti i bisogni. La nostra recente indagine sull’Rc auto online svela che il click del mouse non basta.
Molte operazioni, come l’invio dei documenti e la denuncia dei sinistri, devono essere fatte per telefono o via fax. Un’altra perplessità è la scarsa informazione fornita sulle modalità per reclamare: su sei compagnie esaminate solo due forniscono informazioni sulla procedura da seguire in caso di problemi.
A questi disagi corrisponde però una maggiore convenienza. Spesso nelle inchieste di Altroconsumo sui prezzi delle polizze risulta che quelle elettroniche sono tra le meno costose. I vantaggi dipendono molto dalle proprie abitudini e dalle proprie necessità. La nostra associazione mette a disposizione un servizio personalizzato per individuare la polizza Rc auto e Rc moto più conveniente secondo il proprio profilo di utilizzo. Per scoprirlo basta accedere al nostro sito oppure chiamare il numero 026961566 (da lunedì a venerdì, dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18).
E grazie ai particolari servizi riservati ai soci di Altroconsumo si può risparmiare anche di più.

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Paura dell’acqua del rubinetto? Non fatevi ingannare, informatevi bene. Chi beve acqua potabile sa cosa beve. Gli acquedotti sono sottoposti a controlli e a norme severe e rigorose. Lo dimostrano i dati resi pubblici ogni giorno dalle Asl, ma potete verificarlo direttamente anche voi dando un’occhiata alle inchieste di Altroconsumo.
Di recente la nostra associazione ha messo alla prova gli impianti di depurazione domestica, ingombranti e costosi macchinari da installare sotto il lavandino, che servono a filtrare l’acqua del rubinetto. Ebbene, l’acqua filtrata ha più batteri di quella di casa. Insomma l’acqua di rete è più pulita di quella che esce dall’impianto e in più non costa nulla. Neanche all’ambiente. Lo sapevate che per produrre un litro di acqua filtrata l’impianto se ne sprecano tre di potabile? Uno spreco enorme, soprattutto in tempi di emergenza idrica.
Diffidare dell’acquedotto costa tanto anche al portafoglio. La pubblicità ci fa credere che sia utile o addirittura indispensabile investire in bottiglie di minerale, in brocche particolari o in filtri toccasana. Fatevi i conti in tasca e capirete perché alle aziende del settore conviene investire così tanti soldi in massicce campagne pubblicitarie su questa indispensabile fonte di vita.
Ipotizziamo una famiglia di tre persone, che a casa consuma in media 3 litri d’acqua al giorno. Se decidono di usare l’impianto di filtrazione spendono ogni anno 40 euro per la manutenzione e una manciata di soldi per i consumi di acquedotto, ma a questo va aggiunto il corposo investimento iniziale da recuperare: in media 2.000 euro. Ci vogliono almeno sei o sette anni per recuperare l’acquisto dell’impianto rispetto al budget di spesa di chi fa uso di minerale. Per chi si attacca alla bottiglia sono comunque dolori. Comprando una minerale “economica” (e non ce ne sono molte), al costo di 50 centesimi per una bottiglia da un litro e mezzo, alla fine dell’anno la nostra famiglia tipo spende 365 euro. Bevendo l’acqua del rubinetto, invece, per dissetare le stesse persone basta poco più di un euro l’anno. Praticamente nulla.
Se avete dei dubbi prima di spendere soldi, fatevi analizzare l’acqua di casa. In caso di problemi chiamate l’acquedotto, che è tenuto a intervenire. E ricordate che i rimedi casalinghi sono una spesa inutile.

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Siamo alla seconda rivoluzione informatica: dopo quella dell’hardware (un computer in ogni ufficio), quella del software collettivo: è aumentato al 67% il numero dei Ministeri e degli enti centrali che utilizza programmi a codice aperto (open source). Ovvero, non tutelati da diritto d’autore, che non si acquistano, ma si scaricano, si scambiano e si sviluppano liberamente. Ora il fenomeno si sta diffondendo tra gli enti locali, con lo scopo di creare programmi informatici che rispondano ad esigenze specifiche, come la gestione del personale o l’archiviazione di informazioni.
Il primo obiettivo è quello di risparmiare: sui programmi open source non prevedono un costo per licenze o spese per aggiornamenti. Nel 2005 lo Stato (pdf) ha pagato 420 mila euro per hardware e software, e 474 mila euro soltanto per applicativi.
L’ultimo progetto arrivato al Cnipa, Consorzio nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione, è quello di Riva del Garda (in Trentino): comune e aziende private hanno sviluppato insieme Pypapi, un software per la gestione informatica della documentazione. Il programma ora è online e può essere scaricato da chiunque. Il risparmio rispetto al software proprietario non è solo economico: “Chi utilizza open source accede ad un prodotto che risponde a esigenze specifiche e può modificarlo. Se fosse un programma proprietario, invece, i tempi sarebbero più lunghi e gli utenti difficilmente parteciperebbero allo sviluppo” sottolinea Carlo Pecchia, consulente del Cnipa.
Le pubbliche amministrazioni che sperimentano il software open source possono raccontare la loro esperienza nella vetrina dell’Osservatorio open source del Cnipa, che raccoglie alcuni casi di studio, per esempio sul pacchetto per ufficio Open Office o sulla creazione di un pdf.
In altre nazioni è già avvenuto un passaggio di massa all’open source: per esempio, in Germania il comune di Monaco e altri enti dell’amministrazione hanno da tempo adottato Linux (pdf). E il Parlamento francese da questo mese adotta Ubuntu, un sistema operativo derivato da Linux, il software creato da Linus Torvalds.
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Al di là delle dichiarazioni ufficiali, l’unico punto su cui le forze della maggioranza hanno trovato un’intesa sicura a proposito delle prossime scelte in tema di politica economica è l’accantonamento della riforma dei redditi da capitale, cioè la rinuncia, almeno per il momento, ad unificare la tassazione al 20 per cento.
Per il resto rimangono forti le divergenze in particolare tra Ds e Margherita su come utilizzare l’extragettito, cioè quel surplus derivante dallo straordinario incremento delle entrate registrato nel 2006 e che sembra continuare anche nei primi mesi di quest’anno.
La Margherita e il vice premier Francesco Rutelli vorrebbero che buona parte di quei circa 3 miliardi di euro derivanti dal boom delle entrate fosse destinato all’abolizione dell’Ici sulla prima casa, un provvedimento che costerebbe circa 2,8 miliardi di euro e che da solo, quindi, si mangerebbe tutta la dotazione finanziaria disponibile.
I Ds propongono, invece, che la manovra sull’Ici sia di diversa natura e a minor impatto finanziario. In pratica vorrebbero che nel calcolo dell’Ici sulla prima casa alla detrazione fissa di 103 euro fosse aggiunta un’ulteriore detrazione tra i 30 e i 40 euro per ogni figlio a carico. Il costo di questa operazione sarebbe di oltre 1 miliardo, una cifra che lascerebbe libere risorse per un altro intervento che sta parecchio a cuore al partito di Piero Fassino, quello sui cosiddetti incapienti, quei cittadini con un reddito così basso da essere esentati dal pagamento delle tasse e quindi in condizioni di non poter usufruire di facilitazioni attraverso sgravi. Per questa categoria di persone, costituita in larga misura da titolari di pensioni sociali, i Ds vorrebbero che fosse elargito un assegno di 200 euro una tantum prima della fine dell’anno. Secondo calcoli di fonte Ds gli incapienti sarebbero circa 10 milioni.